y*f -r^- h* 15 \ DUKE UNIVERSITY LIBRARY Treasure %gom Digitized by the Internet Archive in 2013 http://archive.org/details/leimaginideglide01cart LE IM AGII De gli Dei de gli Antichi DEL SIGNOR VINCENZO Cartari Reggiano, &Cjlle quali fono dejcritte la Religioni de gli ^Antichi, li Idoli) riti , 6^ C et emonie loro , Con l'aggiunta di molte principali Imagini, che nell'altre mancauano, Et con l 'e fpo fittone in epìlogo di cìafcbedunas & fuofignificato* 'Eftratra dall'iftefiò Cartari per Ceface Malfatti Padoano , Con vn [athalogo del Mede fimo di cento, e pmfamofi Deìtlor natura e proprietà , efiratto da queflo & altri autori: Opera vtiliflìmaà Hifterici, Poeti , Pittori, Scultori , & Profefsori di belle lettere. CON LICENZA DE* SVPERIORI, ET PRIVILEGIO* •~ IN V E N E T I A, MDCXXV, Appreffo Euangclifta Deuchino. 133490 \ ir. n> 'Jbrnrt AÉ MO OR AL MOLTO ILL- E CLAR. SIG ePadron mio ofleruandiflìmo IL SIGNOR FILIPPO MANNELLI. A prudenza dulie accompagnata daU la cognitione delle Lettere , e ladol- cet&a de' co fiumi congiunta alla no- biltà delfangue rtfpledono con sì chia- ri lampi nella perfena di V.S. Clarifs» che inuitano da lontano ancor me adefferne ammiratore. Come ambitiofò delia fua gratta ^vorrei venirle acanti con alcun merito, ma, pe rche ne fon del tutto pr ino pro- curerò à! introdurrne colmezgo delle "virtù altrui , Ec- cole dunque l'Immagini degli Deidei Sig. Cartari ri- Campate da me con molta Jpefa> e non minor diligenza* S 'il dono per mio difetto nonfuffe degno di lei, la mate- ria almeno 5 che e nobili (Sima ^ fi confarà alla altera de* fuoi concetti . sAnzJ dalla legione di quefto libro cono- fiera V.SXlarijfima quanto fiafacilcofà à mortali l'in- correre ne li 'idolatrìa d'vrìhuomo > che appartfca di He roiche virtù fegnalato* Ella da tutti riuerita, e per va- lermi della fr afe comune sqmfi * adorata per lafua bontà» sforza me col/uo merito adeJfferlefiruidore*Taccio tan* tichiti 133490 tich'tti della /ùanobiliffima famìglia , e /a copia delizi ricchezze, ehe^ come beni e perni 3 e dt fori mia fono Sti- mati da le? filo per incitamento di maggior ?trtù. E, fé ff eque fio luogo darepilogare le lodi dt V.Sig.Clarìf firna 5 ragionerei delle parti proprie del fio animo 9per le .quali , oltre Sappiati fo vniuerfiie 3ha meritato i primi homri della fia fiorii tjfima Tatria3di citi ella è degni fi fimo Senatore* Riceua dunque coni y fiat a benignità quefta arra della miafiruitù pagatale dalla ^volontaria mia diuotione, e fi bene incomincio adejjò adejjerlefir- ui dorè, fin ficuro , ch'ella non terminerà Rincominciato cor fi de fttoi fattori , mentre io corri fionda con *v guai front e^a aÙ'ecceJfo delle fuegr atte. Lejò perfine r ine- renza > e le prego da Dio ognt bramai a felicità* *DìVenetiali 9* di Gennaio 1624. DiVàig* molto UluttYe) e Clariffima DeuotiJJìmo Servidore Evangeli fta Deucbtno* TAVOLA DELLECOSE NOTABILI che nell'Opera fi contengono . CILIO Glabrione fir i! primOjChein Italia faceffe Statue dorate, io . Acitani faceano Mar- te ornato di raggi. ^ 99 Acinace de gli Sciti. 294 Aci mutato in fiume 19$ A cheloo combatte con Hercole. i9s Acheronte fiume. 21? Achore Dio delle mofche appreSìb a Cirenei. 25 9 Acqua del Sole. 125 Acqua di Diana miracolofa contri gli Spergiuri . ' 1 1 1 Acqua pofta nel vino. 307 Adad maggior Dio de gli Affirij. 53 Adargate Dio . 53 Adiante detto capeluenere. 309 Adoniefefte. 403 Adon per il Sole . 404 Adone vccifo dal Cinghiale • 404 Adraitia fu detta Nemefi. 341 Agamennone fdegnò Diana vcciden do vn ceruo . 72 Agrippa tentò di persuadere à Roma ni3che metteffero in publico tutte leftatue,etauole. io Agelifte nato del feme fparfo in terra daGioue. JJ3 Agenore cerca Europa.' 254 Afrodite . 354 Amaltea nutrice di Gioue. 114 Almonefiume. ij4 Armata prima Vergine Vertale. 159 A letto. 309 Altare d'EfcuIapio adornato d'herbe. Ambafciatori pacifici. 231 AmbaSciatori della Spagna a Marcel lo co ynapelJedilupo auantie co rami di Verbena3e d'Oliuo. 233 Alcibiade accufato in Athene >_&: perche. 242 Amorconhuomonalcente. 250 Altari nelle Academie de gli Athe- niefi. 2J2 Aitar d'Hercole detto il giogo del bue 256 A ietrione mutato in gallo. 300 Ammonitione alle donne. 3?? Amor congiunto con la fortuna. 3 5 <* Amore non è vno. 372 Amor con Tali d'Amore. 360 Amore rimile al Sole. 361 Amor con la face accefa3nato di Vul- cano^ di Venere. 361 Amiamo in due modi. 3 63 Amore , & Anterote pofti dagli Elei nelle icole. 36% AmorLeteo. 366 Amori fon moki. 366 Amori come disegnati. 369 AlefTandro Seuero mangiaua fola- mente lepri. $69 Amor più giouine de gli altri Dei te- nero^ molle. 371 AmorbelliffimOjtrafiori 334 Amor deferi tto da Mofco 373 Amore ifpollo 378 Amori Scherzanti con vna fatti da Archefilao" 379 Amore vinfe Pan 379 AmoredefcrittodaApuIeio 344 da Orfeo. 380' Amore con le factte 377 Amore tormentato 386 Amori nati delle Ninfe 3jy Antonio Sabino voleua Sacrificare vn bue a Diana in Roma. 74 Anteuorta 3 1 a An- T A V A n ritrite moglie di Nettuno i8a Animali di Marte . 299 Antipodi 20? AnubiDiodegli Egitij come dife- gnato 151 anubi figliuolo d' Ofìri 25 2 angeronaDea 277 anfitrione imparò da Bacco à tem- perare il vino con l'acqua 307 antonin Pio fé portar la Fortuna nel la ftanza di Marco Antonio anterote 56$ anterote partorito da Venere 365 anime difcendono dal cielne'corpi per amore 379 api Re Dio 50 api,& Ofiri il medefimo 50 api appariua in Menfi 50 apollo Tempre giouine 38 apollo capo delle Mufe 40 apollo Dio de l'inferno perche nel mezo. 40 anima à dui Lumi 32 apollo perche in mezo 41 apolloconquatroochì» 46 apollo Liceo 4* apollo fi mutò in coruo 43 apollo padre della medicina come notato in Egitto con quattro orec- • chie 46 apollo còme fatto in rietra , città dell'Achaia. 48 apollo cuftode de gli armenti di Laomedonte $4 apollo cuftode de gli armenti di Ad meto . 54 apollo padre d'Efculapio vccidei Ci dopi 59 apollo Sminteo 64 apollo da Fenici legato 290 apoftrofìa cognome di Venere. 393 apollo con le Gratie , Bacco ,'é Mer- curio 408 apollo con le Gratie nella man de- lira 405 aquila d'oro , polla da Herode fopra la maggior porta del tempio in Hieruiaìem/pezzatada'Giudei 4 OLA aquila di Gk>ue Regina degli vccel li 115 aquila porta il fulmine a-Giouenei becco . 11 j aquila Re de gli vccelli 11 J aquilone vento 191 aquila legno di vittoria 198 aquila portata da'Romani perinfe- gna alla guerra :. 198 aquila volata fopra lo feudo di Hie- roneinfegnade'Perfi 2,98 arco di Diana 7* arca di Ciplelo Tiran di Corinto 78 , arpocrate perché in tutti i tempij de gliEgittii Ji arcadi fi tenere no più antichi di tut- ti i Grecite foli fi ialuarono al tem podelDiluuio ' 91 arcadia nel mezo al Peloponnefo 91 . arcadi credettero,chela luna dopo il Diluuiofofie natadinuouo, 9* ariadna abbandonata daTefeo 3 1 a argo vecifo da Mercurio 245? argo che lignifichi con tanti occhi * 249 arme d'Ercole i?4 arimafpi con vn fol occhio 166 atti di Minerua 2,70 armatura di Marte 285". aiTarte figliuola di Ciclone moglie e forella di Saturno 28 afiìri j non voleuano,che fi face/fero fimulacrijfe non a gli Dei che non fi vedeuano 37 afino offerto ad Apollo 6$ afpetti uarij della luna moftraticon velli bianche 3 e dorate 3 e con la face accefaj& con la celta 8z afpetto della luna inoltrata con ve- lli fofche 81 afopo fiume paffato da Xerle 2J4 afino dato a Bacco 31* afino con Priapo 334 afinelle ideile del cielo 334 afino vinfe Priapo nella mifuradel membro 33? ati amato dalla gran Madre,e fùa fa- uola T A V uola 1 5 1 ati come nato -. 153 ati che lignifichi i$j atamentediuenta pazzo . $ 14 atropo % 2 S atelìgnifica calamitai Dea 3 78 auguttofe trarre dalla Itatua di Ce- lare il figliuolo di M.Antonio io aurora amante di Cefalo 69 auoltoio intefo da gli Egitti; perla natura 84 auolcoi tutti fon femine, e niun ma- rchio impregnati dal vento Euro S4 aultro vento 192 auoltoio facrato a Marte 3 00 auerrunciDei, Auerruncare che di- nota preffoa'Latini 3 k> B BAcco con le corna di Toro 113 Baccoperl'Autunno 32 Bacco Tempre giouane 38 Baciar la mano a gli Dei 80 Baci dati a piedi decaualli del carro di Apollo 80 Bacco odiato da Giunone 143 Baciar la mano 23 7 Bacco ha molti cognomi 304 Bacco difegnato in due modi,e quan ti fiano ìtati,eper lo Sole,econ le corna 30S Bacco in forma di Toro 309 Bacco di diuerie età 304 Bacco perche vecchio 304 Bacco capo delle Mufe 305 Bacco alleuato in Nifa dalle Mufc 306 Bacco per il Sole 307 Baccanali 3I2.&32J Bacco perche vellico con verte di Donna 313 Bacco perche detto libero padre 3 1 2 Bacco preffo a gli Elei, & perche det toBaffareo 313 Bacco perche con laferula 3 1 6 Bacco armato 316 O L A Bacco cinto di ferpenti dalle parche 119 Bacco sbranato da'Titani^econ le Deeeleufine 323 Bacco con le cornale veftito da femi na 309 Bacco adorato per Priapo da gli Egi ci j , e cangiatoli in Becco., e in ca- pretto 328 Bacco con vno fcettro,e col membro virile in cima 3x8 Bacco^conle Gratie,& Apollo., & Mercurio 409 Beotij indignarono dal cantar con- tinuo de'galli la vittoria,c'hebbe- rocontra Lacedemoni; 43 Becco adorato nell'Egitto 5 2 Bellerofontevccife la chimera. 220 Bellona da'Romani fuor di Roma te nuta 25 ? Berecintia onde detta 152 Bona Dea 172 Bona Dea odiaua il fello mafchile J73 Bona, ò Fauna Dea di chi foffe figli- uola 1 7» Buccina de'Tritoni 177 Belzebù idolo delle mofche preffo a gliAccaroni 201 Bellona 267 Bello fi diletta di fanguefparfo 167 Bilancia di Gioue 10S E uè di metallo dedicato ad A pollone caro ad Apollo 48.&50 Bue vtilifTimo a'mortaIi,moitraua il culto della terra, è adorato per O- iìri in Egitto,perche,ecomedagii Egittij adorato 48 Buoi , ò Vitelli tutti de l'Egitto non erano buoni pereffereilDio Api 51 Bue,o vacca belliflì ma nata preffo a Sabini 74 Bue fi confa a Diana.in tefa per la lu- na -7f Bufone detto il facerdotedi Gioue 123 Bue fatto d'vn pomo , per facrificare a » ad T A V adHercoIe 26$ Buefunegliltendardi Romani 298 Bueperlacoltiuatione jo CAligula,e fua vanagloria 10 Cam a Dea 29 CardinaDea 29 Caio Licinio votò vn tempio alla Dea delia giouentù 38 Cappello roffo a cui dato 44 Cambife, perche fece vcciderc alcu- ni de principali di Menfi 5i Cambife fcannò il bue,menato a lui dauanti da facerdoti di Meufi,e di cea.non potere eu*ere5che alcun Dio veni/Te in Egitto fenza ch'e- gliilfapeffe 51 Capo di Vulcano 58 Capro offerto ad Apollo 6$ Carro di Febo 67 Caualli al carro di Febo 66 Caual Pegafeo al carro dell'Aurora 69 Careftia in Parrà, & perche 73 Carro di Diana 75 Carri perche dati àgli Dei 7> Capra celette 105 Caualli al carro della Luna 76 Capra riuerita in Grecia 105 Capre, e becchi molto riueriti da gli Egittij 104 Caprari molto ftimati 104 Candaule vccifoda Gige 119 Caitore 98 Caualli bianchi donati da Giunone Ca(tore,& a Polluce 135 Caitore, & Polluce apparfia Vati- nio,ecombattetero per li Locrefi Carro di Giunone 133. & 12 8 Caitore e Polluce con cappelli 133 Caflore,e Polluce come fi difegna- uano 132 Caftori pofti con Giunone,e legano a Giunone i piedi con catened'o- ro _pche inuocati da Nochieri 15 6 O' L A Caio , e Caia , perche vfati a nomi- narfene matrimonio 143 Cai 2 Cecilia chi foffe 143 Carro di Ope Dea 151 Caro di Cerere 163 Capro perche a Bacco facritìcato 168 Carro di Nettuno 17^ Carride morirò rubbòi buoi adHer colere fulminato da Gioue 183 Canopo adorato in Egitto, e come di legnato 184 Capro offerto ad Apollo ° 6$ Canopo Dio disfece il Dio foco Ì84 Caualli guardati da Caitore, e da Polluce 184 Cauallo fatto nafcer da Nettuno che voglia dire 186 Caualli appartenuti a Nettuno i8<5 Caualli Quattro gittati in mare a Nettuno 187 Carro dell'Oceano 1Z9 Carro di Plutone 308 Caflìteride iible,e fuoi habitatori 308 Calore di Plutone 309 Cancellieri de i Dei 216 Carnale Cardinea Dea 218 Charon dipinto da Polignoto 228. Caduceo da A pollo donato a Mercu rio 232 Carro della notte 244 Caduceo accommodato al nafcimé- todeli'huomo 233 Cani non andauano nei tempi] di HercolèinRoma 259 Capoc'iMedufa 282 Caual Pegafeo 284 Cambife Re fchernia certi fimulacri di Dei 289 Cani cultodi di Vulcano 289 Caualli di Marte 290 Cauallo preflb a gli Sciti vittima di Marte 2 94 Cafadi Marte 291. & 398 Cauallo fu ne "li flendardi Romani Cauallo facrincato a Marte. 290. & a?9 Cane T A .V Cane anima! di Marte 1 99 Caia detta Galea 317 Capro vittimagrato a Bacco 328 Carte contarla 330 calunnniadipintadaApelle 337 cafa-dell'inuidia 347 carro di Venere 390 carri dati a gli Dei 390 c.illipiga cognome di Venere 336 carreni (rauano lòtto alle Dóne 3 9 s cerai grati a Diana 74 cerua facrificata a Diana 73 cerni al carro di Diana 75 cenadi Hecate 80 cerbero 82 ceremonia pazza dell'adorar Gio- ue , 95 ceremonie vfate nelle nozze 143 cerere in canal la 168 cerere deccaErinne,eincauallai68 cerere e perche detta Era 168 cerimoniedella Dea Bona 168 cerimonie d'Himeneo 14 $ cerimonie di giurare 112 cerimonieridicolofa 301 cefifo fiume 194 cerbero cane 204 cefifoto Scultore fé la pace nel gretti boaPluto 308 cerere non volle maritar Prolerpina ne a Febo., ne a Marte 25^3 cecropi fratelli prefì da Hercolc cecropi perche mutati in Gatti Mai- moni 253 cerbero legato da Hercole 258 cerimonie d'Hercole 258 cerimonie vfate nel%far tregua, o pa- ce 298 ceremonie d'Ofìri 316 cero occafion prefTo a'Greci più gio- uane di tutti i figliuoli di Saturno e Dio come dilegnato 356 cepi pofti a piedi molti Dei 400 cigno d'Apollo, come fi confaccia ad Apollo, ha certte penne nel capo , che gli penetrano molto a dentro, cjuàdo è per morire, e come muo- O L A ia,fe piange,© canta morendo 43 ciclopi vecifi da Apollo 2 99 cinocefalo da gli Egitti j adorato 54 chiaue perche donata alle donne 77 cipfello l'iranno di Corinto 78 cizico città, da Gioue data in dota a Proferpina 79 ciembalo d'Ifide chemoftralTe 84 ciembalo detto Sillro 90 cicale d'oro portate in capo da gli A- theniefi 9^ cicogna che intefa d a gli Antichi nu trifee il padre, e la madre vecchi è polla da gli Antichi ibpra gii Icet tri 111 ciclopi 3,frabricatori del fulmine 11? cipfello Tiranno di Corinto 1 21 ciglia guardata da Giunone 127 citeron Signor dell'Eubea 138 cintia cognome di Giunone 14? cibele 148 chiaue data alla gran Madre 149 cibelo monte in Frigia, oue fu nutri- cata Cibele 157 cibele onde detta 157 circe innamorata di Glauco 182 circenfi giochi celebrati in honor dì Nettuno 185; ciplello,efuaarca 191 chiaue in mano à Plutone 171 ciprelto albero trillo 176 chimera moitro, è monte della Licia 220 cicogna facra alla Concordia 237 Cillenio 242 cilli che fiano detti da Greci 243 ciato yccifo da Hercole 2 5 J emetta è fu l'elmo a Minerua 369 ciuette ad Atene 27 l cornacchia amata prima, e poi odia- ta da Minerua, & accusò le figli- uolediCecrope 271 » ciuetta che lignifichi , è volata a Hierone ful'hafta , vede di notte beniffirriò 271 cipfelo e fua arca 288 cipfelo eluaarca 29? ciro portò in guerra vn'Aquila d'o- ro T A V ro con l'ale aperte fopravnalun- gahalìa. 298 Ciflb è l'Hedera preliba Greci 315 CifTare che lignifichi 3 14 Cilfo fanciullo amato da Baccho }è conuerfo in neviera 296 Cigni dati a Venere 294 Clufìo Giano 34 cleomonejVnde'Capitanid'Aleffan dro Magno , ordinala caccia de' CocodrilijCome traheife da gli E- gitii denari .$2 Claudia Vedale 154 eloto 225 cornacchia in mano di Minerua 277 corone delle Mufe 40 chirone Centauro 28 colomba fu la fpalla d'Apollo 66 corona di Febo 67 colomba feorta di Partenope.quan- do andò ne* campi Napolitani 53 compagne di Diana 71 colpa de' lacnficij crudeli di cui fof- ie 71 corna de Buoi attaccate nel tempio di Dianaj,neirAuentinOj e de Cer uiappeiiin tutti i tempijdi Dia- Ha in Roma,fuor che nell' Auenti no 75 corna de Buoi foleno apponderfì à Diana nell'Auentino 7$ corno di douitia 1 14 corno di douitia non di capra,ma di Bue fecondo alcuni,della copiale fua efpofitione d'Acheloo 1 1 4 coltello detto Cario np corona di Quercia prelìb à Romani iì5 conuerfìoni di Gioue 93 cornacchia chiamata nelle nozze 141 ,, conocchia con la Iana,& il fufo^qua do incomin ciò a portar fecola fpo fa 143 coribanti lacerdoti della gran Ma- dre 151 corona murale a chi fi daua 151 confuale fella 285 G eL A. confo Dio i8j corno di douitia leuato ad Acheloo, che lignifichi " 197 color di Plutone 205 corona di Plutone 20 5 cocito fiume 31? coruo di Apollo 29 coftume de Lacedemoni j di batere li giouini 73^ corone delleParche 214* corona della Pace 234 concordia Dea, e iuo difègno 23? color della Fede 23 6 cornice vccel della Concordia 23 8 corno del Sonno 246 cotile che dica prefibà Greci 25? colonrja bellica 269 cornacchia fcacciata da Minerua in man di Minerua 278 corazza di Minerua 20 j commodo Imp. crudele^S: infoien- te voleua elTere chiamato Herco- le 284 corona di Gramigna honor 301 corno Dio de Conuiti 305 corni vfati nel facrificio di Bacco 308 corod'Ariadna 311 corna di Bacco 309 contraledonneauare 360 core fon te della vita 369 conca marina data a Venere 390 colombe vccelli di Venere 390 crane amata da Giano 29 crocodillo come offerto al Sole da gli Egitii dato al Sole 44 crocodillo nell'Egito adorato 5 a creator de gli Egictij 107 cralìde fiume 149 cribro di Bacco 311 cuninaDea 148 cubo 157 cupido Dio 355 cupido celeite 358 cupido,con Mercurio^ con Hercole cupido nel tempio d'Elculapio in CorintOjCon la Fortuna 3 79 Damiaj T A V D DAmia , & Auxefia * Genij paefed'Epidauro 13 Panao conrende con Gelanore in Argo del Principato della Città, edificò vn tempio ad Apollo Li- ceo 42 Dafne amata da Apollo 46 Dei Conienti antichi,non habitaua no in luogo folo 3 Dei de'Romani di legno 14 Dei de* Germani 6 Dei perche d'effigie humana 8 Dei vil'.e plebei ,faminfimilitudine di digerii animali , fatti in forma dihiu;mo3edi beiria \6 Dei hanno i piedi di lana 29 Dei degli antichi come introdotti 37 . ■ x Dea della giouentu ?8 Dedalo fé prima d'ogni altro le fta- tuecon piedi l'vn dall'altro diftan ti 3 & aperfe gli occhi alle ftatue prima d'ogn'altro 54 Dei fuggono da Tifone in Egitto Deuerra Dea 103 Dea delle ricchezze 128 Dei principali de gl'Arcadi 167 Dei del mare come fatti 177 Delfini cari a Nettuno 184 Delfino Re de'pefci 184 Decreto Dea,e fatta grauidafenza fa per da chi 189 Dee bianche 210 Dito poggio onde cofi chiamato 210 Decima parca 223 Dei con lhuomo nafeente 2 ?o Demone con l'huomo nafeente 2J0 Dei quali tutti hebbero oracoli 252 Dei deirefiercirio 250 Democrito volea che'l mondo furie gouernato a cafo 2 80 Detto di Demoitene 280 Dei legati da Romanie perchecufto . di delle città chiamati ne'fon 299 OLA. Defìderijhumaniquafi infiniti $66 Deadella libidine 3 80 . Dei tutti malchijefemine . Dio non ha figura 3 Dionilio Siracufano con qual motto coprifìe i f noi facnlegi j 3 8 Diana quali deuiana3 Fafcellinain Roma 3 con fuoi fàcrifidj pallata da Romani a Lacedemoni) 72 Diana in tefa per la Luna 75 Diana 78 Diana detta Luci na,partorita da La- tona , fubico aiutò la madre a par- torire il fratello Apollo 74 Diana preflò a gli Elei nel tempio di Gioue Olimpio 75 Diana perche fatta con l'arco in ma- no 78 Diana TriformejTriuia.Trigeminaj detta in Roma Nottiluca 78 Didone 1 parfe le fimulate acque di Auerno 79 Diana cacciatrice 82 Diana cangiata in Gatto 91 Diphtera libro di Gioue 119 Dipintori^ Scultori antichi prende- uano lpeffo da'Poetij & talhor da sé difegnauano le fìatue de gli Dei 12O Dei in fimilitudine de animali i? Difcordia fra Giunone^ Gioue qual fia ii9 Dite,e Plutone 203 Dio delle Mofche 259 Dio de Mercanti 244 Difcordia fra qual Dei pofta3caccia- radalcieldaGioue,nonfu chia- mata alle nozze di Peleo 3 e Teti Difcordia come difegnata 29? Dionifìo onde detto 308 Dio de gli horti 326 Dipintura di Apelle 3 41 Dodeci Altari, polli lotto a'piedi di Giano 34 Due caualli dati dall'Aurora da Ho- mero . 69 Donne fi fan f offe, credendo diuen- tar T A V tar più belle 12 f Domiduca cognome di Giunone 141 Dei fìgnificare più cofe 1 6 $ Dori 190 Donne fcacciate dalle ceremoniedi Hercole 259 Donne fole in Tracia entrauano nel tempio d' Hercole 1S9 Donne acculate e difefe 265; Doni de figliuoli di Medea alla figli- uola di Creonte. 279 Draghi dati a Cerere 1 63 Due mani congiunte che fìgnifìcafse ro %3$ Due cofe mirabili fra le date a gli huominidaDio 263 EBrezzafacramentodiBacco$i2 Ecliflì della Luna 88 Eaco Giudice dell'Inferno 202 Echoamatada Pan, che fìa vdita re- plicar da Lucretio in alcuni luo- ghi feije fette voi te,innamorata di Narcifo 98 Echo replicauain vn portico de gli Elei fette uolte 98 Echo figliuola dell'Aria , e della lin- gua defcritta da Aufonio. 98 Eho defcritta da Monfìgnor Barbaro 98 EdufaDea 14? Effetti d'Amore 558 Egida portato da Giunone 280 Egida onde detta 280 Ega figliuola del Sole 281 Ega in Greco fuona Capra 281 Elementi adorati dagli Egittijfenza farne imagine alcuna 7 Elementi fatti Dei 38 Eleufìnefeite^mifterij 166 Eleufìne Dee vedute ftarfi inpubli- co da Numenio fìlofofo , che Dee fo fl e ro i n te re tfe 166 Elmo d'Orco , e Plutone 204 Elmo di Minerua 264 Eloquenza^ fua forza z4$.&2?i OLA Elmo d'Orco 282 Eleufìne Dee con Bacco 3 2 3 Elementi mafchi,e femine 3 96 Empufafantafmad'Hecate 81 Endimione amato dalla Luna ,heb- be della Luna cinquanta figliuo- Icitudiofiffimo delle cofe del Cie- lo 89 Ennoigeo 188 Encelado dipinto nel manto di Mi- nerua 284 Eolo con venti per Tinuerno 191 Eolo Re de' venti 191 Eonoouer Licinio cugin d'Hercole vccifo da figliuoli di Hippocoon- te 254 Epicuro dicea , che'l mondo a cafo eragouernato 279 Ercina compagna di Proierpina 63 ErcinagiuocaconProferpina 175 Eridano fìume3è il Pò 19? Erinne 168 Epopeofecevn tempio a Minerua 269 Epidauri 13 Efpofìtione di Saturno 23 Efculapiodoue adorato 59 Efculapio come portata a Roma im- prigionato da Minos , rifufcita Glauco 61 Efpofkiene di Ope 1 50 Efculapio Cotileo 2 5 ? Efculapio nutrito da cani 158 Eterniti compagna a Demogorgo- gne.défcritto da Boetio con gli Dei immortali 15.1 6 Etiopi fidipingeanocol minio nf Eteocle morì per fuo merito 223 Eteocledi Beotiafuil primo, ch'or- dinò, che le gracie fi adoraffero 403 Eurinome figliuolo di Proteo, chi fofle.edouefoffe adorato 189 Euro vento ipa Ei.rinomodiuoratorede'corpi mor- ti 30$ Eumenide 310 Efpofìtione dell'antro dell'eterni- tà T A V tà 20 Euriale vna delle Gorgone 279 Euci mo fcacciò il Genio de* Temelì . 333 , Euento buono S13 Eufrosina 403 Euandro 14 FAuoIa di Saturno 24 Facciedi Giano .nell'anima bu rnana 3 1 Faccie di Giano che fignifichìno FacellainmanoaDiana 78 Fauno Dio «8 Fauno come dipinto 104 Facelle cinque innanzi alle fpofe Faua legume impuro 169 Fauna Dea 380 Fato 223 Fantalo3miniftrode=fognì 247 Fatiche d'Hercoie 2 $7 Faci accefe man date auanti gli effer citi 270 Fama.Famadue 291 Falloferi 32 $ Fafcio di fieno fopra vna lunga per- tica fu ne gli itendardidi Rom. 298 Fauore con la fortunajtimido j 5: f Fele gettato via 141 Fenici credettero Giano eifere il mó do 31 Fedra amata da Tefeo 3 1 2 Fere mollruole in Libia 218 Fede come difegnata 236 Ferrodacui prima adoperato 288 Feciale facemote 298 FefladiMarte,ediMin. 301 Fenici 11 Felicità come difegnata 358 Felice chi fia 359 Felle di Venere Ericina in Sici . 294 Felle eleulìne 168 OLA. Ferola data à Bacco 3IT Felle Adonie 3 97 Feroma Dea 134 figliuoli di Saturno 28 fidio Dio de'Romani 1 13? fidiaprefci'elTernpio del fìmulacro> da fé fatto di Gioue Olimpico rì'homero 121 figure pileate J34 riama pura che fignificafle i$9 fiume llimati Dei 194 fiumi con le corna J94 fiumi delcritri da poeti diuerfamen- te 194 fiumi dell'inferno 215 . figura quadra di Mercurio 3 perche 240 fiori ufatinefconui ti 30? figure offerte a' Lari 329 flammeo velo dellefpofe 13 6 forai lo Dio 30 forellieri facrificati a Diana nella. Taurica regione . . 73 fontedelSole 123 Fortuna del popolo Romano 140 flora Dea 192 Focolare onde detto 162 flora chi fufle 1 91 flora moglie di Zefiro 192 flegetonte fiume 21 j fondanenti di Nettuno 1 89 fochi altrimenti detti Vitelli marini 190 Forza del parlare 242 fobetoreminillro de' fogni 247 forba ricchifTimo d'Armenti 248 fortuna con i'huomo nafcen te 250 folli ca vccello d'Hercoie 257 fortuna,perche biafmata non è 331 fortune due 338 fortuna col corno della copia gouer natrice delle colè humane 339 fortuna buona.e ria 433 fortuna polla a federe da Apel'le dile gnata da Cebete,e da Caleno3e da Pacuuio 337 fortuna buona 351 fortuna come fatta de gli Scitici ve- b tro, con A T A V no 3 con gli Imper adori 3 5 8 fortuna preiìb agli Elei,in Egira Cic rà dell'Aeaia , col corno della co- piale Cupido, gioueuole ad Amo fortuna come dtfegnata la mede/I mach'Ifide,perlaLuna 397 forza d'Amore ^7g fortezza vera qual fla 279 frigia Dea i)S- fraude - 339 fraudolenti 339 fulmine di Sumano dato a più Dei ." \\6 fulmini di tre colori 1 \6 fulmini di tre maniere \\G fulmine detto trisulco 1 1 6 fuio3e conocchiapor tara dalla fpofa 145 fuoco , & acqua rappreféntati alla fpofa ^ 143 fufo,e conochia di Tanaquil cuftodi ta co riuerenza in certo tempio a Roma 143 fuoco Dio de Permani 184 furie infernali 310 furinaDea 210 furie perche tre , che s'intendano^ furieachiferuiflèro 314 furie con l'ali : 314 furie quattro 315 fune di capelli tira ilfìmulacrc nel tempio d'Hercole 2 5*9 furore che Ila 290 GAnimedecoppierdiGioue 38 Gallo di Apollo 43 Gallo d'EfcuIapio 61 gatto vede di notte pi gallo fiume della frigia 1 53 galatea onde cofi detta 178 galacea fopra vn carro 1 79 gallo con Mercurio 243 gallo dedicato a Marte 299 giudei non hebbero fimulacri 4 o r a: giano chiamato in tutti i facrificiì 28 gianala verga fugaua le ftreghe d'in- torno 30. g''ano,è il Sole 30 giano creduto efiere il Cielo 3 f giano (limato Dio de'principii,e del le Calende padron della pace, e della guerra 35 giani furo detti gli Archi trionfali S$ giouinezza defcritta dall'Alciato . .38 giouanetti Spartani battuti auanti il fimulacro di Diana aipriflìmamé- te. 2 1* giouiuetto ò Verginella facrificati a Diana in Patra Città dell'Aeaia giù uè n chi al carro della Luna 7? giunone intefafotto il nome di Lu- cina 77 gioue creduto il maggior di tutti gli i altri Dei, detto Re, e Signor, del- l''vniuerfo,& ottimo, & Mafsimo gioue perche intefb da gli antichi,ie condo Seneca fìede fopra il Ioto,è tutto intefo da Platonici per l'ani ma del mondo detto da* Latini , perche gioii i 93 gioue deferitto da Orfeo,è fatto pri- mo,& vltimo di tutte lecole,u pò tea chiamar Prouidenza, Natura, e Mondo 95 gioue Liceo 9% gioue con le corna di Montone fe- dente come difegnato . 106 giano alle porte del Cielo » 30' gioue con due occhi nel tempio di Minerua preffo agli Argiui con 4 orecchie,con tre occhi 110 gioue detto marino da Orfeo, e da Efchilo detto Re del mare, ha tre Regni da guardare jio giuftitia porta preflò a gioue \ \i giuramenti come dati ni giano con quattro faccie 3 $ pioue T A V gioue Horcio 1 1 i gioue di che nutrito in Creta, adora- to perche non nuocefle , in forma di fanciullo jcon le corna incapo, & con le faette in mano, preffo ad vna capra 114 gioue con gli ornamenti di Bacco , dileguato da Poi icleto 115 gioue cuilode, itatore ,conferuatore 115. &mJ gioue fatto fenza fulmine 1 \6 gioue portò Bacco vn tempo attac- cato al fianco, parturiente Labra- deo la gioue de'Leontini, egli altri Dei an- dati dall'Oceano a conuito 120 gioue fatto inguifa diPiramide pref- foaSicionij 123 gioue in forma di Montone.Ammo- ne in Egitto 124 gioue Ammonein grecia difegnato da Celti con vna quercia, fi mo- itrò ad Hercole veltito d'vna pel- le di Montone 123 gioue con corona di Re fatto roflb gioue,e fue conuerfioni Ì16 giunone detta Lucina, moglie di gio ne 127 giunone con belle braccia 127 giunone con l'hai la,, creduta Dea del le ricchezze 125» giunone coi capo auoltoinvn pan- no, e con lo fcettro in mano 119 giunone col pomo granato 132 giunone chiamata lpolà in Beotia giunone fpofa fdegnata con gioue 138 gioue come fi placò con Giunone giunone Febru ale, fofpita adorata in Lanuuio 140 giunone con vna forbice in mano, ri troua trice del matrimonio giuga- le 140 giugatino Dio. 144 giunone icerduca,Domiduca.,Vnxia, OLA Cintia. 144 giunone Dea Verginen le. 144 gioue fparge il fé me in terra» 1 5 3 gioue nutrito dall'Api. 158 giardini Seruiliani . 1 jp giufoneingratoaMedea. J72 giunone hebbe in dono due caualli da Nettuno , e donò duo caualli a Caftore e Polluce. 187 giunone Signora delle porte delle città. 189 giudicij dell'Inferno , perche fallì. 201 ghirlandedi Plutone. 30^ ghirlande di NarcifTo fatte alle fu- rie. 309 gicueHamonio. 121 giunone commandaalle furie. 214 gioue commanda alle furie lìigie. & infernali. 214 giunone fligja, cV infernale. 214 giuramento dell'acque lìigie inuio- labile. 214 giogo del bue altare d'Hercole .257 gioue fcacciatore di mofche . 259 giganti come deferita 3 & ifpolH . 284 giunonelegata da Vulcano. 28.6 giunone come ingrauidò di Marte . 290 gioue giacque con Proferpina , can- giato in lerpenie. 308 ghirlande trouate da Bacco. 3 13 genio nume doppio, di Augurio co* Lari,del prencipe de luoghi, 33 % genio del popolo Romano. 334 geniocattiuorio,apparfoa Cafllo . daTemefifcacciato. 33% gouernodellecofehumane. 341 giultitiacome difegnata, vede il tut- to . 345". giudici]*, quali hanno da effere. 3 40 giuftitia,e calunnia dipinta da A. pelle. 34* giuoco. 397 germani non hebbero itatue,netem pij • ? gemelli come dilegnati nelle co fé del b a Cie- ielo glauca forelta di Plutone. 25 glauco tagliuolo di Minos . 6 1 glauco cornata in vitadaEfculapio., 6\ glauco Dio Marino. 176 geometria trouata da Mercurio . 241 greci facrificauano a gli Dei fenza nominarli , 3 gratie nella delira mano d'Apollo . greci lacrificati a Diana nella region Taurica. 72 gratitudine de'Romani verfo l'oche. 131 gran madre. 148 gran madre detta Berecintia. 150 gran madre portata di Frigia a Ro- ma. 153 gran Dee . 182 grifi con Minerua. x^6 gorgone. 281 gorgone ifole. „ 282 gramignafacraraaMarte- 301 gratie con Venere. 404 gratie di cui figliuole più giouinette dell'Hore 407 gratie quattro , perche compagne di Venere, due,e tre, con Mercurio, Bacco & A pollo. 406 gratie nude,e velli te. 406 gratie nella delira mano ad Apollo . 408 gratie efpoile in cafa Colonna in Ro ma . 412 gratie tengono i Mortali infieme 4ii H TAVOLA 133 Harpie. jjf HalUrubale fuggia da Scipione con . vn ramo d'olmo in mano, 132 Harpocrate col perfico 277 Haila di Minerua . 280 Habito delle donne d'Africa. 281 Harmoniamogliedi Cadmo, 39? Hercole nel foro Boario in Roma de Focefì . Hebe Dea della giouentù, fenzafla- tua nel tempio, dedicato in Corin thoalei. 38 Hecate. 79-8o Hecatombe . 79 Hecate adorata ne'crocìcchi delie vie triforme, adorata più che gli aliti Dei in Egina. 80 Hecate Demonio maligno padrone de rei Demoni, facea vedere a'mi- feri certo fantafma.e'l capo di ipar uiere. *3 Hega nutrice di Gioue. uf Helice nutrice di Gioue. nj Hercole donò ad Onfale la fune di Hippolita. }i9 Hercole doppo Giunone 3 «odiato da Giunone. 139 Hebe molte nel tempio della Dea Bona. 17* Hercole tralTe dell'Inferno Cerbero legato. 207 Herebo padre delie Parche 223 Hermi da chi prima fatti. 24* Herme ornamento commune a tutte l'Academie. 242 Hercole poco differente da Mer- curio come adorato da'Francefi . HA Ire date a molte imagini de gli Dei* 128 Halle adorate. 129 Haita premio de'vittoriofi in batta- glia. Ì2 9 Halta mandata con Vn occifo alla fé poi tura in Athene. 129 Haita col pilep in cima a Roma 134 251 Hercole eloquentiflìmo. 253 Hercole più forte.e più gagliardo af- fai di Mercuriojfra le Mufe,Miner ua,e Mercurio. 253 Hercole , e Mercurio fopra gli effer- ati j nel dromo de Lacedemoni]'. **3. Hercoh quanti* 254 Hercole Melampigo* 254 Hercole armato* 254 Her- T A V Hercole ferito da figliuoli hippoco- oute. 2?? Hercolebeuitore. a 5? hercole mangiatore. 2 5 5 hercole forte d'animo ,psr lo Sole , per lo tempo. 158 hercole, & Apollo alle mani per Io Tripode. 260 hermathena. 26? hecuba , e lua oblatione a Miuerua . 283 hederaconfacraraaBacco. 31 J hedera, perche data à Bacco. 315 hedera pian tad'Ofìri. 31? hermipoli città d'Egitto. 323 hercole , con Mercurio , e Cupido . Sài hefpero della. 404 "*hi!toria quando cominciò. 24 himeneo chi foiTe.Dio 141 hippopotamo.e fua ingrati tudine,& empietà. 111 higera figlia d'EfcuIapio. t 6\ hipnolitaamazzatadaHercole. 119 hippomene,& Atalanta giacquero infìemein vnafelua confecrataal la Madre de gli Dei. 151 hippocoonte co'iìgliuoli vccilo da Hercole. 254 hierone mandò a donare vna Vitto- ria tutta d'oro a'Romani . 271 homero , & Hefiodo furono intorno a 4000. anni auanti Herodoto . y hore con Giunone. 132 honore. 275; hortaDea. 277 hore ftagioni dell'anno . 521 horo. 322 hore dette da horo. 32 1 horo come diiegnato . 322 hore con Venere . 405 hore Dee alle porte del Cielo quan te fìano 40? hore con le Parche. 406 huomini marini. 177 huomini fcacciati delle cerimonie della Dea Bona. 25? OLA ISole de'Beati . 201 Iride pianfe Horo fuo figlio. 322 Ifigenia nella Taurica regione, fa- cerdotefiadi Diana Taurica offer- ta in facrificio à Diana, liberata da Diana. 72 Ifigenia libera Orette, e fé ne fugge con lui. 72 Icaro padre di Penelope. 146 Imagini viuedei Dei. 31 Imagine della Dea Bona. 174 Imagine dell'anno. 16 Imagine di Saturno con tre capi, fi- gni Beatrice de' tre tempi . 23 Imagine di Giano. 29 Imagine del Sole. 47 Imagine delle Mule. . 40 Imagine della Salute. 63 Imagine d'Apollo in Elefantinopo- ìi. 66 Imagine dell'Aurora in Atene . 69 Imagine di Diana. 71 Imagine di Gioue preffoa Marna- no. i^S Imagine di Venere in Pafo de gli Dei fenzaforma d'huomo altro a- nimale. 11» Imagine in forma di ombilico. 122 Imagine di Giunone piefTo a Mar- tiano . 150 Imagine della Concordia con la cor nacchia. 141 Imagine d'Himeneo. 144 Imagine di Saturno. 27 Imagine della gran Madre in vna medaglia di Fauftina. 157 Imagine di Nettuno in certe meda- glie. 184 Imagine dello Spauento da Corin- ti dedicata à figliuoli di Medea . ' 279 Imaginedi Vulcano. 288 Imaginedi Marte. 290 Imagine di Sileno trouatainvn /af- fo rotto. 308 Ima- T A" V Imagine de' Penati 330 inuentori de gl'arnefi di guerra. 115» incanratrici di Tenaglia. 48 infegne proprie di Gioue. 12? inaco fiume 194 imbafciatori pacifici 232 infegne de Romani alla guerra . 298 inuidia.Ignoranza $^9 inuentrice cognome dato a Venere. io amata da Gioue detta Ifìde dagli Egitii 86 io figlia d'Inaco 2J0 iride nuncia di Giunone 12.8 iride per voce di Giunone menav- nafuriaadHercole 215 iride nuncia Giunone a Gioue . ira ha maggior forzain noi dimoiti & altri afre tti. 291 ìfole delle Sirene ìgi iffedoni, popoli della Scithia,adora- uanovn tefchio 5 ifide moglie d'Ofìri 50 tfde genio dell'Egitto,come difegna tain Egitto,goduta da Gioue , iti- tela per la terra, col corpo pien di poppe mutata in Vacca 84 ifide foprale nauigationi coronata d'Abrotano 169 ifide appare in fogno Teletufa col ciembalo in mano 84 ifide apparfain fogno ad Apulegio. 82 iterduca cognome di Giunone 144 itercidone Dio 104 LA luce degli occhi del Gatto fce ma 16 Latonaconuerfa in Lupa. 42 lauro d'Apollo coronauagli Poeti, e gl'Imperatori 3 hainfenon fo che di diuino , atto a far vedere il vero ne* fogni , creduto affai gio- o l a: uare alla fanità, ha certa virtù oc- culta di foco., fregiato con l'hede- ra fa foco.abbrucciato fa gran ru- more 46 lauro dato alla Lu n a 8 2 iafciuia defcritta da Filoflene Ere- trio 10$ lari Dei 329 larentia 171. lamie. "218 lamia innamorata di Gioue 218 lachefi 226 lauro fegno di Vittoria 298 laro,ò folica vccello d'Hercole 2 $6 laocoonte,e figliuoli,vccifi da' ferpi. 280 larario,lararij dell'Imperatore Alef- fandro 280 lacci de gli A morì $66 lettere Egittie 3 leuanaDea 148 leoni, domatura 150 leoni , perche dati a Cibele nutriro- no Cibele 150 leggi di Cerere 164 legumi distribuiti da Cerere 1 69 leucofia Sirena 181 lettera de gli Antipodi portata dal vento 20 j lete fiume ny leucopigo,chi detto 2*3 lebeti 2j9> lettera di Pitagora 274 lepre fi confà all'Amore, mangiato falaperfonabella 374 leonza più feroce del leone 376 licurgo non uolea ,che ad huomo, o ad animale alcuno folle Dio,afsi- migliato ? libi; non riebbero ne1 primi tempi alcuna ltatua,o tempio, od altare limentinoDio 30 lira in mano di Apollo 40 liburna natie adorata da- Germani per Ifide 8? ligia Sirena 181 lione Re delle Fere 184 Uffa T A V lifla quarta Furia . aij libitina era Venere 224 lira da Mercurio donata ad Apollo 228 lingua comperata a Mercurio 243 Ecìnio,o Eonocugind'HercoIe i%% lioni dati a Vulcano 28 8 lifandro vinfegli Atheniefi due vol- te 299 lucullo,e fuoi poderi , ornatiflìmi di itamele pitture io lupo perche dato ad Apollo 41 lupo ha buon occhio 42 lupo di metallo dedicato ad Apol- lo in Delfo feoperfe il furto delle cofe l'acre fatte nel tempio di Del- fo 42 luna in forma di vacca 49 luna aiuta il partorire 76 lucina più antica di Saturno ^fecon- do che fofle iecondo alcuni vna delle Parche fecondo chi 77 lucina incoronata di Dittamo 78 luna quando creduta feendere nel- l'inferno j perche dettaHecate , e Triforme 8 1 luna tirata in terra con incanti 89 luna cagion del fluflb , e rifluflb del mare 91 lunette portate à piedi da gl'antichi Romani 91 luperei,o lupercali ferte 140 lotta figliuola di Mercurio 239 lucerna di Minerua 269 lupo col filentio 276 lupo portato daRomanijper infegna alla guerra 298 lupo animai di Marte 2 99 luno Dio de Parti . 3 50 M MA filli della Francia adorauano i tronchi de gli alberi 5 Marcello portò le itatue da G recia a Roma 6 marcellobiafmato fi vantauad'ha- uer prima d'ogn'altro dimoitrato OLA. à Romani d'ammirar le belle cofe della Grecia 6 materia de fimulacri 12 marco Tulio ruppe A fdrubale 3* marre intefo per alcune proprietà del Sole 27 macchiedellaluna 81 magia dannata da Romani , £8 marcia Romana grauida l'enti veci- derfi il parto nel ventre dal fulmi ne 216 matrimoniOjintrodotto da chi, e co- medipinto 141 manie Dee -210 mali che Hanno alla porta dell'Infer no 228 mano confecrata alla Fede 237 marte tenuto da' Romani fuor della città 28J marte con Venere 289 marte.e fuadifpofitione , come nac- que 290 mano aperta fu negli flendardi Ro- mani 298 marte giacque con la madre 301 marf?a,vn de'fatiri miniltri di Bacco 312 marfia feorticato da Apollo3chi fof- fe 312 macaria figliuola di Hercole 355 machinatrice cognome di Venere 39} menfa del Sole 52 medaglia de fauftina 16 membri genitali adorati in Egitto 10? meliffa nutrice di Gioue 114 megera 209 menippo Cinico^e fua pazzia 2 1 2 meragetaDio 226 meffaggier i delli Dei 331 mercurio nuncio di Gioue 23' mercurio,efuo vfficio 231 mercurio come difegnato 231 mercurio mandato da Gioue a Cali- pio, conduce Priamo , nel campo de' Greci^ad Enea^có pernice col capello alato . 238 tv, eroi- T A V mercurio Inuentor di tutte l'arti 2,41 mercurio moftrò agli Eittij leletere e le leggi 141 mercurio dilegnato da Galeno 237 mercurio Dio de mercatanti 244 mercurio col Gallo 244 mercurio perche sbarbato,con tre ca pi^ha cura de pallori 247 mercurio intefo per lo Sole 249 mercurio da gli Egittij adorato mercurio3& Hercolefopra gli erTerci tii 2)1 medula chi folle, vna dallegorgone 282 menade3Baflare, e Bacccfur dette le facerdo teffe di Bacco, di che lì ve- ftiuano 5 13 membro virile apparfo in cafa di Tarquin Trifco 321? melito , eTimagora, fi dirupò per amore 359 mercurio , & Hercole con Cupido 368 mercurio con le Gratie, Bacco, & Apollo 409 minerua che fia fecondo Porfirio 52 mitridate aflediò Cirico . 79 minaccie fatte a tutti gli Dei da gli incantatori 88 miilerij tenuti occulti 104 minerua Ipiega il fulmine, Miracoli del fulmine in .116 meflen ij due giouanijlì finfero Ca- flore.e Polluce per ingannare i La cedemonii Ì3 3 minerua Signora delle fortezze.270 minos giudice dell'inferno 202 miiterii Eleufinii 166 miracoli del Fulmine. 116 minos figurato da Dante in formadi beftia,che lignifichi 202 minerua fi valfe dell'elmo d'oro. 265 miniflri de' fogni 247 miagro , o miode Dio delle mofche pretto a Greci %%9 OLA miode Dio delle mofche pretto t. greci 2J9 minerua Dea della prudenza z6$ minerua come fatta3armata,per gli greci con tra Marte z6f minerua come nata x6% minerua con la sfinge 3 e con Grifi, x66 minerua detta Pallade z66 minerua detta Tritonia, onde coli detta 267 minerua detta Bellona, e Bellona in che differenti 267 minerua con la conocchia $69 minos Re di creta 61 minerua con la ciuetta 269 minerua con Talari 280 mìnet uà con l'ali a piedi 280 minerua fidilettaua di tre ftranifll- me beitie3come velli ta 2 81 minerua nume principale de gli A- theniefi 2,83 minerua frenatrice di caualli 284 minerua^e Vulcano polli infìeme , e Vulcano nume d'Atene 284 minerua detta vrbana,dipinta fu le porte della città . 28? minotauro portato da Romani per infegna alla guerra 298 minerua fempre vergine 302 mida prefe vn Sileno con l'odor del vino 310 millenne cerimonie di Bacco 3 z6 minerua gittòvialapiua 284 mirto dato à Venere 388 moltitudine di Dei 2 modo trouato da Perii per mandar rollo le nouelle delle cofe 9 moltitudine di pitture,di ftatue 9 montone dato al Sole 45 morte di Saturno j 7 mondo 9S montone riuerito dagli Egitti) 1 19 mogli de Sacerdoti 3 che portafiero 141 morta Parca ^ 223 morfeo,minillro de' fogni 247 mofche aó andauano nel tempio di Hercole T A V Hercole in Peonia 259 Monete degli Atheniefi comefatte 287 motto di Catone cotra Albidio 2 89 momoDio 'J47 moifo 3 93 mufe- dette alcune volte Sirene, di che tìgliuole,quante 4° mule perche dipinte t che fi tengono perniano 41 mulo al carro della Luna 76 mula di quali animali nafca 7? mutino Dio 241 mutìca troiata da Mercurio 242 mule col fonno 24? mufe fono fpeflb le mede/ime con le Ninfe 307 N NAue del Sole 44 Natura come rapprefentata dagli antichi 84 Naued'Ifide 85 narciflb fior grato a morti 209 narciflb dato à Bacco 316 naue di Bacco 317 nealce dipinfe la guerra tra Peri? } e gliEgittii 122 natura de Lioni 150 natura de Fraudolenti 353 natura d.jllaTeftuggine 151 naicimento di Venere 373 nettunoincauallo 168 nettuno Dio dell'Acque 168 nereide 177 nereo 177 nettuno primo domator de Càualli. 185 nettuno detto Equeftre 18 j nettuno Signor delle mura , e delle fondamenta della città 187 neceflìtàDea 222 neceflìrà madre delle Parche 222 neceffità con l'huomo nafcente 244 nino Rè 7 nettuno con Minerua 286 nettuno detto Re 285 OLA nemèfi chi fofle ««341 nemefi detta Adraftìa 3 4 1 nemefifenz'ali 341 nemefi la medefima che la Giuftitia 342 nicagora portò in Epidauro Efcula- pio 61 nicone 126 ninfe di Giunone 21? ninfe marine 189 nilo fiume come dilegnato 196 ninfe madri de gli amori 393 nomi del Sole iì$ nouella d'EfcuIapio 61 nodo d'Hercole 143 nouella della itatua di Teagene 3 o Nicone 126 nozze di Cerere 167 nouella di Flora 168 nomi delle Sirene 181 noto vento 15?! nomi delle Parche , Nona parca 220 notte madre delle Parche 223 Nocchier dell'Inferno 21? notte nutrice della morte , e dei fon- no come difegnato 24? nome del Nume cufiode di Roma da' Romani occultato 297 nouella d'alcuni giouani ebri 3 1 8 mima non volea^ch'a Dio potefle darfi effìgie alcuna j numa ordinò in Roma la religione . 6 numero pare,& difpare 137 numenio filofofo vide le Dee Eleufi- neftarfiinpublico comemeretri ci 158 nume occultato 196 O OChiodiGioue 127 Oca confecrata a Giunone 127 Oche perche tenute da' Romani nel tempio di Giunone 130 Oceano,efua imagi ne 189 e Ocea- T" A V Oceano padre degli Dei 189 occhi di Minerua 263 ocrifiaferuadi Tanaquil fatta grani da 322. occafione difegnata da Fidia 347 occafion con la penitenza 347 oliuoalboro di Minerua 270 oliuo legno di pace 254 oliuo dato a Minerua 124 opinione 271 opinione di Trifmegjflo intorno a fi mulacri de gli Dei 4 ope 287 ope inoltrò a Saturno d'hauer fatto vn CauaIlo,quando partorì Satur no 287 origine de gli Dei,de Simulacri 6.7 orojargento^auorio^ altre coli fat- te materiejperche non buone, per far Simulacri di Dei . 13 orefle capitò nella Taurica regione orbe»delIaLuna habitato non men che la terra per opinion d'alcuni filofon" 8i ordine buono per giudicar l'anime Orco 204 oropiouutofopraiRodiani 209 orette forsennato li mangiò un dito della mano 2?o oracolo di Mercurio 2 60 oracolo dato a Gioue 281 olìri vccifo dal fratello Tifone^ A- pi il medesimo 50 ofiri a gli Egiti j , quel che Bacco à Greci 319 ofiri in forma di fparuiere, vccifo e sbranato da Tifone 322 PAtuIcio Giano 35 Partenope 8 pale Dea de Pallori 170 palilia. fella che fi fa a Roma il dì di Natale 1 70 palemoneDio 182 partenope Sirena 18 1 pace n si grembo a pluto 208 parche tre filanti 119 parche prelte a feruitii di plutone 2»8 parche di chi nate 219 parche cantanti con le Sirene da gli orbicelelli ^223 parche credutecofadel cielo càcelli« re de T A V re de gli Dei zz$ Parchedifegnatein certa lama anti- cadi piombo 22$ Pace Dea iii Pace amica di Cerere 234 Palellra figliuola di Mercurio 127 Palellra trouata da Mercurio 139 Pattante vccifo da Minerua 280 Pallade onde detta 266 Palladio 166 Pallidezza adorata in Roma 279 Pacaici Dei de'Fenici 288 Palagio di Marte 2 9J Papremo Città dell'Egitto doueera adorato Marte 296 Pantere perche con Bacco 304 paiìi voleano che Venere vfcita del mare , prima a lor foflè apparfa , che ad altri 380 Palìtea 400 perii non hebbero ne' primi tempi alcuna ilatua , o tempio 3 od alta- re 5 perpetuità \6 peftilenzainpatra3 e perche 69 pecore non ìacrificate da'Tcbani di Egitto 124 penelope moglie d'Vlifle 146 peflìnunte Città principal della Fri- gia T$S perefate nome di Proferpina,che par tori 1 74 peleo^e fuo voto fatto al fiume Sper- chio 1 94 perfeo vccife Medufa 20 y penne perche date a Mercurio a 3 S perfe dato ad Harpocrate z 77 peplo velie di Minerua 283 pezzo di 2enzado fu tra gli flendardi Romani 298 penati Dei 330 penitenza 347 penitenza con l'occafione 3 4? periflea mutate in vccello 3 75 pietre tren ta quadre adorate y pietra diuorara da Saturno , che non volle cedere a G ioue 24 pieride sfidarono le Mufea cantare O L A. coniierfe in piche 49 pitone vccifo da Apollo. 41 pietra prefifo a Penici tenuta perla imagine del Sole. 48 pietra de' Megarefi lotto il nome di Apollo. " 4<5 picoDio. 88 pilunnoDio. ioj pino dato a Pan. 106 piti amata da Pan,è mutata in pino . io? pino confacrato alla gran Madre. Mi pietra del monte Sipilo miracolofa . 157 piritoo vccifo da Cerbero. 207* piramidi d'Egitto. 219 pietre gittate alla ftatua di Mercu- rio. 247 pioppa albero d'HercoIe 2*8 pico vccello di Marte. 300 pioppa albero infernale. 313 pica data a Bacco . 315 pino perla fraude. 34? pito fra le Gratie , pollai con Venere da gli Elei. $99 pl.utone Re dell'Inferno. 201 pluton Dio delle ricchezze, perche Re de morti. 208 pluton e per lo Sole. - 20? plutone detto orco. ioy plutone con che in manOjCome dife- gnato nel tempio di Giunone in Grecia . 20? pluto Dio diuerfo da Plutone in ma- no alla Fortuna, in quanti modi difegnato. 208 pluto in mano alla Pace. zo3 platano dato al genio . 334 pluto pollo con la Fortuna. 119 porte del Cielo due. 29 portuno. 29 pollùorta. 31 porte della guerra. 34 poppa di Giunone. %9 porco facri fi cato da gli Egittij alla Luna fola. 79 portuno contra gli fpergiurij. ni e z poi- T A V polluce. iji porina Dea. 23 1 porco iacrificaro a Cerere. 168 * \ pomona moglie di Vertunno. 170 * - polifemo innamorato di Galatea 177 portuno chi fofTe. 184 pò, detto Eridano con la faccia di Toro. 194 pollifemo vccife A ti. 1 9% polinice morì per dettino. 223 porgere altrui nerba fu legno di con- fettarli vinto. 233 pomi granati fegno di cócordia. 238 porta de'fogni nell'antro d'Anfiarao 246 porte de'fogni preflò a Virgilio 2 46 porco portato da Romani per infe- gna alla guerra. 298 *.- poeti coronati dilauro, e d'hedera 308 prometeo adorato. 8 •\ preghiere defcritte da Homero come * fatte . 29 principe viue imagine de gli Dei. 3 o prouerbio predo a Greci, odi colui c'haquatrro orecchie. 46 prouerbio Cangili più ch'Empufa . 78 ,* prouidenza. 7 ' •; priapo,e Venere prendenti alla con- giuri tion de gli fpofì. 143 *, pnapo detto Mutino. J43 • proportion decupla fra gli elementi. 90.91. proferpina rapita da Plutone, che li- gnifichi. 204-t6y proferpina,dichinara. 173 proferpina fìgnifìcante le biade. 174 proteo cuitode, e pattore delle bellie . marine eletto Rè dell'Egitto^ per- che di diuefe forme. 189 proteo fignor dell'itala Carpato. 189 proferpina con Plutone. 204 prometeo ambafciatoreaGioue 142 prometeo ito in Cielo,inuolò il fuo- co dal carro del Sole,diede al raon do l'arti. 284 protemi era detto certo facrificio 289 OLA proferpina partorì Bacco in forma di Toro. 309 priapo nato di Bacco , il medefimo che Bacco. 32*? priapo come fotte fatto . 376 priapo Dio de gli horti come veitito. 326 proierpina prela per la metà della terra 404 publico Munatio perche imprigio- nato. 311 a Q Verde dorate . Quercia molto vtile. Quelito d'Amore. R 371 RAdamanto giudice dell'Inferno Religion perfettion principale de gli huomini. 1 ReFgittiicheportalTeroin tetta 184 Rifuggiti al tépiod'Hebein Corinto erano liberati d'ogni lupplicio. 33 Ricchi, e potéri limili al pauonei27 Romani fletterò 170. anni ienz'al- Cun Simulacro di Dei . 4 Romani ttimauano molto l'opere de l'arti Greche. . 6 Romani curiofi in cercar molte Ira- tue,e pitture. 7 Romani perche dauano'a Calendé di Gennaio a'nuoni magiftrati al- cune foglie di lauro . 46 Romani, nò teneano nella città quei numi, i quali penfauanoefierpre- poftiallecofe noceuoli 286 Rofe date a Venere, come diuentate vermiglie di bianche. 387 Rumina Dea. 148 1 Attimo riceuuto da Giano a parte | del regno . . 27 Sa- T A V Saturno con piedi legati , quando fi fcioglieua. z8 Saturno pcheintefoda'platonici. 12 Saturno per Jo tempo. 23 Saturno cangiato in cauallo. s8 Sacerdoterta di Diana h giacque con vnfuo amante nel tempio di Dia- na in Patra. 73 Sacrificijd'Hecate ne'crocicchi del- le vie- 80 Satiro menato a Siila s veduto da S. Antonie:. 104 Satiri d'ifole velocitimi defcrittida Luciano,edafilortrato 104 Satiri non andauanoin cielo mai 104 Satiri fatti col membro dirittOjCom- pagni di Bacco 105 Satiri come dipinti $04 Samo detta Partenia 136 Sacrificio di Giunon giugale 141 Sacerdoti della gran Madre caftrari Sacerdoti dellagran madre detd Gal li 151 Sangario fiume isx Sacrifici! lenza fuoco no fi faceuano mai \6% Sacrincij della Fede 255 Sacrificio di Vulcano 188 Sacrifìcio de Sciti a marte 1^3 Scarauaggio dato al Sole 4 j Scarauaggio rtimato aliai 46 Scauaraggi come riparino alla lor progenie 3 tutti fon mafchi, non hanno fraloròfemine 44 Sciti fecero tempio, aitare., e fiatua a marte folamente y Scarauaggi limili al Sole 44 fcettro porto in man dei Creatore da gliEgittij 108 fcured'Hippolita porta in mano ad vn fimulacro di Gioue, portatale guardata come cofa facrada'Re de Lidi 120 lcuItori3e dipintori antichi prendea- no fpeffo l'efìempio dalle rtatue da'poeti 120 fcure chiamata in giudicio jz6 O L A. fciliasnnamoratadi Glauco !Si. lacrificij difanguehumano 72. fciilamoirro marino rape molti de* compagni di Vi irte ipo fcilla gellofa di Circe rga. icitifaceanotempio3altare3ertmula- cro amandolo 293 fcitihancarertia di legna grandiffi- ma 234 feri: eh introdurtè il culto de'rtmula-' cri 7 Se-rapido 2,7 ieuerità vfata da Cambife contrai facerdoti d'Api 51 ferapi adorato in Egitto^e Serapi on- de fu detto 5 6 feraci intefo per Io Solein Egitto.,in- tefoperloNilo j6 ferpen te dato ad Efculapio 6t ferpenti famigliari ad Efculapio 6z ferpenti légno di fan ita, fegno della falute nelle medaglie di Anti . 63 ferpenti rtimati di naiura diurna, col capodifparuiere 109 fegno di nobiltà 130 feruial Pileo, fegno di libertà 105 legno di libertà 218 femirami nutrita da gli vccelli i*8 ferpenti perche dati a Cerere di Sa- lamina 161 fefollri Re dell'Egitto \66 femirami da chi partorita 189 ferpenté, e non cane in inferno 207 fèuere Dee ?d ferpen ti perche col caduceo 231 ferpenté di minerua 280 fetone Re dell'Egitto , e facerdote di Vu'cano 2S6 lènnacheribRe degli Arabi contra Setone 286 fìleuco Nicànore perche fatto con le corna 309 feuero fece far due fortune per gli fi- gliuoli 350 feleno fiume facea fcordare ogni a more 361 sfìnge in Ethiopia,e il Gatto maimo- ne come difegnata z 1 9 e 3 sfinge T A V sfìnge con minerua z66 fimulacri perche fatti in diuerie mo- di ii fìmulacro di vn tronco di pero porto nel primo tempio di Giunone in Argo 14 fìmulacro in A fina ,che moftrauail poter del folce di Gioue e/Ter con giunto infieme -,. 54 Simulacri delle mufe in Roma 4 1 firene vinte dalle mufe nel canto 41 fìmulacro del Sole in Fenicia 48 fimulacro d'Apollo in Affìria 54 fìmulacro di Serapi in Alexandria in Tebe città dell'Egitto 47 fìmulacro d'Efculapio 60 Aringa lodata di bellezza da Ouidio 71 fìmulacro di Diana nell'Acaia.e nel- l'Arcadia 7? fìmulacro di Diana rapito in Sicil.da Verre,e di Luc.in A caia 77 fìmulacro di Diana nell'Arcad. 7J fìmulacro d'Hercole di metallo in Agrigento , bafciato nella gola , e nel mento 80 fìmulacro di legno d'Hecate fatto da mirone,con vna faccia loia & col refro del corpoà guifa di tronco 81 fìmulacro della Natura trouato in Roma al tempo di leon X 84 fìmulacro d'Ifide col capo cinto di vn ferpente 85 filtro in mano d'Ifide di che materia faceuafì 90 fìluano come dipinto, perche dagli antichi creduto effere quel pefo chetalhorfente chi dorme 103 fìluano moleffaua le Donne di parte •103 fìlenoje fuo tempio in Grecia Joy fìringa amata da pan , e mutata in canna 105 fìmulacro di gioue nel pireo d'Ate- ne 108 fìmulacro di gioue offerto daCipfe- lo tiranno di Corinto in fìmulacro di giunone 3 in Argo 140 OLA fìmulacro della gran madre in Frìgia 155 fìpilo monte in Frigia 158 fìciliagratiffìma a cerere • i 63 fìmulacro di Cerere nell'Arcadia 568 fìrene come fatte, figliuole di Ache- loo, e di Calliope 180 firenecome dipinte dagli antichi , crudeli j piaceuoli , lodano Vliflè 177 fìmulacro d'Hercole prefib a gli Eri- trei 2 S 9 fìmulacri di marte 294 fileno pedagogo di Bacco con l'odor del vino difle a mida, meglio effe- re all'huomo morir preito che vi- uer lungamente 307 fìmulacro di minerua , che battea marfia 3 10 fìmulacro di legno 13 fica ninfa^amata da Bacco 3 e mutata nel fico . 315 fìmulacro di Nemefi, fatto da Fidia . 34t fìmulacro di Venere prefib a gli Elei. 369 fìmulacro di Gioue AmmoneinE- gitto. 35* fole ha maggior forza di tutti i corpi celeili nelle cole create. 3 7 foIe^effeUe di cheli nutrifcano. 4* fole era in Perfia il maggior Dio, che foffe adorato, dipinto, che teneffe vn bue co le mani, col capo di Ito ne3ve(HtoaIlaPerfianaa adorato da Perii in vno antro. \6 foro detta fu la lepoltura di Serapi 6$ fole come fatto prefìb a Fenici, 122, fon no con le Mufe. 245 fonno con l'alene giouane. 244 fono prello a'Cimerij popoli in Len nojpreflb a gli Ethiopi\,in Arabia. 247 fofìpoli adorato da gli Elei. 112 foldatidi Mano vccifi da vn Gorgo- ne. 282 fonetto artifìciofo , che defcriue che co- T A V co fa fra Amore. 510 fpelunca della eternità. 20 fparuiere d' A pol!o,in tefo dagli Egi t tij per Oiin,cioè per lo Sole, detto da Homero veloce nùcio di A pol- lo,già portò in Tebe dell'Egitto, a facendoti vn libro fcritto a lettere rotte intorno al culto de gli Dei 44 fparuiere dato a Giunone. 1*9 fpofì non s'accompagnauanOjfenon di notte. 15 7 fpofapafiaualopra vna pelle di pe- cora . 139 fpofi legati infìeme. 141 ipofa Romana com3 andauaa ma- rito. 139 lpauento. 279 ftédardi portati da Pilato in Giudea con l'imagine di Tiberio fecero turbare i Guide i. 4 ftatua di Semirami 7 ftatue,alle quali potean Ieuarce met te re le teli e . 9 ftatue hauutein gran rifpetto,perche nude . io ftatue portate in volta , da chi fprez- zate. 10 (tatua di Gioue in Populoniaiattadi vite,d'A pollo dedicata da Danao, d'Efculapio fatta di vitice. 14 ftatue pretiole , paffete dall'Afìa in Italia di diuerfì metalìi,e materie. ftatue col capone col petto folo . 16 ftatuafattadaNumaaGiano. 31 ftatue di Giano in Roma, oueprat- ticauanoglivfurai. 43 ftatua d'oro d'Efculapio. 39 ftatua della Dea della giouentù. 39 ftatua grandiffi ma confecrata adA- pollo. 57 ftatue fatte al Sole dagli Egittij. 56 ftarua d'Apollo fatta da Proffitele. ftatua di Apollo col topo . 64 ftatua d'Hecate in Apollinopoli. 84 ftatue da chi fprezzate. j o ftatue portate in volta. n OLA ftatua d'Ifìde in Egitto. 8? ftarua di Gioue in Grecia prefìb a gli Elei molta fpauentofa. 111 ftatue leu2,occhi,eienza.mani in Te be. in ftatu a di Gioue d'auorio fatta da Fi- dia . 12.1 ftatue di Gioue coronata in quercia . 124 ftatue di Gioue coronate d'oliuo. 21 iiatua d'Ifìde coronata con penne di fparuiere- i?o ltatuadi Giunone/atta da Policleto in Corinto. 151 ltatuadi vetta fatta da Scopa. 159 ftatua di Cerere . i6S ltatuadi Carere fatta da Frollitele . ftatua di Cerere in Sicilia. i6f ftatua di Nettuno con l'aratro , e col carro prell'a gli Elei. 186 ftatue de fiumi. 194 ftatua del Tebro di Roma- 197 ftatua del Nilo nel tempio della pa- ce in Roma di Vertunno. 196 ftrofadelfole. 21? ftrcghe nate dall'arpie. i8x ftatua della Pace in Atene 274 ftatua di Mercurio, guaftata in Ate- ne. 241 ftatue di Mercurio. 241 ftatua d'Hercole in Roma. 25 ? ftimulaDea. 27? ftatua di Mine^ua con l'hafta. 280 fteno una delle Gorgone. 281 ftatua di Perfeo nel tempio di Mi- nerua. 282 ftatua di occulta fìgnificatione. 1 1 ltatuadi Seton Renell'Egitto. 28Ó ftatua di Marte lega a prelfo a Lace- demonij 29 J ftafile ninfa, amata da Bacco, e can- giata in vite. 317 ftatua della Fortuna, fatta da Bupa- lo. 338 fuipitione . 341 fuadela nel tempio di Venere in Me- gara. 387 Tar- T A V TArq'uinio Prifco dimoftrò pri- ma d'ogni altro a' Romani il far fimulacri di Dei. 7 Tarquinio fece affogare in mare cer- to Marco Tuliio,e perche 1 2 Talaftone chiamato da Romani alle nozze chi foffe 142 Tanaquii moglie di Tarquinio Pri- fco fece di fua mano vna bella ve- lia, a Seruio Tulio fuo genero 1 43 Tarrafippo Dio adorato in Grecia. i8<5 Talete Milefio atTegnò all'aqua il principio di tutte le cofe 189 Tagliarli i capelli per darli a Fiumi 1 94 Talari di Mercurio 23 1 Tacer necefiario 276 Tarqutno abbrucciò l'arme de' Sabi ni vinti in honor di Vulcano 280 Telte due di ferro in Pergamo, confa crateaBacco 16 Tempio in Romaalla Dea Cardinea 29 Tempio dedicato in Roma alla Dea della giouenù 38 Temperie dell'aria vien dal Sole 64 Tefeo fé fcolpire il bue fopra le mo- nete nel tempio fuo 5 o Tetide hauea il fole fui braccio de- liro^ fui /ìniftrola luce. 68 Tempio di Diana in Roma nel Pa- latino 78 Tede tre d'Hecate 81 Te/Tali grandi incantatori 8 1 Tempio di Pan Dio di Roma 94 Tempio fatto a Pan nella felua Par- tenie 96 Telluggini della felua Parteniaattif- lime perfarfenelire 96 Tempio di Feronia 103 Terra creduta eifere irata la prima di tuttiiDei 148 Terra perche detta madre 1 48 Terra gran madre^Madre de gli Dei, O L A Ope, Cibele, Rea, Vetta , Cerere 149 Tempio della Terra in Grecia 149 Terra adorata da Germani 148 Telefo nutrito da cerui ij8 Tempio divelta 160 Tempii,& altari delle Sirene 1 8i Tempio di Nettuno in Corinto 182 Terremoto da Nettuno 188 Te/Taglia afeiugata da Nettuno i«8 Teti,eiuoi partile cognomi 1 89 Teti moglie dell'Oceano 18 9 Tebro cornuto 194 Tempio delle Furie nell'Acaia joy Tefeo lanciata Ariadna, partì con Fé dra Ha Tefìfone furia 113 Tefchio per fìmulacro $ Tempio d i Giano 33 « Tempio della pace in Roma fatto da Vefpalìano 233 Tempio di Hercole in Roma 257 Tempio di Minerua in Corinto 269 Tempio della virtù dell'Ho nore 2 7 5 Terrore,come fatto da gli Antichi 278 Teano moglie d'Antenore 83 Terrore e Fama caualli del carro di Marte 289 Tempio di Marte preflb a gli Sciti co me faceuafì 29V Tempio pollo da Anfitrione all'Ho re,& alle Ninfe 3°7 Tempio della fortuna di Prenelìe. 337 Tempio dedicato a Venere in Roma accioche ella riuoltafle gli animi delle lor Donne troppo licentiofe all'honeità 389 Teftudince fua natura 396 Tempii della Dea Suadela 3 9? Tépio delle Gratie preflb a gli Elei » nel mezo alle piazze 4>o Tifone perfeguitaua gli Dei 322 Tiberio lì ci ngeua il capo di lauro, quando vdiua tonare, perafficu- rarfi dal fulmine 4^ Timpani perche dati a Velia 1 5 9 Tibe- T A V liberiano 20 y lififone 209 Tideo ambafciatore ad Ereocleper Polinice 232 Timor non Tempre noceuole.perche adorato da Lacedemonii 279 Timor pollo da Lacedemonii preffo alla caia de gli Efori 279 Titani fi ftorauano mirando Ega 281 tigri tiran il Carro di Bacco 318 tifone chi forfè , ecomedifegnato, vinto da Horo 32* timagora fi dirupò per ifdegno,e pie tà 364 topi hauuti in ueneratione 64 tori perche fi cafirino 7<5 toro Egttio con facrato alla Luna , perche dato alla Luna 76 tortore confecra te alle Furie 179 topi mandati contra gli Arabi da Vulcano 287 topi odiati da gli Arabica gli Etio pi, e da magi di perfia,quando ne' campi multiplicauano 287 tolomeo Filadelfb,e Tuo fpetta 199 trofonio,e fuo antro, & oracolo 0 2 tre facciedatead Hecate d'Orfeo 81 trionfanti fifacenano tutti roflicol minio i2f trittolemo mandato per Io mondo *da Cerere 167 tridente di Nettuno , chefignifichi .'77 tritone conlaBuccnafpauentòigi ganti , che combatteuano con gli Dei , 177 troÌ3,perche irreparabile 188 tripode che fia 260 tripode di Bacco 261 tritoni di palludè 267 trionfo ritrouato da Bacco 315 tulio Hoftilio ordinò che fi adoraffe il timore in Roma 279 V v Afi di I-ebo ?7 Vacca Iterile facrificata da OLA. Romani aliai una 7% Vacca negra facrificata alla Luna in Cizico 79 vacca di paffa facrificata da' Cizice- niailaLuna 80 vacca non potea facrificarfi in Egit- to 84 vafi dueauantiGioue 10 j vagitanoDio 148 vagire pianto de fanciulli 148 vafi di corno per bere 309 venere per laprimauera 1 32 venere e Priapo prefidenti allacon- gtuntion deli fpofi 143 vetta di Seruio Tulio polla nel tem- pio della fortuna 142 velia 159 ueflaliintord-utte da Nutria 159 veftibuloconfacratoavefta 161 vetta chiamata prima d'ogni altro Dio in tutto i facrificij \6o venti 191 vertuno Dio dell'anno 196 vergainmanoapluto 20? velli delle parche .224 venete dea della generatone 2*4 verbena fegno di pace 233 velli del fonno 246 verga delfonno 247 verità 271 verità come dipinta 271 venere con Vulcano r 289 veneri due 387 venere Dea della libidine fecondo i naturali, ha la cura delle nozze, Giunone, laLuna,proferpina, e Diana vna fola come nacque 387 vede tutto il Sole 46 venere come fatta,& adorata in Pafo 387 ' venere adorata in Ericemontedella Sicilia 588 venere perche nuda,di G nido, fatta da Praffitele , che nuota preffo a SafToni 389 venere CaII''p!ga,onde detta 389 venere detta Apoflrofia 390 venere celefie , come dilegnata da Scopa, T A V J Scopa 3_ fopravnateftuggine fatta da Fidi a. 390 Venere con Mercurio 398 venereinuentrice3emachinatricea- mata pretto Lacedemonii , vinci- ti-! ce^come dipinta 298 venere in vnamedaglia di Fauftina prefToà Sicionijjcome fatta/atta da Tindaro co'piè legati 3 98 venere adorata dalle giouani hone- fte,numecommune a tutte le Don ne , calua 3 barbata , e col pettino 401 40* venerela medefìma chelaLuna^py venere prefa per la meta della Terra 404 venere ifporta 501 vfiìciodel Signore mostrato dagli antichi nelle ftatue de gli Dei pi via Lattea onde co fi fatta 140 virginenfe Dea,portata con altri Dei fa prima notte in camera de gli fpofi 143 vittime dellagran Madre i$£ vittime perche diuerfe 167 vniuerfodepinto 187 vitelli marini fono le Foche 189 Vittoria figliuola della ftigia palude vittoria infauordiGiouecontra Gi ganti , 214 violenza Dea 224 OLA Via detta 1 a fede de Cecropi 2 f f virtù Dea adorata i n Rom a 271 virtù mafchile 287 vittoria con Minerua 283 vittoria fé nz'ale^in Roma nel Cam- pidoglio 1 96 vittoria come difegnata ' 296 vittoria Dea commune z99 vittime date a Marte 294 vitello fquarciato nelle ccremoaie di Bacco 3 1 9 vliffe fprezza le Sirene i8t vnxia cognome di Giunone i4f vfo de gli Dd antichi nel fcpeiire i morti 209 Vulcano per l'inuerno 3 & vulcano perche in tefo non potè mai congiungerfi a Minerua 28 ? vulcano che Zìa zoppo 287 vulcano con topi 287 vulcano gettato giù dal cielo 287 vulcano slega la madre Giunone 285- vulcano alla fucina 285 vulcano Re t %6 vulcano legò con vna rete Venere, e Mar,te 288 ZAmpognadiPan Zefiro marito di Flora Zefiro vento^marito di Flora io* 192 J/2 IL FINE. L E IMÀGINL Dg I DEI DE GLI ANTICHI» Raccolte da M.Vincenzo Carrari Reggiano, Con la efpofttìone allegorica Jotto eia/cuna Imagi ne , eBratta daWìflefio per Ce fare ^Malfatti ^adottano . 1 tutte le perfezioni date alla natura bit - mona altra, non èj cbefia maggiore , né più propria all' buomo della Religione ; Re]{crfone & perciò non fa gente alcuna mai , «èfrperfetrio— di quejla non partici pajfe in qualche mo- ne princi- do . Et benché fi dica , che la ragione Palec^e gli principalmente fa Chuomo differente da "uomini • gli animali brutti ,• nondimeno fi vede , che anco innanzi a l'vfo di quefla , la religione fi moflra in lui, come che natu- ralmente accompagni l'animo bumano, fecondo che diceua lamblico Fi- lofofo Platonico , ilquale vuole , che certo lume diuino vengbi a ferire gli animi noflri, & che in quesli rifuegli vrìappetito naturale di bene , fopra del quale fi di f con e poi, & fé ne fa giudicio . La qual co fa è fiata po/ìa da alcuni fotto lafauola di Trometheo , come che quel fuoco ditti- no t col quale egli diede vita al primo buomo , tiri di continuo a sé per certe vie&cculte l'anime Immane , & che quejle parimente fentenda donde fono venute,& da cui hanno hauuto la loro prima originerà quel- lo naturalmente fi riuolgbino. Et da quesìo anebora, dicono, viene, che ' ... quando qualche gran cofafiprcfenta di bene , ò di male ,fubito , prima che farne altra confideraticne , l'huomo aliagli occhi al cielo , (3 fpeffo anco le mani infieme giunte , quafiche naturalmente fenta, che di là sa viene ogni bene, & ne voglia perciò rendere gratie , & laude à chi lo xd man- a » Imagini de i De? manda, & che di là parimente fi ha da afpèttàre aiuto contra ogni ma- lese perciò lo dimandi humilmente in quel modojchcfono tutti effetti di religione, laquale fa amare->& temere Dio, che non fi può fare peròfen- PJutarco za bacane qualche co&kione. adunque anebora innanzi al difeorfo rei oialo- fe\la yagiùnp, l'fjuomo^ certo modosconofce , & riuerifce*Dio^ìlche lo Grillo fa differente dalle brfiie , nelle quali hanno ben voluto dire alcuni , che . fra qualche cofa ragionatole, ma , chi babbi djfo loro lume alcuno di re- ligione9n&nfi è trouato mai. Et però quefta è tutta y & filarne nte degli buomini,& effi /corti da quejìa hanno Iettato gli occhi al ciclo, & confi*' aerando la miracolofa difpofìtiane deli vniuesrfo , hanno detto ejfcrui chi con infinito amore, & potere , & confemma prouidc nza ordina tutte le cofi,legoiterna,& ne ha continua cura. Et fu quello chiamato Dìo, perche è datore di tutti i beni, eterno, infinito, & inuifibile . Otta non fi attenne però ogn'vno fempre à quefia verità , perche con? in dando gli huomini à confentire alla dapocchezj^afua, & dilettar fine troppo > non guardarono pia oltre s che Vede fiero con gli occhi del corpo; & quindi Molti rudi prefero ceca/iene ài crederebbe le Stelle,il Sole,la Luna,& il Cielo ftef- «e di Do..yojT0ji(}.0 i)ei)COpefcriue Tlatone,che quelli f uomo i primi adorati così da' Greci , come già innanzi à loro da molte nationi barbare ; & vuole che dal continuo mouimento, che vedeuano loro fare, tirando il nome da certa voce Greca, gli chiamaffero Dei . Venne que/io inganno creden- do dapoi in modo , che molti huomini ancora furono giudicati Dei, C£ come Dei furono adorate parimente alcune befìie,& a tutti erano dri%*> itati diuerfi fimulacrì , come fa anco fatto non filo alh virtù , ma àgli vitij anchora,dandp à ciafeheduno di loro nome di 'Dio, & di Isjume^à quelle perche f off ero pr, finti fempre, & giouaffe'ro 5 à que fi i perche non nocefiero , Ù Htferuhntani. Onde fu qua fi infinitala moltitudine de ì Dei apprefio de gli antichi ; perche nonfolamente le n ut ioni , ma cia- fcheduna città,ogni luocofigni cafa,& ogni perfouafe nefaceua à modo fuo,& non vi fu quafi alcuna delle anioni bumanetd(lla quale nonfof- fe nominato qualche T>io. iSjfu quefta moltitudine di Deiapprtffode glianticbi nel volgo fi' amenti, ma fra quelli ancborajiquaforanofti- matifapere ajfai.Tercbe quefli oltre à certo primo,& vnico bene , qual diceuano efjer eaufa di tutte le cefi , metta atètfbi vn numero quafi in- finito di altra gente.cbc adtrauano pur anche , <& ne domandano alcuni Dei,altn Demoni paltrì Heroi,& a tutti dauano officij loro appropriati, & luochi difiinti -3fi come era anco diftinto il modo del facrificare àgli Herodoto yni}&àgli altri» Hmdvtofiriue, che quelli di Egitto nominarono do- dici De gli Antichi. 3 4ìcirDeìfolamentc da principio; &paru, >o imitarli i pitagorici. per- D^ .- che fi lcgge,cbe i Greci totft r, quelle cofe y?3 le alti faenze ancoraci- palictode- lo Egittoyoue erano le tante celebrate colonne di jMermrio, tutte piene ci. di profonda dottrina > t ,aaffim unente di-ile co fé del Cielo , fegnate con diuer fé figure di animatici piante-, e di altre cofe , le quali furono già à gli Egittij in vece di lettae;Cf erano dichiarate da i Sacerdoti tcbe qui- tti ne erano dottijjìmi , à chi he fofse fiato giudicato d°?no , come fu 'Pi- tagora, Platone , 'Democrito, Eudojfo,<& altri, li qua i per quefio anda- rono in Egitto. 'Diceuano dunque i 'Pitagorici che , cotnefòm nella pri- pjtag0rj __ ma sfera dodici figure di animali , che fono i dodici figni del Zodiaco , c{. cefi vi fono altre tante anime , battendo ciaf, heu 'uno la fua , che danno loro vita & mouimento; drfono quefle i dodici Deh (jioue, Giunone , l>{cttuno,Vefia,Etboyeneye^JMartefPalladeìCMercurio,Di(afta)VoU cano,& Cerere;dalli quali voleuano , che venifie ilgouerno delle cofe di qua già , Quefii medefimi Dei furono pofii etiandio da 'Romani Dei Con- pa'rtiti in fei majehi , & feif emine , detti Confenti , perche erano con- *enn. figlieri del Senato celefieì& nulla fi deliberaua fen^a lorotcomefi vede appreffo di Homero, & degli altri Toeti,che quando vi era cofa di quaU chepe/o , Gioue faceua chiamare il confìgger per deliberarne , benché eh deliberaua anco jouente , '& faceua da sé folo, come i Toeti medefima." mente ne hanno ferino-, & Seneca,oue difputa della natura del fulmine dice, che ve riè alcuno >qual Cjioue gittauafoprade' mortali di fua tefia, & fin^a il configlio de gli altri Dei . T^on habitarono poi in vn luoco folo tutti i Dei de gli antichi , ne fletterò tutti in Cie- lo , ma , la terra , & le acque de' fiumi , del mar e, e l'inferno ne hebbero la fua parte ; né tutti furono immortali , perche i Semidei marinano , di che fanno fede {diceTaufania) molte fé- Paufanìa* polture de' Sileni i le quali fi veggono à*Tergamo in (Jtffia, & le "ninfe parimente mcriuano . Si che ve ne fu di ogni forte de gli Dei appreffo de gli antichi , come fi può vedere appreffo di S. i^sfgosììnos. AgofH- nel libro della Città di Dio,da quello che ei nferifee di Varrone . CMa no. con tutto ciò fi trouarono anco di quelliji quali hebbero certa buona opi- nione di 'D I 0, tenendo che egli foffe vnfolo}eterno, & inuifibile, ?3 D- - ^ perciò non hauejjè figura alcuna ; laquale chi cerca, (dice 7Jiinio) trop firrura. pò conferite alla dapoche^a fua . Onde \^dntiftene capo della fetta Cinica diceuaycome riferifee Teodorito Pefcow Cirenfe,cbe 'DIO non fi può vedere con gli occhi, perche non è filmile d cofa alcuna vifibile ; & che perciò non bifogna penfare di cenofeerh per imagine , ò fìatua , che *A z di 4 Imagini de i Dei Verofóte . ^w" fifacc'm &. Xenofonte imitatore dì Socrate dìffe > che bmficono- fceua DIO effe? grande, e potente) poi che moueua tutto, e sìaua egli fempre immobile ; ma non fi potette pero fapere di che affetto fojjè né Xenofane. qUal faccia egli haueffe. Et à quefìopropofito Xenofane bcffandoft del- la vanità de gli huomini , che adoravano le ffatue fatte da Fidia , d* Tolìcleto, & da altri fruitori, diceua • che fé i cauatti* i buoi, e gli de- fanti baueffèro hauuto le -mani , & le haueffho fapute adoperare , ha- urebbono anch ejfi fatti i 'Dei informa di elefanti , di bue , e di canallo, come gli hanno fattigli huomini di forma inumana . Et il medefmio Cicerone, mofìra Cicerone con alcune ragioni , oue dilatando delia natura dei Giudei. _ Itti fa parlare Cotta coltrala opinione de gli Epicurei, f Giudei, che Giudei no tra gli antichi figurarono la vera Religione., adorarono zufola DIO,& finiuJacri ^etio rif guardavano , non ne Uè Jìatue , ò nelle imagini con g 'i occhi del corposa nella diuinitafua col lume della mente, quanto pero tbumana natura lo comporta . Et come riferifee Cornelio Tacito, riputarono em- Corneho pjj tutti qUem y // quali fingeuano la imagine di T) IO, & la forma- 0 * nano in diuerfe materie alla fimiglian^a de' corpi bumani;& perciò ne' tempij loro non haueuano Jìatue, né fimulacro alcuno . Onde,percbe He- rode I{e di Gierofolima haueua già fatto mettere fopra la porta mag- giore del tempio vna grande aquila d'oro,jì leuarono alcuni giouaniìco-' meafmoredipopulo, hauendo intefo , eh' e gli Sìaua per morire, & la GioferTo. fpe?garono,& gettarono à terra,come recita fyofeffò; perche diceuano, che era contra le leggi della religione, & degli antichi loro, & che non bifognaua affettare altra occafwne di vendicare l'honore di 'DIO. OWa lajcontarono male i miferiy perche Herode hebbe tanto di vita anchora, Suida. che gli fece pigliar e, & abbruciare viui . Suida riferifee , che hauendo già 'Pilato portato in giudea alcuni Stendardi conia imagine dìTibe- rio;furono quelle gemi tutte turbate» come ch'egli bauej]* rottogli ordi- ni loro antichi , ch'erano di non hauere imagine alcuna nella città . fi medefimo fecero etiandio deglialtri,di non volere fimulacro alcuno, co- meTrim&ifto , ilquale diceua 5 che moflraua di non credere , che i cDeì foffero incielo chi voleua veder fene le Statue dinanzi dagli occhi , ò di non fi fidare, che i votifuoi, C? i fuoi preghi potefferoarriuare fin colà fuy& che per quefio furono fatti ifimulacn, & chiamati Dei. Legge/i Licurgo . di Licurgojtfei non voleua^che ad huomo^nè ad alcuno altro animale fi Lattantio. poteffcroaffimigliare i Dci,& che perciò non fene douejfefartjfatuà,nè fimulafro . Lattantio ferine, chi furono già da principio adoratigli ele- menti da quelli di Egitto fen^a farne alcuna imagine . Et TSiuma fe- condo De gli Antichi. 5 tondo I{e de' Promani non voleua,che fi credejje potei fi dare effigie alcu- na àDiOy come racconta T lutar co. Onde [tetterò i Immani da princi- pio cento [ettanta anni Jen\a mai fare [imvlacro alcuno dei loro *Bei , come che [offe grane errore tirare le cofe diurne, & immortali allafimi- litudwc delle mortai ì,& Immane . Cjli Ter fi parimente^ quelli della Perfiani. Libia già ne primi tempi non hebbtìo alarne Jìatue,nè altari) né tem- pi} . 'De gli Sciti Jcriue Herodoto. che, benché adorafiero molti Velico- Sciti. me Velia, Cjioue, x^Appollo, & la purgavano ben dentro , & di [uori , [i che reflava il te[chio [alo tutto mondo , & quello indoravano , & tenevano per fwytlacro : cui f aceuano ogni anno [olenne facrificio. Et Pomponio ejjo di 'Plinio , & quelle hauevano it: vece di fanti lavimi , & difaaati tempij ; perche Querele le qvcrcie davano loro ghiunde,onde vivevano , e gli coprivano dalle^ dorate • I pi°g&iei & dalle altre ingivrie dei tempi. lDe[cnvcndo Tavfania. l'^Acaia , mette, che in certa parte di quel paejt '-furono da trenta pietre quadre [en^a altra figura y leqvali hauevano ciajihedvnailfuo nome di dinerfi 'Dei , <3 erano gvardate con molta v enti ationc^per che [u an- tico 6 Imagini de i Dei tico coflume de ì (jreci di adorare cofi fatte pietre non meno , che gli fi- mulacri de i Dei . Racconta Cornelio Tacito , otte ferine della (Jet ma- niache non hehbero ì Germani Hatue,nè tempvf , perche penfarono , che f offe gran male rinchiuder i Dei fra le mura nel breue f patio di un tem- pio,& che difdiceffe troppo alla grandezza di quelli, tirarli alla picco • la forma del corpo humano . 7%è mettevano nel numero de' loro cDei, fé non quelli Ji quali poteuano vedere, (3 dalli quali jentiuano manife- fiogionamento. Qucjìi erano fd Solt,Volcano,&la Luna . Degli altri nonne conobbero alcuno, tome fcriue Cefare,nèvdironne pure nominare. Berodoto fcriue , che già da principio i Greci adorauano gli Dei , &fa- crificauano loro ferina nominarli , fin che ne hehbero poi gli nomi dallo Origine Egitto Ma donde fiano quefti Dei,&fe ad vno ad vno,ò purefiano ve- de i Dei . nuti tutti inficine ,ò fiano fiati tutti fempre, dice,che al [no tempo non fi Hefìodo. pxpeua anchora.ffe non che Hefiodo , & Homero , li quali furono circa quattrocento anni innanzi à lui , introduffèro fra i Greci la progenie de i Dei con moki cognomi, & à quelli diedero diuerfe arti, & itane forme. Onde fi potrebbe quafi dire , che da cojioro haue fiero imparato i Greci di formare i "Dei in diuerji modi. Ma dichiamo pure infieme col mede fimo Herodoto,che lo tolfero dagli Egitti], perche quefti furono i primi, che edificaffero tempij,dr inzafferò altari > & metteffero fiatoe . (ome dun- que i G]reci lo tolfero da quelli di Egitto, cofi hehbero i TZgmam da i Cjre ci forfè delle Jìatoe:& fu quando Marcello prefe Siracufa,perche ei por- tòà Roma ciò che trouò quitti di bello, fi per farne fpettacolo nel fuotrion fo,fianco per*idornare la Cittd,laqualefin,àtquel tempo non haueua fa puto anchora-iChe diletto porgetela pitturarne la finltura. Et perciò fa Ma celi hiafimato alVhora CWarcello da molti, prima perche par eua che troppo portò le furbamente bau effe voluto menare fino gli Dei prigioni, facendo ve- itatoe da i da ifimulacridi quelli nella pompa del fuo trionfo, poi perche haueua Grecia Ro datooccafioneal popolo di l\oma , mucido fidamente a i trattagli delle mz ' guerre,di darft alla dapoche^a, & ad vnocio difutile, perdendo fouen te il tempo in rifgufirdare le belle fiatoe , & le Vaghe pitture per ma- Plutarco . rauigliarfi de l'arte,& de l'artificio di chi le fece. Ottetto fcriue ^lutar- cho , & foggiunge , che Marcello nondimeno fi gloriaua di effer flato il primo , che haueffe mojirato d Ternani di ammirare le belle cofe della Liuio Grecia ', (3 innanzi a lui haueua ferino Liuio ìlmedefimo dicendo , che quindi cominciarono ìTtomani di ammirare le opere delle arti Greche, T ,,. & che perciò raccorferodapoi con molta licenza fpoglie cofi delle facre no. iofiicome delle profane '., Tertulliano, dicendole la religione in Bgma Degli Antichi. 7 fu ordinata da T^uwa con pouere cerimonie^ fenica fimulacri ypercbe non vi erano anco andati Greci , né T ofc ani à farli , porne volere, che Tarquinia Tìifcofofic il primo , cbe}come Greco, ch'egli era,<& behifli- tuo intendtnte della vana religione degli Etrujci; mpftra£e a Bimani di fare ifìmulacrì de i Dei.Venne dunque l'vfo di qttefH dagli Egittij> & pei mc^oda i Greci pafsò airRornani; ma come cominciaffe in Egitto è troppo difficile da fi per e, tanto ne è fiato fcritto diuer fornente . Lat- tantio J:ceycbc moki banno crcduto.cbe le prime flatoe fofiero fatte per quelli I\è,& buomini valorofiji quali con prudenza y <Ò' giù fi amente Orione baueuano goncrnato i pjpoli à loro/oggetti ; volendo questi mostrar c!e. "muIa* nelle flatoe la memeviayche tcncuano de igiufli I{èy& la riuerente af- fìttone ycbe feruauano ancoydopò là morte verfo quelli. Eufibio parimen Eufebio. teftriue, che folenanoi Gentili con fcruare con le Hatoe la memoria aule più degne pcrfone,mo tirando in quel modo quanto era amato , & in quanto nfpetto bauuto s chi operano virtuof amente . Leggefi ap~ pie/So di Snida , che vn Seruch difeefo della raT^a di laffet figlinolo di Seruch. 'ì>{oè,fù il primo ebe introdujfe l'adorare ifìmulacriy & gli Idoli da lui fatti per memoria degli buomini valorosi Ji quali eì focena adorare co- me 'Dei>& benefattori del mondo. Vi furono ambo de i Rj^tbe r uden- do fi fecero far e delle slatoey& adorarleyiome Semiramiylaquale fé non Statoa mi fa la prima >/# bene fra primi. Quefìo fi fece fcolpire in vna pietra rabile-. grande diete fette ftadij , che fono più di due miglia Italiane, & ordinò, che cento buomini è guifa di Sacerdoti l'andajjèro ad a dorare xonfolenni cerimonie , off. rendole dmerfi doni , tome à 7s[ume dittino. Racconta Euftbio , che fu in Egitto vnbuomo ricebiffimo , ilqualey per rimediare al dolore , cbefentiuaperla morte di vnfuo vnico figliuolo, ne fece fare vna sìatoa,guar dandola con la medeftma affettioneycbe portano al figli uolo;onde quelli di cafa quando fentiuano di bau erto offe foy& perciò te- meuano di qualche graue gafìigo , corrcuàno allajìatoay a quella fi in- chinauano , la adorauono^r cbiedtuano perdonoy€f cefi era loro perdo- nato . Da ebe venne che offeriuano poi à quefiafiatoafioriy & altri di- tterfi doniycome à quellayche era fouente lafalue/^a di molti . Ma ve- ramente covuengono infieme la maggior parte de gli fcrittoriy chelSlj- N;no R£t no 'H£, & primo Monarca degli {Jéjjinfoffe quello ebe primieramen- te fabricafie flatoe , & porge ffe occajwne àgli altri di fabricame ; per- cioebe tanto ornare portò egli al padre Telo, che in memoria di lui fece drÌ7gare vna Statoa fimile,& a quelli ebe ad effafnggiuanoy& jirac- tomandauano volle , che fi perdonale , & rimetti jjequal fi voglia misfatto 8 ImaginideiDei misfatto da loro commeffo^ i^sid cfiempio di che forfè lo ìfleffo fece E~ gitt io fopr anarrato , come anco lo feguìrono molti altri facendo fiatoe, alle quali poi,percbe parue forfè più bonefioyfurono datinomi di diuerft § tDeiy& coft furono fatti fimulacri di quefii alla fimilitudine.per lo pia, de i corpi fiumani* non perche foffhragli antichi tutti cofifcìoi chi , che ^£1 f-Q *ct tfedejjtrOy che i T>ei haueffero il capone mani,& i piedi^come gli buo- &h- C a- MÌnhfna percbe>come fcrìueVarrone ? effendogli animi humanz fintili r a; * gli animi d'unni fib potendofì vedere quell'iene quefii , vollero , che i Porfirio, corpi f -zafferò fede di quesla fimilitudine . Torfirio parimente difie ; ' come riferifee Euftbio, che furono i Dei fatti di effigie human* per mo- fir areiche come 'T)io è tutto mente ^ ragione ,cofi gli huomini anchora ne hanno la parte loro . Lattando vuole , che Tromcthso fia fiato il prìmo,cbe dì. terra babbi fatto fimulacro di huomo>& che l'arte del fa- re le (fatue cominciale da lui, & fi dice^ebe ammirando Minerua vna co fi bella opera , defiderofa che bauefìe ogni forte di perfcttione} fi offerì ai concederle qui Ilo, che per ciò le bauefie faputo additi? andar e 7 & che baiandolo a qvefìofme condotto nel cielo}egli auuedutofìycbe tutte le co- fc prtndcuar.o l'anima dalle fiamme,& dal fuoco \accoflata nafeofamen te vna faccllina 7 the fcco portaua, ad vna delle ruote del S*lc > quella acce fa riportò in terra , & accofìatala al petto della formata figura la refe arawata, & viua,donde venne poi , che all'buomo imitatore della opera diuinafu dato quello , che è di Dioydicendo , che Trometbeo ha- ueffe fatto il pi imo huomo.\Per la quale cofa egli bebbe parimente tem fij,& altari come Kfume diurno, <èr vno ne fu de gli altari a luiconfè- Prome- aatl nt^a ^ Cernia de gli ^itbeniefiycome fcriue Taufania , oue an- theo ado- dauano gli bitumini in certo tempo ad accendere alcuni lumiycon liqua- raco. li in mano correuano l'vno dopo l'altro j & cbiportana ilfuo accefofino dentro la Città , baucuala palma della vittoria j cedendo fempre quelli , che erano dinanzi di mano in mano (fé i lumi loro ft e- ììingueuano ) a quelli che veniuano dietro ; ouero che portauano vn lumefolo 5 & correndo fé lo dauano l'vno all'altro fuccedendo fempre quelloyche era più vicino a chi andaua innanzi a lui, T^efù quefla ceri moniayò giuoco che foffe fatto folamente in honore di Trometbeo, ben- ché fi leggayche da lui foffe ordinatola di Volcano ancoray& di Minev uà : né correuano fempre a pie , ma tal hor anco a Cauallo . Onde didi- ma nto apprefjo di Vlatone volendo perfuadere a Socrate di fermar fi in* i latone. ceìta compagnia t gli dice , che vederà fu la fera il giuoco de ca- miti , li quali correndo ft dauano l'acce fa face l'vn l'altro in honore della Degli Antichi. 9 iella De a , che tra Mimma . Et Herodoto raccontando il modo trovato da' Ter fi di mandare preila te nouelle delle cofe, che era come quel-* le , che vfiamo h&gg r delle pofle , quando cune il pacchetto ( fecondo it Francefe) che di poli* in mia fi rimette a chi corre di nuouo ; dice che % faceuano , come fanno i Greti, quando correndo, e daaiolaft l'vn l'altro, portano l'aceeja face à Volcano, T)i que/ìo giuoco hanno detto alcuni) che rappnf ma quello ,che fece Vrometheo , quando tolfe il fuoco di cie- loy& lo portò in terra,come di fopr a dicemmo, & che perciò fa così or- dinato da lui . Et altroché moìira il corfo del viuere humano, nel qua- le quell'oche vanno innanzi, cedono la luce della vita a quelli, cheven- gono dietro-.come dijfe Tlatone ordinando le fue leggi ^che gli huominift emettano maritare per far figliuoli, acciò che la vita, che elfi hanno ha- unta da altri, quaft ardente facetta, rimettano ad altri parimente. Et Lucretio parlando della fuccejfiont de* m&rtali,diffe,che correndo fi da.no Lucreno • Vvn all'altro il lume della vita. ^Appreffo de' Focefifà anco certe piccolo tempietto dedicato a Trometheo con vnafìatoa , laquale alcuni veletta- nò chef offe di Efculapio-.ma perche quiui allo incontro erano certe graffe pietre di colore,come difabbia,& che rendeuano odore fìmtle à quello de i corpi humani,fu creduto più vniuerfalmente-, che foffe di ejjo Vrome- theo , & che quelle pietre foffero refiate della medefima materia , Onde egli formò quel primo huomo , da cui venne pofeia tutta (a generatone humana;La qualcofapuò beni(fimoflare,che Trometheo babbi fatto il Prcuidéza primo huomo , fé per lui intendiamo,come intefe Tlatone, la fuprema prouiden7^a;dalla quale non folamente gli huomini,ma tutte le altre co fé del mondo furono da principio create , & fatte* Et perciò fa quefla adorata da gli antichi come 1)ea,laquale à guifa di ottima madre di fa- miglia gouernafie l' uniuerfo,& era la fua imagine di donna attempata in habito di graue matrona.Vedefi poi quanto piacere piglia/fero gli an Nido. fichi delle flatoe dal gran numero di quelle: perche fcriue Tlinio, che in Modone ne furono più di tre mila; ne punto manco in ^thenejn 'Delfo C£ in altri luochi della Grecia. Et non furono i Rimani in quefìo manco amhitiofi de i Greci , perciothe bebbero tante flatoe , che fu detto efiere in I{pma vn' altro popolo di pietra: Et faceuano gli antichi le conferue , non delle flatoe folamente, ma delle pitture anebora , raccogliendone quante ne poteuano hauere fatte da pittori, &j cultori eccellenti, & ne adornauano le cafe nonfolo nella Città,ma fuori ancora in villa, fi che fu, giudicato hauere troppo del lafciuo, & non conuemr alla feuera vita de' %omani-,onde Marco ^grippa ne fece vna bella oratione, volendo 'B per- io ImaginideiDe* Marco A* perfuadere,che fi mettefìero in publico tutte lejìatoe,& tàuole,che &*• ^riPa ' nano per ornamento delle priuate cafe.Sr farebbe, dice Vlinio, fiato me- glio affaiycbe mandarle come in bando alle ville. V arrone fcriue,che mot m ti andauam a' poderi di Lucullo Jolamentepsr vedere le belle pitture 7 &fculture,cbc ci vi haueua,iAlle quali facevano luoghi a pojìa, come " neferiue k 'itruuio,dkendo,che hanno da ejj'er grandi, & fpatiofi. Ojfer- uarono poi gli antichi di fare lejìatoe in modojche poteuano ad ogni lor piacere Iettarne via le tejte , & mettercene delle altre . \Onde parlando Snetonio . Suetonio della vanagloria di Caligola dice, che parendo àcojìui di effe- re andato fopra la grandc^Ta di tutti gli altri Trincipi»e 'Kèìcominciiì ad vfurparjigli diurni honori , & comandò , che à tutti i Jlmutacri de i T>ei , che per religione , & per arte erano rifguardeuoli , come quelli d\ Gioue Olimpio, ,& altri, foffero leuate le tejle,& vi fi mette fie ìa fua. Et lapùdio . Lampridio medesimamente ferme , che Commodo Imptradcre lem il ca- po del Colojjò, ch'era di Is^erone , 0 vipofe ilfuo . Oltre di ciò erano te Statoe ha- Jtttoe in publko hauute in > ifpetto tale di chiunque ei fofiero, che come uutaingrà coja religiofa erano guardate , & non era lecito leuarle, né offenderle in niperto . modo alcuno , come dice Qcerone parlando contra Vene , & ne adduce Veffempio di quelli di [{odo, li quali benché hauefiero hauuto crudeliffi- ma guerra con Mitridate, & perciò l'odiajfero come grauiffimo nimico, nondimeno non mojjero mai}nè toccarono pure lajua Jìatoa, eh' era appo loro invno de' più degni luochi della Città . / Et lejìatoe de i Tr inopi haueuano questo priuiìegio,ch' 'era ficuro ogrivno, chefuggiua à quelle, né poteua ejjer tratto indi a for^a . CMa ciò non va Ife però al figliuolo di Marcantonio: perche x^Augufio, eome fi vede appreso di Suetonio, lo fece trarre dalla ilatoa di Cefare, alla quale egli era fuggito per fua falue^a,& comandò, che fof se vecifo. Et furono fatte ve/tite talhora , A T C ! ^ talhora nude, & ne fecero anco di tutte dorate, & Icilio Cjlabrione brione - fH H primo, come fcriu e Liuio,che in Italia facefse fiatoa dorata, laqua- Alefsadro, le eipofe alTadre Glabrione. {^d!leJsandro Ufrodifeo fcriue, ebeanti- Afrodifeo. camente furono JpeJJo fatte le slatoe de i 'Dei, & de i 3^ nude, per m & folenni infame con teteui yo! quelle de i 'Dei quejìeflatoc de ì ^Principi , & degli altri huomini iiiu- ta ' siri, Iettandole della. pia-jga, otte fi aliano tutte,da queUa di Scipione in fu ori, che era Iettata del Campidoglio^comefcriue appiano; perche vi- Appiano» uendo egli hauevia già dato ad intendere al mondo , che ogni fua opera* tione veniua da conftgtio dimmi, & come che volgarmente fi diman- da par- landoaDei domefiici chiamati Lari , dice parole , cbequejio fuonam in noflra lingua^. 2$è vergogna vi prenda , fe-ben fete^ Fatti di ficco tronco : perche tali Fotte puf anco ne i felici tempi *ZV poueri nofiri aui , quando furo La fede, lapktade, elagiuHitia Meglio ojferuate affai , c'hoggi non fono. E fur con grata pmertà adorati Ts^ele pouerecafei 'Dei di legno. EtTropertiofà dire in queHomodoa Vertunno della fuaflatoa\ Fatto fen^a arte fui d'vn feccotronco9 Et come pouerello Dio di legno " frangiai tempo del buon J^uma fletti "Sfe la città, che mi fa fempre grata, ^elle Ifole feoperte gl'anni paffatida Spagnoli > che bora fi addi- mandano il Mondo TSJouo,percbe4gli antichi furono incognite, fi è tro- uato che quei popoli,adorauano alcuni f doli fatti qual di creta , qual di v] . • legno,& qual dipietra+Et Tlinio fcriue ,che benché tifare delle ftatoe fofìe inftaliacofamo^mwtica,come fipuò conoferedal'Hercole , che Euandro. fu confecratofino da Ettaedro nel foro'Boar io, qualfoleuanovefiire con ornamenti trionfali fempre ne'tempì de' trionfi, non furono però dati a i * 'Dei, né dternpu' loro ftmulacri di altro 3 che dilegno, prima che fojfe da'Ro- De gli Antichi. 15 da' Rimani foggìogat a V^fia'.fialla quale paffarotto in Italia leprecio- fe flatoeypercbe non fi contentò fempre la Gì aia del legno folo per far- ne glifuoi Dei , ma gli fece anco a,oro>& dì altri diuerfi metalli^ per mostrar fi più fplendidaJ& magnifica verfo quelli, dice Taufania > che ella fece fpeffo venire l'auoriofino d'Jndia, & da gli Ethiopi per farne loro dette fiatoe : & che di ferro anebora ne fa fitta qualcb'vna , come l'Hercole ebe combatte l'Hidra apprejfo de i Focefij ma che quefiofù cosi difficile,cbe poche ne erano fatte delle fiatoe difrro . Onde in Terga- mo città dell'infila andauano molti a vedere , tome cvfe marauigliofe, due teflc di ferro confecrate a "Bacco, l'vnadi Lione ,1' 'altra di Cinghia- le . Coridone cantando con Tir fi apprefjo di Vergilio promette a "Dia- na farla tutta dipolito marmo; & quini Seruioauertìfce, cbefoleuano Serui0# f pi fio gli antichi fare il capo folamente , & il petto di marmo alle fia- toe . Oltre di ciò fecero quafifempre alcuni Ilei vili , e plebei , come Triapo , & altri a luifimili , che flauanopcr lo più ne i campi , & atto fcopcrtOydi legno folamente ,di terrai di altra fintile materia vile ; & gli altri più nobili > come ì Dei del Cielo , di materia più degna . ( 7^è Dei in fi- furono tutti i Dei de gli antichi fatti informa humanafempre , mafo~ roitu»di? itente alla firn ìlitudine di diuerfi animali,^ di buomo,& di beslia in- "ea]^an fteme giunti anco talbora 5 onde fé , come ferine Seneca, & lo riferifee Santo K^tgoftìnojoffcro Hativìuì , nella forma > che erano fatti loroj fimulacri , fare bbono fiati non come "Numi adoratila fuggiti comemo firi . Et in Egitto pia che in altro paefe furono quefti mofiruofi fimu- lacri , come fi vedrà in molte imagini, atte quali darò principio dalla Eternità : per che fé bene non erano tutti i Dei de gli antichi eterni , & immort alberano però tenuti tali i più degni ; & perciò fu creduto,che la Eternità gli accompagnaffe femprelbtnche il "Boccaccio oue racconta R h (genealogia de i Dei , dica, che la diedero gli antichi per compagna ciQ. aTfemorgogone folamente , quale ei mette,che f offe il primo di tutti i 1)ei, & che babìtafìe nel me 70 della terra tutto pallido , e circondato difcurijfima nebbia , coperto di certa humiditd tanuginofa, come fono apunto quelle cofe > cheflanno in luoco bumido . Ma io non ho trouato ancora mai , ne vi Ho fautore antico , che parli dì coftui . Terò dico, chela Eternità iìaua fempre con quelli Dei , che erano creduti ìm- Etermta* mortati ; laqnale chi ella fofse dimofira affai bene col nome folo , che viene a dire cofa , che in sé contiene tutte le età , & tutti i fecoli > sì chefpatio alcuno di tempo non la può r-Afurare : benché fi pofia dire a certQ modOfcbe ella fa parimente tempo } ma che non ha mai fine . Et perciò . i6 Imagini de i Dei fnmegi" percfò TrimegìfloJ Titagorici,& Tintone, che era il tempo la imagint della Eternità , perche queflo in fefiefsoft riuolue , & pare che non fé Perpetui- ne veggia mai il fine. Ma quefla fi può dire più toflo perpetuità, perche^ tà. ancbora che non habbia maifine,non possiede però interamente tutta in vn mede fimo punto queslafua vita infinita , che è proprio della E- oeuo" ternità , fecondo TSoetio ; ìlqualedicc , che , fé bene par uè alia- tone che il mondo non babbi hauuto principio , né fia per hauere mai fine fi ingannano però quelli , liquali feguitando quefla opinione lo chiamano coeterno à Dio} pere he a dare ilfuo proprio nome alle co/eyhan no da dire-lenendo anco la opinione di Tlaione, che 'Dìo è Eternoy& il mondo perpetuo, Defcriue dunque Boetiola Eternità,chefia vnpofkffo prefentaneo di tutti i tempi,& quefla è propria di DIO, perche à lui ndpafsa,nè viene il tempo, come à tutte le cofecreate\anchora che qual- che vnafofse per non hauere maifine.Ma non la cerchiamo per Ima tan to à minuto,come forfè non la cercarono gli antichi, quando difiero eter- ni li fitoi Dei, y olendo perciò intendere , chefofsero immortali , & per non hauere mai fine , & che la Eternità fojse quefla infinità di tempo . Claudia— Onde Claudiana, rhe largamente la deferiue nelle laudi di Stilicone,fà no' che vnfer pente circonda ì'antrotoue ella flà, in modo che fi caccia la co- da in bocca, che Viene a moflrare l'effetto del tempo , ìlquale in feflcfso ■ fi v<* girando fempre, hauendone tolto l'efsempio da quelli di Egitto, li- deU'anno 1ua^ moflYatimo l'anno parimente col Jerpente , che fi mordeua fa coda , perche fono i tempi giunti infume così , che il fine ddpafsa- to è quaft principio di quel che ha da venire . Vedefi la Eternità in v~ Medaglia na medaglia di Fauflina fatta in quefla guifa. Sta vna donna veflita da matrona in pie con vna palla nella deflra mano%(3 hàfopra'l capo vn largo velo di(ìefo,che la cuopre dall'vno homero all'altro. Ma vediamo tutto ti difegno , che ne fa Claudiano , da me ritratto in noflra lingua à queflo moda; fn parte sì da noi \unge,e fetreta. > Ch'alcun mortai vefligio non v'appare i Qua l'humana mente il gir fi vieta , 7s[è vi ponnoanco i 'Dei forfè arriuare , Vna fpelonca giace d'anni lieta > LMadre d'infiniti anni,e\d'età pare , Laqaal con modot[ch'vnqua non vien meno % Manda , e richiama i tempi all' ampio feno . Quefla na De gH Antichi* 17 j^Hcjla col fleJSuo/o corpG unge Vn ferpe pien di verdeggienti fquame^ Qua! iìò , che trotta avidamente siringe Come che Omorar ci tutto brame, E la coda fi caccia in gofo , e finge ZJok r mangiarla con auida fame. Vattene in giro » e con l'vfate tempre » oJ partì , cheto ritorna fempre, ne la fpeloncaimmenfa "" yn vecchio , c'bd di bianca neueafperfo il mento , e'I crine flà , fcriue 3 edifpenfa Le ferme leggi date a l'vmuerfo. E mentre cb'a difporre il tutto penfa (pn l 'animo al bell'ordine conuerfo , Certi numeri parte tra leflelle» Onde nappaion poi fi vaghe e belle» Con ordine immutabile preferme *A ciafcuna quando habbia a gir' > 0 Hare9 'Da che quanto tra noi fi more , 0 viue » Uà vita, e morte-, poi torna à guardare» E riueder come al fuo feorfo arriue Marte , qual , bench'aueT^o à cambiare 'Per via certa , e a poco à poco Tutti ijecreti appaion dì quel loco, Quìuì i fecoli fono di dìuerft LMet atti fatti in variati ajpetti, E pare ciafcbedun di lor tener fi rJS{el feggio fuo con fuoi compagni eletti, Queflo è di ferro , onde fouente ferfì 1 mortali fra lor danni , e difpetti} 0 *Di rame quello , al cui gommo è slato il mondo tutto vn poco men turbato . Vno ve riè d'argento , che rijplende In bel feggio eleuato d' 'ognintorno; Ma di rado tra noi mortai difcende %A far di s\ bel lume il mondo adorno . Quello , che più de gli altri in alto afcende E d'oro , e d'oro fon quei , ch'egli ha intorno, Tutti pieni di fede , e- di prudenza , Di bontà t di giujiitia , di clcmenT^cLj, E fon gli anni beati , ch'à mortali dì Febo , della natura , & dellì quattro fecolt, che figmficano da "Dìo venir il tutto y (gjr da quello il tutto eftr compre/o , (jfr U reuolutìom delle co fi fiumane-, . C z U so Tmàgìni de i Dei **P??f*°" td defcrìttìoney& il difegno di quello antroj $elorica,cbe la foglia* tro dell'io mo dire,cimos~lraì come l'cfpone il 'Boccaccio .che la Eternità va [opra a ternità . tuttl l tempiy& perciò ella è di lunge, & incognita non fohmer.te à mor tali{ma quafi ancora à T>ei celesH}cioè à quelle beate a?iime}cbe fono sj\ ne i Cieli. Et dal gran few manda à lafpelonca i tempis& quefìi richia- ma purgamo al medefimo ; perche in lei hanno battuto già principio) & riuolgendofiin [e sleffi paiono vfeire da quella,^ ritornare anco alla me defima.Et faffi quefto tacitamente^ perche non ce ne auuedendo noi paffx il tempo,co?ne di naJcoslo.Lstflla portarne sia la 7*{atura, vanno potan- do molte anime intorno, per eh e feendono ne i corpi mortalità" onde vfeen- dojioi vanno in grembo alla Eteraitàjlche tuttofi fa per opra della 7^a tura,& perciò ellaftà quivi alla porta . fi Vecchio che parte per numero le ftelle forfè è Dio,non perche ci fia veccbiojcbe in lui non fi può direbbe fia termine alcuno di età>wa fórche fogliono pirlare cosigli buomimsche chiamano di molta età quelli et iandioyche non potino morire \ilquale dati do ordine al movimento delle lielle dislingue i tempi. UWa forfè -che più proprio farebbe direbbe il vecchio fofie il FafoypeT- che quello s'inchina à Febo , che fi potrebbe torre per *I)ioìquandofi preferita allafpelonca.^dltro non dice poi il/Boccacìo de i Secoli , che fono quiui, come che fia co fa facile ad o- gn'vno-.et io parimente non ne diròpiùy per venire alla imagine di Satur no, perche lo toìfirogìì antichi pel tempo, & del tempo, bahhuam ... già cominciato à dire ragionando della Eterni- ttt. La quale non ardifeogià didefiderare è quejìa mia faticarla pregobuiie> chi lo può fare, e he veglia darle vita per qualche tea pò. Svi* D# °\i Amichi* ai j SATVRNO Il primo fu Saturno , efo ^//fe/ò Dall'alto Ciel fuggendo il figlio (jione, Itàfor^a priuato de? fuoi regni , Venne à mostrar* àgli buomini , cb'allbora Carne le fene andavano di] per fi 'Ter gli alti monti , /'/ modo di raccorfi infieme , e £ Ubidire à certe leggi . Ut il paefe ,.oue à principio ei flette Latente, fu perciò chiamato Latio . Sotto l governò di co/ini fi dice Che fa il felice fecolo dei oro ; Così reggetta ei giustamente ifìtoi Topoli dando lor ripofo , e pace , In qttefio modo canta Vergilio di Saturno , mettendo la hiflorìa con le yn.aiyl0. fattole , conciona che quella reciti che Saturno andò in Italia f cacciato di Grecia dal figliuolo , & quesle babbino finto poi , che egli era prima Si- gnore del Cielo , & che Gioue ne lofeacciò , & lo fece feendere al baffo ; perche la (jrecia è più verfo l'Oriente^ perdo pia alta della Italia tcbe tende verfo l Occidente. T^tiratofi adunque Saturno in Italia-fu da pia- rlo 1{è di quel paefe>oue poi fu meffa I{oma>cbefe ne vincita confuoi po- poli quella ro'^a vitande più antichi mortali , tolto à parte del regno , perche egli moftrò la coltiuatione dei campi y& il fare gii denari di me- ta'doyche prima erano di cuoioXtfà perciò fatta sa quefii poi daltvno de lati vna naue,perche Saturno mitigando andò in Italia , e dall'altro vna, tefìa con due fatele chetale era la imagine di Giano>come vederemopoì, 'Edificarono quesli dueKè communemente terre , tStcafielli vicini \ che Hai loro nome li chiamarono^ cerne Saturnia da Saturno, & Cunicolo d& Cu,.o.Oni. tanto fi. firmato Saturno da quelle geni', che infante col 7^ù lóro cominciarono annerirlo come Dio , perche erano all' bora slim*- ti Dei quelli , liqualì fapeuano trottare , & la infegnaitano > qualche *; ;: che fjf. vtile dia r:ta Inumana 5 & quejia di coltiuare il terreno, 4? fai lo con arte pia fecondo , che non è difua natura , è Vtltiffimo ; & però Saturno ne mei ito gli fiacri honori , &fk chiamato Snrjdio drillo ' fiercorare i empi , ette dare loro il ktame}onde divengono poi più f érti- sterculio* li.Ver 2» Imagini de i Bd ImAgine ai Sdamo o del tempo Hiuoyatòre eie firn figlino li > cioè del tutto con/km atore > eccettuai Gtoue, Giunone y £N£ttuno>ffi Plutone , hit e fi per ti quat- tro elementi Fuoco 9 oArU , *Aqu o i latini molte ragioni tutte confacentifi al tempora non -( già al proposto noftro . Et i Greci parimente lo chiamarono Cronache ^ gatut. viene à dire temp0y& quello ^hefvmifica il nome fu moftrato nella ima n0 . gine di quejìo Dio ; perche le fecero quali fempre di buomo vecchio , mal Viftito , fen^a nulla in capo, con vna falce nell'vna mano , & nell'altra hattetia certa cofa auiltippata in vn panno , quale pareua cacciarfi in go- la y come che la volejfe diuoràre y e quattro piccoli fanciullini gli erano quiui apprefio . Quelle cofe fono interpretate in quefìo modo : lltem-Efp°fai°- pò è vecchio e malvestito perche ò fempre e flato , onero cominciò «rf"f Sa" ejfere infiemc con il mondo , cioè quando fattala fepavatione del Cbaos gli elementi furono diflinti , & fu dato principio alla generatane delle cofe , cominciando allbora il Cielo ad aggirar fui intorno , dal mouimento delquale cominciarono parimente gli huomini di mifurareil tempo : & quindi fu , che le fauole apprejfo de i Greci difiero Saturno ejjere -lato figliuolo di Vrano,cbe fignifica Cielo . Fu detto anco Saturno , Vitìfato- ve,quafi cultor delle viti perche dìcono,che effendo paffato nell'Jtalia.co- me s èd< tto y faccettato da' Latini y ne bebbe della figlia divnod\ffi Enotria nominata,alcunì figliuoli >trà quali vieri connumerato Cjiano- a tbi egli infegnò il modo di piantar^ coltiuar la vitCy& di fare il vino; ilche hauendo cjfi operato , & guadagnatone perciò il nome di inuento- reyiuenne che vn giorno alcuniy'i quali fr fé baueano beuuto più di quel- hycbe loro fi conueniua,fi addormentarono, sfecero vn longhìffimofon- tiOydal quale poifuegliati ?j accorti fi che qw (lo era accaduto per, il beuu- to vinOyeredendo che foffe qualche coja venenataylapida^ono , & occifero CianOyCome inuentor di quello, per ilche quattro figliuole di lui rimafle , per doglia con vna fune legataft al collo fi Iettarono la vita-.mà da Satur- no furono pofle nel Cielo in loco di Stelle, & à noi fi dimoflrano poco auan ti il tempo della vendemia . Effendo pofeia vn tempo i ~Roma niaggra- uati dipeìtilentia , £? bauendo perciò confi! tato l'oracolo dì '^polirne , bebbero in rifpofla, che bifognaua placar prima l'ira di Saturno riceuuta per la morti: di (jianofuofiglmoh , da che mojji i l\pmani gli edificar ona va 34 t Imagìni de I Dei vn temph [iti tMonhs ì*èrpeiot & vipo/cro Giano con quattro fante ; è dal vumero delle figliuole, òdalle quattro (iagionì dell'anno. Soleuanogll Hìlroria antichi porre su la cima del Tempio di Saturno vn Tritone con la buc- inando co dna alla bocca , &fcpelir iui [otterrà la coda di quello, volendo con ciò annuo . tnoflrare , come dice UWacrobio , che da Saturno cominciò la hifloria ci farfipalefe,& ad effer conofcutta,percbe fen^a duhio , innanzi che [offe- • ro di stinti è tempi,ella non patena efiere fé non muta, ££ incognita, il che figniftcc.ua il nafconder la coda. Fu Saturno vestito così vilmente,pcrek: in quel principio del mondo non cercauano le perfine pompe nelle refi:, ma fi contcntauano di effere coperte. 0 che quefie moilrauano di effer & tutte logore per confarfi meglio alla vecchietta di lui , ilquale baueua i! capo nudo^perche in que primi tempi, quando egli fu creduto governa- te tutto , & che correità la età dell'oro , la verità fu aperta , & mani- fefia a tuiù,non nafeo Zia , come fu dapoifotto tante menzogne , & tanti inganni, Et per que fio ancora gli antichi facrificanano a Saturno a ca- po [coperto, (5 [t lo copriuam in [acrìficando a gli altri 'Dei . (Jftioftra la falce in mano di Saturno > che'l tempo mitte,e taglia tutte le co[e_a . Et quello , che ci fi mette alla bocca pei d'inorarlo, che le cofe tutte nate in Fauola fa tempo fono anco dal tempo dinotate , [opra dì che fin] ero gli antichi Saturno, vna così fatta fattola.-» . Temendo Saturno di effere [cacciato del re- gno da vn [ho figliuolo , come iFati gli haueuano predetto , tornando adOpe , laquale fu anco detta '~Rhe a , [uà moglie , che ogni volta , che partorirla , gli pre[entaf[e [abito quello, che haueffe fatto , perche non voleua in modo che fofse^che fi alleuajse alcun figlio ma[chio,[e bene do- uejse egli slefsodiuorarfegli tutti, TartoriOpe la primavolta Gioite, & Giunone interne, ma prefentb Giunone fola al marito,fapendo che^per efser [emina non le farebbe male,& nafeofe Gioue:di che efsendofi accor- to Saturno cominciò à gridar per bauerto,- laonde Ope gli pre[entò certa pietra auuolutain vn panno,diccndo quello effere il figliuolo ,che egli do- mandaua * Et egli , fen %a guardare altr intente chef offe , [e la cacciò in gola,e diuoroffela-.ma la rigittò poi,come faceua anco de i figliuoli , po- feia che gli haueuadìuorati,cheglirigittaua . Onde fi legge appreffo dì Pietra di- Taufiinia , che in Del[o nel tempio di ^Apollo era vna pietra non molto uorara da grande guardata con grandiffimo rispetto , perche diceuano quelle genti% Saturno . c}je era [a pietra,qual fu diuorata da Saturno in vece di Gioue, & ogr.i dì, ma più lefesle vi fpar gettano su de l'oglio , poi le auuolgcuanno at- torno lana non lauata . Et i Bimani la credettero effere quella , che nel Campidoglio non volle cedere a Gioite , & fu adorata pel Dio Termino, Fu [eruato parimente Vetturino dalla madre confimìle inganno >cbcfinfe di Degli Antichi. 15 4$ fìauere partorita v« pìccolo cauaUino^ &lo diede à dinotare al marito, €ome dicenano quelli di arcadia, & Taufania hrife/ìfee. "Plutone me- paitfanj3 f defimammte fi faluòpev efser mtoadvn parto infierite conia, favella glauca, lattale fu fola prefentata al padre, che da quc'sìi in fuori dìuorà tutti gli altri figUnol^rigittandoli puf anco dapQÌ,come he detta. Ma al- cuni altri fliquali anco pare a mecche meglio dechurino la cagione del di- fiorare i figliuoli, dicono, Che ejfendo Titano fratello di Saturno di mag* gior età di lui,& volendo perciò regnare, Saturno a per (uafion della ma- dre ,($ delle f or elle non gli voi fé altrimenti acconfemire , an^i che egli (i fece I{è. 'Da quefio ejfendo per nafeere difeordia tràeffifrateìii,fi acque- tarono finalmente con queHa conditìonc ; che doueffe Saturno continuar nel Regno , ma che douefsefav morire tutti i figliuoli > che gli nafcefsero _ .mafcoli,acciò che fofse ficuro Tifano, che finalmente il %egm douefse ri- cader in Iuì,q nefuoi figliuoli.Èfsequìpervn tempo Saturno la cenditio- r,e,Cfper quefio vien dettosche egli dhwafìe ifiglÌHoli;ma effendoli na- ti Gioue^ Giunone in vnparto,feguf di loro,&di T^ettunopoi, 0 cose anco di Tlutone quanto fi diffe difopra : laqual cofa intefa da Titano af- faltò sì d*improuifo il fratello di Saturno,chelòfece conia moglie prigio* ne,& così li tenne fino a tantoché da (jioue fuperatOjfurono quelli f dol- ci) & liberati . Lequali co fé vogliono mojirare , come cominciai a dire di {opra , che le cofe tutte prodotte dal tempo fono anco dal tempo confuma- te , ilqualele fa poi etiandiorinafeere , da gli elementi in fuori, che fona i quattro figliuoli , Gioue, giunone {Plutone ,e Vettuno,cioè fuoco, aria , terra, & acqua,liquali non p affarono per la vorace gola,perche quejli du- rano fempre. Fingenano quelli di Safìonia , volendo deferiuer Satur- no , vn vecchioyche flaua ritto fopra ad vn pefee > <& teneuavn va/o, & Vna ruota ; UWa che cofa volejfe ftgnificare è flato femprefecreto, & perciò io ne anco qui lo dichiaro, LMartiano deferiuendo Saturno lo fa ima£,{ne che porge con la de/Ira mano vnferpente, quale fi morde la coda, mo- di Satur- firando in quefla guifa t che per lui s 'intende il tempo : £? dice, che ei vd no. conpafio lento,e tardo\& ha il capo coperto di vn velo, che verdeggia , le chiome,^ la barba fono tutte canute , & benché eglifta così vecchio , pare nondimeno potere anco ritornare fanciullo, fiche fi può dire ef~ Efpofitio* fere il rinouamento , che fa il tempo di anno in anno : & perciò il velo ne . "perde fopra la bianca chioma moslra il principio dell'anno , quando nel- la primauera tutta la terra verdeggia , kquale nell'inuerno poi fi cuopre di bianchiffima neue>& così toflo fipaffa dall'vna flagione dì altra, che paiono effere giunti infieme. La tardità del paffo fi può riferire al tardo riuolgimento^he fa lafpera di Saturno,laquale delle fet- a tede *$ ImaginldciDel Imagìne dì Satumo^del tempo^f del anno jhefìgni- fica, li trtfii e ffet tinche vengono da quejìo pianeta, & la renouatìone dell'anno conia fredezga, e tardità del pianeta di Saturno . Imagìne di Saturno^bejignifica ìltepo prefente^af- Jato^ffi allenire ^et la mala natura di tal pianeta, et /ita frcdez^a^J il tempo tutto confumare & diflrugger e. De gli Antichi. ^ V? te de ì Pianeti è la maggiore , perche è (op>a a 'atte k altre*, & però piò delle altre che è in trenta annutarda à compir? il fuo gito. Et perche da, qaefio pianeta vengono tri/i i effetti, per lo più-, h fecero vecchio, meslo, fordiio; & col capo aucìtc,pigì&,&.lchto: pereffer , a nature fu a fredda, fecca , e tutta meinmconia , come fi può federe appreffo di chi ferine di qaefie cofe. Onde il vndefimo xJWartiano, quando nelle no%%é di CMer- Martjan0o curh,e di Filologia fa,che ella afecnde di Cielo in Cielo .dice che giunta a quello di Saturno treno h:ì,cbe quiuife ne fiaua in luoco freddo jutta ag- ghiacciato, & coperto dì Orina , & dineue, & che haueua per adorna* ?;; e :to del expo talbofa vn ferpente,talhora vn capo di Leone, & talho- ra di Cinghiale/^ ? mo&raua i terrìbili denti. Le quali tre t e fie potrebbe- no forfè meflrare gli effetti dei tempofJcbe non affermO,perche non lo tro- fie fritto da pintore deg-zo di fede.LPiia dirò benebbe a ciò fi confa affai * quella imagine fignìficatrke de i tre tempi, paffuto, prefente, &auenire, che haueua parimente tre capì di Leone ,di Cane-, & ài Lupo , poslada quelli dì Egitto con il firnulacro di Serapide loro 'Dio principale, laquale difegtiarò poi al luoco fuo . Ora vediamo quello che fi legge apprefìo di Eufebio de gli effetti del tempo moftrati con la imagine di Saturno. Egli Eiifebio; ferine , che né mi reftando altro difegno da fare di Saturno , dirò di Giano fuo compagno ; perche , come diffigià , le bi- gione vogliono , che ambi regnafiero vn tempo infieme in Italia , Giano & t^Macrobio fcriuiti che Giano fu il primo , che quiui cominciale à chiamato' ydr ^acri xempij in honor de iDei t & cheordinafieilmododifa- crSj! * mficarc d quelli < Onde egli fu poi parimente come Pio adorato , C£ come De gli Antichi. < 29 iomeàritYOUatoredeifacrifrcijvfauanoqueJia cirimonia , che non fa- crificauano mai gli antichi 'Romani à qual fi voglia Dioiche non cbiamaffero lui prima-» . E fu fatto queslo ancora , perche credette ro che Ciano Beffe del continuo a le forte del Cielo /di modo che non foteuano i preghi de' mortali poffare a gli altri Dei , s'egli non da- uà loro la entratiti . Etforje btjognaua.cbe gli defk anco mano 3 & Preghiere aiutafje à caminare , perche le preghiere , che Homero le fa femi- come iac- ne , fono T^ppe , fecondo che il medefimo le deferiut-». Là ondeauuie- te. ns che quando fi vuole pregare fi piegha le ginocchia > imperoche con animo dubbìofofi va a pregare , non fapendo di ottenere quello > perche fi prega . iLdnno poi la faccia mejìa > & gli occhi fiotti > percioche pare , che non ftpofia guardare drittamente > né con alle- gro vifo quelli , che già fi fono offefi , quando con preghi fi diman- ^or[e da loro perdono. Le porte del Cielo fono due , l'vna dell'Oriente , ieo' per la quale entra il Sole , quando viene à dare la luce al mondo : V al- tra dell'Occidente , per la quale egli efee quando dà luocoalla notte . Chi dunque intende il Sole per Giano, come fa LMacrobio , lo di-^P^nc ce banerela guardia delle porte del Cielo perche , l'entrare ,& vfeir- l ne a lui è libero. Et per que fio lo fecero con due f accie , mofìrandoy che non bà bifogno il Sole di riuolgerfi indietro per vedere l'vna , & V altra parte del mondo . Et gli pò fero in mano vna verga > & vna chiane 5 accioebe per quella fi conofeefie , che il Sole gouerna , & tempra il mondo , & per quefta , che ei l'apre quando viene il dì ad il- luminarlo , & lo chiude quando partendo lafcia , che la notte l'adom- bri . Haueua anco dodici altari fono à i piedi , che fignificauano dodici colonie 5 che egli pofe 3 ò fecondo alcuni , che forfè è più yero ; i dodici mefi dell'anno . *Da quefìo venne anco che Ciano fu credu- to vn medefimo T^ume con Tortuno , il quale era filmato vn 'Dio p guardiano , & cufiode delle porte : & perciò così metteuano gli anti- chi in mano à coftui vna chiaue , come à (jiano . Da cui venne vn'altro 7<{ume de i Cardini fi gangherile vog li amo dirli , delle porte, fmpero- che racconta Ouidio , che innamorato Cjiano di vna 7{mfa detta Cra- c ne , tanto fece , che raccolfegli amorofi frutti, & in ncompenfa le donò , che ella f offe f opra à i ganghier i delle porte , & ne bauejjè lo intero do- minio , sìehefiaprijjero , & Jerrafierfi come pìacefie à lei . Et ledo- no anco vna verga difpinc bianco detta la verga Cianale , con la qua- le cacciauan fi le Streghe da quelle e afe , oue erano i piccioli bambi- ni in culla . Et fu quejta \infa chiamata dapoi la 'Dm Carna , mero Cardinea ; il cui potere oltre d gangheri fi etttndcua (melma Jj-JJ^ " fopra 3° m ImnginidciDei [opra il cuorejl fegato,& le altre interiora dell' buomo ■. Et era coflumt- appreffo de' Romani di mangiar a C deride di giugno in bonore di quefla, ¥)eay lardo di porco, ò perche pcnfafìero , che col fattore di leigiouafie d confermare l' intorno fano^ ò perche voleuavo in quel modo rinouare la me- Ouidio movì/l ^e^a pMfimonia di que' buoni antichì,cbe fi contentauano di [em- piici viuande,come dice Omdio..A cofiei trono benebbe fu fatto vn Tem pio fui Monte Celio in 7$pma da quel Bmto,che fi finfe pa^Oyfin che gli venne la occafione di [cacciare l'empio Pj Tarquinìo,come che per lei gli fojfe fuccejjo felicemente il diffimulare quello , ch'egli baueua in cuore ; ma che ne fia flato fatto fimulacro,& quale cifo[ìe,non ho trouato ambo ca.Terò ho raccontato tutte quefle eofe di lei,accioche chi voleffe pigliar fi Dio Forcu minorità di farne vnojmbbi di che comporlo. Rebbero anco il Dio Forcu- *?-. . . lo,a cui erano raccomandate leporte,che voltandofifopra de i gangheri fi tino H"a aPYGno7& faranotd(tte da' Latini Forcs: & Limammo 'Dio del limita-' S. A^ofti- *'e, ò figlia, che uogliamo dir e,dellaporta.Onde Santo t^stfgoftino beffan- do . àofi di loro dice, che vn portinaio folo buomofà tutto quello, che es[t fanno fare à tre Dei infame, quali fono la Dea Cardinea,Forculo3& Limantino. Ora ritorno à Giano^che è il Sole, ilquale non folamcnte apre la mattina^ & chiude la fera il dì , come diffi , ma fa il medefimo di tutto l'anno an- ebora-, per che l'apre quando di primauera fa , che la terra comincia à pro- durre herbe , & fiori, & tutta allegra dilata l 'ampio feno, & ferralo poi d'inuerno allbora,che ella priuata di ogni fuo ornamento in fé fleff'afi ri- Siringe, & flaffenz coperta di neue,& dighìaccio.UWofìrano anchora le ■p accie di duefaccie di (jiano il tempo,cbe tuttauia viene :<& perciò Cvna è gioita Giano che ne,& è quello,cbe già è paffato,& l'altra è di maggiore età, & barbuta. lignifica- per- the veggono di lontano , & fanno conojeere le cofe prima che fiano ; & l'hanno parimente di dietro , perche tengono a mente le paffute , sì che tutto veggono . Et queflo fa così moftrato de i ^Principi 5 perche , come dice Tlatarco , cfji fono appreffo de ì mortali le v'uie imaginì de i Dei. Ut come adorammo gli antichi Etmani ^Anteuorta , e Vojtuorta compa- ima^inivi gne della Divinità , quella perche Japeua l'auenire , queHa ilpaffa- ne de i Dei to, intendendo perciò > che la Diurna fapìen^a sa tutto[: così nella i~ Anteuor- rnagine di Giano con le due facete mojlr arano la prudenza del Bj , cui ca' oituor non deue efiere occulta alcuna di quelle cofe , che fanno di bifogno al buon gouerno de i popoli . Ranno anebora detto alcuni , che fa creduta da gli antichi Giano effre fiato il Cbaos , che fu quella confusone di tutte le cofe , innanzi che foffe fatto il mondo , &cbe perciò ha quella faccia barbuta , horrida , & feura , & ha t altra gioitane , bel- la , & allegra , che mosìra la bellezza venuta dalla dislintione delle cofe , & dal mirabile ordine dato dall' vniuerfo , & che perciò fu adora- to come Dìo dei principi] , à cui foffero confecrati i cominciamenti delle cofe . Otta ferrando gli occhi dtl capo , & aprendo quelli deli' intelletto confideriamo va poco la ìmagine di (jiano con le due [accie nell'anima Facce di bimana , ben però più. breuemente, che [a poffibile , ma inmodo anco, Giano net che lopoffa intendere ognvno . L'anima nofira, fecondo la opinione di l'anima . ^Platonici , fubito che dalle mani ài Dio è vfeìta , per certo fuo natu- I>làtonicl' vale mouimento,a lui fi riuolge , quafi figliuola amoreuolc , che pure de- fideri di riuedere il padre . Ss queflo defidcrio così è proprio,^ natura- le à lei , come alla fiamma di afeenderefempre , tirandola la natura fu a verfo là, donde viene il nafeimento, (3 il principio fuo t & perche il fuo- co in terra è accefo per virtù dei corpi fupcriori, la fiamma , quanto può , tende fempre verfo quelli : così l'anima , che fi fente creata da Dio , aiuifi riuolge , C lo defidera . Ma quefio defiderio , ò lume , che lo vogliamo d'ire 5 in lei mn dura fempre di vn mediftwo modo , perche quanto più fi vnifee con lei , tanto diventa meno rijplendcnte , & così fi [a eguale a [e medejima , onde non vede più fé non [e (iefjat Sì ~':'V ìmagìnì dei Dei <& le cofe dì qua già , né più riguarda "Dio , né le cofe diurne . tjfyfa da quelle non fi allontana però in modiche pia non le pojfa vedere : an?J quel primo de ftderio, che apparite in lei,Òfi nafeofe poìyfe glìfiprefenta qualche poco di lume diurno , fi fcuopre fubito,& con queHo ritorna alla Anima ha conftderatione dtlle cofe del CieloXanima dunque ha doì lumi,Cvno na- due lumi, turale fuo proprio,^ nato con lei, or con queHo vede sèftejfa , & ceno» fee le cofe del mondo; l'altro diuino, & infufo dalla bontà di Dio,con la, feorta del quale ella fi inatta al Qelo , i£f quiui contempla le cofe diuine . Quefti doi lumi fi conofeono nelle due f accie di Gianoùl diurno nella gio- itane, & nella vecchia, & barbuta il naturale . Verche le cofe prodotte qui dalla natura fi mutano,& inuecchiano, & la conftderatione loro fat- ta col jolo lume naturale ha detfofco, & dell' ofeuro , pero l'anima le ve» de, & mira con la faccia barbuta . E con l'altra poi , che è gioitane > & polita,? anima noflra feorta dal Diurno lume tutto chiaro, & rifplenden te vi a rimirare l'eterno T> io delle anime beate,& gliceleHi giri,le qua li cofe non fi mutano mai)& f emano fempre la belle^a della lorogioui ney^a.Votrebbonft dire delle altre cofe affai dell' anima,tìrandola a qua- tta imagine dalle due f accie; ma perche hanno vn poco troppo dello feu- tOyle lafcio per hora,& miriferbo a ragionarne in altro luoco, fé forfè mi verrà fatto mai di mettere injìeme certa fauola dell'anima , che già ho raccolta in più peig} . Fecero anco gli antichi la imagine di Cjiano con quattro faccìe\perche ne fu già trouata vna così fatta slatua in certo tuo go della Tofcana. Et mojlraua quefla molto benebbe chi lafecejtolfe (jia no per Canno, ilquale ha quattro facete , perche quattro fono lefiagioni, che egli fanno mutare vifo,& afpettO',cÌPrimaueraiEflate,xAuturtno,& fnuerno. Lequali dipinfero parimente gli antichi non vi fu & b abiti di* Ouidio . uerft,come le difegna breuemente Ouidio, quando deferiue ilfeggio rega- le di FebOfdicendo die vi era*m Coronata dì fior la Trimauera s La nuda Efià cinta di /piche il crine* Vx^Autunno tinto ipìè d'vua fpremuta » E l'fauerno agghiacciato, borrido , e trifto* Sonoanchora le slagioni dell'anno mojlrate alle volte in quefto modo* UWefteftVenere per la Vrimauera,Cerere per la Efiate, per l'autunno Tacco, e per l' Inuerno talhora folcano, che flà a Ila fucina ardente, & talhora i venti con Eolo Bj loro , perche quesii fanno le tempesle, che nel? Inuemo fono più frequenti , ebene gli altri tempi . Furono anco de gli Antichi. 33 Tempio di G?a?2orDio della pace ,& della guerra qual ilaua ferrato in tempo di pace 3 & aperto nella, guerra, intefoperd Qelo qual agirandof caufa > opta tojlo inclina > bora alla pace bora alla guerra—- . 34 ImaginedeiDei anco pojll [otto i piedi ài Giano dodici altari , per lì quali erano ìnteft t dodici me fi dell'annovero i dodici fegni del Zodiaco trafeorfì dal Sole in Tempiodi tutto l'anno.Et in 'Roma fu vn tempio di cosluiycbe haueua quattro por- G iano . tey & quattro colonne Josleneuano il volto difopra, in ciafeheduna delle quali erano nicchi con figure rapprefentatrici de i mecche fi partono neU Pamlcio k quattro Stagioni dell'anno. Et due porte folamente bebbe da principio Cltifìo. il fuo tempio , quando fu fatto da Isluma , dinanzi del quale egli Vonedtl-fiauaaffifoin bel feggio regale , & era chiamato qui Tatulcio . & la gu erra . clufwtda due voci Latine , che fignificauano l'vna aprir e J,' 'altra ferra re , perche l'imo , 0- l'altro era creduto venire dalla fua mano, come ho già àetto,& chiamauanfi quesle le porte della guerra^eUe quali Ve* Virgilio ■- gii io così fcriffe \ te porte delaguerrasche chiamate fisi fur da gli antichi,fono due 9 E per religione ye per ri/petto 'Del fero Marte già rfacre , e tremende j le quali cento duri e grofji ferri Tengon ferrate con mirabil for'zg ; E dinanzi vi sia ? come cuftodeT Giano che con due f accie ambe le guarda, le Jenauanno fubito. fiche fu ordi- nato da %wMà'j&. ejfeniatopoifempre con certa legge ,come ferine Tifi tarco. Onde fu detto bauerela pace K & la guerra in fua mano , come Ouidio * Gnidio fa dire a lui medefmio.quando gli domanda la ragione delle fa fefle3penbe il fuo sempio aperto moHraua quefla, & ferrato quella. Dì che molte fono le ragionila per bora dichiamo quefta follmente , che „. ciano da molti fa creduto ({[ere il Cielo (come anco vuole Mano Tullio) il quale aggirandofi intorno è caufa de i congiungimenti de gli afpettij$ ielle altre pofttioni delle ftelle^onde fimo mainati à mdte delle opera* tionk Degli Antichi. 35 tionì > che facciamo , & perciò fi dice fruente > che molte mutano- ni delle cofe bumane vengono dal Cielo j fra le quali fi può metterei* pace , & la guerra. Et quefio fu forfè il miflerio appreffo de i Bimani di aprire , & ferrare il tempio di Giano. Del quale fi legge ancora 9 che furono alcune jìatue in certo luoco della Città , oue fi tróuauana di ordinario gli v furai a fare le fue facende , perche egli' 9 che era credutoti Dio de i principivi , era ancoUimato il padrone delle fa» lende y che fono i primi dì de i mefi , onde ei fa chiamato et latt- àio Giunone , perche quefle erano parimente confecrate a giunone, & a Calende foleuano glivfurairifcuotere le loroyfure. Oltre di ciò erano anco chiamati (jiani quelli arthi , che nelle pompe dei trionfi erano drizzati per la fitta a) quattro faccie , alla filmili- tudine del tempo, ch'io diffi dalle quat- tro porte . 0»- de Suetonio parlando della fuperhìa & va- Suetonfa naglorìa di 'Dominano dìce;che e- gli drifgò per la Città molti Giani con gli ornarne^ ti trionfali. 9 Z i*/fp*UQ 35 Imagini de i Del Imagine del Sole ò Febo, & di Gioueappo gli AfliriJ re nuti per una medeflma cofa , inteii da loro per l'anima del mondo, & il loro potere efiercongiontoinfiem e . Imagini d'Apollo &: de gli animali, & uccelli à lai facra- ti, che lignificano gli effetti del Sole, &: Apollo efler ftato Dio dell'indouinare, &. ha legratie in mano che lignifica- no il giouamento,che dal Sole habbiamo, & la utilità che ànoiperuiene. De gli Antichi. 37 APOLLO. FEBO IL SOLE. E BjCHE furono diuerfe le opinioni apprefjo de gli Dei degli antichi del principio delle cofe, tanto di che , come da antichi^» chi fìfliro fiate create , ò fatte ; i Voeti i quali furono me intro-' i primi, come dice ^rifiotele , che fcriuejfero deiL° t " 'Beìr finfero diuerfe fattole diquesli , facendo credere alla fciocm gente , che foffero.molti , con ciò fofie che chiamando 'Dei li primi facitori delle cofe ,&le principali materie di quelle,cfpnmeJTero i varij 'pareri delle dìuerfe fette . Et in quefio modo fanale ggiando- feeeraDei gli Elementi, le Stelle, il Sole ,&la Luna . Onde furono pojcia loro datitempij->altan & fìmulacri quafi in ogni luo- co ,fe non apprefjo di alcuni de gli\Affirij , comejcriue Luciano > li quali Luciano ; dicevano yche ben fi doueafare de i fìmulacri à quelli Dei, che non erano veduti in altro modo, ma non già al Sole , ne alla Luna, perche fi vedono ogni dì : & fé eff? sleffi ci fi mofìrano ogni volta , che leuiamo gli occhi alQelo (diceua quella gente) a' che farne altre fiatue ì T^ondimeno Macrohio riferifee >che in certa altra parte dell' A fìria,oue fu creduto il Macrobì© Sole , & (fioue , che mofira l'anima del mondo 9 tfferevna medefima cofa , era vn fimulacro dorato fen\a barba y ilquale fìando il braccio alto teneua nella desìra manovna sferra in guifa di auriga,& portaua nella finislra il fulmine , & alcune fpìehe > le quali cofe moftrauano il potere del Sole,& di Cjioue effere infieme giunto . Et perche pare, che di tutti i corpi celesli il Sole k abbia maggior for^a nelle cofe create , {$ in quelle moìlripiu manifefi amente de gli altri effetti fuoi, hanno vo~ luto alcuni , che per tutti gli altri cDei fempre s'intenda di lui fola- mente ^fecondo che diuerfamente ei mofira le fue virtù. Et perciò in dì- v.erfi modi ne f cero fiatile gli antichi , & fu chiamato con diuerfi nomi non foto dalle diuerfi nationi per la diuerfitd delle lingue , ma da quelli • Onchora, che erano di vna medefma gente ,come fi dirà di alcuni fecondo che verrà in propofito, difegnando lafua imagine . f Greci lo nomarono k_A pollo talhora , che vien detto da , at particola pnuatìua , che fignificafen^a,& pollo che vuol dire molti tfiendo d'egli è folo: & ta- lhora lo nominarono Febo , che tanto tra loro vuol dire , quanto luce, (2 ulta,, 3 & ImaginideiDèi &*B accor- rne che a quefli due picche à gli altri,fia-iocco dì efiere giovani fempr e » Tibullo . onde Tibullo difie , Che "Bacco folo , e Febo eternamente , Gioitavi fono , & hanno il capo ornato lAmbi di bella chioma rijpkndente. Dìonifìo Da che prefe il Tiranno di SiracufaDionìfio occaftone di coprire con Tirati no . fefieuole motto gli fuoi facrìlegi , quando dalla slatua d'oro di Efctdaph ne leuò la bai ha, dicendo che panna cofa troppo di fdiceuole y che il pa- dre fojjè ferina barba , & il figlinolo fhauefìe così lunga . Terchefì leg- Apollo sz gè, eh e E [cui apio nacque di k^À "pollo , cui fanno vna bella chioma bion- pre gioua- da , sì che pai cdoro/s questa montagli rifplendenti raggi del Sole. La ne * cui giouine\^a ci dà ad intendere schel a virtàfua, & quel cahre, che dà vita alle cofe create , èfempre il medeftmo , ne inuecchia mai, sì che di- uenga debole . Il che pare ejfere proprio di tuffigli altri Dei anebora y Kebe. che non inuecchino mai; onde Homero dijfe , che Bebé , (amale voce appreflo de i Greci viene a dir e fior e della etày&fignifica la-prima lanu- gine^che mettono i giouani,minifiraua il vinoso nettare che foffe,& da- uà bere à tutti gli altri Dei, fi come Ganimede à Giouefolo . Terloche Dea della quella fu la Dea della giouentà,adorata parimente dagli antichi , & lai giouentu - facevano i Romani nel Tempio , chea lei fu dedicato nel Circo Majfimd da Caio Licinio , votato fedici anni prima da Marco Liuio il dì , che rup- pe l'efferato di ^A\drubale,come fcriue Liuio, informa di belliffimagio- uinc,con vefli di diuerfi colori, & con ghirlande dì bei fiori incapo , po- co differente dalla Dea Tomona, Ma che fojfe fatta da Greci nonfit- prei dire : perche Taufaniafcriue , che nel tempo dedicatole nel paefe di Corinto in certo bofehetto di cipreffi non hebbe quefta Dea ftatua al- cuna, che fi mofirafie , & marno che fleffe occulta,pcr certa ragione mi- fi eriofa , r la quale egli non ha pero voluto dire , né io l'ho faputa troua- r e ferina da altri- . 7{ondimcno l'ador aitano quelle genti , & lo faceua- no grandi honori , & il maggiore era , che chifuggiua colà humilmcnte fupplicando la Dea , era liberato per rifpetto di lei da ogni caftigo , ££ lira ìmz- pena t cke hauefìe meritauaper qualfi voglia graue peccato , & quelli , d °no A" rteiefimd° cattiuiy & co' ferri all'i piedi , fi liberauano,fokuano portare pc ì ceppi De gli Antichi. 39 Tmagine ffi tempio di Hehe Dea della gtouentù^ ($f pincernade gli *T> et > figliuola di Giunone few^a 'Pa- dre , con njno che gli appende i <~voti 3 e t ceppi di fua libertà^ e fendo il fio tempio franchici* de colpeuolì nella Grecia^ . 4*3 Imagini de 1 Dei i ceppi quitti, & gli appìccauano à gli alberi preffo al Tempio, llaiteux poi ^Apollo in mano vna lìraptr mo/irare lafoauijfimo armonia:cbe fan- fio i Cieli, mouendofi con quella proporzione, che più fi confà a ciafchedu- no di loro, la quale viene dal Sole , perche qucfio {landò nel me^o di quel- li\come riferisce CMacrobio,& fu opinione de' Platonici, à tutti dà leg- ge^} che vanno lofio /J tardi, fecondo che da lui hanno pia, ò manco vi* gore . Et perche ogni Cielo ha la fua (JMufa fecondo i medefimi Pla- tonici , chiamata anco alle volte da loro Sirena, pecche foauìffimam en- te canta ( che fi riferifee al dolce fuono degli Orbi Cele/li , li quali fono Apollo ca noue , quante apunto fono le 'JMufef fu detto ; che {.apollo è capo-,& j>o delle guida diqueHe , &ècon lorofempre ffi come dice Taufania , che fu nel Jvlufe. tempio a loro comwmemente dedicato ,cio?. ad (^Apollo , & alle (Jfyfu- fé. Le quali da principio non furono nominate più di tre, & con nomi tali' nella Greca lingua , che nella noflra fignificauano LMeditatio- ne , Memoria , (3 Cannone* Ma 7Jierio di Macedonia > da cui hebbe no- me va monte di quel pae fé, ordinò poi ,, come Taufania ferine , cbefojfcrs Jvluis °ua" noue le Muje, & diede loro i nomi , che hanno ritenuto pofeiafempre. Et furono anco da quel monte cognominate tutte infieme Tier ideasi come da diuerfi altri loro confecrati hebbero dìuerfi altri cognomi . furono det- te figliuole dì Gioue,& della M emoria ;& propri Islumìdè Tocti,& del- la CMuftca : perche chi ha buono intelletto , i$ gran memoria facilmen- te diuenta dotto in quello à che applica l'animo , & facendone fpeffo di . . belle, & vaghi cpofitioniè detto bauerefauoreuoli le Muje, fatte dagli All^M Antichi giottani difacciai& molto belle,vesìite a guifa di Vaghe 2S(is- fe# ■ fé, con diuer fi slr omenti in mano, fecondo le diuerfe inuentioni , che Virgilio, dauano a ciafeheduna di loro , come fi legge bauere fatto Virgilio , ilquale in certi fuoi ve; fi fa , che la bisìoria jìa di Clio, di Melpomene la Tragedia,^ la Comedia di T balia, -ad Euterpe ààgliflromenti da fiato , a Therpficore la cetra, &ad Erato la lira , fa che da Calliope vengono i componimenti beroici^a i^d filologìa daVrania,& daTolinnia lal\e- Corone urica-, & dice allaftne,che tutta la virtù loro viene da ^Apollo , & che delle M-u-flando Febo in me?o di loro,abbvaccia tutto. Furono cofi nominate le Mu- fe,& fono dì tanto numero anco, percioche noue proprietà a punto.deuono effere in citfeuno, che defidera peruenire alla perfetta cognizione di alcu- 7iafcientia ; la prima, che è detta Clio fignifica Gloria , come che per la Cjloriafi induca principalmente l'buomo a dar opera alle fcìentìe ; la fe- conda che è Euterpe vuol dire Grazia di DIO, il cuifauore bifogna a chi vuole perfettamente imparare ; la ter^a che è Melpomene , s'inter- preta dilettatìom'ipcrcìocheje lafcientia non dilettale , mal fi affatiche- rebbe De gli Antichi. _ 41 febbe alcuno per acqu:fiarla;la quarta che è Tbalìa , lignifica capacità , effendo bìfogno a colui che vuol imparare,effer capace , & intelligente de quello che leggera quinta,che è Volinnia, tanto è , quanto moti a memo- ria , ejfndo la memoria vna delle cofe principalmente nectfjarie pet Ì 'imparare ; lafefta che è Erato vuol dire inuentione di cofefimili , per* che colui che impara, bi fogna che babbi difccrfo di ritrouar ancor egli co- fé nnonefimili ; la fé tt ima , che è Therpftcore,fignificagiudiciofo , per- che l'bnomo dotto deue bauer buon giudicio ne II' elegger le co fé buone, & *eggittar le cattiue ,• la otuua che è Vrania , tanto è quanto cofa ce- tejie, perche con l'è leggerla miglior parte (come s'è detto) fi vienad acqui/lare il nome dicelesle , & dittino ; la nonana penna piantata sa la cima della te(la,& credefi, che foffe delle Sire- ne . Et per mojlraregli antichi, die le arti liberali, & le fidente tutte [ì vanno dietro Vvna aU'altra,&fono come annodate infteme,dipingeuano le Mufe ritrouatrici di quelle,come diffi,che tenend&ftper mano l'vna con l'altra,menauano bella dan^a ingiroy& ^Apollo, che ò le guidaua,effen~ Apollo p- do egli quel iumefuperioreyilquale iUufiral'bumano intelletto, ouero che n^mc Stana loro nel me^o. Et è dato il luoco di me^o ad Apollo nonfolameute quiui,ma neWanchora, & perche egli diffonde per tutto la virtù fuajonde fu chiamato cuore del Cielo:& per moftrare,cffegli haueua potere quiui, & in terra anchora,& fino in inferno . Gli amichigli pofero in mano la tir a, intendendo per quefta la ce lejie armonia, lo feudo à lato,che rappre- fentaua il noflro hemifpero fatto in circolo , & rotondo comclofcudo;& gli diedero gli Jiraliji quali,perche penetrano con granfor^a, quando fo- no fcojfi dall'arco , mostrano , che ifuoir aggi penetrano con lafua virtù fino nelle vi f cere della terra ,oueèla pia baffa parte del mondo , che per- ciò è chiamata inferno . Tutto queslo riferifce Seruio togliendolo da. certo libro di Vorfirio, chiamato Sole . Cd Lcuni dicono , che fi chia- ma apollo Dio d'Inferno, & che gli furono fotte la faette in manQ^ F perche 4* Imagini de i Dei perche Ipeflo nuocono gradem^nte a mortali i troppo vebenteti ardori del Sole .facendo pefle,& altre infermità;ma perche cigimapoì anco iltem peratofuo calore ,ei teneua le fratte nella defira mano, come fi dirà nella ìmaginedi quelle, & l'arco,& gli Jlrali nella fini str a squafi che afciugan do le humidità,che forgona dalla terra ai continuo,egii renda l* aria pur-* guta, & fan* . 'Da the prefero octafione i Toeti di fingerebbe isfpollo Vhhone. hattejfe vuifo confuoi Jlrali il gran fer pente Tithone , nato della terra •veciio dd.fi:b:to the furono affate le acque del diluvio : perche Tithone altro non Apollo . vml dire f c}?é putredine, la quale fruente nafte dalla terra per la troppa humìdità , & farebbe di grandmimi mali ,fe non foffe confumata da i ca Idi raggi del Sole, che fono glia cutijìrali di apollo. La quale cofafu moslrata parimente da chi a principio confecrò il Lupo a quefto'DÌQ : lupo per perche come^ il Lupo rapifce,& diuor ai greggi, così il Sole con fuoi rag- che dato gi tira asèy& confuma le humide efalation i della Terra . Et perciò fu ad &V°^° detto ancbora,cbe il Sole, la Luna, e tutte le altre Stelle fi pafeono, &no~ le di' c/ie fi ^fcono dette humiditàyths il mare, C la terra manda loro3 tome ferine xìoànsc.Q—^^arcoTulliorif erendo la opinione di Oleate Filofofo , quando dijputa no. della natura de i Deì.Et quefto medefimo vuole intendere Romero,quan- do finge ,che Cjìoue con gli altri Dei,cioè il Sole con le altre Stelle, fia an- dato dall'Oceano a conuito. & mutata pofeia in qmfla beslia, temendo non forfè Giunone lofapefte, & perciò tr ouatala le fece qualche male,così Lupascome era,partorì *A poi- lupo di lo.Ouero perche fi legge,che vn Lupofcoperfe il furto fatto delle cofe fa- Apollo . ere di quel tempio in queslo modo, che vetife il ladro trouatolo addormen tato, & dapoi andò tante volte vr landò, & gridando, che moffe alcuni a Seguitarlo , & ei gli condujfe, oue haueua vijìo riporre le cofe rubate , & per quejìo fu fatto il Lupo di metallo , C dedicato quiuiad ^ApoHo nel fuo tempio,così racconta Taufania : ilquale rendendo anco la ragione del Apollo Li tempio dedicato in ^Argo ad ^Apollo cognominato quìuì Liceo , che viene a dir e in nojlra lingua Lupino,dice,che Danao andato in JL rgofà à con- te fa con Gelanore del principato della Città , & efiendo la caufa dinanzi del popolo, ciaftheduno diffe così bene lefue ragioni, che reflarono fijpcfì i giudici , & fu rimefia la cofa al dì feguente,nel quale di buon mattina fu vìjlo vn Lupo afìalire vngrojfo armento ii buoi,& di vacche, che pa- jceuano intorno alle mura,& che auuentdtofi alTorrocapo ddCarmen- to,l'vccife.TJa che prefero gli jlrgiui argomento delgiudicio, che dou§- uam De gli Antichi $? < nano farc,vaffimìgUando *Danao al Lupo; perche come quella beUia non è punto domeslica,così egli venuto di fuori non baueuafinalibora bautta ta domestichezza alcuna, con gli jirgiui : & al Toro Gelanore , perche tra fiato in quel paefe fempre. Et perciò hauendo il Lupo ama^ato il . Toro , fu giudicato Danao fuperiore,& gli fu dato l'imperio della Città; doue egli,credendo,cbe apollo bauejfe mandato il lupo,gli edificò poi il tempio,cb'io diffì,& cbiamollo Liccoycioè Lupino, come bò anco detto. Et oltre alla flati* a del Dio » che era nel Tempio , di fuori vi fi vedeua vnaì gran bafe>nella quale erano fcolpiti il Toro , C> il Lupo , chepugnauano infieme, & vna verginella , che gettaua pietre cantra il Toro, & diceua- r>o,cbe era Diana. 0 (tre al Lupo bebbe apollo anco il coruot & Marita- no dicejhefu per lo indouinare,dicuì era creduto effere egli U T>io,con- ciofia,cbe il Como di fua natura indouina la pioggia,^ la ferenità, & a noi lapredice con voce bora chiara, & ifpedita,hora roca,C3 interrottalo me fcriffe Virgilio , oue infegna dì conoscere quando babbi da mutar/i il tempo. Et fu creduto il Como indouinare ancora altre cofe affai,& predir- ^. ,~ le parimente con diuerfe voci-.onde gli antichi l'ofteruarono grandemente Apollo . negli augurij. Vero marauiglia non è,che foffe dato ad apollo, di cui le fauole lo fecero anco minislro,& 'femidoi eccome racconta Ouidio,ilquale Ouidio. dice par intente, che apollo fuggito con gli altri 7)ei in Egitto per ajjicu rarft dalle mani di quel gran Tifone , che gli perfeguitaua tutti , fi mutò quiui in Como. Con queflo hanno pojìo anco il Cigno per motivare , come dicono alcuni,che il Sole fa il dì fimile alla bianchezza del C ignoran- do viene a noi* spartendo da noi fa parimente la notte negra, come è il Como. Et hanno voluto alcuni,cbe non foffe altro vccellopiù confacente- fi ad apollo del Cigno , si per la candidezza fua, che può rapprefentare -. laluce del Sole; & si perche canta foau emente , anco perche indouina la Apo"k> morte fua, 2f allhora è,cbe più foauemente cantalo perche fi allegra del- la morte per certo naturale injiinto , ouevo perche quando è per morire, gran copia di fangue gli va al cuore, dalla quale tutto rifcaldato, pare che di dolcezza fi disfaccia^ & per ciò canta cosi dolcemente, filtri han- no detto , che il Cigno piagne,non canta, quando è per morire, perche gli crefeono tanto adentro certe penne, eh 'egli ha nel capo, che gli trafiggono il ceruello, donde & fé ne muore. Taujan iafcriue,che in Grecia riueriua- no il Gallo come vccello di ^4pollo,percbe cantando annuncia la mattina G u i~ ilritornodel^ Sole :& forfè anco indignando Jfeffo gli antichi dalla fua AJóSo/ voce le cofe,ò buone, ò rie che doueuano venire , fecondo che egli cantaua in tempo ò fuori di tempo. Come indignarono i 'Boetij quella nobile vit- toria, che hebbero conira i Lacedemoni} , cantando quafi tutta la notte i BoetJJ' f a ' Galli; 44 . ImaglnldeiDei Calli : perche quello vccello , quando è rimo tace , & fi nafcondey & fimoflra poi tutto lieto , quando è vincitore^, , & cantando publhaU Sparuiere faa vittoria-» • Et Homero fa , che lo Sparuiere gli fta parimente con* di Apollo fecrat o t(3 lo chiama veloce nuncio dì Coprilo s quando fcriue che Te- lemaco ritornato a cafa in ftaca vide vn Sparuiere in aria fquarciare v- va Colomba : onde egli prefe buono augurio dìdouere liberare la cafa fua da gl'innamorati di fua madre . Et in Egitto fitto la imagine del- lo Sparuiere intendeuam fpejfo Ofiri , cioè il Sole, si perche e di acu- tiffimo vedere qutflo vccello , sì anco , perche nel volare è velocissimo. Diodoro. Et lo adorauano gli Egittij , come fcriue 'Diodoro , raccontando delle bc- fiie , che da quelli erano come Dei guardate , oltre alle altre cagioni per quefta anchora , che già ne' primi tempi venendo vno Sparuiere ("^ fi feppe d'onde) portò in Thebe Città dello Egitto ai Sacerdoti vnTi- bro ferino à lettere roffe , nel quale era , come , & con qualriueren^a fi doueua adorare i Dei «. Da che nacque , che gli fcrittori delle facre co- CapeIIoye ^Mjuj portarono poi fempre vn cappello roffo in capo con vna ala di dato* Cm Sparuiere. Scriucndo'Torfirio della aììinew^ade gli antichiydice^che dì- Porfirio. firibuendo quelli di Egitto diuer fi ammalia diuer fi Dei come loro prò- prjj , diedero al Sole lo Sparuiere , lo Scarauaggio , il Montone , & il Qocodilo. Et perciò t come riferifee Eufebio , iTbeologi dello Egitto Naiie del metteuam \a imagine del Sole in vna naue , la quale faceuano portare davn Crocodilo , volendo per la naue mojlrare il moto y che fi fa nello humido alla generatone delle cofe , e per lo Crocodilo l'aqua dolce 5 dal- la quale il Sole leua ogni trijìa qualità , &.la purga co' fuoi temperati lamblia), raggi . Et famblico parlando de ì mijìerij dello Egitto dice , che quando pongono "Dio su la naue , & algouerno di quella , vogliono intendere la prima caufa , che gouerna l'vnìuerfo , & che quefìa dà di /opra 5 fendei punto muouerfi lei^cosìfa , che le feconde caufe , & le altre di mano in mano muouono tutto , come il nocchiero toccando lieuemente il temone Marciano, muoue la naue a fuo piacere^* . UWartiano parimente , quando fa , che Filalogia entra nella sfera del Sole , dice , che ella quiuì vide V- na naue , che da diuer fi voleri gouernata va fecondo , che fono i corfi della natura-» , ella è piena dì viuaciffime fiamme , & por* ta pretiojiffime meni , vi fianno al gouerno fette fratelli , nell'al- bore è dipinto vn lione , & di fuori è vn Crocodilo pure dipìnto , & ha di dentro poi vn fante di dìuìna luce , che per occulte vie fi fparge nel •Scaraua^ w<>w^0 ' Dello Scarauaggio fi legge apprefio di Eufebio , che quelli di gioflima- Egitto ne faceuano vn gran conto , & lo riueriuano molto , credendo- lo affai, lo ejjcre la vera^ viua imagine del Sole $ perche gli Scarauaggi tutti, come De-gli Antichi. V^aue del Sole portata da*vn Cocodrìllo, chefignU fica la prima caufa che gouerna l*vniuerfo doppo iddio effer la forza del Sole cengionta ne Ila generatane delle co fé con tlmmìditì, & lui purgare k trifte qualità di quella-» , 45 ImaginideiDei come ferine Elìano , &lo riferisce anco Suida}fono mafehi, & non hannè [emine fra loro , Onde era comandato quitti agli huominj di guerra,che gli porta/fero in mano del continuo fcolpiti ne gli aneliti per moflrare che aquefli bifognaua bauere animo del tutto virile, & non punto effemi- nato.Hi par ano poi gli Scarauaggi la loro progenie in queUo modo: Spar- gono ilfeme nello fierco,qual rivolgono pofeia co piedi, & ne fanno pal- lottole, che vanno aggirando tuttavia per ventiotto dì , sì che rifcaldate quanto fa loro di bifogno pigliano animo, & ne nafcOno nuoui Scarauag- gi', & perciò fità&fimili al Sole,perche egli parimente fparge fopra la ter- ra la virtàfeminale,&lefi volge intorno di continuo,^ gìrandofi intor- no al Cielo fa , che la Luna fi rinoua ogni me fé in quanto tempo lo Scara- faggio rìnuoua Ufua prole . Et perche oltre a gli ammali confecrarono Lauro di anco gli inimichi arborì%& piante a gli lDeiyfu dato il lauro ad Jl 'poi- Apollo . i^&alìe ne faepiano ghirlande, ò per lafauola , che fi racconta di Daf- ne da luiamatay& mutata in quefìo arbore a è perche fu credute il Lauro battere non so che di dittino in sé, &cbe per ciò bruciandolo facci Jìrepi- to moslrandolecofea venire , delle quali faceuanogiudicio gli antichi, che douefìerofuccedère felicemente, fé il Lauro bruciando faceua gran ru- more,\3 al 'contrario, fé non faceua firepito alcuno . Credeva anco quaU ch'vno degli antichi,che chi fi legafìe hfoglie del Lauro al capo, quando va a dormire , vedeffe infogno la verità di quello che defideraua fapere . Oltre di ciò pare hauerejl Lauroinsè qualche virtù occulta di fuoco 5 perche ilfuo legno fregato con quello de la hedera fa fuoco, come fifa per- cotendo la pietra vina con l'acciaio, & none chi meglio raprefenti il So- ie del fucco.Ver che dunque il Lauro fu così proprio di apollo, ne furono pofeia coronati i Toeti d lui tanto raccomandati,^ gli Imperadori pari- mente lo portauano, forfè perche dicono^che quefio arbore non è tocco mai Tiberio dalla faetta del Cielo, Onde legge fi di Tiberio Jmperadore, che ei fi cinge Impera- m h^q di Lauro fempre che vdiua tonar e,per afftcurarfi dal fulmine* Et à Colende di Gennaio dauano i Ternani à nuoui magifirati alcune fo- glie di Lauro-, come che per quelle haueffero da conferuarfifani tutto l*an- nOjperchefù creduto il Lauro giouare affai allafanita , della quale hebbe Apollo pa pur'anco cura {apollo , an^i la medicina nacque da lui y come vedremo . dre della ne^ imagint $ Efcula-pìo,conciofia t che la temperie dettarla con ferua- ' trice de* corpi Immani venghi dal Sole. Del qualfi legge, che innan^ial- l'vfo delle lettere quelli di Egitto lo notauano in quefio modo : Faceuano vnofeettro regale, & vi metteuano vn "occhio in cima onde lo cbiamaro- _ , . , . no anchora alle volte occhio di Cjioue, come ch'ei vedeffe Vvniuerfo , & lo Gioue . gouernaffe confomma giuflitia, perche lo [cerno moslra ilgouerno , Et Uomero De gU Antichi Imagìne cttdpoUo o del Sole Jignìficante lui ejfer *Dìo de Ila prudenza y & del potere , 0 che t/momofà- uio debbia, afcoltare & operar affai , ma parlar pocho 9 è conjìgmfica ancor Ali Sole cioè Dio tutto fentìre<$f, *vederc~> . 4$ Imaginì de i Dei Vede tut- Hmm dìcefpeffo del Sole,che vede ;& 'ode ogni cofa.Onde appreflb fla- to il Sole . cedemonifà vna slatua di xApollo con quattro orecchie,^ con altre tan- Aj «olio co te mani>& dicono alcuni ,che lo fecero tale, perche fu vitto già vna vol- quattro o- fa in quella forma combattere per loro.tJM.af or fesche voleuanomoHra-> recane . fe -m ta[ man'iera \a pruden egli fa cofi dire da Tettano . Tocircondaua d'altere belle mura La gran Città di Troia , e la fca tate ,» Ch'afona humana inejpugnabil fojje ',- Quando tUyVebo^à guifa di paHore , Cjuardaui a la campagna i vaghi armenti ,• Et il bue era la più grata vittima sche fi dejfe ad \A pollo 3onde iCari< slij , & certi altri popoli della ^recia gliene dedicarono vno tutto di Paufania . (Jwetallo . & raccoglierne ifrutti'yChe il bue mofiraua que Plutarco . fio fouente , Onde Tlutauo jeriuendoyche Tbefeofece mettere il bue su, Bue per la gli denari delfuo fempOyne rende alcune ragioni,frà le quali è quejìayChe "natio egli volle in quel modo ricordare a fuoi popoliy& eccitarli a coltiuare la terra. In Egitto adorarono vn bue in vece di Ofiriyper cuiintefero il Sole, perfuadendofi-) che ei fojje apparfo loro in tale forma , da poi che Tifone fuo fratello l'hebbe vccijOyinmdiofo degli honoriy che gli faceuano quelli genti ^adorandolo come T)ìo per le btlleyegwueuoli artiche haucua ma- " ftrate loro;& lo chiamarono Ksipìy che vuole apunto dire bue in lingua loro . Ulta alcuni hanno detto? che fu adorato il bue da gli Egittu, per- che Ofiri cosi ordinò con Ifide fua moglie , parendogli che quella beiiia lo meritafieper l'vtile grandeyche ne tranno i mortali alla coltiuatione del- la terra. 7<(è fi contentauano della effigie folamente , mavokuano, che la befiia fofie viua , alla quale non dauano però vita , fé non per alcuni pochi anni , & pafiati queslì lafommergeuano in certo loco , sì che vi moriua. cDi che faceua il popolo poi vn corrotto il maggiore del mondo,piangendOy & firacciandofi le vejlis& i capelli; né fi teneua giù- ftitia > fina che nefojfe trouata vn altra, perche tutti ì buoi > o vitelli Herodoto. (che vitello lo chiama Hcrodoto) non erano buoni per e fiere il Dio L^fpì, BuefoJéne ma bifognaua , che que fio fofie nato di vacca , la quale non hautfje più, fatto, & la fingeuanoefjerjì impregnata di certo jfclendore , che le fojfe ve- De gli Antichi. $i venuto fopra; che ci [offe tutto negro , baueffe vna macchia bianca., & quadra in fronte, & sul doffo certo fegno di ^Aquila : baueffe su la Un- gna}o nel pelato vn fegno negro, che era forfè come vn fcarauaggio , & alla coda ipeli doppi. Trouata dunque quesla lorbesliagli Egitii tut- ti fi rallegrauano , & ne faceuanograndiffima fetta, &ladauanoa guardare a li Sacerdoti con molta riueren^a , & con tutù quelli honori, che faceuano a'diuini l^umi 5 i quali prima la conduceuano nella città del 7yjlo,oue la nodriuano per quaranta giorni,& dopò la introduceuano in vna nane dorata>& coft laportauano a Mcnfi, dótte come T>io la collo- cauano nel tempio di Vólcano. In quefii giorni folamente era lecito al- le donne di "vederlo, perche ne gli altri tempi era loro vietato . ?)a que- llo poi pigliauano certi refponfi come dall'Oracolo in quetto modo 5 Le pergeuano con mano , ò fieno , ò biada , & fé. ella la pigliaua volentie- ri , &mangiaua , le cofe haueuano da fuccedere felicemente , & doueua .auenire il contrario fé non Vedetta mangiare . Et in Mcnfi Città princi- pale-delio Egitto diceuano, che *Api appariua alle volte, onde per la fua apparinone celebrauano alcuni di di fetta con folenniffima allegrezza . q^Hq, Rè *Dicbe Cambife T^è , non bauendo mai più vitto fintile folennità ,Cfà fdegnatovna volta , che rotto da gli*Ammonij ritornò a LMenfi,& pen fando , che quelle genti fi rallegrafiero del fuo male , perche fapeua, che i'amauano poco , fece vecidere alcuni de i principali , non volendo cre- dere , come effi lo affermauano , che la fetta foffe fatta per l' apparino- ne del Dio loro ^4 pi ; & diceua , chenonpoteua effere, che venìffe T>io alcuno in Sgitto fetida fua faputa. Et perche gli Sacerdoti chiamati perqucfto confermauano quello , che gli altri haueuano detto , comandò loro , che gli facefiero vedere questo ^Dio,& effigli adduffero fubito con c -, ■ .f molta folennità il riuerito bue . *De l quale Cambife fi diede a ridere^» , c ;fe A p. # ty tratta la feimitarra lo [cannò , dicendo a quelli Sacerdoti ,&a gli altri , che haueuano accompagnato la be/lia ; 0 huomini da niente che voifete , adunque fono cosi fatti "Dei di carne , & di fangue ; & che fentano le battiture , & le ferite ? Quefto apunto è Dio degno di voi altri , ma non vi farete pero burlati di meya piacere. £t quello detto com- mandò j che i Sacerdoti fojfero molto ben frullati , Ó foffe amma^j ^atoogn'vno , che per la Città fi trouaffe andare fefleggiando. Et co- si fa finita la fefla , come racconta Herodoto.V arrone fcriue, & lorife- Varrone. rifee Santo ^ìgoflino,che ^ipifu vn Uè di ^Argiui ; il quale andò in E- gitto,&fu così caro a quelle genti, che dopò morte l'adorarcno,& lo ten- nero per fuo T)io principale > chiamandolo Serapi, per innanzi, che gli facefiero tempio alcuno , l'adorarono nell'arca, ouero fepoltura , oue 5 2 h 5 2 Imagini de i Dei lo poferofubito,che fu mortojaquale da loro è detta fori, onctewiètìèniù quefle due voci ìnficme,l'vna dell'arca, l'altra del morto, fu fatto ilnome $orapi,cbe mutata poi la prima lettera fu detto Serapi.Et *Apifolamen te fu detto il bue perche era viuo3& adorato fen^arca, (3 fuori della fé poltura.Et hebbero gli Egitti] in tanta veneratane coflui, che non vole- uano,che fi fapefie,ch'eif offe flato huomo, & era penala vita a chi l'ha- ueffe detto .Onde in tutti ifuoi tempij era ilfimulacro di xArpocrate , per auertire le perfine ,cbe taceffero, né ofajfero dire, che fi fece chiamare tutti gli Sacerdo- ti^ lamentandofi del Dio loro, che eravenuto ad offenderlo , fen^a che egli haueffe penfato mai di fave a lai male alcuno,diffe, che era delibera- to di vendica» fi contragli Crocodili,& per queflo comandò,cbe fi appre- ftaffe di farne vna gran caccia , la quale non fu però fatta poi, perche Cleomene fi contentò di tirare vna graffa fomma di argento, che gli die- dero que' Sacerdoti,acc'wche il Dio loro nonfoffe beffeggiato,^ diflrutto, Arinotele come farebbe slato,fe la caccia fi faceua. Queflo mette ^Ariflotele,fcrì- uendo nella Tohtica di quelli > li quali con numi modi fapeuano trottare denari. Ma ritorniamo ad .Apollo ,il quale per le cofe già dette, & per le f amie, che fi raccontano di lui (come che egli guardaffe già gli arm enti di xAmmeto,& altre fimili) hebbe da gli antichi oltre a molti altri co- .Apollo pa gnomì queflo ancoraché fu detto Taflorc, perche pafee, & dà nutrimen- e* to a tutte le cofe la temperata virtù del Sole/Da che venne forfè la pa"%- ffa fuper flit ione dagli Ethìopi habitanti l'africa di verfo il mare ^ìu- firale.Conciofia che appveffo di coftoro erano certi praticelli quali fi tra uauano qua fi fempre carni arroHite di ogni forte dì animali , & vi an- dana ogni vno a mangiarne a fuo piacere , credendo ( benché, comeferi- teerodoto ue Erodoto , ve le portaffero i magi/irati del paefe la notte con molta diligenza , & fccnte^ja grande) che foffero prodotte quìui dalla, terra così arroHite, & forfè per virtù del Sole, perche ouelluoco era di- Menfa del man^ato la menfi del Sole , molto celebrata da gli antichi . 'Don- de nacque il prouerbio , che fono dimandate menfe del Sole quelle cafe de i ricchi, & potenti , oue i pouer i panno andare a mangiare a lo- ro Degli Antichi. ìì Imagined'Apolline ideila terra apo delti Affirijfigni- ficante li effetti del Sole nella terra 8c in tutte le cofe, con le imagini della natura & della materia onde fono forma- te,& hanno origine le cole, ilferpentein che finifeono di- nota il tortuofo giro del Sole . Imagini di Adad , & d'AdargateDei de gli Aflìrij intefì da loro per il Sole & per la Terra, dinotante che tutto ciò che nafee in terra prouiene dalla uirtù del Sole, & da rag- gi folari. i4 XmaginideiDei. ropiacere. Oltre di dòmo tirano gli A jjn jj il potere , che hàilSoleìn Simulacro 1luft° ìmondo>& gli effettive egli vi fa ,con vn fimulacro di ^Apollo, di A polio. che haueua la barba lunga,& agu^a^con certa cofaful capo fimilead luciano. vna cella . Et [crine Luciano , che alcuni degli ^dfiirij folamenre fece- ro iA pollo con la barbai riprendeuano gli altroché lofaceuanofen^a* qua fi che l'etère tanto giouine mofiri qualche imperfettione, la quale non deue cfi'cre nelle liatuc de i Dei; & perciò bifogna farle informa di km- ino già perfetto) come è chi ha barba . Intorno al petto haueua poi vna corata; con la de/ira mano tcncua vn balìa } mitra in cima vna bre- uè figuretta della littoria , & con lafiniftra porgeuavn fiore ; agli bo- men haueua vn panno con il capodi^JMedufa circondato di Serpenti .; st canto gì ijìauano alcune .jl.quile\ihe pareuanóuolare's& dauantia i pie- dì vna imagine dì fcmina3che dall' vn lato, & dall'altro haueua due al- tre imaginì parimente di f emina , le quali con ftefiuofi giri annodaua vn ftfacrobio gran Serpente . Così deferiue Uìdacrobio quello fimulacro , & cofi fin- tirpreta ancora.La barbatile pende giù per lopztto, [igni fica, che di Cie- £fpoiìtio- iQ Interra f par gè il Soleifuoi raggi; La cefi adorata, che forge in alto moina il celejle fuoco, di the fi i rede s che fia fatto il Sole. L'hajia , & la corata fi f.à per fecondo,che riferifee pur' anco CMacrobio, con la imagine Adad. del loro maggior 1)io}cbe ejjìchiamauano Adad,cuifaceuano efieiefog- Adargate. getta la Dea ^Adargate . +A quelli due diccuano quelle genti , che vb~ bidiuano tutte le cofe,&per quello intedeuanoil Sole, la terra per quefla . Onde il fimulacro di l'altro chiaro , e lucido,& queSlo chiamauano celefie^qucllo tnft rnale-.perche il Sole è det toftare in Cielo quando vàperg'ifi fcgni del Zodiaco,cbe fanno il tem- po della ESlà , \Sfono chiamati fìtpei ieri ,• & lo dicono Jccndere in In- ferno, quando comincia a caminare per gli altri J,u dell' fnuerno , detti- inferiori j £? 'le penne che dauano a qnejìi fimulacn , erano per mo- strare la velocità del Sole ? che Macrobio così l'ejp mé.tegg '.fi amora, IvTacrobiov che fotlo il nome di Ser api iute fero ddSoU m Egitto > benché lo mett f fero pur' anco alle volte per Gioue. Onde faceuano lafua statua iti fu» Serapi. ma di huomo , che purtaua incapo vn ntogg <> qua fi > voleremo- flrare y che intutte le cofebifognavfurc Iaconi ■ . Et 56 Imagini de i Dei Imagme dì $ 'erapi Dìo delti Hgitì] ìntefo da loro per il Sole ($f per il Nilo 9 ($f il Sole andar con ordine $ mtfura ne mai de^ uìarc^ » De gli Antichi. 37 Snida rìferifce , che alcuni differo che egli cm il^lloy H quale con quel ,. . tnoggioyche hmeua in capo,& con certo bilione , che fi achpera a mifu- °lUda' rare %-voleua dire ? chebtfognauache le acque f^ fi fpargefferò concerta tnifnra , per fare fecondo l'Egitto. *A cantò ti cofluifiaua, come ferine. 7tiacrob\oyvna figura con tre capi,cheft vninano in vn corpo foto, intomo al quale era auolto vnferpente in mode,chelo nàfcondeua tutto^ porge- va la tefia fatto la pia delira mano,come che egli {la padrone di tutto il te pò mofirato per gli tre capirlo diffLDelli quali l' uno, quel-di mecche era di Lione ;figniftcaua il tempo prefenteyperche queHoypoJìofrà ilpaf- fato,& quello che dà venire^è infatti,^ ha forza maggiore^ che gli al- tri. L'altro dalla parie defira , di piaceuole caneymoUraua , che il tempo a venirecon nuoue fperanze ci lufingafcmpYe.Et ilterz^-dallafmislradì lupo rapace,volena direbbe il tempo paffuto rapìfee tutte le cofe> &fe le diuora in modo,che di molte non lafcu memoria alcuna.. Hebbe ancora qttesloDio in i^fkffandria Città dello Egitto nel tempio alni dedicata n fimttlacrojatto di tutte le forti metalli3& legni ,così grande,chefien dendo le mani toccata ambi gli lati del tempio , & erauivna picciolo, fineslretta fatta con tale arte , che il Solefempre al primo fuo apparire entrando per quella venuta ad illustrare la faccia del granfimulacro , il €he vedendo il popolo cominciò a crederei direy che il Sole ogni matti- na veni uà a j alutare Sciapi , & baciarlo. Et in Thebe Città parimen- tedell' Egitto snel tempio pure di cosini^ come ferine TUnio)fu vnafìa- Plinio. tua di certo morto dnro/J fofco,come il ferro, che fu creduta Mennone;la quale ogni mattina tocca da'raggi del Sole al fuo primo apparire focena, terto Hridore,& Itene mormorioycome volcfie parlare . Jk me pare che Martiam meglio di cìafcun' altro dipinge il Sole , allhora che CMercu- rìo , & la Virtù vanno a confultare feco fé doueua LMenurio prender moglieyd'oude ma stracche tutte le varietà dJ tempi vengono da lui , fin- gendolo che fede m vn grandetti' alto tribuna'eì& che ha donanti quat- tro vafi coperti inetti quali guarda [coprendone vno jolamcnte alla vol- ta . Qu£jiì erano tutti in ditte* fé forme , & di diuerji metalli fatti. Vno ^afi di Fc- di duri/fimo ferro,dal quale fi vedeuano vfeire viuefiamme,& era cbia- ' moto capo di Volcano. L'altro di lucido argentoy& era pieno di ferenìtà , Capo di & di aere temperato^ lo chiamauano ftjfe di Gioite. Il terzo di liuido Volcano . piombo,^ il fuo nome era Morte di Satw no, pieno di pioggia, di freddo , Ri/° di di brina,& di neue.flquarto,che ad effo Ecbo fiotta più vicino, era fatto Gioue • di Incido vetro , & teneua in sé tutto ilfeme , che l aria fparge [opra la saturno. * terra,& era nominato Toppa di Cjiunone . "Da qttefli vofi,mò daWvno, ,. ino dall' altrot& quando da quesìo}& quando da quello fecondo che glie- Giunone! H ne fa- 55 Imagini de i Dei Imagrne dèi Scie a/ariatore @J produttore di tutti lìtempìyfiagionìy & de tutte le co fé vita ($f morte, ffi de quattro yafi oue fiatinola varietà, de beni & mali nominati capo di Vulcano y rifodiGioue, morte di Sa- turno & poppa di Giunone, da quali prouiene il tutu. Degli Antichi. 59 ne faceua dìbifogno,pigliaua Febo qucllo,ond? baueuano poi vita imor- tali,& talhora anco morte.. Tercbe quandovokua porgere al mondala dolce aura dello [pinta vitale jnettena parte dell'aria temperataci ua- jò di argento con parte dclfeme, che. fimi' Umbiufo nel vafo di vetro. Et quando pc ; in mamma petìe/J mone, vi agg iungeia le ardenti fiamme del vafo di ferro , ò veramente TJjomdo freddo nafcoflonel fofeo piom- bo , Vedali qui mani fellamente, ebe^come altre 'voice ho detto, la diuer- fità de i tempi viene dalla mano del Sole, & efre le quotiti dell'aria pa- rimentefi cangiano per lui , dalle quali nafeono , poi diuerfi accidenti, quando buoni,& quando tri/li fra mortali , & per queflo finfero i Toeti , che apollo vccidcjje i Ciclopiche fono le nebbie } & le altre tri fi e quali- . .. tà dell'aria, & che fojfe padre di Efculapio ,del quale nacque poi Higia, ade j q^ che vuole dire Saniti . Conciofìa che , come fcriue Taufania , di hauere dopi . vditogìà da vno di Fenicia , Efculapio non è altro che l'aria , la quale è Apollo pa purgata dal Sole in modo, che porge lafalute a i manali , come fono ere- £ie, . E" duti di fare etiandio i medici » ò conftruandq i corpi fani , ò rifanando gli ammalati* Et per ciò differo gli antichi) che Efculapio fu il cDio della Efculapio medicina >y & era principalmente. adorato in Epidauro Città della fre- tta , la quale pel tempio di cofluifu molto (limata ( come fcriue Solino ) - ,- perche chi cercaua rimedio a qualche infirmila andaua a dormire in ino' quello/^ intendeua in fogno ciòycbegli bifognauafareper guarirei era quiui ilfimulacro di queflo 'Dio fatto di oro , & di attor io affifo in vn bel feggio, come lo difegna Taufania cheneltvna mano haueua vn baBo- taufania <, ne , & teneua l'altra fui capo di vnfer pente 3 & a piedi gli giaceua vn cane* \ Ditutto quefto par erendere la ragione FefloTompeo quando dice ; Fefto Pó- <2)anno il fervente ad Efculapio, perche egli è animale vigilanti/fimo , Peo- come bifogna , chefia il buon medico ; gli danno il cane, per che fu no- drito fanciullino di latte di cane, &ilbafloneicbeè tutto nodofo ^igni- fica la difficultà della medicina. E ui aggiunge effoFeflo (che non è nel fimulacro polio da Taufania) che gli fecero gli antichi gfjirlan- dedi lauro , perche gioua queflo arborea molte infermità. Fu fatto Efculapio per lo più con barba lunga , come moflra quello , ch'io dijfi di 1)ionifio nel principio di quefla imagine-, ma trouafifen^a anco alle mi- te, come lo mette Tietro appiano nel libro delle anticaglie da lui rac- colte , & ha indofio certa uefte in foggia di camifeia con un'altra neftìc- ciuoladìfoprafuccinta , nella quale tenendone il lembo con la ftniflr a mano pare hauere certi frutti; & con la deflra tiene due Galli, perche il Callo era confecrato a lui, per la uigilan^a , che ha da effere nel buon me- li 2 dico, €0 Ima&ìni de i Du ìnidgint dì Efculapìò*T>ìo della Medicina con lìanì~ tmali a lui/aerati fignificanti la difficoltà della Medi- àna^ t officio del buon ^Medico 3ìntefo ancora pei 'l'a- ria purgata apportatrice difanità. Imagìne dt Efculapìo 'Dio della ^Medicina con lì galli eccelli à lui /aerati yfìgnificanti la <-uìgilawzg ne- €ejfaria alti ZMedici* De gli Antichi. 61 dicOyOnde anco gl'ilo facrìficauano gli antichi . Et per quejìo Socrate ap- preso di Tlatone \quando è per morirei lafcìa nelfno tejtamento vn Gal- lo ad Efculapio , volendo in quel modo mostrare il faggio Fìlofofoycbe Gallo di renàeua alla diurna bontà curatrice di tutti i mali ( intefa per EJcula- Efculapio fio ) & perciò figlia della diuina prouìden^a ( moflrata per *Apollo,dal- la quale l'haueuapur anco hauuta ) la luce del dì , della quale il (jallo è jiuncio , cioè il lume della prej "ente vita . Et i Thliasij ancora nelpaefe di Corinto l hebbcrofen^a barba : & apprejjo de i Sicionij parimente era tale, come ferine pur' anco Taufanh, fatto tutto d'oro , & di auorio , che teneua nella de/ira mano vnofctttro, & nell'altra vna Tigna 3 che è il frutto del Tino. Et diceuano quelle genti di bauerlo battuto inquefla guifa che lo portò loro da Epidaurofopra vn carro tirato da due muli una, donna detta J^icagora ; non però fatto come era lafua ftatua , ma mutato in Serpente > comel'hebbero i Romani anebora , quando per Serpere dì rimediare aduna graue pefiilen^a ( fecondo che ri ferìfee Valerio Cfrtaf- Efculapio fimo ) mandarono medefimamente in Spìdauroatorre Efculapio per l' a-< uifo de i libri Sibillini : perocché bebbero una grande ,e bella bifeia ado ■ rata quiui pel 1s(ume di Efculapio , la quale ufeita del tempio , fé ne an- Efculapio dò tre dì per la città 4 piacere con grande ,& religiofa marauiglìa dì comepor- ogriunOy& entrata poi nella naue dei rRomanii& pofìafi nelpìùbono- ratoaRo- rato luoco,ritorta ìv bei giri , con fomma quiete fi lafciò portare a %o- ma* mafiue entrata nel tempio , che è nella ifola , che fu dedicata ad Efcula- f io , /// adorata fecondo il rito , che portarono i Bimani infteme col Ser- pente da Epidauro . Sì che a ragione era con il fimulacro dì Efculapio fempre il Serpente. Fu fatto anco tal bora auolto intorno albafìone , che ei teneua in mano ; diche fi può raccogliere molte ragioni da F ilo- p;]0ftratoi ftratOyda Iginoyda Eufcbio,da Tlinio,da Macrobìoyeda altri , delle qua- laico. li non dirò io però più di vna , non già, perche quefla fia più nera delle altre (che ha della, fauola) ma perche mi pare più piaceuole da legge- re . Era venuto in tanta (lima Efculapio per le miracolofe opere ,cbe fa- rcoiieIJadi ceua nella medicina , che fu creduto non folamente faper guarire ogni Efculapio mah; ma potere anco ritonare gli morti a vita. Onde CMinos I\è di Cre- Minos Rè tacendogli morto il figliuolo Glauco , cui egli amaua fopra modo , lo fé ^ Creta. chiamare , & pregalo , i he ritornale l'amato fig 'iuolo in vita , ma poi the vide, che nèpreg hi, né promejje gli valeuano , perche FJadapio, fa- fendo che ciò era impoffibile a lui ,ricufaua laiwprefa, voltatoci alla for^a lo fece rinchiudere in certo limo con buonìljìma guardia , minacciandogli di non lafciarnelo tifare mai fin che bautfc re fa la Vita al morto figliuolo . rDì queflo LJculapio rimajt molto addolorato , &fi : ^a IroaginideiDei & fi vedeua amai partito ; onde fi diede a penfare, non come ritornare vino il mortoyma come potè jfe fuggir di là; & mentre andana così di/cor rendo varie cofe,gli venne veduto paffarfi donanti vna bifeia , la quale hauendo egli vecifo col baffone, cui flaua appoggiato, indi a poco, né vi- de vn' altra venire , che con certa berba che portauain bocca , bauendo toccata la tejìa della morta Ja ritornò fubìto vka. Efculapio,che quella yide , pigliò fubito quell' berba , & fattone il medefimo intorno al corpo morto di glauco, ritornò lui in vita, & sé in libertà. Et per queflo volle, che' l fer pente fofie dapoifempre auolto al baflone^h'eì portaua in mano, Serpenti come fi vede per lo più nelle fiatue , che fono fatte per luL Mao per que- familiari j}0^ perche altro f offe ,c he, come ho detto, le ragioni di ciò fono molte, fu- f^0 ll a" fono i fer penti tanto famig Ilari ad Efculapìo, che non folo in Epidauro , ihe fu Jua fede propria, & principale , gli erano confecratì tutti, & più degli altri certi,li quali fono domeftici)& piacevoli a gli huomini,ma a Corinto ancora erano nodritii fer penti nel fuo tempio, alli quali non ofa* uà però alcuno. di accoflarfi, ma metteuano quello, {he voleuano dare loro sii la porta del tempio^ fé ne andauanopoi fen^a hauernealtra cura . Etin vn' altra citta quindi poco lontana frale altre imagini , che erano nel te mpio dì Efculapìo vna ve ne fa , che fedeltà fopra vn fer pente, la quale dìceuaw efiere fiata la madre di K^drato^he fu figliuolo di Efcu- lapìo,come recita Taufania. fi quale fcriue parimente, che in certa fife- lonca della 'Boetia , donde najce il fiume Ercinio,trano certi fmulacri in pie con bacchette come feettri in mano, intorno alle quéi erano auolti dei fer penti: Onde dijfero alcuni , che erano di Ifculapio, &diHigeia fua figlia; & altri gli credettero efiere di Trofonio , perche il bofeo , che era quiui all' intorno , fu cognominato da lui,& da Ercinagià compagna di *Proferpina,daUa quale hebbe parimente nome il fiume , ch'io diffi; con- cìofia che non meno che ad Efculapìo confecraffero gli antichi Serpenti a, Trofonio, credendo forfè che quefti foffero certirelatorh dell'Oracolo ce- Antro di leyato nella cauerna , che fa detta dentro di Trofonio , perche egli ro omo. jfteft0jiette vn tempo quiui rinchiufo a predire le cofe+ Vi morì dì fa- me , onde ne fu da poi fempre più /limato , &rìuerìto .: &mag*>. gior mente perche [l'oracolo non ce fio periamone di lui , ma òche il Genio firn vi reflaffe ., come diceuano alcuni , ò che altro demonio juo amico vi fuccedefie , feguitò tuttauia lo hauere i rejponfi nel medefimo Oracolo antro . Et per ciò chiunque andaua a queflo Oracolo foleua placare pu- tì Trofo- ma con certi facrificij l'ombra dì Trofonio , e dopò alcune eerimonie nl° • lauatofi prima nel fiume Eremo , andaua à bere de i due fonti : l'v- naera della obi iu ione, di queHobeeua prima per feordarfi tutto ilpaf* fato: De gli Antichi. £? fato:L 'altro della memoria , e ne beeua da poi per meglio ricordar fi di ciò che riportale dall'oracolo, e dopò poslofi tutto in camifcia con le [carpe in pie,e cinto il capo con alcune bende , all'una delle bocche deW^dntro, era tirato colà dentro da certo fiato nella guifa , che farebbono le acque di un rapidìffimo torrente ? e gli ueniuano incontra certi ferpentì, & al" tri [piriti , & fantafmi , all'i quali ei daua alcune fchiacciate fatte col mele, & portate da lui per qucfìo, dapoi ranicchiatofi tutto col capo fra le ginocchia , fé ne slauaquiui finchehauefìe vdito, ò vi fio quello , perche era andato : imperoche questo Oracolo alcuna volta diceua , & alcun' altra moflraua le cofe a venire . Et allhora nel medefimo modo y che fu tirato dmtro , erari fpinto fuori, ma per vrì altra bocca pero del- la medefimafpelonca,& tanto imbalordito, & attonito, che non fi ricor- daua più difefleffo, né di altri . Ma gli Sacerdoti, che erano quiui per eì dice , che vi furono molti (JW&curif ; <¥ che di quefii vno fiaua fotterra , & era il medefimo eh Trofonio . Furono i Serpenti appreffo de gli antichi fegno di fallita , perche co- Segno di me il fer pente pofia già la vecchia fpoglia fi rinuoua , così paiono Sanità . gli huomini rifanandofi efìer r inoliati . Et perciò fu da quesii fatta la imagine della, Salute in ijuefto modo . Stana vna donna à federe in al- imapj-ne to feggìoconyna taffia in mano, & hauea ^ella Salu yn'altareappreffo,fopra del quale era vnfer- te. pente tutto in fé riuolto ,fe non che pure alza- na il capo.Faffi anco ilfcgno della Salute in for"c^ j-j ma diTentagono, come fi vede nelle medaglie ^f^ime. antiche di ^dntìocho-y del quale fi legge che fa- cendo guerra già contra i Galati70 tiouandofi a mal partito, vide (0 che per fare animo a fot datifinfe di hanere vifìo) ^ilefjaiidro Magno, che gli porgeua qucfìo fegno, dicendogli, che lo douefjè dare a' Soldati,^ fare che loportaffm adofso > che refìerrebbe vincitore , cerne fu poi , di quella ^4 ImagìnideiDei quella guerra, te lettere che fono intorno alfegno,le Latine dicono Saluf, e le Greche lignificano il medefimo ,dicendo Higeia, Lo qual nome fu no- me della figlinola di £fculapio,come ho detto, adorata da gli antichi infit me con il padre , con il quale pofero fpejfo la Statua di coslei , come dice Taufania,chefù in certo luoco delpaefe di Corinto,oue lafìatua di Efcu- lapìo era veflita di una tonica di lana con vn mantofopra, che lo coprino, Higeia. tutto,nè gli fi uedea altroché la facciale mani^ i pieJL £t Uigciapa*. rimente tutta coperta, parte con capelli, che fi hauemno tagliati le dori" ne \& offerti alla T)ea,parte con alcuni fottiliffimi ueli tutti fragaglia* tìMà ritorniamoal Sole,i cui raggi purgando l'aria fanno, che lajcrra ancora produce largamente,come uolero forfè mofirare quelli,U quali neh Apollo paefe Troiano fecero la Statua di ^A pollo Sminthio, così detto da Topi, Stììin dùd. perche ne ca Icaua uno col piede, e fono detti Sminthi i topi in oselle par ti. Et mi pare,che lo confermila nouella,che fi racconta del Sacerdote di .Apollo fpre^atore delle cofe facre-,cui perciò guaflauano i topi la rkol ta ognianno,i quali furono poi uccifi da quefio Dìo,ritomato chef; colui a far conto della religione . Ter che i topi, e g li altri animaletti, che for- gono della ter ra,naf cono per l'aria male temperata, onde quella nonpuò •produrre le cofe vtili <£ mortali, fé non quando che i raggi del Sole leuando ogni mala qualità uccidono quelli, & alla terra danno for-^a di produrre quefle.Di vri 'altra fìatua fi legge appreffo di Tlinio fatta da Vraffiiele per <^pollo,la quale fi potrebbe dire, che da quefìay ch'io difji pur mò de* topi j non f offe molto difftmile di figmficato,perchefiaua con lo Strale sa l'arco, come in aguato per ammazzare vna Lucertola , che gli era poca da lunge.Trouafi ancora un'altra ragione, per che ^Apollo foffe chiamata Sminthio,& haueffe la ilatua col topo , & è, che uolendo quelli di Creta mandare fuori una colonia^ hebbero per configlio dall'Oracolo di^ìpoUoy ài mettere la Città,oue i figliuoli della terra deffero loro maggiore fasli- dio.Et mandati quelli della colonia ne i campi Troiani,in una notte i topi rofero loro tutte le correggie deglifcudi,di che auedutifi la mattinante fero che quiui doueuano fermar fi pel coniglio del? Oracolo , perche erano nati que' topi della terra , & pofìa la città, fecero un tempio ad apollo chiamandolo Sminthìo.St quellagente hebbe dapoi fempre gli Sminthi) Topi hauu cioè i topi, in molta venerutioney & ne haueuano alcuni domefiici nodri* ti j n vene- ti del puhlico,che ftauano in certe cauernette a canto all'altare maggiore, catione, e perciò ne fa anco poHo uno,come ho detto,con la slauta di Apollo.On- de fi può uedere, che le fiat uè de i T>ei, & le altre parimente^che erano de- dicate loro, mofìrauano finente, come diffi già,le cofe ottenute da quelli , & le anioni , che per loro configlio , or fauore erano fuccedu te felice- mente, Degli Antichi. £•? mente yCome fi vede anco apprcffo di Vaufania dì tante, e tante , che fura- no in Dclfnidelle quali baflerà per bora porne due . L'vna fa di vn Ca- capro of- pro di metallo offerto ad ^Apollo da Cleoneì gente della Grecia , perche ferto ad vna volta che erano maltrattati dalla pette Joebbero per consìglio da Apollo. quefio 'Dio , di facrifìcare vn Capro all'apparire del Sole , come fecero j e cefsòlapefle , ££ per domandarono poi ad offerire il Capro di metal- lo; L'altra fu di vno*A fino per quefla cagione. Guerreggiauano infie- Afino o£- megli^mbracioti y&iSicionif tutti popoli della Grecia ,& hauendofeno ad qui (ti fatto vna imbofcata à quell'oche erano per vfeire della terra , vna AP°^° • notte attenne , che vn\^d fino cacciato dal [amaro con qualche carica ad- dojfo verfo la Città , fentì per forte andar fi innanzi vna afina , & la co- minciò èfeguitare ragghiando il più forte del mondo , & caminando pia affai7cbe non haurebbe voluto ilfomaro , il quale fi diede perciò a grida- re parimente,* come che la bejìiafua lo douefjemeglio intendere , alba- na la voce ogni volta più afinefeam etite, sì che il rumore fu grande ,dal . . ., quale fpauentati ì Sicionijycome che i nemici gli baueffero feoperti, vfei- *a ?"** ti dalle infidiefi diedero à fuggire ,e gli Ambracioti auertìtì di ciò anda- cjotj , row loro addofio,& gli ruppero , & fatto dapoì un bello vAfino di metal- lo lo mandarono ad offerir e in Delfo nel tempio dì ^Apollo , per memo- ria del beneficio ycbe pareua loro bauere hauuto da quella befiia , & per- che voleuano pur' anco riconofeere quella vittoria da quel 'Dio . Riferì- f ce parimente furono pofli alfuo carro , quale Ouidio dice , che era tutto d'oro ,je non che i raggi delle ruote era- Carro di no di argento , & che vi erano con belliffimo ordine affiffiper tutto Crifo- tebo * liti,& altre U cidifji me gemme , le quai tocche dal lume di Febo rendeva- no mirabile fplen dorè . Tutto quesjo, che Ouidio mette nel carro di Fe- bo, & altro di più anchpra pofe (Jlfartiano intorno al corpo slejfo di luì , quando così ne fa ritratto. Hi Febo vna Corona in capo di dodici lini- Corona di dijfime gemme,ddk quali tre gli adornano la ponte , & tanto riplendo- c ° * ìtOyche abbagliano qualunque dr itigli occhi verfo lui; &fono quefle , Lichine , x^ìfirite^e Cerctuno', fei gliene fianno da ambi i lati delle tem- piere per lato,cbefono Smeraldo , Scythi,(Diafpro , Giacinto , Dendri- te , & Helitropia , le qualità certi tempi così dipingono la terra co ' fuoi colori, che tutta la fanno verdeggiare -, & credeJìchelaVrimauera^e l' '(autunno glie le habbino date, per eh3 ei ritornando à fuoi tempi, fé ne ferua.V altre tre ychiamate Hydatide, Diamante, e Criflallo,generate dal- lo agghiacciato inuernofono nella parte di dietro della corona.La chioma cofi è bionda,che par d'oro.La faccia alfuo primo apparire fi moflra di te- nero fancìulloypoi di feroce giouane,& aWvltimo di freddo vecchio0Tare il rejto del corpo ejfere tutto difiamma:& ha le penne à piedi ornati di ar dentiffimi carbonchi . fntorno ha vn manto teffuto d'oro,& di porpora • Con lafìniilra mano tiene vn lucidiffimo fcudo,& con la de/Ira porge una acce fa face.Ts[on mi fermo a dire altro di quefla imagìne, perche è tale , che ogniuno da sé là può molto bene intendere.'JMà vengo à porne unal- tra,la quale fcriue Eufebioyche erain Elefantinopoli Città dello Egitto, Eufebio ' fatta in forma di huomo,che haueua il capo di '^Montone con le corna, & era tutta di color ceruleo,che per ejfere il colore del mare, qualrapprefen- ta nello vniuerfo la humidità , fignifica (come la interpreta ilmedejìmo Eufebio ) che la Luna, congiunta el Sole nelfcgno dello .Ariete è pia bu- rnita afiaiyche negli altri tempi. Ma non voglio entrare in quefle co fé de gli K^djlrologi, perche le imagini da loro posle poco fanno à mio propos- to . xA dunque porrò fine homai a quanto io haueua che dire del Sole , ma non prima però,che io habbia poflo vnfuo ritratto anchora , che difegna Claudiano nella vette di Vroferpina , oue età d/fegnata anco la Lunafua forella,la imagine della quale farà meffa perciò Jubito dopò quefla. (osi c , , . dice dunque Claudiano in nojlra lingua. n#au . 1 2 Quiui ^8 % n fmaglnidciDcì Quitti ad un pano il Solere la [or dia Finto ella fìeffa hauea,mà non conformi (jià ài fembianti,che diuerfo affai Del volto era il color , i qual dal Cielo ,A l giornot& alla notte foffer duci , *J)olce cantando poi Tbetidc in culla 1 piccioli bambini lusingando «Acqueta , e raddormenta , ò ver nel grembo Grata gli tiene,e fé le paion tritìi, l'iena d'amor lipafce,& li confola. Titan col braccio defìro ellafofliene, Et al feno l'appoggia^he difor^e Deboli, & ancbor tenere il camino E poco fermo ,e malficuro tenta. Tale era finto il Sol negli armi primi, Quando de raggi le fiamelleanc bora T^on tenea al capone la corona ardente^ Ut fa tepido calorfol dalla bocca (jli vfciua fwr,& alfuù picchi grido Siuedeadi fplendor qualche fcintilla. La fua forzila dalla póppa molle 7<(el lato manco fuor il latte fugge ^ E de l'almo liquor non ben fatolla, +/L Thetidepietofa afciuga il petto]. Si leuan gonfie à lei le tempie alquanto^ E da la fronte di color £ argento Fuorfpuntan già le giouanette e orna. Ter che Tbetide hauefìt il Solessi braccio deftroye la Luna fulfini- flrOjdice Seueriano autore Gì econome riferifee lano Tarrbafw, che l'eter no Dio facitore dello vniuerfo fece prima il Sole , e dopo la Luna , epofe tìuefla a i confini dell'Occidente^ quello allo incontro nell'Oriente ; e fe- condo Bigino dimanda fi in Cielo l'Oriente parte deUra , efmiflra l'Oca- dente,benche gli indiuini della Tofcana, comeriferijce il mede fimo Bigi m y partiuano l' vniuerfo in quello modo , che faceuano effere la defìra parte da Settentrione^ da LMeriggie lafmifìra\ Totrebbefi dire anc ba- racche metteffe Claudiano il Sole nel braccio defìrote la Luna nelfimfìro, Aurora * Pcrc^e <ìue^Q ^a pMfor'K.ai& è di maggior vigore afìai di queéa, della quale dirò fubitotcbe hauerò difegnata t*/Lworasla eguale fé ben in Cie- lo va De gli Antichi. 69 lo Va innanzi al Sole, non credo però, che di bba bauerfi à male di cffèrli fiata pojla dietro tra qnejle mie imagini, perche ad ogni modo ella nafee da lui, conciona, eh e l'aurora non è altroché il primo roffeggiare,cbe[an no i raggi del Sole in Oriente^quando cominciano a [puntare [opra il no- firo Hemifpbero.Onde ne hanno finte i "Poeti poi molte [auole , e l'hanno deferìtta in diuerfì modi,quali [anno più affai per chi [crine, che per chi voglia farne imagine:& perciò non dirò di tutti,ma di alcuni pochi [ola, mente^be mi paiono più com modi a [ar ne dipintura. Io non trono, che,[e bene po[erogli ^Antichi l'aurora tra li Dei del Cielo , le [aceffero pero mai /tatua alcnna:[e non,che come[criue Tau[aniayne fit vna di terra in p - . xÀthene, che rapina Ce[alo,ma non dice pi rò come [ofie [atta . .a dunque ne [arò ritratto da quello;cbe ne difiero i Toeti. Homero la [a con chiome bionde,& dorate,& chehahbia vnftggio parimente dorato,^ la veHe pur del medefìmo colore. Virgilio dice ch'ella viene con ternani colorite a cacciare via le Stelle. Et Ouidio,che apre le rcjfegianti porte piene tutte di belliffime ro[e,quando Febo vuole v[cire dall'Oriente, alcuni oltre di Cauallo ciò le mettono in mano vna acce[a [acella , & [anno eh' ella habbiavn dell'Auro Carro tirato dal caualloTega[o,che haueua Vali;& dicono, che ella l'im ra* penò da Gioue,poiche ne[u caduto già 'JBellerofìjnte. La qual co[a ci da [or[ead intenderebbe quella bora del mattino fia la più commoda, & la migliore a chi poetando [crine di tutte laltre,perche quel cauallo [à,che percotendo co'l pie [e ce [picciare [uori l'acqua del [onteyper ciò nomina- toanco caballino , tanto frequentato dalle Mu[e . Tslondimeno Homero M non queflo , ma due altri cattai lì le dà , ambi lucidi e r splendenti. Fingono ancora alcunì,che venga l'aurora al primo [uo ap- parire tutta colorita , [pargendo per l'aria canestri di fiori,& di ro[egiallc,& vermiglie. Et in[omma la de[criue ogn'vno come più gli piace > mostrando pure [empre quel colore tra giallo , & rojjò , che [para- gono per l'aria i primi raggi del Sole. DIANA. Imagini dei Dei • Imagìne di Intana Uea delle felue s &* della caccia > quale s'intende per la Luna:queflafù anco tenuta la *Dea della pudicizia ($f caflità^ pulitrice delti ^vìola- tori di quella-, . Degli Antichi. yi d i A n A 0 mandarono gli antichi Diana la Dea della caccia > e differo che le erano raccom mandate le felue,et i bofebi, perche ella quìuifi ejfercitauafouente nelle cacete tfug->- gendo la couerfatione de gli buomini,per meglio guar* dare la virginità. Et perciò fu fatta in habito di Ts[in- Jmag<'ne fa tutta fuccinta con l'arco in mano, & con la faretra di Piana, piena di quadrella al francofoni e la de/crine ClandìanOiUquale^difegna- n0 ^u lg"" to che ha Talladetcos} dice di lei, L^fen fera affai , ma più leggiadra , e bella Diana era , ch'in lei gli occhi, e le guancia 'Parean di Febo , lo splendore , e'ifeffo Sol chi f offe di lor (coperto haurebbe . Le ignude braccia di candor celeHe Splendeanle , e fparft dalle fpalle al few Scheryindo fé ne giano i capei fciolti. Varco allentato , e le quadrella al tergo né "Polle perciò , che foffe Jacrificato , come gli altri; ma perche lagente del paefepareua non volerlo fopportare,fe ne fuggì via con lui portando fe- co ilfimulacro della cDea auolto in certi f afidi bacchette,dalli quali eU la fu poi cognominata Diana Fafcellina,& andò a porlo ad cincia lun- gi da ''Roma da dieci miglia continuando quiui medefimamente l'empio facrificio delle vittime humane, quale parue poi troppo crudele a' "Roma ni, benché foflero facrificati ìferui folamente, & perciò lafciarono pafia- S,jUrrf re quesla Dea co' fuoì facrificij a' Lacedcmonij,li quali fi conucrtirono al moni j di ^vf° ^ ta^€ CtYe™onia in quefta maniera.Scieglieuano a forte alcuni gio battere i uà netti della Città & pofiili su l'altare della Dea gli batteuano in mo- gicuani . dofc he i mìferelli fpargeuano largamente il fangue dalle tenere , & de~ licate De gli Antichi. 75 lìcat e membra; hi che non folamcnte non fi dolevano, ma leggefi, cbejo- uente contendevano inftemet chi di loro foHeneffe pia virilmente le agre b ttitture.In queflo meigo la Sacerdoteffaandaua col ftmulacro della Dea in braccio intorno all'altare^ ferine Taufania,cbefe estui, cui era dato l'officio di battere i giouani,bauefie forfè battuto più rifpettoall'vno, che all'altro^ perche foffe flato più belloùpiù nobile, il ftmulacro della "Dea, che era affai picciolo , & leggiero, diuentaua così grane, &pefante,che la Sacerdotefìa non lo poteuafoftenere a penala per ciò, quando queflo a* ueniua, ellagridaua , che per colpa del battitore fi fentiua opprimere dal graue pefo del fimulacro,che doueua pur'bauere tuttauia quelle bacchette intorno, con le quali eifù portato -via . Et benché paia , che così crudele facrificio male fi confacele ad vna Dea vergine , & piacevole , qual'era 'Diana ; nondimeno alcuni de gli antichi credettero , che ella fi dilettaf- fé di vedere fpargere su gli fuoi altari di fangue bumano, come fu fat- to , fecondo che fi legge appreffo del mede fimo Taufania , ancho in Tatra Paufania . Città dell' *Acaia,facrificandole ogni anno vn giou inetto ,& vna verginei la , i pia belli della Città , per placare l'ira fua conceputa per la poca reueren^a battuta ad vna fua Sacerdotefìa, la quale amorofamente slet- te pia volte con vn giouane fuo innamorato nel tempio fleffo della Dea, onde di là a poco morirono ambiane mifer amente , & ne fegnitò vna ca- restia , & vna peflilen^a grandiffima alla Città , alla quale fu rime- diato con il crudele facrificio, eh* io dilfi . CAta forfè , che la colpa di co- sì nefandi facrificij fu delle nationì , alle quali piaceua di esercitare in quel modo la fua crudeltà j come fi può vedere da quello , che fu facto à molti altri T>ei, all'i quali furono- date parimente le vittime humane ; perche Diana moftrò affai bene , che quefle non le erano grate , quando in luogo di Ifigenia rimeffe la cerna , donde vogliono alcuni , che fofìe introdotto di facrificare la Ceruaà Diana, che fùofferuato poi da [Ro- mania certi tempi, & erano perciòappefe le corna de ì Cernì in tutti i tempij di 'Diana , da vno in fuori , che era fui monte K^f ventino > otte in quella vece attaccauano le corna de i Bujì. Et fi legge efferne fiata la VediLiuio cagione , che appnffo de i Sabini nacque già vno belli/fimo bue , ò vacca che f offe , ad vno nomato .Armonio , & fu detto da gli mdoui- ni,cbe ibi prima lo facrifieaffe a Diana fu'l monte A uentino, guadagne- rebbe alla patria fua l'imperio dell' Italia, ^intronio allegro di ciòtandof- fene à %oma col bue per fame il gran facrificio, ma auertito di nafeoflo il Sacerdote di Diana da vn feruo di colei, fece andare Antronio à lauarft nel T ebro, dicendo, eh e altamente ei poteuafare facrificio, che fvffe gra- to alla Dea , & così egli in queflo me^o facrificò il bue, £f ne appicg X. le corna Imagine di Diana Dea della caccia & de bofehi & amarri- ce de cerui à lei facrati, che dinotano il preftofuocorfo in 29.giorni,& effer la illuminatrice della notte efsendo tolta perlaLuna,&; feorta demandanti nella notte. Statua di Lucina Dea de parti tolta per la Luna efsendo la Luna pianeta humido atto &c facilitante la preftezza del parto>& la uergogna della donna partoriente. Imagine di Diana Cinthia ò Luna Dea Cacciatrice co un Pardo nella deftra , & u n Leone nella finiftra , cofi fcolpita inChorinto nel tempio di Giunone nell'arca diCipfello tiranno . Degli Antichi. 75 le eorna alle porte del tempio-.onde perche egli era 1^oma?io,fu acqui/iato à Roma l'Imperio della Italia; (3 fu puf eia introdotta (a v farina di met- tere le corna de i buoi à questo tempio foto di T)iana% che era,cume dijfi, fu l' ^i uentino. Et potrebbe anco forfè efìere^ebe ciò foffe flato fatto ,per- che queflo animale fi confà affai à Diana, mentre che per ki intendiamo la Luna,come dirò poi; che bora ritorno a dire de i Cerni, li quali furono creduti tanto grati a 'Diana , che vestirono talbora gli antichi i fuoi.fi- mulacri delle pelli di quelli come fi legge apprefio di Vaufanu.TS^W^ir cadia ne eravnovejìito divnapellediCcruo , da gli bomeri del quale pendeua vna faretra piena diftrali,& baueua neU'vna delle mani una faccllaaccefa, & nell'altra duo fer penti 5 & alato gli flaua vn cane da caccia. Et in certa parte delPk_s*cbaiaycome riferifee il medefimoTaufa niafoue faceuanofolenniffimofacrificio à ùianajl cuifimulacroera d'o~ Simulacro roy&diauorio informa di cacciati- ice) Udì innan%i,cbe fi facrificaffe an "l Dlan*. daua in volta^come diremmo noi,vna gran procejfione con bellìffima pom px,& dietro à tutti era la tergine facerdoteffa della Dea su vn bel car- ro tirato da duo Cerni . Et i Toeti danno a Diana il carro tirato parimsn- Carro di te da bianchitimi Cemi,comefà Claudian o,quando dice . Diana. Scende la Dea,che de la caccia ha cura , Da gli alti montile co'l veloce carro Tratto da Manchi Cerni pafia il Mare» Et dicef^che pofero Diana fai carro tirato da veloci/fimi animaci per moftrare lafua velocità^ conciofta, che la Luna fa in pochi/fimo tempo, che fon vintinoue giorni, <££ dodici bore in circa , ilfuogìro, come quella, che bà torbe minore degli altri. Sta gli altri Dei parimente furono dati l camper fegno del rotare , che fanno le Cele sii sfere yalle quali ejfi jono fopra;& fecondo le qualità loro così hanno gli animali,che gli tirano. Et i,j a , per ciò Tropertio fi,, che il carro della Luna fia tirato da Caualli, quan- Vropertio io dice „ 3. Tencbc gli occhi cadenti non calca/Se Il pigro fonno , e conglifuoi (faualli . La Luna a me^o il Cielo rojjeggiafje. Di quefli Fvno era negro , e l'altro bianco , dice il Toccacelo ; perche Boccacio. «0» folamente appare di notte la Luna,mafi Vide anco il dì .FefloTom- Mul° ^ peio ferme , che vn Utfulo tirati* il carro della Luna , & che la ragione i^dlii K 2 di ciò 76 Imagìnidei Dei di ciò eruche ella da sé è Herileper effer fredda dì fua natttfa,& il \ftt* lo parimente non genera . Onero, che voìeuano mofirare gli antichi con queflo animalesche non ha la Luna luce da sè,ma rifylende con l'altrui Iti me, quafi che il Sole la prefti 5 sì come il UHulo non nafee di animali dì Paufama > fua rat$a,ma dall' altruiyche fono sA\ini->e Caualle cPaufania, oue rac- conta le gran cofe , che erano nel tempio di (jhue Olimpio appreffo~cteg[i Elei in & che due vaccherie quali doueuano ef) ere parimente slerilijirauano ilfuo car G ioti echi ro. Oltre di ciò fono ui slati di quelli , che hanno pojìo al carro della al carro £WW<| igi0Uenchi% come Claudiano, quando finfe, Cerere ; per cercare la perduta figlia 3 accendi/fé in U^fongibeUo gli tagliati pini , dicendo : liccio tengano in sé virtù maggiore 1)i quel liquor,che Febo i deslrier fuole, E ifuoi Giouenchila bicorne Luna In quant'vopo lorfia gli ajperge,e bagna. A uforu© £f ^ujon'to Callo fece il mede fimo quando fcrìuendo à TaolinOydijJè, Ciàfea veder la Luna i bei Cjiouencbi. 1)ì quejìifi legge la medefma ragione, che ho de i kJMuIì, cioè , e he tnoftrano la flerilità < Imperoche , come fcriue Xenofonte , & fi vede fare etiandio tutto dì, fi cajìrano i tori,per farli più manfueti,& più com modi a coltiuare il terreno, donde è che non ponnopoi più generare . Que- ramentefu dato queslo anirmle alla Luna,per lafimiglian^a,che è fra loro delle corna;conciofia,che alfimulacro di quella,che era dì vaga T^in fa,come ho detto, metteuano due piccole cornette in capo.Et in Egitto era con/ecrato alla Luna quel bue , che quiui haueuano in tanta riueren^a, il quale bifognauayche hauejje vna macchia biancha nel deftro fianco,& le corna picciole, come fono quelle della Luna,quando comincia à crefeere, fecondo che fi legge appreffo di ^Plinio . Et glie ne facrifìcauano vno luna aiu" anchora dì fei mefi,dicono alcuni,il f turno dì, & alcuni altri il decimo r?rc„ part0 dopò il parto 7 che era quando con le loro cerimonie mettevano il nome a' figliuoli Degli Antichi. yy figliuoli nàti . Et ficeuano gli antichi queflo alibora alla Luna forfè rin- gratiandela, quaft che per lei il m aturo par tof offe venuto in luce, perche dicono,che la Luna per efiere pianeta humido affretta il tempo talhora con ilfuo ttiftuffo y onde ne nafcono alle volte i figliuoli nelftttimo meje , che è à leifottopojlo , & fa quafi fempre il parto più facile . Et per queflo la chiamavano alibora , & la pregauano nominandola Lucina , quafi che toslo y & fin\a pericolo della madre facejje vfcire il parto già maturo in luce . Ma le fauole hanno detto , che Diana era chiamata dalle don- ne ne i parti fotto il nome di Lucina , perche vfeita che ella fu del ven- tre di Latona fina madre , le fi voltò fub'to , & tutta fndla , e deslra l'aiutò a partorire il fratello ^Apollo , come che la pregafìero , che vfcìjfe colTslumefuoadare loro l'aiuto , che ella diede già alla madre con le proprie mani . 7^è fu ìntefa Diana folamente fotto il nome di Lucina , ma Giunone ancora , come fi vede nella fua imagine . Et alcuni hanno detto , che non fu quella, né quefia , ma che fu certa f emina , laquale venne fin dagli Hiperboreì monti in Dcloper aiutare Latona a partorì. re ; & che quindi fi fparfe poi il nome fuo in modo , che fu adorata qua- ft per tutto j & hebbe tempi) , altari , & fimulacri , come gli altri D ei ; innanzi all'i quali bì fognò > chetila fojfe, pofeia che gli aiutaua a naf ce- re . Et così pare , che l'intendeffe vn Lido poeta , ilquale , come riferi- fee Tau\ania > in certi hinnì , che ei fece a quefia , le diffe efiere (lata fi- no innanzi a Saturno , & le diede cèrti nomi, per lì quali fi potrebbe an- co facilmente credere , che ella fuffe fiata vna delle Tarche; perche que- lle baueuano parimente che fare ajjai nel naf cimento humano, come ve- leremo , quando fi ragionerà lai loro . UWa lafciando cercare ad altri , chi ella fojfe, ò donde veniffe quesla Dea Lucina , dichiame de* fuoifi- Simulacri mulacriy li quali erano tenuti fempre tutti coperti da gli ^ittheniefi di Lucina. però folamente , come fcrìue Taufania. Onde appreffo di cofloro la fiatua di Lucina poteua così e/fere vn pe^o di legno , ò di altra ma- ria fen^a figura alcuna , come formato indonnalo inaltracofa, poi the filma fempre coperta , né fi vedeua mei . In certa parte dell' id- tbaia fu vn tempio di quefia Dea molto antico , con vn fimulacro tutto di legno j fuori che la faccia , la quale era tale , che poteua rapprejen- tare cDiana ; le mani , C i piedi erano di murmo , & lo copriua tutto vn velo fonile di lino , da quelle parti infuori, che erano di marmoji quali fiauano fccperte, L'rna delle mani era difiefa,fen%a alcuna cofa 3 & vi baurebbono ben potuto rrn ttere vna chìaue , perche Fefiufi riue,cht la fio- Fe^0 % leuano donare gli antichi alle donne, mofir andò con quefia (che è slromen to da aprire) che defidervuano loro vn parto facile , & piaccuole , perche aprcn- 78 Indagini de i'Dei aprendo fi bene la via al bambino , quando bà da nafcere , egli fette efce Facella infenK_a ^aVe tormento alla madre: maforje, che vollero mofìrare il mede- mano di fimo con quella mano di Lucina dislefa)& aperta . L'altra portauavnct Diana, facella ardente, la quale mofìraua , ouero che le donne al partorire fento- no grauiffimi dolorile leflringono così , come il fuoco Mùnge tutto ciò , a che fi appiglia ; ouero che quejìa "Dea era l'apportatrice della luce a'na [centi fanciulli , perche porgeua loro aiuto advfciredel ventre del- la madre. Ter la qual cofa i (jreci le mctteuanoin capo ghirlande di Dit- ta no,herba,cbe posìa fiotto alle donne, quando flanno per figliare , gioita Diari a , loro affai . Legge fi anchora, che, facendo gli antichi 'Diana con l'arco in mano, voleuano mofìrare le acute punture de i dolori , che hannoledon- M.Tuilio. m a£ part0Yìre f & m\ [a filettano qaafìjempre . Onde CMarco Tullio frinendo contr a Vene difegna vnfhnulacro di Diana da lui rapito nel- la Siciliajn queflàfoggia-y era alto , & grande, con vesle, che lo copriti* tunofingik a piedi ,giouane di faccia , & di virginale af petto » che nel- la de/ira mano portaua vna facella ardente , eteneua vn'arco nella fini- £ìray& le faette gli pendeuano da gli homcri . Tuo L'accefafacein ma- fio di Diana (comeferiue pur' anco Taufanìa, che ne fu vnfimulacro di metallo nclf ^Arcadia alto forfè fei piedi oltre a quello 3che bà detto) mo- fìrare ancor a ,cl/ ella lucendo di notte fa lafcorta ^viandanti , & perciò era chiamata quiui Diana feorta , & duci ; sì come in Scorna nel tempio , che ella hebbe fui monte T alatino > fu detta ls{ottiluca . Et hi bbe altri C f Ilo diuerfi nomi ancoratili quali fi dirà poi.Taufania9quandodefcriue l'ar- Tipàno di ca di Cip/elio Tiranno di Corinto pofìa quiui nel tempio di Giunone , dì- Corinto. ce;che vi erano fcolpite,& intagliate molte figure ctoro^ di auorio, & che fra quesle vi era Diana con le ali a gli homeri, la quale porgeua con la deslra mano vn Tardo,& vn Lione con lafmìlìra, & che non sa ren- derne alcuna ragione tonde io non mi vergognerò di dire il me de fimo t non bauendo trouatofin qui, chi ne babbi ferino , Lafcio dunqueyche la inter- preti ogni vno a modofuot& vengo a direbbe Virgilio ba poslo trtfac- Dianatri- eie alla Vergine Diana , & che ella fu perciò chiamata Triforme, Tri- forme, geminale Triuia: né Diana folamente , ma Recate ancora fu così detta , Ouidio . oftfh Ouidiofcrijfe . Fedi , che con tre f accie Hecate guarda Tre vie » che poi riefeon tutte in vna» Benché foffero poi tutte vna medefima cofa , &ì nomi folamente erano diuerfiyper mofìrare con quefti , come tante volte bò già detto le » dìuerfe Degli Antichi. 79 dìuerfe potente, & qualità diutrfe , che dauano gli antichi a' fuoi cDeit e5" i Vara effètti, che da quelli erano creduti "venire . Et perciò differo le fauole , che Recate nata di yioue hebbe da lui autorità , e potere [opra. Hecatc. tutti gli elementi , & che fu così nominata,perche apprejfo de' Greci vna fintile voce viene a dire cento, che appo loro fpejjè volte è tolto per nume- ro infinito .come ch'ella fofìe di pofian.{a infimta;perche pare , che da lei , qual'è,come ho dettola Luna,fiauo gouer nati gli Elementi , & quafii tut- te le cofe compofie di quelli , & chef; mutino fecondo , che ella fi mu- ta. 0 fu pure così detta , perche , come dicono alcuni, le facrificauano con cento altari fatti di verdi cefpugli , & vccideuanle cento vittime , come porcino pecore ;ma,fe ilfacrificio, il quale , perciò fu dimandato He- camtombe , era fatto in nome dello Imperatore, le vittime erano cento Hecar©m- Lioni,cuero cento ^Aquile . 2\(è credo io però, che hauefìerofempre que- be* Jìi animali veri , ma più tojìo , che nefingcfjero tal bora ; perche vfarono fouentc gli antichi ne' facrificij loro , di fingere di p io,che alla Luna , & a r£acco , & in quelle fe/ie ancora fo- lamente , che faceuano a tempo di piena Luna , guardandofi in tutte le altre di toccare qutfla btjìia, della quale mangiauano quel di filo , che fi [acrificaua,e non più mai in tutto il reffo dell'anno;& quelli, che per po- vertà non poteuano facrificare vn Torco vero, nefingeuano vno, Ò" quel- lo facrificauano . Et {appiano fcriue , che i Ci^iceni popoli della (fi e- APPxa-noi eia, la Città de i quali diceuano , che fu data da Giouc in dote a Trofcr- pina,& la adorauano perciò Jopra tutti gli altri 7\{umi , facrificando- le vna vacca tutta negra,eJ3endogià afìediati dalV armate di ^Mitrida- tc,nè potendo trouare la vacca,che era mcefjaria alfolennefacrificio del- la Dea loro,ne fecero vna di pafi 'a per fiacri ficarla-.ma in tanto,che appre- fìauano ilfacrificio , ne venne vna di me%o il mare tutta negra, come baueua da effere , la quale nuotando per di fiotto le naui di ^Mitridate pafsò nella Città,& andata fi a porre dinanzi all'altare della Deajufa- crificata da quel popolo , che prefe per ciò buona fiptvan^a di douer effere liberato datiaffedio , come fu;per che molto dapoi UMandatt per molti incommodiychs gli auennero,fu sfondato di andatane . 'Didone appref. Didonc . fo di Virgilio nell' viti mo facrificio, che ella fa alla partita di Enea,fpar- ge lefimulate acque d'*d uano ; ty quiui nota Scruto , che ne i facrificij finge- io Imaglni de i Dei fingevano fpeffo gli antichi le cofetcbe non potevano,òfe non con dtffìcuU tà grande,havere . Et in altro luogo ancora dice, che per queflo t'acqua, chefpargeuano nel tempio di ifide >fe bene non era , la dicevano però ef- fere delibi lo . Et non folo le finte vittime feufauano quelli , che non poteuanojacrificare le vere , ma l'andare bumilmente a baciare Umano Baciar la del Dio,cvifi haueva dafacrificare , fvfouente in vece difacrifeio a chi mano . non poteua fare altro . Solevano anco gli antichi baciare per divotiont gli confecrati fimulacri, come fi raccoglie da Cicerone quando parla con-* tra Vene , ove dice; che in Agrigento Città della Sicilia era vn belliffì- mofimulacro di metallo di Rer cole > che haueua la bocca, & il men- to quafi logori , co fi fpefjo era baciato da chi l 'andava ad adorare . Et Pruderlo ^fprudentio fcriuendo , come foffe adorato il Sole creduto apollo , met- te allafine,cbe baciavano anip i piedi a cavalli , che tiraup.no ilfvo car- ro . dimanda- uafi qvefla la cena di ficcate ,come riferi/ce Svida, il quale dice anco, che la medefimafi mofiraua talhora informa bombile , & fpauenteuole , che era di hvomo molto grande col capo di fer pente . Ella fu detta , & fatta triforme per gvardare meglio qvelleflrade , che a lei erano confe- ttatele quali venendofi d congivngere infieme facevano crocicchio , co- me hanno detto alcuni 5 ma altri hanno voluto, & forfè meglio, che i l fare a coflei tre facete fofìero fintìoni di Orfeo , volendo lui in queslo modo moSìrare i variati afpetti,che di sé tifa vedere la Luna ; C che la yirtvfua hafor^a nonfolamente in Cielo , oue la chiamano Luna, ma in terra anehora , ove la dicono diaria , & fin già nell'fnferno , ove Reca- te la dimandano , & Troferpina, perch'olla è credvta feendere nel' In- ferno tvttoqvel tempo, chea noi fi a nafiofta. Le quali co fé da Ev/e- Kecate tri biofurno così ejpofie . E chiamata Lvna Recate e Triforme per le uarie forme . figure , ch'ella mofira nel corpo fvo , fecondo chepiv , ameno fi trova ef- fere difeoflo dal Sole ; onde fono parimente tre le virtù fue . L'vnaè , quando comincia a moSìrare il lume a' mortali , porgendo con quello a,c- cr e j cimento alle co fé , & qvc fio primo , & nuovo af petto era dagli anti- chi mofirato con uefii bianchi , & dorate , che mettevano intorno al fvo fimvlacro,& con la face accefa, che il medefimo batteva in mano . L'al- tra Degli Antichi. Imagine di Hecate Dea triforme detta anco Proferpina moglie di Plutone reina dell'Inferno lignificante li tre a- fpetti della Luna, & la potenza lunare nelle cole elemétali. Simulacro della Luna lignificante la Luna riceuer il fuo lume dal Sole &: non hauerin fé luce alcuna.ancieffer cor- po olcuro & ottenebrato fatto rifpiendente dal Sole ligni- ficato dal capo di fparamerc . $2 x Imngini de i Dei tra è, quando ha già la metà di tutto il lume , & fu quefla mofìrata con la cefia,nella quale portati ano le [uè cofe facr e :per che, mentre che va ne- fando il lume della Luna , ogni di più fi maturano i frutti > quali fi rac- cogliono pei con le cefte . Laterza escilo inttrolume mosìrato con ve- lauro alla &**&*. ^anno delfofco . K_sé coftei dauano il lauro anchora , il quale è luna cóle Pyopri°di~4pollo\ perei/ ella riceue il lume da' Sole, & quel colore crato . ìnfocatOjcbe mofira talhora in vifo . Ut le die tona il papauero parimen- te per la moltitudine delle anime , le quali errino cri dute habitare nel fuo orbe, quafi che quel 'foffew.a gran Città-tutta piena di numero/o pò- Papauero P0^ CQnci°flc^ > che il Tapaucro mojh ì , (5 ' fignifìchi le Cut «.perche ha i cófecrato tapi così intagliati in cima > come fono le mura di quelle , & tiene in sé alla Luna, raccolto vn mi vero grande di-minuti granelli ^com e gran numero di per- sone fta infume unito nelle Città. Et fu opinione di alcuni Filofof , che cosìfojje hahitato colà fu Poi be della Luna , come è qua giù la terra , (3 dicenano , the le Cittàjefelue ,.£f J monti, che quitti fono .; fanno quelle macchie , che ci par divedere 'nella fàccia di quella, marTlinio vuole che pano fatte per ì'humidità , ch'ella tira' dàlia Una. Scriue Tauja- Paufà'-ia ìlla->{'^e in Fgina &ttà de i Corimbi , Huate era adorata più di tutti gli altri D ei: & che quitti ella hi bbc vnfmrulacro di legno fatto da LMiro- ne con vna faccia fola , & il ufo del corpo traaguifa di tronco; come che non fofje fìtta jtwpre con pe faccit ' y ma crede/i, che *,4 Icamene in- nanzi a tutti gli altri la facefie tale agli ^ìtbenieft . "Delle tre tejle dunque \che htbbe il fimulaito di Recate , l'v na la deflra era di cauallo, l'altra di cane, & la ter^a che era nel me\o di huomo ruslico , & w^o\, come dicono alcuni,o come altri voglianoci cinghiale, che forfè meglio fi confà a quello,ebefi dice della Luna , percioche confiderata quando fpar- ge Ultime fopra di noi, i/ieri chiamata Diana ,■& calciatrice fd che fi può intendere per lo Cinghiale,perche fià quesla beflia nelle ft lue fempre , e ne i bofchi.sì come la tefia del Cauallo animale veloce ci fa veder e ,ch 'el- la circonda velocijjìmamente il Cielo; <& quella del cane ci dinota , che la rnedefima . quando a noi fi nafeonde , fu creduta la Dea dillo Inferno , ■& chiamata Vrofrpina , perche fi da il Cane al Dio dell'Inferno come Cerbero,dalle fauole tanto celebrato, ne fa fede . Et Trudentio'jfcriuen» ,, . dola vanità de (fentili in difefa di Simmaco > dice in quefio modo del- ' la Luna : Hor fui bel caro da due vacche tratto Candida va pel Cieli hor ne l'Inferno L'empie fare Ile con viperea sferra Cajììga, Degli Antichi. 83 Casligdte falle vfcrt confa, mondi : Hor y per le felue le veloci dame Fere , e traffige con gli acu*i dardi . E quindi vien > che in triforme diuerfe Con tre diuerfi nomi ella fi mofìva : Ter cloche Luna è detta quando appare Di bel lucido velo à noives~iita, Quando fuccinta ffiega le quadrella , E la vergine figlia di Laiona j E quando in alto fcggio affìfa , legge *Dona à Megera,e come lor regina Gridale comanda a l'anime perdute, E Troferpina moglie di Tlutone . Seguita poiché la verità è, che quefloèvn trillo eijn Cielotin terra,è nell'Inferno . Torfirio,come rì- ferifce Theodorito Vefcouo Cirenfe yfcriuendo de'trifti Demonij quello , Theodorì che fé ne dirà nella imagine di Tlutoue , mette , che Recate fa padrona, t0, di quclliy& che gli tenga in tre elementi , nell'aere , nell'acqua , & nel- la terra . Oltre di ciò differo anchogli antichi , che Recate faceua fruen- te vedere à chi fi trouaua in qualche calamità grande >& in qualche gran miferia^erta ombrayouerofantafmaychefi mutaua tuttauia, Cf quafifu- bito di vna in vn 'altra figur a,come dritto fané dice ,& lo ri ferifce Sui- . .„ e da,&fi moflraua hor a buethora mula , talhora pareua effcre vna belli f ne _ fimafemina^e tale altra vn cane , & fu detta quesla così fatta cofa Em- pufa,percbe pareua,che andaffe convn pie falò; & alcuni hanno voluto , che ella fofie Recate fieffa , la quale fi moslraffe in quesla foggia di bel me^o dì , quando con certe cerimonie fi placauano le ombre de i morti . Et per gli varij , G? diuerfi afpetti , che di sé faceua altrui vedere quefia beslia, fu tirato in prouerbio da gli antichi, & diceuano cangiar fi più , che non faceua Empufa, chi moflraua di volere bora una cofa , & tanto- fio un'altra>& chi non fi Ufciaua mai conofccre quale eiji foffe . Et Lu- ciano parlando de' balli ydifje che fanno mutare la perfona in tanti tuo* d'oche fi può direbbe rapprefenti Empufa , che fi cangia ih nfdle forme . Era oltre di ciò,come fcriue Eu/cbio , in tAppolinopuli Città dello Egitto una fìat uà di cojìei, la quale moflraua pur anco , che la Luna non ha lu- ce da sé ,ma la riceue dal Sole, percioche era fatta in forma di Into- rno tutto bianco , che baueua il capo di Sparuiere . Significa la bian- L 2 ebe^a, 84 ImaginideiDet theT^afhela luna da sé non bà lucemmo, da altri la nceue^doè dal Sole , the le dàfpiritoaticbcrai& fiotta : & ciofignifica la tefla dello Sparuie- re , perche queflo ucccIIg tra confettato al Sole , urne ho detto nella fina Ifide» imagine . Legge fi anchor 'a , che in Egitto j "attuano ì fide Peslita dine- gro,pcr thofit are ,ch' 'ella da se è cotpofofco , £5 (fiuto : & era quefia pur' ancola Luna ,ccme fi ioncfi(uadaìlafua fiatua fatta in forma ài donna con due (emette di bue in tefla, come ferine Hercdoto , onde non poteuano gli Sgitij facrificare le uacche , come che foffero tutte di quejìa ttà , ben- ché fiacri ficafiero buoi ,& ulte Hi . O forfè era anco , perche le fauole di- cono , che ella fu mutata già in quefla befiia da (jioue ; pofeia , cheheb- be goduto di lei ,accioche Giunone non fé ne auedtjje , & chehaueua nome allhora lo , & cofi la chiamano i Greci , & li di fegnano parimen- te con le corna in capo,ma paffuta poi in Egitto fu chiamata quitti ffide, & teneua il fuo fimulacro certo ciembalo nella deslra mano,& nella fiini- ftra haueua un uafo . Onde y come dice Seruio , credettero alcuni > ch'el- la fojje ilCjt ni o dell'Egitto ,quafic he pe r le i fi uedeffe la Telatura di quel paefe,mojtrando il ciembalo quel rumore,chefà il Issilo, quando crefee , sicché affonda tutti i campi,& il uafo i laghi,che quitti fono. *Altri han- Semìo Ma no dettogli ella è la terra, come riférifee il medefimo Seruio , & Macro- cs©bio . bio anchor a , ò uer amente la l<([atura delle cofe , che al Sole ila fogetta , & quindi uiene , chefaceuano il corpo di quefla Dea tutto pieno , & ca- rico di poppe, come, e he tuniuetfo pigli nutrimento dalla terra, onero dalla uirtà occulta della l^atura , perche fu rapprtfentata etiandio la Natura .- datura con quefla imagine da gli antichi . Et intendo, che un così fat- to fimulacrofu già trottato in T$pma al tempo di Tapa Lione decimo y & uedefi quefla medefima figura con tarde poppe in una medaglia a>iti- Medaglia ca di ^Adriano . In Egitto quando uoleuano difegnar la J^atura nelle d'Adria- lorofacrefigurc,faceuanol'~4uoltoio , ■& era la ragione di ciò, dice Mar- "° ' I • celino,perche tra gli Auoltoi nanfe ne troua alcuno di mafehio j ma tut- della Na- ti fono f emine ,come fcriue Eliana anchor a \ &fu creduto, che Euro utn- tura . to di Leuante cosìferuifie à quelli uccelli in uece di mafem , come par e , Eliano. che Zefiro impregni la terra, & gli alberi di Trimauera . Sono poi slati di quelli , liquali hanno pofìo in capo al fiimulacro di ì fide una ghirlanda dì jì brotano>& le hanno dato nella fmifìra mano la meàcfima herba, & Lattando, riella de/Ira una "hlauicella , con la quale uoleuano far fi mofirare, che ella pafisoin Egitto yConciofia » che quiuifoffe celebrata una fejìa come fcri- ue Lattantio, dedicata alla Islaue di ifide , perche fé bene le fauole finfie- 70 , ch'ella mutata in uacca nuotando pafiafje il matc,nondimeno la Infilo- ria ha ferino ^cha leipafsb nauigandojÙ per quejlo^li Egitti la credette- ro effe- Degli Antichi / / .. . \ . . N. ,■■■ - '..in. 1,»^ ^-iri7TiiirCTi'.'HiiH^"qiww|l"W"''"'^^ Imagine d'Ifide Dea Egittiache è la Luna tenuta la Dea de nauiganti,& fu Io appo i Greci qual transformata in vac ca daGioue efiendo ftata ftuprata,&: ritornata nella fui pro- pria forma fuggì per mare in Fgitto , &. quiui fàda quelli popoli adorata per benefici j riceuuti . Imagine d'Ifide Dea delli Egitti; che è la Luna,con cofc in mano denotanti la natura del Nilo&. dell'Egitto lTclif- fìlunari,&: altri effetti iuoi fi nelle acque» come nelle cofe dementali . S6 Imaginide iDei ro e/fere [opra alle nauigationi , & che poteffè dare col K(ume fuo felice Luciano .corfo a nauiganti.Onde Luciano falche Gioue comanda a ^Mercurio, che -paài a condurre fo per mare in Egitto , & quiui la facci domandare poi lfide,& la facci adorare,come TsLumejl quale babbi potere difpargere il Apuleio. 'Hll-o>difare foffiare i venti,& di confemare li nauiganti. Et K^ìpuleio fà,cbe IjìdeJìeJJa così parla della fua fefia. La mia religione comincierà dimane per durar e poi eternamente , & effendogià mitigate le tempefla dell'fnuerno,^ fatto il mare di turbatole tempeflofo quieto & nauigabi- le,i miei facerdoti mi facrificberanno vna picciolo, nauicella a dimoHra- tione del mio paffaggio. *Alla quale cofa htbbero anco forfè mente alcuni popoli della (jermania , li quali , come riferifee ^ìlefiandra K{apolitanot ador aitano vna Liburna, che è certa forte di nauepicciola , & veloce, & potremo forfe dire, eh fofic,come hoggi fono i ber gattini fiuero le fregate', credcndOyche fojjè quella la vera imagine di 1 fidenti cui fimulacro,dke £- liano , che in Lgitto baueua il capo cinto , & coronato di vn ferpente , Valerio & il mede fimo fi Ugge apprejjo di Valerio Fiacco , che le dà parimen- Vhcco . ££ il citmbcào in mano . Ouidio , quando la fi apparire in fogno a The- Ouidio. ietu£a 9 cosi ia dipinge, mettendo con lei alcuni altri anebora de i Dei dello Egitto . *4 Theletufaame^a notte apparite { D'fnaco la figliuola accompagnata *Da bz'mitterij con non finte larue, *Da due corna la fronte bauea fegnata. La qual di biancbe,e di mature [piche Con vagherà mirabile era ornata, %4nubi,che con voci a buoni amiche. Caninamente latraci feettro potta, Che gli pofero in man le genti amiche* 'Bubafic fanta , & *Api,e chi conforta, Leperfonealftlentioeraconleì cdl bel tacer con man facendo feorta, E quei,che van con dolorofi bomei Cercando fempre,Qfiri, che fu poflo Toida la moglie fra gli eterni Dei, E le fono i Serpentine i Sijiri accofto. impulcio medefimamente finge di hauerla vìila in fogno già quando pu e!0 * egli era ^ifmo^ cosi la defaiue che molto bene fi può "vedere, creila era la Luna , Degli Antichi. 87 la Lunaja quale quelli di Egitto con adombrati miflerif adorai! ano. Onde tMefftia.no , fa che filologia entrata nell'orbe della Luna vede qiàui i Marnano- ciemb.ili , che tante volte bògià nominati , le facelle di Cerere l'arco di Dianaj timpani di Cibelef& quella figura triforme* della quale ho detto giacche haueua puf anco le corna in capo, & vna Cerna ; qua fi che tutte q;te He 1 ofe injìeme,& ciafeheduna da per sé lignificale la Luna . Ulta ritornando ad Jipuleio,ei dice,che dormendo li panie vedere quefia Deay la quale con riuerenda faccia vfciua del Mare (perche finfro i Tottìycbe il Solerla Luna, e tutte l'altre s'Itile tramontando fi andassero a tuffar nel marc,& che quindi vfcifsero al primo loro apparire) & a poco a poco mo ftròpoi tutto lucido corpo . Ella haueua il capo ornato di lunga, & folta chioma lieuetn ente crefpa , & (he per lo collo fi fpar gena , cinta da bella ghirlandi di diuer fi fiori, & nel me?Ko della fronte portaua certa cofa ro- tonda Schiacciata , &lifcia, che rifplendeua come fpeccbio,& dati' vna partc,& dall'altra lejìauano alcuni J'erpentijopra de' quali erano alcune poche fpiche digrano.La ve/tedi diuer fi colori era di fottilifjìmo -pelo, & bora biancajoor giallatGr dorata* bora infiammata, & rofsa pareua effe- re. Et vn' altra ne haueua anco poi tutta negra^ma ben però chiara,& lu- cida^ coperta quafi tutta di risplendenti slelle,nel meT^o delle quali era vna Luna tutta nfplendente > & erano intorno al h mbo attaccati con bel- lifj.'mo ordine fiorì,®- frutti di ogni forte. Tortaua poi la Dea nella defìra mano ceìta cofa di rame fatta inguifi di ciembalo, che fcuotendo il hrac> ciofaceua affai gran fuono , & le pendeua dalla fmislra vn dorato vafo^ cuifaceua manico vn ferpente , che di veneno pareua tutto gonfio , &à piedi haueua certo ornamento fatto di foglie di palma. Cosi fa {Apuleio ritratto di Jfide, alla quale per certa ragion naturale dà la vesle bianca , gìalla,e rofsa, per che la Lunafpcjfofi muta di colorerà che indiuinauano molti la qualità del tempo ,che poi ha dafeguitarc, perche la rojc.eT^a iti lei fignifica3che faranno v enti, il color ff co pioggie^ il lucido,?? chiarì dimofira che debba ej sere l aere fereno . come anco cantò Virgilio , Virgilio. dicendo : Quando la Luna à racquiilar comincia La già perduta luce , (e non fofche Corna vieti? abbracciando Caer negro, f. Gli agricoltori , & i nocchieri huuranno V (jran pioggie;ma fé di rofsorehonefto Sparge le bi Ile guaiule , farà Vento ; Che mostra vento fempre che rojseggia La %8 ImagìnìdeiDei la Lma;efe nel quarto apparir (cb'vnqva. Queflo non falle) andrà bella,e ferena Ccn le lucide corna per lo Cielo, Quel giorno, e gli altroché verrano a dietro Ter tutto il meJe,fianoafciutti,e queti. L'altra vefte tutta negra moJìra,che la Luna>come ho già detto più i)oltcynon ha lume da sè,ma da altri lo riceue.Hanno poi detto alcuni,che spulcio mette quel ciembalo in mano à queHa T>ea , per moflrare la v- fan^a de gli antichi, li quali vfeiti allo /coperto faceuano certo sìrepito, & rumore con vafi di rame,& di ferro, penfando digiouare in quel modo alla Luna, allhora ch'e la perde il lume per wraporfi la terra fra lei, <& il Sole>cbe è nel tempo della Ecclij (se, della quale nonfapendo la caufaÀi- ceuano,cbe la Luna era tirata in terra perfora d' incanì ^perche al Inorai alcuni Incantatori haucuano dato ad intendere al mondo di potere fare queslo,e più anebora. Onde Virgilio diffe inperfona di certa maga , che gli incantati verf hanno for^a di ritirare la Luna già dal Cielo : & di tjifedeafi leggefpejro,cbe ella faci uà difeendere la Luna a fuo difpetto : & Lucano pattando degl'incantatori della Tbefsaglia dice ,c he effi furono iprimi,cbe facefsno for\a alle fldle,& che faceuano diuentar la Luna negra,& ofeura cJlhora.che ella doueua efserepih chiara,e più lucida. 0 la teneuano tale fin che cllafofse "venuta in terra à far eque llo,cbe voleua no. Et appnffo di ^Apuleio vna di quefte incantatricifi vanta di potere fa re ogni gran male alti T)ei:& di potere ofeurare à fuo piacere la luce del- le fielle, perche la for^a di que' diabolici incanti valeua non folamente contra la Lunata contra il Sole ancora ,e tutte le slelle,e contra tutti gli altri Dei così del Cielo, come dell'inferno ,• alti quali oltre a tutte le altre Porfirio, rnaladctte cerimonie foleuano minacciare (come fcriue Porfirio a certo gran Sacerdote dell' Egitto,& lo riferifee Theodorìto)di rompere,efpe%- %are il Cielo {forfè perche cadefsero tutti à baffo ) di riue lare gli occulti mislerij di lf?de,& dipublicare tutte le cofefue piàfecrete, di fare che la, barca di Caronte non pafferà più anime, di dare le membra di Ofiri à Ti- fone,cbe le fquarci,& fparga per tutto, & altre fimili pa'^ie, mettendo fempre innanzi quello,che penfauano,che pia difpiacefse à quel Dio,cui volcuano fare for^a^per che venifee ad vbbidire loro. Et forfè che a que- fio fu firn ile quello , che fi legge appreffo di Ouidio di Fauno , & di Vico 7^umi,ouerocDemoniibabitatori del monte sAuentino, chetirafsero per arte magica,& a for^a d'incanti Gioue di Cielo a Venire arifpondere lo- tOfbencbe dannajfero poi i Bimani quesla diabolica arte, né la volefsero in De gli Antichi. %9 in modo alcuno , tome fi vede per U puteh , che ne fu accufato : er m furono riputati maeflri quelli di iheffaglia ; perche, come riferifee Suida,cbe per battere Voluto inuefligare il corfo, & la natura della Luna,foffe fia- to finto poi di loro , che la tir ahuno di cielo in terra , all' bora che' l volgo credeua , che ellapatiffe affai , & foppcrtaffe grauiffima fatica , & che quel fuono, rap presentato per lo Ciembalo pofio in mano ai ifide , alleg- gerire molto la pena dilla vioL n^a , che le era fatta , come cantano fi- nente i T?oetìì& ne ferine anco Tlìnio,quafiche quel rumore non lafciaf- fe paffare il mormorio degl'incanti alle orecchie della Luna , 0" perciò non haueffero poi for^a contra di lei . Onde Tropertio dice , che gl'in- canti tirerebbono la Luna giù del carro, fé i rifonanti metalli non vi ri- Giuuenale medìaffero.£t Giuuenale parlando di certa f emina loquaciffima dice , che non accade pia fare romore con vafi di rame,nè con altri metalli, perche ella fola col cicalare fa tanto strepito , che può difendere la Luna da gl'incanti. Scriuefi di alcuni popoli che adormano il Sole,& la Luna,cre- dendoche fodero mar ito, & moglie , & che digiunauano nell'Eccliffi fpectalmente le donne ; & le maritate fi fcapigliauano , & graffauano , & le donzelle fi falaffauano con fpine dìpefee , & cauauano il fangue , penfandofi effe ebe la Luna allhora fofje ferita dal Sole per qualche di- fpiacere , che gli hauefìe fatto . filtri hanno voluto , che il Ciembaloy Siftro. chiamato da gli antichi Si/lro , in mano di iftde , moHri il fuono , che fa la Luna nel girare degli Orbi cclefli . 7^é di rame folamcnte lo fa- ceuano , ma di argento amberà , & d'oro , come dice ^Apuleio , quan- Celìo Cai do ragiona de imìiìeriJj dì Ifide , & (come riferifee Celio Calcagnino) cagnmo • vi erano quattro f accie , che fi moueuano pel circuito di fopra , le quali fignificauano , che la parte del mondo , che fi genera , £5" fi corrompe , è fotto il globo della Luna , oue le cafe tutte fi mutano fecondo il moui- rnento de gli Elementi mojlrati per le quattro f accie . Di dentro , nel- la parte pure di fopra , vi intaglliauano vn Coatto con faccia di huomo, & vi erano due altre tefle, che fi moueuano fotto alle quattro , ch'io diffi : l'vna era di ifide , l'altra di 1S(epbtbia , & fignificauano quefìe il nafeimento , G? la morte delle cofi , che vengono dalle mutatìoni de gli Elementi . il Gatto fignificauu la Luna , onde le fauole fingendo , to- me racconta Ouidio , che ì Dei fuggì fiero dalla furia di Tifone fino in Egitto , né quiui fi teneffero fimi , fé non fi cangiauano in diuerfi ani" mali, Degli Antichi. 91 fnali, dì/s'ero , che Viaria fi mutò in (jatto , perche è mimale molto va rio , & che vi vede la notte , & cui fi mutano gli occhi crefcendo1 ò di- minuendofi la luce fecondo che cala , ò crejce il lume della Luna j & lo faceuano con faccia humana, per dìmofirare, che i mouimenti della Lu- na non fono fenica fuperiore intelligenza. Quefli erano ì miflerij conte- nuti nel Sijìro tanto celebrato nelle cerimonie di Ifide , & pofto fruente in mano alla fua imagine , come ho già detto , che Apuleio glie lo pofe nella deflra . Et dal vafo , che le pendeua dalla finiflra , oltre a quello , che ne ho già detto , fi legge ancora , che può fortificare il mouimento delle acque gonfiate dalla humida natura della Luna . Onàe è , che han- uo voluto alcuni , che il crefeimento , t$ decrefeimento di quefla fia ca- gione del flufio , & rìftujjò , che fanno le acque del mare . Et accìoche quefla imagine della Luna , oltre alle coje naturali , che in effa fono moflrate , ce ne infegni qualche altra ancora più vtìle alla vita fiuma- na , rìf guardiamo a quello , che dice il "Beato ^sfmbrogio , il quale con S.Ambro* l'efempìo di quefla , il cui lume fi può chiamare ragioneuolmente incer- gi°« to , perche mutandofi tuttauia hor crefee , & bora feema , ci ammoni" fee , che fra le cofe humane non è ferme\ %a alcuna , & che tutte col tempo fi disfanno . Et per queflo dictuano alcuni , che gli antichi Im- mani di famiglia nobile portauano ne ì piedi certe Lunette \per e {fe- re con quelle fpeffo ammoniti della inHabìlità delle cofe Immane taccio- che non infuperbiffero , ancora che fojfero di molti beni copio fi , & abon- danti , perche le richei^e , & altre cofe tanto slimate da' mortali fan- no apunto , come la Luna , la quale bora è tutta lumìnofa , e rif penden- te > bora affottiglia in modo, il lume , che di sé moHra più poco , & al- l'vltimo così diuenta ofeura , che più non vi pare c(fere_j . Terò non di- chiamo più di lei , ma sì di quella vfan%a de i Ternani di poetare le Lunette nelle fcarpe , perche alcuni altri la tirano da gli jì rcadi , di- cendo , che quefìi fra tutti i popoli della (jreiia fi tenero di efjcre i più antichi , & perciò pia nobili , perche voleuano efiere flati fino innan- zi ,ibe nafeefie , ò fofse fatta la Luncu» . Et a credere queflo fi erano indotti y perche l'L^frcadia è nel me^o per lo lungo del Teloponnefo , alta più di tutti gli altri patfi della (jrecia > <& montuc fa , onde fu detto , che nel tempo del diluititi gli arcadi foli fi fxluarono , ritiratifi alle fommità de i monti , fin che le acque furono abbafsate . Onde al- Ihora vfeendo delle cauerne7& vedendo la Lira , come che quella , che era innanzi al 'Diluuio, fofse perita infume con le altre cofe , & fofie quefla vn'altra> la credettero e f sere fiata fatta , ò nata ad bora fola- mente , & così dopo loro j che erano nati gran tempo innanzi; &' quindi A4 2 pi- 92 Imsgini de ì Dei pigliauano argomento dì efje re ì più antichi , & i più, nobili di tutti gH altn (jreci , poi che erano flati prima della Luna. Et da qmflo prefero i Romani l'v/an^a di portare le Lanette nelle /carpe per [egnodiantU chità , & nobilita della famiglia , come che fofse pari a quella de gli ^Arcadi nati innanzi alla Luna , Et gli ^Athenìeft parimente vo- lendo moflrare , che innanzi a loro non erano flati altri huomini y ma the effi erano nati della terra , portavano alcune cicale d'oro in capo acconcie in diutrfe foggiefra glicapcU , - liycome ri ferifee Snida. Et^Atbe- neoferiuendo delle deli- tie de gli todtheniefiymettejhe faaffero queflo per lafciuia i giovani , che più delicata- mente fi volevano adornare 9 dì metterft alcune cica," lette d'oro intorno alla fronte. giove Degli Antichi. $$ G I O V E. qual molìraua , che da lui venìfìe la vita a tutte le cofe . Et perciò lo pofero i platonici per V anima del CMondo , & lo credettero alcuni quella diuina mente y che ha prodotto , & gouerna l'vniuerfo , (3 che communemente è chiamato Dìo. 1)i que- llo , famblìco parlando dell/ mifìerij dello Egitto , così dice : Te r- Iamblico. che Dio va fopra tutte le cofe > rifpleude come feparato da quelle , & folo tutto in sèfleffo camina per di fu l'vniuerfo . Quelli di Egit- . - to lo pofero afed ere fopra il Loto arbore acquatico , volendo perciò ^- cie fopra il re ad intenderete la materia del mondo èfogetta à lui , il quale la reg Loco . gè , & gouerna fen^a toccarla , perche ilgouernofuo è tutto intellettua- le , come lignifica il Loto , nel quale le foglie , & i frutti fono rotondi , perche la mente diuina fi riuolge in sé Jiefia, & advn mede fimo modo intendendo fempre gouerna , Donde viene quel fommo principa- to , che regge il tutto ■, & fi parato da tutte le cofe del mondo fa , che fi muouono tutte , Hando lui in sé jìefio quieto fempre , r ipofato , & immobile $ il che moHrauano gli Egittij mettendolo à federe > co- me ho detto . Et questo inteferogli antichi per quel gran Gioue Uè del Q\out è Cieto y chehabitaua nella pia fublime pai te dell' vniuafo , il qua- tutto. le confiderato poi fecóndo le cofe , chetutte procedono da lui, difende pia bafto, <& fouente presla il nome fuo alle caufe inferiori , & alle coje me- defime.Onde Seneca nelle quefì ioni naturali fcrifie, che non hanno credu- to gli antichi più faggi , che (fioue foffe , quale fi vede nel Campidoglio^ €5" ne gli altri tempij, eoi fulmine in manotma che per lui intefiro vn ani mo}& vnofpirito cuJlode)& rettore ddi'umwjojbc babbi fatto quefia gra» 9* Imagini de i Dei Jmagine dì Tan Dio de Pnfiori^fgnificante il cor* fi del mondo Bando in piedi ffl in moto . Degli Antichi. 95 gran machina del mori io , & la gouemì à modo fuo , & che perciò glifi r.onfaceua ogni nome, sì chefipoteua dimandare Fato,come che da lui di- q\ovc £ pende/fero tutte le cofe , & l'ordine delle caufe , che fono l'vnajopra l'ai- F^ro. traviato venrffe da lui. Sipoteua chiamare Trouiden^a , perciuche prò- Frouiden. uè deua^he il 'JMondoandaffe del continuo al fuo ordinato corfoy Lo pò- *a * tettano dire T^atura , perche da lui nafceuano tutte le cofe , per lui viue- j^atura p ita ciò , che ha vita. Et mondo parimente potcuano chiamarlo > per- Mondo . che ciò che li vede tutto è lui , che di fua virtù propria fi fosliene , & così era creduto cjfere in tutti i luoghi , & empire di sé ogni cofa , come dice Virgilio, Virgilio. Delfommo Gioue l' vniuerfo e pieno . Et Orfeo diceria parimente, che Gioite è primo , & vltìmo di tutte le cofe, fu innanzi à tutti i tempi, che vnquafono flati , & farà dopo tutti qucUi,cbe ver anno , & che tiene la più alta parte del 'Sfiondo , & toc- ca la più bafìa anchora , & è tutto in tutti i luoghi . sfacendone vna imaginepoi, perche ha detto già , che in lui fono tutte le cofe , la Terra , £ lAcquaf ^£ria,& il Tuoco,ilgiorno,& la notte, lo dipinge informa di tutto il Mondo,facendo,che'l capo con la dorata chioma fia il lucido Cielo, ornato di rifplendenti slelle , dal quale fi veggono due corna vfeire pari- mente dorate yche fìgnìfi canoni' vno l'Oriente, e l'altro l' Occidentc}gli oc- chi fono il Sole>& la Luna-, l'aria il largo petto >($ gli home-ri fpatiofi > li quali hanno due grandi ali per la velocità de i venti , & perche fddiofi fa preftiffimoatutte le cofe ; l'ampio ventre è la gran Terra cìnta dalle acque del tjMare;^ i piedi fono la più bafia pai te del CMondo , la quale fanno cfjere nel centro della Terra. Quesla imagine di Gioue fatta da Or- feo informa dell' vniuerfo mi tira a porre quella di Pan, per ìafmàìitu» dineghi hanno tra laro , & perche rnofìrarono pure anchogli antichi (ot- to la forma diqutfìo T>io l' vniuerfo . Oltre che Gioue Liceo ap puf- fo quelli fu il mede fimo , che era Tan , come lo mostra il fuo fimulacro , il quale ira tutto nudo , fé non che haueua intorno vna pi Uc di Capra : (3 hthhe queslo , come ferine (jiuslino vn tempio in t{oma alle radi- ci del monte 'Palatino. Leggefi dunque di cofiui ,cbe fu vnodique* 'Dei, che habitauanoi monti , le felue,& i bof hi, perche non potcua- no flar e tutti i Dei de gli antichi incielo , mabijogn.ma che ne (lese- ro moki in terra-) Cf l'adoravano più degli altri i Tajtori , come ch'eiff- fe lor T)ìq particolare, CS hautjieput de gli altri la guardia de i greggi ♦ . comedifleFergiliu: Virgilio. la 9(5 ImaginideiDel La cura ha Vati de i greggi j de ìpaflofì. Et perche talhora pare , che nelle feluefi fpauentino i greggi , né fi pofia vedere donde la ragione proceda dì tale fpauento , dì/fero gli anti- Panico ter c(}^cfje vcniua da Tan, & dimandanano Tanico terrore ogni paura , che venire d'im proni fo , né fapeffero dirne la cag ione , o per queflo , che bb dettOyOuero penbe Tan fu creduto il primo > che trouaffe di fonare quel- la gran cochiglia,che portano i Trìtoni,con la quale ei fece n gran rumo- re nella guerra i Titani , che gli mife tutti in fuga fpauentati di modo , che nonfapeuano douefi andajfero : come fi legge appreffo di Taufania f che intrattenne anco a Francefi nella guerra , che hebbcro guidati da *Brenno contraGrcù . frnpereche >hauendo hauuta Udì vnagranrot- ta>la notte feguente furono affatiti da queflo Tanico terrore , &parfe da prima ad alcuni pochi , dapoiA tutto il campo dì vdire vngran calpefth di caualli , & di vedere , che inem ici veniffero loro contra con impeto grandi/fimo , onde prefero tutti le armi , né fi comfeendo punto l'vn l'al- tro ( così g li banca tratti di fmno quel pax %p fpauento ) e parendo ai ogni vno,cbe ruttigli altri dì babito ? & di lingua foffero Greci, comin- ciarono a combattere fra loro, & fuggire chi qua , ch'ila -, diche allerti- ti i Greci furono loro adofjo, & ne anima ^arono quanti vollero . Que- fia forte donane di paura pa^a; che par 'eQere fenica cagione,era credu- ta venire da Tanjl quale fu adorato principalmente nell'^ircadia,& te- nuto padre à tutti gli altri più potenti Dei;ondefn guardato il fuoco per- petuo nelfuo tempieyOue diceuanojbefu anticamente urìQracolo,che ri- fpondeuaper bocca dìuna7<{infa nomata Erato.Gli *Athenie fi parimente cominciarono ad baiarlo in nfpetto grande, dapoi ch'egli apparue ad uno mandato da loro à dimandare aiuto a 'Lacedemoni} contra gli Ter fi ,& difìegli^ch'ei fi trouerehbe in loro aiuto ne'canipi MaratonijMa comepo- feia lofacefje non fi legge, fé non che in quella battaglia fu viflo un'huo- mo di uifo,& di babito contadino ,ilquale , dopo battere ammainato con vn aratro gran numero de'Terfi,fparue uia,ne fu poi più ueduto ; Et oue Tan incontrò colui prima ,ch 'io diffi,chc fu nella fèlua Tartenia^ìfufat tonn tempio : nella qnalfelua legga fi , che fono tefluggini buoniffime da farne lire,ma che quelli delpacfc non ofano pigliarle,^ meno le lafciano pigliare àflrmìerì,percbe tengono, che fiano tutte confettate a Tan . Et per queflo fé ne porrà unaà pie detta fua imagine , & ni fi porrà anco la „... T cochiglìa per fegno del Tanica terrore.Viene quefìi deferìtto da Silio Ita- lico. " ^c0 QQn ^ corna»con h orecchie di capra; & con la coda m quefìa guifa • Lieto De gli Antichi. . 97 lieto de le [uè fcfle Tari dimena La picchi coda , £2 ha a' acuto pino Le tempie e inte,e da la rubiconda Fronte e [cono due breui corna , e fono L'orecchie qualdi Capra lunghe , & hirts L'bijpida barba feende [opra II petto *Jjd duro mento , e porta que(la Dio Sempre vna verga paflorale in mano , Sui cinge i fianchi di timida Dama La maculofa pdlejl pettO) e'I defio . Et feguita poi,cbyei camina per l'erte rupi > i3 ftano quanto vogliono ruinofe , & che nel correre è velociffìmo , fi come il CMondo parimente con fomma velocità fi gira,moflrato nella imagine di queslo &le corna della Luna . Et il Boccac- Boccacci* ciò vuole,che quefle,le quali efeono dalla fronte, & tendono verfo il Cie- lo,mofir ino ì corpi celefii , de' quali habbiamo cognitione in due modi: l'vno coniarte , la quale con gli iHromenti agronomici mi fura il cor- fo delle flelle,& le difìan^e loro;l'altro con gli effetti , quali uediamo da quelli produrfi nello cofe di qua già . La facci a por porca , roffa , & in- focata, (che la dipingono tale d Tan) lignifica quel fuoco puro , che fopra à tutti gli altri elementi Uà in confine delle celefii sfere . La bar- ba lunga,che vàgiùper lo petto , moslra chei due Elementi fuperiori, cioè l'iAria,& il Fuoco,fno di natura , & for\a iJMafchile , e mandano le loro impreffioni ne gli altri due di natura F eminile. Ci rapprefenta la tnaculofa pelle , che gli cuopre il petto , e le [palle , ÌOttaua Sfera tutta dipinta di fulgenti Stellerà quale parimente cuopre tutto quello }che ap-. far tiene alla natura del1 e cofe . La verga paflorale ,cbe ha nell'una ma- no, fi gnifica fecondo il "Boccaccio il gouerno , che ha la natura delle cofe tutteja quale così le regge, che preferiue loro etiandio il fine determina- to delle loro operationi , laf dandone però fiorigli animali ragioncuoli : & Seruio dice,cbe,pcrcbe quesla verga era ritorta, moslraua l'anno, che fintone in sé Jicffo . T^ell 'altra mano ha poi la fiftula delle fette can- ne , perche fu Tan il primo , che trouaffe il modo di compor pia canne infieme con cera , e'I primo ancor , che le fonaffe , come dice Virgilio : & qutfia cidimofira l'armonia celejìe, la quale bà fette pioni, & fette 7s^ voci S>8 ImagmideiDei voci dlff ' venti, così come fono jctte i Cieli, che le fanno . Et quefta vuole Macrohio ^^acro^° &e s* intenda ancboraper Ecbo , la quale finfero gli antichi efiat data molto amati dal Dio Van . Di che rende la ragione \^4lef- J andrò K^éfrodifeo , dicendo , che fa errore del volgo di crederebbe Ecbo £cho . jr0jj"e pea ^ 0. amata f(a rpan : perche quella non fu altro mai , che quel rimbombo, che fanno le voci fparfe per luoghi alti , e concaui; & quesli fu vnhuomo dotto , che cercò con grandi/fimo Jìudio d'intendere > perche rìfonauano le veci in quel modo : & non potendo i albera trottarlo , ne pìghaua quel difpiacere , che jpeffò fi piglia chi non può godere , Cama- Ouidio . tafua . Raccontano pei le fattole-i come riferifee Ouidio.chefu Ecbo vmt Isljnfa innamorata di T^arcifu belliffimo giouane , la quale non poten- do godere dell'amor [uo^ji cacciò di vergogna negli ^yditri , & nelle ca- ve fpehnche y zy quitti fi con fumò di affanno , (5 di dolor e in modo , che il corpo diuentò jajjo , névi rimafe di lei altro , che la voce , la quale Lmretio ferine dì battere vdito replicare in certi luoghi fei , & Jette volte . Et -Taufania recita , che fu in Grecia apprefjo de gli Elei vn portico jms fi vdiuano le voci replicate da Ecbo fina fette , t più an- . cora . Leggtjìpoi anco di coftei, che ella fa Dea t figliuola dell'aria , & ^ufonio della lìngua, e perciò màftbìle. Onde \^éufonìo Gallo fa , ch'ella ri- Gallo . prende chi cercha di dipingerla sfacendone vno Epigramma , che quejìa vuol dire , '^fchs cerchi tu pur f ciocco Tittore 1)1 far di me Tittura ? che Jan tale Che non mi vide mai occhio mortale > E non ho forma , corpo , né colore . *De l'aria, e de la lingua a tutte l'hore T^afco , e fon madre poi d' co fa , quale Trulla vuol dir , però che nulla vale La voce > che gridando i mandofure . Quando fon per perir , gli v Itimi accenti %inouo , e con le mie l'altrui parole Seguo , che van per Varia poi co i venti . Sto ne le voilre or cecine, e comefuole Chi quel , che far non può , purfempre tenti, Dipinga il fuori chi me dipinger vuole . il chea me non dà già l'animo difare.ma porrò bene la imaginc che ne fece già CMonjignor Barbaro , eletto di *4 quileggia , in due Sìan'^c Ecbo f)c gli Antichi, 99 Ecbo figlia de i bofcbite de le valli , Ignudo fpirto , e voce erratitele f ciotta, Eterno effempio a' 'amoro fi falli , Che tanto altrui ridice , quanto afcolta ; S'iAmor ti tome àfuoi più lieti balli* E che ti renda la tua forma tolta . Fuor d'efle valli abbandonatele fole , Sciogli i miei dubbi in /empiici parole • Ecbo, che cofa è il fin d'amore v3 %Amo?t. Cbifafua fìrada men fuura ? cura . Viue ellafempre , ò purfen more ? more . *Debbo fuggir la forte dura ■• dura . Chi darà fine al gran de lore ? l'bore • Com'hò da vincer chi è [per giura * giura. Dunque l'inganno ad amor piace} piace. Che fin' è d'cfjo , guerra ,òpacei pace . lnqueflo loco mi pare , cbeTionftafuardipropofito , ma antiche debba recare a' leggenti diletto grandifjimo , il pomi quello di Ecbo , che leggiadramente fcriue vn noflro moderno poeta , cattandone dal- la fua voce rifpofle corrifpondenti à quanto egli va da lei richiedendo . 'Dice adunque Valli y Saffi , tJMontagne , *Antri, Herbe , & Piagge , (olii , Selue , Fontane , ^Augelli , & Fere , Satiri , Fauni , Ò voi T^nfe leggiadre Oditeper pietà la pena m la . Vdite come ^.dmor mi mena à UMortc Legato in duro , e indiffolubil nodo ? odo . Voce odo ;cDcb chifel tu , che rifpondi *A l'amaroy& dolente pianger mio £ : io Tijnfa fei forfè <* dì [e lyjnfa fei Tu , che di quella voce formi il juono ? fono . T^infajci dunque ? deh dimmi anco il nome , Ch'iofappia chi fi moue à pianger meco * \ Ecbo. Hora poi eh' Ecbo fei sporgimi orecchio , Odim i , fé l'vdir non ti dif piace . ioo ImaginideiDei Tu vedi compio piango amaramente , rDcbmouati pietà del mio cordoglio} "■« doglio $ Se di me duolti , vuoi porger conftglio , xA l profondo pender ., in cui m'inuoglio Ì voglio . bla che premio fiat tuo>feH mio tormento fn qualche parte almen per te fi annulla ? nulla, Ttì ringratio . Hor dùnque mi conjiglia , Toicbe più altro premio non richiedi £ chiedi , Tu vedi ì^infa com'*Amor miflrugge , Ch'io corro à mortele apena me naueggio t veggio Che mi configli t che farò perch'io Troui pietà la dou'^imor mi chiamai ama» Porrei faper che cofa è que$ì'*Amore9 Quefio , che tutto m'arde , e che m'infiamma ì fiamma , Che fiamma è quefla , come nonfìnifee 'Di con fumar , fé mai non mi rallenta ì Unta , In che loco s'annida ? ouc foggiorna £ Che parte è quella ,ou\ arde a mio difpetto £ petto, Com 'entra dimmi ? oue troua la via , "Ver ch'ella dentro al petto fi trahocchi £ occhi, Entra per gli occhi s* par mi bauer intefo y Che molti per vdir s' innamorato * \ raro , Dimmiycbe cibo è Ifuo , douefi pafcey Che par che di continuo ella m'accore f core « Se m'arde l cor , debbo durare ancora xAl giogo y Gk'io mia libertà perdei £ dei . adunque vuoi , ch'io s~tia nel mio penjìero Cofiante ancor ^benché fia affitto , e fianco £ anco , Tante lagrime Jpargo , e nulla gioua £ Dimmi farebbe forft il pianto in vano £ Vano , Che farò dunque acciò al mio caflo ardire , Che m'arde , bone/io premio fi riferui £ ferui, (redi, che l'amor mio le fard grato > Et e h'ella fia del m io feruìr contenta £ tenta • Ogni via tentare ,fe credi , ch'io Tojja alcun premio riportarne poi, poi, Hor qual tjfir deurò , fé pur talhora il dolor mi farà tremante ih fermo £ firmo. Ma che farò , s'egli cofi miflrugge j Ch'in De gli Antichi. Ch* in pianto la mia vita fi difìempra i Com'io la temprerò > s Amor non ceffo, 1)ìjaettarmi da la ter ^a /pera * Dunque ^jin fa gentil lo [per auar gioita, E la mortale paffìon raffrena i Qualfia la vita mia,fejen?a fpeme Terrammi prefo^imor con man accorta ? Sefiano corti i giorni di mia vita Tslonfaran lietialmcn benc'bor m'attrifli* Cbefpererò i mi lice fpcrar fvrfe Che far mi debba vn giorno iunior felice*? Vorrei faper chi mi darà /per an ^a, Voi cb'àfperar la tua ragion m'inuita. Vita baurò dunque * hauròpoi altro s'io ISZon mi tafeio giamai mancar di fpene ; "Pene $ /perorò adunque^ebe mi gioita* Ùlda chi fa caufa , che di pene i tema? Tema la caufa fa * Deb dimmi il vero 'Dunque tema potrà farmi mendico* JLhi lajjo ,abi difeortef esempio timore , Hor quefto dunque il mio piacer conturbai Tuommi fc.r peggio * dimmi fé può peggio Seguir a queile membra afflittele f morte* {JMorte * fé dunque il timor paffa'lfegno > Tal'borfi more per fouer ch'io dimore* Come lofeaccierò * l'alma fi firugge. Che non lo vuole , piange^ fi dif perai Tu pur dici ch'io fperi/peme forfè Credi , che fola jìa^h' altri confola* teuerà tutto , ò parte del tormento Laffo , che mi confuma,e'l cor mi parte* ^dunque la fperan^a per fé fola "Beato non potrà farmi giamai} Ma oltre ^Amoreftruitute1 efpemey Che ci vuol*ìHmmi'l tutto a parte a parte*. Chi mi darà quell'arte for fi dimore ; filtri cbifiaffe non è *A mor isleffo* fnfegna dunque ^A mor , dunque a gli amanti K^fmor del vero .Amor l'arte dimojlra* tempra . fpera. frena . corta, trijìi. lice . vita . pene, tema, dico* turba, morte . more, fpera. fola. parte. mai. arte. effo. moslra. Dimmi 1^2 Imagini de i Dei 'Dimmi di grafìa, [coprirò la fiamma, 0 mi configlielo non la difcopri? +£ cui debbo [coprirla ? ad ognvn forfè ? 0 baflcràycbe fol l' intenda alcuno Ì Vuoi eh: ad vnfol amico fa palefe , Celato àgli altri fia'l corpo mortale $ Sapremo [oli tre dunque il mio ardore; Se vuoi, e he con vnfolo mi confoli £ Ma dimmi quale deuc effer colui , \^4cuì Vardor [ecreto mio confido ' Troucrans in ~4mor fedeli amici, Cbabbin riguardo poi d'amico al grado ? Come dunque furò, perche lo troni. Che fia [.del > sì come fi ricerca £ Ss* io lo ir quo , che potrà giouarmì ' Forf tal ber la piffion rileua_> ì Hor quefio , che mi detti dimmi' l modo Fero d'amor , dimmi di grafìa l vero ? Se quesloè il vero modo , i fon felice Homai non timo ,ch'l dolor m'atterri ì Ter ih' erro ? forjì ancor altro ci vuole * . Terche fendale il miopenfiernon voleì filtro ci vuol ancor 'non baila queflo ' Deh dimmi'l ver non mi lafciar incertoì Che ci vuol dunque dì per cortefia, Ter che di gioia fa l'alma conforte ? Sorte : hor altro ci vuol accioche infine foglia , ejpemein van né s~ia.ro in forte? Infommu difopra tutto chegioua, Ter che nonfia'ldefir indarno,e forte £ Hor refta in pace TSljnfa} io ti ringratio, Che co'ltuo ragionar par cbemiauuiuì* feopri. une. tale, foli, fido, rado . cerca. lena, 'vere, erri. ■vóle. urto, forte . forte . forte, fiui. ... Bora ritomo à Tan , le cui parti dì [otto fono pelo fé, & afpre,con ipie- ri ori di Pà ^l ^ Capra»percbe ci rappreftntano la terra, la quale è dura , & afpra , e tutta difuguale}copetta di arbori, di infinite piante , e di molta herba. pel ^A IcuniyVolendo per queslo Dio intender fi il Sole, Tadre , e Signore di tutte le cofe [fra li quali è U~facrcbìi) dì conobbe le corna in lui moflra- ne la effigie della nuoua luna : k faida rubiconda , il roffove , che nel- l'aria Tan Sole. Degli Antichi. ^ i°3 Varia ft vnde all'apparire, & al tramontare del Sole,i cui raggi, che scen- dono fin giù in ter -a, fono intefi per la prolifia barba : la pelle maculofa raofira le. sìetle,cbe appaiono al dipartire del Sole , la verga la potenza , ch'egli bàfopra le cofe;e lafifiola l'armonia de i C idi , la quale voglio- no, che dal mouimt nto del Sole fia fiata conosciuta . CMa ò qucfio,o al- tro , cbcftgnifìcifk il Dio Taa (pi rche l'iatone vuole, che per lui s' in- tendail ragionare , e fui biforme, cioè hi-.omo, e Capra, perche fi ragiona ilvero talbora ^e talbora il fi fo : e perdo la parte di fopra mo/ira il vero, ilquale è accompagnato dalla ragione , & come leggiero , e cofa diuina tende Jetnpre in alto,e quella di fotta il falfo , che è tutto bcflialey duro, & ajpero, he altrouc habita , che qua già tra mortali') wafgnifi- chìjchefi voglia , come diffi , quejlo 'Dio egli fu così dipinto da gli ariti* cbi;hnomo dal me^o insù con due corna in capo, con faccia fgrignuta,tut ta rubiconda,^ con vna pelle di Vanterai di Tardo, che gli cinge ilpet- to,& le fpalle, con l vna mano tiene vna verga pafìoralc, & con l'altra vna Rampogna di fette canne, Dalme\oing iù poi è Capra , con cofeie , gambe, e piedi di Capra, furono nel medefimo modo ancora fatti di Fan- -1 . cIue^ nobilitano, & i Satiri, li quali pi r ciò paiono cjjcre di vna mtdefima na- ja pnma tura,tutti hanno certa picciola, e breue coda , e? a tutti diedero gli ariti- fì^.a car.4 chi ghirlande di gigli,Cf di canni j & leggef,che talbora furono corona- ti ancora di pioppa,e difinoci hi . Onde Virgilio nella vltima Egloga fa Virgilio. Siluano ornato rottamente il capo di ferole fiorite, & di gra n gigli. Et in altro luogo gli dà a portare iti mano vna tenera pianta di Cipreffo,pcr- che,comc quiuidcfhiara Seruw,fu mutato in queìi 'arbore Ciparijju bel- bjjimo giouane amato da lui grandemente . Fu slimato Siluano da gli Siluano . antichi Dio non Jolamente delle felue>ma de i campi ancora , c^ che la curakaueffe della coltiuatione di quejti , alla quale lo prouotauano con certa cerimonia , quando le donne erano in Uno di parto , aciioche occupato in quella non andaffe la notte a dar noia a quefie . Imperochc egli tra creduto effere quella certa cofa grane >epcfante , qual pare , che ftfenta talbora venire addoffo chi dorme . Tcrche dunque Siluano non andaffe a mole/fare le donne di parto , vfzuano g li antichi , come ferine - . Vairone,® lo riferifee Santo \^4gos~lino nella Città di Dio , di mandare ' ^° in* tré giouani intorno alla cafay li quali aniuati alla porta percoteuano quiui la terra ; l*vno con vna feure chiamando Inter cidone 'Dio -del ta- Infercido- gliare gli alberi ; l'altro con vn pestello, perche fen^a queslo non fi pò- ne Dio. teua ben mondare il farro , e cbiamaua il Dio Tilunno^cbc la cura haue p"unno ' uà delpefiare'y & il ter^o vi feopaua , perche fcopandoji raccoglieno le biade infume, e cbiamaua Dcuei ra Dea dello feopare , accioche Siluano Deuerfa. fé ne lof Imagini de i Dei fé ne andajje con quelli tré T>eì,e non entra/se nella cafa, ou'era la donna Satiri . di parto . De' Satiri Luciano ferine , che hanno le orecchie acute , com e quelle delle Capre , e fono colui , con due cornette in capo \ <& aggiunge Filotrato ^^°ftYat0 > c^e hanno la faccia rofsa di effigie humana con piedi di Ca- pra . Onde fono velociffimi,come riferifee Vlinio% e trouaftne ne* monti della Jndia-.ma per la loro velocità non èpeffibile pigliarli fé non vecchi Plutarco, outro infermi j come racconta Vlutarco , che ne fu menato vno a Siila , Paulania . qUando ritornati* dalla guerra fatta contra UìfitridatcTaufania fcriue eperg li stato riferito da vno che fu già fpinto dal vento a certe f fole deferte nel mare Oceano , chiamate Satiride, che quiui habitauano buo- mini fduatici , roffuci tutti con la coda poco minore di quella di va ca- uallo, li quali corredano allito , f abito che vedeuano qualche naue , e fé vi erano f emine , ft auentau ano loro addo f so con la maggior e furia del mondOy vfandone à tutte le vie : il che fi confà molto bene a quello , e he S. Girola-jj Ugge della natura de i Satiri. Et il "Beato Gieronimo recita nella vita Satiro vi- ^ Sant0 vintomotcbe negli herenù dello Egitto quello fanto buomovi- fio. de vn'bomkci'iolo , che haurua le corna fu la fronte , & il nafo fgrignu- to,& era dui mento in già nelle cefeie yenei piedi fimile alle capre j e ' fattofi ilfegno della croce gli dimandò chi ei foJ]e;& egli rifpofe,che era mortale , h abitatore delle Sclue ,& vno di quelli,cuila Gentilità in- gannata rendeua diuini bonari dimandando Fauni , e Satiri. E que- sti non andauano in (fielo mai,mafìJ£uano fempre in terra iufieme con le 2^infe, & altri bofeherecci Dei,come dice apunto Gioue , che vuole, che Sìiano, quando apprefso di Ouidio dichiara al (pncilio de i Dei di volere vouìnare il mondo con il diluuio . Et erano chiamati Semidei, perche fé ben erano creduti potere giouare , e nuocere , e fapere anco molte Herodoto delle co fé a venire , moàuano pero , UMa ritornando a Tan , Hsrodo- to fcriue, che egli era vno de gli otto Dei principali dello Egitto : perche „ come difjigià , credettero gli Egitti) , che i primi 1)ei fofj'ero dodici; ma difjero poi , che n'erano Siati altri otto innanzi a quelli , e di quefìi Vm fuuno,come ho dettoci cuifimulacro era fimile à quello,che nefaceuano i Cjreci , non perche non lo crede fiero fimile à gli altri 'Dei , ma perche lo faceffero tale Raggiunge Herodoto , che vuole più tofto tacere , che dirlo , donde fi vede quanto fi guardaffero allhorà di riuelaregli mijlerij della Mifteri j te loro religione. Sfeguita poi , che hebbero quelle genti in molta venera-' nuti occul tjone [e capre,& i Becchile che i Caprari erano hauuti in grandi/fimo ri- 11 C2T>xix\&tt0ìmavno Pvmc*Pa^mmte &P^ molto m.fefaceua grandifjimo corrotto,»; quefìo tutto era perla riuercn^a, che por maci. tauano al Dio Tan . OUa in Grecia per altra cagione era fatto honore alla De gli Antichi. s e ics nlla Capra , tme netta 'Paufania dicendo, che ali* apparire della Capra Capra ri* celefle,(bc fono alcune fielleje quali come dice Vuidio, cominciano amo- ueriu. Sìrarft a (alcnde di ^Maggio era [olito di venire qua fi fempre qualche gran male addogo alle vigne , e che perciò prefero partito certe genti di Corinto di fare vna bella Capra di metallo^ metterla in pia^i^&à que fta faceuano poi molti honori,& tadorauano à certi tempi quafì tutta, accioebe quella del Cielo non facefie danno alcuno alle vigne . Scriuen- do Eujebiq de gli animali; li quali erano adorati in Egitto , poi che EUfeu;0^ hd detto de* membri genitali quiui adorati parimente , perche fi con- feruaper quefti la generatane human* > foggiunge , che perciò i Va- ni y & ì Satiri erano hauuti in molta rhieren ^a , qua/i che elfi ancha- ra gióyaflero afiai all'accrefeimento dell' human' genere , come appare per g li loro fimulacri pofli ne tempii informa di Becco , con il membro dritto fempre , perche dicono , che quefto animale è apparecchiato fem- ore ai coito;& effi erano creduti libidinofi fuor di modo; ónde furono da- ti compagni à7?acco,percbe il vino rifcalda la virtù naturale, & accen- Sa^n.con? de Ihuomo alla libidne . Vero volendo giàFiloffene Eretrio dipingere \^0m l ia Lafciuia, comejcriue Tlinio, fece tre Satiri > li quali con vafi in mano Lafciuia. beeuano largamente^ pareuano inuitarfi à bere l'y ni' altro, jt che mi pa- Filoflene re cha ftafimile quello , che fcriue Vaujaniadi Sileno , il quale era pari- Eretrio. mente del numero dell'i Dei Silueflri, & è, che nel tempio di coflui in Gre- l eno ° ciaapprefiode gli Elei era il fuojìmulacro , al quale la vbbriachec^t porgeua vn vafo con vino . Vorfirio vuole,che i Greci imitandogli Bgit- tijhabb ino non addorato le besìie,come effi faceuano, ma compojio gli ft- mulacri de i Dei di beflia,e di huomo, e che per ciò haueffe Gioue talho- ra le corna di Montone, e 'Bacco di Toro;e di buomo,e di capra fojfe fat- to Tan : al quale hanno gli antichi dato il Tino , mettendoglielo in ma- Pino dato notalhora , e talhora facendogliene ghirlande . La cagione è ,diconole*Pzn.. fauole , che in que fio arbore fu mutata vna giouane detta Viti , da lui amata grandemente . Come dicono di Siringa ancora , la quale di- uentò canna > & egli che l'haueua amata prima , fé ne fece poi la. Zampogna , e per amore di lei la portò fempre . Bora ritomo à Gioue riputato , comedifft , il maggiore di tutti fDei da gli antichi , & che per ciòhauefie il gouerno deltvniuerfo : & fecondo che l'hanno defcrittaVorfirio , Eufebio , Snida, e de gli altri anchora , la ima- Porfirio". ginefua fu pofìa à (edere per moflrare , che quella virtù , la quale regge S uida« il mondo,&lo cor>fema,èflabile,& fermarne fi muta mai. Le parti di fa- fra erano nude, & aperte, per darci ad intendere ; che Iddio fi munififia alle diuine intelligence : & e rano coperte , e veflite quelle di fatto , per- 0 che Imagini de i Dei Xfnagini del "Dio creoToW de~gtrEgittq & tuuioue Dìo de III Dei degli Antichi Etnici y che dinotano la na~ tura di 'Dìo, (gjr lafuafrouìden^ajbontà^omunicatìo" nej& gouerno dì tutte le co fé • De gli Antichi. 107 che lo potiamo vedere noi , mentre che babitìamo quefto baffo (Jliondo . Tcnctta vno ficettro nella fmijìra mano * parche dicono , che da quesla parte del corpo è il membro principale, che è il cuore , dal quale vengo- no gli [piriti , che poi fi fpargono per tutto il corpo . Et così il tjWon- do ha la vita da Dio, il quale come I{ela difpenfa , e governa a modo fuo . Torgeua poi con la deHra hora vrì^A qmia s & (tona vna breue imagine della Vittoria , mostrando in quel modo , che Gioue così è fu- pcriore d tutta la gente del Cielo , com e £ aquila à tutti gli vcceìli , e che egli così ha foggette tutte le co fé , come fé per ragione di vittori x fé le batte/fé acquisiate , egouemate à modo fuo . ^Doride viene,che per lo più non fanno intendere gli huomini la caufa delle mutationi di qnesle , né del bene, e del maleyche fra mortali fi cangia sì fouente. Ter la quale cofa Homerofinfe , che Cjioue h.iuejfe tuttauia dinanzi duo vafi grandi Fornero. come botti,pieni Cvno di bene, l'altro di malesi quali egli voltaua , & riuoltaua a fuo piacere, & dapoi tiraua hor dell' vno,hor dell'altro quello, che pareua à luiyche merìtaffe il UHondOyche gli foffe mandato. Et un al tro Toeta molto antico difft, che Cjioue fa difcenderela bilancia borà'v~ na,hor d 'altra parte fecondo che a quelito a quejìigli piace di far bene; Che fu puf anco fittione di Uomero,percìoche egli fa, che Cjioue tenendo bilancia d'ora in mano , pefa i fatti de* Greci, & de' Troiani per vedere a quali doueua dare la vittoria . Egli fu parimente ì n Vireo porto de gli ylthenìefi , comeferiue Taufania , vnfimulacro conficcato a Gioue, Paufanfa ; che tencua in mano lofcetro,& la Vittoria . Et quelli di Egitto , haue- uano le loro fiacre cofe tutte piene dì marauigliofi mijìcrij, 2? quelle tene- uano occulte il pia che poteuano,con alcune cerimonie^ con diuerfeflatue & pofiro parimente lojcettro in mano a quel 'Dio , ch'effi chiamarono Creatore , ilquale perciò mi pare chea/Sai fi confacela con il Gioue de i Giudei . Onde non è marauìglia , che io metta infieme gli lorofimu- lacri j perche je ben furono di nome dmerfi , & non fa tei in vn me~ defimo modo, nientedimeno credo, (he fi p<-fia dire, chi figmficajjcro vna cofa medefimà,ò poco differente fona dall'altra . Era dunque ti Crea- tore de gli Egitij fitto in firma di buomo 5 di color ceruleo , chete- neua vn circolo nell'vna mano', & nell'altra vna verga r gale , & in cima al capo haueua vna penna, la quale moflraua , che òifiìcilmente fi può trouart il Creatore delle cofe , che è I{e , come lo mostra lo feettro, perche flà infua mano dare vita all' vniutr fio, il che fa egli , mentre che intendendo in sé fleffo fi raggira , & queslo fignifica il cinologi), tiene in mano . \JMandapoi fuori della bocca vn'vouo , dal quali nafte quel Dio , che chiamano folcano . V vouo fignifica il biondo , <& Voltano . 0 z quel io8 ImaginideiDci ImagìnediGioueDiode gli Antichi fignificantc la po- tenza & prouidenzadi Dio & luieflere il fattore & man- tenitore del tutto, & da lui prouenire l'armonia delliorbi celeftì . Imaginedi Gioue folgorante contro li fpergiuri nomi- nato Gioue horcio cuftode del giuramento & feuero ca- ftigatore & diftrugitore di quelli giurano il fallò , & da quelli erano facili al giurare» Degli Antichi. 109 quel calor naturale^che in effo dà vita alle cofe . 'Benché moìlrauano in Egitto il mondo con vn'ahro ftmulacro ancbora , qual'era di buomo con -piedi infierite ritorti>& annodati; baueua intorno vna vefìe, che lo copri-* uà giù infino d piedi, tutta varia , & di colori diuerfi; & fofieneua con il capo vna gran pa Ila dorataci . Le quali cofe fignificauanoyche 7 Mon- V i}foerfo do è rotondoynè muta luogo mai>& che varia è la natura delle jielle.T ut- 1Pmt0 ' to quefto dice Vor fino, fecondo che rifaifce Eufebio, il quale fcriue puran co che fu l'fniuerfo dipinto da quelli di Egitto in quesìa giù fa . Faceua- iw due circoli i'vnofopra V altro , & quelli attrauerfauano con vn ferpen- Uycbe baueua il capo di Spandere . Mofirauano i cìrcoli la grande'^a , €£" la forma del Mondo ? & ilferpente il b'ion Demone conferuatore di tutto , (3 che l'vniuerfo comprende con la virtù fua , cioè quello fpi- rito,cbe lo vìuifica>& noàrifce;pcrche tennero i Fenici; & gli Egitijycbe fofiero di natura diuina i ftrpentiyvcdendo che quesìi,non con l'aiuto del- SerP^c! ftl le membra esteriori, come fanno gli altri animali) ma Jolo dallo fpirito, tu'ra hjujpp & viuacità loro moffiy vanno velociffimamente, & con prefieT^a mira- na. ' bile torcono , & ritorcono il corpo in diuerfe maniere j oltre che viuo- no lunghiffimo tempo , perche depongono la vecchiaia infieme con la jpogliayche mutano; & così fatti giouani di nuouo paiono non potere mai morire da lorofleffi , Je fo>fe non fono vccifi . Et vi aggiunfero il capo Marciano. dello Spamiere perimente per la fua prefìeTj^a , & agilità grande . Imagine LMartiafio , quando nelle no'^e di Mercurio > & di Filologia finge , che <" Gioue • (jioue chiami a concilio tutti gli altri Dei , così lo de fcriue . Egli ha in capo vna corona regale tutta rifplendente , & fiammeggiante , gli iuopre la nuca vn lucido velo teffuto già per mano di T'allade; tutto è -vefiito di bianco, fé non che difopra ha vn manto, qualpare di vetroni- finto àfcintillanti Stelle; nella dejira mano tiene due rotonde palle, l'vna è ct'oroìl'altraìd,oro}& di argento; 0 nella finifìra vna Lira con noue cor de;lejcarpe fono di verde Smeraldo , & fiedefjpra panno fatto, e tefìuto ài penne di Tauone; e co' piedi calca vn tridente . Furono ancora fatte ftatue à (jioue in modo tale , che non folamente fignificauano chi ei foffey(3 quel che pnttjfe>ma dauano etiandio à conofeere quel}chegli huo- mini danno da fare tra loro, & maffimamente i l{e , & i "Principi ver/o gli judditi : perche quesìi [com e mi ricordo di battere detto altra vol- ta) fono in terra quafì imagine di Dio , & perciò debbono , quan- to fi può più per luro , rapprefentar parimente la Trouidcn^a , la giu~ Plutarco' . Sìitia , & la bontà diuina__, . Scritte dunque Plutarco , che in Creta fu di'oue Tea già vn ftmulacro di (jioue }ilquale non baueua orecchie, per mofìrare, che z l orechie ibi è fopra àgli altri , & bada gommargli , nondeueafcoltarcciò^ che HO Imagini de i Dei cbeglivien detto,nàpiu quefto,cbe quello>nè quello, che quello, mafla^ re così fermo , (Sfaldo , che dal dritto non parta mai per l'altrui paro* le. Et all'incontro lo fecero i Lacedemoni] con quattro orecchie , co- Gìoue co me clye cioue oda tutto& tutto intenda , o pure che due orecchie debbi ^uattf°°- bauet e da giudicar per intender vna parte & due per l'altra; ilche pa- rimente ji riferìfee alla prudenza del l\è , & del 'Principe , i l quale ha da Vdire , ($ intendere tutti , & tutto quello , ebefuoi popoli fanno . Et Gìoue co f0rfe che il medejìmo volle moflrare chi già f ce Gioue con tre occhi quaft tre occhi . c]?etì reggia ogni cofa , e niente a lui jia occulto : come anco non ha da effere à chi ha la cura, & il gouerno delle Città . *Da che venne, che dijjèro gli antichi ,cbe lagiuflitia vede ogni cofa , come appare nella f ut Paufania . ìmagine . Ma Taufania ne rende altra ragione , frinendo , che apprej- fu de gli ^Argini nel tempio di (J^f inerita fu vn fimulacro di Gioue , che haueua due occhiycome fivede, che hanno gli h uomini; & vn altro poi ne haueua nel me?so della fronte 5 & dice poterft penfare, che quefìoft- gnific afìi r, che Cjiouc ha tre regvi da guardarci' vno del Cielo3percbe com munemente lo riputa uà ciafeuno Pj del Cielo: l'altro dello Jnfemo , cioè della Tcna,pirche la Terra,hanutori\pettoal Cielo, è Jnfemo, & chia- malo Homcro perciò (jioue infernale-, il ter^o è del mare , perche lo Efchilo . chiama Efchilo T\è del CMare ; & Martiano ( come ho detto difopra ) gli mette il tridente fatto i piedi ;& Orfeo in certo hinno prega la giubil- ila , che voglia bauere cura di tutti i viuenti , che fono nodriti dalla ma- dre rena , & da Gioue Marino . Moilrano dunque, fecondo Taufania , i tre occhi in Gioue > che à lui fono fogetti quelli tre regni deh'vniuerfo , qualidicono lefiuole , che partirono con lui gli altri due fratelli, toccan- done quel del fJlfare à 7>{ettuno , & à Timone quel dell'Inferno . Che nelle slatue de Ili 'Dei mo^ìr afiero gli L^fntichi per l'occhio qual'era l' officio dd Signore, fi vede, dice pur' anco Vlutarcbo, da quello, chefa- ceuano g li Egitti] , li quali tra le facre loro dipinture quando voleuano rapprefentare il l\è , faceuano vno feettro con vn occhio ih cima , come ho già detto , che dipingeuano il Sole anchora , & faceuano Gioue pari- mente con la medefìma figura , volendo perciò intendere, che come il ìfè può ajfai,percbe lo feettro èfegno della maggioranza , & della potenza, che fi ha [opra gli altri > così egli ha da ejjere vigilante al gouerno de* . popoli , moslrandofi giufìofempre in ogni juo affare . Et fi legge ancho- ra,che alato alla sìatua di yioue joleuano già porr e quella della Giufti- mtia , come che' l I{ènon faceffe mai , ò non doueffe mai fare cofa , che dal- la Giuflitia nonfofìe accompagnata . Onde foleuano anebo gli antichi 9 comeriferifceSuida , fare àgli feettrì vna Cicogna nella cima , & nel Degli Antichi . m nel calce l' Hippopotamo ; volendo à queflo modo motlrare , che il Kè ha da efiere pio , C giufio , vr deue opprimere quelli , che con violenta, & Arinotele ìn^iuHamente fu» no male altrui . fmperocbefi legge , & ^Ariflotele lo conferma , che la (ficogna nodrifee il padre, & la madre pofeia che fono diuentati vecchi, nel mede (imo modo, che ella da quelli e fiata già no- drita>& alleuata,opera puffi ma , <& giuHiffima-,e l' Hippopotamo è tan- to empio,& ingius~lo,comc fcriue Plutarco , che fa violenta al padre y 0 l'ammala , & vfa dapoicon la madre. Oltre di ciò fi legge ap- preso del mcdeftmo Tlutarcojn Thebe erano alcune statue fen\amani , Plutarco . te quali mo si r aitano i giudici ,& glia m m in i/ha tori della g iuflitia, per- che quefii hanno da efiere [ev\a maniycivè, che non debbono in alcun mo- do accettare premio , né doni , per li quali habbino poi da far torto ad al- cimo, dando ragione à chi non l'bà . Et tra quefle vn 'altra ve n'era fen- ati occhila quale rapprefentaua il Signore , che à giudici è /opra, perche egli ha da efiere libero da ognipaffione,& di odio, & di amore ;con fidera- dofolamente in sé quello , che fa giufio, fen^a hauere rifguardo pia a quefio,che a quello , nel fare amminiflrare lagiufiitia , come fono tenu- ti tanto iBj ,& i Trincipi , quanto gli officiali , ££ i magi flrati, non fo- lamente per legge di natura , ma per loro proprio giuramento anchora » Et facendo altrimenti > & gli vni> & gli altri hanno da afpi ttare di do- tte) ne ejfr puniti da Gioite cafìigatore dello [pergiuro-, come ndlt fuc fìatue moftrarono pur anco gli artichi-.perchefi legge, che appr & piangendo dimandato- ne perdono , o cbf (fé puritana ojtinato) quiui diutntafje hidoprico , & rigittaffe per bxcagran copia difangue tutto con otto, & guaito ; on- de i Greci chiamauano questa t'acqua di Gioue /pergiuro . tt apprejfo de' Corimbi jeriue Taujaniai che fu nel tempio dt ì^ettuno vna feercta cella in ImaginideiDei cella con vn* adito > che andaua jcterra , otte diceuano chefiaua Tovtttno , & chi quitti bauefie giurato ilfalfo , qualunque ei foffi, non poteua fug- gire di ejferne fubito punito . Et gli Elei parimente andauano a giura- re all'altare di Sofìpoli loro T>io con riueren^a grande . 7S(on racconta Cerìmo— effo Vaufania la cerimonia \che quiui vfauano ; ma aice bene in vn'altro nla di giù luogo quella , cbefaceuano ne' tanto celebrati giuochi Olimpici, oue con- rare ' ueniuano perfine da ogni banda > chi a correre a picchi a fere correre ca- ualliychi alla lotta,&cbi ad altre cofe ; perche chi ne riportaua la vitto- ria era (limato afiai} onde bifognaua hauer ben mente , che nonvifi fa- cete inganno alcuno . Et perciò nonfolament e quelli > che andauano per interuenirein alcuno de effì giucchi, ma i padri loro ancora , i fratelli , & i maeHri,che gli haueuano entratati , li quali tutti andauano ad ac- compagnarli , giurauano con certe parole folenni fopragli tefiicoli di vn porco > che perqueflo erano quiui tagliati allhora folennemente , che ■■■ non farebbono fraude alcuna . Et i giuocatori giurauano di più di ef- jerfi efier citati dieci me fi continui in quella forte di giuoco , a che erano venuti . Et quelliji quali haueuano da giudicare della vittoria , giura- tuano parimente di non torre dono a1 cuna da' giuocatori , né da'fuoi ,& di nonfauorire più vuo . che vn altro in modo alcuno , & di non palefare , perche apprcuaffero ,ò riprouaffero più quefto , che quello. Et perche quefio era quaft informa di f acri fido, & nefacrificij era coflume di man- giare le facrificate carni (foggiunfeTaufania) che non sa, chefifacef- fero di quefio porco ,fopra li tefiicoli del quale haueuano fatto il folcirne giuramento,ma che ben fa, chela religione antica vietaua il mangiare le carni di quella vittima fopra la quale era flato giurato folennemen- te ; come fi vedeappreffo di Homero , quando dice , che il Sacerdote git- tò nel mar e quel porco , fopra gli tefiicoli del quale Jlrgamennone giu- rò di non hauer tocco 'Brifeida . Et era quaft fimile la cerimonia , che vfauano i Immani nel fare le tregue, perche giurauano , (3 'faceuano cer- te impr ecationi fopra vn porco , che quiui haueuano , prefenti i Sacerdo- Gioue ti a ciò deputati. tìMalafciando le cerimonie , ritorniamo al 7)iocu~ Horcio . &°de del giuramento, chiamato da* Greci Gioue Horcio , & rapprefenta- to nella flatua, che teneua il fulmine a due mani. Queili dà Romani fi* fatto iri altro modo , & altrimenti nomaro ancora , benché il T c0^ne hanno detto alcuni di Cjioue Horcio , & del T)io Fi- dio deyl\omani , perche come quello guardaua il giuramento chefoffe ve- ro , & giuflo , così quefio era fopra alfcruar la fede , & per queslo era adorato, e tencuafifra le cofe antiche di ~R$mii fatte in quefla guifa. Egli è vnpe'tfo di marmo intagliato a modo difenefira , om fono J 'colpite tre figure De gli Antichi. Imagine delDioFìdìo cuftode della fede ($f fedeltà dì Gioue detto Veioue cioè noceuole (efr caHioatore dì Gioue con tbaùito dì Bacco a cui e attribuito il fuo nu- me (efr della capra tAmalthea che diede il latte à Gioue d'f-vno decorni delia quale fu fatto il corno di diuìtìa o cornu copia-* . M4 Iroaginide.iDei. figure dal mc^o in sa , delle quali t' vna i che è dalla banda deflra , è dì buomo in habìto pacifico, & ha lettere a canto , the dicono H 0 A^O i^« l'altra dalla fini tira parte è di donna net mede/imo habìto , ccn ma CO- tona di Lauro in capo , & con lettere, che dicono V U\lT jl S\ Oue- Jìe due figure fi danno la mano deflra Ivna con taltra,tra L quali è la ter %a di fanciullo xh e ha la faccia bella, & boheJìa}cuìfono intagliate j "opra il capo quefie due parole DIV S F 1DIV S . Et per punire Clone lo fpagiuo,come ho detto,mì viene a mente , ch'ci non fu fempre adorato , perche gkuaffe ; ma perche non nocefie amora alle volte , & lo chiama' Veioue. rono V eioue allhora-.come ebepoteffe mcerefolawente\ fi che mofirarono pur anco nella, fu a fiatila , perche la fecero , fecondo che fi legge appref- Gellio . f° ^ 9ettiQ j & c'y£ riferìfee \Aleff andrò K(apolitano ; in forma di fan- ciullo con le corna in capo,\S con le fatue in mano in guifa di ferire , <& haueua à canto vna Capra . Ter che differo le fauole , che hauendolo già la madre , per camparlo dalla uorace gola di Saturno , dato in guardia à due J^infe in Creta^nomate tvna jlmalthea , & V altra Meli/fa , ouero Bega, & Relice , quefie lo nudr irono di mele , -0 del latte di vna loro ca- pra,cbe amaùano affai . y£éìla quale e (fendo .attenuto vn giorno 3 che per dìfgratia fi ruppe vn conio ad un'arbore con " grandiffimo difpiacere Corno di ^€^e rH}nfe^e ne furono dolenti oltra modo ; elle non potendo farne al- Douitia. tro s lo empirono di dìuer fi fiorì , & frutti ,& adornatolo tutto di belle frondi , lo prefentarono à (jioue 3 il quale l'hebbe molto caro , & volle , che per hanore della fua nutrice eì foffe fompre fegno di abondan^a \ on- de lo ehiamiamo anchora corno di diuìtìa 3 & dì iJ.malthea ancotal- bora, del quale difie Ferecide,come ri f eri f ce *A dollodcro, la uirtu effere ta- le 3 che dà copio f amente tutto quello, che l' buomo sa defiderare per cibo , & per bere . Si legge anchora ,cbe quefio corno non fu di capra , ma di bue>& di quel bne,nel quale fi muto *Atheloo , quando già combattè con Her cole per cJ)eianira , che era fìat a promeffa dal padre ad ambidoi; per- che Her cole , come dicono le fauole , glielo ruppe , & lo gittòvia : ma le 7S[aiade ninfe de* fiumi lo ramifero , & empiutolo di varij fiori, & frutti , & adornatolo di verdi /rondilo confecrarono alla Copia, che Corno co- s'intende per la 'Dea dclln abondan^a , & per do fu chiamato il (orno p*a Jfe fua della CopìayCS di doniiia , La quale cofa (inficiando da parte le bifiorie , e pò mo— cfój^fotfoqwfiafctuola ) dicono alcim:(h£ mofira lafor^a nella for- \e , O" gli beni temporali . La copia dunque de i fiorì t&dci frutti $~ìà nel Degli Antichi. 115 nel corno ài dìuhia,di capraio di bue che eifofie , perche le riccbe%xe,& gli altri beni mondani paiono efier in potere della fortuna , & che vadi- no,& venghino come à quella piace . Totrebbcfi anco dire , che il corno di douitia veniffe dalla Capra , che diede il latte à Cfwue , perche da lui erano creduti -venire tutti i beni,come ho già detto-.Onde gli fu dato il me defimo potere anchora,che ha il Sole ;& perciò voleuano , eh' eglihauefic lefaette in mano nella (tatua, ch'io difegnai poco fa . Et alcuni gli die- dero parimente il nume di 'Bacco , facendone jimulacro con gli ornamen» Giouc co ti di Bacco,come recita Taufania , che Tolicleto ne fece vno in arcadia, oraaméu che haueua gli coturni in pie, & con l'vv.a mano tencua vn vafo da bere , Bacco • & con l'altra vn Thirfo, al quale era vn aquila in cima . Etdoueua ejfere giouane qucjìo parimente \come fi fa Bacco : & come fu il Gioue adorato àTerracina,cui diedero vn cognome, che fi gràfica fenTarafo- io perche erafen^a barba , né haueuano bifogno difimile coltello . To- ebefono poi quelle ftatue di Gioue , alle quali non fia aggiunta l'equi- aquila di la in qualche modo > come vccello proprio di lui. Et perciò dalle aquile Gioue . è tirato fempre il carro di (jioue,òfia perche ,fec ondo che riferifee Lattan tìo,ei pigliò buono augurio di vittoria dall' ^4quila,che gli apparue già, mentre che andaua a certa guerra (& dicono alcuni, che fu cantra Satur- no) da Ila quale ritornò vincitore, onde fu dapoi fin to,c he nella guerra con tra i Giganti, C\^quila miniftraua le arme a. Cjioue,& 'perciò la dipin- gonofouente con lui 5 che porta il fulmine con gli artigli , onero perche fi legge , che di buttigli vccelli l'aquila, fola è ficura dalla faetta del Cie- . ., lo, & che ella fola parimente affifa gli occhi al Sole; sì che àr agirne ella gjna fea]i è detta la Regina degli vccelli,& data à (jioue ^parimente de i Dei. vccelli . Trouaft ancora Gioue ( come lo fece Fidia a gli Slei , & lo deferiue taufania) d'oro , &diauorio , che fiede in bel feggio regale con 5^°ue 'n vna corona in capo fatta à foglie di V Ilo , ha nella destra manoym ùo vittoria coronata parimente , & nella finì/Ira vno fccttro fitto di di- uer fi metalli , che nella cima ha vn' aquila 5 il manto, che egli ha intorno , è d'oro fatto a diuerfi animali, & a fiori di tutte le forti , ma -per lo più di gigli,& lefcarpe parimente fono dorate . Tsff/ 'feggio p.i , tutto rilucente d'oro,& di pretio Ce gemme, fatto di aucrio, & di ebano , fono intagliati molti animali, oltre le tre Grafie , che fono dall' vna ban- da fopra la tefìa del fimulacro, cr tre Uorc daljfaltra, & quattro imagi- ni della littoria in vece di piedi lo fostengono . Siede parimente Ci- ne fopra m'aito feggio in vna medaglia antica di Ts[eronc , & ha nella de/ira il fulmine,^ vna basla nella finifira con lettere , che dicono Gio- ,, ,iocletiano , il quale ftà parimente dritto , & ha nella deftra duefaette in guifa,che fi ponno pigliare anco per due fulmini, & vna ha- fia nella fmiftra. Et in vn: 'altra medaglia del mede fimo rDiocletiano è chiamato Gioue conferuatore delio vninerfo, Cf tiene la ha fi a con la fìni- slra , & con la defìra porge vna breue imagine della vittoria. . TslJ al- t . tra infogna pare , che fia propria a (jioue del fulmine , benché lo dejfero j" clvl2L \ i'EomaniyComefcriue T-lin'Oy al Dio Sumano ancora , il quale era il me- flo . defmo,che Tlùtone,ma quello pero follmente , che vtnìua la notte , per- Falmifie che il fulmine del dì era di Gioue . Gli Etrufci , antìchiffimiofferuato- à?m a più yì di quefie cofe, y dicroiche cncoVolcano^ Ulfiuerua parimente fpie- rf.1 * gafìe il fulmine ,col quale fi le^ge,che ella abbruciò già l'armata de i Gre fpieea il ti-Onde Virgilio fa così dire a Giunone fdegnata fra sé medefima per non fulmine . potere fare Ù male, che voleua ad Enea,& a gli altri Troiani ..quando do- Virgilio. pò U rouina di Troia andavano in Italia . Uà Taìlade potuto Vendicarfi De' Greci, & abbruccìar le nani loro , Spiegando fopra quelle di fu a mano Da l'alte nubi iì fulmine di Cjioue ', Et io , &ct pi • « ,. Et dìcetianòycbei fulmini fgiegati da gli altri T)eiy che così interpre- te coiori , faremo pei bora qucllo,che e/Ji dimandauano CManubìe , erano bianchì , ò negr'uma rofio era quello, che veniua dalla mano di Gioue , come riferi Acrone . fce t^daoncj oue Horatio dice , che' Ifommo padre con l'ardente de/ira ha) p I • toc io le facre torri, Da che vengono afar fi le tre forti dei fulmini posle di tre forti da ^Ariflotele, delle quali ì'vna è cofi chiara, & penetrante, che fagli mi Miracoli racoli,che\i leggono troppo grandi , come che pajfando fi bee il vìnotutto del fulmi- di vna bottc{jin^a lafciare jegno di hauer tocco la botte ; che fonde l'or- jj " . gento , C ogni altro metalio,cbe troua nelle- caffè ,ftn^a punto offendere * ama' quesle , che a Martia fontina Promana cftinfe il parto, che baueua an- cora Degli Antichi. 117 Cora nel ventre , & a tei non fece alcun male 5 che ammala le per- fine , ne fi-vede , che babbi tocco le velli , che hanno intorno, zsr alni jimili:& qucfla forte di fulmine viene da 01 la diedero a Vulcano mìnifìro di queHo noflro fuoco tutto fitmofo . Ver le quali coje hanno i Toeti chiamato il fulmine trìfulco , come che ferì fca in tre modì^J dipingevi parimente coltre puntet& tre furono i Ciclopi , che lo fabrìc-3uano,come fi dice nella ìmagìne dì Folcano; in cui non trono perocché foffe daiomai,ne in slatua^nè in pittura il fulmine , & manco a CMinerua ; benché fen e legga quejlo^he ne hòfcritto,per dimostra- re la naturai gii dluer fi effetti di quello, ma a Cj bue folamente l'hanno pofto , 0- tal volta in. ma/ki , & tal altra a piedi ,hora H,\^$quila glielo porta appreffo col becco, ima con g li artigli,& in altri varij modi è fiato f colpito, ^3 dipìnto. Seneca dìce,che il dare a Gioite il fulminee,col qua- beneca* le egli fpaitenta fouente iUjìfondo , fu finto da gli antichi per frena- re la temerità de' fuperbi ignoranti , lì quali fi fare bbono datilicen- tiofamènte Od ógni forte di maluagità , fé non bautffero temuto alcu- no , che ecce'defse ogni humana forbir. Ver impaurire dunque quelli , li quali nenfapeuano far bene fé non per timore , fu detto , che (f io- ne fuprenìo giudice delle attigni humanetlaùahro fopra conia destra armata del fulmine . l^J Ip faettana egli pei ò fempre di fuo volere folamente : ma , come diffj già , fpefso col configlio de gli altri 'Dei , & era grauiffimo alihora ■> . & apportatore di molti mali , fi come era leggiero ; &mos}raua , che l'ira di Gioite 'fi potma placare facilmente , quando non v'intrauenìua il configlio celefìe , 'Daquesìo'Documcn Seneca forma va documentò morale molto fallo, dicendo, che, come Gioite t0 morale fupremo Bj de i Dei gioua>& manda del bene a 'mortali fen^a dimandar ne l'altrui configlio degli altri T>eì\così fra noi i I{è, & gli altri Signori dourebbono prima , che far male altrui ,ò per cafligo, ò per quale altra fi "voglia cagione, penfarui molto fopra,Z5 hauerne buon configlio /i cor dan- àofì , che Gioue non fi fida delfnogiudicio folo , quando ha da mandare qualche grane male al mondo , & che non per altro fu detto , (he de fulmeni mandati da (jioue altuni erano graui , & perniciosi , & ìalcuni lieui , & di poco male , fé non per dare ad intendere cui tacca di cafligare gli hurnani errori , che non ha da fdminarc centra tutti ad vn medefimo modo , né moSìrarfi egualmente terribile da ogni vno. US Imagini de i Dei Imdgme dì Gioite folgorante apportator dìpìoggiejt nembi, che ferine le attioni de mortali & quelle caftiga, ffl premia. & lìmagine di Gioue labradeo de lidipgnì- ficante efer iddio appare ch'iato à cafiigare lì malfattori) vno . legge fi ancora , che Gioite , portava Ju'lfiniflro braccio la pelle della Capra , che lo nutrì , quando egli era anco bambino , detta Egida , E£W3 P™ & che con quella , fcuotevdola,faceua le pioggie , sì come con la deftra q-*- c X fpiegaua il fulmine, fecondo che nota Scruto apprefio di Virgilio-, otte ci Virgilio . dice , che g li arcadi credettero di hauere vitto già da principio intorno al Oliente Turpe io lo Ueffo Gioue. Quando l'Egida negra fpeffo fittotela , E mouc con la delira ofeuri nembi , Et che nella medefima pelle chiamata anco T>iphthera ei fcriueua Dfphtera tutto anello , che fi faceua per lvnìuerfo,per non fi [cordare cofa alcuna, "bro di quando voleua riuedere il conto del le attioui bumanì . Onde diceuano 10ue* gli a ntichi per prouerbìo , che (jioue haueua pure guardato una volta nella Diphthera,quando vedeuano qualche maluagio buomo, dopò l'effe- re flato va tempofelìce,efJere caftigato alla fine, & punito de Ile J uè mal- lugieopcrationi. Oltre di ciò Gioue fu fatto fenica fulmine ancor a,come fi legge, che ne fu vnfimulacro nella (aria regione dell'afta minore, il quale non ha- ueua fulmine, né feettro, né altra cofa di quelle, che fin qui fono fiate det-. te,ma vnafeure fclamente> & ne rende la ragione Tlutarco raccontando., Plutarco . che Htrcole,ammax$ato che eglihcbbe Hip polita Bigina delle \Ama7- •zonì , tolfe la [cure , ch'ella portaua, tra l'altre fut arme , <& la dono ad Onfale fuaja quale fu di Lìdìa,& perciò i P\è della Lidie, vfa- onopoi di portarla , & come cofa facra la guardauano . Quefla per mano di molti J\è venne a Candauleychepoi non fi degnò di portarla, ma la faceua por- Candaiue tare ad vno, che fempre era con lui^il quale ìnfieme con Candaule fu yc- cifoda (jige vincitore dello. < guerra, eh e già gli haueua moffa, & trad'al- tre fpoglie,che ei ne riportò in Caria, fi lajcure anchora , la quale popkìn mano poi ad vn fimulacro di Gioue quìui perciò fatto , che fu chiamato r. T Labradeo , perche dicono quelli di Lidia labra lafcu.re . Ma Lattantio j Q> tiene,che fojfe co fi detto da vno , il quale nominato Labradeo por fé a Gio- ue foccorfo j & aiuto! lo in vna guerra grand iffhr/d_j , \Ja quello fi- mulacro, dice Eliano, che flaua appefovn coltello anchira chiamato Ca- rio , & fu riuerito aj]ai,pcrche di conobbe quelli di Caria furono i primi, T • che face/fero quelle cofe, le quali feruono alla guerra , che combattefero ,-;e ajj arne per premio , che acconciaffero gli feudi in modo, che fi poteffrro imbrac- fidi guer- ciare ; & che mette faro i cimieri sii gli elmi . Et perche fpt'jjo mofira- ra- - no i dipintori le fattole dipìngendUe così bene, coniar iuendo le babbiar- no 1:0 Imagini dei Dei no finte ÌToeti, bauendovndijcepolo di *A pelle vditc già dive > è letti Gioue par forfè , che Gioue partorì 'Bacco , lo dipinfe, fecondo che ferine Tlinio3 con tonente . uìtl ornamenti che portavano in capo le donne dì Lidiay in me^o di alcu- ne femine^cbe lo aiutauano a partorire , & egli a gai fa di donna , che nel parto fen^a gran dolore , partita lamentarfti& erano quitti molte 'Dee t h quali facevano il maggiore bisbiglio del mondo . lS[on raccont di 'Bacco , come Cjioue lo portaffe un tempo attaccato al fianco , infitta tan- to 5 che venne l'hora del maturo parto , perche quefie fanale per le trans- format ioni di Gnidio fono già così volgari , do e le fa ogni uno homai . Hanno gli fcultori antichi parimente tolto molte volte £ efìempio delle Paufania . flatue , che hanno fatte , da' Tocti . Cnde Taufania ferine , che alcu- ni Leontini , gente della (frecia , fecero à loro priuatefpefe vn Gioue alto fette cubiti , il quale bau euavn\A qui la nella fmijìra mano , & con la delira portaua vn dardo , perche l' battevano già veduto coft de fritto S trabone . da alcuni Toeti . Strabene oue redenta del tempio di Gioue Olimpio , il- quale per l' oracolare era quiui^fi* già un tempo celebrato in modoyche da ogni parte della Grecia vi concorreuano perfone à portare di molti-)& ricebi doniycome fece Cip fé Ilo tiranno di Corinto , che viojferfe vn fimu- iacro di Gioue tutto d'oro mtjfìccio^dice, che in ejfo fu vna [tatua pure di Gioite >f atta di auorio da Fidia ^Atheniefe tanto grande , che benché fojfe il tempio grandifftmo , era piccolo nondimeno alla grandetta della fia- tua , & per ciò parue l'artefice di batter male offernato la proportione del luogo , perche fece quella , che fedendo toccaua col capo lo alto tet* to , onde , fé fi fojfe dri^ato bifognaua romperlo , conciofia clf el- la veniua ad efìer più alta affai del tempio : ma neper quefio fa ella men lodata , che merita/se la beitela fua , imperoche Quintiam ferine , che quefla parue aggiungere non so the alla religione , à quella riueren^a , ch'era portata d Gioue , tanto rapprefentaua be- ne la maeslà ^Diurna , della quale tolfe Fidia (come ei diffe à Tan- Homero , demo fuo nipote , che gliene dimandò) hffempioda Homero , oue cofi dice : Moslrò col graue , e r inerendo cenno il figlio di Saturno ilfuo volere , Movendo il capo , che d'ambrofìa fparfo Fece moiicrji infìeme l'vniturfo. Et hanno finto i dipintivi alle volte anebora alcuna cofa da loro Heffì^ tome fece \A pelle , quando fìt accufato della congiura*» , fecondo che fipuà DcgK Antichi 121 tmagìne dell 'oracolo dì Gloue Hammonìo de Troglo- diti fignifit ante tofcuritk ffi njìlta delle co fé monda- ne >& che bifogna riguardare & inalzar fi con l'aceti- tez^a dell'intelletto alt altera delle Diuìn^ . C 122 ImaginìdeiDci fi può vedere nella imagint della calumnìa. Et Tlìnìo fcrìue^che T^ea- tace dipintore di grande ingegno hàueua dipinto vm guerra T^auale de gli Egittif, (3 de i Terf,nè potendo con la fola dipintura de i luoghi mo- fìrare,cbe quella foffe fiata fatta fu l T^ilo, come egli voleua, che s'inten- dcjje ìmaginefji di moslrare ciò in quello modo;Ei dipinfe vritAfmo> che beata su la ripa , & vn Crocodilo ììaua in agguato per fargli male , per- ocché il Crocodilo è animale proprio dello Egitto , & in Terfiaè copia grande di ^4 fini . Ter le qual cofe voglio dire , che fu ritrouamento for- fè de' Pittori ancbora,ouero de' Scultori il fare le imaginide i TJeifenra forma alcuna d'huomoyò di altro animale,come dì tenere fi legge, che el- la ne btbbe vna in Tafo; il Sole parimente fu così fatto apprefjò de i Fe- Sicionij . Yiicì'. & i Sicionij gente de la Morea hebbero Gioue fatto in guifa di Ti- ramìde,come fcriue Taufania . fi eie crederò che voglia fìgnificare quel mede fimo, che fignìfea la (latuapur di Cjioue ( della quale ho già detto) nuda dal me\o in fu, & vefiita nel re fio. Ter che la bafe di quefle ìma- gini ci rapprefenta lofeuro delle tenerne , per le quali caminiamo in que- llo mondo,s} che tenendo l'animo applicato alle cofe Immane non potiamo hauer e alcuna cogmtione delle diuine , nelle quali bìfogna guardare con VacuteT^a della mente , moslrata per l'acuta cima della Viramide . Et^ lo può fare V animo nofiro , quando taglia via tutti gli affetti de l corpo , &ft affottiglìa sì che penetragli Cieli ; onero quando mette giù la cor- porea mole , & tutto f carico , & leggiero fé ne riuola à godere la beata vifìa delle cofe eterne . Et perciò, ò queflo, od altro che ne foffe la cagio- QXurtio ne,fcriue Quinto Curdo,' che appreffj de i Trogloditi in Egitto , ouefu un ,ioueHa bofeo confecrato al Dìo Hammonìo , che era Gioue* nel me^o del quale Fonte 'feifw&Mavn fonte dimandato l>aceluadel Sole (che, come riferi f ce anco Sole. Tomponio UWela, al cominciare del giorno era tiepida , al me^o gior- no fredda, verfo la fera fi rifcaldaua vn poco,& alla mex^a notte tanto era calda , che bolliua£5 andando verfo il giorno veniua intiepidendofi) fu adorata certa cofa,che non era , come fi fogliono fare ifimulacri degli Ima«ine i Deiì ma H foìma di ombelico compoflo di fmer aldi , & di altre gem- forma di mejargo difotto , & rotondo, che fi va a fiottigli andò verfo la cima , & Ombilico che quando da qucfto rolcuano intendere alcuna cofa , lo portauano i Sa- cerdoti involta [opra vna naùcclla dorata , alla quale erano attaccate intorno molte ta7^e di argento , '& vi andauano dentro donne , & don- zelle cantando certi incompofli ver fi, per li quali penfauano di fare , che Cjioue defie poi loro certi refponfi di ciò che defiderauano fapere. Sotto Gioue in immagine divn UUontonefu adorato ancora qurfto Gioue Hammonìo, Mótone ' & dicono alcuni efierne Hata la cagione > perche camminando già'Bacco per Degli Antichi. 1-3 Imagìne dì Gìoue Hammonio degli ^Arcadi, & dell'i Egittìj^ della quercia , & del montone à luìfacratì, Jìgnìficantì iddio effer autore della njìta e> mantenì- tore del<~uìuere > <$f delle rijpotfe dubie del detto orà~ colo Hammonio. JL 2 124 r Irtìàgìnì de i Dei per i deferti della Libia, era per perìrfene di fete con tutto il fuo effe tei' to,fe dopo l'bauere fatto diuotc orationi al Tadre , non veniua vn (JA ten- tone, il quale andandogli femper dauantì lo conduffe, oue troub à'abbeue- rare tutto l'efferato:^ credendo , che in quello animale j vffe venuto (fio- ue à moslrargli le deftderate acque r glipofe quiui vn altare , & fece il fuofimulacro informa di CMontonc . Ouidio,feguitando le fauole, vuo- le,che ciò fofle , perche , quando i Dei del cielo fuggirono dalla furia d£ Cjiganti in Egitto , (f ione per maggiore [uà ficure\^afi cangiò quiui in Herodoto Montone . Et Herodoto prendendo la ragione , per la quale era vietato à T ebani in Egitto di facrifìcare le pecore , ferine , che non volendo (fio- ue efìer veduto da Her cole ,che lodefideraua grandemente , <& nelcpre- gaua tutto dì > ne potendo più r e fnlcr e àcofi affettilo fi preghi , glifi Montone wofirò Ve fi ito di vna pelle di ^Montone : & che da queflo poi tolferogli uiueruo. Egittij il fimulacro di (fioueìn forma dìtJMontone . E quesìabeslia appo loro riuerìta molto, & non l'ammalano mai per farne facrificio, [e non il dì della fefla di Cjioue , nel quale ogni anno tagliano il capo ad vn (JAlontone , & lo feorticano , vejìendo di quella pelle il fimulacro di Cioue,al quale portano poi quello di Herode, perche lo veggia , & final' mente tutti quelli, che fono quinti vanno à battere lofeorticato Montone , & pofloloin una urnafacrata lofepelifcono con grandiffimariucn^ar1slè fu in Egitto folammte queflo Gìoue Hammonio , ma in Grecia ancho- ra , & apprefìo de gli (arcadi ( come recita Taufania ) era fatto informa quadrata atta foggia de gli HcrmLfidtue dì Mercurio ,. & ha- . netta in capo le corna di Ukontone ? & alcuni anco gli faceuano tutto il capo di Mzntone , & ciò > perche erano così dubbie le fu e rìfpofle , come è il capo del CMontone muolto in quella f uà pelle . Oltre di ciòtrouafì , Alefsadro comeriferifee iAlejfandroK(apolìtano , che i Celti^rnte della Francia, Napolita- metteuano per la imaginc, & flatua di Cjìoue vna altiffìma Quercia , & no . p^ lui l adornllano, forfè perche fapeuano , che tra gli arbori la Quercia era confi crat ad (jione , come quella , del frutto della quale vìjjtro gli huomìni già nt 'pimi tempi, CF à lui liana dipafeer , & nodrir quelli, li quali egli era creduto di hxuere prodotti al mondo , ££ di hauerne l'v- niUerfal gou erno . Ter la qùal co/a gli antichi coronauano di Quercia qua fi tutte le flatue di Gioite , come che quefla foffe fegno di vita , la quale era creduta efiere data da luì a' mortali . Onde foleuano i Romani dare la corona della Quercia à chi haueffe in guerra difefo da morte v\i Cittadino Romano , volendo à colui dare la infegna della vita ,- che fu cagione altrui di viuere . Ma di Vliuo anchora fecero ghirlande al- le volte à GivM-ipcrcbe queflo èjcmprc verde}di ìnolto-vtile ammortali , &paio- De gli Antichi'. 125 & paiono lefue foglie efiere qua.fi del colore del Cielo , benché fi tcngbi più toflo ejjt re arbore di TalUde , ò ài Minerua , ci/ è la medefima , come nella J ita imagine fi può vedere . Et TaufaniafcriuCy che in cqjrta parte Paufania . della Grecia fu vnfimulacro di Giouc,che teneua zinvccello con fyna del le mani,& con l ahr a il fulmine, & haueua in capo ima bella ghirlanda dì primaucra . Hebbe anco Gioite fouente la corona di T^è , fecondo che Martian0„ difpra lo deferiue Martiano ; perche , come la dipinfe Vallade conten- dendo con i^fragne apprtffo di Ouidio , è Regale la imagine di Gioue > concio fjjje che egli era creduto I{è de i 'Deiydegli buomini>& dell' vnì- tterfo . £t Scruto fopra la decima Ègloga di Ptrgììio dice , che le prò- «, . prie infegne di Gioue , le quali [alenano portare quclliy che trionfauano , erano lo feettro y & la toga palmata , cb$ era ima vette di porpora grande,& ampia {nella quale hanno detto alcuni , che era teffutala pal- ma per dentro ; 0? altri che era dipinta a gran bolle d'oro . Lo battere dipinta la fauia di roffo , fu percioebe, come ferine ancho Tlinio goletta- p]inf0. noi Bimani ogni fetta tingere la faccia a Gioue di minio ,& era vna delle principali cofe , che faceuano i Cenfori,dare a miniar Gioue , Et quelli,che trionfauane,parimcnte fi faceuano tutti roffi col minio ,• 'Don- de tolfero le donne la vfan \a , che poi è pacata fin a i tempi noflri , di far fi colorite^ roffe, parendo dì diuentarne pia belle, oue molte fi fanno fouente fpauenteuoli da. vedere . Et nella Ethiopia vfauano parimente i grandi huemini di dipingerfi non folo la faccia , ma tutto il corpo col minio ,& dauano il mede fimo colore à tutti i fimulacri de i loro Dei . furono poi vitti me di (jiouefacr ideategli da' Bimani per diuerfe cagio- vittime dì ni in diuerfi t 'empi \& fatto diuerfi cognomi, la capra, l'agnella di due an- Gioue. ni , & vn toro bianco con le corna dorate , anchor che facrificafiero an- cho alle volte fen^a vittoria con farro, fale , & incenfo . Treffo gli j£- tbeniefi gli faenficaua vn bue,con cerimonia forte ridi colo fa-, & era ta- le, come racconta Taufania . rJMetteuaw un poco di fina , £$ difru* mento mcfcoUto infume fu C altare di Gioite ,& il bue defiinato al fa- crificioaccofìandouift l'andana a mangiar e\allhora mniua uno dei Sa- . cerdoti , chiamato da' Greci per l'officio , che haueua Bufino ,cb e uiene à ■ Da2JL dire in no/tra lingua percufore del bue , & dato di una ftureful capo à quella bettia , fé nefuggiua uia di f libito , hfeiata iui feure , la qua-* le era chiamata pofcia in g iudicio da quelli > che erano quiui all'intórno , come che non haueffero vifìo chi altri bauejfe ferito il bue , che la [cure . Oueftaufan^a , come ferine Suida , venne da quello , che ficee f se già in certa fe/ìa da (jioue, nella quale un bue mangio lefchiaiciatcy che erano prette al fagificio-y di che /degnato uno , che quiui era prefente 3 pareri- H(> . ImaginideiDei parendogli , che quella beHiafojse Hata troppo profontuofa , diede dipi* Scure chia jr/# flrf vnafcurt,& Cvccife,&fe ne fuggì via . 14 /tura cta rettòjà Sudicio3" c^amata ingiudicioì& hauendo i giudici vdite le ragioni delle parti , /a afìolfero.; & fudapoioficruatodi fare ogni anno il mede fimo. Et non è gran marauiglia^che foffe vnafeure chiamata in giudìcio appo gli ±dtbe niefiiperciochefìà le prime leggi ,cbe furono loro date da Dracone,fu<>cbe binda. ie Cofe ancora inanimate \come t iftrìfcono Taufania>& Suida}qmndo non fi trouafie la per [ma , che hauejfe fatto il male,foffero condannate in giu- cticio .banditele gittate fuori della città, fecondo gli demeriti loro . Onde fi legge apprejjo de' mede fimi vna mede/ima nouella>bencbe i nomifiano diuerjìyperche Vaufania ferine di Tbeagene,& Suida di Tyjcone. Quegli (^qualunque nome che egli hauejfe) fu huomo tanto valorofó , che dalle vittorie hauute in diuerfi luoghi haueua riportato più di quattrocento co- rone , & gli fu anco perciò drizzata vna bella ftatua, alla quale , pofeia che egli fu mortotvnOyche era flato fempre inuidiojc de'fuoi honori}atida uà la notte,& con vna sferra la batteua ben bene ;& tanto fé ne conten- taua^comefe haueffe offcfifTheagene , ò 'Hicone ancora viuo. K^éuenncy che la ftatua cadde aWimprouifo aidoffo à colui,che la baiteuay & l' ve- ci fé , onde i figliuoli la chiamarono in giudicio, & tanto difftro contra di leiyche la fecero condannar eccome colpeuole della morte del padre loro,& fu perciò gittata in mare.Ter la qual co fa indi a poco venne vna sterili- tà grande, cheguaftò tutto ilpaefe ; a che fu rimediato per configlio del- l'' oracolo j mettendo al luogo fuo la ftatua gittata in mare, & poi ritrcua ta da alcuni pefeatori 5 & le furono ancho pofeia dati i diuini honori , & Varietras- come %umef alutar e fu adorata. Iranno le molte fauole anchora,che fi *°r d a(T ~ ^eZZom di Gioue argomento di farlo in molti modi; pereioche raccontano, ue m che elfi cangiaua fouente in diuerfe forme per godere de fimi amori: come quando fi mutòin toro bianco per portarfene via Europa , in ^Aquila per rapir Ganìmede,& per hauere ancho jìfteriafin pioggia d'oro per paca- re à Danae; in Cigno per flarfi con Leda fin fuoco per ingannare Sgina j in ^Anfitrione per giacer fi con jilemena ; in Diana per godere di Cali- ftoy & in altre figure afiai , tanto beftiali, quanto Immane ; delle quali io non dirò altro,perche non trouo,che gli antichi habbino tolto esempio da quefte mai per fare alcuna imagine di Gioue . dfVNONE De gli Antichi. 127 G I V NONE. FELLI , lì quali difftro , che gli antichi [otto il no- Sorella di medidiucrfi'Dei adorarono gli Elementi ,pofero Cjiu- Gioue. none per l'aria , & la fecero p< r ciò le fauolepoi foreìla di Gioue ;per cui intesero lo Elemento del fuoco. Et come lui Ttàì così chiamarono lei 'Regina del Cielo , perche il fuoco, & l'aria fono i due Elementi di fopra, che hanno maggior for^a affai nelle cofe create degli altri due. Et tal' bora ancho la dff. ro e(ìe*,(a Tora,& perciò moglie di Gioue; perche vogliono, che da i Moglie di corpi fuperiori cada in terra certa virtù feminalc , che le dà forila di prò- Gloue • durre tutto quello,che produce-,come fpargendo il marito ilfeme nel ven tre della moglie la fa concipere quello^ he par tori fee poi al tempo fuo.Ter UqualcofaVirgiliodiffe: Virgilio. Difcefe con feconde pioggie il gran Gioue a la lieta moglie infeno. Et alcuni volendo porre quefìa Dea più in alto,l'hanno fatta effère v- na medefima con la Luna,& le hanno dati alcuni de i cognomi di quella , come che la chiamarono Lucina ,quafi che ellafojje, che aiutando le donne nel parto , d effe la luce a i naf centi figli . Da che venne ,clje partendo gli antichi il corpo humano , & dandone à cìafcun rDio la parte fua , della quale hauefie cura , pofero le ciglia fotto la cuflodia di Giunone , perche _ '? jf quejle flanno fopra à gli occhi , per li quali godiamo la luce , che da lei ci daGiuno- i>iendata,& paiono difendergli da ciòcche cadendo potrebbe venite à no- ne. iargli. 'Benché fi legge anchora,che le braccia parimente a lei furono con- fettate. Onde HomerOyil quale à ciafeun T>io dà va membro più bello de gli altri ,f a che Giunone habbia le braccia belle , & bianche . Et quindi i/enne,cbe la fecero alcuni degli antichi di corpo monde, & puro yhauendo forfè riguardo al corpo della Luna. Scrìue Luciano che, fé bene la Dea Si- Luciaao, ria tanto riuerita in Hieropol? città delia ^4 ffìria foffe Giunone, nientedi- meno lafuafiatua, che quiui era nelfuo tempio, la mofìraua effere non v- nafola,ma molte,con ciò foffe che fi vedeffe in quella alcuna cofa diTal- laic , alcuna di V enei e -y alcuna di 'Diana , di T-^cmefì ^delle Tar- €he,& di altre Dee; pei cloche ella fi aua fedendo fopra due Limi,?S nel- tvva mano teneua vnofeettro , & vn fufo nell'altra, & in capo haueua * alcuni iì8 _ ImagìnidciDei ai curii raggi , & alcune altre cofe , cbeàdiuerfe imagini fono protriate* Bea Siria. Onde viene a moslrare Luciano}cbe la Dea Siria,cioè Giunone* jfu vn 7S{« me diuerfamente adorato [otto diuerfì nomi. Et perciò non è ni grani- glia fé ella fu creduta Lucina anebora, & la cbiamauano le donne al par- torire in loro aiuto,comefa appreffo di Tercntio diceria quando gridaci Giunone Lucina aiutami,^ guardami ti prego da motte . Et volendone fare (latue^ò vero dipingerla, la fecero gli antichi , come fi vede nelle me- daglie antiche di Faujìina, in forma di donna di età già perfetta, vefiitx kguifa di matrona ;che nella dt/lra mano tiene vna taT^a, & vna hafta nella Jìnijìra . Et poche fono quelle imagini delti Dei , alle quali non babbiano date le hasle gli antich'hcome fi vede nelle già dette, & fi ve- drà anchora in quclle,che reflano da dire, & però più non mi pare da dif- ferire di dirne la ragione . La quale, benché in altro luogo forfè farebbe fiato meglio;pure né qui anco farà male il dirla, oue facilmente fi potreb- be marauigliare alcuno, cbefia data l'hajìa à Giunone 'Dea pacifica , & quieta . il quale dice ; che già ne' primi tempi i Bj portavano vna Butta in vece del Diadema , & della infogna regale 5 & 'che allhora nel principio del mondo , gli buomini , non haueuano altre flatue de i Dei , che le bade , comincia da vn giouane , che sia ap- poggiato ad vnahafla,& quiui Seruionota , che l'bajìa appo gli an- tichi fu honorato premio a que giouani , li quali vincendoli nemico in battaglia , haueuano cominciato a mofìrare il fuo valore . Et pa- rimente dice , che l'hall a da gli antichi fu (limata più di tutte le al- tre arme 3 & che fu fegno di maggior an\a ,& d'impero, onde per ciò era donata a gli huomini valoroft ; che le co fé vendute in publico erano vendute ali* balìa , & che i Cartbaginefi volendo la guerra con i Romani mandarono loro vua hasla. Bjferifce Snida efsere Hata vna vfanya in Suida» *dthene,che quando era portato alla fé pohm a vno, che fofse slato am- malato , i parenti , che l' accompagna nano , ficeuano portar con lui vn'baHa,ò che ve la piantauano à capo della fepoltura , facendo a queflo, modo certo colitiche l'haueua ammalato , chenon la pafs crebbe fen^a vendetta. Sì che l'hafla fu /limata dagli antichi afsai, & appo quelli fu infegna molto notabile.Onde non è marauiglia,che la defsero fouente al- le facrateflatue. Totrebbeft dire del carro di giunone deferitto da Ho- merOycbefignificbi gli varij colori , che nell'aria fi veggono talhora ; ma vuole il Boccaccio altrimente,& dice,cbe quello è fatto tanto ricamente , Boccacfo perche ella era creduta la Dea delle ricchezze , & che l'arme à lei date Pea delle lignificano, che per le riccheT^e combattono infieme gli huomini per lo r'cc'le2— pia . Et perciò la dip infero con lofeettro in mano , come che in fuo pan- tere fofse di dare le ricchezze , & i regni , sì come ella promife di fare à l'aride , quando voleua da lui efsere giudicata la più bella di qu elle due altre Dee . il che dicono degli altri anchora efsere pur troppo vero ,fe per lei intendiamo la terr adorne fcriue Fulgentio , il quale dipinge Giu- none con il capo auolto invn panno , & che tiene lofeettro in mano , mo- ftrandoper queflo che il dominare altro nottue, che pofftdere paeft; & per quello,che le riccheT^eflanno copcrte,& naf colie nella terra , perche el- la ha in sé le vene di tutti i metalli, & in efsafttrouano le pretiofe gem- me'. Fu dato il pauone a quefla Tj ea, come vece Ilo fuo proprio, & confe- crato à Li . Onde Tonfatila dtferiuendo le cofe, che erano nel tempio di Giunone in certa parte della Grecia, dice, che vi fu vn Tauone fatto tut- t , toct'oro,& di lucidiffime gemme ^offerto,^ t dedicato alla' Dea da ^A ria- to a Gm_ no Imperadore ,comevcceUoà lei cenfecrato , di che, oltre alla fauo- none. la che fi racconta di *Argo, dicono efferc la caufa , perche le ricche ^e ti- rano così à loro gli animi noftri , come il Tauone per la beitela fua ti- ra à sé gli occhi de' riguardanti. Et il 2 accado , oue racconta la pro- li, genie ijo ^ ImaginìdeiDei genìe de ì Dei,fà vna lunga d'iter ia, volendo mofirare,che i ricchi, & po- tenti quafi in ogni loro affare raffomiglino il Tauone , come che parlino fuperbamenie,fiano arroganti,^ veglino few pr e filare fopra àgli altri, piacendo loro ài cfjere laudati , benché falbamente ',& altri fimili cofe3 le quali come al tempo del "Boccaccio , cosi boggi potrebbe efiere , che fi tro- Vccelli da vafftro in molti. I^cfà dato à Giunone il Taucuefùlamentey ma degli ti a Gmno ^yj recti li anchora le con [ter areno gli antichi, tra li quali fu certa for- te di Sparuiere , & Vauoltoio ant ho , come dh e aliano, fecondo quelli di Egitto , li quali per ciò coronavano la Jìatua di ìfide con le penne di que- llo vecello ; perche 1 fide appo loro era la medefima;& le met tettano an- chora intorno all'entrare delle cafì\& riferifee *Aleff andrò Napolitano , che in Egitto facevano questo ptrfegno di nobiltà , ,& di antichità del Servio di caftf° • L'oca parimente fu confccrata a (jiunone , & ne tenevano i Ig- nobiltà » mani alcune nelfuo tempio , che furono buonifjima gvardia del Campi- doglia 5 quando i Francefì l' affiatavano , & vi farebbono entrati den- tro vna, notte di nafcoHo ,fe quejìe non gridavano; onde furono dapoi no- drite quivi del publico , & i Ceri fori prineipalmente ne haueuano la cu- ra,?? ne fu fatta vna di argentò nel medejimo. tempio di Giunone . Et per mefirarfi ben grati i Immani a qutfìo beflia , che haueua fatto lo- ro tanto fermtio _,- ordinarono, che ogni anno a certo tempo foffe portata in volta vna Oca con molta cerimonia fopra va bello,& bene adornato let- ticcivolo,(s che nel me de (imo tempo foffe meffo in palo Vn cane , efjendo il palo di Sambucoyptr punirlo della mala guardia, che eifece di Campi* Inde . doglio diftfo dalla Oca, come ho detto . Oltre di ciò di fiero i 'Poeti , che Iride, che fignifica l'arco fikfte , fu rmneia > & mefiaggiera di Giuno- ne^ che fu figliuola di Thaumante , che fign: fica ammiratane ,per- che nello apparire pare maravigliofa per i colorì, che mofirafì come le rie cbeige fanno maravigliare i [ciocchi, le qvali usi tvflofe ne vanno poi , cometofio vediamo f par ire l'Inde , Quifta da gli antichi fu parimen- te detta 'Dcat& fatta in habito di donna con vette di colori diverfi , & talhora gialla,tvttafnccinta , ptr t fifa e allo andare più pretìa ogni vol- ta,cì?elefofit commandato dalla Jva Dea, G ■■ con l'ali medefiimamente ài diverfi colori , come dice Virgilo , ove fa che Givnone la manda à ta~ Ninfe digl{are il crin fatale à Didone. Haueua poi quattordici K(infe anchora Giunone . (jiunone a'Juoi (eruigij , come Virgilio , la fa dire ad Eolo promettendo- gli rDeiopta la pia bilia moglie, fé fi toglieva i ventile' quali era credu- to f{è,& gli mandaua à turbare il mare , fi che non poteffe Enea giunge- re in Italia . Queile dia fi , che mostrarono le mutationi del tana iute fé per Giunone,^ gli vari} accidenti }cbe appaiono in quella^ome ferenità , impeto Degli Antichi. 131 Tmagine dì Giunone Regina de glì^Deì, moglie dì Ciò ueìntefaper tana, & l'imagine dell'Inde fua mcffag- gterawtefaper l'arco QèUftè\ e> tìmagìne di Giunone forintbiaca^ delQucco ocello nel quale [ì muti Gio- ite quando da prima gìaque con la detta lyea Giunone fua foretto-* . R i3i Imagini dei Ì5ei impeto de Venti ,TÌoggie , T^eui , Lampi , Tuoni , ${ehbìe l Marciano. f$ altri fimili . Le quali cofe moflra parimente CMartiano quando finge, Imagine C\K Giunone flia a federe [otto di Gioue , & in questa guìfa la definite . Ella ha il capo coperto con vn certo velo lucido , & bianco , cui è [opra vna corona ornata di pretiofe gemme , come è il ver de Scythide, l'affo- cato Ceranno, & il biancheggiante Giacinto, poslaui da Iride ; lafac- eia quafifcmpre riluce , & ajjai fìajfimiglia al fratello , fé non ch'egli è allegro jempre né fi turba mai * ma Giunone fi muta in vifo , & moflra alle volte la faccia nubilofa. La vefie, che ella ha di fatto, pare di vetro chiara,^ lucidatila il manto difopra è ofeuro & caliginoso, ben però in 77ìodo}chefe da qualche lume è tocco rifplendcì& le cinge Ir ginocchia p- naftjcia di colori diuerfi, che t albera rifplcndercon vagherà mirabile, & tal bora cai fi afìottigl'ia la varietà de i coleriche più non appare . So no lefcarpe pur' anco di colore ofeuro, & batwo lefucle così negre ,che rap Hefìodo. pYC fatano le tenebre della notte '.benché Hefiodo finge effere dorate ,& co- t sì fanno gli altri Toeti ancor a. Tiene poi quefla cDea nella dejìra mano Statua di ^ f^lj^jne ,Q? vn ri fonante Timpano nella fini/ira. Et moflra quefia ima- , ' gine le qualità dell'aria così apertamente-, & quello che da lei viene,cht non fa di bi fogno dirne altro , & perciò vengc>a porre vna granslatua di (jiunoneja quale ferine Taufania,chefu nelpaefe di Corimbo fatta, dì oro,& di auorio da Toltele to con vna corona in capo,nella quale con mira bile artificio erano intagliate le Horey& le Gratie; & nelCvna mano te- neua vn pomogranato,^ nell'altra vnofcettrOi cui slauafopra vn Cuc- co-.perebe dicono lefauole,che Gioue innamorato già di giunone fi cangiò in quefto vccellcyty ella dafeher^o, come fanno le giouinette , lo pigliò, onde egli hebbe commodilà poi digiacerfi con lei. £t a questo foggiunge Taufania,che,benche egli non creda celai cofe, né delle altre fimili,che fi raccontano de i Dei, non penfa però che fiano da fprc^-re , quafi voglia dir e;che fono mifleriofe, & altro mo/irano, che quello, chejuonano le pa- role ; ma che fignificato habbino nonio dice , onde io parimente non lo dico,perche già più volte ho detto di non voler porre cofa,della quale non h abbiano fcritto gli antichi; & benché poffa efìere , che di quefio habbia fcritto già forfè qualche vno,io nientedimeno non fbò trouato ancor a:ma Apuleio. p0ì Apuleio, quando fa rapprefentare infeena ilgiudicio di Taridedice, che vfei fuori vna giouinc , che fimigliaita Giunone , di faccia hone- $latcon il capo cimo di bianco diadema,^ con lojcettro in mano, accom- Caflore e pagnata da Ca'slorc,& da "Polluce, li quali haueuano in capo vrìelmo con Polluce, cimiero di vna Stella : & così fatti fi veggono qucfli in alcune meda- glie antiche . Si leggere furono figliuoli 3 di (jiouc,cqsì inficmc arnore- uolì De gli Antichi. 133 voli tvn alt altro ,ch e ycome fin fero le fauole partendo la vita tra, loro,vi- ueuano, & mcrìuano a vicenda,per il che meritarono di efferc posti in Cie lo,om fa uno il fogno de i Gemelli, li quali hoggidì ancora da gli disegna- tori delle cofe del Cielo fono figurati nel modo,che i Lacedemoni] già fece- ro loro vn ftmulacro,& fu in questa guifa^be pofcro due legni egualmen te difcofii l'vno da l' altro,attrauerfati parimente da due altri legni,come the queHafofie imagine,fi confacefie al pari amore delli due fratelli,dt quali l'imo fu gagliardi/fimo alla lotia,& l' altro à cauallo \ onde furono alle volte ancora fatti sa due bianchi cavalli , & erano quelli forfè , li quali dicono che giunone donò loro , & ella gli haueua prima hauuti da J<[ettuno,nomati vno Xanto , l'altro dilavo . Et così à cauallo erano ap- prejfo degli ^Atheniefi in certo loro tempio molto antico . In queflo mo- ■ do ancora apparuero à Vitinio , come ferine Tullio, quando da Elicti tor- naua a [{orna , & gli difiero , che quel dì il Rj Terfeo era fiato fat- to prigione. Leggili anco , & lo ferine Giufiino , che in certa batta- Giurino g Uà , nella quale quindicimila Locrefi furono vincitori cantra centouen- Locrefi . tintila Crotoniati , apparuero duo giouani grandi , & belli fu due ca- ^J0 onl " nalli bianchi , armati diuerfamerde da tutti gli altri, con panni porporei intornOjli quali combatterono valorofamcnte dinanzi a tutti gli altri per gli Locrefi , & difparuerofubito dopò la vittoria . Quefii furono creduti efferc Cafiore , eTolluce , perche non battendo i Locrefi potuto hauer io da' Lacedemoni] ; haneuano dimandato loro aiuto. Et come f e fiero fat- ti Castore , & Tolluce , mostrarono ancora due giouani M e fferij, fecondo che racconta Taufiznia,quando con afiuta fìntione vollero ingannare i La cedemonij vn dì , che nel campo cekbrauano folcnnemente lafefia loro. Jmperoche veflitifi due toniche bianche con mantelli porporei di fopra , & con haUe in mano su due belliffimi caualli , fi fecero vedere d'im* frouifo. Tea f aromi Lacedemoni] t che fffero Cafiore , <& Tolluce, Tenuti aUafcjìa celebrata per loro, & gli andarono in contra tuttti difar- mati,aàorandoglif$ pregandoli, che voleffiro fermar fi fra laro con fino- reuole nume, quando i due giouani cacciati fi tra loro , ferendo conte balìe bor quefli,bor quell'iene ammaccarono molti,& fatta non picchia Stra- ge de' nimici fé ne ritornarono jen^a effer punto ojfefi da loro . Oltre di ciò haueuano Cafiore , & Tolluce gli capelli in capo , come dice Feflo Tompeo , perche furono di Laconia 3 oue (attuano andare in battaglia coi capelli in tefla-». Et perciò Catullo in certo fuo epigramma gli chiama fratelli Tileati , perche Tileo , che è voce Latina , figni- fica cappello in volgare . Taufania parimente ferine, che in certo luogo Paulania. della Laconia erano alcune figur ette Tileate > le quali ei non sa troppo bene i 34 ImaginideiDei bene fé foffero fatte per gli Ca/tori (che /òtto il nome àelfvno ìntefcrB gli a etichi ambi {fratelli) ma ben lo penfa . TSfè lafcierb bora dì dire , chel Vìleo appreffo i Romani fu la infegna della libertà , perciò che fu loro vfan\a , che quando roleuano dare la libertà ad Vn ferito , Segno di gij fAC£UanQ radere il capo , egli dauano à portare vn cappello. La (fiale cer emonia era fatta nel tempio di Feronia , perche quefìa fa la Dea di quelli , ali: quali era donata la libertà , & erano detti Libertini. flauto. Onde V lauto fi cesi dire vn ferito dcfiderofo della libertà. Ti eh voglia Dio,ch 'i'j pojjayhoggi col capo rafo pigliare il cappello . Et leggefi che in T\Qma,amma^ato che fu Giulio fi far e, furono piantate in su le pialle hafie con il 'Tilco in cima , volendo in quel modo chiamare il popolo , & tutta la città alla libertà di pri ma . Quando i %omani haueuauo bifogno di JolJatiyò pure che voluta allhora quale vno leu are tumulto ,& feditio ne,chiamau.\HG gli feriti alVileo , intendendoli per ciò <, che à tutti dauano la libertà,accioihepcr quella hauejfero da combattere. "Da che viene an- coraché su certe medaglie antiche di Bruto fi vide vn cappello poslo fo~ pra due pugnali tmofìraudo perciò ,ch'egìivccije il Tiranno^ refe la li- bertà alla patria. Morto che fu l^rone>la plebe in 1(oma7come ferine Sue tonio, & per le Vrouincie ancor ayandaua fileggiando con cappelli in ca- po , volendo in quel modo moUrarc , che era liberata da grane , & crmhi feruità . Et fi legge appreffo di Vlutarco , che Lucio Terentio nubili/fimo filmano andò dietro al trionfo di Scipione con il cappello in tefla7come fé foffe fiato fuo liberto7& quello perche era slato per lui liberato da i Car- thaginefi 7 che l'haueano già fatto prigione : & il mede fimo fecero molti Bimani nel trionfo di Tito Quintio rifeattati da lui, pofc'w c'hebbe "pinta la Macedonia7come-,oltre à Vlutar conferme anco Liuìo. Oltre di ciò il cappello fu fegno di virtù , & di granfapere , & per quefìo lo danno hoggidi ancora infieme col titolo del "Dottore,^ del xJMaeHro » Et mtt- teuano anco talhora gli antichi i ferui in vendita col cappello in te£ìa7co- mt riferifee (fellio^maperò quelli folament e che non haueano difetto al- cnno;onde volea dire il cappellone non poteua il compratore ingannarfì, & che perciò il venditore veniua ad effer libero , & non era tenuto poi à cefa alcunatcome quello fofie certo fegnu della integrità^ bontà del fer- ito venduto . Cftia ritornando all'i (afiori, perche come diffì) fiotto questo nome fi intende di 'Polluce anebora 5 onde rBibulo7chefiù Confole infieme con Ce farete fece il motto,quando vide,che iljuo collega fi haueua così vfurpata tutta la auttorità del Ccnfolatoì& che ciò checjji tutti doi fia- ceuano}era detto fatto da Cefare fiolamcnte, dicendo, che à sé era intraue- ìiuto come à Tallisce , il quale mi tempio dedicato à luì, & al fiat elio non banca Degli Antichi hnagini di Ca fiore è Polluce detti i duoi gemelli Del de Divulganti ^lignificanti ai 'lor apparire bori accia, qua- li fono anco protettori decauaUi^ ejfendo Stelle Tjelocif- Jìme ìielcorfo loro>& ^vno de do deci fegni del Zodiaco, detti i duoi gemelli figliuoli di Gioue & di Leda , 1^6 Imagini dei Dei havea nome , perche era dimandato tempio di Cattare folamente , òde i Fliano . Cafìori . Quesli dunque fi facevano, come dice Elìano,& lo riferifcc Sui da,giov ani grandi fenica barba:trà loro fimili.con velie milk ari, intorno con lefpade al lato,con le bafle in mano,& in vece delle /ielle %cl fio diffi, faceuano loro in capo a! cune fiammate ancbora a Ile volte. "Perche legge- fi , che e/fendo già gli argonauti flranamente travagliati da vna grane fortuna di mare, sì cbr. temevano tutti di perirei & hauendo Orfeo fatto voti per la fallite di tutti apparvero due Stelle, onero fiamme fopra il Ca pò dell'i Cafcoriyche loro dieronofegno di filue^a, & quimi venne poi, Caftori|>- chefjjjero chiamatigli Cafìori da i nocchieri nclli loropericali.Onde Tati che chia^ fania fcriuendo di certafiatua di 7^rttuno,qval'era npprcjjò dei Corinti, man da dice,ihe nella bafe di quella erano /colpitigli Caflm, come quelli, che era no creduti lutimi falvtari alle navit& a' nocchieri. Furono anco creduti ejfere certe fi elle, onero lumiji quali.come ferine Seneca,& Tlinio, foglio no apparire in mare nelle gran fortune , & danno fegno di bonaccia . Et perche fi moflrano quefliin avia,& è l'aria moflrataper Giunone, furono The ragionevolmente i due fratelli Caflore, & Tolluce me/fi in compagnia pò. di quejla Dea ; L^flla qvale fingono le favole, come recita Tbeopompo, Hellanico & Hellanico^he 'Giove, legategli piedi gii vna volta con catene di oro, aggiungendovi grauiffimi pefi dì ferro, onde ella fé ne flava pendolonè in aria ; dolendo con ciò fignificare , che qvella parte di fono dell'aria , che più è lontana dallo elemento del. fuoco , & perciò è più denfa , ove fi fanno i nuvoli , le nebbie , & le altre fintili cofe , facilmente fi vnifee all'acqua , & alla terra , lequalifono elementi gravi > & che fendono fempre . Leggefi appreffo di Tavfania , che in certa parte della Heotia fu vn tempio con/ecrato à (jivnone, nel quale era vn fuo fimvlacro molto grande , che flava in pie , & ella quivi era chiamata fpofa • Flammeo era dimandato Flammeo,dal colore forfè della fiamma , perche era roffo , velo delle -v <-, , a> ■ J • / ; /j ' • fbofe • ™ mostraua,che arrojjiua a: vergogna la giovane, che fi doveva congum gerc alihuomo : che così hanno detto alcuni di ques~ìo velo \ benché al- cuni alo i vogliano , che fi intenda altrimenti, come dirò poi difegnan- doHimeneo. Et perciò /crine Varrone , che fv o/feruato da gli anti- chi di non accompagnar/i infieme i novelli fpo/i fé non di notte , corno che Degli Antichi . 1,7 che le honeflc giouanì hauejfero da vergognarfimanco al buio dell ^not- te . Et andavano le fpofe al marito di notte portate in lettica da muli , ò da buoi , comefcriue Snida : & era la lettica fatta in modo , che la fpofa fedeua nel me\o,lofpofo dall' vn de'lati; & dall'altro il più honorato, & più caro amico}o parentele bauejjeyda cui forfè hoggidì è venuto l' vfo trànoi di trouarfi il fpofovno de fuoi più cari amici > che ajfi/tendo feco alle no^e vien poi chiamato compare dall'anello . Et portauano loro dauanti , fecondo che fi raccoglie da ^Plutarco ne i fuoi problemi , cin- Plutarco .' que fanciulli altr etante facelle acce fé di teda , ouero di [pino bianco ; le Facelle i- quali oltre alferuitio , che faceuano , fcaccìando il buio della notte , "an(?1 a"e dauano anco con la luce loro fogno , & buono augurio della generation " m , che fi afpettaua di quel maritaggio , concio fia , che il generare altro non è che produrre in luce . 7yè potevano ejjere pia di cinque , per- che fecondo alcuni fu creduto , che la donna ad vn parto potefìe far fin' a cinque figliuoli , e non più . figlio a Citherone allhora quiui Signore , il qualgli ricordò > che fac effe fare vna slatua di quercia], & la portajfe in volta coperta sì che non f offe vi/ìa,fingendola vna giouane, che di nitouo egli fi bauejje fatta fpofa-» . Così fece (Jioue , &già fi conduceua d'in- torno la nuoua fpofa , quando Giunone, che ciò hauea intefo ,&lene era molto rincrefciuto,vfcita di fuori C£ accofiataft al carro, oue credeua, che foffe nafeofla la nuoua fpofa,tutta piena di gelofia , & difdegno fquarciò gli panni , che la copriuano,e trouandolavna Hatua di legno fé ne allegrò affai, & rappacificojfi con Gioue,& con lui flette come nuoua fpefa. On- de furono poi celebrati da gli antichi alcuni dì di fefla per memoria dì queilafauola , la quale , come riferì [ce Eufebio interpreta Tlutarco in queflo modo . La difeordìa nata tra Giunone , e Gioue altro non t,che lo fiemper amento de gli elementi tdal quale viene la dejlruttione delle cofe; sì come per la temperie,ò\yer certa proportione, chefia tra quelli, nafeono le meiefime->& fi confcruano . Se Giunone adunque, cioè la natura humi- da , & vento fa dffioue , che è la virtù calda & fecca, & lofpre^a, tante faranno le pioggie ; che allagar anno la terra , quante furono già vna volta nelpaefc della rBoetia , che andò tutto fotto alle acque , onde quando furono poi quefle date giù , & rìmafe la terra feoperta , /infero le fattole, chcfofjcro rappacificati infieme Gioite, & Giunone, & cofichefi fquarc'iaffcro i veli,e fi vede fé laflatua della Quercia-.perche dicono,cbe Quercia il primo arbore, che fpuntafje fuori della terra , fu la Quercia, la qua* molto vti- le , come dice Hejiodo > fu a' mortali di doppio giouamento , conciofia *c* che da i rami ne raccolfero le ghirlande, onde viueuanopìima, & del tran co fé ne fecero tetti . t_> di Giunone falua.tr ice in lauiniofé) di Giunone regina, degli Deiydell'ariapa- trona,matrigna & odiatrice di lìnceo , & di Hercole, furgatrice (^ fondatrice delle co/e proprio effetto del- Urna-* . Ì4° , TmaginidciDci Ma quell'i poppando troppo auidamente fece sì , che la Dea fi desiò ; & rkonofciutoloda sé lo ributtò fubito in modo , che il latte , the ancora vfciua , per lo più fi fparfe per il Cielo , & quiuìfece quella certa lisla Via lattea. bianca,che vi (ì vede ancora, laqualc chiamano gli ^firologi la via lat- TertulJi a- tea,& \\ rejlante cadde già in terra fopra ì gigli, onde rimafero così tinti di biancone poi nati fono fempre bianchì .Tertulliano fcriue,che in Av~ go Città delia Grecia fu yn fimulacro di giunone cinto con rami di vite, & che haueua [otto i piedi vna pù Ile di Lione , qua fi ch'ella volefìe haue" re quelli perdi/pregio di 'Bacco , & q'àfia parimente a dishonore di Her- cole,che ì'vno,C3 l'altro da lei fu odiato grandemente comedi quetta,cbe ad ambi fu madregna , fecondo le fattole . In Lxnuuio città dì Latio era adorata Giunone Sofpita^ la qttale noi potiamo chiamare faluatrice , come Tiro Li- principal T^ume di quclluocQ , fecondo che recita Tito Lìuìo $ & haue- ino. . uà quitti lafuà s~ìatua;come ferine CMarco Tullio {una pelle di Capra in lio[C° U torno' & m yna man l'hafia-y & vn breue feudo nell'altra . Et Feèìo par- Giunone landò di Cjiunone Februale , perchè ella hauefìe queflo nome, dice, Febmale . che le facrificauano i Romani il mefe di Febraio,& che lefesle Luperca- Fello . 11 celebrate in queslo mefe , erano confecrate à lei , nelle quali andauano i Luper ti f correndo perla Città, 0, purgauano le donne,che per queflo por- gettano loro la mano,& cjjì le batteuano con quello , di che fi fa ilfarfetto di (jiunonei che fono le pelli delie capre. , Oltre di ciò fi troua 5 che fecero gli antichi la fiatua di Qiunone,alle uolte anchora con vna forbice in ma- nOyCome riferifee Snida , & ne rende la ragione, dicendo.che 'Caria ìntefa per Giunone spurga C3 mondifica.come la forbice tagliando i peli fa i cor- pi politi , & mondi . Et in vna medaglia, antica dì Trenta Imperadore fi vede vna matrona coronata di raggi,che fìede in altofeggio,e tiene con lafiniHra mano vnofeettro, '& con la deflra vna forbice . Quefta giu- dicarono molti efiere Giunone , nientedimeno le lettere, che in e fifa meda- glia fono7 la dicono la Fortuna del popolo Romano, l^è mi ricordo di ba- ttere veduto, ò letto di altra imaginej fiatua di giunone, fé nonché alcu- ni,perchefanno,che la diffirogli anticipila ritrouatrice delmatrimonio , V _-i-0 e^ che haueua la cura delle no^e ; onde 'Didone apprefio di Virgilio , .qptando ha difegnato di far fi marito Enca,facrifica ad alcun i Tìei, ma in~ an%i à tutti à Giunone . the tien del nodo maritai la cuU* l? hanno fatta in pie veflita con capi dipapauero in mano , & con vn giogo a' piedi , volendo per queflo mojlrare come hanno da filare ìlma- Degli Antichi. 141 ilmarho>& la mogììe congiunti infame, & per quelli la mtmerofa pro- le , che poi viene fuccedendo . 'Piche non trono pero fatta meni io- ne da alcuno de gli antichi , ma!} bene che in F^omafti chiamato cer- to luoco Vico giù gir io , perche Giunone è detta Giugale , quafi che Vico giu- colfauore deUfuo "Nume fi giungcficro infame l'huomo , & la donna ; ga."° • hebbe quiui vrì altare , onde aniauano i nonetti f pò fi y (3 erano dalfacer- J1^^ dot e legati infame con certi nodi ,dando pere io loro ad intendere , che così spoìì lega doueuano effere gli animi loro legati poi fempre in vn medefimo volere 3 ti . come erano 1 corpi allhora da quelli nodi . Onde è venuto , che toglien- do alcuni poi forfè l'effempio da quefìo,& quello , che fi pub vedere nel- la imagine di Venere fatta in ceppi , hanno dipinto il matrimonio Matrim0. con il giogo in collo , & con gli ceppi a i piedi . QueHo hanno voluto ni0 . alcuni, che fofie introdotto prima da Giunone) come ho detto, alcuni da Venere , & alcuni altri da Himeneo , il quale fu perciò adorato come Himeneo. Dio delle no"^e,nelle quali lo chiamauano con certi folcnni prieghi , ac- cioche a quello f offe fauoreuole , & deffe col ì^ume fio felice fuccefo . & de fa aerando à quelli ogni bene-.Ù confolatione,non nominauano in celebran- do le no^e , je non quelle cofe , le quali poteuano dare buono augurio y &fegno di felicità . Onde chiamauano anco fouente la Cornacchia, > co- me (i vede nella imagine della Concordia ; & facrificando a Giunone Felegttta- (jiugale , cauauanu il fele alla vittima , & lo gittauano dietro all' al-10 wu' tare, per mostrare , che fra marito , (S moglie non deuc e fere amarc\- %a di odiose di fdegno alcuno . Et per questo vogliono alcuni , che Hi- meneo parimente foffe chiamato , nonperche hauefìe ordinato il matri- monio,ma perche dopò molti franagli,^ grandi pericoli egli ottenne le defiderate nor^e c;,n felicifjimo fucctffo ; & la nouella è tale . Himeneo jsq-oue]]acjj fu vn giouanctto in ^ithene figliuolo di ^polline , & di Calliope vna Himeneo. dette nuoue Mufe, tanto bello , & di faccia così delicata , che da molti era /limato" fé mina , il quale fi innamorò ar dcnt< [finamente di vntt bella, & nobilifjima giouane , e ferina f per are di poter mai godere del- l'amor fuo, perche egli era di famiglia à quella della giouane troppo in- feriore difangue,& di ricebc^e, audaua come poteua il meglio nodren- dofi dell'amala vifla , 0 quella feguitaua fempre, & ouunqueà lui foffe lecito , & conceffo di andare , & trouauaft fpeffo ( aiutandolo in ciò mol- to la pulita guancia) frale altre giouani acconciò in modo , che vna di quelle tra creduto facilmente. Or mentre che il miferello in queflaguifa inganna altrui} ma piùfeftefj'o^uenne^he et fu turbato con l' amata fuay &con 142 Imagini de i Dei & con molte altre nobilijjìme gioitavi di *A the ne , andate dì compagnia fuori della città per ifacrificij di Cerere Eleufina , da' Cor far i ar rina- ti quitti all' improuifa . Li quali , pofcia che furono lungi da K^dthent per 'molte migliateti dell a preda fi riduffero in terra , e ritiratift in certo luogo oue fi tenenanoficuriflancbi già per il continuo , & lungo nani- gare, fi addormentarono . K^illhora Himeneo , per fa la occafione di libe- rare sé , & le rapite giouani , gli vecife tutti prima che alcun di loro fi fuegliaJJ'e ,<& baiando rimefie qmlie in luoco ficuro, fé ne ritornò alla cit- tà', & premi fé à g li ^itheniefi di rejìituìr loro le già perdute figliuole , fé Voleuano dare à lui per moglie quella,che egli amaua cotanto . fi che gli fu accordato volontieri^parendo adogniuno > che egli l'haueffe molto be- ne meritata . Et così bebbe Himeneo la tanto da lui defidcrata giouane . Fatte le fohnni , & liete no^e, vìffe poi con quella felicemente tutta la fila vita . Cerche dunque dacoflui furono ricuperate quelli Vergini, & il matrimonio , che fi de fiderò tanto , bebbe felice fuccejfo , replica* uano fouente gli antichi il nome fuo nelle no'^e per buono augurio , co- me che defider afferò a quelli , chef maritauanoyla felicità d* Himeneo . Et questa fu cofa de i Cjreci , sì come fu de i Bimani di chiamare Talaf- fione per buono augurio parimente nelle noTge . Ter che, come ferme Li- mo , quando furono rapite dai Rimanile donne Sabine > venne alle mani di vn pouerofoldato , vna belliffima gioitane j la quale ei dìfìe , à chi gliene dimandaua, di condurre à Talaffione , perche haueua già vi- ftoyche qualcb'vno le haueua gittato l'occhio addoffo per leuar gliela . Era Talaffione allbora vn Capitano di gran valore , & hauutoper ciò in molto rifpetto , onde vdito il nome fuo non fa chi ofaffepur di toccare la giouane ; an^i che facendo fedele compagnia à colui, che l' haueua , an- Talaflìone darono gridando tutti infieme à Talaffione , à Talaffione, il qual heb- chuimato ye moito cafa [a bella gioitane „& con liete nox^efe la fece moglie,& uij- ze. ' fero dapoi felicemente fempr e infume. Chiamauano dunque Talaffio- ne,defideravdo a'nuouifpofi la buona ventura , che pel nome di lui hebbe quella rapita giouane . Onero che quefto era , perche Talaffione lignifica certa cefla,nella quale teneuano le donne la lana, & le altre cofedafila- Varrone. re, & voleuano gli antichi, fecondo Fanone, replicando fpejfo quefta vo- ce nelle no^e, ricordare alla fpofa;quale hauea da effere l'officio fuo, poi che era mar itatr.il che Tlutarco ancora conferma ne i fuoi problemi , ri- ferendo pur anco quello, che ho detto poco di fopra , che la fpofa entran- do in cafa del manto la prima volta ,portauafeco la conocchia , & ilfit- foy & pafiaua fopra la pelle di vna pecora, ò che vijedeua su , come feri- ne Fé fio 5 perche da quella fi trahea la Una, chef acconcia poi ad vfo di fila- De gli Antichi. I4J filare, & dkèlia quesle parole; Due tu fei Catodo fono Caia,cbe veniua- nOafHojbàÉ,chù tutto haueua da ejfere communefrà il marito, & la mo gliet& che in caja doueuano efìcre egualmente padroni . Et hanno vo- luto alcuni , che in tale cerimonia foffe vfatoquesìo nome di Caia per ri- [petto di Caia Cecilia, che fi* Tanaquille moglie di TarquìnoVnfco %e de' Ternani, donna foggia ,& vìrtuofa,che gommò beniffimo la cafafua . Onde Fanone fcrìue,0* lo riferì/ce Tllaio, che in certo tempio fu guar- dato come cofz degna di riueren^a il [ufo , ~ & la conocchia di coslei j & vi giungono alcuni anco le pìanelle-}quindì dicono , che venne l*vfan- é& dì portar feco lafpofa la conocchia con la lana, & ìlfi4fosper ricordar fi dì imitare la, virtù di quella gran donna, la quale filò > & fece difua ma- no vna bella veftè regale ,& Scruto Tullio fuo genero , chefucceffe al marito netregrìo, lacuale fu pofla poi nel tempio della Fortuna. ^An- dana ancolanuoùafpofa tìnta di certa fafeia di lana flrctta su la camifa col nodo étìercóié:, quatta fciolto dallo fpofoia prima notte , che slaua j^ocj0 che flauti- no vergìnìyfojfe fciolta felicemente fubito, che erano maritate. Et vfaro- nogVantchì,come rìferìfee Santo ^igoftìno da Fanone, di -portar quejìa 'Dea infieme con alcuni altri nella càmera -, oue doueMano fkare la prima notte infieme i nouellifpofi, accioche con lo aiuto di quefii lo fpofo più fa- cilmente raccogliere il de fiderato fiore; & manco foffe dìfefo dalla fpo- fa , pofeia che fi vedeUa tanti 'Dei attorno , che tutti la confortauano a ciò, & ciafeheduno fecondo ilfuo officio , perche erano partitigli offici fra loro in quejìo ncgocio.nel quale pxreuano efiere i generali pr e fidenti Ve- nere> & Triapo, cui fu pur anco dato particolare officio : & lo chiamaro- no allbora Dio UWutmo , perche defife for\a allo fpefo di trauagliar e Mutino. gagliardamente , & di metter e in core al lafpofa di non fare alcuna re- ffien^a . Vi. erano poi il Dìo Giugatinp per giungere infieme marito , Giugatu- Cf moglie : il Dio Subigo , che procuraua , che l'vno fottomcttefie , & SubifflB. l'altra fi lafciafie fottomcttere facilmente : & la Dea 'Trema , che indù- teua lafpofa à hfeiarfi ben premere: & U Dea Tartunda,cbe non lafeia- Prema . uà punto temere di parto , che haueffe da venire. Et credo che ve nefof Panunda. fero ancho de gli altri perche, come diffì da principio > diedero gli antichi particolari Dei à tutto quello, che fxceuano,ò che con diuerfi cognomi da- vano ad vnfolo la cura di diuerfe cofe , come à qucflo preposto parlan- do CHartiano à giunone efprime quegli quattro cognomi , Iterduca, Domi- i4< Imagini dei Dei Imagine d'Himeneo Dìo del matrimonio & delle nozj^icon Immagini d 'alcuni fanciulli ^che raccolgono no cìjparfe y lignificante la ' 'perpetuità & ìndiffolubilìtà. delmatrimonìo , Uro fi or ^virginale, ($f che bifogna à chi ha carico di cafa lafciar le co fé fanciulle fchz_j . Degli Antichi. tj$ Domiduca, Vnxia , e Cinthia,che nelle cerimonie de' maritaggi le furono dati ; dice: Lxf ragione hanno da chiamarti di core le giouinette fpo- [e perche tu Imbbi cui a di loro in andando ; perche tu le meni ficure nel- le desiderate cafe de i lorofpofi , perche tufacei , che l'vngere le porte fia con buono augurio ,& perche tu non le abbandoni) quando pongono già il cinto Virginale. Et quefìofà,cbe Giunone f offe anco la SDea Virgìmenfe. Ma lafciando tanti cDei,delli quali non ho trouato mai gli ftmulacri , ri- torno à qualcuna di quelle cerimonie , che ponno feruire alla imagine di Himeneo. Vfarono dunque gli antichi di cingere anco le porte della ca- fa con certe bende , o fila di lana , vngendo gli ganghicri di quelle confungia di por co, con graffo di becco , pt r rimedio di tutti gli incanU fi- mi , chefouente erano fatti a* nouelli fpefi , fé lo slridore de i gangheri era vdito , aprendo//, ò ferrandvfi le porte . Spargala anchoper quefÌQy come hanno detto alcuni, lo fpofo delle noci, aiàocbenon fofie vdito altro che il rumore , che quelle faceuano cadendo in terra , & lo fire- pito de ì fanciulli , che le raccoglieuano , quando gridaua lafpofa , & doleuafi nello feioglier lafafcia,ch'io di f si .perche alcu na ve ne era , che fi fortemente gridaua , che faceua alle volte grandìffima compaffione a) chi l'vdiua . filtri hanno detto che lo spargere delle noci moHraua , che l' huomo maritandoft lafciaua tutte le cofe fanciulle J "che, perche fo- gliono i fanciulli giuocarefouente con le noci. Fanone bà voluto , che cìòftfacejfeper tirare buono augurio da Gioue , cui le noci erano conje- crate.Et Tlinio parimente l'interpreta ad vn 'altro modo . CMa di que- pj; ni-0# SÌ0i& delle altre cerimonie ufate nelle no^e baila quella, che io ne ho dettOyper venire a difegnare il'Vìo di quelle, che fu come diffi.Himeneo. Quesìi dagli antichi fu fatto in forma di bel giouane coronato di diuerfi Imagine fiorì , & di uerde perfa ) che teneua una facella accefa nella deftra ma- ' xmc~ nO)& nella fmijìra hauetia quel uelo roffo , ò giallo che fofie, col quale fi copriuano il capo,& la faccia le nucuefpofe la prima uo\ta,che andauano a marito. Et la ragione, che poco di foprapromifi dire di ciò, è takahe le moglìere de i Sacerdoti appreffo de gli antichi Romani ufauano di portare quafi fempr e un ftmile uelo , & pirckeàqueftinonera concefto , co- me a gli altri , di fare unqua diuortio , coprendo la fpofa con quel velo, fi veniua d moHrare di defidcrare, con quel matrimonio non hauef- Pudore fé da fciolgerfimai. CMa quejìonon vieta però , che il mede fimo non moflraffe anco la honefla vergogna della fpofa, come ho dettola quali po- tiamo dire , che foffe una cofa fleffa con il Tudore>bauuto in tanto ri- f petto da gli antichi, che fu come Dio adorato . Onde gli \^thenìefi gli confecraronc vn altare t& appreffo de'Lacedcnioniffcli fu fatto vn ftma- T - Ulyq 1^6 ImaginideiDei Icaro. lacro per quella cagione raccontata da Taufunia. Manetta Icaro marita' Tenelope. to la figliuola Venelope ad V liffe , con animo , chea non gliela leuajjedi Vii/Te . cafa y mai ma douejjcro habitare fempre tutti infteme , come ne lo pregò molte volte da poi- ma nulla giouandogli,perche V liffe baueua deliberato di ritirar fi con la moglie à cafa fua , fi voltò il buon vecchio à pregare la figlinoUjcbe non lo lafciafft; 3* benché ella/offe già in camino per andar-, jene col txarito,n che veftafiefeco . Vtijje alfvltimo vinto dall'i mp/> tunità del fuocerofi vol- tò alla tnoglicy & le diede Ubera licenza di fare ciò, che vohua , ò andare fccOjò refiare col padre ; \^4 queHo ella altro non rìfpofeje non che tira- toftvn velo in capo , fi copa :t coti quello la faccia ; 'Da che pai kc al pa- dre d'intender bctiiffmo , che Cammo della figlinola era di andare col marito ; però fen\a più dire altro la lafciò andare , ^Squìui , otte ella fi coperfe il vifo , pofe vn fimnlacro al Tudore , cioè a quella honesla ver- gogna y che moflròTeìttlope , di contradire al padre per non lafciare il marito ; & doueuaefjcre fatto in fimile foggia con la faccia coperta . Sì che mo'flrandoji la vergogna in quefìo modo , fi può ben dire, che per- ciò fi ccpriuala nuoua Jpoja col velo,qual dijffitche por tana Himeneo nel- la finifira mano . Et, r nomando à mettere quello, che reHa di luì , egli baueua due f cechi gialli à piedi , quefìi erano certa forte di f carpe , che vfsuano alle comedie , & le donne parimente gli portauam. Et tutto il difegno , che bò fatto di costui è dcjbitto da patullo in quefìo modo : 0 de l'alto Helicone Habitator felice , Od'Vrania celesley Lieto , e giocondo figlio , Che ne le forti braccia 'Del difwfo amante Con legitimo nodo Ottetti la delicata verginella* Cinge Himeneo le tempie 1>i belli , e vaghi fiori Ile l'odorata per fa , £ tenendo con mano Il colorito vittK xJMone lieto per noi Catullo. s Degli Antichi. 14/ Il bianco pie ve Mito / Et adorno del bel dorato ficco» m In quefio dì giocondo Vien confoaue voce Cantando a'nouifpofi K^éUegre canzonette . Con pie profpero mena Cjli fefteuoli balli, E con felice de Ura La rivendente face porta innanzi. Seneca parimente così ne dice. Tuyche la notte con felice aujpitio Scacci portando ne la deHra mano La lieta , e fanta face , hor vierìà noi Tutto languidoy& ebbro,ma pria cingi *Di be' fiori , e di rofe ambe le tempie . Claudiano in certo Epitalamio defcrijfe Himeneo in queflo modo . Bagli occhi vn foauiffimo fplendore Efce,cl?à rimirarlo altrui contenta . Ei caldi rai del Sole , e quel rojjore , Cb'ogn animo pudico tocca , e tenta, Spargon di belporporeo colore Le bianche gote^a lei quais'apprefenta La lanugine prima accompagnata 1>a bella chioma crefpa,& indorata. T 2 LA 148 ImagìnideiDei Terra per- che detta madre. T.euana Dea. Ctinifia. Vagitano* Pauentia' Potina. Edufa. Opc LA GRAN MADRE. \^/[ Terra fu creduta dagli antichi ejfere fiata lapri- maditutt'iicDei , (3 pò ciò hi chiamarono la gì an <-Madre,e CMaàre ài qrefii . E t fecondo che di quella riderò la natura cjjcre diutrfa , C> mohx le proprietà , così molti nomi ledieronoy& àiuerji, ££ invarijmodi l'adorarono, Cf ne fecero Halite . Onde hauendo io già ditto, cerne di lei intende/Tuo per Giunone alle volte, & nefacejjeroima- gìneJìèra dirò delle altrc,chc apprtffo de gli antichi furane tutte Dee fi- gn ifìiatricì della Terra. *Ldlla quale folamente ài tutte le pani dell'vni- ucrfo ferine Tlinio , che mcrìteuolmente fu dato cognome di materna ri- uirtnza'jm per oche nati che fono i mortali,ella gli riceue fecondo l'vfan- \ade gli antichi, quale era di porre il fanciullo , fuhito vfeito del ventre della madre, in terra, come nelle braccia della generate madre di tutti, & lettamelo anco poi fuhito , & he bbero perciò "vna Dea chiamata Leuana , la quale crea.eua.no che à queflo fnjje /opra , di fare col fu» 7-^ume , che qutl fanciullino allhora 'fiato fojfe felicemente leuato di terra : sì come ne hchbero ancho Vìa , che haueua la guardia delle Culle de i mcdefimì fanciullìnì, chiamata da loro la rDca tutti aia , & Vagliano fu il Dio del piangere de i fanciulli > che da Latini è detto Vagire. La Dea Vaucntia era jvpra al pauore , cioè timore de i mcàefimi, & %umina fopra il lat- tare , perche l\i.ma diceuanoglì antichi alla mammella . Totina fu la, 'Dea della por ione , ckè del loro bere ; (3 Edufa dell' efea , cioè del mangiare . hauendo dunque la Terra riceuuto gli mortali , fuhito che fono nati, come umor euole madre, gli nodrifee anco poi , & foììenta , & quando alla fine fono datutti abbandonati , ella gli raccoglie nell'am- pio fuo fem,& in sé mcdtfima gli far a : Et non gli huomini folamen- te,egli altri animali \ma tutte le altre cofe anchora paiono hauer vita qui fra noi dalla terra,& effe re da lei foì~lenu:e.nodrite3& conferuate . Ter le quali cofe à ragione ella fu detta gran (JMadre , (2 ì_Madre de i Dei parimente \ptnht erano fiati i Dei degli antichi mortali) & erano viuu- ti in tempo di qu ello,che la terra produce, come ne viuono tutti gli altri mortali. 6t fu qa-Mala medefima)tbeOpc)Cibele,rR£ea,Feslai& Cere- re>& altre anchora dtrnoftratrìci delle àiuerfe viltà della Terra. Delle quali efporrò gli nomi in disegnando le imagini loro,fecoridothe mi tome ìà btriVii? ne racconterò hfai.de, od altro chejìa}fe varano à propofito . Impero* Degli Antichi. 149 Imperoche copie i dipintori adornano 'le loro tauole con tutti quelli orna- mentitile fanno migliori, acciocbc a' riguardanti paiano più vaghe, cosi bò cercato io di fare mentre che di fgno quefìe imaginiconlapenna_t. Tcrcioche efpcngo tal bora alcuni nomi, tulbcra interpreto qualche fauo- H^ la , & di alluni ne racconto alle volte femplicemente , & alle volte an- » ebora tocco qualche bifìoria , fecondo che mi pare più confarci a quello , di che baurògià dt tto,ò mi refli da dir e sparendomi di douere effere à que- fio modo, fé non diletteuole à chi legge, almeno non troppo noiofo, concio- fia cht la varietà delle afe foglia Iettare gran parte di noia a i lettori. Ve nendo dunque à dire della gran Madre , élla fu chiamata Ope da gli antichi perche quesla voce fignifici aiuto , & non è chi più aiuti la -^ • vita de i mortali della Urrà : onde tìomerola chiama donatrice della vi- Homeror* ta , perche ella ci dà oue commodaminte potiamo babitart , & ci porge inde babbiamo da nodrirci,& in molti altri modi ci gioua a guifa di pie- fifa madre. Et perciò Martiatio de frinendola, dice, ch'ella è di molta età Martiano. & ha vngran corpo , a che fi confo quello , che fcriue Taufania , che in certa parte della Grecia apprejfo il fiume Grafie fu vntempietto della Terra oue ella fu chiamata la "Dea dal largo petto :& fé benpartorifee fpeffo, & babbi intorno molti fig liuoli, nondimeno ha pur anco una ve/le tutta dipinta à fori di color diuerfi , & un ma nto tefiu to di aerai herbe, nel quale paiono effere tutte quelle cofe , che più fono predate da' ntor- tali,come le pi etiofe gemme , & i metalli tutti , & vi fi veieua anebo- la copia grande di tutti i frutti , £f una abundari %a mirabile di tutte le tofe . Ora chi è , che in queflo ritratto non riconofea la Terra s1 La qua- le Varrone,fccondo che rifenfee Santo Sgottinomi libro della fitta di *Dio , vuole , che fa chiamata Ope, per che per l'opera humana diuenta migliore , & quanto è più colti uata , tanto è- più fertile , & che fa ramata Vroftìpina , perche ùfeendo da lei uunno come fr pendo le biade , che ne n afono, & che fa ditta Vsjìasperthe di uerdi herbe fi ue- i te . Oltì e di ciò la dipinge ahehoyS inficine ejpone tutta la pittura > il 'Boecaeió , quando ferme de Ila progenie dt i Dei , (3 dice , che ella ha in capo una corona fatta a torri , per 1 \ il circuito della terra a guifa di corona e tutto pii.no di Città, di Cafieìla, di Villaggi, è di altri edifici} . La vefle tcjfuta di uerdi Lc.be ,& circondata da fronzuti rami , mofira Efpofitfo- vli arbori, le piante , & le herbe, che cuoprono la terra . Ha lo feettro in ne della j: tnano,chc figaijtta,cbt in terra fono i regni tutti,& tutte le richc^e bit- Qp|# rnanc,£S rxefira la potenza anehora de 1 Signori terreni . Ver gli timpa- ni , che ella parimente ha , fi intende la rotondità della terra partita in tua mete sfere,delle quali l'vna è chiamata FRi mijpero/uperiore , (2 è quella l$s lmaginideiD^i ìmagine della Dea Ope detta anco TSerec'mthìa ma- dre degli Dei interpretataper la terra ^0/ lì animali & alberi a lei /aerati fignìficantilafruttuofa coltìuatìone del terreno 3Qj ogni uno ejjerjottopofto alla natura ben che grandette anco Immagine de fùoì Sacerdoti detti Qiorìbantì , che dimostrano che ogn '-uno debba eserci- tar Ji njirtuofamente^è non Stare otìojo . De gli Antichi." i$i quella chebabìtiamo noì;& i l'altra inferiore ,om fono gli '^Antipodi. Uà poi vn carro con quattro ruote, perche fé beni; ella Ha ferma, (3 è immo- bile J? opere nondimenoycbe in quella fi fanno ,fono con certo ordine va- riate per le quattro fìagioni dell'anno , & fé ne vanno fuccedendo l'vna all'altra . Lo tirano i Lionì,onero per moftrare quello-) che fanno i Conta- dini feminando il granoni quali fubito lo cuoprono > ateioche gli auiiivc- celli non ne facciano preda, come fanno i L'ioni , quando caminano per lo- chi poluerofi , che, come fcriue Solino , huano -via con la coda le fue pe- date,accioche per quelle non h abbiano da (piare i Cacciatori doue vanno , onero perche non è terra alcuna , fta quanto vuole ajbera , & dura , che coltiuandola non diuenti molle > & facile al produrre > ò pur' è , per mo- strare,mettendo fitto al giogo della Dea Ope il Lione l\è degli altri ani- Naturade* mali} che i Signori del mondo parimente fino [oggetti alle leggi del- Lioni. la natura , & che così hanno effi bifogno dell'aiuto della terra , come gli altri . l.efauole dicono , che f de guata la Chiarire i 'Dei cantra Hip- pomene, nr .Atlanta, perche fm^a rifpetto delfuo Tsfume giacquero in- ficine in vnafelua à lei confecrata , gli fece dìucntar Lioni , er volle che dapoi tiraffiro fempre ilfuo carro . C?tf offrano le fedi, che a quesla 'Dea fianno di intorno, che, fé ben le altre co fé tutte fi muouono, ella fìà ferma però fempre, o veramente perche fono vote, ci danno ad intendere , che non filo le cafe,ma le Città anchora,& per pesìilen^a , & per guerre, & ' per altri difagi fi votano fpcfjo , ouero tbefopra la terra fono molti luochi dishabitati. Cj li Sacerdoti dimandati Coribanti , li quali qui nifi anno dritti,& armati, vogliono moflrare, che non folamente ì coltivatori del- la tena,ma i Sacerdoti ancoy& quelli che alle città, & a' Regni jonofo- pra , non doueriano federe , nèftarfi in otio , ma che deue ciajt bedano pi- gliare 4e fue or mi, chi per coltutare la terra, chi per pregar i T)ci , 'j la gran (JAiadre vna chiaue , per moflrare che la terra al tempo dell'in- ta JjJJ „r| hernoftferra,&infenafcondeilfemefopralcifpar[o,qnalgermoglian- Madre? dovièn fuori poi al tempo della 'Primauera , & allhora è detta ta terra aprìrfi ,sì corner iferifce ancho ^ilcffundro Klapolituno . Taceuano an- tboragli antichi ghirlande à ^uejta 'Dea talhora di quercia , perche cosj, yiue- I$2 Imagini de i Dei •pìueuanò già i mortali delle ghiande prodotte da lei-, come viuono boggi- dì del grano, & de gli altri frutti , che la medesima produce . Et di Ti- T) v'o' no ta^ora , che quefto arbore a lei era confecrato > ò /offe per la gran ce- a pia dc'Tiniycbe era nella Frigia, oue ella fu prima adorata > & fu perciò detta ancora la Dea Frigia,come che quelpaefe fofjèfua propria patria , oue furono prima celebrate le /ite facre cerimonie , onde da 'Berecinto Berecin- monte di quii paefe ella fu parimente chiamata Berecinthia 5 & coft la Virgilio, noma Virgilio, quando a lei rùffimigliaB^ma , & la difegna anco in gran parte;dicendo . Qua! Berecinthia madre degli Del Coronata di Toni fopra il carro Sen va per le città di Frigia altera 1>e la diuìna fua prole , onde cento lyjpoti tutti babitator del Cielo Si vede inumo , e queifouente abbruccia . Pino dato Ouerofu il Tino dato à quefìa T)ea, perche i^sfti belliffimo Giouane ," alla gran & amato già grandemente da lei morendo fu cangiato in quefto arbore . Madre. gt \a fauQ[a y che fé ne legge è , che innamorata la Dea di puro , & caslo nouèlla. amore di quefto giouane, fé lo tolfe,& diedegli la cura delle fue facre cofey Sacerdoti con patto,che egli doueffe conferuarfi vergine , & pudico fempre , come caftrati. egli promife di fare,& con giuramento fé neobligò. Ma non l'ofkruò poi il mifero, percioche innamorato fi di vna bella ninfa figliuola di S angario fiume di quelpaefe ^fifcordò la promeffa fatta alla Dea , & godè fouente dell' amore fuo. 'Diche quella fu sì forte fdegnata,che fece fubito morire la 7^infa,& fcacciò il giouane da sé, & dalfuoferuitio. llquale tauedu- tofi del peccato commeffo, venne in tanto furore , che andaua comepa^o correndo per gli alti monti gridando , & vlulandofempre, & comefor* fennato batteua il capo di qua, & di là,e con acutiffime pietre slracciauz fpeffo il delicato corpo,& tagliatoft anco con quefle il membro, che tanto, haueua offèfo la Dea, lo gittò lontano da sé, & era per uccider fi affatto , fé non che quella all'vltimo mofja à pietà di lui lo fece diuentare vn Vino , & per moftrare , che ritcneua pur anco memoria dell* amato giouane , -polle e far coronata poi de ì rami di quefto arbore, & ordinò che ali* ane- lare ifuoi Sacerdoti fojfero caftrati con l'acuta pietra nel modo, che il mi- fero giouane fi cafìn da sè,& andaffero nelle fue feste così aggirando, & dibattendo il capo ,& fcrcvdcfi le braccia , & lefpalle, & Jpargcndoil proprio fangue, come il medefimo fece egli correndo già forfennato per gli alti Degli Antichi. 15? alti monti. Et furono oltre à gli alni nomi che bebbero , detti anco Galli quefii Saccrdotiyda vn fiume della Frigia di quefio nome >de Ile acque del quale chi beeua impagina fubito , & era buono all'bora da ferirne alla Dea t perche arditamente faceua tutte le palaie ;che ho dette. Taufania fcriue, che in certa parte della Grecia fu un tempio dedicato alle 'Dea , & ad ^iti infieme , che alcuni dìffero,che ei fu ammalato da un Cin- giate mandato per quello da Gioue , che fi hebbe a male , che egli fofje tanto domelìico della Deay & ian to amato da lei ; & racconta poi urial- Fauole dì trafauela del medefimo,laquale è tanto fattola apunto , che mi pare , che Au. meriti di efìer riferita,& è> the delfcme Jparfo in terra da Gioue , ( che fognauadi effere forfè con qualche bella giouane ) nacque un Genio , ò 'Demone , che uogliamo dirlofin forma di huomo j ma che bauea però l'vno,& l'altro ft ffo, (3 fu chiamato ~4gdifl e. cDi che Jpauentati gli altri Agdifte. Dei,come di cofamoflruo fargli furono fubito attorno , & gli tagliarono la parte mafehile , ($ la gettarono via . *Di quei! a da indi a poco nacque uri 'arbore di pomo granato , de' frutti del quale la figliuola di Sangario fiume paffando di là fé ri empiè il grembo per mangiar f eli :ma quefii fpar aero quafi fubito , Gf ella refiò grauida , & al fuo tempo .partorì vn bel bambino , qual per vergogna nafeofe in certa felua , oue vna capra andò fempre à dargli il latte, fi che non perì ; ma fatto già grande fu nomato jlti,& era tanto bello,cbepiù tojlo cofa diuina , che humanapareua ef- fere : onde il Genio ^Agdifte ne fu ardentìffimamente innamorato . Jt- uenne,che il bel giouane mandato da ifuoiandb à Vejjinunte città primi pale della Frigia,oue il Bj delpaefefe lo fecero genero; dandogli per mo- glie la figliuola\& già era tutto inpunto per celebrarfile no^e , quan- do xAgdìfie-iChe andana dietro ali 'amato giouaneyarriuò quiui-, è tutto pie no d'irai dirabbia,vcdendo che altrui era per godere la cofa da lui tan- to amata , cacciò fubito con fuoi incanti , ò come fi facefle,vna così fat- ta pa^ia nel capo di K^éù, & del I{èfuofuocero , che furiofamente fi tagliarono ambi con le proprie mani il membro genitale . Ma pentito da poi ^Agdisle di ciò,', he hancua fatto, perche l'amore cheportanaad ^4 ti non fé ne era anco del tutto andato,pregò Gioue, & Cottene, che le altri par ti del corpo dell'amato giouane non potefiero corromper/i , né infracìdirfi A ti che fi- più mai. Et altro non ho letto di queflo ^4 ti , fé non che per lui vo-%a™ctu' leuano gli antichi intender quei fiori , a Ili quali non fucceda mai frut- to alcuno , né producono feme, come ri fi rifee Eufcbìo , & per ciò {ìnfe- ro le fauole,che eifi cafiraffe,comehò detto . (JMa ritorniamo alla gran madre, la quale confolenm cerimonie fu portata di Frigia à Roma da huo mini mandati colà à pofta , fecondo ebehaueuano intefoi Promani da V i ver fi Claudia 154 ImaginideiDei i ver fi delia Sibilla clou cr fi fare, & che bi fognava, che fofle ricevuta da cafla mano.Ondefi fermò la nauetcbe la portaua^alìa foce del Tebrot ove era andata quafi tutta '7^o?na ad incontrarla ; né era poffibile moucrla quindi , benché molti, & molti fi sforma/fero di tirarla super l'acque del fiume. iA lllma Claudia vergine Vesl ale, della pudicilia deUa quale mol- Veftale? ** dubitavano , perche andana più vagamente ornata , & converfava, & parlaua più libtramtritt',che non le farebbe forfè convenuto, inginocchia- tafi su la riva del finniche [tendendo le mani giunte verfo la Dea: Tu fai, dijje, alma Dea, che io fono [limata poco casla-, fé ics} htip* ego, fanne fogno -, che condannata da te mi confffaò meritevole delia morte; ma fé anco è alti mente, tu, che enfia fei, & pura , facendo fede della integrità mia,fguita la mia pudica mano. Et questo detto,diede di piglio ad vna pkciola fune ,e tirò la nane a fuo piacer ejraoslranio la Dea di feguìtar- la volentieri con non pocojìupore di chi vide. Et non fu dapaipiù chi 0- faffe penfare male di Claudiaydella quale ho ciò raccontato, per che qveslo fatto potrebbe feguire a chi voleffe dipingere la Tudicitiaibenchc [i pof- fa fare in molti altri modi ancora}come potrà chi ne vorrà la faticayr ac- coglier e da molte im agirà già difegnate,e che rc/iano a dijegnare.il fimu lacro di quefia Dea portato ali Bora dalla Frigia , fu vna grafi pietra ne- granché era adorata da quelle genti fatto il nome della Of ladre de i Dei. La quale arrivata oue Csilmone piccolo fiume entra nel Tebro , fu quiui lavata da vno de 1 fuoi Sacerdoti; & po/ìa poi fopra vn carro , tirato da due v acche, fu portata nella Città con grande allegrerà del popolo; on- de fu o/fervato di portarla pofeia ogni anno con folenne pompa nel mede- fimo modo,& al mede fimo Ivocoafarla lavare da i Juoi Sacerdoti,li qua- Ouidio . 1* ^t{aliari0 sè Beffi ancora ,& lefue co'tella^omefi vede appreffo di Oui- dio,ouedice . ZJn Itioco èdoue ilfiumicello ^Aimone Entra nel T ebro ,e lafcia il proprio nome; Quiui l'antico Sacerdote ornato Di porpora con molta riverenza lava ne l'acque di quel picchi fiume. L 'alm a fu a Dea con le fve fa ere cofe . Ut a quefia cerimonia andauano innanzi al carro molti coi piedi Prudétfo. fcalzj,ccme dice 1>rvdentioì& cantavano le più dishoneflecofe, che fape S.Agoit. mm $fa fa omlja Dta} f digiti fuo innamorato. Onde Santo ^Agofiino dannando qui He diaboliche fejìe dice > che n & il car- ro dotte era condotto proceffionatmente tirato da due Vacche dinotanti la fertilità della terra >0*la rutiliti, che da quella ne eviene à mortali • i*6 ^ ImaginidciDei pa^e genti di gridare dinanzi alla Madre de i 'Bei , cofe , chele madri loro fi [aliano vergognate dì afcoltare.Et Ber odiano ferine , che andana- nò gridando allhora in quel modo non folamenteperfone vili , & pie* beie,ma molti nobili ancora, & huomini di conto, li quali fi mutauano di habito per non efiere conpfciuii,& andaUano poi dicendo,& facendo tut- te le più disbonefte cofe, che japeuano . furono anpo ojferuate molte fe- fte , fatti molti giuochi , e celebrate molte cerimonie. in konor e di quella 1)ea: ma,pcrche di nulla feruirebbono al propòsito nòfiro, meglio è il la- f ciarle, p aire più to/lo, che benebe habbino voluto alcuni, che lo fpar-* geredel fungus proprio , qual fateuano ifitoi Sacerdoti , come dijfi, a lei fofie in vece di furìficiojì trotta nondimeno , chele fu facrificata anco la Torca , confacenduft molto quefla besìia perla numerofa prole, che di lei V\ crime nafce,con la fertilità della terra. 'Et Ouidio dice,che quan io ella arriuò a della gran ^omajléfu facx^Qatavna gioUenca indomita, battendo forfè imparato i Ouidio. Bimani da.quelìi di Egitto,che queflo animale fofie conformatila terra, poiché quelli,comeriferifìèijKacrobh,tiolendo con lor orni fi tr loft fegni mofìrare U terrai faceuam'vn bue, ò vacca chcfojféy iMppnffo di Cor- Cornelio m \ìQ Tacito fi 'leggfjchè 'alcuni 'popoli della (jermghia fodoràuano la Ma- Terraado ^re Tcrra,come^que%tafclìcèffi penfauano, cìie interuenifie in tutte le cofe rata da i ^i mortali ; riaver che qui sii 'non bàmuano , come di/fi già) tem- Germani . pif , .Mè.fimul'acru,] facevano lefacre cerimonie di co/lei in vn bofeo con vn farro c^piòiuttoldì panni , il quale non poteua toccare altri, che il Sacèrdoie^cpme ibe egli filo fapefìe, che la Dea era quitti : 6" perciò gli an daua'appréjfó con molta riueren^a , facendola tirare da due vacche per condurre quella cornea fpajj'o pel paefe . ^ì liberavano i giórni tutù allegri , & giocondi , non fi poteua guerreggiare in modo alcuno, fia- tano tutti ì ferri ferrati^ t doue fu nodrita del late delle fiere filue/ire . Cfrta effendo ca- pitata quiui vnagiouane,cbe iuid' intorno ft andana pxfcendo la gregge, & veduta la fanciulla , tutta Jlupc fatta , la prefe , (3 portò feco nominandola col nome del monte , & cofi la alleuh fin che fatta gran- de riuf ì di fingolar belle^a } & d'ingegno mirabile : fmperoche non pur trouò ella prima la Fi flola fitta di cannelle , infieme giunte , & ilCiembalo , ma anco diuerfi rimedi alle malatie de" greggi , & à quelle de' fanciulli , per il che meritamente fi guadagnò ella il nome di Madre , cofi dice Diodoro , ma noi con FeftoTompeo diremo > ^ P1? I0- * ella così fofie detta da certa figura geometrica fatta apunto , comeèvn # dado chiamata Cubo , la quale dagli antichi fu pur anche a lei confecra- Cubo. ta,per moflrare la fermerà della r erra, per che gettifi vn dado,ei fi fer- ma fempre,& cafehi in che la toft voglia. Ft è la imagine di Cibele vna medefima con quella della gran madre^perche ha parimente il capo cinto di torri; come Lucretio parlando di lei,dice. Lacreiio. L'alta tejìa le cinfero , & ornaro Di corona murale^ per moflrare, Cb'ellafojiien fitta, V illese (aflella. La qual forte di corona era data anticamente dall Imporatore à chi prima f offe montato per for^a su le mura de i nimici. Ha il carro mede fi* inamente tirato da i L'ioniche moflr a, fecondo akuni^che la terra sia nel- l'aria pendolonè^ èfojìenuta dalle ruote,perche le fi aggirano intorno le Corona celesli sfere del continuo,come mostrano i Leoni animali feroci, & impe- |?"ra^ecul juofc perche tale è la natura del Cielo,cbe circonda l'aere jofienitore della* l ua* ima-,onde appreffo di Lucretio puf anche così fi legge, Quesla fecer feder gli antichi Greci; Che poetando fcrifkro di lei, Sopra un carro , al cui giogo uanno infieme Due feroci Leoni,che dimojtra Che ne l'aereo campo la gran terra 'Fendendo fé neftàpsr sé medefma. Dicefi 15$ ImaginideiDei Dicefi anebcra che i Leoni lignificano non ejftre fiere^a alcuna tan- Ouidio . t0 crudele, che non la vinca la pietà materna , & perciò così dice OuidÌQ dì quefta Dea . Ter lei fi creda , cbefia lafiere^a Vinta , e fatta piac ernie , & burnite. Onde vicn}che fi giungono bumilmente Ifuperbi Leoni alfuo bel carro . Arinotele' *^a c^e non ^ mo^° diffimile quello , che fcriue i^driftotele , il quale ' raccontando delle cofe miracolofe del mondo , mette che in Spilo monte della Frigia nafceua certa pietra piccola lunga , 0? rotonda , la quale chi hauefe trottato , & portata nel tempio di Cibele, diuentaua amoreuolìf- fimo al padre, & alla madre 0 vbìdiua loro con ogni riueren7a,etiandìo che flato f off e prima nimico à quelli , & con empie mani gli haueffe per- coli . Ttrfarono anchora alcuni , fecondo che riferisce Diodoro che à Ci- belefojjsro dati i Leoni , perche ella da queili fofft nodrita , & allenata già nel monte Cibelo, come fi è detto , dal quale vogliono , che ella hauef- fe pò feia il nome : perche raccontano gli antichi anco di molti altri > che furono nodìiti da beslie, come fu Efculapio , & Ciro da cani , Rama- lo col fratello da Lupi , Telefo da Cerui , dagli vccelti Cernir ami , £? dalle pecchie Gioue, con l'aiuto di vna capra-Jl che fé ben pare hauere del fauolo/o, nondimeno per bidona è Hato ferino . Quelli , li quali ferirono delle cofe naturali , vogliono, che gli Elementi habbino fra loro vna tale communan^yche fecalmente l'vnofi muti nell'altro , fecondo che più. ra- Platonc . ro diuenta, oueropiù denfo . Onde Tlatone difse,chefrà quefli era la de- cupla proportione . Terò ehi mette mente a quejio , non fi marauiglierà di vedere gli 'Dei degli antichi tanto intricati infteme, Ù che vn mede- fimo Dio moslrifouente , diuerfe cofe , & che diuerft nomi ftgnifichino talhora vna medesima cofa ; come Gioue s fé ben moìlrapet lo più l'Ele- mento del fuoco , moflraperò quello dell' aria anchò alle volte : & Giuno* ne parimente è tolta per l'aria , ma nou sì però , che non moslri la ter- ra anco talhora-.il Sole è vnjolo,& la Luna parimente ; & pure ciafche- duno di loro ha diuerft nomi ; txJUcqua ancor ella hebbe molti Dei , & la Terra ancor a,dalla quale,per l'httmido, che fugge del continuo J urgo- no efalationi , che ìngroffatefi nella più baffa parte dell' aria fanno le nu- uole , ondefeendono poi le pioggie . Et per queflo vuole Fornutó , che la R hea. Terra fi dimandi Bjjeat quaft che ella fia cagione , chela pioggia feenda ; onero che non la Terra}majìa chef voglia, chiama eglil\hea la cagione delle De gli Antichi. 159 delle pioggie,& dice, che a quella Dea furono dati i tìmpani , ìcìcmba- li , lefacelle , & le lampadì , perche i tuoni , i folgori , & i baleni fo- gliono andare innanzi alle pioggie,& accompagnarle anco fouente. ^Alcuni vogliono che i timpani lignifichino , che la Terra contiene in sé gli venti, & così l'intende ^leffandro ; il quale dice , che ft danno a Ve- Verta. fta anchora , che fu dipinta donna di virginale afpstto , perche ella è la teriache (tede ; comejcriue Vlinio , che la fece Scopa fautore eccellente, & fu lodata affai ne i giardini Seruilianì , & che tiene vn tìmpano con mano . T>ice Furnuto, che lafoleuano anco fare gli antichi quajì rotonda tutta , cos} le facevano le fpalle flrette , & raccolte , & la.coronauano di bianchi fiori ; pzrche la Una è par imeni e rotonda , & circondata tutta cai pia bianco elemento ,cb 'C fia , che è l'aria . tJMa egli è da atterrite , che due fresie furono apprejfo de gli antichi &per l'vna > che fu madre di Saturno, iute fero la terra ideila qua le difj'i pur mò ,per l'altra, che fu fi- gliuola del mede fimo il fuoco cioè quel vinifico calore,che fparfo per leni' feere della terra dà vita alle cofe tutte, che di lei nafeono . Et di quesìa non fecero gli antichi alcuna imagi ne, perche credevano, che , come dice OitidiofUejìa nonfofie altroché la pura fiamma ; & difiero per ciò , che ella fu vergine fempre tutta pur a,<& intatta^ sì come la fiamma, non ge- nera alcuna cofa di sè,nè ricette bruttura^ macchia alcuna: & per quefio le cofe fue fiacre non erano cuflodite , né maneggiate fé non da purìffìme verginelle chiamate per ciò le vergini Ve/ìali; ££ furono , come ft racco- . . glie da Livio, introdotte, & ordinate da 'Ts(uma . (jcllio riferifee^he la g1Um°' prima , che entrò al feruitio di Ve/la , he bbe nome Limata , <& site Amàtapri perciò tutte le altre dapoi furono dette parimente ornate , & erano aia vergi- ■prefedd Sommo Sacerdote non minori di feianni, né maggiori di dieci, ne V'ertale & bifognaua che non batte jfero difetto alcuno di Ungua , ne di occhi né dì orecchie , né di altra parte del corpo , & che riè il padre , nèU madre foffero mai fiati ferui , né bauefiero fatto officio , ò mefiiero fordido , & vile . T>a principio furono quattro folamente , & da- Vertali. pei furono fci,perche in fei parti era prima diuifa la città, & era prohi- bito à gli hitomìni di andare oue elle pof aitano je non di notte . Quesle fìauano trenta anni oblìgate al feruitio in queflo modo,che ne i primi die- ci imparauauo le fiacre cerimonie ;& 'tutto quello, che apparteneva alloro officio , qttal'cra principalmente di guardare , che non fi eftingueffe mai Vaccefa fiamma , perche quando queflo aueniua era di maliffimo augurio a* I\prnani,&la vergine,che ne haueua la colpa, ne era gajiiga- ta dal pontefice con agre battiture , & raccenieuafi poi quel facto fuoco non da altro fuoco materiale 7 ma da i rag^i del Sole 9 come fi fi rfi> i£o ImaginidciDei fa con certi cani fps cchi,ò che storne ferine Feflo , tanto batteuanoy e Hrò- picciauano certa tauola , che gittaua fuoco , qual raccoglieuano in certi vafi dì metallo , & lo rimetteuano al fuoco del già e Plinto ; negli altri diecianni faceuano elle l'officio, & nell'i dieci v Itimi ìnfegnauano alle giouaniscbe veniuo.no di nouo . T'affato quefìo tempo poi t vano in liber- tà di maùtarfi'.mapQchiffime furono quelle, che fi marìtaffero mai', per- che pxrrtta,cbe maritando^ amuaffero poìfempre à mifer abile , & hu felke fine . 7%e Ili trenta anni , chefiauano alferuitio , bifognaua , che fofiero catte interamente, & pudiche, per che la vergine V e fiale trouata impudica era pofìa vìuaful cataletto , & portata nella guìfa , che fona ■portati ì morti alla fepoltur a > &la feguìtauano i parenti, & gli amici piangendo fina appreffo le mura della Città , oue era vna gran caua in guìfa dì camer a fatto terra,con vn letto,& vna lucerna acccfa,& con ccr topoco pam, acqua , è latte che vi metteuano , accioche nonparefie , che vna vergine confecrata foffi fatta morire di fame . Toì fatti quiuì al- cuni f egreti ' preghi tìl Tonti fice mandano- la infelice giouanegià per una, [cala nella fotterranea cauajriwAgendo la faccia adietro, & quelli, chea, ciò erano deputati , vi gittauanofubitola terra fopra , (3 la fotterauano quìui , oue la pouerella [e ne moriua mifer abilmente per hauere violata; lapromefìa cafiità:& il dì , che quefìo fi focena era meflo , & funebre à tutta la Città. Ogni anno fìfoleua in vn giorno determinato di nuouo appicciar dalle medefime V efiali il fuoco su l'altare , come anco hoggìdì fi vfa tra noi né'cer'npafchali . Trouajipoi , che fi confonde fpeffo quefìa 'Dea con l'altra Veìia , che fu la Terra , appreso degli antichi , quando fcrìuono della naturandoci tempijtde ifacrificij, & delle altre fne cerimo- nie . Vero nonfta marauiglia ,fe io parimente ragionando dell' vna , di* rè talhora delle co fé > che panano proprie deW altra , concio fia che di ra- do fi ragioni , ò ferina delle nature , & virtù della terra , che fono come anima di quella, fen^a intendere di lei ancora , cioè di tutto il corpo. Dif* fé dunque Ouidio,che il tempio diVefla in l{oma,che fu prima cafa rega- Tempiodi ledi J^uma , era tutto tondo , per rapprefentare il globo della terra, den- Velia. tro del quale così fi confcruaua il fuoco , come era conferuato in quel tempio inefìinguibilmente . Et Fesìo ferine , che TS{uma confecrò ai Vefìa vn tempio rotondo , perche la credette effere la terra , chefofientai la vita de gli buominì: & perche ella è fatta come vna palla > volle the il tempio fuo baueffe la medefima figura . Et il tempio folo fu feuen- te la imagine di quella : onde ^4lefìandro volle , che per lei fi intendere l animo diuino , al quale non potiamo arriuare con gli occhi del cor- po,ma bene vediamo quelle cofe,cbe gli fono d'intorno;(3 fu fatto in que- De gli Antichi 161 Tempio in Roma della ^Dea Vefia madre degli Deìy e!?* di VeFlarDeadeJfuoco3& della Virginità fignifican te quely'tuìfico calore ^che da ^vita allecofc> onero l'ani- mo diuino ìnuifibtle^con le due che mvftra la terra in diuer fé parti; perche-,iome ha cantato Virgilio,^ che fcriuonogliaut- tori della Coltiuatione,in quejìa viene meglio Ugrano,in quella gli arbo- ri fio- Degli Antichi. 163 Imagine di Cerere Siciliana inuentrice,&: Dea delle bia- de, & del fno carro tirato da Draghi lignificante la terra fruttifera,^ la fua coltura , effendo che le'biade non molto s'inalcino è parino quafi ferpire,& dinota ancora li torti fol chi della terra arata. Statua di Cerere negra in Arcadia Dea delle biade con- uertitaincaualla , &: in tal forma fatta già uida da Nettuno Dio del Mare transformato in cauallo, della quale ne nac- que poi il ca uallo Anone . x 2 i64 ImaginideiDei riproducono meglio -jn cbe JpeTgaffe con l'aratro Le dure glebe ,e che f par gè f se il grano Sopra quelle,onde bauejser da nodrirft 1 mortali-yfu Cererebbe infame CMoftrò con quefio ancor le fante leggi . Et perciò tanto fu rìucrìta , & come Dea adorata , & fu creduta di hauere dato le leggi innanzi a tutti gli altri , perche poi che fu trouato l'vfo del grano Jafciarono gli huomini inficine con le ghiande quellapri- ma vita tutta ro^ay & quaft ferina , & ragunatifi infteme fecero le Città,& vifsero pofeia ciuilmente. Et per queslo fu anco detto,cbe il 7v(a Leggi da nìe fò Cerere mojtraua la virtù di quella terraglie fi può coltiuare,& che produce largamente il grano . Onde fu la fua Hatua fatta in forma dì matrona con ghirlande di fpiihe in capo , & tcneuavn maometto dì papauerì in mano , perche questo è fegno dì fertilità ; & due fieri Claudia-- Draghi tir a uano il fuo carro , come fcrifse Orfeo. Onde Claudiano , quando la fa ritornare di Sicilia , oue ella haueua ripofia la figliuola cosi dice . tA fronde il canone a le materne ca[e cJ)ri^\a de* 'Draghi il volo,a cui le membra Spcjjo percuote,® citi per le nubi Ondcggian torti fnffolando^l freno Tlacidameute leccano ,t he molle *JDe l'amico velen lajchiuma rende, Quefìi no. De gli Antichi. 16$ Ouesli coperta la fuperba fronte Tengon d'altere crcHe>& hanno il tergo Di nodi tuttoye di rotelle afperfo. E le lorfquamme lunghe rifplendendo Taion d'oro gettar f amitele fuoco. 0 perche non fi ergono troppo in alto le biadey ma pare che radino fer- Serpenti pendoptr terra youero perche ifìefsuofi corpi de i Jerpenti moflrano l torti P.erche da folchiyche fanno i buoi ymentr e arano la terra : ò veramente fu cosìfintoy "* Cerc" perche ', come dice Hefwdoy nella ffola S alamina era vn ferpentegià dif- jmifurata grande^ajl quale difertaua tutto quel paefc>& /cacciato pò- feia quindi da Euricolo,fe nepajsò in Eleufi (G? quafi che per fua falue^ 7^a foffe fuggito à (erere) qniui dopo fé ne flette fempre nel fuo tempio come fuo miniflroy& feruente. Et che Ctrcrefìgnifichi la terra pianai larga produttrice di granoso moflraydice Torfirioycome riferifee Eufebio, la imagine fua > effondo coronata di J piche , & hauendo intorno alcune piante di papauero,cbe mofìra lafertilità.Ter la quale cofa legge fi ancho ^cl/1.a <" vacche la Sicilia le fu molto grata;percbeèpaefc tnolto fertile , C5f ne fu à lite con Voìcanoyqual di loro ne douefie hauere ilpofsef$oyma lafenten- . :-. •%a fu data à fuo fattore . (Da che Venne forfè, che vna ìlatua, qua? era quiui molto grande, come dice Cicerone parlando contra Verre,tmiua sa la defira mano vna piccola figura della Vittoriaì& quefìo mofìra la fer- tilità di quella Ifola.donde finfero le fauole,che Tlutone rapì Troferpina Proferpì-- intcfafpefio per la fertilità, perche attenne forfè vn tempoyche i campi Si na rapirà ciliani dauanopoca ricolta Ouero perche Troferpina è tolta anco alle voi- da Plmo-' te per quella occulta virtù > che ha ilfeme di germogliare y fu fìnto che ne ' Tlutone, iuitndendo per lui il Sole, la rapìy& portofsela in Inferno ; per- che il calore del Sole nodrifee, cor fer fono tara tutto il tempo dell' inuerno ilfeminato grano , & Cerere la va cercando poi con le ardenti facelle in wano,pcrche al tempo della efiate y quando più ardono i raggi del Sole , i Contadini vanno ccrcado le mature bìzde,& le raccogliono. Et quindi fu che^omefcriueTaufaniaJafìatuc. di Cerere fatta da Tra(fìtelexlecodoche tnoslrauano alcune lettere quiui intagliate,in certo fuo tepìo nell'attica regione hauea le acce fé facelle in mano. Et i Sacerdoti di quefia Deaanda uam parimente con le facelle acctfe correndo, quando celebrauano leffìe ■ E leu fine , cosi dette da Eleufi Città non molto lontana da^ithene , oue furono prima ordinate , nelle quali alcune giouinette con/arate al- la Dea portauano cane/Ir etti di fiori per la primauera,& dijpìche per la eftate» Marca Tullio. Theodo rito. ié6 ImaginideiDei efiate . Et di tpìe He fece mentwne ancbo OPfarco Tullio parlando cotu- tra Vene. Et erano parimente portate nelle medefime cerimonie le ima" gini dì quefli 'Dei > come riferì [ce Eufcbio > del Creatore , la quale porta- uà il Hitrofante, che era il Sacerdote principale del Sole , portata da co- lui , che portauaanco L fj.ee acci fa : chìferuiua all' altare portaua quella della Luna,& quella di (JMtrcuno il banditore, ò trombetta de ifacrifi- cij:& T keodorito fcriueycbe à quefìa pompa folenne portauano anche per afe degna di grua riueren^a ilfe/io f eminile , fi come portauano Urna- febile nelle ca emonie dì 'Bacco . Cftta all'incontro Sefofiri9 antìcbìffi- ti;o Bg deli* Egitto .come fi legge apprejfo dì HerodotOyl'vsò per cofa vi- le , & degna di dij pregio . Imperocbe ne ipaefi > che ei foggiogaua con gran fatica , per difender fii popoli gagliardamente , drÌT^aua alte , & he Ile colonne col nomejuo , & della patria > & come eg li haueffe vinto o^ul paefe : ma oue non trouaua alcuno }òfenon poco contratto, dri^ja- ua pur anco le medefime colonne con le mcdeftme lettere , ma vi aggiun- gala di pia la natura feminile ^volendo in tal modo mofirare la viltà , & dappocagine di quelle genti . Erano poi le cer emonie, & le fiacre cofe di Ctrere con tanta religione guardate & così tenute [ecrete , ebefempre che erano celebrate , il Sacerdote gridaua prima ; Vadìno vìa tutti gli biìomhd profaniyfcoflinfi quinci tutte le maluagie perfone;perche nonvi poteua entrare fé non chi era , come diremo noi , ordinato à quelle , & bìfognaua , che eifoffe ben purgato da ogni maluagità . Onde fi legge di ls[erone , che ei non osò mai di trouar fi à quefie cerimonie > fentendofi forfè di efiere troppo maluagio , & empio . Et t^dfntonio per teflimo- nio della bontà fua volle efiere fatto vno di quelli , che intraueniuano à glimifferij Eleufini. J^è tacerò già que fi a fiocca v fianca anebora, che cbieraammefioàquesli mifierijfi veHiuail dì , che pìgliaua l'or- dineyvna bella carni [eia nuoua^ tutta monda} né fé lafpogliaua poi mai pià,fin che non era tutta logora , & Stracciata ; dicono alcuni, cheguar- dauano ancbo que'cencida farne delle fafeie per i fanciulli > mentre che fiauano in culla . Oltre di ciò non fi poteua fapere , che fojfero quelle mificriofe cofe, che iuififaceuano , & fi feruano ; tante erano tenute occulte , che fé bene erano portate in volta à certi tempi da puriffime ■verginelle ,ciò faceuano in certe picciole cefie , ò canefirelti, & molto ben ferrato ,& beniffimo coperte } (3 pareua > che fofib peccato grande cerca- Microbio re di intenderne la ragione s & di fapere che fojfero . Onde glifu da quelle Dee tutte adirate rifpo fio , che ciò era venuto per lui ; il quale le banca tolte per for^a da gli occulti, j'ccrctìluocbi,& mejje in publico , in marnai volgo . Et Tauf mia ferine, che battendo deliberato di pai l ne largamente de ifacri miji t m del tempio di Eleufi , Pauiania* vide certa imagine infogno , che ne lo fp utt rito . Et per ciò non ne di- ce altro , fi non che dinanzi dal tempi j fa vna /fatua di Tritohmo , & vna vacca di biondo inghirlandala di fieri, con le corna indorate , come erano le viti me quando fi dovevi nofkvrifkate . Et Trittolemo do- veva tffere vn giouanefopra vn carro tirato da dim fer penti, che era il carro di Cerere : perche fi legge , che ei fa mandato da lei colfuo carro pel mondo à moflrare come fi banca da coltivare la tcrra,feminare il gra- no , raccogliere le biade , & 1 farle poi . Et per le Dee Ekufinefi intcn- de fetnpre di Cerere , & di Trofei pina h: quali furono etiandio chiama- /-5f eu" te le gran Dee appreffo de i (freci; & quelli d' \^4rcadia le adoravano fo- pra tutte le altre , tenendo in certo loro tempio il fuoco fempre accefo con grandifjma religione , <& fecero loro due ftatue , come recita Tau- fania-.quella di Cerere era tutta di marmore , & dell'altra di Trofei pi- na quel difopra , che faceua la vefle , era di legno , & erano quindeci piedi di grandc%£a_f. Dinanzi di quefìe {lattano due verginelle con le vefli lunghe fin a i piedi,cbe portavano fu'l capo canefiri di fiori , & a i piedi di Cerere era Hercole non più grande di vn cubito . Eramù anco due Hore , & eraui Tan , ebefonaua la fìflola , & ^Apollo la cetra, com2 quelli che erano due de i principali Dei dell'arcadia , fecondo che V'i era fcritto,& vi erano poi alcune T^infe , delle quali vna iliade battete» in braccio Giove picciolo fanciullino ; le altre erano ninfe dell'arcadia, & tra effe vna portava innanzi unafacellaja quale ho già detto perché f of- fe data à (erere,vn altra teneva duo dìuerfi vafi d'acqua,vno per mano , Nozze di <& due altre portavano parimente due hiirie,che ver fauano: acqua il che Cerere. mojlravano forfè, che in alcuni facrificij chiamati le no^\e di Cerere non yfavano il vino , come facevano in quelli di tvtti gli altri Dei -.donde quella vecchia ne fece il motto appreffo di Tlavto , quando vide , che an- davano à cafa fua per apprejiare vn conuito da no^^e ,<& non portava- no vino . Volete voi forfè , diffe ella ,fare quefìe no^e à Cerere? per- che non veggio , che portiate vino . Si può mettere con Cerere il porco 9 perche lo facrificauanoà lei gli antichi , come vittima fua propria. Et Vittime la ragione delle vittime appreffo de gli antichi, cioè, perche fi facrificaj- Perche di fé à qucjio , £? à quel Dio più vn animale > che vn altro ,fu , come feri- Gloue' uè Ser- 16$ ImaginìdeiDei ne Sentiojanto la contrarietàyche la conformità, la quale era creduta fa- Porco da- uere ^a befììa e<*n quel Dio > cui era facrificata . Et per ciò dicono , che to a Cere- fi* dato il porco a Cerere ■> come che à que/ìa piace ffe di veder fi morire ti* f? • narici ilfuo nimico , il quale non foUmente guafia le già nafeiute biade , ma rimltando anchora col grifo g li [eminati campi va à trouare fin fot- terra il grano ,&■ lo diuora . Et per la medefima ragione dijfero , che fu fieri ficaio il Caproà rB.zcco , come animale grandemente noceuole alleviti. Hanno valuto anchora alcuni , che f offe grato il j acri fi ciò del porco à Cerere per la conformità , Cffimiglian^a , che è fra loro . Int- ptr oche ella à Ts{ume terre/ire , pofeia che per lei fi intende la terra, & il por co fià pia d'ogni altro animale inuoluto nella terra : & è per lo più negro , come la terra difua natura è parimente negra y & tenehrofa . Oltre di ciò moflra quefln besìia la fertilità della terra , onde erafacrifì- cata ambo talhoraà Cerere la porca pregna; perchefi legge, che fa alle volte ad un parto folo fin à venti porcelli^ trenta ne haueua fatto quel- la porca , che apparue ad Enea su la ripa del Tebro , come canta Virgi- lio. Vrì 'altro fimulacro di Cerere fu ancho nell 'arcadia , il quale te- neua con la dejìra mane vnafacella , & accoflaua lafinislra ad vrì al- tro fimulacro di eevta Dea adoratapiu che da tutti gli altriyda gli ^Arca- Hera. dì,& da loto detta Herafiglìuola,come hanno voluto alcuniydi l^ettuno, & di Cerere,bencbe quefio nome Her adorne dice Taufania, fu parimen- te dato à Cerere in ^Arcadia , & Giunone anchora appreffo de i Greci fu chiamata Hera . Teneua la slatu a di coftei fedendo vno feettro sii le gi- nocchia^ & vna cefla . Et in ^Arcadia pur anco , comeferiue il medefi- Cerere mo Taufania , (ererefu chiamata Erinne , che viene à dire Furia}& la Erinne. cagione di ciò fu quefta . ^Mentre che Cerere andaua cercando la figli- c . uola rapita da Tlutone, l^ttunno innamoratofi di leifaceua ogni sformo Caual Ja. di goder la,& ella per leuarfelo d'a nomo , penfando di poterlo inganna* re, mutatafi in Caualla fi cacciò fra certi armenti di caualle: ma troppo è difficile ingannare chi amache dell'inganno almeno non fi aueggia .'blft- Netruno iimm dunque, che di ciò fi accorfe , diuentò anch' egli fubito vn Cauallo% l0# " & in quel modo godè dell' amor fuo , onde ne nacque il cauallo orio- ne . La quale cofa tanto fi hebbe a male Cerere , che tirata quafi fuori dì se dalla ira fu per diventarne pa^a , & perciò le dierono allhoragli ^Arcadi nome di Furia . Et banche fi placaffe pur poi , C$ che lauataft in certo fiume lafciafìc quiui tutta lafua ira , nondimeno ne reslò me- £la an ihora per afìai lungo tempo . 'Da che venne , che ella fu chiama- c ta Cerere T^gra appreffo di certo antro à lei confecrato pure nell'^Ar- gra. C n° cadia ; percioebe quiui era uejìita di negro, parte dicono per dolore della rapita De gli Antichi. i£9 rapita figlinola , parte per lo /degno , che ella hcbbe della for^a fatta- le da 'ìs^cttitno, onde nafcoflafi neW 'antro , che io dijjì come più non vo- leff'e vedere la luce del Cielo , vi flette affai buon tempo , il perche non produccua più la tara frutto alcuno, & ne nacque vna pefl Ilenia gran* de , che moffe à pietà tutti gli Dei , li quali nonpoteuano però prouedere alla mi feria humana , non fapendo oue foffe Cerere . CMa auenne , che il Dio Tan errando , come era fuo co fiume , & andando qua , & là per quei monti cacciando , capitò là doue ella Jìaua tutta metta : e trouatala fubito ne diede auifo à Cioue , onde ejfo follecito al bene de i mortali ,fen- ^a punto indugiare , mandò le Tarche a pregarla in modo , che ella de- poti a ogni meftitia , & tutta placata vfcì finalmente dell'antro y & co- minciò allhora la terra à produrre gli v fati frutti, ceffando infieme la pe- flilcn^a . Della qual cofa , perche ne reftaffe memoria , le genti di quel paefe confecrarono l'antro à Cerere , con vna slatua di legno , cheflaua à ^tarua ài federe fopra vn faffo , & era donna in tutto il re/lo , fé non che haueua erere" ca-po , & collo con crini di cauallo , intorno al quale andau ano J chetan- do alcuni fer penti , & altre fere -, la copriua tutta vna vefle lunga fino £terra} & neW vna mano teneuavn Delfino, & vna Colomba nell'al- tra-». Trouafi anchora , che in certa altra parte del mede fimo paefe deli '{arcadia erano dinanzi al tempio della Eleufma duo gran pietre acconcie in modo , che l'vna fopra l'altra fi congiungeuano benijfimo in- fìeme , & quando veniua il tempo di fare gli folenni facrificij leuauano l'vna di su l'altra , porche quitti trouauano certo fritto , che dichiara- uà tutto quello , chef doueuafare circa lefacre cerimonie . Queflo face- vano leggere diligentemente à i facerdoti , & ripopolo poi al luoco fuo , rimetteuano quelle pietre infieme. Et quando haueuano da giurare quel- le genti di qualche gran cofa, andauano à fare il giuramento fu la con- giuntura di quelle due pietre : doue sa la cima di quella era certo coper- chio rotondo, che copriua quiui nella pietra la effìgie di Cerere . Quefla fi metteua il Sacerdote come mafehera al volto il dì folenne della fejìa , C$ à queflo modo con certe poche verghe , che portarla in mano per vna cotale vfan^a , batteria gli popolani . Quiui dicono che flette gii Cerere , mentre che andana cercando la figliuola , <& che a quelli , li quali la alloggiarono gratiofamente , disìribu} tuVe le forti de i legumi , dalle faue infuori , come legume impuro : «e Legumi di ha voluto Taufania , che racconta tutto queflo , dire perche le ^ rete. faue foffero legume impuro , effendo ciò forfè delle cofe mislerio- fé , le quali non era lecito diuolgare . OKa fi potrebbe forfè di- re , che le faue erano giudicate tali , perche le adoprauano alle T ceri- • 170 ImaginideiDei . cerimonie de ì mortì,parendo a chi prima introduffe quefìo,cbe à ciò niu- me impu- no ahrogranofi confacele meglio , perche sii le foglie de i fuoi fiori pa- r©4 iono effere certe lettere , che rapprefentano pianto , & fonofegno di do- lore , & di mejlitia, & per queslo fu detto , che le anime de' morti an- davano fouente acacciarfi nelle fatte. Onde il Sacerdote di Qiouenon poteua non folamente non mangiarne , ma né anco toccarle , & né Pitagora, p^e nominarle , Et Vit agora comandava ad ognuno , che fi aflenef- fe dalle faue , forfè perche fi andana a pericolo dì mangiare con quelle t'a- nima di qualchuno 5 la quale ei pensò forfè , che fojfe in quel piccolo animaletto- , che ria fce delle faue 5 pcrcioche fua opinione fu , che le anime and afferò come in circolo di vno in vn'a'tro corpo i& paff affe- rò fpeffa di huomo in beslia , come dirò poi vn altra volta più diffufa- mente. 0 pure vietauaVitagora il mangiare le faue , volendo perciò intendere , chebifognalafciaredabandalecofe me ile & lugubri , le quali fuiano la mente dalla confideratione delle virtù , & delle cofe diuine : ouero per ricordare a gli huomìni , che fi guardino da efier fi- mili a' morti mentre che fono anco in vita , opache altro fé lofaceffe , basla, eh' egli parimente slimò le faue legume da guardar fene , come fe- cero anco Cerere , quando non volle dijh ih uirle infieme con g li altri le- gami . CMa perche , come già ho detto , le dinerfe virtù della terra fu- rono moslrare da gli antichi con diueìfì issimi , quella che produce i lie- tipafehi , fuintefa fottoilnomediTate -, che fu perciò "Dea par ti- de paftori. co^are &e pasloriappreffò ì Romani . "Di co/lei non ho trouatofìatua , riè imagine alcuna : onde in vece di dipingerla dirò quelle poche ceri- monie , che furono fatte in celebrando lefuefefie , le quali dal nomefuo erano dette Vallila, ò come alcuni vog liono Tarilia , perche i fuoi facri- a ! u' ficij fi facevano per il parto delle pecore , & erano fatte il dì mede fimo del lea de i pomi , & de gli altri frutti, de i quali facrificandole le of- feriva- Degli Antichi. 171 • fermano . Oh tifo la fa battere la cura de gii berti , & cbefojfe moglie di ZSertttno , cui erano parimente raccomandati gli boni , & le dà in mano vna piccola falce da tagliare i rami fuptrfiui de gli alberi fruttiferi , & da 1 nneflare . Onde chi volefìe ancor meglio ornare la fu a imagine , po- trebbe farla con tutti quelli slromenti , che vfano i giardinieri intor- no àgli alberi , eli; quali ella era creduta dare virtù di produrre gli maturi fruttici come Flora gli faceua prima fiorire, & era perno !* nea picr:».- de i fiori , & non de gli arbori folamente , ma di tutte le piante , & de i "verdi prati ancora , della imagine di cofiei dirò poi , quando verrà à difegnare Zefiro, cbefufuo marito , fecondo le fauole ; perche lehislo- rie dicono , che ella fu vna meretrice , 0 quella , che diede il latte à no- malo, & à ^emòjò pure vn' altra , la quale lafciò vnagroffa heredità al popolo 'Romano . Et legge fi di cofiei vna cofi fatta nouella . Trouandofi Nouella vn dì vn Sacerdote di Hcrcoleà f paleggiare nel fuo tempio tutto ocio-di Flora. fo , <3? fpenfierato riuoltoft al fuo Dio lo inuitò à giuocare feco à dadi con quejla ccnditione , che reslando il Dio perditore gli hauefie à dar qual- che fegnale di douerefar per lei cofa degna della grandezza di Herco- le ; ma fé vincaia , ch'egli far ebbe apprefiar à lui vna belliffima ce- na , &farebbsgli anco venire vna delle più bzlle donne , che potejfe trouare , la qualfi starebbe vna notte con lui . Dapoi cominiciò à gi- uocare tirandogli dadi con l'vna mano per sé , & con l'altra per Herco- le , &auenne , che il D io refìò vincitore ,onde il Sacerdote fecondo il patto , che egli flejfo hauea proporlo, apparecchiò la cena douutat con vn letto beni/fimo ornato , e fatto venire vna bellijfima donna det- ta per nome Larentia, la quale fegretamente faceua volontieri piace- Y&altrui, la ferrò nel tempio con Hercole , & la lafciò quitti tutta fo- la quella notte , come che hauefie da cenare con quel 'Dio , & giacer fi . anco poi con lui . 'Dicono cheHercole moslrò di hauerla battuta cara, & che perciò le apparite, & lediffe, che doucjfe moslrarfi facile , &pia- ceuole al primo , che trouafiela mattina andando in pianta sa la o/tf- rora , come ellafece-.onde venne ad innamorar fi di lei vn Tartarutio rie- xartanmo chiffimo huomijlquak l'amò tanto ; che venendo à morte la lafciò here- de,della maggior parte delle f uè facoltà , sì che ella in poco tempo diuen- ne molto ricca j & morendo poi fece fuo herede il popolo Temano; il quale, come dice Tlutarco , che racconta tutto qucslo , la bebbe perciò in grandiffima veneratane fempre-, ma perche fi vergognò forfè di fare tan- to honore ad vna meretrice, le cangiò il nome , & chiamolla Floria , & furonle ordinate le fiacre cerimonie, & certi giuochi,li quali con grandif- fima lajciuia erano celebrati dalle meretrici , & faceueno anco gli T 2 antichi iyz Imagini de i-Dei antichi nelle fesle di coHei caccie di timide lepri , & dì fugaci capri , . perche queHifono animali guardati fouente ne i giardini, che erano fotta la cura di quesla Dea , come ellafiefja dice apprejfo di Ouidio . Quesle cofefi oper auano a' 28. cfi^Aprile , & il primo giorno di ^Maggio , on- de poi è venuto l'v fianca fino al dì d'hoggi ofjeruata tra noi, che il primo giorno di Utf aggio fi fogliono adornare per le Città molti luoghi con fio- peaEcr.a. --*~ - c^fmai ai dìuerje forti . Oltre alle già dette "Dee vi fu la T>ea Porfirio . Bona ancora , lS[ume parimente della terra ; perche Porfirio vuole , co- meriferifceEujibio , che quella virtù della terra , la quale ab- braccia lo fparfofeme y & in sé lo tiene , & nodrifce , fofìeintefa da gii antichi per la 'Dea Bona : &" dice , che di ciò fi fegno lafuafla- tua , la quale porge con mano alcune verdi piante , quafì pur mò ger- mogliate. Et la vittima ancora , che le f acri fi cau ano , qual'cravna porca pregna , tnoHraua ^ che gli antichi intendeuano della terra per queUa "Dea 5 la quale fu chiamata Bona , come ho già detto , tanna, perche dalla terra ci vengono infiniti beni; & fu detta ancora Fauna > perche è fauoreucle à tutti ìbìfognì de i viuenti : oltre a molti altri no- Piutarco . wi.cbe le dà Thdarco,oue racconta ciò che av.enncs quando Clodio , inna- morato della moglie di Cerere, entrò vejì ito da donna alle cerimonie di - toHei . Si legge , che ella fu già donna di caflità, che non vide mai > ne vdì pure nominare altro hkomo , chefuo marito, & non fu vedu- ta mai vfeire della fua ttan^a^da che venne, che nonpeteua huomo alcu- no entrare nelfuo tempiojiè trottar fi à i fuoì fiacri fiàj , né allefue cerìmo- Cérimo- nie > ma erano fate fouente in cafa del Tontefice UlfajfimOj ò dell' vno ;i ie dèlia de i Confoli , ò di qualche Tretore 5 ££ allhora partiuano tutti gli huomi- £>ea Bona ni di quella cafa , e ui fi congregavano le donne , le quali con canti e fuor ni trappafìauano tutta la notte: che di notte fi faceuano quefìe fefie . Et moslraua la Dea Bona hauere tanto à (chifo ilfefio mafehile , che nel- le fue cerimonie copriua);o tutto quello , che foffe flato nella cafa di- finto di maf ch'io . T^el tempio di cofiei erano herbe dì quaft tutte le forti, delle quali dauajpefo , chine haucua la cura y d molti per me- dicina di diuerfe infermità 5 & per quesìe hanno voluto dire alcuni , che ella fu OHedea , la quale non volev.a vedere gli huomirii , per la ingratitudine vfatale da Giafone. UMa le fauole narrano , cheque- fa 'Dea "Banano Fauna,così anco detta , perche fauorifee all' vfo commu- ni dì ciaf curio, fu figliuola di Fauno ; il quale innamorato fene cercò pia volte con parole di trarla alle fue voglie , ma fempre in vano , ftando quella tuttauia ferma nelfuo caflo penfìero. Il perche egli fi voltò a far- lefor^CS ella difendmdofi , lo ferì f iti capo con ma verga di mirto y& ribut- Degli Antichi. m Imaglne della, TVrf Projerpina figliuola di Cerere in- tefaper le biade ^ imagine della Dea buona mtefaper la terra, ffi per quella <-virtìi che conferua li SJ>arJì Je~ mi&J del fervente @Jr oeba à /or /aerati . 174 Ini agini de i Dei ributtollo da sé : onde fu off er nato dapoi di non portare il mirto nel fuo tempio i, & chi ve l'hauefie portato peccava grandemente . xJMa né per quello l'innamorato padre fi ritirò dall'amore fuo,ma con inganno cercò di imbriacare l'amata jjglia,per,findo di potere dapoi fare di lei il fuo piace re ; che non gli venne però fatto . Et per memoria, di ciò vna vite fpan- deua i rami fopva il capo di questa Dea ; né dimandavano il vino , che adopr aliano nelle fue cerimonie , vino , ma latte . Fedendo dunque Tanno di non battere potuto in tanti modi da lui tentati godere della fi' glia , & de federandolo pure ogni volta pia, fi cangiò alla fine in fer pen- te , & in quel modo giacque con lei , & perciò nel fuo tempo appannano f ouente delle bifcie,le quali né temeuano di altri, né porgeuano effe altrui Imagine alcuna tema . "Ter le quali cofe laflatua della 'Dea ?3ona , alla quale fu della Dea pofto ancotalhora vno feettro nella ftnifìra mano,per chela credettero al- cuni di auttorità eguale a Giunoneyhebbe fopra il capo vn ramo di vite ; & a lato vn ferpente , con vna bacchetta di mirto . *A questa Dea fu Proferpi.- molto fimile di potere Trcferpina , hauendo intefo parimente gli anti- n* • chi per lei quella Virtù della terra , che conferva il f eminato grano , & fé ne legge anco vna fauola ? che è quafi la raedefima con quella , che ho detta pur bora , riferita da Euftbio , quando fcriue delle facre cirimonie di Cerere , celebrate in Egitto . La fauola è , che Cerere hauendo parto- rito di Gioue Vroferpina , la quale fu anco detta da alcuni Terefate , & effendo ella crefc'mta , di lei s'innamorò il padre , che l'hauea generata , & fi cangiò in ferpente , per goder/eia a maggiore commodità , come fece; & quindi fu , che iSauatij popolo di Egitto volevano , che ce- rne cofa mifleriofa fofìe prefente fempr e allibro facrifìcij vn gran fer- pente tutto in sé rivolto, é? raggirato . Vere fate fatta grauida dal padre partorì vn figliuolo in forma di toro , onde cantano fouente i 'Poetile Proferpi— laudi del ferpente padre del toro . Leggefi amhora,che Vroferpina figni- na per lefjca [e fcfafe f \e qUafò nafcom jena fena y cfje $ Cerere , ma non fen"^a il temprato calore , che in quella infonde il Cielo , moflrato per Gioue , & fono rapite da "Plutone , onero perche talhor a f eminate non rinafcono,on* de la terra pare attriflarfi-s& slarm mesta, perche non fi vede adorna di quelle, bora verdi, & bora tutte biancheggianti, quando fono mature ; ovcro perche il calor natvrale rapifee ilfeminato grano , l'abbraccia , & lo fomenta fino al maturirc delle nuoue biade . Significa parimente la Luna alle volte, & perciò (e ne può fare imagine in tutti quei modi , che gli antichi fecero la Luna , come credo di bau ere detto già , quando la di- Proierpi— jcgmj , fajjì anchora alle volte Troferpina con vna Oca in man , come Vaufanìa ferivendo della 'Scotta racconta, che in certa parte di qvelpae- Jfenel Degli Antichi. 175 fé nel bofco di Trofonìogiuocando vna gioitane detta Ercina con la figlino la di Caere Troferfina , fi lafciò vfcire di mano à difpetto fiso vna ocaja quale andò à nafconderft in vna cauernetta quindi poco lontana f otto al- cuni faffi . Trojerpina correndole fubìto appreso la trouò>& prefelay Ie- ttando la pietra , fatto laquale ftaua uajcojia l'oca d'onde fpicciarono fu* bito acque viue>che fecero poi il fiume chiamato Ercmojun- go la ripa del quale era vn picco lo tempio con la Statua di vna giouane , ebeteneua vna oca con la mano, & era quefla Tro- ferpina , figliuola ài (Ir ere . O Ij6 ImaginideiDei N E T T V N O. Starlo. Vs T^ettuno de i tre fratelli quello, al quale toccò per \É3 WJ$zkr forte M regno dette Cheque , & perciò fu detto 'Dio \~'M La àF^ & ^° àipinfero gli antichi in diuerfì modi, jfeV1'^^ facendolo bora tranquillo, quieto, & pacifico, 0 WM)^*I> ^or<* ^?<9 turbato , come fi vede apprefìo di Homevo, Pjllwi^? & di Vergilio, perche tale fi mofira pa rimente il ma re fecondo la varietà de' tempi . Et l'hanno meffo alle volte gli anti- chi con il tridente in mano,& dritto in pie invnagran conca marina, la quale a lui fia in vece di carro , tirato dacaualli , che dal me^o indietro erano pefei ,- come fono deferirti da Statio, quando così dice ; Varcando il mar' Egeo Tettano in porto Catena gli affaticati fitoi dejlrieri. ._ Che'l capo,il collo jl petto ,e l'vgne prime Han di caualla, eh' vbbidifee al freno} E fon nel reslo poi guidanti pefei . Et alle volte l'hanno vefiito anchora , mettendogli intorno vn panno di colore c'deftre , come dice Fornuto , che rapprefenta il color del mare . Et Luciano ne i fuoifacrificij lo finge battere i capegli parimente cileftri > & negri anchora \ benché Seruio dica , che apprefio de gli antichi tutti è- Dei del mare erano fatti con capegli canuti,e bianchi, & per lo più vec- fòi,conciofia che i capi loro biancheggino per la fpuma del mare. Onde Filoitrato. Filo/irato dipingendo Glauco, che fu parimente 'Dio marino, dice, che auco* egli ha la barba bianca tutta bagnata , e molle, & le chiome medefima- mente bagnate fi f par gono fopra gli homeri , le ciglia fono fpeffe , folte, e raggiunte infieme,& le braccia àguifa di chi volendo nuotare con quel- le taglia l'onde,& al nuotare le fa facili, il petto è tutto carico di verde la nugine,e di alga marina, & il ventre a poco a poco fi vien mutando in mo do , che il re ilo del corpo , le co f eie , & le gambe diuentano pefee , Ouidio, qualfi moslra con la coda albata fuor dell'acqua . Et Ouidio , quando lo fa raccontare à Scilla fot innamorata , come di pefeatore diuentafie 'Dio marinorfoi che vide ilpefce da lui prefo non fi tofio me fio su l'herba, che tornò àgittarfi in mare,onde lui hauendo parimente gufìato di quella bcrba,fufpinto a gittarfi dietro à quello/a che ei difegna infieme lafigti va [uà in quefla guifa. Luciano. Degli Antichi. 177 lAllhoY fublto vidi quejìa barba , E quella chioma tutta verdeggiante Covrirmi il petto , e l'ampie terga , & vidi Verdeggiar quefle braccia parimente, E le cojcie , e le gambe far fi pefce . Il mede fimo Filo/irato dice poi di T^ettuno , ò che ei va pei lo mate tranquillo , & quieto (opra vna gran conca tirata da Baìenet e Caualli c^e fa*:c marini,hauendo in mano il tridente , qual dicono alcuni, chefignifica gli cni. ° tre golfi del mare MediterraneOjcbe vengono dall'Oceano , & fecondo al- ti i dimofira le tre nature delle acque ; perche quelle de i fonti , & de fiu- mi fono dolciyle marine fono falfe, & amare, & quelle de i laghi non fa* no amare , ma ne anco grate al gatto . Se lì da parimente la 'Buccina , che è quella conchiglia /onorarla quale portano fempre i Tritoni, li qua- Tritone. li ancbora da gli antichi furono pofli tra i Dei del mar e >& accompagnano Iremmo quaft/empre. Onde Statiofa, che gliene vadino due a' freni scatj0% de'cauallitdicendo , Vienfeneil I{è del mar altoye fublime . Tratto da feroci/fimi dejirìeri , tA gli fpumofifren de i quali vanno I Tritoni nuotando , e fanno fegno *A l'onde che fi debbano quetare . Et dicono lefauole , che i Tritoni fono i trombetti , e gli .Araldi del mare , perche portano in mano quella conchiglia in sé ritorta , conia quale fanno terribile fuono . Onde fcriue Bigino , che quando combat- teuano i Giganti con gli Dei del Cielo ; venne vn Tritone con la 'Buc- cina , che pur dianzi haueua trouata , & con quella fece vn fuono tan- to terribile , e fpauenteuole> che non lo potendo fopportare i Giganti , fé riandarono in fuga tutti . Et erano quefli animali , che mi pare do- uerfi così più ragioneuolmente chiamare Tritoni , che 'Dei , ouero huo- mini , la metà dìfopra di forma humana , & di pefce quella difottojo- me dice Virgilio , Virgilio. Che'l primo affetto è d'huomo, e pefce il re fio . La quale doppia forma , come dicono alcuni , fignificauala doppia marini . Z virtù 178 ImaginideiDci ■pina dell' acqua->pevcbe glena talhora e tal bora nuoce . J^è fa però cofa in tutto finta da' Tcetiquesla de' Tritoni j imptrotbe r accentano le hi- ftorìe 3 che Vivamente fi trouanc buomini marini , li quali fono la metà Plinio, ptfee . Ltf rute Tlinio , ibi al tempo di Tiberio Imperatore vennero à ì\owa ambafeiaiori aporia di Lisbona , terra principale di Tortogallo, pt r dire, e he ne itero liti era. flato vdito vn Tritone fonare la- buccina, & AJefsàdro ytàuto anebora da molti . Et t^sflefjandro Istapolitano racconta di vn isapo a- geniilhuomo di fu a terra , il quale diceua di bauere vijìo vn'huomo ma- uno, condito nel mele , mandato in Hifpagna fin dalle vltìme parti del- l'Lsdfrica 5 come cofa moHrucfa , & lo dipingeua in queslo modo . Egli baueua la faccia di huemo vecibìo,i captglì}& la barba hcrridi,& ajpri , il colore ciltfire , & era di fìatitra grande > & maggiore di buo- mo ,houeua alcune aliy come hanno ipefei, &era coperto di un cuoio tutto lucido,& qua fi trafparente.Et foggiunge il medi fimo i^Altffandro, Theodoro che Tbeodoro Ga\a aff rmaua di bauere veduto , cjjendonel Ttloppo- Gaza. mffo , vnaJslereide , gittata fui lito del mai e per fortuna grande , di e ' faccia bumana , & affai bella , coperta del celltrin già tutta di dure Ica- glie mfin'allè cofeie , le quali raggiunte infìeme diuentauapefee . Onde nonèmarauiglia, ebe i Toeti fingefftro poi , leT^ereide effere belliffime Tfjnfe , le quali accompagnauanogli loro T>eiycome l'Oceano, J^creo lor padre, lS[ettuno, Tetide, D crida, & a Uri molti-, li quali mofiranc le diuer- fe qualità..& i varij effetti delie acque : & furono adorati da gli antichi, come che loro potefìer gicuare,& nuocere affai . Et benché fiano fiate le Intercide molte , che Hcfiodo le conta cinquantl$f& le nomina tutte; non* Galatea dimeno dirò di %?na folamente che è Galatea , la quale fu cofi chiamata dalla bianchezza : cherappr e ferita in Iti forfè fpuma dell'acqua , òper meglio dire dal nome (]alat che latte fignifica ; onde Uefwdo k fa baue- re le chiome bianche , & la faccia fimile al latte. Tolifcino innamo- rato di lei , volt ndola laudare appreffo di Onidio 5 la chiama parimente Filofìrato pjù yìarìca de i bianchi/fimi Ligufiri . Et Fihfirato in vna tauola , clfei fa del Ciclope , mette yalatea andar fene per lo quieto tùarefopra vn car- ro tirato da Delfini , tiquali fono gouernati , e retti da alcune figliuole di Tritone , ebefianno intortto alla bella TSlhìfa , presle fempre a feruìrU, & ella , alando le belle braccia fìende alla dolce aura di Zefiro vn por- porco panno , per far e coperta al carro, & àsè ombra, &balccbÌ6me fue non fparfe al vento , ma che bagnate ftanno file fé parte per la can~ dida faccia , & parte per i bianchi buwerì . 2\7e« lafcierò di dire que- llo ancora , che per cofa vera riferifee il mede fimo jLleflandro accadu- ta già nell'Albania ; ebevn Tritone, ò dubitimelo Intorno marino , fé così De gli Antichi.- 17 => Je così ne pare , da certa camma , nel ino del mare battendo vìslo vnx donna andare ptr atqua ìndi non molto lontano, tanto flette in aggua- to , che d'impronto le fu alle [palle , che ella non [e ne auide , & piglia- tala^ fattale for^a fecola trafìe nelle onde . Ter lo che tanto lo f pia- rono le genti di quel paefe , che lo prefero : ma tratto che i fu fuor delle f . acque , non campò guari . Vaufania fcriuendo della Beotia così dipinge Tritoni i Tritoni. Hanno le chiome fimili all'apio paluflre di colore, come che non fi difcemc l'vn capei dall'altro , ma fono contefìi infieme a guifa del- le foglie del petrufello 5 & il corpo tutto è coperto di minuta fcaglia a- fpera , & dura-» . Hanno le branche folto le orecchie , il nafo di huomo la bocca più larga affai della humana , gli denti come quelli delle Tan- there , e gli occhi di colore verdeggiante , le dita delle mani , elevgne fono come il gufcio dì fopra delle gongole , 0 hanno nel petto , £? nel ventre , come i Delfini , alcune alette in vece di pudì . 'Da quefìi , & - . dalle TSlereide non fono diffimili molto le Sirene , perche di loro raccon- tano le fattole , che hanno parimente il vifo di donna, & il re fio del cor- po anchora , fé non che dal me'to in giù dìuentano pefee , & le f anno al- cuni con le ali,e vi aggiungono gli piedi di gallo . Et dicono , che furono tre figliuole dì %./ìchelooì& di Calliope CMufa : delle quali l'vna canta- ua ; l'altra fonaua dìpìua , ò di flauto , come vogliam dire : la ter^a dì lira , etutteinfteme faceuano vn così joaue concento , che facilmente tì- rauano imi feri nauiganti à rompere in certi fogli della Sicilia , ouc elle habitauano. Ma,che vedendoft fprc^are da Vlifie,ìl quale p-xffando per là,fece legare sé all'albero della naue ,& ài compagni Juoi fece chiude- re le orecchie con cera , accioche non le vdìffero , figittarono in mare di- fperate , &fù aWhora forfè , che diuentarono pefee dal me^o ingiù . Si dice , che loro era conceffo vìuere fino a tanto , che veniffe , chi non oflan- tc il lor canto , con che conduceuano ciaf cimo alla morte , fi par riffe libero da loro ; & che perciò alla partenza d'yliffe fi moriffero , come s'è det- to . Seruio non pefee , ma vece Ho le fa in quella parte , che non è di don- Seruio . na , come fa Ouidio pur anche , quando racconta , che quefle erano com- pagne di Troferpina , le quali , dopo ch'ella fu rapita da Vlutone , fi mutarono in così fatti animali , che haueuano il vìfo\, & il petto dì don- na y& era vccello poi il rimanente . Suida parimente riferifee , che le fauole greche fin fero , le Sirene efiere vccellì con bella faccia di donna > che cantauanofoauiffimamente . Ma , che in vero furono certifcogli,tra gli quali le onde del mare faceuano vn così foaue mormorio , che i na- uiganti tratti dalla dolce^a del fuono volontieri paffauano per là , 0- uemiferamente periuanopoi. E Tlinio , parlando de gli vccellì fa- Vlìnio, Z 2 UOlofl, iSd ImaginideiDci bnagini diPartenofe^Leucofia^ Lìgia Sirene Dee del mar e figlino le di Acheleo fiume (ejf di Caliope mufit> ìmagini ancora delle Sirene n> } celli , tutte quali imagini lignificano le meretrici & loro blanditie^ allei t amen t'hdinotano anco alcuni/cogli > & li eloquenti lodatori * & gli adulatori . De gli Antichi. 1 8 r itolofi, dice , che furono creduti cffere in india gli v celli Sirene , //' quali con la foauitì del canto addormtntauano altrui ,& poi lo diuorauano. Ma pefei j come dijji, ò vcelli che fojjèro le Sirene, bajìa, che fono cofa in tutto finta : onde vogliono alcuni , che per loro fa iute fa la belletta, lala- fciuia,e gli allettamenti delle meretrici, an^i eòe foffero le ijlcjfe me- retrici , &* che f offe finto, che cantando addoxment afferò inauiganti , & che cccosìatefi alle naui, gli vccidejfero poi : perche così intrattiene a quelli mlfcri , // quali vinti dalle piaceuole-^c delle rapaci donne,chiu~ dono gli occhi dell' intelletto sì,che elle poine fanno ricca preda, & quaft fé gli dittar ano . 'Per la qual cofa riferifee il Boccaccio , che gli antichi dipingono le Sirene in verdi prati fparft tutti di offa di morti : come che voleffero perciò mofirare la rouina , & la morte , che accompagna , vucro vìen dietro a i lafciui penfieri . Et appreffo ài Virgilio gli fcogli Virgilio. delle Sirene fono parimente deferitti coperti quaft tutti diofji di morti,& grandemente difficili ,- & molto peri colo fi . UWa Xenofonte al cantra- xenofon— rio ha voluto , chele Sirene ftano cofa piaceuole , &virtitofa ; per- te. cioche , narrando gli detti & fatti di Socrate > ferine , che elle can" tauano folo le vere lodi di coloro , che erano degni , effaltando in quelle le ■virtù, , (3 che perciò appreffo di Homero cantarono di Vliffe , che egli era degno di efiere lodato fommament e , perche era ornamento grande à tut- ti i (jreci, & che queììi erano gli incanti , & ijoaui accenti , con li quali tirauano à sé gli huomini virtuofi^perche quefii,vdendo lodare la virtù, che arnauano tanto,cercano di accoflarji ogni volta più a quella, & facil- mente , & volontieri vanno dietro al dolce canto del lodatore . Et per qu$slo forfè fu, che, come ferine KsfriHotde nelle cofe marauìgliofe Arinotele ' del mondo , in certe 1 fole , chiamate delle Sirene, poflefrà i termini defi- la Italia-telle hebbero tempij, (3 altari . Furono da quelle genti adorate con molta fbttennita,& erano i nomi loro Tartenope, Leucoftay & Ligia. Hora ritorniamo à Dfettuno , perche , fé ben nel mare fono de gli altri tnoslri afiai , & veri, & finti anchora dà' Trotti , come finge Homero di Scilla, la quale slatta in vno antro ofettro, & fpauenteuole , G5" con terri- Scilla. bile latrato faceua rifonrre.il mare , & che haueua quello mosìro dodici ■piedi, & fei colli, con altrettanti capi , & ciafeheduna bocca haueua tre ordini di denti , dalli quali parata che fliliaffe del continuo mortifero ve- lano , (5 fuori della fpelonca horrcnda porgeua Jpefo in mare lejpauente- v.oli teste , guardando fé natte alcuna pajjàffe di là , per fare miferabile preda de' nauiganti , come già fece de i compagni di VlijféL che tanto ne rapì,& crudelmente fé gli dumo, quante erano le voraci bocchi. ;& quan do Virgilio fa,che Heleno moflra ad Enea il corjo} che ha da tenere , per rianimare i32 Imagini de i Dei naui gare ficuro in Italia ,gtifa dire, che fi guardi da duo mojìri crudeli , Car'ddi & fpàuenteuoli à chi pafja lo Stretto della Sicilia ; de'quali l'vno è Ca- riddi, qualforbe,& ing biottifce mifer abilmente le naui , & le tira quafi nel pwn fondo >& le regina anco poifpinte da furiofe onde che leleua- no quafi fino ai Cielo . Di età le fattole contano, che fu vna f emina rapa- cijjima,che rubbò gli buoi di tì enoie, onde fu fulminata da Gioue,& git- tata nel mare diuentò lo foglio , che bàferuata dapoi jempre la rapace fua natura di prima . L'altro Scilla ; che flà nafcoila in ma bombile fpelonca>& mette Jpejfo fuori il capo,per vedere fé naue paffa da poterne fare preda crudele . Ha quefto moflro afpetto di bella giouane fin fattola cintura,oue fono poi le altre membra lupi , ££ cani giunti infteme con co- de di delfini , che fanno rifonare quiui per tutto dì horribil latrati . Et diuentò tale la mifera Scilla , che fu già belliffima ninfa , per la gelofia di Circe innamorata di Glauco , il quale amauanon lei , ma Scilla -, on- de la terribile incantatrice fparfe juoi incantati fucchi , otte la bel- la ninfa andauafouente a laiiarfi , & la fece diuentare quale l bò dise- gnata ; sì che non potendo la infelice Scilla fopportare lofpauento degli animali^ che le era no nati d' intarmando a gittarfi in mare, 0 reflò qui- tti l' borrendo mo/ìro , che io diffi fecondo le fauole , le quali à que/lo mo- do hanno voluto con qualche vagherà efprimere la natura di quefli pe- ricolofi fcogli . Se ben dunque , come ho detto ,fono nel mare de gli altri p mojìri anchora sàme non tocca però dire di tutti , ma di quakh'vno fo- lamente , che da gli antichi foffe poslo fra gli Dei , ouero aggiunto à quelli per compagnia , come furono le TSLinfe marine,& i Tritoni , del- ., liqualihogiddetto,perchequesliaccompagnauano Tslettuno . Etdel- ' le T^ereide fcriue "Piatone , che gliene erano cento , che fedeuano su al- trettanti'Delfini, quando difegna quel gran tempio , & miracolo fo ,il- quale era appreffo degli atlantici confecrato à queflo *Dio , che quiui ftauafopra vn carro,tenen4o con mano le briglie de i caualli alati, & era così grande , che toccaua con il capo il tetto dell'alto tempio. Vedeuaft anco buona parte della compagnia di 1\[ettuno in vnfuo tempio nelpae- fe di Corimbo , come recita Taufania 5 percioche egli con \.Jdnfitrite fua moglie fìaua su vn carro, oue era anco Talemone fanciullo appoggiato ad vn 'Delfino : erano tirati da quatro caualli , & haueuano alato duo Tritoni T^el me\o della bife , che fofleneua il carro , era inta- gliato il mare, & Venere, che ne vfciua fuori accompagnata da bellifjì- Palemone me T^ereide . Fu Talemone apprefio de i Greci quello, che chiamarono i Latini Tortuno, Dìo de i porti , al quale facrificauano i nauiganti ritor- nati àfaluamento in porto : perciò va con T^ettuno Dio vniuerfale del mare. De gli Antichi 18* Jmagini di Nettuno Dio del mare y (efr dì tAnfitrìte fua moglie, & dì Tortunoò Talemo ne fanciullo Dìo de fon ^dinotanti la Jpumma del mar e, ($f le tre qualità dell'acqua ?nar ma ,de fiumi ,& de laghi, falatay dolce, et neutrale ^con il veloce & frequente moto delle acqui. i§4 Imagini de i Dei r mare . T^el tempio del quale in Egitto fu amo adorato Canopo nocchie* anaF°' io già di ^Menelao, & ripofio poi fra le /ielle . La imagine di co/lui era quitti grofia , corta , & quafi tutta rotonda^ con collo torto-.& con breuiffì- me gambe . La cagione ditale figura fu , che i Terfiani andauano in volta col 'Dio Fuoco da loro principalmente adorato , & disfaceuano tut- ti gli altri 'Dei di qualunque materia che f'Jfero , olii quali l'accoflaua- notper vedere chi di loro haueffe maggiore fior ^a , & il Sacerdote di Ca • no pò per non la f dare difìruggere il (ho Dio , tolfe quella. bidria , con la quale purgauano l'acqua del Issilo >& bruendo turato ben bene con cera: tutti i fori , che vi erano d'intorno, la empiè d'acqua y& pqfìouifopra il capo di Canopo i & la dipinfe s & acconciò in modo,che pareua efiere il fimulacro di qu&'pio,& cosilo pofeialla proua col Dio Fuoco,nella qua- le battendo il fuoco disfattela cerargli fori fi aperfero > & ne vfcì l'acqua, cofi in abbondanza ,icheefiinfe il fuoco , & per ciò il Dio Canopo re fio vincitore del D'io dei Terftani , come riferifce Suida , & fu poi fempre per quefto fatto iljuofirìiulacro nella forma, che io di/fi, & come può ve- Delfini ca dere in vna medaglia antica di ^Antonino 'Tify-Leggefì anchoyéhe furono ri à Ncttu- caYì i Delfini più di tutti gli altri pefci à Tettano : onde Higinofaiue > n0 * che à tutte le.fuéfiàtue ne mètteuano vno in m%no , ouerojottò furi piede , comeamli&fpè$eàmeilapo^^ *uà nel pala- Eliano . gio à Venètih'Mpgr dh£[uelladiiMart^ylòifecperche fecondo Eliano s così fono i ^D'^nìf^^ipefciy aimefon^M-imiì delle- fere , Ì3 aquile de Mmi*no'glivccéllìrFà&fóari^fi , chevifta pur:3S(et- tuno,& lo defcriue nudo, tutto Verdeggiante cornea acqua del mare ycon vna corona bianca in capOyche rapprefenta lafpumayla qual fanno le agi- tate onde m^mey Et quando Talladetefiend^0ntejide\ con ^Aracbne ap- Ouidio . puffo di Ouidiót& mette in t eia la Ute^he bebbecon'Nettuno della Cit- tà di tdtbene dauanti a dodici Dei . Fa j che T^ettuno nelfembìante altero Col tridente percuote vn duro faJlot Onde vn deUrier vienfuor fuperbo,e fiero . Virgilio . Virgilio parimente nel principio della fitta agricoltura dice,che J^ettn no pcrcotendo U. terra col tridente ne fece vfcire vn feroce Cauallo . fi che Vuole Seruio , che fa siato 'fìnto , per mofirare con qucjlo animale il veloce , & frequente moto delle acque del mare . Onde furono det- ti i caualli effere et iandio fiotto la guardia di Caflore , & Tolluce , per- che le lorofielle fono velocijfime . ^Altri hanno detto , che fu dato al T^ettuno Degli Antichi . 185 ^ittMtto il rìtYOUamentQ del camallo, perche è animale 5 che vuole hauere luocbì pi ani, aperti, &fpatioft, che fono benifjìmo rapprefentati dal ma- re . Et il medefimo Seruio , oue Virgilio fa , che Turno mette fuori gli ftendardi della guerra cantra Enea , dice , che i \Romani parimente ne metteuano fuori duo à certi tempi , & cbePvnoera vermiglio della gente da pie , l'altro ceruleo di quella da cauallo, perche quefioè il colore del mare ,&che il T>io del mare fu il ritrouatore del cauallo . Diodoro fcriue, che ì^ttunofu il primo , che domaffe caualli , (3 infegnafìe l'arte del caualcare , & che perciò fu cognominato Equeftre , come fcriue anco Taufania, & dice , che perciò tlomero deferiuendo il giuoco del correre de Paufama . i caualli introduce cMenelao , che fa giurar pel T^ume di K(ettuno , che non vi fi vferà fraude alcuno . Et foggiunge , che il cognome di E- quesire in quefto 'Dio è pia notabile di tutti gli altri , perche è commune à tutte le nationi . 'Donde fu anco forfè, che appreffo de' Romani i giuo- chi Circenft,oue correuano i cauaUi,fojJero celebrati in honore di l^ettuno, & la feftafì chiamaua Confuale , nel cui giorno ceffauano ì caualli dalle fatiche , & i muli fi vedeuano inghirlandati i l capo di varie fot ti di fio- riyche fu quella, come fcriue Liuìo-,che fece celebrare Ktmiulo,quando ra- pì le donne Sabine ; perche , fecondo che riferifee Tlutarco , egli haueua già trouato quiuifotto terra vn' altare , oue fu vn *D io chiamato Confo j 0 Qófo Dio. perche f offe creduto dare conftglio altrui ,ouero perche bifogna^ch'el coni- glio de i grandi affari fta fecreto \ & occulto, & perciò non fi apriua mai quello altare , fé non alla fe/ìa , cheiodiffi , dei giuochi Circenft y il che fece credere , che il'Dio Confo f offe ìslettuno , del quale bacerà di hauere fatto questo poco fobico, perche non ne ho trouato anchora fimulacro alcuno 0 *JMa, che i caualli apparteneffero dTs[ettuno , lomo- fira anchora quello ,che fcriue Taufania, che in Grecia in certo luoco , oue correuano i caualli , era dall' vna delle bande del corfo vno altare tutto rotondo , oue adoravano Tarafippo y così detto dal mettere paura a i caualli , perche quefti arriuati à quello altare fubito fi fpauentauano così forte , che faceuano le maggiori ftrane%%e del mondo , con gra- uiffimo danno di chi gli guidaucu» . rD a eh e ne nacque , cheandauano fempre,prima che fi metteffero al corfo a detto altare ,& pregauano quel Dio con certe cerimonie , e voti , che voleffe effer a loro , & à loro caualli benigno, & piaceuolt^ . Seguita poi Taufania, e recita molte opinioni di coftui, che ei foffe : ma di tutte fi rifolue à credere, che la più, verafia, che quel Tarafippo fofie cognome dì 'i^ettuno Equestre » perche la ori- gine prima de i caualli venne da lui ; dal quale fi legge ancho , che Giunone hebbe duo caualli in dono > donati pofeia da lei parimente a Ca- i^sfa fiore9 186 Imagini de i Dei Imagine dì Nettuno *Dìo del mare appo Tìloflratoy con t imagine di Tarajìppo ^attentatore de Caualli tolto per Vattimo x la prima imagine dinota per dmare con- durci tutte le co fé ne cesarie al<~vitto, e£* ogni fòrte di mercantìa alTyfo humano destinata . De gli Antichi. 187 fiore, & 'Polluce . Et a tutto ciò accorda, che Ope mofìrafjt à Saturno di bai-ter e fatto vn cauaUinoyquando partorì T^ettuno ; il che Feslo mette fra le ragioni , che ei rende , per che 'Nettuno f offe detto Equeflre:& dice , che per qucflo nella flliria di noue in noue anni gittauano quattro caualli in mare à Nettuno . Et hanno anchora voluto alcuni , che il ca- ualloft confaccia à coslui,percbe così ci porta il mare da ogni parte le co- '., „ fé neceffarie^ome fanno i caualli . Onde Fìloslrato dipingendo due Ifo- Ictteje quali baueuano vna pianga fola tra loro commune,oue l' una por- tata quello , che cagliata da' coltiuati campi , l'altra quello ; che andana depr edando per il maretdice , che quitti fu drÌT^ata vna slatua di Tet- tano con l'aratro,& col carro , come di coltiuatore di terra ; volendo mo- slnve chi la fece , che da luì riconofceua.no le genti di quelle J fole etian- dia ciò , che dalla terra viene jma perche non par effe poi , che terre/ire lo baueffe fatto folamente,aggiunfe all'aratro vna prora dinaue, sì ebepa- reua,che T^ettuno nauigando araffe la terra . Et apprefjo de gli Elei iti Grecia fu certa Jlatua , come/criue Taufania , di giouanefen^a bar ha , che fi teneual'vn piede [opra l'altro, efiaua con ambe le mani appoggia- te ad vna hasla,queftafi vejìiua poi a certi tempi bora con ve/te di lino, & bora di lana ; Et fu ella creduta efiere di Kletttmo , che portato quitti di certo altro luoco della Grecia }fu poi hauuto in grandiffima riueren'^a da tutti delpaefe > benché non 1s{ettuno,ma Satrapefoffe nominato.Veg- gonfi anchora due medaglie antiche > l'vna di Vefpefiano , & l altra di Adriano, nelle quali è laìmaginedi 7S{ettunQ fatta dguifa dihuomo% cheflà in pie tutto nudoyfe non che dal fini/ho homerogli pende vn pan- no , £f ha nella deslra mano vna sferra di tre correggie , tenendo il tri' dente in alto con lafinìfira. Et in certa altra medaglia pure antica. T^et- tuno è benfatto nudo , & dritto in pie, ma che ha la finiflra alta appog- giata al tridente 5 porge vn Delfino con la deftra , e tiene Ivno de i piedi fopra vna prora di nane. Oltre di ciò volcuanogli antichi , che delle Cit- , tà le porte fofjero dateà Giunone }kroccbe9& lefortei^eàCMinerua,& d^Necfu* Nettuno le mura,& i fondamenti, come nota Seruio,oue Virgilio fa, che no . Venere mo/ira ad Enea la rouina di Troia non effere reparabile , perche Virgilio. quefii Dei vifiaffaticauano d metterla in terra , rouinando ciafebeduno quello tche erafuo, & così gli dice ; Qu) , doue vedi , che gli alti edifici J{otti , e disfatti in terra vanno, e'ifumo Conpolue mifto cndeggkfin'al Cielo» Tfettun col gran tridente faiot e , e abbatte *t* 2 Le 1S8 Im agini de iDd te mura , e da' profondi fondamenti Le futile , è la Città tutta roina . Ennofìgeo Et per queflo egli fu chiamato dateci SnnofigeO , che viene adire Terremo- concufìote della terra, -volendojche lo fpauenteuole Terremoto veniffe da Nettuno!? '*' ' & f°ffe fatt0 ^ moumento ^e ac1ue * "Per l* 1ua^e cofa quelli di Tejfaglia diJfero,cbe T^ettuno haueua dato eftto all' acquette allaga- vano prima tutto quel paefe circondato da ahi monti , perche fcuotendo la terra aperfefrà quelli vna affai larga via al fiume Teneo , come reci- ta Herodoto , & dice,che à lui pare^che la feparatione di quei monti non fia venuta da altroché dal terremoto^ che diranno fempre , che Vhab- -y . bì fatta T^ettuno tutti quelliji quali vogliono^che da lui venghi lo fcuo- quefti Dei cimento della terra, & le rouine , che nefeguono . Queflo ho detto , non vedi nella perche ferua molto alla imagine di Ts[ettimo}ma perche moftra j che egli prima figu fcriue affai àdifegnar e il terremoto. *Da coftui non fu molto diffimile ra a carte /^ ìmagine dell' 'Oceano : qual difiero gli 4 uichi padre di tutti i 'Dei, Oceano ^ intejo per lui oltre al mare difuori,che circonda tutta la terra , l'vnì- uerfal potere ancho dell'acquarla qual voleua Thalete UWilefio , chefof- fc fiata principio di tutte le co fé j da che prefero le fauole occafione di chiamare l'Oceano padre de'Dei ; & gli diedero perciò moglie , che fu Thetide. xhetide Dea parimente , la quale partorì vn numero grande di Dei mag- rini y di Fiumi) di Fonti, & di T^ijife . Era vecchia , tutta canuta , G? bianca , onde i Toeti la chiamano Jouente madre , & veneranda,^ di tal afpettoft può mettere col marito, che fu , come rifeiifce il'Boccaccioy di- pinto Jopra vn carro tirato da "Balene per l'ampio mare, & gliandauano i Tritoni dauanti con le buccine in mano 5 i quali haueuano la parte difo- pra humana,& quelli di [otto di Delfino,o di Tìalena,come vuole Fornu- to,& d'intorno l'accompagnauano molte 1^infe,Gr lo feguitauapoivn Proteo, numerofo gregge di beftie marine fatto la cujìodia di Troteo,cbe ne era il paftore * & fu parimente vno de i 'Dei del mare , che prediceua fouente altrui le co fé à venirejma non lofaceua però fé non sforato , &ccrcaua ancho di ingannare chi voleua fargli for^a , mutando fi in diuerfe forme per v fargli di mano j perthe bifognaua legarlo, & tenerlo tiretto , D'odoro t fin (he foffe ritornato alla fua prima figura , cheallhora poi rijpondeua di ciò, che era dimandato . Di cofiuifcriue 'Diodoro , che egli fu già elet- Proteo p- to J{e in Egitto , come ilpiufauio , che fi troUaffe allhora in quelpae- che in é\-fe,èr perito in tutte le arti,con le quali e'ifi cangìaua à fuo piacere in di- uerie tot- ^rfe forme ; che Venìua forfè à dire apprejfo di quelle genti, che egli fa- peuaconlamcltafuaprtiden^aaccQmmodarftà tutte le cofe. Eti Gre- ci voi- Degli Antichi. li. Imagtnì dì Eurìnome > gx7 di ^Decreto Dee marine Piena figliuola dì TProteo l'altra madre dì Semìramì>fi- gnificantì Improprietà dell'acqui, & li effetti > $ acci- denti che fi reggono di quelita . i$o ImaginideiDei civolltro, che cìofojfe detto di proteo per la vjan^a 5 che haueuano ì l{e in Egitto dì portare, quando fi mojìrauano in publico^ fu l capo come per infegna di B^è, quando il dinanzi di vn Lione,quando di vn toro, ò difer- pente,& alle volte vno arborea qualche pianta,& altre vna fiamma di fuoco,come che in quel modofojfero più rifguardeuoli. Finfero dunque i Cjreci,che Vrotheo così fi cangia/le in diuerfe forme,come effi cangiavano la infegna reale . Legge fi anchora3 che egli fu Signore in Carpato Ifola, dalla quale è cognominato il mare Carpatio,di verfo l'Egitto : &, perche quejìo mare bà gran numero di Foche-, chiamate altrimente citelli mari- ni, perche hanno le parti dinan \i con cuoio, & pelo di vitello, & di a krè Paftore difim$* beslìe,fi: finto che Trotheo foJfe,come diffi,paslore,& cuslode de i greggi ma greggi dell'Oceano. Del quale fu anco detta figliuola Eurinome-,penhe rmi. Homerofd,che ella accompagnaTetide, quando va a trouare Folcano, fé fiunnome ysne quaichuno ha vo'uto crederla pia tojìo Tfiana^ome dice 7}anfania ; che non fi confà però punto al fuo fimulacro, quale era in forma di f emi- na ìldìfopra-)& Udì fotto dipefee legato attrauerfo con catene d'oro. Que ftafu certo Tsfume adorato nelC<^s£r cadia da Figatefi in vn tempio a i lo- ro fantijfimo,qual non apriuano,fuor che vn certo dì dell'anno, & allhcra celebravano folenne fefla , & facevano molti facrificij inpublico , & in priuato . E mi riduce a mente certa altra Dea fauolofa , come la chiama Decreto. Tlinio, nomata Decreto dagli antichi, che fu parimente tutta pefee , dal Diodoro ^apo in fuori, che era di donna . *Di cosici fcriueT>iodoro , che ella fu prima l^infai& che fatta grauida fenica faperfimai da cui, partorì Se- mirami con grauiffimo fdegno di hauere perduta la virginità , perii- che gittatafì incerto luco della Siria > fu poi come Dea adorata nella forma . , che io dìffi , da quelle genti , le quali non hauerebbono po- feia mangiato più percofa del mondo pefee alcuno di quel laco ; perche Jlimarono , che tutti fofiero confecrati a lei . (JUà ritornando all'Ocea- no , per dichiarare il refio della fua imagine ; il carro mofira > che egli va intorno alla terra > la rotondità de Uà quale è mofirata per le ruo- te , & lo tirano le "Balene 5 perche quesle così feorrono tutto il mare » come le acque del mare circondano tutta la terra , & fparfeui per den- tro anchor a s ne occupano la maggior parie. Le T^infe poi vogliono fi- gnificare le proprietà delle acque , & gli diuerfi accidenti , che fpefto fi veggono di quelle : le quali da gli antichi furono intefe non folamente (otto il nome dell' Oceano , diTS^ettuno , diTetìde > dilforiday di i^fmpbitrite > & di altri Dei del mar e , ma di o^ che ho ancora . "Benché vogliono alcuni,che quelli fignificaffero la natura delle acque J a- late , # per cojìuifi intendere delle dolci , come fono quelle de i Fiumi > li quali Degli Antichi. 191 quali da gli antichi furono parimente adorati,^ fatti in forma huma- » na . &' Zefiro quattri hj enti principali , (gjr di Orìthia & Flora l'vna moglie di Tlorea > l'altra di Zefiro > che dimostrano li effetti de detti <~ventì mentre foffiano>& dominano nelle fi agionì & ptefijò ttop ofli al lor Jojfiare . De gli Antichi. 191 Spiega l'ali gua^pfe T^oto , e viene Con vifo ofcuYO > e carco difpauento , Le bianche chiome fon di pioggia piene , E di nembi il barbuto borrido mento , La fronte cinge denfa nebbia , e tiene Il ciglio graue al tempeftofo vevto, (iti bagnan l'acque ogni bor le pi ume,eH petto, 7^è mai ferena al nubilofo af petto. Et de ì quattro che io diffi, il ter^o è detto Furo , ò Léuante da no ftrì, ^ut0t che fojfia dalle parti dell'Oriente, & fifa tutto negro per gli Etiopi , che fono nel Leuante 5 d'onde egli viene ; & fi dipinge con vn fole infocato fu l capo , però che , fé il Sole , quando tramonta > è roffo , moHra , che queflo vento ha da /off are il dì , che vien dietro , come fcrifìe Virgilio . 1 L quarto,il cui lieue fpirarefì fente con vna aura tempratale foaue dal- li Occidente , è Zefiro^ Tonente fecondo i moderni , il quale perciò dipri- Zefiro. mauera vejìe la terra di verdi herbe , & fa fiorire i verdeggianti prati. Onde venne,che lefauole lo /infero marito di Flora, che già'dicemmo ado- Flora . rata da gli antichi come Dea de i fiori, la imagine della quale fa di bella l^infa-.onde ellaflcfìa^quando racconta adOuidio le ragioni delle fue fe- fienosi gli dice della bi llc^a fua. E per modeHia non ti dico , s'io Foffi bella : ma bafta , che fui tale , Che vn 1)io non ifdegnò , fol per hauermiy Venire à farft genero à mia madre . Tortaua ghirlanda in capo didiuerfi fiori , & vefìe parimente tutta dipinta a fiori di colori diuerfi; perche dicono^ebe pochi fono i colori , de i quali non fi adorni la lena, quando fiorifee .' Et di Zefiro fa Filo/irato vn difegno tale . E gli è giouane di faccia molle ,& delicata , ha le a- lì à gli homeri , & in capo vna ghirlanda di belli,e vaghi fiori . 7^è pia dico de i uenti,ma ritorno a i fiumi,li quali dagli antichi furono parimen te (limati cDei,ò TSlumi}come fi voglia dire,& gli pregauano con folenni votile faceuano loro facrificio non meno che à gli altri, & foleuano offerir- gli de i capegli tagliatifi perciò con certa cerimonia, & lo faceuano tutti ì Paufanfa . Greci per antico coflume, come dice Vaufania , che fi può raccogliere da F^0^rat0* Bomero, quando mette , che Teleofa voto al fiume Sperchio di tagliarft £ b i cape- Imagini de i Dei ìmaginì dì Ce fi fio > ffi del l?o fiumi quello dì Grecia, quefio d'Italia ., & d'vngìouanetto che tagliatìfilì ca- pelli a quello li offerifcejg) dinotano la natura & tmpe to de fiumi con il lor mormorio^ tortuvfi -cor/o . t)c gli Antichi. W i caperti-, & darli a luì, fé achille ritorna /ano , & faluo dalla guerra di Troia . Et nel paefe di jltbene a Cefifo fiume era certa slatua di vn gioumetto , che fi tagliaua i capegli per dargli a quello . frano i fiumi ■ fatti in forma di buono con barba , e con capelli lunghi , che fiia già- cencio, & appoggiato fopral'vn braccio, come dice Filosìrato , quando dipinge la Thefjaglia , perche non fi lieueno i fumi mai dritti in alto-3 C5* alle volte arie bora , & per lo più , fi appogia fopra vna grande vr- na , che verfa acqua , & però Statio così dice dì Inaco fiume , c^inacho. pajfa per la yrecia . \ Statio. Inacho ornato il capo di due corna Sedendo appoggia lafmiHra alTvrna, Che prona largamente l'acque verfa. Et fan fi con le corna ì fiumi dice Seruio,ouero perche il mormorio del- l'onde rapprefenta il muggiare de i buoi, ouero perche reggiamo fpejfo le ripe de i fiumi incuruate aguifa di corna. Onde yirgilio,Que chiama il Virgilio . Tebro I{e de i fiumi della ?talia,lo chiama cornuto ancora, & così lo di- Tebro . pinge quando falche ad Enea. Tra le populee frondi par mojlrarfi (jiàveccbioyrìnto gli bomeri,& il petta Di verdeggiante veloce ombrofa canna Cuopre,e circonda le bagnate chiome. Et del Tò chiamato Eridano anchora dice in vn altro luoco , che ha la Pò fiume « faccia di Toro con ambe le corna dorate . Oue Trobo efpone finger fi il Tò Probo . con faccia di Toro,perche ilfuono7che fa il corfo fuo è fimile al muggito dei Toriy& le ripe fue few torte come corna,& Eliano parimente faiue, Eliano. che lefiatue de' fiumi Je quali da prima erano fatte fionda alcuna forma, furono pof eia fatte in forma di Bue. Come fi legge ancho apprefìo di Fe- fio Tompeoyóue dice>cbe i fimulacri de i fiumi erano fatti in forma di To rijcioè con le corna,ptrchc fonofierì£3 atroci come i Tori. Oltre di ciò co- ronauano gli antichi i fiumi di canne,perche la canna nafce/J crefee me- glio ne i luochi acquofi,cbe altroue>& quindi venne che Virgilio fece,co- me diffi purmòjl Tebro bauere il capo coperto di canna. Et Ouitiio raccon tando la fauola di K^yicigià mutato in fiume ^quando Tolifemo gli htbbe A ci fiume. gittato quel fajfo addofio , che lo febiacciò tutto , fa così dire à Cjala Ouidio . tea di lui. Bb z Subito ip6 ImaginideiDeì Subito fopya l'acque tutto apparite Jlgiouinetto fin alla cintura. Et in altro mutato non miparue, Se nonych'era d'affai maggior flaturd. Et il color di prima anco difparue, Onde la faccia già, lucidale pura Verdeggia^ ornatoèd'vno, e d'altro corno Il capoycui va verde canna intorno, Vedefiperò à I{oma in Vaticano vna flatua del Tcbro , che non ha le cornarne il capo cinto di cannerà di diuerfe foglie 9& di frutti polendo forfè in quel modo moflr are chi la focena fertilità, &l'abondan^a, che fa quefto fiume in quel paefe}nè lafcio però cofiui in tutto la fintone de i Toeti , perche gli pofe vna canna in mano . Quando appreffo di Ouidio Achtìoo. lAcheloo racconta à Thefeo il rumore , che ei fece con Hercole per Dcia- nira , dice , chefià appoggiato fopra l'vno delle braccia, & ha cin- to il capo di verde canna & è con vn manto pur verde intorno>& non ha due corna come gli altiijna vro fidamente , perche l' alti o gli fu rotto da . Hercole, fecondo lefauoleyil quale pieno di diueì fi fiori ,<& frutti fu poi do- Cor.no nato à quelli di Etolia , che lo- chiamarono corna di douìtìa . Et fu così finto , come recita Diodcro , perche Hercole con non poca fatica torfe vn ramo di quel fiume dalfuo primo corfo , & lo riuoltò in altra parte , la quale ?oue era da prima arida,& non fruitaua,diueme per l'acque,che vifpargcua fopra alle volte quefto fiume con riucltato ramo , fruttifera Jopra modo . Et perciò fono i fiumi deferitti diuerfamente da' Voeti , ri- f guardando cffitalbora alla qualità delle acque , & al corfo loro , & talìhora alla natura delpacfe,per lo quale pafìano . Onde è , ebeferiuen- do Taufania dell'arcadia dice ? che in certa parte del paefe fono alcune jìatue de ipiu nobili fiumi £$ celebrati da gli antichi,tutte di bìanchiffi- Kiicfiumc mo marmo > eccetto pero quella del "tylo , che la ha di pietra negra . Et foggìonge poiché ragioneuolmente fu fatta la slatua del K(ilo di pietra negra , perche ei correndo al mare, paffa per gli Ethiopi gente tutta ne- gra . Luciano ferine, che dipingendo quelli di Egitto il K{ilo , lo mette- vano a federe fopra vn Crccodilo , onero fu vn cauallo Fluuia tile, qua- l'è certa bestia da quattro piedi , come la deferiue Herodoto, della gran- dei^a di vn gran Toro , & ha la tefla come i buoi , il nafo fchiacciato , come le capre , le crine come di cauallo, & la voce; gli denti infuori, & imertigla coda fplendida>& il cuoio così groffofó àuro,che quando è fé:* co , De gli Antichi, ìmagine del Dìo Zlertuno Dio de pen fieri humanì, de 'Il 'annone gli borii, mutatore dì dmerfe faccie , ìntefo anco per il fiume Tebro, et imagine del fiume Nilofèden te /òpra <~un'H ippopotamo ^Animale proprio diquelfiu, ine con molti fanciulli > che dinotano li gradi delcrefcere del detto fiume > ffl che fono fino fé deci cubiti per ordi- nario . io# I nug in idei Dei co,nefano dardi; & fu detto quejio animate da' Greci HlppopotamO >& glifaceuano intorno alcuni fanciullini, li quali tutti lieti fcher^auano , come fi legge anco apprefto di Tlinio y il quale fcriumdo di certa forte di marmo duro , e ro'^o come il ferro, dice , che Vefpafiano poje nel gran Tempio ddla '•Tace vnaflatua del 7S(j7o la maggiorcyche ffje mai vi/ìay con fedeci figliuolini , che gli feber^auano intorno , & fignificauano 9 che le r.cqut dì quel fi urne al maggior crescere , cbefacefjero , arriuauano fino alTalteT^a di fidici cubiti . Legge fi anchora , che la (ìatua di Vtr- titno pò fi a ndfoYc fumano rapprefentaua il Te ho , ede prima pafiaua quindijnafu poi riuoltato in altra parte , & era adornata di fiori y & dì frutti per mostrare , come aiffi pur dianzi tla fertilità de i campi a lui "vicini . 'Benché fu Vertano anchora creduto vn Dio , che fvffe fopra à gli Immani pmftért] & chef mut affé in diuerfe 'fórme , perche fpeffi» mutano gli huomini pen fiero. Et alcuni lo differc il ^Dio dell' anno >il qua- le fecondo le ftagwni piglia diuerfe faccie , & agli huomìni porge occa- . fwne di fare quando vna , ££ quando altra coja , come dice Tropertio , il Propertio. ^ Ym^e \a ragione del nome fio , & infieme lo deferiue così bene, che non dando à me V animo di dirne piàynè meglio, porrò foto quello che ti ne dice f tirando al volgare alcuni Cuoi ver fi in quejio modo . V E II T V 2^ 0 . Lstfcbe ti marauigli di vedere . Tante forme in vn corpo }fe mafcolù Che fta Vertuno tu potrai fapere . Qua venni di Tofcana , oue da molti Vifitato non fon , né mi dìer mai Tempi y con auhi, b confoperbi volti . Di ehe punto non curo , perche affai Mi baUa di veder il %oman foro , Et vnquad altri honor non mi curai "Pajfaua di qua via col corfo loro L'acque del Tebrb già , come fi dice , Che in altra parte poi voltate foro . Ter che' l bel Tebro con lieto , e felice Succefìo alpopolfh-o volfe dar loco , E di ciò fu del mio nome radice . 0 che da l'anno , quala poco a poco Si va volgendoci Vertuno detto, E cori' De gli Antichi. ipp E confecrato anchora in quello loco . Qnafi che per me [otto l' burnii tetto Rjponga il contadino la ricolta , Che pofciagode , e per cotal rifpetto Vedi che circondato fon di molta Vua y che porporeggia , e la mia tejia £ tutta di mature f piche aiwlta . Et par che 7 tempo ogni anno miriuesla Secondo laflagion di dolci frutti , Che mi porge la mano al mio bonorprejìa . Terò qui vedii pomi già produtti 1)alperoafuo di/petto , che l'accorto Inferitor m'cjferfe , né di tutti €li altri ti vò dir bora , perche f corto *Da la mendace fama altra ragione Di nono del mio nome anco Rapporto . Ma tu , non quel, che dicon le perfone *Di me , ma quel ch'io slejfo dico credi, Ch'ai ver non fon tutte le lingue buone* La mia natura è atta , come vedi , K_sf trasformar fi in tutte le figure , Tommi in carrotà cauallo, ò fammi à piedi* Io mi confaccio a tutto , e fé tu cure Vedermi giouinett a delicata. 'Dammi feminil vefìi monde , e pure * Huom farò yfe la toga mi fa data , E faro con la falce vn metìtore , S'haurò difien la fronte coronata.. Veslito d'arme già non poco honore Ver quelle ho meritato , sì pareua *A tutti dìiofoffi huom di gran valore 9 Et chi l'arme d'intorno poi mi leua , E mi vcfie da grane litigante , Taio nato a le liti , e fé t'aggreua Vedermi sì feiiero , conuiuante Quaft ebbro mi vedvaiyfel capo m'orni Di rofe , e che gioconde , e lieto cante . Tarroti 'Bacco poi , fé tu mi adomi 'Itela mitra , eh 'ei porta , e giurerai Che 200 ImaginideiDci Che veduto non hai vnqua a tuoi giorni Che pia Febo adornigli, fé mi dai L'arco , e la cetra , & vngran cacciatore S'haurò le reti tu mi crederai . tJMi dirà ognvno vago vccellatorg Simile a Fauno^he mi Veggia in mano La lieue canna;e che ? non mi dà il core *Dì mo\ìr armiti ancor à mano à mano Vn dotto auriga , e fimile a chi regge f correnti deHrier con forte mano i Infomma non ha termino , né legge jllcunail mio cangiar mi in varie forme , Qualfò sì benychsalcun mai noi correge . S'io vorrò jfaròfìmile a chi l'orme (guarda de i vaghi gre ggi,e degli armenti, Ouerfarommi a vn pefcator conforme . E quel y che fa più forfè che mifen ti "Nominar fpeffo , è che de i ben colti botti I bei frutti mifonfempre prefenti . Come la Zucca , e'I cauol con ritorti giunchi legato tene notano ancora 1 cocomeri , quali mi fon porti . Et ti concludo che quanto orna , e infiora \ f lieti prati ? tutto m i vien dato , Et perche mi rìuolto adhora adhora Informe aflai, Veruno fui chiamato» TLP- .De gli Antichi. 201 P L V T O N E. Eriche nella partigione , che fecero fra loro dell'v- niutrfoi figliuoli di Saturno , toccaffe alCvna il re- gno del Cielo , all'altro , quello delle tacque , & al ter%o quello deli f riferito, fecondo lefauole , che vie- ne a dire, come lo raccontano le hiflorie,che (fioue heb- be le parti dell Oriente fiutone dell'Occidente, e 7<(et- tnno le l/ole del mare : nondimeno pare, che ciafeheduno di loro babbi che fare per tutto , onde Tatuino appreffo di Virgilio minaccia i Venti , perche fen^a intendere il Juo volere hanno hauuto ardire di turbare il Ciclo,& la terra-, & Giouefouente mette ordine alle cofe dell'inferno; & Tintone parimente al^a il fio potere fino in Cielo : da che vien detto che Gioue ha il fulmine con trepuntefbjettuno iltridente ; la imaginc di co- sini, lo porremo talhora di potere pare al Sole,& talhora ftmile alla ter- ra , ma farà egli però il T^dell'InfernOy come che quiuipiu,cbe in altre parte valeffe il fuo potere , ouegouernaua le anime vfeite già de' corpi de' mortali . Et,accioche a ciafeheduna foffe dato luoco , & pena fecon- do i meriti Jiauauatr e giuUijf mi giudici a aio deputati, Eaco l'vnOyl' al- tro %adamante , & il ter^o Minos,che,come fi è altroue detto, furono fi- Giudici gliuoli di Gioue , & di Europa l'vno, & li due di fioue hanno chi di- ce bene,& chi male di loro ; & perciò molte anime empie , & mahtagie hanno ardire di prefentarfi ai Giudici tome buone , perche cuoprom la malti a gita loro conia bellezza del corpo , con la nobiltà delcafa- to , & conia fplcndidezj^a delle ricchezze : né mancano loro tesli- monif quali dkano,che in tutta la loro vita furono fimpr e buoni ' , & giu- sìi . Onde i i modo che igiufii Giudici quando fé le veggono dauanti , non diman- dano,ttè vogliono fap ere chi furono, ma guardano quel, che fecero mentre , the fletterò al CMondo , & fecondo quello le giudicano ,& manda- no al meritato luoco , o delle pene ., ò dei piaceri, QuifeguitaVla- tone dicendo qual fiano le anime > che per lo più vanno al luoco de i dan- nati,& quali à quello de i Beati-.ma non lo riferirò già io, che mi bafla di mqueflo che ho detto, per far vn poco di difegno de i tre (j indici dell' Infer- Dan te . moJe ' V*a^ '-Dantepare bavere. figurato xJMinos informa di bejlia,per- cioche De zìi Antichi. 20 { cloche nelfuo Inferno « lo mette con la coda}& loft rìnghi are, come fan- no a punto i cambiando dice ; Stanti: tjlfinos borribilmente e ringhia , Ef amina le colpe ne l'entrata Giudicale manda fecondo , efrauingbia» Dico > che quando l'anima mal nata Gli vien dinanzi , tutta fi confejfa , E quel conofcitor dille peccata , :■..'" Vede (mal luoco d'Inferno è daeffa / Cignefi con la coda tante volte , Quantunque gradì.vuol , che già fa meffa . Et per cojlui vogliono alcuni intendere iUimor dimenio, chehì ciafche Minos che duno nell'animo de i propri] errori,ilquale del continuo lo trauagliajo ac- lignifichi . cufa,fe non ad altrì,alla confeien^a propria f & li mofira ilfupplicio, & le pene , di che lo fan meriteuole i commeffi peccati . Et quindi viene , che fonOyCome diffi , tre giudici in infèrno , per lo quale è fiato intefo que- Ho nofiro mondo , oue regnóTlutoné , che dalle ricche ^^e fa così nomi- natoappreffo de i Greci , con ciò f offe che per lui intendejfero la terra, dal- Plutonep- la quale traggono ì mortali tutto quello, che hoggipiù fi appresa . Et ■ R.e dc l'hanno dimandato Dite i Latini per la medefima ragione, cioè perche da lui venghino le ricchezze , lequdli latinamente Jono dette con voce à quella molto fimile , ò come vuole Quintiliano ,fà così detto per contra- rio fenfo , quafi che egli nonpofja effer ricco , effendo che i morti fono ere- dati priui di ogni ricche^a . uka lafcìamo quefle fpofitioni da parte , iT quello anchora,che ne dice,chc Tintone fu T>io,b ^ de i morti,perche trouo le pompe funerali^ tutto quello,che intorno a i morti fifa, Sfac- ciamo ritratto di lui fecondo lefauole , le quali lo fanno flore in ìnferm fedendo come Refopra vn alto feggio;& così lo deferiue Claudiano,quan- quuj- do racconta , che egli manda t^Mer curio à Gioue à dimandargli moglie , no . come 1$ battemmo pregato àfare le Turche . Sopra de V infermi borrendo feggìo , Con mae/là Dite fedeafi , tutto Horrido , e d'atra nebbia il capo cinto , lo Scettro rugginofo in man tenea . CWartiano parimente gli dà la corona , come à I{e , quando lo deferì* Ce a neh- '%" ^TT^ 204 Invagini dèi Dei 5 * Magmi dì ^Plutone Dìo delt Infervori Trojerpina fua moglie >di Eurìmone dìuoratore delle carni de mor- ti > di Cerbero cane trifauce cuftode dell * Inferno s tolto per il Sole nel tempo del sverno, nel quale la virtù della terra fta in fé rìftretta> et Proferpìna e intefaper la ter rajl cane per le tre co fé nece(farìealfeme9ilnafcere^crt^ fcere>& perfetionarfì* De gli Antichi. 20? ite ìnftcme con lì fratello j^€ttuno,dicendo.che egli èdi colore fofco, & hd , .. in capo vna corona di negro bebeno tinta della fcure^a della ombrofa pjutone. notte . Lofcettro, che tiene in mano , medefiman ente lo moflra I{e , & è piccolo , perche moflra il "Regno di queflo baffo mondo , che così l'efpone Porfirio ^ corner ì ferifee Euftbio , 0 intende [otto nome di Tintone il C°ronadi Sole , detto I{e ddCinfcrno , perche poco fi moslra a noi nel tempo del- utone* l'inuerno : maflafene per lo più con quelle genti , le quali fono nel- la parte di [otto del mondo , fé pur è vero , chenoijìamo in quella dì fopra , perche ejfi l'hanno intefa altramente , come riftrifee Seruio , che Scettro di Tiberiano fcriffe ejferegìà venuta vna lettera da gli antipodi portata Plutone. dal vcnto,laquale incominciaua così . Tsjoi che fumo di fopra , /aiutia- mo voi, che cifete difotto , Et ^Arijìotcle parimente mostra con ragio- P'utonep ne, che ftamo noi quelli di fótta . Ma queslo niente ferue al propofito no- llbole° Jiro; baila;, che Plutone ^intendendo il Sole per lui, è credoto flarefotter- ra tutto il tempo, che non appare fopra il no/he oriente , & tiene foco la tapitaProferpina,che moslrala virtù del feme , perche queflo allhoraflà Proferpi— ferrato nel ventre della terra , Egli ha vn'elmo,come dìffe Homero,Tlu- na * tone,& Hogino , perche lafommità del Sole a noi è occu Ita . E fecondo le fauole l'elmo di Vlutone , ò di Orco , che Plutone fu detto anchora Orco , rendeua inuifibile chiunque lo portaua in moio,cbe vedendo lui gli altri , ei non era punto veduto . Et dicono^he Perfeo l'hauea, quando tagliò il capo à L7lledufa,& che con queflo fi nafeofe dalle for elle di lei, che gli fu- rono fubito dietro , & lo bauerebbono trattato male, fé non era lo elmo di Onoratogli da LMinerua , la quale apprejfo di Homerofe ne feriti pari- mente per non effere villa da CMarte a combattere contra Troiani, il , cane Cerbero con tre capi,che glifià a'piedÌHomefcriue etiandìo Fulgen- Fu °en0 *„ tio , ilqual chiama Plutone prefide, & cuflode della terra, & lo fa cir- condato di ofeure tenebre cop, vnofctttro in mano ,fignifca la inuidia ne i mortali,nafcere di tre maniere , cioè , ò per natura, ò per cafo , è per acci- dente-fiuero ancho,come vogliono altri, che tre cofe fanno dibi fogno al fe- me , fé debbe produrre il frutto: prima,-che fia f par fa in terra, poi che qui- vifia ccperto,& vlt imamente the germogli . Pindaro finge , che Plu- tone habbia in mano vna verga , <& dice , che egli con quefìa conduce le anime in inferno . Et alcuni gli pofero vna chiaue , come che egli così, tenga ferrato il regno delio inferno 5 che le anime colà già difeefe vna vol- ta non poffano vfeirne più mai . Onde legge fi apprejfo di Paufaniat Vauhnte* che nel tempio di Giunone in certa parte della Grecia fu pò fia vna tauo- la y nella quale erano intagliate molte cofe, & crani tra le altre Plutone , (& Troferpina co due Tiinfe ideile quali teneua l'ima co mano vna palla\ Ultra, i\ . io6 ImagmideiDei Chiaue in i'a{tra vna chiane ,perche, (foggiunge efSo Taufania) la chiaueè infe- Plutone. &na ^l ^uioììe ì conciona che et tenga ferrata la cafa infernale in modo , che quindi ninno può vfcire . llcbe diede occafwne alle fattole di fingere, che Cerbero fi ia alla porta dello inferno ,nè latri fé non a chi tenta di par- Seneca* tire/pauentando quiui le anime perdute, come dice Seneca defluendola in quejìo modo» fi terribile cane , che à la guardia Sta del perduto Regno , e con tre bocebe Lo fa d bombii voce rifonare, Porgendo graue tema a le trifle ombre, Il capo , e'I collo ha cinto di ferpenti , Et è la coda vn fero 'Drago , ilqualc Tifchia , s'aggira , e tuttofi dibatte « Apollodó Così l0 deferiue anco ^Apollodoro ,• (e non che dice dipiù^ che ipeli del £5 ce d°lf0 fom tutti ferpentelli. Et Dante così dice del mede fimo . Cerbero fera crudele , e diuerfa Con tre gole caninamente latra ,Soura la gente , che quiui e fomerfa* (jli occhi ha vermigli , la barba unta , & atra , li ventre largo , & onghiate le mani , fy affagli fpirtì , gì' ingoia , & ifquatra, tìefiodo. Hefiodo lo fece con cento te/le , & diffe , che era il portinaio di fiutone, & che faceua carene à tutti quelli , che entrauano in infer- no, ma a chi voleua vfeirne fi auuentaua fubito , & lo diuoraua . Il che fi confà molto bene al fuo nome > perche tirandolo dal Greco , Cerbe- ro viene a dire , che diuora la carne . Et per queflo hanno detto alcuni , che per lui fi intende la terra , la quale diuora gli corpi morti . Et vn fìmile fu fra gli 'Dei dell'inferno in Delfo , chiamato da quelle genti Eurinomo Eurinomo , ilquale era creduto mangiare la carne de* morti in modo, che nelafciaua l'offa tutte nudejome recita Taufania,che lo deferiue tut- to ne griccio , & del colore delle mofche Jlar à federe su vna pelle di a- uoltoio y & mostrare gli denti. Hanno anco voluto alcuni , che per Cerbero fi intenda queflo\ nostro corpo , il quale fi mostra gìaceuole a) chi entra in inferno , cioè fi dona à i vitij , & a" lafciui piaceri , & grida poi a chi ne vuole vfcire , cioè lafciare quefli , & darfi alla Degli Antichi. 207 alla virtù . Et così l'intejc forfè Virgilio,quando fccesche quella bcjiict fi leu affé centra Enea andante in inferno, il che fé ben pare effer contrario a quello, che di leiferifiero HeJiodo,& gli altri, dicendo che ella fi moHrì piaceuole all'entrata a chi vàtnon è però; perche hi fogna auuertire , che tutti quelli , liliali fono andati in inferno, non vi fono andati per vna mtdefima cagione , né ad vn medefimo fine , perciò ne fono anco auenutì diuerfi fucceffi.lmp croche chi va in inferno (che altro non vuole bora di- Defcéders re,chc difeendere fra la perduta turba de vitij) per slarfenefempre fra all'inferno vitiofi piaceri , troua all'entrata Cerbero piaceuole , perche quesito corpo che figrùtì tace ,2? gode contentando gli fuoi lafiui , e di for dinati appetiti, magri- clu* da poi quando vede , chel'huomo vuole tornarfi indietro , & partire da quefìi per feguitar la ragione. Onde chi fa queflo viaggio per andare al- la confideratione de i vitij , accioebe fappi , come egli ha da fuggire , £5" farfi perciò più fpedito alle operationi virtuofe,come fece Enea,troua Cer bero,che gli fi kua conira,chevìen adire , che l'appetito fenfuale grida, perche vede di non potere godere quelli piacer i,che più de fiderà . Et per quesìo ancora fu finto , che Hercole aniaffe in inferno , & quindi ne tra- luffe Cerbero legato > come figura dell' buomo prudente, il quale lega , & flringe quefli fenfi del corpo in modo , che facilmente fé gli tira dietro fuori dell'inferno de i vitij gli guida per la luce delia virtù y & che Ti- ritoo all' incontro andato a leuarela moglie a Tintone , per contentare l'appetito lafciitOyVi re fi afte. mono da Cerbero perche chi tutto fi immer- ge ne' brutti piaceri , &viticfì , non toma poi più ad operare yirtuofz- 7ficnte,ma fa quelli fé ne muore . Hecateo fcriffe , come rifeiifee Tau- Hecatea, fania,che non vi fu cane alcuno di inferno, ma che ciò fa finto , perche in certa cauerna, per laquale fu creduto poter fi difendere in inferno ,flaua vn terribile fer pente , che f acena [libito morir e chi vi fi accofiaua,(& the queiìa fu la befiia3che t rafie Hercole ad Euri/ìeo d'inferno, alla qua- le Homero diede nome dicane folamente, ma altri doppohtilo chiama- rono Cerbero,^ lo finfero hauere tre tefle-.di chc,& di molte altre cofe,che reflano di quefìa beflia^non dico più per bora , perche farà più a propofito metterle poi in certa frittura, che ho g'àrìifegnata dell' animaimari- iorno a 7Jhitone,del quale Seneca faritr atto in quesìaguifa dicendonella Seneca* tragedia di Hercole furiofo. Con maeftà terribile , e crudèle Siede Tluto feuero , e trisìo in fronte^ tJAla non tamo però , che non fimoflri Tur anco in parte fimilc a fratelli. 20S ImaginideiDel lì. nato del celeile feme . Il volto Tar effere di Gioue allbora , eh' egli Spiega l ardente fulmine ,eVofcuro J{cgno cofa non ha , ehe più tremenda Sia ci'efìo, poich'ai fuo tremendo af petto l'attenta ciò , che altrui [pavento porge . Carro di *A cojìui dettero gli antichi vn carro tirato da quattro ferorifjìmi cg- Plutone mfli negriyche fpìrau ano fuoco, nominato Orfneo} Tone-fh{itteoy 0? \jjf~ laftore, che tanti ne mette Claudiana y benché dica il 'Boccacio, che erano tre folamente , & che'l carro parimente non haueua più ài tre ruote 9 volendo moftrau in queslo modochi lo fece^quale fia la fatica ? & il pe- ricolo di coloro,che cercano arricchire , & la incertitudine delle cofe ven- Dio delle thY€ . percfyt fa toljero anco per lo Dio dellericchc^e, 'Ben che ne ha- ' uefferovn altro ancorai Cjreci dei Dei delle ricchezze Jl quale beve htb ^ L}f? " he qmfi vn msdefimu nome con quefio , perche lo chiamarono Vluto ; fu iane però diuerfo da lui , almeno di imagine ; perche udriflofime le deferiue huomo cieco 5 & dice , che Gioue gli cauò gli occhi , accioche ei non po- tejje cono/cere gli huomini da fane,dotti>& modesli, perche moflraua fin da fanciullo di amargli tanto, che andaua dicendo per tutto di volere uciano. ftayt fempre CQn quelli. Luciano parimente lo fa non folo cieco , ma anco \oppo , <& che v adi con lettica talhora,etalhora che fia tutto fpedi- to , & veloce nel carminar e . Tercioche dicefi , che nel dare le ricche 7^e a' maluagi , egli è prefto, & veloce, ma che quando le porta a' buoni Va a paffi tardi , & lenti , che è proprio anco della Fortuna-* . Et perà ferme Taufania , che fu vn accorto configlio di colui, che appreso dei Thebani pofe il Dio Viuto in mano della Fortuna,come che ellafia di lui madre,& nutrice . Et foggiunge poi , che non meno accortamente fece Cefifoto,fcultore eccellente, il quale fece àgli i^dftheniefi vnafiatua del- la pace , & le pofe in grembo il Dio Tinto , perche la pace è conferua- Stobeo . trice delle ricchezze , & le. guerre le diljipano . Stobeo nella compara- tion , che fanno di sé medefime inficme quefio Tluto^& la Virtù, fa che egli fi gloria di condur al defiato fine i defiderij degli huomini,e delnafce te fuo dice Hefiodo; che tfjendo vn certo Iafw amato dalla Dea Cerere,del loro congiungimento ne nacque Tluto , che fu poi totalmente felice in ogni fuo affare . che ad al tri anco foleua applicar quefìa fua felici- tà . Quefio interpretando alcuni , dicono della terra intefa per Ce- rere , congiunta con fafio , che fignifica lo agricoltore , ne nafee que- fio TlutOyche vien interpretato ricchezza , Efjendo che veramente dal' la Degli Antichi. 20? la fertilità del terrenoja quale fi fa col ben coltìuarlo, Vhitomo fi acqui- la ricebe^e > & beni . Tlutar co fatue , che appreffo de ì Lacedemoni} era il Ilio Tluto cieco,& chefiaua giacendo fempre. Et quelli di \Rbodo Ihaucuano chevedeua}& era con l'albe dorato, come fi raccoglie da Fi- Filoflrato loflratOy il quale dice , che Tluto Haua alla guardia della rocca dì quella ■ Qittà , dipinto con le ali, come quello, the dalle nuuole era difeefo dorato-, percheoro fu la materia , in che egli apparite prima ■> & con gli occhi, perche venne dalla diurna prouiden^a. Conciofia che dica,che nel nafei- mento di Mincrua piouue orofopragli l{hodu' , & ciò fi legge appreffa di Clauiiano ancora, cue egli lauda S ti! icone. La quulcofa , fu fecondo il l0 f10' mede fimo FiloHrato,perche ben conobbero quelli di Bjjodo C4/£ineruai& la adorarono , ancora, ma non come fi doncva fare , percioebe fen^a foco le fiacri ficauano, & però conce fic kro^ioucìa pioggia dell'oro. Oifaa quelli di \^4tbenefu data la Dea come a piti faggi , & che ne' fuoi fa- crificij vfarono il fuoco. Fu poi dato al Dio dell' inferno Tintone il Ci- prefìo , (3 de ir ami, & delle foglie gliene fecero ghirlande gli antichi, come di arbore trifia,& meHa,^ che ne i funerali era adoperata, ò fof- fé, per che come vna volta è tagliato, più non rigermoglia > oucro perche, come dice Varrone->circondauano de' fuoi rami il foco , che abbrucciaua i Varrone . corpi morti , accioche il graue odore degli abbruciati corpi non offende ffe quelli , che quiui ftauano d'intorno . effendo vfan^a de gli antichi , che i parenti , egli amici andauano ad accompagnare il morto fin al luoco ap- prefiatoper abbruciarlo) oueglifi metteuanopoi tutti all'intorno , & con alcune lamenteuoli voci rifpondeuano a certa f emina, la quale con dotta a prc^go per quefto piangendo gridaua , & fi lamentaua quanto poteva, & diceua anco talbora qualche bene del morto 5 né partìuanofincbe foflero raccolte le ceneri , &ripofie , bauendoallhorala feminala- feiato di piangere, & detto le vltime parole, che Unto valeuano, quanto farebbe a dire : Hora potete aniaruene . Et di rìdiamo herba; che vol- garmente fi chiama Cape!uenere,fu inghirlandato anco alle volte Tluto- ne . Et vi fono fiati di quelli etiandio, che g lì hanno poiìo intorno al ca- po di TS(arcifo , facendogliene pure ghirlanda , perche quefio fiore era Narcifofio creduto e ff ere grato d i morti, forfè per lo infelice fine delgiouanegià mu- re* tato in effo-findene faceuano ghirlande parimente ,come dice F ornuto, al- le Furie infunali . Quefle erano feruentì s & minifir e di Tintone , & ueniuano fpeffo a punire i mortali delle loro empie, & maluagie opere, b che a farne delle altre gli uraliano, & erano tre, i nomi delle quali fo- no eletto , TififoneieCTlfegera-t . Furono da gli antichi adorate pia perche non facejjero male, che perche hauefiero da fare alcun bene, come 1> d furono 2T0 ImagihìdeiDei furono ancho adorati i Dei Jtuerrunci^perche rìm,oueffero,& difcaccìafìe- ro ogni male , &per queflo [riamente dice Vaufania , che facriHcauano loro anco i Greci . Et il nome flejjo mofir a apunto la for^a del 1)ìo *A- uemtncOypenbe auerruncare già appreffo de i Latini era ilmedefimo, che rimouere , & discacciare . Rebbero dunque le Varie tempi] , & ai- lari \come gli altri T>ei,& appreso de i Greci gli ^Athcniefi le dimanda- vano le Dee Seucre,& i Sicionij le chiamarono Eumenide,cJ facrificaua- no loro ogni anno nel dì a ciò dtftinato,alcune pecore pregne, & oltre alle altre cerimonie le offerivano anco certe ghirlandate di fiori. K(eWiAcha- ia ancora h ebbero le Furie un tempio con fimulacri di legno affai piccoli , Tiel quale fé alcuno macchiato di qualche graue fceler aggine foffe an- dato , ancor che per ueder follmente , tome fi fa , diuentaita fu- bito forsennato , & pareua , che gli entraffe in cuore tutto lo fpauento del mondo ,& per ciò non vi Ufciauano andare per fona, come nota Taufania: il quale deferiuendo l'arcadia racconta anco , the in certa parte di quel paefe fu vn tempio , & un campo confccrato alle 1)ee Manie , le quali eipenfa che fojfero le Furie , perche diceua fi , che quiui Orette perde il fenno, & nùicntò furiofo hauendo ammalato la madre , & che indi non molto lungi fu certo paggetto chiamato il Dito , perche iui fi uedeuaungran Dito tagliato in pietra per memoria,che Orefieforfcnna- tofi mangiò in quel limo vn dito della mano . D'onde pafiò poi su certo altro piccolo colle poco lontano , otte trono rimedio al fuo furore , & in v- rì altro tempio delle Furie , le quali , come ti le haucua viHe tutte ne- ve già}quando incominciò ad impa^ire,ccsì le vide allibra bianche^ on~ de ritornò f ubilo in fuo fenno. Et fu perciò ojjciuato poi da gli habitatori del paefe di fare facrificio alle Dee bianche, & alle (fratie infiememen- te. Cicerone ferine, che i l\oma ni parimente ht bbero certo bojc betto con- fecratoalla Dea Furino+oue con folenni cerimonie ador aitano le Furie fi ft- mulacri delle quali haueuanofer pentì Jul capo in vece di capegli,che co- sì le finfe Efchilo innanzi à tutti gli altroché C hanno feguitato poi, come Seneca . riferifee Taufania. Onde Seneca finge ,che Giunone cesi dica, quando vud falche Hercole diuenti far fermato. Boy cominciate voi ferue diTluto^ Venite via con adirata mano Scotendo l'empie faci , su , LMegera (apo j e guida di voi , chorrendi Serpi fn vece di capegli hauete , leni La mesla face dal funereo rogo „ Ecm ■Alti- De gli Antichi. 2H Imagini di *Aletto, Tepfone, è ^Megera tre furie in- fernali punitrici del male, & di quello anco apportatri- ci, w te/è per trepajfioni de IT animo. Ira, zAuaritta, ftj Libidine scon la pecora nera a loro facrata>& con le tor- tore fegno di meslitia-.* . Dd ai* Imaginìdeipcì E con quella ne venga apportatrice 1)i lagrimojì affanni , e di dolore* Dante 'Dante dìce^che trouandofi egli nel profondo infernale drì^p gli oc- chi a certa torre . Oue in vn punto vide dritte ratto Tre furie infernal di f angue tinte , Che membra fermimi haueano £5 attOé E con Hidre verdìffime eran cinte, Serpentelli , e eerfle haucan per crine, Onde le fiere tempie erano attinte . Ma quali elle foffero pofeia nel refìofì può raccoglier da S trabone , il quale fcriuendo delle ffole Cr-affitéride dice, chcvna di quelle è babitata da huominl tutti di color fofco^veft iti contonkhé, che vanno lor infin'a i piedi ,e cinti atirauerfo ilpettì>ycon baflonì in mariò,fjmili apunto a quel- le Furie^che moslrano fpejfolc. Tragedie.sù lefce-ue . Ei Snida riferen- do di tfrtenippo £inic& riferirlo poi loro) the egli vfa uà l' b abito delle Furie- y,& lo deferiue, à.queslo n)odo dicendo , con vesle negra , lunga firìà terragne molto larga > & cinto attrauerfo ben sìretro ' con vna graffa fafciahaueudvn cappello in capocci 'quale erano difegna te le dodici figure del Zodiaco ,- (3 le [uè fcarpe eru)io , quali vfauano i recitatori delle Tragedieyporiando vn groffo baffone difraffino in mano; & hauendo la barba {che era fra propria) come di'Fihffo , anchor che quefta haueffe niente da fare con le Furie,come ancfodfi pub dire del cap- pello-.onde la vefle negrafolamente lungaJ3 cinta attrauerfo,& il baffo ne che baueua in mano faranno in rJMcnippo , fecondò Suida , la imagi- Strabone. ne del habito furiale , cornalo deferiffe anco Str abone . Quando fa lafciata ^yfriadna fui lito del mare da Thefeo,cbe fé n'andò via con Fe- dra , oue doppo l'cjjerft lamentata la mifera affai, voltatafi a] pregar ven- detta di chi I'bauea tradita , chiamò le Furie così dicendo apprtffo di Catullo. Catullo. Voi Furie , cb'à mortai de le male opre Solete dar le meritate pene, e crudeltà* Quafi che altri non fofìe , che meglio lopoteffe punire della fua im- pietà . Conciofia che gli affetti sleffi dell'animo fìano quelli,che più ci tra uagliano di qual' 'altra fi vogtia cofa, quando torcono dal dritto, & diuen- tano difo) 'dinati ; né altro fono in noi le Furie infernali : che di quelli in- teferoiToetì fotto il nome à\ quelle . Onde Lattantio così dice : Fin- J-^tantio fero i Toeti, che tre fojfero le Furie> le quali venifiero à turbare le menti che tire^ Immane , perche tre fono gli affetti , che tirano gli huorninià fare ogni male , fen^apure hauer alcun minimo rifletto , ne alla propria fama,nè alla famigliala che fi fcende>nè alla propria vita ; La Ira,che cerca vendetta;la Cupidigia, che brama ricche^e, & la Libidine, eh e ft dà in preda à dishonefìi piaceri . 'Benché ci furono quefli affetti dati da 1)io,perche a ben viuere ci aiutaffero,& perciò pofe loro la diurna proui- àem^ certi termini , oltre alti quali non pia cigiouano , ma ci nuocono ; perche mutano la natura loro,& di virtu,che erano prima,diuentano vi- tij 'fmperoche il defiderar di hauer fu aggiunto all'animo noflro , accioche fi procacciale ciafeheduno di confeguir quello^ che alla vita è necefìario . Fitgli dato l'appetito lafciuo , perche follmente à generar figliuoli l'ado- pr affé, & così per la continua fucceffione fojjeconferuatalab/tm.mapyo- le,& ordinato fu, che quando voleua, fi pottffe adirare, accioche meglio ca flìgaffegli altrui errori, e mette fte freno à quelli , lì quali fono in fuo po- tere,^ fi pigliano ogni libertà di far male. Quefli affetti dunque, & p af- fiori dell'animo noflro, mentre cheflanno nella natura loro , ne più oltre, paffxnodì qmlìo,à che furono ordinatici danno vita quieta, & tranquil- larmafe altrimente fanno , tutta ce la turbano , <& ci trauagliano à guifa dì Furie infernali . .Alle quali dauano gli antichi accefe faccllc in mano, per moftrare gli ar doriche nel petto ci pongono gli affetti, che io di/fi, co- me fi vedrà meglio anchora nella imagine di Ti fifone, de II a quale^ quan- do ella va per feminare odio, & difeordia tra gli empi fratelli Etheocle , C3 Tolinice,Statio mofìrando la letitia, che ella fentìua per lo andare ad Statio. operare cojafimile,fa ritratto in quefla guifa . T^on va più lieta altroue , b più veloce, ISlè sa meglio di questa alcuna via-» j 2s(c la' ve à l'alme peccatrici noce , V'è 214 Im agini de 1 Dei y*è bolgia tal , cb'd lei più grata fia . Mille Cerajie da la fronte atroce . Fanno ombra al volto fpauentofa j & ria , Scotto duo cigli in fuor pendenti > e cani Torti, & nel capo fbìntì bàgli occhi proni. Tinta ha la faccia di color fanguigno 3 Qual tra le nebbie è l'incantata Luna; U rimanente è pallido, & ferrigno, Sparfo di fanie congelata , & bruna . Di bocca efee vn vapor grojjò , & maligno Che non pur l'herba attofea , & l'aria imbruna; Ma fparge tra mortai con fiera forte Fame ,ftte > impietadi , borrori , & mortt^ , 7{è da ti Brano & fpauentofa afpetto E l'b abito , che porta , differente . Sdrufcito à tergo fé i allaccia al petto Con le fi bbie ; ogni fibbia è d*vn ferpente, atropo , & Troferpina per diletto La fogliono adornar sì vagamente, 1)'Hidre la deflra man ruota vna sferra , L' altra col foco honibilmentefcher^a . Et quando giunone la manda alenare il fenno ad ^tbamante , Oui- dio la deferiue di turbata visla,con chiome canute, mi/ie di fer penti, che lefcendenogiuper la faccia, veslita di gonna tutta fparfa dìfangue , & la fa cìnta a trauerfo con ferpenti infìeme ritorti , & che babbi in mano vnafacella tinta parimente di f angue, (3 che leifen vadi la tema, & lo fpauentQ . T^onfemiuano dunque à Tintone folamente le Furie , benché fofìero di fua famiglia , ma à Giunone ancora , & à (j ione parimente : lì quali puruero haner che fare anco in inferno , onde fu chiamato finente Stigia Pa- l'vno,& l'altro infernale, & Stigio dalla Stigia Valude,che cinge l'in- lucìe. ferno intorno intorno , come cantano i Toetìi dicendo anco, che ginrauano fempre i Dei per le acque di quefla con pena a qualunque di loro kauef- fe giurato il falfo di effere fubito prinato della dignità per vn'anno, di non bere nettare , & non mangiare amarofea. Et fu dato quel priui- legio alla Talude Stigia , che i Dei gì ur afferò per lei , in confìderatione della Vittoria ^ua figliuola, che fu con Gione nella guerra con tra Giganti, Ma De gli Antichi. 215: %3M& leggefi anco, che ciò fu finto , perche Stige fignifica merore > e tri- £ìe7tfa,iialla quale fono /empì e lontani il) \kì , che godono perpetua al- legrerà; & gioia-, come che gim afferò per quello , da che fono in tut- to alieni . Circonda quella Talude l'inferno , perche dtroue non fi troua rnefìitia maggiore, & per ciò vi fu anco il fi urne Lete , ^Acheronte , Flc- getonte, Cocito? & altri fiumi, che fignificano pianto,dolo.re,tniìe,^a->ya- marico , & altri fiwili pajfwni , che fentono del contìnuo i dannati. Le quali i Platonici vogliono intendere , che fiano in queslu modo , di- Platonici. ;cen.io,che l'anima allhora va in Inferno > quando difeende nel corpo w.a- tale ,oue troua il fiume Lete , che induce obliuione -, 4a quello paffa ai- Lete l'Acheronte? che vuoi dire priuatione di allegrerà, perché fcordaìafi ^ciieróte» l'anima le cofe del Cielo <, perde tutta la gioìa,che fentiua dalie cognitio- ne di quelle , ondeftà tutta trilla , e mefla , & è perciò cirondata dalla Talude Stigia,&feneramaricafouente,& ne piange? che viene a fare il fiume Oocito , le cui acque fono tutte di lagrime, & di pianto; fi come Cocjto , Flegetonteleha di fuoco3(3 di fiamme ;che mofir ano l'ardore deli 'ii :a,e de pieqecóxe» ■fili altri ajfettiyche ci tormentano , mentre chefiano nell'inferno di que- fio corpo, come habbiamo detto > chefaceuano ambo le Furie ; alle quali Virgilio aggiunge leali , & dice , che elle fono preUe fempre dinanzi à Cioue , qualunque volta egli vuole madare a mortali qualche Ipaucnto grande di morte, di guerra, di pefie,o di altro grauiffimo male.. Et Elia- Eliana no ferme, che le Tortor elle furono confecrate da gli antichi alle Furie ; né Vomiche altro animale f offe proprio laro, fé noti che Virgilio ne fa can- giare vna in ciuctta,ò gufo che f offe t quando (jioue. la manda àfpauen- tare Turno , mentre che combatte con Enea . Sono Siati di quelli poi , lì quali alle tre Furie già dette aggiungono la quarta ., che chiamano Lìf Liflìu fa . Quefla lignifica appo noi rabbia,'!? perciò vogliono, che e'lafia,che faccia arr abiure i mortali , e perdere ilftnno. Onde Euripide finge , che Iride comandata da Giunone mena cofiei ad Hcrcole, perche lo faccia di- ventar furiofo, & arrabbiato . Ella bà il capo cinto di fer penti , & por- ta vno fiimolo, cuero vnafer^a in mano . ^AHe Furie potiamo. aggiun- ger e le Jlrpie,perche credcucwoglì antichi, che mandafjcro i "Dei quefle Arpie* parimente talbora à punire i mortali del loro maluagio operare; lequali fiauano pure in inferno , quantunque Virgilio le faceffe vna volta habi- tare lei fole Strofade nel mare Ionio : ma quiuiyod altroue che fteffero , ' mon importa à me nel dipingerle , ££ meno a chi vorrà fapere comefojje- ro fatte . Haueuano quefte adunque la faccia di donna afìai bella,ma ma gra,& il refio del corpo era di'Vccello,con ali grandi,^ con adunchi arti- gliiChecQsì le deferiue Vir^ilio^qual dall' ^Anofìo è fiato molto bene imi- tatoà 2l6 ImaginideiDci Imagini dell' tArpìe >Streghe,$ Lamie ,pumtrìc'h& apportatrici di male >& monttri ancora fyauenteuoli di Libia^figmficanti la finta ftj artificio fa ùelle^jt^f al- lettamenti delle meretrici^ le adulationi de maltaggi adulatori^che aPportanprtma ddetto3poi danno all'ani- ma,(efr alcorpo 2 all'honore, & alla . De gli Antichi. 217 t&to,& quafi tradotto in qtiejia parte; il che fatthe io lafcìo ì vetfi di Vir- ' 5*7/0, e pongo quelli foUmente dell' Ariofto^hecofi dicono deW Arpie, ^riofto < Brano fette in vna fcbicra e tutte Folto di donna bauean , pallide , efmorte, Ter lunga fame attenuate , e afciutte, Horribili a veder pia , che la morte , Valacce grandi bauean deformi e brutte , Le man rapaci , e l'vgne incurue , e torte» Grande , e fetido il ventre , e lunga coda. Come di Serpe , che s'aggira , e fnodaL* . Et Dante parimente, tollendone pur' il ritratto da Virgilio,ne fece V- d antc . 410 jcbi^o , dicendo nelfuo inferno, Quiui le brutte Arpie lor nidi fanno > > Che cacciar de le Strofade i Troiani ,* ; Con trifto annuncio dì futuro danno . Ali hanno late , colli e vìfi bumani . Tiè con artigli , e pennuto il gran ventre . Fanno lamenti in sugli alberi firani . Dalle Arpie dice Ouidio che nacquero le Streghe, le quali erano certi Streghe. vccellacci grandi7fpauenteuoli,& auidiffimi del J angue humanot & così Ouidio . le deferiue . Han grande il capo , e gli occhi fino fuore ^Delcommun vfogrojfi , & eminenti. Tieni di brutto , e di crudele horror e. Gli artigli incurui , ££ à la preda intenti, K^sfdunco il roslro , e di color canuto Le penne , e par che ognun di lor pauentu t^tfndauano quesle volando la notte,& cacciatefi nelle cafe,oue foffe- ro teneri fanciulli fucchiauano lor il dolce fangue.onde ne moriuano i mi fere Ili. Statio le fa nate in inferno,& con faccia,collo,e petto di donna,& Statio . che habbino alcuni [erpentelli,che feendono dal capo sa la fronte, & fui vifo ; dice parimente , che ranno la notte nelle cafe à pafeerfi del fatt- gue de i piccoli fanciulli . Et per rimediare a quefto male adorauana E e gli 2i3 Im agirli dei Del Plinio* g?i etichi quella Dea Cama , onero Cardìnea , della quale dìffì nella U magìne di Giano . Tenfa Tlinio^hefìa fattola ciò che fi dice delle Stre- ghe, & che gli antichi vfaftero quesla voce foto in far e onta, & dire vil- lania altrui:come hoggianchor noi chiamiamo Streghe le malefiche vee chicle tutte le donne incantataci, le quali fonoprese fempre a fare male Lamie, altrui. Hanno poi voluto alcuni , che k Lamie fofjero il medefimoap- Filolìrato pyejf0 de i Greci, che le Streghe apprejfo de i Latini. Cfrfa Filo/irato nella vita di Apollonio dice ,c he le Lamie fono J piritico vogliam dire demonu maluagi , & crudeli , libìdinoft oltra modo , & auidi delle Immane carni. Scriue Suida, & Fattorino anchòra, che Lamia fu vna bella donna , della quale s'innamorò Gioite, & ne hebbe vn figliuolo , che la gelofa Giunone fece poi malamente perire , onde la mifera madre tanto pianfs ,che tutta fi disfece, & a vendetta del fuo è andata fempre facendo male a gli al- trui figliuoli . filtri dicono , che furono le Lamie animali, che haueuano Dione . afpetto di donna* e piedi di cauallo . tJMa (Dìone hislorico le deferiue in altro modo ,& perche ne bà detto pia di tutti gli altri, voglio riferire tutto quello , che figli ne fcriue. Leggefi dunque appreffo di coslui , che in certi luocbi deferti della Libia fono alcune crudeliffime fere , le qualihannoil vifo , & il petto di donna bello in modo , che meglio non fi potrebbe dipingere , e fi vede loro nell 'afpetto,e negli occhi tanta grafia, & vna vagheiga tale,che chi le mirarle giudica tutte manfuete, & pia- ceuolì, il re fio del corpo poi è coperto di ditriffime faglie , & va diven- tando fer pente > siche finifeein capo di fa pente tenibile , & f ponente- itole . T^on hanno quefle beilie ali, né parlano; & non hanno altra vo- tele non fif chiana, &fono tanto veloci, che non è animale alcuno,che da loro poffa fuggire, C£ fanno caccia degli huomini in quefìo modo. che ci ne diceìfsnoquafi^queUi ,'che noi dichiamo Gatti UHammoni. Magno. UKa ne fcr tuono iToeti in altro modo , dalli quali ne hanno tolto Uri- tratto poi gli Scoltori tutti, & i Dipintori ; perche quejìi , come dice E- liano, fanno la Sfinge la metà donna,e la metà Lione , che così la deferiue Eluno. la fattola , qualft racconta di Thtbe , omelia slaua su certa rupe propo- nendo dubbiofi detti à qualunche pajjaua dita, & chi non fapeua feio- glicrli , da lei reslaua mifer amente vecifo , e diuorato . Il dubbio era, qualfojfe quell' animale tcke prima di quattro , pofeia dì due, & infine fi far u ina di tre piedi : ££ dicono, che battendolo dichiarato Edipo dicendo, che era i'buomojl quale nell'infamia adopra caminado le mani,& i pie- di, <& coftfe ne va in quattro, fatto poi grande, va con due folamente, & in fine quando è da gli anni armato va òn tre, adoprandovn battone pei fuofoftegno,elladi dolor fìpienà4a fé ftpfcgfi 'precipitò già della det- ta rupe j C3 cosìrimafe priua di vita. Laveràimagine di qttesla, fecondo le fauole, è chehabbia la-tàccia, .& il jiètffdi dònna con grandi ali , & il reHofta di Lione , coinè fi raccòglie pur anche da certi verfi di *Aufonio Gallo . LeggeftappreffodìTlinio , Sein Egitto jOjte erano quelle grandifftmeTiramidi ,fuvna Sfinge, la quale riueriuano le genti del paefk,come Tslume faluatico, fatta di pietra viua,& così grande , che il capo hiUeuàdi circuito cento due piedi 3 & cento quarantatre di lun- ghe"^a,&dal ventre fin alla cima della tejfà, erano cento feffanta duo piedi . T^on tacerò la Chimera anchora Okojìroin tutto fauolofo , & chimera . finto da i Toeti,ilquale,fecondo che lo deferiue Homero,& dopò lui Lucre- tio,haueua il capo di Lioneftl ventre di Capra, & la coda di fiero Drago , CSgittaua ardenti fiamme dalla bocca,come dice Virgilio anchora,chc la mette nella prima entrata dell'inferno con alcuni altri tenibili moflri . tJKa la verità falche la Chimera non vna beslia, ma era vn monte nel la LicÌ4>che dalla ftta più alta cima àguifa di Uvtongibelloj par gena vi- ue fiamme, Z3 quitti d'intorno fiauano Lioni affai ,al me^p poi baueua de gli arbori, (3 affai l'itti paf chi con diuer fé piante, <& alle radici era da 0- gn intorno pieno di St r penti, in modo che non ar ditta alcuno di habitarui. tAdie trouò rimedio rBelltrofonte,manàatoui da (jiobate^perche vi rima neffe morto in vendetta dell'oltraggio fatto (come ei credeua) à Steno- beafua figliuola, moglie di Tleto, il quale fece sì , che fu pofeia tutto il monte habitatoficuramente.7Jer la qualcofa differo le fauole, che la Chi- mera fu vecifa da "Belleronfonte . Csfndarebbono con quefli mofìri i di- fegni di molti mali , che tutti fono della famiglia infernale : ma perche tornerà più commodo dirne in qualche altro luoco , come ho già deh* E e 2 berato 129 ImaginidciDd Imagìnìdì Cloto >Lache ft \et Atropo > dette le tre par- che ideile quali dicevano lì antichi effer nelle mani la rut- ta 0* morte dì tutti, fignìficanti le alterazioni della vi* ta3dalle quali nafee la lunghezza fé? breuìtàfka^ in te- fé anco per il Tato & Deflìno „ Degli Antichi. 221 berato dì fare, &nonè cofa,che qui riletti molto , gli lajcìo , & vengo a defcrìutre leTarcbe , che furono parimente poflc dagli antichi fra il mi- parche, mero de i Dei,& come gli altrijbebbero tempvj<>& altari confecrati.Que- fle furono tante3quante erano le Furie,&feruìuano parimente a Tintone, come vna di loro dice appreffo di Claudiana quando lo pregale non vo- Claudia-- glia muouer e guerra à (jioue, & lefue parole fono tali , no . T)e l'ombre 3 e de la notte , b eterno , e grande Fiero rettore , e giudice onde fempre Gli flami noi volgendo infieme tanto Ci ajfatkbiamper te aggradir del tutto 'Da cuìdipinde il fin vltimo, e ìlfeme . Che il viuer , e'I morir reggi > che ferbi Gli immani corpi eternamente vguali Et non e mar miglia, che le T arche feruanoa Tintone , perche elle furono credute filare la vita humana , la quale ò poco dura , ò molto , fe- condo che il corpo fé alt è di natura fua atto à viuer e pia , ò meno , & è quello nell'huomo la materia rapprefentata da Tlutone . cDalle muta- tioni dunqueyche ricette in sé la materia,viene la morte,& la vita, quale alla mifura di quella fanno le Taube lunga>& breue . Et perciò finfero gli antichiyche fojjero tre,& l'vna haueffe la cura del nafcere, V altra del viuer e, la ter\a del morire . Onde è,cheflando tutte tre infteme à filare le vite dei mortalijeneua vna , Cloto la più giouane, la conocchia ,eti- ratta il filo,l altra Lachefi di maggior età l'auolgeua intorno al f ufo , e la ter%a \^.& imagini delle tre Parche fi- gliuole della D^ecejfità nominate Cloto,Atropo>e Lache- fi ^denotanti li tre tempi & tre flati della <-vita>pafia- to,prefente , e venturo, dinotano ancor 'a il 'defiino fe- condo gli antichi* De gli Antichi 225 no dire , che per ciò hanno elle queslonome , perche non perdonano gia- mmai ad alcuno , Ma fanone vuole , come rifcrifce Gelilo, chefianqjia- yarrone te dette dal partorirei come à quelle ne toccale la cura : donde venne , di- se egli, chei Latini ne chiamarono vna Decima gl'altra ?-{ona, perche Decima» il tempo del maturo parto è quafifempre a l'vno tìiqucftì duo mefi , no- Nona • no , e decimo, C^fa perche chi ci nafee ha pur anco da morire", fHMon^. detta la tcr^a delle Tarche morta dalia morte , con la quale era credu- ta mettere fine al viucn humano . Et quefta è difegnata da Taufania, quando racconta le cofe [colpite nell'arca di.Qpfello in quefeo modo, Qui'- Paufania, ni cra,dice egli , Tolinice caduto in ginocchione ,fopra del quale andaua il [fattilo Etluocleper vccidcrlo , che ei canta à CMer curio dice , che le V arche fono tre far elle vergini , che hanno le ali , 0 il capojparfo di biancb.ffimxfj- Venere fra rincl • Et appYeft° & Taufania fi legge , che Venere fu pofla da i Greci le Prrche . per vna delle Tarche >& maffime da quelli di ^Athene , li quali haueuano in certo tempio dedicato a quesìa Dea vn fìmulacro fatto informa qua- dì adorne gli Hermi, che fi faceuano per Mercurio t con vno epigramma che lo nomaua Venere celejle vna delle Tarche , & la pia vecchia di lo- ro >nè vi era per fona , che nefapeffe dire altro . Il che mi riduce à mente quellOyChe faceuano i Bimani; che teneuano nel tempio dihibitima quel- lecofe , che feruiuanoà portare i morti alla fepoltura. Di che renden- do la ragione Tlutarco , dice che Libitima era Venere, che nel fuo tem- pio erano guardati gli ornamenti de i morti , per ammonirci del- la fragilità della vita humana , il principio , & fine della quale era in potere di vna medefima Dea . Ter che, come vn altra volta habbia- rno detto , Venere fu la Dea della generatione , & il farla la più vecchia delle Tarche voleua à punto dire , che ella era,che metteuafine al viuere humano * OHa potremmo forfè ancho dire , che queftomo- Jiraua , che le Tarche erano credute cofa dal cielo , benché foffero det- te feruireàTlutone , & io le babbi mefìe con lui per le ragioni > che ne ho detto . Onde fi troua , che in certa parte delia Grecia fu vnal- Degli Antichi. 225 Imagini delle tre 1? arche trottate fecondo Pietro Af- flano in S ùria del 1 joo. interpretate Qoto euocatioj ne cioè principio di <-uita,Lachefi fòrte cioè njfo^e cami- no jò corfb di rvita s a/ltropofen^a ordine 3ctoe neceffita, et varietà della morte à tutte le co fé del modo comune. *f 226 Indagini dei Dei ??»' iuiam0)& la ter\a l£eònditione della morte , cbefuol uenirefen^a or- dineròlegge di forte aìcpha^ "Ricordami bauer già vijio nei libro dalle Pietro Ap anticaglie raccoltela Pietro i^d'ppiano le "Parche difegnate in quesla piano . guifaycóme egli dice,che erano in certa lama di piombose fu trouata già nella Suria neWannò] 1 5 éo >■ Egli è tirato vn fegno in circolo, & dentro di quello fede fopravnlpiccolo paggetto yn'giàrine niMo , ebecon ambe le mani fi cuopre la facciale gii òcc.hii/& bàjcrittofopra il capo doto, à ì fuoi piedi giace tmfanciiùlo'ctìntalLx niidopure , che tiene la mano de- lira fui desìroginoabio, e. ftà CfEfMHf sbracciò appoggiato fepì 'a vn te- fchio humanoi che i 'tne in bMcc%^bìiiìfì:inco per lo trautrfo%& al fanciul- lo era fritto [opra La the fi >& ' aftcfchig L^ktoppo . '^P arcua poi che dal- la deflra del fanciullo, poco lòfitafioma lui fojfe vna ardente fiamma , & di dietro quafi verfo il giouiriefchejìàèua, umcefpugliettodihérba con al curii fiori,& era tutto il rcfloandó terreno con alcumfaffi fparfi quiui di- fordinatamente.Oraper mettere fne alla famiglia dtftp inferno vegghia mo come f offe fatto il nocchiero , che alla ripa del fiume ^Acheronte fta- ua,per pafiar l'anime , che di tutto il mondo vfeendo da mortali corpi co- Dante . là fi trabeuano,quando però moriuano in ira di Dio , come fa Dante dire a sé da Virgilio in que/laguifa . Figlino! mio difìe il maejlro corte fé , ) Quelli , che muoiono ne l'ira di Dio , Tutti conuegon qua d'ogni pae fé . Ma quejìa difiintione non faceuanogli antichi , imperochc volevano » che Vanirne tutte vi andajfero dopò morte, benché non foffero tutte paf- fate ad vn modo,comefi raccoglie da Virgilio, quando fa andare Enea in inferno,cbe in arrivando pajjauano quelle folamente,i corpi de i quali era- no Degli Antichi. 227 no già fiatì'fepoltì; ma quelle , che non baueuano anchor bauufofepoltu» ra al corpo , andauano tirando cento anni, prima che potè fero entrare nella piccola barca di Cbaronte2cbe le portaua all'altra ripa, Cbaron Di- Charófc' monio con gli occhi di bragia. llqualeda Seneca è descritto in quesla Seneca. gui[a,quando nella Tragedie di Hercole furiofo , fa, che Tbefeo racconta ai^fnfitrione cio,che eglibà vift&già in inferno . Guarda quel fiume vn vecchio borrido , e triUa l^e l'ajpetto ,ene i' habito , e da l'ima jL l'altra ripa porta le me/le ombre Con la piccola barca , al cuigouerno i^Adopra jolamente vn lungo palo , Leguancie ha caue , e ài brutto fqualore Tutte piene , e dal vecchio mento pende La rabbuffata barba , e il negro panno > Che cuopre in parte pur le foT^e membra , Raccoglie vn nodo fenica ordine , odane .. Et baffi da crederebbe ei ne togliere il ritratto da Virgilio, quale buon yi^niQ tempo prima di In i con lo dipinfe . fc Quiui è la flrada , che per l'aria nera Diritto ad ^Acheronte ci conduce, E la Valude , ch'ogn'horpiu s'annera , E calda arena entro Cocito adduce . iA Centrar de l' bombile riuiera Staffi Caron per traghetterò , e duce . \jli occhi ha di foco , e pallido è in af petto ', "Bianca la barba, e lunga in fino al petto . La vetta già da gli homeri gli pende , Legata à vn nodo, di lordezza carca , Ejjo algouerno di continuo attende Con remo, evelad'vnalieue barca. La qual de l'alme , onde gran copia feende (jiù ne l'Inferno > ogn'hor , non d'altro carca , Già vecchio ,epien d'orgoglio, epien d'afpreTtfa, Mdd'vna cruda, e verde m lui vecchiezza. Vi 9 & 22§ TmaginidéiDe! Et così rhaueua dipìnto anco Tolignoto incerte taucle, che eì ne fece nel tempio di o^ pollo apprejjo de i Foce fi Vanendone tolto il difegno da i Paufania . 'Poeti antichi,come riferifce Vaufania,il quale dice,che vi era anco certa acqua, laquale fì può credere, che fojje il panie ^Acheronte pel nocchiero-, che lapaflaua,& vi era per dentro molta canne paluflre , & alcuni, che Boccaccio par eu ano più tofto ombre diperfci,chepefcì veri. Polendo il Boccaccio e- ■ fporre quefta imagìne,dice che per C baronie s'intende il tempotcome l'in- teje Seruio anchora,il quale è figliuolo di Ri rebo,cbefi piglia perdio fe- Spofitione CYet0 eonfìglìo della Diurna mente^dal quale il tempo , e tutte l'altre fo- di Charon no create ; & la madre fu la notte , imperoche prima che foffe il tempo, lc* nonfivedeua anchora alcuna luce,& perciò fu egli fatto nelle tenebre^ dalie tenebre parue nafcere.Fu pofto in Inferno poi, per che quelli ,che fono in Cielo,non hanvo di tempo bifogno, come noi mortali, che habitiamo la più baffa parte del mondo ;onde, fé riguardiamo à loro, fi può dire a ragio- ne, che noi fìamo in inferno . Torta Charonte i mortali dall'vna ripa al- l'altra,perche nati che fiamo,il tempo ne porta alla morte,& ci fa paffare il fumé Acheronte, che vuole direfen^a allegrerà, come appunto ne a- uiene tr a f correndo quefta vita frale, caduca,c tutta piena di miferie. Egli è vecchiotta peròrobufto',& feroce, onde per il Tempo non perde con gli anni le (uè forile-, <& ha d'intorno vn panno negro,e fordido,perche,men- tre noi fìamo foggetti altempc,poco curiamo altro, che le cofe terrene > le quali proueremo vili , C> fordide , fé vogliamo paragonarle a quelle del Cielo,alle quali noi doneremo slare fempre con ogni noslro difìo intenti . (JMa quefta frale fpoglia del corpo mortale^che habbiamo intorno, così ci cuopre il lume della ragione , che quafì ciechi ne andiamo per l'inferno di queHo mondojcorti dal fenfo folamente, & da mille difordinatì appeti- ti . Onde non è da ma rauigliarft ,fe da infiniti mali fìamo poi circondati femprejiquali ci fìrapprefentano fubito,che l'anime feendono nell'infer- no di queslo noslro mondo, & fi cacciano ne i corpi mortali, che così fi può Virgilio elPorre Virgilio, quando dice de i maliche Hanno alle porte dell'inferno, i cui verfì tirati in noftra lingua fono tali* 1)el cieco Bggno fiero , e horribil quanto Sa l'alma , che la giù dannata feende > Su la primiera entrata ha feggio il piantò) E'I rio penfier , eh' a la vendetta intende* (pn faccia fmorta , e con lugubre manto Quivi Cmferm ìtade il pie fofpende , . E giace di dolor ripiena il petto, Con la vecchie^a in vn medefmo tetto, V'ba- D e gli Antichi. 22,9 Vhabìtaàlei da pr e fio la paura , E languida la Fame al furto amica , La Touertà , che d'bonorpoco cura La CMorte (lyorribil forme) e la fatica . E quel che l'buotno à sé mede fmo fura, E jpejfo lo rifiora , e lo nutrica , lì forino , che parente è de la fJMorte} E itrifti Gaudij de le menti torteci» Vhauea luogo ài 'incontro l'empia guerra Colpetto , e con le man tinte di f angue; t, Sì come quella , che 'volge la terra ,.,. Speffo foffopra , ond'ella plora , e langùe. 'Poi di ferrigne mura vn tetto ferra Le tré Furie , ch'ai crine hanpìà d'vrì 'lingue; jlw^i in vece di crin , di rahbi&avdenti Cingon le tempie lor mille Jerpentì* Sta f eco^ nègiamai da quelle bande La reapa^a rDifcordia arretra il piede ; *J)i cui pender sul collo copia grande D'auelenate bifcie anco fi vede, T^el me^o ancor l'antiche braccia fpande Vngrand'Olmo , sul qualtengonlor fede ^Accolti tra le foglie i folli fogni. Che fan > che fpeffòl huom vegliando agogni. MERCVRIO 3 o Imagine di Mercurio meflaggiero de Dei Dio della Eloquèn- za^ de mercanti, quello dinoca la fauella eirer mellaggiera & difcopritrice della mente 8c del core, il caduceo poi è fegno di concordia, vnione,&: pace,con alcuni animali à lui facrati,dino tanti la induftria de vigilanza nel contrattare,c ne'negotij. Imagine della Pace , & de Hieroglifici ò fegni che quella di moftrano,cioè il fanciullo Pluto che ha in mano Dio delle ric- chezze moltiplicanti nella pace, fpiche di grano,che dinotano la coltiuatione de campi nella pace,&: lor fertilità , coronata di lauro hauédo fotto-ii piedi l'vliuo fegni di trionfo,6c di quiete. DegH Antichi. 231 ^ M E R C V R I O. ■ lAueuano i fauolofi Dei de gli antichi così partiti gli effici fra loro , che a duo fdamente fu dato carico di portare le din ine imbafeiate . L'vnoera ^Mercurio Meflaggie lancio di Cjioue, & l'altra Iride, che [emina a Giù- n ^e * Dei FMSJ none;ma né però sì eoe Game non le comandaffe ancora alle volte. 'Bene è vero, che di quefìa egli non fi ferui- uayfe non quando voleua,chefojfe annunciata a i mortali guerra , pefle , fame,ò qualche altro gran maley&pcr le cofe più pìaceuoli poi mandaua ma di tutte le ca. altre herbe , & foglie , delle quali era adornato l'aliare , & il tempio di EfculapiOjChe fu in quella rocca molto bettole ricco ; conciofia che [otto il nome della Verbena fodero anticamente intefe le herbe , & fondi , delle Porgere quali erano adornati gli altari il dì della fefia. Etera anco il porgere herba che altrui herba con manofegno appreffo de gli antichi di confejìarfimnto da mostri- colui , cui fi porgeua , & di offerir fi à luiycome foggetto . La quale cofa fcriue Fejioychefu introdotta ne i primi tempi da'pajìori , perche quando quefti faceuano à correre infieme , ò contendeuano in qualche altre modo fra brocchi era vintoci chinaua à terra , & pigliando herba con mano la porgeua aluincitore . Nondimeno fu pur anco la vera Verbena fegno di pace ,come fcriue Tlinio, & di queflafi coronauanoglifmbafciadori , che andauano per tregua,ò per pace,maffmamente de' 'Etmani , perche altre genti ufarono forfo qualche altra cofa , come fi legge appreffo di appia- no di alcuni popoli della Spagna , li quali mandarono ambafeìadori à Marcello per ottenere da lui perdono^ pace, & quefii fi portauano innm- !(i una pelle di Lupo in vece del Caduceo^ de 1 rami dell' vliuo , & della Verbena, chefuronoperò quafi vniuerfalmente ipiu adoprati negli affa- ri della pace >& foleuano anco gli antichi auuolger e alcune piccole bende , ò fafeie di lana , chcfignificauano la debolezza , & h umiltà di chi lo portaua , perche la lana fi trahe della pecora animai debole , &bu~ mile, come dichiara Seruiofopra il primo ragionamento } che fa Enea <. ad Euandro appreso di Virgilio, Et perciò il Caduceo tal bora fola- mente ;talhora il ramo dell' Vliuo fola è flato fatto per la Tace . La qua- Pace Dea. le fu Dea parimente appreffo de gli natichi, & hebbe in l{oma vngran tempio tanto bello , & così ricco , che molti andauano à Roma folamente per vederlo . Queflo fu fatto da Vefpaftano , effendo però già principia ■ to da (flaudio, & dopo la vittoria hauuta della Cjiudea ui portò tutti gli ornamenti del tempio Hierofolimitano t & fi può credere , che vi f effe anco qualche bel firn ulacro della Tace , ma non ho trouato però fin qui fattane mentione da alcuno Vediamo dunque come altroueellafia fia- ta fattalo difegnata . K^AriHof anela de fcriue tutta bella nell'afpetto, Difegno * & è fecondo lui compagna di Venereye delle (jratie.Taufania fcriue,che dellapace. la fita fiatila in ^ithene era didonna,che teneua in mano^comc altra vol- ta ho detto y il fanciullo Tluto Dio delle ricebe^e, perche quefìe meglio fi acquìftano, e fi conferuano nella pace}che al tempo della guerra} concio- G$ fia . 2?4 Imagini de i Dei Pace ami- fiA c/j€ aHhcra nonfipojja attendere à coltìuàre i campi . Et però àijjerù re. gli antichi, che la 'Pace fu amica grande di Cerere,&àlei molto cara-3& Tibullo • Tibullo così dice . La Tace fu > che prima giunfe i buoi Sotto l'incuruo giogo , onde il terreno Tu coltiuato , e 7 gran produce poi . E il bel frutto di dolce fucco pieno Ter la pace fi coglie dalla vite , Ch'ella à la terra già ripofe infeno. Claudia- Et le guerre fono cagione del contrario . Onde Claudiano fìnge , che no . Cerere non volle maritar la figliuola Tro/erpina à LMarte , né à Febo , che ambi la dimandauam , perche i vehementi ardori del Sole yfe trop- po durano , così nuocono alle biade , come le guerre . Jl perche fece- ro gli antichi alle volte per la pace , come fi vede in alcune medaglie antiche \vnadonn a , qual teneua con mano vnafpica di formento. E Ti- bullo perciò diffe . Vieni alma pace con la fpica in mano , Et di bei frutti pienoìl bianco few < Et la coronauano talhora di vlìuo 9 ££ otte volte di Lamo . E vedeft ancora in alcune medaglie antiche la'pace con ghirlanda di rofe . (J7/4 benché ftano inomì diuerft , & ne fofkro ancora fatte diuerfe imagini , 'Cócordia, nondimeno mi pare , che la Tace , & la Concordia ftano vna medefima cofa,& furono Cvna,e l'altra adorate da gli antichi) accioche deffero lo- ro vita quieta,& ripofata . Sarà dunque bene s che hauendo àìfegnata , quella io difegni quefta ancora, la quale era fatta informa di donna, che teneua con la deslra mano vna ta^ra , & nella fmiflra batieuail corto della copia ,onde così diffe Seneca diìei • Seneca. Et à colei , che può del fiero CWarte Stringer le fanguinofe man porgendo Tregua , e ripofo à le noiofe guerre 9 Efeco porta il corno della copia faccifi facrificio tutto mite . Et alle volte ancora fu poSfo vno feettro in mime alla Concordia ,dal quale Degli Antichi. 23$ fiale p ar mano naf cere alcuni frutti . ^yfriHide in certa fuaoratione de ferine la Concordiate fìa di af petto bello, & grane, compresa di cor- pOye benfatta , di buoniffìmo colore,e tutta vaga->& non habbia in sé co- fa,che punto difeordi dalia beitela f uà . Et dice , che ella fcefegiàper bontà de i T)ei di Cielo in terra , accioebe le cofe de i mortali andajfero con certo ordine ; impcroche per cortei fono coltiuatii campi , & cia- febeduno ficur amente poffiede quel s che èfuo ; da coftei fono gouernate le Cittd}fono fatte , e confemate le liete no^e , $" nodriti erano , & am- maeflrati i figliuoli poi . Fu moflrata la Concordia qualche volta anco- ra con due mani infieme giunte -, il che fi vede in certa medaglia anti- ca di Tslerone: come facevano etiandio della Fede gli antichi, la ea , &lafa Silio Italico habitare nella silio Ita- pìù f ecreta parte del Cielo , fra gli altri Dei , quando finge , che Her- lieo . cole la va a trottare per la di fé fa di Sagunto , & le comincia à parlare in quejlo modo . 0 fanta Fé , che innanzi alfommo Gioite Fofti creata , e adorni huomini , e Dei; 'Ter te tutte lo cofe han pace , & oue Talhora per difetto human nonfei , *Di rado è , che GiuHitia vi fi troue , Ter che tu fempre vai a par con lei , Et habiti ne i cafti , e giufli petti , Oue i fanti penfierfono riftretti . Tercìochela Fede ha da filare fecr età, cioè le cofe, che altrui fono ere- Colore $- duteinfede,& ha da effert pura,& monda da ogni inganno. Ter la qua- Pfi° della le co fa fu ordinato da ISfuma fecondo %h de i Bimani , che il Sacerdote ' facrificando alla Fede hauejfe la mano coperta di vn bianco , come recita liuio,per dare ad intendere, che fi ha da guardare la fede con ogni finceri- tà , & che ella era confecrata nella de/Ira mano , perche la dobbiamo di- fendere con ogni pronte^%a,\3 for^a. Virgilio parimente chiamò la Fe- de bianca,& canuta,il che Seruio interpreta detto anchora,perche pare > che fi trouipiù fede ne gli huomini già canuti , & vecchi . Et Horatio Horatio . dolendofi de ifuoi tempi dice , che la Fede vejlita di bianco è poco adora- tale Nerone nota , che in facrificando alla Fede il facerdotefi copriua nonfolo la deflra mano con bianco velo,ma il capo ancora , & quafi tutta la per fona a dimoflratione della candiderà dell'animo , che ha da ac- €9mpagnare fempre la Fede, Ter la quale cofa dijfe l' ^Irioflo . Ario/lo . Gg z T^on 2}6 XmaginideiDci Irnagine della Concordia^ & hiereglifici denotanti la Jède & la concordia^con la imagjne della Fedefìgnifica- ti laf cretesi della fede 3 Or5 lafua purità > & che per la concordia multiplica tabondanzjt delle cofèJegete>& C agric ottura >con gli ocelli Cigogna> 0f Cornice alla con cor di a facr attiche dinotano l'ifleff effetti» De gli Antichi. 217 "typnpar che dagli antichi fi dipinga La fanta Fé veflita in altro modo , Che d'vn mi bianco , che la cuopre tutta, Qhe vnfol punto , vnfol neo la può far brutta . Et per effer creduto > che la fede propria della Fedefofìe nella deflra Mano con manoy& che quella perciò le /offe con] "cerata , come diffi , ella fu ancofo- fecrata al- uente moflrata con due de/ire infieme giunte , & alle volte ancora erano ^ te(^e * fatte due fgur ette , che fi dauano la mano l'vna all'altra . Onde gli an- tichi hebbero la defìra mano in gran rifletto , come cofa facra . Da r.he è venuto , come dicono alcuni , che quando vogliamo 1 acquetare vn rumore fubito nato , mojiriamo quefla , leuandola in alto >& porgendo- la aperta lignifichiamo di apportare pace . Et perciò fi vede , che molte flatue di 73rincipi,& di Capitani illuflri furono già fatte a cauallo, & a pie , che fendono la mano deflra : Et Giofeffo fcriuendo le antichità de Giofeffo. i Giudei , mette che fra i 'Barbari era fegno certi/fimo di hauerfi a fida- re l'vno dell'altro, quando fi porgeuano la deftra mano j & che , fatto queflo,nonfipoteua più né l'vno ingannare, né l'altro non fidar fi . Et Baciare la quindi forfè anco venne l'v fianca di baciare la mano a i Signori ,&ad Inari0 » altri Superiori , che fu così beneappreffò degli antichi , come hoggifrà noi, come fi vede appufio di Tlutarco,oue Topilio Lena jpofeia che heb- piutarco . he parlato affai à (tfara, andante in Senato il dì medefimo,chc fu vecifo , gli baccio la mano , <&fe ne andò . Et Macrobio facendo parlare Trete- fìatoà fauore de i feriti, dice, che molti di loro fono , che per grande1^ \a di animo f predano le ricchezze, (3 che allo incontro fi uedejpefso , che molti liberi, & padroni per la ingordigia del guadagno vanno vil- mente a baciar le mani agli altri ferui;& queftoatto moflraua, che chi lofaceuafi raccomandaua alla fede di coìui,cui baciaua la mano, & per- ciò lo riconofceuaperfuofupeiiore , ££ Signore . Et è venuta pari nen- ie fin a tempi noHri l'vfan^a di dare la deflra mano in figno di fede, la quale fu moHrata anco alle volte con vn cane tutto bianco , perche fi leggono i miracoli della fedeltà de i cani . Ma ritornando alla Concor- dìa,iaìla quale mi ha fatato ildifegno delle due mania lei communi con la Fede, le confi crarono gii antichi la Cicogna; onde erano perciò nel fuo cicogna, tempio molte Cicogne; benché vuole il Volitiano , che non la Cfflkfacra alla gna , ma la Cornice foffe data alla Concordia , & di ciò chiama in t"[ìi- Cócordia. monto alcune medaglie antiche , & Eliam , il quale dice , eh? falciano gì f antichi dopo f battere inuocato Hìmerieo nelle ta^ze chiamare U Cornac-' 13 * ImaginicfeiDci Cornacchia ancora per augurio di concordiate douefìe ejjerepoi tra quel- Cornice v- //, U quali per generare figliuoli fi congìungeuano infieme . XMà quello celle della era etiandio per la Fede,cheft deono feruare infame marito, & moglie, come dice il mede fimo Elianotraccontando7che fono le Cornacchie tra loro p fede li di modo,che di due fi fiano accompagnate vna volta .morendone ir- suti per la na * ^tra fe ne ^ vsdoua fempre . Erano oltre di ciò i pomi granati Cócordia anebora fegno di Concordia appreffo degli antichi j come dicono gli feri- tori degli Hrbrei , & peiciò gli metteuano intorno alle vefii de i loro fa- cendoti . LMa già è tempo , che ritorniamo à Lfóercurio difegnato con Vali a i piedi ,%r con la verga in mano da Homero}quando Gioue lo man- da à Calipfo , perche ella lafci partire da se Vliffe , & a condurre Tt ta- nto nel campo de' Greci per dimandare il corpo di Rettore , qual fu così Virgilio, bene imitato da Virgilio poi , che pare quaft tradotto da luiinquesla parte , quando egli fa parimente , che UMer curio comandato da Gioue va ad Enea , mentre che fitrouaua apprcjfodi "Bidone , così dicendo : OHer curio ad obedìr il Tadre intentò 3\j? i dorati Talari i piedi afeonde, 1 quai con aliprefle a d ogni vento tAlto il portan da terra , e fopra fonde . "prende la verga,con cui in vn momento L'anime trahe da le Tartaree fponde , Et altre vi ripone,e donale toglie f fonni, e molti ancor di vita feioglìe 'Potrei pone degli altri Toeti anebora, li quali nelmedeftmo modo thannodeferitto imaparmiyche quesli due ftano di tanta auttorià, che quando effi fanno fede di vna a fa , nonfe ne debba cercan altro poi, fe forfè non f offe per dare meglio ad intendere quelio,che da loro fu detto, il Pen ne per che non fa bora di bifogno . Furono poi date le penne a LMer curio, come che date a ho ùetto,pcrche nelparlateydi che egli era il Dio (ò che ftgnificaua forfè Mercurio . meo la co/a sleffa) le parole fe ne volano per l'aria non altrimenti, che fe haut "fleto l'ali.Onde Homero chiama quafi fempre le parole veloci>alatr9 & che hanno penne . Che Mercurio haueffe fempre le penne in capo fi ve- Plauto, de appreffo di Tlauto , quando per poco di bora , ch'e i fi traueiiì , non ne volle effere fen^benche dkeffe di farlo ;per che gli fpettatori conofeeffe- ro lui dalferuofuo di LsfnfitriQne^el quale fi era mutato, & quefie fon» fue parole . E per- Degli Antichi fmagìns dì SMercurio ìnuentore delle lettere > de!!* Mujìcajielld geometrìa^ delle buone arti >$ ìmagme di TalefiraftiafigliuoL Dea de Lottale tiene mgrem ho non fa egli mentione d' aliane dijfedaceo , ma ben dice,che mojira di ejfere fpedìto , & esercitato affai ne^Wrrere , & nella Lotta . La quale bor mi riduce à mente quello , che già bò letto apprcp'o Filoftrato. fa Filq/ìrato,& è che Taleslra, la quale potiamo chiamare Lotta , fu ft~ Pale gliuola di CMercurio , & era tal , che malageuolemente fi poteua cono* fcere,fefoJse mafebio, òf emina, conciofia che al vifo tutto polito , & i?«-- go par eua ef sere non meno fanciullo , che fanciulla , le bionde chio- me erano ben lunghe , ma non sì però , chepotefsero annodar fi , il petto era di pura virginella ; né più rileuauano le belle poppe in làiche rileui- no in vn delicato gionine-,nè erano le braccia bianche folamente, ma colo* rite anchora,& fedendo ella teneua infeno vn ramo di verde Vliuo, im- perocb* ella amaua quesl a pianta affai ,for fé perche fi ungeuano prima con olio quelli, U quali lottauano . Così dipinge Filo/irato la Talejìra , & U u • dice figliuola di Mercurio, perche egli fu il titrouatore di quesla forte di Mercurio efsercitioycome cantò anco Horatio in certo h inno, ch'ei fece a coilui . Et rkrouato- non ritrouò OWercurio,& moslrò a' mortali il modo di efsercitare il cor*. re di tutte pò folamente, ma l'animo anchora,e lamblico dice, che a lui dettero quel- le arti|. ij fa £gittQ n ritrouamento di tutte le buoni arti , & che perciò gli de- dicauano fempre tutto quello , che fcriueuano . Cicerone , fcriue , che Thoir. Mercurio moslrò in Egitto le lettere, ($ le Leggi, & che ei fu nomato da T heu t. quelle genti Thoit , ouero T'oeut, come fi legge apprejfo di Vlatone . Et altri hanno detto che , oltre alle lettere, fu ritrouata anco da Mercurio la Figuraqua mufica, la geometria ,ela pale/Ira, perle quali quattro cofefoleuana eira di Mer ^are anticamente la fua imagine di figura quadrata,^ porla nellefcuole% cme era in certa parte dell Arcadia , fecondo che recita Vaufania , il- quale De gli Antichi 241 Statoe dì Mercurio dette Hermì per efter lui flato tinuentore di tutte le buone arti } quali non temono ne colf idi tempoì) di fortuna, ($f li vìrtuofi non temono ninna, loro ingiuria , fìgntficano ancora la faldella del parlar veridico . Hb 242 ImaginideiDei quale lo de fcriue fatto in guifa,che pareua veflirfi vn manto, & non ba_ uè adi patto gambe sic piedi , ma era come vna piccola colonetta quadra . G aleno . Galeno quando t [sorta i giouanì alle buone ani , dice , che elle furono tut- te ritrovate da Oifer curio t(3 lo difegna gioitine , belìo, non per arte, ma per propria natura ? allegro in visla , con occhi lucidile rifpl end enti , & che iiii /'opra rna quadrata bafe : perche chi feguita la virtù fi lena di mano alla Fortuna , e col flar fermo , & faldo non teme di alcuna fu a in- Suida £M0*Ì . E Snida ferine, che la figura quadra è data à Mercurio per riflet- to del parlare veriteuole , ilqual così fià fermo fempre, e faldo contra chififia,come il bugiardo }& mendace toHofi muta , ZS ' fouentefi volge hor quà,hor là.iJMa ò per quesìofo peraltro chefoffcyriferifce anco^Jlcf- J andrò "Napolitano , che i Greci faceuano fpefjolajiatuadi Mercurio in forma quadra col capo folo fen\a alcun* altro membro ; & concimili Jia- tue honor auano fpcjfo igrandi,& valoroft Capitani mettendole in publi- €0,& ne metteuano anco molte dinanzi alle putiate cafe, come riferifee , .,-, Suida . Et Thucidide ancora fcriue , & lo replica Tlutarco , che in lAibene era gran numcrodi quejìe fiatue, le quali una notte furono quafi tutte guasìe,allhor fubito, che gli Atheniefi hebhero deliberato diman- dare vnagrofja armata addojjo a Siracufa, di che ^Alcibiade ,ch e era vno de i capi dell'armata , &iie baucua egligua $ te alcune , fu travagliato grandemente , tome che hauefìe datoftgrìo di mutationc dijìatodella re- Hermi » pubhca,alterando quelle flatue,le quali pano dette Hermi, perche Mer- curio fu parimente detto Berme da'£jreci}& erano poftt,come diffifopra , Cicerone, per ornamento nelle fcuole & nelle Jicaiemie. Onde Cicerone rifponden- do ad Lattico chiama Herme ornamento commune à tutte le Csfcade- mie. Et un altra volta rifponde al medefimo,che già gli piaccianole be- ne non gli ha anco uednti,gli Bermi di marmo con le tefte di meta Ilo, ch'ei fcriue di bauerglìcompratì;& lo prega à raccoglierne quante più né può bauere , & lofollecita à mandar le pre/ìo per adornarne la fua ^yìcadc- m ia-)b libraria, che la vogliamo dire . Leggcft^che gli ^ithenie fi furono i primi, ebefaceffero firnili fìatue . Et nonfolamente in quesle di Mer- Hermida curio, ma in quelle anco di molti altri 'Pei vfarono parimente gli altri cui prima grecj tale figura quadra ; &più di tutti forfè gli .Arcadi ,come fcriue ^Paufania 5 perche appo loro era vn' altare dedicato à Gioue con vna sla- tua fatta infimìleforma.Et benché molti fcriuano che Mercurio fu chia- Cillenio * maio Cillenio da n>n monte dell' (arcadia di questo nome+ouc einacque-, nondimeno vi fono siati anco di quelli , che hanno voluto , ch'eifofìe così r j i cognominato da quefìe imagini quadrerie quali fi poteuano dire,tronche* parlare. c nto^e , non bautndo altro membro , che il capo , perche i Greci chia- mano • De gli Antichi. 24^ mano Cilli quelli , all'i quali fio, mo^o alcuno membro : & mojìrauario lafor^a del parlare , ilquale non bà bifogno dell'aiuto delle mani , come ferine Fefto, per fare ciò clx vuole, ma quando è bene ordinato 3& fifa vàireà conueneuoli tempi , tanto pubiche facilmente piega gli animi immani , come gli piace , & fouente fa for^a altrui àfuo piacere. On- Horario. de Horatio canta di CMercnriOyCbe egli da principio perfuafe a' mortali di laciare lefdue , e i monti .per liquali andauano in que' primi tempi di- fperft,come lefere,& vnirfì à viuere ìnfieme àuilfnénte. ìlebe tolfe egli forfè da certa fauola de i Greci , la quale racconta , che Vrometbeo andò) imbafeiadore à (jioue a pregarlo, ch'ei volejfe prouedere , che lafciaffero homai gli huomini quella vita roi^a, & beftiale,che mmauano già dal cominciamento del mondo . Onde egli mandò con lui Mercurio concorri' tnijfione diinfegnarea quelli , ebe più riputaffe degni', il modo di ben parlare , col quale effi poteffero perfuadere àgh altri qùello,che era necef- fario à fare per viuere vnayita dQmettica,honefta,& ciuile.Et per que- Ljnio de'mer- . , , cattanti, yjìn^i dicono, chef offe detto \JMer curio dalla cura > che egli Mercanti . ha delle merci; onde Snida fcriue,cbe per queHo metteuano vna borfa in mano al fuofimulacro . Fulgentio vuole , che l'ali a pie di Mercurio fì- gnificbinoilvehée>& quafi continuo mouimcnto ài quelli, che traffica- no , li qualli follimi ne'loro affari vanno qua fi fempre bor qua, bor là . Onde ferine Cejarè , ebe iFrancefi adwauano Mercurio più di tutti gli al- Cefare. tri Dci,& ne haueuano molti fimulacri ; perche , oltre che lo diceffero ef- fere fiato ritrouatore di quafi tutte le arti,credeuano, che particolarmen- te ci potefi e afi ai giouar e altrui ne guadagni ,& nelle mercantie-, T^lle quali quanto babbino da tffere vigihnti gli huomini moftra il Gallo pò- Gallo a ci ftoà canto à quefìo'Dìo ,come difji già , benché vogliano alcuni , che fi- to à Mer- gnifichipiù tojtola vigilanza, che deono vfare gli huomini faggi,e dot- curio. ti,perche à quegli è brutto fuor di modo dormendo confumar tutta la not- te . Conciofia che mettendo CMer curio per la ragione , &prr quella lu- ce,chc ci forge alla cognizione delle cofe , ei non vuole che fiiamo lunga- mentefepolti nelfonno,ma pofeia che fono rinfrancati gli jj>irti,che ritor- niamo alle v fate opere . Terchenon ponnogli huomini ftare in conti' nua attione né del corpo, né della mente , onde è loro necejfario quel breue ripofo,che apporta il fanno, come, mojìrano i Fihfofi. Et Tanfaniafcri- Paufania. uendo delpaefe di Corinto mette, che quini era vii altare , ouefifaceua li h 1 Jacri- 94< ImaginideiDd Imagìne della V^otte nutrice della morte 1&J del fon- fio s& imagìne del Sonno fratello & compagno della morte^qmete ftj dolce ri fioro de mortali > con molti ne* gri fogni che accompagnano la Notte ,& il Sonno > & il corno dinota il ripoffo^ la varietà de' fogni. Degli Antichi. 245- facrìfìcìo alle Mufe , & al Sonno inftcme , come che foffcro ben grandi a Sonno cu mici tra loro . fmperò che tennero gli antichi il Sonno parimente Dio,& le Mufe gli ne fi cero fìat ne, come de gli altri fDci, credendolo , come dice Hefwdo, Hefiodo C Homero , fratello delia morte . il che mojìrauano etiandio le imagi- omero ' ni Jcolpìte nell'arca di Cipfclo , oue era vna f emina , che teneuafuH fi- ni(tro braccio vn fanciullo bianco, che dormiua , £? un negro fu l dcjìro, che medtfimamente dormiua,& haueua gli piedi flortì,pcr quefìo forti- ficando la Ottone , & per quello il Sonno, & la f emina era la T^otte nu- ^ote trice di amendui . Fu quefia da gli antichi fatta in forma di donna con a due grandi ali alle fpalle negre,\3 dijiefe in guifa, che pareua volare, & abbracciare con efie la Terra , come dif} e Virgilio. Ouidio le dà vna Ouidio. ghirlanda dipapauero,che le cinge la fronte, & manda con lei vna gran compagnia di negri fogni . Gli altri Toetipoi la fingono hauere vn carro da quattro ruote,che fignificano ; come dice il boccaccio > le quattro parti della notte , così diuife da' foldati , & da' nocchieri nelle guardie loro. Ella è tutta di colore fofeo , ma la veìle , che ha intomo rifplende qualche poco , & è così dipinta , che rapprefenta l'ornamento del Cielo. Ti- -u n bullo fa , che con co/lei vanno le Stelle fue figliuole, il Sonno, & ' i Jogni quando così dice; *Dateui pur piacer , chomai la notte ffttoi deflriefhà giunti infieme , e viene Correndo à noi dalle Cimmerie grotte, E le /ielle di vaga luce piene Seguono il carro de la madre , quali Il eie l'in bel drappello accolte tiene . Et il fonno {piegando le negri ali Va lor dietro , e vi van gl'incerti fogni Con pie non fermo ,epaffi difuguali . 'Dalle quali parole fi conofce,cheH Sonno parimente haueua l3 ali, il che Sonno co diffe Statio anchora,quando fi duole,cbe già fono tati dì,cffei non può dor ' . mire/3 loprega,che à sé voglU venire homaue fcuoterglifopra il capok lieuipenne,Q? il medeftmo diffe Silio Italico .Oltre dì ciò il Sonno è gioiti- Silio Itali ne,che il medefimo Statio lo fa taleychiamalo piaceuolijfimo di tutti 1 Dei, co. comcchenÒfiacofapiàgrata,riè che piaccia più a' mortali dopò le fatiche del ripofo , che ci apporta il piaceuole formo , onde Seneca difje così di lui, en ■ '■ QSonuQ- 246 Imàgfni dei Dei 0 forino almorijìoro ale fatiche 'De' mortali , de l'animo quiete , E del viuer' human la miglior parte , O de la bella „4jìrea veloce figlio , E de la LMorte languido fratello , Ch' ìnfteme mefei il vero , & la bugia , E quel y che dee venir chiaro ci mofìri Con certo, e fpeffo {ohimè) con tritio nuncio; Tadre di tutto porta de la vita , Bjpofo de la luce , e de la Sfotte Fido compagno , tu non pia ri/guardi K^il I{è y ch'alferuo , ma vieni egualmente i^jfl'vno y è à l'altro , ne le /lanche membra , placido entrando la fiancherà fcacci , Et à quel y che tanto te mono i mortali Gli auuei^i & > ch'imparano il morire . Fibrato. Filoflrato nella tauola,ch* ei fa di ^ìnfiarao,nell' antro del quale di» ce , che era la porta de i fogni,perche dormendo quiuift vedetta, &• vii' Vefti del Haji infogno quello , che fi cercaua di intendere , dipinge il Sonno tutto onn0r languido con due vesli,l'vna difopra bianca/ altra di fitto negrajnten- dendo per quella il dì>e per quella la notte,egli mette in mano vn Corno, come fanno anco quafi tutti i Voeti,dal quale parche jparga il ripofo fo- pra de' mortali. Il che dicono efiere flato finto, per che il corno afiottigliato bogni. trafpare, & così ci moftra le coj eccome le veggiamo in Sogno, quando pe- rò fono i fogni veri , ma quando fono falft , il Sonno non porta il cor- no , ma vn dente dì Elefante, perche afiottiglift l'auorio quanto fi vuo- le y non trafpare mai sì , che per quello paffi la visla humana . Vera j Virgilio finfe 5 che due fojfero le porte , per le quali ci vengono i fogni, foo n i. C ^ 'vaa dì COYno 9 l'ahra di auorioy Ò che per quella paffano i veri , & per Porfirio, queslai fatfi . Sopra di che "Porfirio così difeorre, come riferifee CMa- crobioydìcendo che l'anima ritirataci, quando l'huomo dorme in buona par te da gli officij,del corpo, fé bene dùcagli occhi alla veritd,non la può vedere però mai drittamente, perla feure^a dell' humana natura ; ma. [e pure quefla fi affottiglia in modo , che l'occhio dell'animo ci paffì per dentro,vede fogni ueriper la porta del corno^mafefìà denfa sì, che l'ani mo non la poffa penetrare con la visla , vengono per la porta dell' auorio i falfi fogni . Et il mede fimo Virgilio ha finto anebora > che almeno della De gli Antichi. 247 della entrata dell'inferno fia vn grande olmo,cbc fparga gli fronzuti ra- mi^ che fotto le foglie di questi fiiamo attaccati i fogni vani & faìji . $Q„a{ „* La quale coja vuole dire, come l'efpone Seruioycbe alla Hagione, che ca- Uu dono lo foglie àgli alberi , i fogni fono fempre vani. Et altri hanno dei- Semio . to,che l'olmo arbore fìerile, & che non fa frutto, e f prime da sé la uanità de' fogni, quali furono detti ciechi da gli antichi , come fcriue Snida , ò pere he fono fallaci ,ouero perche parlano fempre con chi bà gli occhi fer- rati. Oltre di ciò porta il Sonno anco talhora vna verga in mano, con la- Verga del quale tocca i mortali,& gli fa dormire . Onde Statio vna volta, che non Sonno . poteua dormiremo pregaua,che v. niffe à toccarlo con qudla,Ouidìo,pófcia che ha dtferitto il luoco, oue habita il Sonno , qual fa, chefia appreffo de Cimmerij popoli, che hanno quaft fempre notte, anchor che in Ltnno lo mn te HomeìOy ifola nel mare Egeo , & Statio appreffo de gli Et Inopi , & i ' ^driovto vltimamentel'hapofio neUt ^Arabia: Ouidio, dico, dejcritta ch'egli ha la cafa del Senno ; mette lui à dormire fopra vn letto di hebe- no, coperto tutto di panni negri, intorno acquale Jìanno innumerabili fo- gni in diuerfe forme figuratile' quali tre fono i miniUri più degni', l'v- no, che rapprefentafolo la forma humana , fi. dimanda Morfeo l'altre ; è . .„ . detto Fobetore,che moslra ogni forte di befìia; & il ter^o ,che fa vedere ~j_ §^LS terraiacqua^faffi^rbori^monte piano^ ogni altra cofa inanimate, ha no- me Fantafo . j^è pia dico di loro, mar itorno alla imagins di Mercurio Mercurio fatta pure informa quadr adorne fi legge appnffo di Taufania , quando ci Pcne ^w d': 'fcriue l'^A ebaia , che era in certa parte di quel paefe fu la via , con la *t0' barba, Z? con il cappello in capo . ÌS(è mi ricordo di hauere luto di altra fiatila di Mercurio,che di quefta , laquale haueffe ìa barba , efìendo che 1 Toeti tutti lo d.fcriuono fenica , il che, dicono , voler moHrar cbfl parlar, quando è bello,uago,e puro,non inuccebia mai . iJMa fanno ben però molti, che gli comincia dare fauori la prima lanugine , come già ho detto di Martiano9& come di Luciano pofìo dire il medi fimo , poi che ne* juoi facrifeij deferiue Mercurio con alcuni pochi pelu^J della prima barba^he gli cominciauano ad apparire fui vifo . Homero parimente fa, che Vhjfe lo vede tale, quando à lui va , egli porta quella herba , con laquale eifi difefe poi dagli incanti di Circe . Leggefi oltre di ciò,cbe al- legatile di Mercurio , lt*quaii erano su lepubliche vie, gittaua pi^reo-^- ^ gnuno,che paffaua di làjecondo le trouaua a cafo, in modo che vi fé ne ve tate allatta deuanoi monti raccolti intorno, ò foff'e per moftrare , che fi debbe far'bo- tua di M& non alti 'Dei con offerire qucllo,c he primo fé ne apprefenta ,0 fi ha alla curio.. mano , onero perche purejfero in quel modo purgare le publiche Jìrade j sì che non trouafjero poi gli altri } che pajjauano di là , C? i corrieri raccomman- 148 Imagihi dei Dei raccomandati a quejìo Dio^ofa^he gli pote/je offenderemo veramente ciò era per da re ad intendere, che cos ìè tutto il rag tonare compofio dì picco* Suina; le particelle , come quei monti di piccolepìttre raccolte ìnfieme , Suida ferine, che qut/ìi cumuli , b montici Ili di pietre,erano cenfecratì a Mer- curio.ntlle vie incerte, forfè perche non deuiajfe dal buon camino^ chi paf- fauaper là . Et che fu anco vfan^a degli antichi di porre su lefirade public he dìnan \i al le fìat uè di Mercurio le primitie de i frutti a feruìtio de'pafsaggkri,li quali fecondo il hifogno ne mangiauano. Leggefi ambo Mercurio ranche Mercurio alle volte fu fatto con tre capì ; ò per mofirare la gran co tre capi fa^ cfye bfr l'ornato parlare '; ò perche a coftui f corta de paffaggieri non. ba/ìana vn capo per mofirare altrui le diuerfe/ìrade,& fpecialmente ne* triuij,cioè doue erano tre vie, & perciò in ciascheduno de' tre era fognato > otte quefla,ò qudla,ò quell'altra via andafse . Volevano poi gli antichi anchora , che Mercurio hauefse cura de' Ta- Homero . ^0Y'l:fiorta de paJsaggteri.Dio de P a fiori , intefo amo per la for%a del Sole>& imaginedelDioAnuùi T> io della fagac ita appo gli Egittìjjheervnifìefiocon Mercurio^ il caduceo quifignìfica il Sole e> la Luna il demone lafortunaja- rnorc>et la necejfità che njanno codina/cimento bumano* li 250 Imaginidei Dei il dì comincia à moslrarfì . Oltre di ciò le figure quadrate di CMetcurio, che haueuano il capò folo,& il membro virile,mofiìano cbe*l Sole è capo del mondo , & f emina* or e di tutte le cof e , & quattro lati lignificano quello , ebefignifica la cetra dalle quattro corde data medefimamante à CMercurio , cioè le quattro farti del t^Mondo , ouero le quattro fi agioni dell'anno , òche due equinottij , <& due folflitij vengono à fare quattro parti di tutto il Zodiaco. Et fu ritròùamento proprio de i Gre ci,come fcriue Herodoto,& gli K^itheniefi furono i primi, che facefiero, & moflrafiero à gli altri di fare "parimente , le statue di ^Mercurio col membro genitale dritto,& quefio fecero effi forfè , perche differo le fauo- le, & lori} "eri f le CM 'arco Tullio , chea lui fi gonfiò > & dri^cffi in quel modo per la voglia, che gli venne di Troferpina la prima volta, che la vidimi come fi può vedere il difegno nella noflra tauola j6.à car.^o*. Caduceo t~sfccomr»odafì poi il (aduceoal naf cimento dell' huomo,come dice il me fecondo in defimo Macrobio , in quella guifa fecondo quelli di Egitto . Sono con rz'°™f-n- Ibitomo , quando ci nafte quefli quattro Dei , il Demone , la For- mo! U° tma ' ly^more > & k 'Hs^ffità . De quali i due primi fignificano il Sole,& la Luna,così detto quello, perche da lui, vengono & fono conftr- uati lo fpiritOyil calore, & il lume della bumana vita, & perciò è egli ere àuto Demone,cioè Dio di chi ci nafte . Et quejia èdetia la Fortuna, per- che tutta la forxa fua fi fiende fopra i cor pi, li quali fono foggetti à mol- ti, & diuerfi accidenti . V amore è moslrato da i due capi de ifer penti, li quali fi giungono infieme, come che fi baftino; & la jyeceffità è intefa Martiano. per quel nodo , che quefti fanno di sé ntl me^o. Martiano fcriue , che Tbitologla entrata nel fecondo Cielo uideuenir fi incontra vna uergine con una tauola in mano , nella quale erano intagliate quesle coft tutte di- moftràtrici di Mercurio.TSlelme'Q era quello uccello dell' Egitto firnile al la Cicogna , che cbiammo ibis , &vn capo di bellìffima faccia , co. peno di vn càppello,che hauea d'intorno due fer penti . Sotto ui era vna bella uerga dorata nella cima,nelme^o verdeggiaua,& diuentaua negra nel calce. Dalla defira vi era vna teftugine,& uno feor pione, & dalla fì- nislra un capro con certo vcceUofimile allo fparuiere . Queile cofe quafi tutte fono tolte da i mifierij de gli Egitti] , apprefio de i quali fi crede , che fofje adorato ^Mercurio fiotto il nome di quel Dio,chz da loro fu chia malo yAnubi . Cerche lo faceuano con il (aduceo in manoycome lo deferi- uè *Apuleio,il quale raccontando di quelli, li quali andavano con ifide dice Anubi. così. Eraui jlnubi,qual differo effer CMercurio, con la faccia hor negra , & hor dorata , al\aua il collo di cane , & nella finislra portaua il Cadu- ceo , oue con la defira fcuoteua vn ramo di verde palma . Fu fatto que~ ilo De gli Amichi. 251 Imagine di He ri ole appo Trance jì da loro tenuto Dìo della e lo a uè n za >& de II' e fiere it io, qualfu da alcuni te- nuto anco per Mercurio (jjff queHa imagìne dinota la fer%A della eloquenza, & di/cip lina militare , majjitne ne ^vecchi Capitani^ conjumatt oratori. li m t . Imaginidei Dei fio 1)ìo in Egitto con capo di cane , per moslr&teia fagacità , che da UPiercurio ci viene, conciona che altro animale non fi troni qua fi più fa- Siculo!0 £ace ^ cane-0Purc lo facevano cos},perche, come recita 'Diodoro Siculo, fu Jì nubi figlinolo di Ofiride , & feguitando il padre in tutte le guerre rnofirofi valor ofo fempr e , onde come Dio fu rhtrìto doppo morte , & perche vivendo ci portò per cimiero vn cane fopra l'armi , fu poi fatta la fua ìniagìne con capo di cane ^volendo pur' anco per queflo intenderebbe egli fu fempre fugace cu/lode } & fedele del padre, difendendolo tutta- uia da qualunque kaucjje tentato di fargli male . Oltre dì ciò , fé non fu Hercole- Bcrcole il medefm d-ebe iJMt renrio,bcn fu da lui poco difftrente^come ne fa fede la imagine fua. fatta da Franceji > che l'adoravano per lo Dio della prudenza,®- della cloqucn^a^n questa guifay:ome racconta Lucia Luciano . no • %ra vn vecchio quafi all'ultima vecchiaia , tutto caluo , fé non che haueua alcuni pochi capegli in capo, dì colóre fofeo in v.fo, e tutto crefpo, & rugofo, vestito di vna pelle di Lione, & che nella destra teneua una ìna^a , & vn'arco nella fmislra ,• gli pendeva vna faretra da gli ho- meri , & haueua allo efiremo delia lingua attaccate molte catene di oro , & di argento fottiùffitpe , con le quali ci fi traheua dietro per le orecchie una moltitudine grande di gente > che lo feguìtaua però uvlvti- tieri . Tacile co fa è da vedere , che qvejìa imagine fignifica la for^a Éloqu éza ^a el°ellienXa > la 1Hah davano quelle genti ad Hercole ', come dice il €Ìuàt'orzl^£defimo Luciano , fu Hercole creduto più forte affai , & più gagliar- do di CMer curio ; & lo facevano vecchio , perche nei vecchi la elo- quenza è più perfetta affai , che ne' giouani , come Hornero ci mojìra per T^eslore . s dalla cui bocca , quando parlatici , pareva che filila ffe dolci/Jimo mele . Et per quesito hebbero anco forfè qvefìi duo Dei vn tempio folo fra loro commune nell'iddi cadmigli .Athcnisfi, che haueva- no nella loro ^sdeademìa altari delle Mufe , di Mimma , & di Mercurio , uollero haueme vno parimente dì Hercole ? come che il Intime di co- fini non meno , che de gli altri poteffe giouare a chi quìuì fi effer citava ; . . - & Taufania ferine , che non folamentc i (jreci , ma moke barbare rìationi ancora credettero, che (JAier curio, ù~ Hercole fojfero fopra allo ef- fercitarft , & che. erano principalmente adoratine' Ivochi , che fifa* ccua questo . Onde apprefio de ì Lacedemoni^ nel "Dromo y luoco oue fi esercitavano ì giouani nelle correrie , fuvn'anticbijfimo fimulairo di Dei dello Hercole, al quale andavano a facrificare quelli, che erano già di maggio- cfsercito . re età . Et in certa parte delpaeje di Corinto dicevano quelle genti , che Hercole già quìui offerto , & dedicato (JMer curio la fua mai^a , che a a di vliuo faluatUo , la quale fu creduta bavere dapoi fatto le ra- dici, Degli Antichi. 25$ dicifé cjjere ere/cìnta ,& diuentata vn grande arbore . Ttyti dicojejìa fiato vn Hcr cole job , ò molti ; bench'io /appi , che Vamne ne mette quarantaquattro , & dice, che già tutti gli huomini di grande , &mi- rabfl valore , &. quelli , che hauefferofupirato qualche feroce CAtofl.ro , erotta detti Hercoli : «è de i molti->qual fofsc ripoflo nel numero de i Dei , perche queflo non tocca a chi vuole folamcnte far ritratto de ifimulacrì , & delle fi atue, eh e ne fecero gli antichi ; Li quali adorarono cerne 'Dio vn Hercolc>& à lui fecero di quelli bonari yehe faccuano à gli altri 'Dei ; & quelli di Egitto lo pò fero nel numero dei dodici ( come fedite He- rodoto) che furono prima da loro adorati. CMa fé ben le molte cofe , Simulacro chef leggono dì Hcr cole, fìano fiate fatte da diuerfe perfine di queflo no- c ^CtCOie* tne,fono attribuite nondimeno tutte ad vnfolo , che fu fitto 'Dio . // cuijìmulacro eragrande per lo più Ci che mofìrauafor'fa , & robufie1^- %a , pei la quale viuendo fu cognominato (JHelampigo , che viene à di- re , dal negro culo ; perche cofi chiamarono i Greci gli huominifor- .ti , erobusìi : & all'incontro diceuano Leucopìgo , cioè , che ha bianco culo, a chi era molle , & effeminato . Et à queflo propofito leg- Nocella gefi vna cotal nouelletta ; Furono duefeatelli maluagi , e trifli quanto fi piaceuole. pofia dire,nominati l'vno Zaffalo , & l'altro ^lemone , ma erano detti Cercopi , & furono figliuoli di CMennone : qucftipiù volte furono ripreft . dalla madre , & pregati à mutar vna cofi pejfima loro natura, ma po- feia che vide di non poterli ritirare dalle loro opere maluagie , li pregò ihefiguardajfcro almeno di non dare fra piedi a Melampigo . Hor'a- uennc,che effendoft vn di Hercole pofeo à ripofar fotto vn arbore , al qua- le hauena appoggiato l'arco , i'S la rìia\\a , quefiiglifopragiunfcro , (3 vedendolo dormir e,dì fi gnarono di farli qualche Jlrano Jìbcr?o , & erano già in punto , quando Hercole fi de fio ; il quale leuato fi non fece loro alno male ,fe non che gli preje , & legatigli ìnfiemeper'i piedi, , come f^Jero flati duo lepri , attaccatigli alla ma^a fé gli pjfc alle J palle , C audoffenc via . I Cercopi, mentre ftauano pendolonè à quel modo, vi- dero che Hcr col e hauena il culo,& le natiche ncgre,& pelofe , comincia- rono à ragionare pian pian fa toro di qurllo , che tante v.olte baue- ua loro ditto la madre ,& diceuano, che certo quegli era II M elampi- go . 'Di che Hercole,hauendo intefo il tutto , preft il maggiore piacere diligendo t per ciò ridendo gii jciolfe , (5 la f ciotti andare , mu furo- no poi trasformati in (fatti Mammoni , come ferine Suida , perche "vollero ingannare Cioae . Onde per gli Cercopi furono fou ente intefi 2' fraudolenti^ adulatori , come fi vedeappreffo di Vlutarco,il quale par - ^ landò della differì n\a , che è da ve ri amici àgli adulatori dice, che cofi fi diltt- 254 Imagini de i Dei dilettano iVrincipi di quelli , come Hercole fi dilettaua de Cercopi. 'De* quali fcceancbo mentione Herodoto, defcriuendo il camino , che fece Xerfe a pajpu e coni1 'efferato i monti della (frecia , & dice; che andò et paffare il fiume K^fopoper certa via , che fu dimandata la fede de i Cer- copi,cìoède'malitiofiy oue era anco vnfafìo, che fu detto UWelampigOt cioè negro fonte , che quefìa voce tanto può lignificare qucHo , quan- to quello y ch'io diffi di H previe x^sìlfimulacro del quale ritorno , che fu di buomo forte , & robujìo , e fu parimente tutto nudo ,fs non che haue- ua vna pelle di Lione intorno , il cui capo con la bocca aperta gli faceua celata , e teneua la malga nell'vna mano , e l'arco nell'altra, & la fare- tra gli pendeua dalle (palle , come ho già detto . Vn ftmile tutto di me- tallo alto diece cubiti fu dedicato in Olimpia città della (frecia da alcu- ni andati col figliuolo di i^sfgenor e a cer care -Europa , come fi legge ap- preso di Taufania , il quale fcriue ancora , che i Lacedemoni hebbero vn fimulacro di Hercole > con pelle del Lione intorno , & tutto armato ; la Hercole ar ragione -dì 'che auenne j perche (fi cndo già andato Hercole per certi fuoi mato . affari a Sparta città principale de' Lacedemoni , haueua menato feto vn giou inetto J uo cugino nomato Eono , ouero Licinuio ( come dice ^Apolxo- Apoliodo foto raccontando il medeftmo fatto ) il quale andando tutte folo a firn pia cere per veder e la città ,arriub dinanzi alla cafa di Hippocoonte , che era allhora quiui Signore ,& c2^èìouefufubito ajfalito da vn terribile ca- ne,cui egli ferì di vna pietra, & lo fece ritornare in cafa; ma i figliuo- li di Hippocoonte,cbe queflo intefero , vj liti fi auuentarono addofjò di Eo- no con bafloni , & l'vccifero . Hercole , rìfaputa la cofa,trarro dallo fde- gno , e dal dolore del morto cugino fé n'andò tuttofalo fen^a alcun indu- gio contea gli homicidiy & con quelli fu vn pe\%p alle mani : alTvltimo Hercole ferito in vna cofeiafi ritirò,e tolfefi difottojp&e allhora non poten- do refi fiere alla gran moltitudine delle perfine f che gli veniuano addof- fo:rnapocodapoi meffme egli parimente infieme molti , tanto fece , che ammalò non folamentei figliuoli, ma il padre Hippocoonte ancora, & roino tutta quella cafa . Et per queflo lo fecero armato i Lacedemoni . E gli ^Arcadi f acero dapoi alfuo fimulacro vna cicatrice nella tofeia per memoria della ferità) eh* io dijji-, per la quale, guarito che egli fu , dedicò Efcnlapio vn tempio ad Ef cui apio f otto cognome diCotileo, perche Cotile appreffo Cotileo . de Greci è il medefimo , che appo noi cofeia , come che per lui fujjegua- . rito della ferita , che htbbe nella cofeia K^épollodoro fcriue , che Hercole Hercole ! $ Parimmte armato, quando per la di f e fa di Thebe combattè contragli Minei,& che UWincrua gli diede le armi , & aggiunge , che hauendo Hercole imparato di tirar l'arco Eurito , hebbe dapoi li jir ali da apollo , da De gli Antichi. 2?? da Mercurio lafpada,da folcano la corata , & da Minerua il manto ; & che la ma^tafe h tagliò & fece eglida sèflefio nella felua Tornea. Tlinio , riferendo alcune delle più degne slatue di metallo , chefoffero Plinio . appreso de gli antìchi,dice , che in 'Roma ne fu vna diHercole terribile neWafpetto,& veslìtadivna tonica alla Greca. Che foffe terribile da veder e,lo moslra quello , che fi legge di vno,ilquale ne hebbe tanta pan- ra,che dìuentò tutto faffo,vedendolopaff are per là ,oue eift era nafcoslo in certa [pelonca , & era quei jafio , come riferifee Suida>in forma di ìmomo che mette fuori il capo per vedere. Hanno poi dettole fauole , che il Sole donò vn gran vafo da bere ad Hercole , col quale eg li pafsb il mire^come riferifee ^ìtheoneo . UMarobio l'interpreta , che foffe Zina Ateneo. forte di naue detta Scifo,che tale era anco il nome del vafo , &fi potreb- Scifo vafo be accommodare a quello , che noi dichiamo Schifo , ouero Battello ,on-di Herco- de non vfarono poi altro vajo mai ne' fuoi facrificij : ££ Virgilio parlando e' delle cerimonie di Hercole celebrate ad Euandro,quando Enea andò a lui j Heroolebe diceilfacro Scifo ingombraua le mani ad effo Euandro , che mofirala uitore, grandezza di queHo vajo , col quale in mano fu fatto Hercole alle voi- te,ò per la fauola,cb'io diffi, ouero per moflrare , che Hercole fu gran be- uitore , come recita ^Atheneo; il che vollero forfè anco moflrare quelli, che nelpaefe di Corinto in certa fua cappella fecero vn giouinetto , che gli porgeua bere : benché Taufanìa ferme , che Hercole cenando quiui apprejso di vnfuofuocero diede vn sì fatto circo su la te/la a Ciato gioui- Ciato vc- netto,che li dauajbere,che l'vccife , pare ndogli , che non faceffe qnellvf- cifo da fido garbatamente, & che per memoria di quefìo furono poi fatte quel- Hercole. le slatue . Legge fi ancora apprefjo di ^i pollodoro,di jltheneo , & di ai- truche Hercole fu gran mangiatore, & vorace fuor di modo, sì che man- Hercole gìauafpvffo egli Job vn bue tutto intiero, & che per que ilo gli fu con- mangiato Jecrato dagli antichi quell'vcctllo , che da'ijrreci edotto Laro , £jf re. danojìrifolica 5 perche, come fcriue anco Snida, egli è di fua natura^ ct, grandemente vorace,& ingordo , Da quejla voracità di Hercole nac- erc que rò alcuni fuoifacrificij , ne'quali non era lecito dire pur vna buona pa- rola; perche come riferifee Lattantio, ($ fi legge appreffo di jtpollodoro , Lattantio. vn dì,ch'eipaj}aua per l'ifola di Hjjodo>& haueua vnagranfame , lolfe Apollodo perforai ad vn contadino,che non volle vendergliene vno,ambi li buoi ,r0* con li quali arauaallhora il terreno,& fé gli mangiò con alcuni fuoi com- pagni. 1 1 pouero buomo difperato per la perdita de' buoi , non poten- do farne altra vendetta, fi volrò à bestemmiare ;& maledire Hercole, & à dire tutti i mali del mondo di lui , €T di tutei ì fuoi , di che egli rife fempre,& dice , che non mangiò maìfibe più gli dilettale > che vedendo colui *$6 ImaginìdeiDei Imagìni d'Hercole armato >cfHercole mangiatore 0/ beuìtore 3 & dell'njcelloVolicak lui /aerato per la fua Voracità^ dell'altare facratogli detto ilgiogo del bue, Jegno della fua grata natura ($f benignità , coronato poi dell' albero piopa, e /fendo tolto anco per il tempo 3 che tutto diuora & confuma . Degli Antichi. 257 colui dirgli tanto mah . Onde pofeia che fu fatto Dìo, le genti delpaefe gli confecrarono m'aitare detto il (jiogo del bue , & quiui gli facrifica- uatw à certo tempo vn paio di buoi col giogo fui collo ; fi fentiuano in qucHo mentre il Sacerdote contattigli altri , che vi fi trouauano a be- stemmiar, & dir tutti i mali poffibili , perche credeuano in quel modo di rinouare ad Bercole il piacere , eh* egli hebbe di fentirft besìemmiare , & maledire dal contadino,cui mangiò gli buoi. Et a quefio propofito non ta- cerò vn 'altro facrificio non meno pa^o, &fciocco , ebefifoffe tritìo , & nefando quelloyche ho detto,nato parimente dal piacere, che prefe Herco- le di veder ,che alcuni Contadini, come riferifee Snida , per non ritardare - ., il facrificio appreflato,efiendoJene fuggito il bue, che fi doueuafacrificare, 3 ' ne fecero unofubito di vn pomo , ficcandoui quattro bacchette in ucce , di piedi; e due al luoco delle corna. Ouero fu la cofa , come (fiulìo Tolluce la raccontale non hauendo potuto pafiare il fiume ^ifopo, quelli, che por- Giulio tauano la uittima^quaV era un Mòtone)a certa fefìa di Hercole, & efìendo olluce ' già l'boradefiinata al facrificio,alcuni fanciulli7ch 'erano quiui,piantaro- no quattro fijìuche in loco de'piediyet due per le corna in unpomo,lo quale fingendo il montoncchefi doueafacrificar e, fecero come per giuoco tutte le cerimonìe,che vi andauano . La quale cofa fu di fi gran piacere , e tanto cara ad Hercole , che re fio l'vfan^a poi apprefìo déThebani di facrifìcar- gli de' pomi nella maniera, che gli fu facrificato quel pomo per difetto di vittima . UWa perche non fu m inore il valor di Hercole in altri più de- gni^ più gloriofifatti,chefoJJe in mangiare,& in ber e, furono anco per ciò fattegli molte fiatue,& dipinture, <& quelle dedicategli cofi ne'fuoi, come nelli Tempij degli altri Dei . Tra quefìe fi vedetta che piccolo bambino flw^affe con le mani duo fer penti andatigli alla culla\& fat- to poi grande,tagliafse le teHe,che rinafceuano all'Hidra}e le abbrufeiaf Fatiche di fe,cheprendeffe correndola cerua,qual haueua gli pedi di mettallo,&le Hercole. corna d'oro , Ò> fquarciafie le mafeeliead vn terribile Lione , ouero l'affo- gaffe'.che fìcffe a vedere alcuni cauallijbe mangìauanovn Rcpofìoloro dinanti;che fé ne portaffe in collo vn ferro cinghiale; chef eriffe con lefaet te in aria certi vccellaui tanto grandi,cbe /tendendo l'ali toglieuano la lu ce del Sole al Mondo;che menafìe legato vno fpauenteuole toro,cbe fpira- ua fuoco;che fiflringeffe fopra il petto vn gigante lofaceffe morir e, che amma^affe vn fero drago,e leuafìe di certi hortigli pomi d'oro,che da quello erano guardatile mettere lejpalledfosìenere il tielo;cbe ammar V^affe vn Ej , che haueua tre corpi , & ne menafje vn groffo armento di buoi;che occideffe dinanzi ad vna fpelonca vn terribil ladrone che fpira- uà fumo ,& fiamma dalla bocca j e he fi tirajjè dietro Cerbero con tre teHe KK da 25* ImaginideiDei da lui incatenatogli tirando l'arco amma^affe l'aquila, che dìuoraua il fegato à Trometheo legato ad m'aito monte ; & che amma^affe pari- mente molti ladroni,& molti tiranniche troppo lungo farebbe à dire tut- ti i gloriofi fatti ,che fi raccontano di cofluì,<& danno materia di farne di-. ucrfe imagini , per li quali fu chiamato domatore de' moflri $ ma perche non fono più bruttile pia fpauenteuoli mo£ìri,nè tiranni più crudeli fra mortali de i vitij dell' aniw.o, hanno voluto dire alcuni, che la forteto, di Hercole Hercolefu dell 'animo ,non del corporati la quale ei fuperò tutti quelli ap- forre di a- petiti di fot dittati, li quali ribelli alla ragione, come f muffimi mefiri tur- iamo. yan0 l'buomo del continuo,*?? lo trauagliano. Età queflo propofito Suida Spofitione fcriue , che per dimojìrare gli antichi , che Hercole fu grande amatore di di Hercole prudenza, & di virtày lo dipinjero vefiito di vnapiUe di Lione , che fi « gnifica la grande"^a,<& generofttà dell'animo, gli pof ero la maffia nella de(ìra,cbe moflra defiderio di pruden7^a,& dì fapere,& con efafinfero le fauole,che egli amma'^affe il fero drago*& portaffe vìa tre pomi d'oro, ch'ei teneua nellafinìtlra mano,& erano prima guardati da quello, per- che fuperò C 'appalto fenfuale,& da quello liberò le tre potente dell' ani- Macrobio ma ornandole di vir:ù,& di opere giufle,& honefte . Macrobio,il quale Hercole . C0W€ ho già detto,più volte dà vna intelligenza à gli altri Dei,vuole al- pe ole. ten(ier 41 Hercole,clSeìfìa il Sole,&che i gloriofi fuoi fatti, che fono do- diciipià celebrati ,fiano ìdodìcì fegnì del Zodìaco fuperatidal Sole, per- Hercole the feorre per quelli in tutto l'anno . *A Uri hanno voluto,che Hercole fta pel tempo U tempo,ilquale vìnce,& doma ogni cofa,& perciò gli metteuano in ca- bo^d ' «ar fàSfate&de de i rami della pioppa 5 che queflo è l'arbore , che à lui die- cole» dero gli antichi-onde Vìrgilìoffà,che Euandro facrificandogli fé ne cinge il capo , & la chiama Herculea fronde , perche quefla con due colori , che hà,mofìra le due parti del tempoj'vno bianco,che moflra il d},& l'altro fofeo , chefignifica la notte , delli quali dicono le fattole effere fiata la ca- gionc,che quando Hercole andò in Inferno,per trarne quindi Ccrbero.fi a- uolfe intorno al capo alcuni rami di pioppa , •& che le foglie di quefti di- uentarono bianche dì f otto dalla parte,che toccaua le carni tutte bagnate, e molli dì f udore, ^3 difopra ver fot aere infernale fof che , & affumicate, (3 che perciò egli volle dapoi , che tutte foffero fempr etali , lamelle fofciajempre, pèrche gli di f efero il capo dal noiofofumo della taf a infer- nale. EtdqueJìo,che Hercole f off e tolto peltempo, fi con facemno alcune cerimonie de'fuoifacrificij, le quali, oltre all'vfo offeruato in quelle de gli altri T>ù,erano celebrate a capo f coperto, come fcriue Macrobio ,& fene può rendere la ifleffa ragione, che fu dettanella ìmagme di Saturno , cui facrificauano parimente a capo f coperto . Leggcfi anchra apprefio di Tlinio, De gli Antichi. . 259 (Plinio,cbc non andaiuno cariane mofcbe nei tempio di Hercole, ch'era à Cerìmo- ]{oma mi foro rBoario:qutlliyò perche fentiuano d nafo la ma^a,che (ia~ nie di Her uà appoggiata quitti dì fuori, onero perche furono da co/hi odiati per co^c* le caufe, che ferine Plutarco , oue rende la ragione .perche non andaffero i cani nclfuo tempio. Quefle ,pev che faci ificando vna volta Hercole à Gio- ue,?? hauendolo p> egato, che ei gli leuajfe d'attorno le mofcbe, che lo no- iauano fuor di modo,e per quefìo ammalatogli una uittima di piagnei le fé ne volarono via fubito tutte inficme , ne vennero poi mai pia a fuoi facrificij . Et perciò in quella parte della (jrecia, oue quefìo auenne,fù da to cognome à Gioue di /cacciatore di mofcbe. "Benché alcuni hanno detto, Giouefcac che non fu Gioue , che difeacciaffe le mofcbe allbora , ma rJl4iagro rDio ciatore di proprio delle mofcbe ,il quale è nomato ancora da alcuni altri CMiode; Et '"° ' quando faceuano facrificio a coilui in certa parte della Grecia , tutte le uetxf M10- mofchevolauanofuor delpaefe. ^Adorauano parimente i Cirenei gente de.Dio del della Libia il Dio delle mofcbe da loro detto \j4cboroy e gli facrificauano, le mofchc per fare ceffare la pejie caufata talhora dalla gran moltitudine di quelle . Ac^oro • E gli sAccaronì nella Giudea hebbero medefimamente l'fdolo delle mo- fcbe Bel^ebu,che così l'interpreta il Beato Gieronirno . Et come le mo- Belzebù. febe andauano all'i facrificij di Her colerosi le donne ne erano f cacciate, ne Dorme gli poteuano pure vedere, il che dicono fu ordinato da lui mede fimo per lo fcacciate fdegno,che egli hebbegià vna volta, che vna donna non volle dargli be- dalle.cer' : re,fcufandoft, che all' bora era la fesla della Dea Bona , tempo , nel quale Hercole • non poteuano le donne appreslare,nè dare cofa alcuna agli huomini.Onde fu ojfcruato dapoi , che come gli buomini erano [cacciati da quelli della 1)ea Bona,cos} le donne non poteuano vedere gli facrificij , né entrare né' tempi] di Her colere non alcune appo gli Eritreiyli quali hebbero vnfimu, lacro di Hercole, fecondo che recita 'Taufanìa,in tr al ciato, & come inteffu- tofrà certi legni attaccati infieme informa di Zattera , la quale portata dal mare Ionio dicono che prefe terra ad vna l folcita , che è nel me^ofrà gli Eritrei,^ Ch'io-, & che gli vnì, & gli altri cercarono di hauerla, ha- uendo già viflo ilfimnlacro, ma per quanta for^a vi mcttefìero , non fu mai pofjibile leuarla quindi , fin che vnpouero huomo Eritreo , qual'era già flato pefeator e, quando vi vedeua>cbe allbora era cieco,diJJe,parcndo- gli di effere fiato auuertìto infogno,chs con vna fune de i capelli delle donne fi potrebbe tirare la Zettera colfimulacro ouunquefi volejfe . Ma non hauendo mai voluto le donne della Città dare gli fuoi capelli per fare * ' queflotalcune femine di Traciaje quali,bencbe foffero nate libere, nondi- Dóne pri- meno,perche non haueuano allbora altro argomento di viuere, quiuifer- "agiate.. statano altmi^fferferofpontancamente, & diedero gli loro, onde fa fatta KK 2 U z6o ImaginideiDeì lafune,Con la quale gli Eritrei tirarono la Zattera, & berbero il fimula- cro,& perdo vollero,& ne fecero editto publico,che alle donne di Tracia, Hercole et folamente foffe lecito appo loro di entrare nel tempio di Hercole , Scritte Apollo al- ancbora il mede fimo Taufania,che deffe molte flatue,che erano in 'Delfo, le mani. ye ne furono due l'vna di Hercole,& l'altra d\^f pollo, che teneuano am- be il Tripode , come che fé lo voleffero tore l'vn l'altro , perche furono già per venirne alle mani Hranament eccome fi legge appreffo di Cicerone,ma che Latona,& Diana,che erano quitti parimente, par euano mitigare l'i- ra di .Apollo , & Minerua quella di Hercole . Fu queflo così finto , per- che adirato Hercole già vna volta , ch'ei non puote battere certa rifposla dall'Oracolojolfe il Tripode,^ fé lo portò via; ma tornato in buona poi lo refe , & hebbe perciò dall'Oracolo quello , che dimandaua . Chiamarono Tripode gli antichi Tripodi certi vafi di metallo da tre piedi, che erano a loro,co- ine fìa. me }JOggl fono a noi i paiuoli, & altri vafi da cucina, li quali Homerofà ebefiano di dueforti,& ne chiama vna come diremo noi da fuoco, l'altra fen^a fuoco, perche quesli erano tenuti nelle cafe> e ne' tempi) folo per or- namento^ erano perciò offerti all'i eVei,come dono di moltoftima,& al- le perfine degne,& di valore erano parimente donati. Onde Virgiliogli » mette fra gli honorati doni,& prem ij, che Enea apparecchia ne" giuochi da lui fatti in honore del padre ^Anchife , & furono quelli forfè , che gli haueuagià donati Heleno infteme con altri prefenti di gran valore,quan- Icbeci . d0 parti fa fa j ; benché Virgilio gli chiami quiui Lebeti con voce (freca , & Seruio voglia, che quefti foffero come bacini da dare acqua alle mani, dicendo, che non pareua conueniente donare à tale per fonaggio , quale era Enea,vafi ad emina. Ma '^rftbeneo, riferendo la difiintione de i Tripodi fatta da Homero,come ho detto, dice,l'vfo ha ottenuto, ebefiano chiamati Lebeti gli vni,egli altri, QT vuole che quelli da fuoco foffero perfcaldare acquargli altri come ta^e,& altri vafi da vino . CMafofìero come fi voleffe,cbe ciò non ferue molto al propano no[iro,maft bene che il Tripo- de era certa tauola confecrata,perche vi fedefle sa quella giouane,che da- uà glifacri rìfponfi,pofcia che era ripiena dello fpirito di ^sìpollo,il qua- le fé le andana à cacciare il corpo per di fono ; & perciò vollero alcuni che'l Tripode fuffevno fcanno pertugiato nel me\%o accìoche lo fpirito haueffe per doue entrare in corpo a Ila f emina , che vifedeuafopra . E lo Verità, potremmo porre per fegno di Verità\perche l'Oracolo,chc veniua da quel- ' lo,era creduto direfempre il vero » Onde riferifee ^£theneo,che diceuano Tripode gli antichi parlare dal Tripode ogni vno,che diceffe cofe vere . E che per di Bacco. quefi0 Bacco parimente hebbe il Tripode,cbe era come vna ta%%a,o altro vafo da vino,conciofia che il vìnofeuopra fouwtc la verità delle cofe non meno, no De gli Antichi. 261 mertOycbe gli Oracoli de i TDei , perche quafi tutti i T)ei bebbero Oracoli , ciafcheduno il [ito . E ben che potefie eflere> ch'iojcriuejfi vn dì di tutti , nondimeno bora non lafcierb di dire di vno,chefu di LMer curio, per fini- re con que fio la fuaimagine. ScriueTaufania, che in certa parte del- l'aiebaia nel mc^p di vnagranpia^afu vn fimulacro di ^Mer curio Oracolo tutto di Marmo , con la barba leuato fopra vna quadrata bafe non molto dl grande, dinanzi del quale ne era vn altro della Dea Vefìa parimente di marmo,& che à canto a quefto erano alcune lucernette dimetalloyle qua li accendeua chi andaua per coniglio a Mercurìo,hauendo prima abbru- ciato certo poco incenfo , indi offeriua su l'altare dalla deslra parte certo denaro, che haueuaallbor a quella gente in communevfo,e dimandato poi quello,che voleua,accoftaua le orecchia al fimulacro di Mercurio^ e ftaua ad vdìreper vn poco,poi leuatofi quindi fi metteuafubì to ambe le mani alle orecchie , tenendole fi ben cbiufe fin , che fofle fuori della piatta , che allhord ; le apriua ; eia prima voce , ch*v- dina gli era in vece della ri- fpofia dell'Ora- colo. 262 Imajini de i Dei f magmi di Mercurio <& di Mìnerua , quello Dìo della eloquen^quetta della prudenza,® delle art ih ne ìnuentrìce , dinotante effernecejfarw la eloquenza & la prudenza efier cvngionte infìemefì deuono gioita- re le parole alle operationì bumane. Degli Antichi. 463 M I N E R V A. Iceft , che frale marauigliofe coje date daT> IO alU Tsjaturabumana , doue fono grandemente mirabili , l'vna è il parlare, {"altra tvfo delle mani . Imperocbe quello e fprimenào gli concetti dell'animo con maraui- gliofafor^a perfua.de altrui ciò , che vuole, queflo con molta indù Uria mette in opera tutto quelloycbe può eoa feruare la vita de gli buomim,& difenderla , come fono tutte le arti già ritrouatey che fi troueranno all'auuenire . Et perche non il bel parlare gioua,mapiu toflo nmce,& fa male qual volta non fra accompagnato da buon volere, & da prudenza, né la prudenza può effer e di vtilealmon- do,quando non fappi perfuadere altrui a fuggire il male? & feguitare il bene->& àfare quelle cofe,cbe a Ila vita dulie fanno di meftiere, gli anti- chi lo moflrarono accoppiando infume xJfy[ercurio,del quale bò detto già , e Minerua,della quale dirò bora,slimata Dea della prudenza, & inuen- trice di tutte le arti . Et perciò delle ftatue di ambi quelli 'Dei , giun- gendole infume, ne fecero vna , e la chiamarono con voce Greca Herma- tbena-ipeuhe chiamano i (jreci Mercurio Rame , e Minerua ^thena, e la tennero nelle ^yìtademie , per. moHrareà chi quiuifi effer citaua , che la eloqutn\a,& la prudenza hanno da effere infume giunte^come quejla da sé poco gioui , e quella da sé parimente nuocafpefio , e forfè fempre, fecondo che a/] ai lungamente ne difeorre Marco Tullio nel principio del- la innentionc , il quale fcriue ambo ad dittico fuo della flatus *> ch'io difft in queflo modo . la tua Rermathena mi piace affai t& è così ben po/ta nella ^icademia,che la pare tener tutta. Polendo dunque fare Miner- Heunatne uà ò foia,ouero accompagnata con Mercurio, facci fi di faccia quafi virile , Minerua & afìaifeueramWaf petto, con occhi di color cileflre , che qmfio leda come jai- fempre Homero , come fuo proprio . Et Tauftnia doppo batter ferino di ta« certo fimulacro di Minerua , che era in ^thene nel tempio di folcano, Soggiunge di hauer trouato certa fauola , che la fa figliuola di Tritono , q ., • . - & che ella h aueua gli occhi cilcslr imperché tali erano anco quelli delpa- Minerua! dre . Ma Cicerone , vue parla della natura dei cDeitdicey che gli occhi di Mini ma erano cefii,& cerulei quelli di Kiettuno^che potrebbe dimoflra- re qualche differenza fra loro , ma non credo io però ebefoffe molta ,per- ebe l'vna , e l'altra voce appreso de Latini fignifica vn colore verdiccio ben cbiaro3quale fi vede negli occhi de i gatti > O delle emette; fé non vorranno 2^4 ImaginideiDci Imagine dì Vulcaniche con vna fccnre dì Diamante apre il ca- po à Gioue,dal quale ne nafce Minerua Dea della fapientia>che di nota ogni fapere venir da Dio,et ftar nel ceruello la virtù intellet- tiua, lignifica ancora nelle donne non efler ne configlio ne fapere. Imagi ni d'Apollineset d'Hercole contendono infieme del tri poi de,etdi Latona, et Diana pacifica Apollo, et de Minerua che pacifi ca Hercole , fignificanti Tira di Hercole con l'oracolo d'Apolline per non hauerne hauuta ri fpofta,mi rigata poi hauendola hauuta, et il tripoide è fegno d'honore^di ftima,e virtù heroica}e di verità. Degli Antichi. 265 vorranno forf e direbbe in qnesli di Minerua foffe vnofplendorepiu info- cato a fimiglian'^a di quello , che moflrano gli occhi de i Lioni . Faccifi M/neraa parimente armata con vna lunga hafta in mano, e con lo feudo di enfiai- armata. lo al braccio , come Ouidio fa ? che ella medefiw amente fi difegna da sé Gnidio fteffa, quando lauora di ricamo à prona con K^dragne , e dkefeguitando queldifegno. Fa sé con l'haslà , e conio feudo, e s'arma Il capo d'elmo ,odì corrala il petto , Le quali cofe moslrano la natura dell'buomo prudente, come dirò poi . Claudiano anchora , & altri hanno defitto ^Minerua nel medefìmo mo- Elmo di do togliendone fo) fe,come hanno fatto fouente di molte altre, co/e il ri- Minerua . tratto da llomero , ilquale , quando la fa andare perfuafa da (jiuno- audu*~ ne ad aiutare i Cjreei centra Marte , che combatteva allhora per gli Tro- iani , la deferiue in forma di valorofa guerriera , eledàvnelmoin capo tutto dorato , perche l'ingegno dell'buomo accorto armato di fag- gi configli facilmente fi difende da ciò , chefia per fargli male , e tutto rifplende nelle belle,& degne opere, che fa . E l'oro su l'elmo di Miner- ua anco vuol dire, che ella fouente è tolta per lo diuinofplendore , che ri- fchiaragli Immani intelletti , & d'onde viene ogni prudenza , & ogni fapere . Fùancbo finto, che Minerua nafeeffe del capo di Gioue , co-Nafcimeft me [criucTaufania , che ne fu vn fmulacro nella rocca dì ^4thene;l° Ml~ hauendoglielo aperto Volcano con vna tagliarne feure di diamante , fen- %a ilferuitio della moglie , perche la virtù intellettìua dell'anima sia nel cerueìXo, & difende ella, e tutta lafua cognitione dalfupremo intel- letto,cbe è Gioueiconciofia che ogni fapien^a venghi da Dio,e nafea dal- la bocca dello pia cbefojfero ime fi gli enim- -c „e - mi della Sfinge . Taufania ferine, che in y^Athene fuvn fimulacrodi Mìnima . t-Minerua , qual'baueua sii l'elmo nel me^o, come fi direbbe per cimiero Grifi . la Sfinge , e di qua , & di là erano due Grifi , li quali non fono beslie , né vccellì , ma participano di quelle , e di quefii , perche hanno il capo di ^iquila,e le ali,& fono Lioni nel reslo . Trouanfi quefii animali fieri, e terrìbili (fé pur e fé ne fròtta, perche Tlinio gli crede fauolofi) nella Scithia, cue guardano le minere dell'oro > come ferine cDionifio jlfro , sì Arimafpi. che gli i^rimafpi gente di quelpaefe , che hanno vn'occbiofolo in fron- te , non lo panno raccogliere fé n^a gran pericolo , & è perciò guerra quafi continua fra loro e Onde fi può conofeere quale guardia debba hauere cia- fcheduno del proprio ingegno , accioche non venghino gli jLrimafpi ad inalargliele . Volevo anco il Gallagli antichi alle volte fu l*elmo a Mi- nerua-, come mojiraua certa fua jìatua fatta da Fidia àgli Elei , d'oro e di auorio , il che Taufaniapar credere , che foffe perche il Gallo è ardi- to , e feroce , come bifogna efiere nelle gu-erre : ma aggiungiamo noi ancho , che ciò moslraua la vigilanza ? che ha da effere m faggi > & yahrofi Capitani . fmperuche credettero , che LMinerua haueffe la cu- ra non meno delle orti della guerra 5 che della pace ,& però la fece- ro armata , come diffi . Et le f amie finfero , che ella vecideffe di fua mano Vallante, gigante ferociffìmo; dal quale vollero alcuni , che ella fof- fe detta poi Vallade . Et alcuni altri dicono , eh" ella fu così chiamata da Pallade . certa voce Greca7che ftgnifica mouere, ò croUareypcrche lafuaflatua era fatta in guifit , che pareua crollar Fbasla, che teneua in mano , alla Palhd" finitudine del TaUadio fimulacro di legno di quefia 1>ea , il quale ve- ' ramente lacroìlaua da sè3& moueuagli occhia fu creduto effere difee- fo di Cielo y come dijfi nella imagine di yefla, nel tempio della quale egli era guardato cosìfecretamente , che non toccale, ma né anco patena ve- derlo altri, che quella Mie Vergini Vtftigdi , alla quale era data quefta cura* Degli Antichi. ' 267 cura . E fu cognominata Mimma da principio Tritania; òfuffe da ter- '. . la "Palude della Libia di queflo nome , della quale alcun: l'hanno poifat- t a figlia, forfe perche ella fu prima veduta quwi;ouero perche fono le par- ti della fapien\atconofccre le cofe prefentì , precedere quelle > che hanno da venire , & ricordar fi delle paffate : (Meramente perche tre cofe ha da fare i'Imomo faggio principalmente > configliale bene , giudicare drit- tamente^ operare con giufli tia . Lafcio le altre ragioni , che fi leggono di queilo nome , perche di nulla feruono a quello > che ho da dire , sì co- me poco ferua anche riferire , che CMinerua fojfe detta , ò dallo ammo- Minerua . n'ir fi , perche la fapien^a moflrata per lei ci dà fempre buone ammoni- ^elare* tioniyò dal minuirey& feemare le forile di color o^che all'i continui ftudij fo no fempre intenti , onero dal minacciare } perche come Dea della guerra , & armata , fempre par eua terribile ,<& minaccieuole . Kjondimeno queflo vltimo viene anchora affai à mio propofito , perche alcuni hanno voluto , che CMinenia fafie la medeftma , che rBcllonaJla quale fu pari- mente adorata come Dea delle guerre . Et Cefarefcriue,cbe in Cappado- cia la hebbero in riueren^a sì grande, che volfero quelle genti , che il fuo Sacerdote fojfe il primo dopò il %è di autorità , & di potere , parendo lo- ro yche la maeflà della Dea lo meritale. Ma per quello , che ne moflrano le imagini fi può dire che fra Minerua, & 'Bellona fojfe tale differenza , Bellona. che quella mojlrajje l'accorto prouedimento,il buongouerno , & il faggio con figlio , che vfano i prudenti , & valor ofi Capitani nel guerreggiare , 0 queslalevccifwniyilfuroreja sìraget& la roina, che nei fatti d'ar- me fi veggono , perche la fingono iToeti auriga di Marte , come Sta- sano. tia , quando dice : Cno fanguinofa man Bellona regge I feroci desìriz ri , e batte , e sferra . Et (par fa per lo più di f angue finde Silio Italico la fa andare feorrendo Silio Itali per le armate f quadre , & così la deferiue . co ■ Scuote l'accefa face , e'I biondo crine Sparfo d'. molto f angue , & va feorrendo La gran Bellona per l'armate Jquadre . J^ientedimeno Statio dà pur* anco la medefima fona à Minerua , & StatI- lafa non punto meno ìmpetuofa , (3 violenta di Bellona , quando mette che T'ideo pregandola^*} dice ; Li 2 0 Dea 268 Imagini de i Dei 0 'Dea feroce del gran padre honorc, De le guerre terrìbile padrona, Cui orna il capo con vn vago borrore Il forte elmo,® il petto la (jorgona Di fangue fparfa , e de la qual maggiore For^a non haue LMarte , né Bellona J &* altri donefebi efiercitij 3 ìnuentrìce delT<"vlìuo (Imbolo del lungo & necejjarw ftudio > con gli njcelli à lei /aerati, & emetta figmfica ìlconjìglio del f rudente^ il gallo la vigilanza del faggio >& [ardire defoldathVÌ e anco l'imagine della verità . *7° ImagFni dei Dei quale quitti narraua le giuste cagioni , chccffi baucuam dimouere 1$ guerra , da poijpiegaua vn'hasla ne' campi de' nimìcì . Fu anco in altre maniere gridata,& dichiarata la guerra appreso de gli antichi, cerne ha già detto nella imagine di Giano}& dirò in quella di dMarte, fé verrà à propofito. Et concludendo di Bellona , dico , ch'ella fu deferente almeno di imagine da Minerua,aUa quale, per ritornare alfito difegno, impulcio mette- (òpra l'elmo vna ghirlanda di vliuo, che queflo arbore fu dato co- meproprio a lei da gli antichi, perei/ella ne fu ritrouatrice, come la chia- ma anco Virgilio, & come racconta la fauola della conte falche fu tra lei , Viiuo da- ^ rHetiunofopra ilpojfefio di ^?tbene-,oue Herodoto fcriue,cbefu il me- ta a Mìner de fimo vliuo , che Mineruafece nafeere all'bora, & che abbruciò infteme uà » con la Città abbruciata già da'Terft^ma che lo (ìejfo dì anco rigermogliò, & crebbe all'altera di due cubiti . Et dicono alcuni, che fu così finto > perche Minerua fu la prima , che moslr afte il modo di fpr emere foglio dalle vliue,& anco perche non fi può acqui (lare le Jcien^e fen^a frequen te fiudìo,& lunghe vigilie. Onde fi legge, e he pur anco in ^dtbenefu de- lucerna dicala a quesla 'Dea vna lucerna d'orojla quale ardeua di continuo,nè vi di Miner- mttteuano però olio più df vna volta l'anno, & queslo era,dkc Taufa- nia, perche il lucìgnolo era di certa forte Uno, che non fi Ufcìa confumare dal fuoco. Ep il medefimo racconta , che apprejfo de' Corimbi bauendo Epopea per certa vittoria fatto vn tempio a Minerua , la pregò , che mo- Arti di Mi Graffe qualche fegno dibauerlo càro/J chefubitò quiui dinan^àl dedì- nerua. catQ tempio /piccò fuori dellattrra vn rampollo di oglio . 'D'onde fi può vedere , che ^ragione fu dato àcojìeit 'vliuo, neper lo ìludio fidamente àdfapere,ma per l'ejfecitio ànchora delle ani da lei trouate, come filare, cucir e,leffer e, & fare delle altre cofe^che fono proprie alle donne . Ter le quali i (freci. hebbero vna grande flatua di legno,di quejìa 'Dea, chefe- Minerua deuafopra vn'altofeggio,e teneua vna conocchia con ambe le mani : Et i con la co- Ternani in certo dì delle fesle celebrate di Mar 7^0 à Mineruafaceuano , nocchia. _ che le padrone conuìtauano le fanti , &leferuiuano di loro mano , quaft Ciuettaco cjye ^ qj0le£ero moflrare di riconofeere da quella l'vtile , che traheuano inerua. r^^ fe,fyè col filare 3 tejjère s cucire , & fare l'altre cofe , delle quali ella era fiata la inuentrice;& chele ferue parimente per leibauejfcro queflo premio delle fatiche tolerate tutto l'anno nelle arti trouate da lei. La Cìuetta anchorafupofla alle volte sa l'elr,io a Minerua, come vccellofuo proprìo,e da lei amuto di modo,che ò fiale fui capo,ouero à piedi,ella l'ha qua fi fempr e fecondi che vogliono alcuni e fiere la ragione, che in ^itbene città cara à quefla rDeafopra tutte l'altre , come moftra il nome, che cita hcbbexommunc con quesla , ($ lo ftudio delle fetente , e delle buone arti, Degli Antichi. 271 érti , che quitti fiorii ono tutte già gran tempo , fu copia grande di quegli vccelli.Onde nacque il prouerbìo di portare ciuette ad^Athene^per quel- li , li quali vogliono dare altrui quello , di che egli ha grande abon- dan^a. Ma le fattole dicono , cIk Cfrfineruaamaua prima la Cornac- chia , battendola fatta diuentarc uccello di bella giouane , che fu prima, per difenderla dalla forila di ls{ettu no , che innamorato di lei le correua dietro fui laodel mare,& la tenne al fuoferuitio finche accusò le figlino le di Cecrope ; perche [degnata allhora la Dea del tri fio vjjìcio fatto da cojieijla fece fuhito di bianca ,cbe fu prima>dìuentare negra, come è ho- ra,& difcacciolla da sé, & in fio fuoco tolfe la (fiuetta, onde fu poi fem- pre , & dura tuttauia grauijjma nimifìà fra quesli duo vccelli . Et li- gnifica la Ciuett" -'l faggio, e buon configlio deWbuomo prudente, come fi legge appreffo di Giuflino , che effendo volata vna Ciuettasùl'baslad Gj'ufHno, Hierone la prima volta , che egli ancora giouinetto andò alla guerra , fu Ciuetta interpretato, ch'eij "irebbe diconfiglio molto accorto 5 &fu vero , perche ^ Iot11 diuentò %e di Siracuja,benche fofìe nato dì baffo Imco . Et perche gli oc- yierone. chi di Minerua fono di vn mede fimo colore con quelli della Ciuetta , la quale vi vede beniffimo lanette , intende fi che thuomo faggio vedey & conofee le cofe quantunque ftano difficili, & occulte, e che leuutofi dal- ? animo il velo delie menzogne penetra alla ferità , con la vifia dell'in- telletto;perche quejia sia occultaceli lafcia vedere ad ognuno-, onde De- Demoeri- mocriio la pofe nel profondo dì va po'2^0 , dicendo eh' ella quindi non to- vfcìua mai , fé il tempo, ouero Saturno fito padre {come dice Plu- tarco ) non ne la traheua fuori alle Volte. Et Hippotrate faiuendo ad Hippoera- vnfuo amico difegna la Verità in forma dì donna belìa^grande, bonefla- te- mente ornata , e tutta lucida , & rifplendeute , ma ne gli occhi più affai, ema* perche quelli paiono due lucidiffìmejielie . Et foggiunge poi della Opi- nione , ch'ella medefimaments è donna, ma con cosi bella > né brutta Opiniotìe però ^ ma che fimo/tra tutta audace, e pretta ad appigliarfìà ciò , che teftapprefenta. i^rfpprefjo di Epifanio fi legge , che dipìngeuano la .- . Verità alcuni Hcretìci con lettere greche in questo modo. CMetteuano " ani • che t et , Z3 la co fuffe il capo , tf fi , e la 4 H collo , e cosi venendo gin fornuuanj tutta il corpo , mettendo femprc quelle due Iet- terebbe di mano in mano fono più vicine alla prima , & all'vltima . E Filosìrato/iice «do che la Verità era dipinta nel /acro antro di enfiar ao9 lafttvejì ita di biancbifjirni panni, ,& in altro :n»go la chiama poi madre della Virtù . La quale fu da gli antic hi parimente creduta "Dea,??? adora* . A ta^&aLi come àglialtri'JJti poferoi \\omanì vn tempio dauanti à Virtu* quello dell' Honore^he di vno votato à quejìi da UHarcellOiComeriferifce hoikme. Va- 271 Imagini dei Dei- y I . Valerio ^Maffimo^bi fognò fa me due perche i Pontefici differc, che la re- Maflìnio H&one nm comportaua,che vn tempio [do fufie dedicato à duo 2fjtmi : conciofta che auuenendo in quello qualche prodigio , non fi poteua fapere cui di loro fi haueffe da facrificare.Si che alla Virtù,& ali'honore fu dato iljuo a parte, ££ à questo non poteua entrare fé non chi paffauaper quel- lo, 'volendo perciò moftrare, che non vi è altra via da acquiflatfi honore , che quella della virtù ,come che qutllofia il vero premio di quefìa, che fu perciò fatta con due ali,conciofia che l'bonore,& la gloria quafi legger if- fime ali folleuino da terra le perfine virtuofe , & le portino àvolo con non poca merauiglia diogniuno.il che non era nel tempio di Luciano for- fè , come ne gli altri tempi anchora non è flato , per non dire di quello di hoggidì, che pur troppo fé lo vede ogni vno comefia ; imperoche egli de- ferire in certo fuo dialogo la virtù tutta mefta,addolorata,veftita con et? ti pochi Jìr acci intorno,e molto malamete trattata dalla Fortuna,in modo, che le era tolto di andare etiandio a far fi vedere a (fioue . Et dirò quetto poco puf anche de" nottri tempi ,che alcuni hanno dipinta la Vhtù infor- ma di TellegrinOyCmie ch'ella non troui qui fìan^a^3 perciò fé ne cami- ni via. Introita fi ancoraché gli antichi la fecero aguifa di matrona , che fiedefopra vnfafjò quadro j & in certa medaglia antica fi vede la virtù fatta in modo , che fi vede vna T>onna appoggiata col fini ftro braccio ai V" ri! ma- Vlta c°l°ma>& c^e con l* àettra mano tiene vnfer pente. Fu poi la Vir- fchile- tu mafcbilejome è vna medaglia di gordiano Imperatore, formata come Medaglia huomo vecchio , barbuto, tutto nudo, appoggiato ad vna ma^a,& che diGordia- ha la pelle del Lione inuolta all'vno delle braccia , cui fono lettere intor- m'À oV no> c dicono : K^dUa virtù di t^duguflo . Et ha vna medaglia ancora di Nume- ^l 'Humeriano la medefima figura^ . (JKa in vna di Vitellio è la vir- riano. tu in forma di Giovane vettito fuccintamente con elmo in tetta , &ci- Medaglia mierodi alcune penne > titn là finiflra alta appoggiata ad vn batta diVitelJio. fritta jn terra > &la defìra con lo feettro appoggia al defi.ro ginocchio più eleuato dati' altro , perche ha fotto il piede vna tefìuggine , & ha gli ftiual etti in gamba ; e fi à dritto , e guarda fi fo ad vna gioitene , che gli è dirimpetto fatta per l' Honore , la quale aliando il dettro- braccio tiene l'bafìa , come l'altro , & da quefìa parte è nuda fin fotto la mammella-, nella finittra il corno di douitia,& vn' elmo fotto il piede , & il capo adorno di belle treccie bionde , che con vago modo gli fono auolte d'intorno, Trcdko Filofofo come fi legge apprcjjò di Xeno fonte, & lo riferì/ce Cfóarco Tnllio7finfe7 che Renoie, mentre ch'egli era gioitine, andò non so come in certo luoco diferto , oue trono due vie ? che andava- no in diuerfe parti t & non f apendo a qualtfi doueffe appigìiare , men- tre Degli Antichi. 273 Imagine della Virtù & dell'Honore, che Ci riguardano coli (colpiti in vna medaglia di Vitcllio,dinorante dalla virtù & at- tioni virtuole prouenir l'honorc , & con l'honore l'abondonza del mttO,& ogni h umana felicità. Imagine di Bellona Dea della guerra & carettiera di Marte, & de Tuoi Sacerdoti,che da fé freffi lì ferifcono , Se del pino à lei facrato.quefta vien in tela per l'apportatrice delle vccifìoni3rui- ne,ftrage, effetti proprij della guerra . Mm 274- ImaginideiDci tre cb'eiflauafofpefoj tutto penfofofopra di ciò, gli apparsero duefemU ne,l'vna delle quali era la Voluttà bella in vijìa,tutta lafàua,& t'aga> per gli artificìofi ornamenti, che h aueua dintorno . la quale lo perfuadeua a caminareper la via de i piaceri larga al principio , piana , £9 facile, piena di verdi berbe,&. di coloriti fiori,ma {ìrettapoialfine,faJJofay & piena di acutiffiméfpine.U altra pia feuet -anello appetto, femplicemente yejlita^ra la Virtà>cbe la fua via gli mofiraua prima Sìretta , & erta, C? difficile, ma the dopòrhenaua in fioriti prati, ££ in ameniffimi campi pieni di foauiffimi frutti . Et perche a queflafi accoflò Hercote , bebbe così glorio/o norie. 'Dante fingendo nel fuo Turgatorio di hauer uijio in fogno la %) olititi ,- tadejbiue vna f emina balba , con gli occhi guer- ci , & co ì pie {torti , 0 man monche > & di colore fcialba , la quale cominciali* 'pòi a parlare ^editamente , fi driT^aua tutta , e lo fmarrito volto,éome amor uuUe,coft lo color auay & baurebbe tratto lui à sé con fue dol(£parole}fe nonché apparue una donna fanta , & fané sia, Dante, la quale dice egli. ■ L altra prendeua , & dinanzi Fapr ina, fendendo i drappi , e moHrauami il uentre% ■'-■ Qa€l mi faglia colputgo , che rìufciua. Le quali cofeficonfanm molto bene alle uie de* piaceri uitiofìì& della uirtu. (JWa chiuplefìe in altr^modoanchora per mo/irare que/tedue uie Virgilio . potrebbe far la lettera diTitbagorafopra della quale friffe Virgilio que pochi uerfi,moftr andò ch'ella cifiguraua la ulta bumanatli quali vengo- no à dire que ilo m riojira lingua. La lettera àTitbagora già data t^Moftra la forma deli'bumana vita, fon le due corna jn che ella è feparata* Terctià la deftra uà l 'erta j alita De la uirtude con angufto calle, Difficile d principio , e malgradita, iMapoi facile à chi la ut a nonfaUe, Tenti afeendendo giugne , oue s'oblia le fatiche lafciatefiàlefpalle, 2)ak De gli Antichi. 475 Da lafiniflra va più larga via Facile , e piana , ma che pi l'huom mena Ouefol pianto, e pentimento fia. Tcrò qualunque ilfuo defir affiena , ^ lo lafciafeguire il van piacere. Cb'à principio par gioia , al fin è pena, ' E virtù fegue con fermo volere 'Di patir i difagi , che fortuna Cui meno ella douria yfàfofiemre . S'acquifia tanto bonor ,€he poi pia d* vna , Età netien memoria , e illuflre , e chiara Sua fama fa , che j aria fiata bruna. Lftfa chìfol 1*ocìg , e la lafcìuia ha cara , Con bìafrno viuey e quella vita alfine , Che fi gli parue dolc e fente amara , E tfanfigoli il cor pungenti f pine-. Ver che nondanno i mondani piaceri all'vltimo altroché pentimento, e vergogna : male virtù oltret che in noifieffi ci acquetano l'animo , ap- preso de g li a Uri anco poi ci acquifiano gloria , & bonor e . La imagine Sonore del quale faceuano gli antichi , come la deferiue Iridato , di fanciullo vestito di vn panno por por eo , con ghirlanda di lauro in capo , cuidaua mano il 'Dio Cupido , & lo pareua menare alla 'Dea Virtù , che andaua innanzi . indorarono gli antichi vna 'Dea anchoradei pia- ceri y la quale chiamarono Volupia , come fcriue fanone , ££ era la Volupia. fua fìatua vna donna pallida in faccia , la quale a guifa di "Re- gina fé ne fìaua in alto feggio , & pareua tener fi la Virtù lot- to i piedi . 7Ìel tempio di cofiei erapofiafopra vn'altare K^fngerona creduta pa Aneeror.a rimente Dea del piacere , ouero (come riferisce S. *Agofiino da Varrone) del Farebbe i Latini dicono agere.Onde ella hebbe il nome, pei che pare- uatche ella moueffegli huomini alle attioniycome la Dea Stimulaglifii- < . mulaua, & Hortagli effortaua . Et , come Tlutarco fcriue, il tempio di uJJJ?" Hm 1 cofiei 176 Imaginidci'Dd Imagine della Dea Anger otta, da alcuni tenuta Dea del piacere ($f delle humane operatwni, ($f anco fo fra d male della gola^delplentìo^ del fop portare^ intagli ne delirio fìlentio detto Harpocrateo (ìgtllatore , & *pna imagìne dinotante detto Dìo deljìlentìo. De gli Antichi. 277 t oftèi ftaua femprc aperto , accìocbe quella , che effortaua tnttauìa gli huomini a qualche degna opera foff'e viHafempre da ogni vno. Di >An- gerona hanno anco detto alcuni,che ella fumosi nomata dallo angore, ciò è affanno,& tratta glio,ch' ella leuò viafubito, che a lei non meno > che a gli altri Dei furono ordinate lejacre cer emonie, facendone ceffare il male della fquìlantia chiamata angina da' Latini , che ammaTgaua gran numero di perfone in J\oma . Et per queslo foyfe il fuofimulacro haueuà- qualche panno intorno al collo , che gli le? au a anco la bocca . MaMa- crobio vuole , che cinger ma con la bocca legata, &fuggellata mofìraf--3^^ ne Je , che chi sa patire , e tacere diffimulando gli affanni, vince quelli alfi- ne, & fé ne gode poi vita lieta & piaceuok. Tlinio & Solino feri uo~ no,che quefìa Dea fu cosi fatta per dar d vedere, che non bifognaparla- re de' fecreti mijìerij della religione per diuulgarlì : come volle anco T^uma far conofeere j quando introduce di adorare certa Dea da lui no- Tacjta> mata Tacita , fecondo che Tlutarcofcriue , chebifognatacere lecofede i Dei . Ter la quale cofa adorarono parimente quelli di Egitto il Dio del filentio , 0 lo tennero in compagia de i Loro Dei principali . il nome di cofìuiappò loro fu Harpocrate , e Sigalcone appreffo dei Greci , & HaiPocra la fua fiatua, fecondo Apuleio , & Martiano , era digiouinetto , che fi tencua il dito aita boreca , come fi fa quando fi mofira altrui ion etnno che taccia . Egli fu ancho talhora fatto pel 'Dio delfilcntio vna figura fen- / [a faccia con yn piccolo cappelletto in capo, & con vna pelle di Lupo in- £~c e A*.' torno^^ela quafi tutta coperta di occhi, W ài orecchie, perche bifogna yedere > & vdhe affai , ma parlar poco. Et può ogniuno Jcmprz che gli piace tacere , ma non puòjempre di ciò , che vuole : il chemoiìra il cap- pello , che è fegno di libertà , come alf/oue è {lato detto . Et del Lupo fi JmUP°- legge , chi fa diu'.ntare reco qualunque ti veggja prima, chefia veduto , C^ che quando ha rapito alcuna cofa fc ne fugge via così tacitamente, che non ard/fee à pena di fiatare . *A d Harpocrate fu dedicato il per fico , Perfìco dì perche queflo arbore ha le foglie fimili alla lingua bumana , & i fuoi HarPocra frutti raffimigliano il core , come che la lingua mani fefii quello 9 che è nel core , ma non lo debba però fare ; fc vi confiderà ben foprcLj . Et perciò il tacere a' fuoi tempi è virtù , come moflrò Minerua cacciando da Corse- sela Cornacchia vccello garrulo , & loquace ; perche non dee l'/momo^13, c3?~ prudente perdere tempo in molte parole , & uane ; ma t acendo ha da Minerua* confiderai e le cofe molto bene prima, che ne ragioni, & dime poi quello , Cornac- ele bifogna [diamente . 1 1 che voleua forfè moHrare la fiatua di que chia in ma fia'Dea , che fu appreffo de' ' Meffenij , la quale fecondo che Taufania"0 dl Ml~ la deferiue , tencua una Cornacchia con mano , come che'l parlare bah- nerua ' bi Statio. Terrore i 27S ImaginidciDeì bi da effe* così in mano dell,buomofaggio,cb'ei lopoffa allentare^ flrin- gere,fecondo che fiprefenta la occafione, & che ricerca il bifogno . Ueb- bepoi Minerua vna lunga ha/la in mano , come diffi , che te danno tuttii Toeti;& {Apuleio parimente la defcriue,cbe crolli quejìa con mano, (3 che leuando il braccio alzilo feudo , & fa che vanno con lei duo fimili a' fanciulli, i quali con le nude coltella in mano paiono andare minacciane do:de quali vno è lo Spauentot l'altro il Timore, perche non fono le guer- re maifen^a quefti . Terb fingendo Statio 5 che CMarte comandato da Gioue rada à metter guerra fra gli ^ìrgiuite i Theban'hdice cb'ei tolfc la Spauento,el Terrore^ &fe lo fece andare aitanti, & lo difegna in parte ,. & in parte ,de ferine gli affetti > che da lui vengono in quefto modo . De la plebe crttdel , e ha intorno , elegge il Terror , e à deftrier lo manda innanzi , *4l cui poter non èchi ilfuo paregge. In far temer altrui , non chel'auan^i . Ter coftui par , che l'buomo il ver difpregge > Se nel timido petto auien che flan'^i fi mojlro borrendo, e ha voci infinite* E mani fempre al mal prefte , & ardite . Vna fola none fempre la faccia , Ma molte , e tutte in variati afpetti , Che fi cangiano ogni hor ,pur eh' a lui piaccia 'D'accordar quei co i pauentoft detti Quali ne i cori human sì forte caccia , Cb'à dar loro ogni fede fono aslretti , E con tanto fpauento Jpejfo affale Le città , che poi credono ogni male . Creder an , che non più fiafol vn Sole , E parrà lor quel, che non è vedere y Se i mi feri mortali a le parole *Del tremendo Terror di rado vere, cpongon l'orecchie, e che le flette inuole Vn nembo , oncL'habbiam poi tutti a cadere » Che la terra pauenti , e tutta trieme ; E fi fcuotan con lei lefelue infieme . Tanja* De gli Antichi- 279 fPaufania mette il terrore fatto in due modi dagli antichi : Vvno è ' con capo di Lione , che tale era intagliato , come ei dice , appreffo de gli au ama * Elei nello feudo di i^sfgamennone: L'altro con faccia , & babito difemi- Scudo d'A na , ma fpauenteuole più che fi pofiadire. Et yna così fatta imagine gamenno- delle Spavento dcdicato/toi Cor ira hi alti figliuoli di Medea , da loro v e- ne* tifi già per gli perniciofi doni , cb' effì portarone alia figliuola di Creonte , onde ella ne perì con tutta la cafa regaie. cMa non fu però creduto fem- pre il Timore noceuole , perche "Plutarco fcriue , cte quello fu adorato Timore a- tta'Lacedemonij , non perche baueffero paura di lui ,comc di alcuni altri dorato . ^Demoni , li quali,voleuano , ebefoffero lontani dalla città , ma perche penfarono , che la ì\epublica .fi conferitaci per lui , quando le leggi , & $ ^Magifirati erano temuti . T> 'onde fu , che gli Efori, che erano ilfom- mo magistrato ,entrati in vjfich ,fubito ( come dice ^irijìotcle ) coman- davano , e£" lo faceuano gridare per la città , che ognvnofi taglia ffe la bar ba,& foffe ubidiente alle legge ; accioche effi non foffero sformati da far male à perfona,& faceuano quefio per vfare igiouani ad vbidire an- co nelle cofe leggiere . Oltre dì ciò non credettero gli antichi 5 che foffe Fortezza vera fortezza il non temere di cofa alcuna , ma fi l'hauere paura di pa- vera* tire cofa indegna : & /limarono , che haueffe da effere fempre più ardito centra gli nìmìci chitemeua di offendere le leggi , che chi non nefaceua conto a!cuno:& che la tema di acquietare trijio nome , face ffe gli huomi- tri più gagliardi à fopportare ogni fatica, (Sogni pericolo. Etquejìa è la paura , che debbono hauere i popoli ; & per quefio pofero i Lace* demoni} il tempio dei Timore a canto alla caja de gli Efori . Et di qus- fio intefe forje ancho Tullio Hofìilio , l{è de' Rimani , quando or dinòj^10^0 ( come riferifee Lattanzio) che fi adoraffe il Timore , £2 la Tallidc^a l ** ' infume, per che di rado avutene , che non impallidifca chi teme . Et me- ritava bene egli che trouato gli haueua coji belli , come dice efìo Lattar** , t'iOydi hauere i fvoi fempre j eco, & che non C abbandonaffero mai . cJW<* tornando à UMinerua , ella moffra , mentre che crolla l'hafl* , & al- fa lo Jcudo con la compagnia , che le dà .Apuleio , le minacele della Sctrrio dì guerra;& fé la conferiamo in pacejo feudo, ch'era di lucidi/fimo criflaU Mineru-V lo,e copriva il corpo da ciò, che foffe venuto per offenderlo , mofiraua9 chetammo deli'buorno prudente} coperto dalle membra terrene, fo- io per guardar lo, e custodirlo , & non perche da quelle griffa of cura- ta la vijìa m modo,che non pofia più vedere la verità dellt co/e. Et per- che gli feudi communemente fimo di forma orbicular e , benché quello di ^Minerva fi veggia talhora fatto altrimenti. UMartianofcriffc, che * h fendo nel braccio di UMinerua fi^mfiQaua^ che il Mondo , quale pari- mente ito ImaginideiDei H 0 d " mente ài forma rotondai governato con fomma , t$ infinita, prudenza , Mi nerua .&nma cafo,come vollero "Democrito , #" l'Epicuro . £ /7;<7/?<* v«o/ rf#- reìchel,huomo prudente può far male altrui etiandio di lontano', oue- ro che lafor^a della prudenza è tanta, che penetra ogni durerà di tut- te le più difficili co fé , e Jouente fi Ima tanto alto , che va fin'al Cie- lo . On de Claudicano fece l'hafla di Minerua tanto lunga<0 altaiche paf- C Iaudia-- fava le n uuole . Et Homero , forfè per esprimere ancor meglio questo , n0 '■' finge i che Minerua , volendo andare a Tehmaco , per mettergli in ani- co Talari. m0 * c^e vadi a cercafseVlìfle fuopadre , fi mette appiedigli dorati ta- lari , di quella forte che nella imagine di Mercurio habbiamo detto che fìano , né porta feco altroché l'hafla . Trouafi ancora apprejfo di Mar- co Tullio,oue ei fcriue della natura de iT)ei , che vi fu vna ^Minerva (conciofia che egli racconti di cinque ) la quale era finta hauerele paufanja# Atbene,fi dilettaua troppo di treftrane beftie,che erano tla Civetta , il Serpente > & il Topolò : perche nella republica di \Athene haueua che fare affai il popolo , & pigliaua egli le cofe al peggio all' bora , chefifentiuaoffefo. Ma,come ho già det- Serpéte di t0 falla Ciuetta^così dico del Serpente , che fu dato a Minerua per fegno Minerua . ^ accorte:^a j ££ di prudenza . Onde in P^oma dinanzi al gran fimula- cro di Minerua giù a' piedi slava il Serpente tutto in sé riuolto,fe non che al^aua la te/la sa dietro allo feudo , ch'ella teneva al braccio , come dice Sem io. Semio,oue Virgilio le falche i due fer penti, quali vecifero Laocoonte , e i figliuolìyfe ne andarono dritto al tempio dì Minerua , & quiui fi pofero a i piedi della Dea , & fotto lo feudo . Della tonica, che cosici porta con ■ la corata foprajcriue Herodotoyche i Cjreci tolfero quefto mododivefli- Habito di re dalledonne di ^Africa, che habitano intomoalla Tritonide palude ,nè Minert a . vje a[tra differenza, fé non che la tonica di fotto di quesle è di pelli , & le fimbrie, òfrangie , che l 'figliamo dire , del farfetto difopra non fono di ferpentelli , ma di cuoio tagliato a minute li He , ilquale farfetto vf avana fare quelle donne di ^Africa parimente di cuoio di Capra , & perciò lo Egida. chiamarono i (freci Egida , perche Ega appo loro fignifica Capra , & è queHo,che noi habbiamo detta cora7ga,cke hebbe forfè le fimbrie all'in- torno De gli Antichi. 28 1 torno di minuti fer penti , come pare voteffe intendere Uerodoto , quando pofe la differen\a,come ho detto,che è fra il ve/ìire delle donne d'i^dfri- ca,<& l'habito di iJMinerua. Cìr il dente rubato loìoda lui ;per cloche di quelle fi legge 5 ch'elle nacque- ro vecchie, & hebbero vn* occhio folament e , & vn dente folo fra loro , e fé ne feruiuanoa vicenda mài' vna, mò l'altra . E fu perciò in certa forte della (frecia , come ferine Taujania , nel tempio di Minerua vna ftatuadiTerfcalla quale,come cb'ei foffe per andare all' bora in .Afri- ca contra Medufa,alcune l^infe dauano vn' elmo , & attaccauano i Ta- lari a'piedi . Dicono ancorai quefla è lafauola più communc, che di tre M , f belliffime forche , chiamate le Gorgone da certe Ifòle di fimil nome , oue C elle habitauano ,. Medufa fu la più bella , baueua i capelli d'oro. On- de innamorato fene Nettuno giacque con lei nel tempio diUWinewa9 -la quale perciò fdegnata > & adirata grandemente fece diuentare Me- dufa di bella , e piaiemle , e fretta età prima da vedere, tutta terribile , € fi*' Degli Antichi. 28; fpauenteuoleycangianiole i dorati crini in brutti fer pentite volle,che /of- fe mutato fubito in fafìo chiunque più laguardafie ; ma , non potendo il mondo fop portar e così jir ano moslrofPerfeol'vccifecon l'aiuto , ch'io dif- fide ne diede il capoaMineruatche lo portò poi fempre nello feudo , ò nel petto della corata . La qual Homero , quando fa, che quefla 'Dea s'ar- ma per andare contra gli Troiani dice , che è circondata di bombile fpa- ^ Minerà uento,e che,oltre al capo di Medufa , vi è dentro anchora l'animofo ardi- Ui . re ,& la ficura fortezza , & le fpauanteuoli minacele , cofe tutte proprie alla cDea delle guerre , sì cornee la Vittoria anchora . Onde Taufania Paufania. dice , che gli lAtheniefi glielo pofero nel petto infieme col capo difWe- dufay& che appreso degli Ehi liana à canto fen^a ali. Lequalicofe moflrano lafor^a delfapere , e della prudenza : perche queflacon l'ope- re marauigliofe , e co' faggi configli fa flupire altrui , e re slare quafifaffo immobile di maraviglia , sì che facilmente ottiene poi , ciò , che vuole , pure che lo fappi acconciamente efporre , che per questo bombile capo moflrala lingua. Et era coperto talhora dal bel manto , che metteua-^Q^ ve. no intorno alla Dea , chiamato da gli antichi Te pio , & era vna forte di ite di Mi* vefte,vfata intorno a ifimulacri de i Deiìfen\a maniche \come dice Lat- "erua . tantiofopra Statio , biancaye macchiata tutta di bolle dorate, la quale***111*110 ' faceuano le matrone di fua mano, e la offerivano poi ogni terTg anno. Ma perche quefla fu inuentione de gli '^dtheniefi, de' quali UWinerua fu Ìntime principale , era tolto pia finente il Veplo per quella gran ve- Jìe , 0 manto che foffe , qual' offerto , è confecrato à quefta 'Dea di cinque in cinque anni con [olennijfima cerimonia , ancora che Snida dica , che era non vesle/ma la vela di certa naue ,che à quel tempo > che ho detto , era apprettata con belhffimi ornamenti in honore di Minerua a certe fuefe- ftet($ vfarono anco gli antichi di offerire il Veplo, quando in qualche gra uè pericolo voleuano impetrare il fauore della 'Dea . Onde Homero fa , rr che Recuba per configlio di HelenoJ ito figliuolo , & indiuine, quando ve- de i Troiani efier cacciati da Greci fin dentro le mura, mette in ordine con lefuepiu belle>& più prctiofe velli vn grande , & ricco Veplo , & ric- compagnata da tutte le pia nobili matrone lo porta al tempio diValU- de , (3 mani lo fa offerire da Tbcana moglie di ^Antenore , f emina al- l'bora fra le Troiane di grand ifjì ma venera t ione , e tutte infieme pregano la cDea)che voglia effere loro fattorcuolc. La cofa fu imitata da V ir gi- Virgilio, Ho , quando dipi?ige la guerra di Troia à Cartagine nel tempio di Giu- none , dicendo: 7{n 2 Gwm 284 ImaginidciDci Cjiuanoin tanto con le chiome fpar fé Le donne d'flio al tempio dell' ingìusJé Tallade , & humilmente tutte il "Peplo Tcrtauano alla Dea femprecon mano CU addolorati petti percotendo. Et ip queflo folenne manto vfaronogli '^Athenieft di tejjere , ricama- Giganti. re,òdipingere Encelado>ò qual altro fi [offe gigantesche fu vecifo da Mi- nema,oltre che alle volte vi fecero ancho quelli , li quali erano fiati più valorofì in battaglia > e meritauano per ciò gloria maggiore . Era quel gigante huomo dal me%p in su , & ferpe nel refto , che così fono deferit- ti da'poeti tuttrque giganti , li quali hehhero ardire di andare ad afìa- Cómodo lire il cielo. Onde Suìdariferifce di Commodo Jmperadore infoiente ,e crudeJe,& crudele fuor di modo> ch'egli per effere chiamato Hercole, & figliuolo di in o ente Q'l0uept yefiiua fouente la pelle del Lione , e portaua la ma^a in mano , conia quale ammaigaua per fuo piacere molti huomini, (3 come eh' ei volejje parere di combattere allhora per gliDeiyfaceua loro prima ac- conciare le cofeie , & le gambe informa di bifeia , ò di fer pente , accio- A ollodo C^e raPPrefentaJfer0 i giganti. Quali *Apollodoro ferine, che erano di ro . faccia horribile,e fpauenteuole con capelli lunghi,e di/le fi fino su lefpal- Spofìtio— le ,& con barba prolijja difendenti [opragli horr idi petti . Et int en- ne de'Gi- de fi per lo difotto di cosloro , che gli huomini empi) , e fprc^atori di gaau . pfo non fauno cofa mai , che fia drittate giufla , né honesla , ma tutto il contrario , & perciò raffimigliano il Serpente , chenonpuòal^arfì da terragne caminare per lo dritto, ma bifogna che andando, tutto fi tor- ta. Età quesli UWinerua dà la morte , perche si anno fempre nelle te- nebre della ignorane humana , né vnqua leuanogli occhi à quel diui- no lume, che feorge altrui àgloriofa,& eterna vita, (3 è l'aiuto,& il fa- vore,che dà Minerua à chi va à lei, come fi legge di 'Pcrfeo , & ne ho già dettO',E di rBellerofonte,che vecifero la Chimcra,hauendo hauuto da lei il Minerua cauallo Tegafo domo,& cemmodo a caualcare . Onde quelli di (orinto , frenatnee. comefCY'lU€ tpaufania , hebbtro vn fimulacro tutto di legno (eccetto che la facciale mani, (3 i piedi , ch'erano di bianco marmo ) di Mine ma , da loro chiamata Frenatrice , perche ducano , che ella fu la prima, e b< fre- naffe il Cauallo Tegafo,& lo dtfie a 'BeUerofontc . Vrometheo parimen- te con l'aiuto di cosici andò in Cielo, & inuolò il fuoco del carro del Sole , gol quale diede pei le arti al mondo , che fono perciò dette efier venute da %JMmeruaì perche l ingegno humano ha trouato ciò, che iranoififa, etro- Degli Antichi. 28 j e trova ttn.co.tHtlo di [..,- &Jalio con.. il me?p del fuoco > concìofia . che in tut- te le arti due cofe faccino dibifognu $ L'vna è lyinduflriat& l'inuentione, V altra il porre in opera, &far quello, che l'ingegno ha difegnato. Quella s'intènde per LMmerua,& quello per Volcano , cioè pel fuoco . "Perche Volcano. fattóri nome di Volcano è intefo il fuoco, il quale ci è inHrumentaafare tutte le cofe, perche il fuoco fcaldi e rifplende,£$ mancando la luce], & il calors,nullafi può fare . Sgli è ben vero , che non puòfcmpre l'arte por- re in effetto tutto quello, che l'ingegno troua , perche quella Ha legata al corpo. , e non può da lui partire , ite fare più di quanto egli può, ma que- flo là lancia fouente , e dif corre afuo piacere considerando l'opere della na- tura jj ór quello che fa Dio , & imagina talhora di fare anch' egli cofe fi- milijdi che non fi vede però mai effetto alcuno , perche fono imagikationì vane. Onde fu finto dalle fauole, che non potè ffe mai Volcano cdngiun- gere\a Minerua , benché nefaceffe ogni fuo sformo , basendogliele con- ceffo\Gioue. Ma non perciò lafciarono gli antichi di mettere fpeffo i Si- mulacri di amendui in vn mede fimo tempio . Et Tlatone pariménte gli piatone. inette infteme , dicendo nelfuo (atlantico > che àmbi fono egualmente 7{j*mì di xAthene;percioche quiui non meno erano efìercitate a qiig'tem- pi tutte le arti , che vi fiorile lo sludio delle faenze . Come fi le^ge an- che di '2 ma dì contìnuo ha bifugno di nuoua materia^ che lo nudrifca , e foflenti . Et fu fìnto Folcano "%oppo,perche le pare effere la fiamma ycon- VoJcan* ciofta,cbc ardendo non va su per lo drittoyma fi torce,& fi dibatte di qua, Z0PP° • edili , perche none pura , & 'leggiera , come le farebbe di bifogno per afeendere dritta al luoco fuo . Bjfcrifce ^ì IcJTaudro 'Napolìtapo , & credo , che ihabbì toito da Herodoto , benché l>fvna dica di Volcano , l'altro dì Setone Pye , che in Egitto fu vnaflatua, cheteneua con le mani vn topo,& che la fecero tale quelle genti, perche credettero, che Volcano yQ]cin9 hauejje già mandati) vna copia grande di topi cantra gli .Arabi in tem- co> t0p[ . po,che erano in groffiffimo numero pir occupare il lor paefey perdo furono sformati ritornar fene . Herodoto narra la co fa, in quejìo modo: Setone Setone Rè Sacerdote di Volcano , & infieme I{e di Egitto , ritrouandoft abban- donatala tutti gli huomini da guerra , perche non fi eramai fatto conto di loro , & effendog li andato addojfo Senecarib Rj de gli Arabi con groffijfimo efferato , non fapeua in così flr ano partito , che fi ramar i- caua •, & dolcuafi della fuamiferia^». In tanto auenne , che addor- mentatofi à lato al fimulacro di Volcano , gli parue veder in fogno quel ^Dìo , che lo confortale à ilare di buona foglia , & dicefi egli , che aniaffe pure arditamente contragli nimicane àubìtaffe dì non cacciargli iiia con l' aiuto3cti egli gli mmdarebbe . Hauendo dunque Setone perciò Topi maa pigliato ardire , vfcì fuori con la poca gente , che haueua, & andò ad ac- rf1! campar fi poco lontano dagli Arabi, nel campo de" quali la notte figlien- te apparue sì gran moltitudine di Topi , eberofro loro gli archi , gli feudi , e tutti gli arnefi dicuoio , & gli sformarono a fuggirfi nello Egitto. Et perciò nel tempio di Folcano liana effo Ej Setone fatto di pietra con vn topo in manose convn mottoyche diceua : 'Da me fi impari di efiere pio, t$ religioso . Et forje pofero allhora g li Arabi tanto odio a Topi odia Topi, che vollero poi lorofmpre male,ptrche "Plutarco fcriue3che uccide- u ' uano tutti quelli , cìk poteuano hautre , come faceuano gli Ethiopi anchora,& i CAfagi della Terfia, dicendo che'l rodere 3che faceuano que- fti animaletti era troppo noìofo , (3 molesto aài Dei . 7^è mi ricordo di battere letto per quale ragione credefjero gli antichi in Egitto , che Fol- cano bauejft mandato i Topi; ma potrebbe fi forfè intendere per lui la ftc- città della Stagione , & del paefe , conciofia che Tlìnio fcriuendo della fecondità de' Topi dica , che questi moltiplicano grandemente ni campi, quando i tempi uanno afiutti,e fecchi^onde è che IHnuerno non ap paiono poi più,nè fi può fapere,che diuenga di loroy perche non fi trouano y°^can? uiui , né morti, né /opra , né folto terra.» . Lcfauclepoi, che fi leggono S1"?10 dl di Folcano, fono molte, e tutte panno darci argomento di farne dipin- - ture 288 Imagini de i Dei ture in dìuerfi modi,comìnciando dal nafcimentofuo;perchefì legge, che ei nacque di Giunone, & che quesla , vedendolo co fi brutto , lo /degnò , e gittolovia , onde Umifero andò scadere in Unno I fola nel mare E- geo , e dalla caduta reslò fciancato , sì che fu poifempre Troppo . il che viene adiret come l'ejpongono i naturali, che il fulmine , quale non è altro yche vapore iofocato,difcende dalla parte di jotto dell'aere, che è la pia groffa, più denfa, & caliginofa . Folcano fatto grande, e rìcordcuo- le della ingiuria fattagli dalla madre, per vindicarfene, oucro per impe- dirla , che nonfaceffe , come fi apprestata di fare , male ad Hercole , fe- condo Snida nferifee da Tindaro , e da Epicarmo , le mandò a donare vn belfeggio dorato fatto con tale arte,che poftauifi ella su a federavi re/là legata in modo , che poffibile non era , ne anco a tutti gli Dei del Cielo, dì fciogliernela , onde ejfi cercarono di tirare lui colà sa di Jopra per li- Jplimoutberare (jiunone , cui rincrefereua troppo di ilare così legata , ma ' eglì > che di niuno di loro fi fidaua , non volle mai andana . Ture all'vltimo fi fidò di 'Bacco folo , che gli diede forfè ben da bere , <2 con lui andò in Cielo a liberare (Jiunone dalC artificiofo feggio . Così ri- ferifee Taufania delle fauole de ì Greci , & dice , che fra l' altre pitture , ch'erano apprefìo de gli \^4tberì\efi,vi fu quefla di Hacco,cbe rimenaua folcano in Cielo àfeiogliere Giunone , & che apprejfo de i Lacedemoni Volcano »e/ tempio di tJltinerua era Volcano parimente , che slegaua la madre . allafucina e affi anco coflui in vnajfelonca grande , come (là con gli Qclopìalla fucina afabricare quando vna cofay& quando l'altra, perche ogni volta che i T>ei haueuano bi fogno dì qualfi foffe forte a' arme ò per forofleffi, ò per altri ,andauano à lui-, quafi alfabro loro , come vi andò Thetideper le arme di achille fuo figliuolo , & così fu fatto sa l'arcadi Cipfelo , fecondo che racconta Vaufania , il quale non dà altro fé gno , che co- lui j che daua le arme a Thetide foffe Folcano , fé non ch'egli era %op- po , & baucua dietro vn de' fuoi con vna gran tenaglia in mano : & V enere parimente hebbe da lui le arme , ch'ella diede pofeia ad Enea. Et quando vogliono i Toetidefcrìuere qualche gran cofa fatta con molta (irte , & con induslria grande, la dicono fatta ò da Folcano , ò da Ciclopi alla fucina di Folcano . Lequali cofefi ponno accommodare a ciò > che Volcano come hifioria racconta Suìda di coflui , ch'egli fu Uè in Egitto , & Rè. fu /limato "DiOjperche fapeua tutti gli fecreti della religione, fu bellico* fo molto, onde ferito in battaglia rimafe fciancato, e Troppo , & fu ilpri- Ferro damo, che adoprafìc il ferro à farne le arme da guerra, e gli ìlromenti da cui Pamz collinare i campi . Oltre di ciò finferole fauoley che Volcano legafie con a oprato. rete Jouilijfima dì acciaio # Venere ., e Marte , mentre che amorq- famente Degli Antichi. 189 famentefollai^uano infieme, che cere ifiè di fare for^a a Mhicnìa , &r altre fimili cofe , le quali bora non fa bifog no di raccontare , perche non fervono alla imaginefua,ibe era di huomu toppo , negro nel vijo, brut- to,& affumicato, come a punto fono iEabri . rb{udolQ fanno alcuni ,& ■ Tmagine alcuni altri né nudo, né vefìito, ma. con certi pochi cenci folamenteat-^ Voica- - torno , e con cap pillo in capo, come difft , Et appreso di Herodotofi leg- ge, che in CMenfi Città dello Egitto , il fìmulacro dì Volcano erafi- mile à certi 'Vendetti Tataici da quelli di Fenicia , che gli portauano su le prore delle K[aui , & erano alla forma de Vigmei , delii quali Cam- bife Kè entrato nelfuo tempio fi fece beffe grandemente . *A coHuifu- ti?"1 datl rono confecrati dagli Egittij , come fcriue Eliano , i Lioni, perche fono di natura molto calda , & focofa,onde &rt^pa l'ardore , che hanno di den- tro temono affai quando veggono %\ fuoco , e fuggono . K^dlefìandro "Napolitano fcriue, che in Roma slauano i Cani al tempio di Volcano co- fF3?-1^1" me cufìodi,e guardiani ,nè latrauano maiffe non a cbifojj'e andato per in- yojcan0, uolare quindi alcuna cofa . Et apprejfo Mongibello in Sicilia guarda- nano medeftmamente i Cani il tempio di Volcano,e la [aera felua, che vi era intorno. Oltre di ciò chi re ftaua vincitore di alcuna guerra , fole- . uaraccoglìere infieme gli fcudi,e le altre arme dei nemici in vn monte, ,aCy ,CI^ & abbruciandole farne jacrificioà Volcano , come fa dire Virgilio ad n0< Euandro di hauere fatto di lui , quando anchor a giovinetto fu vincitore fotto Trenefìe . fiche dice Seruio, è tolto dall' hifloria, la qual narra,che TarquinioVrifco bauendo vintogli Sabini abbruciò tutte le loro arme in honore di Volcano , & che gli altri hanno da poi fempre fatte il me- defimo, nafeendo l'vfan^a di bruciare tutto quello, che era offerto ne'fa- crificij di Volcano . Et in certa altra forte di facrificio chiamato Tro- Proteruia. teruia,come fcriue Macrobio , foleuano anco gli antichi bruciare tutto {«enfici© . quello che reftaua pofcia,che i Sacerdoti, e gli altri haueuano mangiato \ D'onde Catone fece il motto contra certo ^Aibidio, cui era brucciatala cafareflataglifola di vn graffo , & ricco patrimonio , che eifihaueua mangiato tutto: dijfe dunque Catone , che quale non è chìfignifichi Marte eoa meglio del fuoco intefo per Volcano . Et per queflo anchora pofero Mar- Venere • te parimente con Venere , volendo intendere per lui l'ardur del Sole ; oltre à queflo, dice K^£ris~lotele,cbe fu con buona ragione finto queftì due- effer congiunti infieme , perche gli huomini di guerra fono forte inclina- ti alla libidine* Onde gli xA titani gete della Spagna}faceuano,come rife- Oo rifee 29© Imaginidei Dei rifce Macrobìo , ìlfimulacro di Catarie ornato di raggi , come quello del Sole,e con riverenza grande l'adorauano . Et è coja naturale , foggi unge il mede fimo Macrobìo , che gli autori del calor celefie fiano differenti folo Marte, di nome percìocbe fu, creduto LMarte efiere quello ardore 3 che viene dal Sole ,& accende in noi il fanguc& gli fpiriti,sì che pofeia fono facili al- l'ire , a i furori , & alle guerre ; delle quali così eg li fu detto il Dìo da gli antichi , come UWinerua ne fu detta la Dea \ & come que/ìa nacque fen^a il feruitio della moglie >così quello fen^a l'vfficio del marito. Ter- che dicono lefauole , che Cjiunone inuidiofa%cbe Gìouebaueffe fatto figli- uoli fen^a lei , volle ella parimente farne ferina lui, & per virtù di cer- to fiore mofiratole da Fior adorne racconta Ouidioyò come alcuni altri han- ■ Marte co- no detto >b attendo fi la natura con nfoto^ngrauidò di Marte , e l'andò à me rac- partorire poi colà nella Tracia.;%ue Utente è fuor di modo terribile , & ^ue* facile alle guerre . La quale cofa viene a mosìrarci , che le guerre per lo più nafeono dal deftderio di Imuere regni , & ricchezze moflrate per (giunone . Tu Marte fatto da gli antichi feroce , e terribile nell'afpetto , . armato tutto , con l'bafia in mano, e con la sferra , & lo pò fero a cauallo Caviali! di taUjOYaitalborafopra vn carro ,e maffimamente i Toeti quafi tutti , co- lmatine rninciandoda Homero}il qualdice, che il carrodi cofiui era tirato da di Nznt.duecaualli , che fono il Terrore ,& la Tema. Et in altro luoco finge poiché queftiftano non più caualli , ma perfine , le quali vadano fempre con rJMarte , e che l'accompagnino parimente l'Jmpeto, il Furore , & la Violenta. Laquale cofa imitando Statio quando fa andare Marte a met- A rm ature ter guerra fra gli duo fratelli Eteocle , & Tolinice nel regno di Thebe , s di Mane . pofeìa che ha de ferine le arme dì quello Dio ; che erano , l'elmo lucido sì , che mosìraua di ardere , quafi bau effe l'ardente fulmine per cimiero , la corata dorata , e tutta piena di terribili^ fpauentofi tnofiri, & lo feudo - rivendente dì lucefanguinofa, dice , che gli fìanno intorno adornandogli ' il capo il Furore 0 l'fra,e che il T errore gonerna i freni de' calmili^ che "Fama. dinanzi a quefli va fcuotendo l'ali la Fama apportatrice non meno del falfo , che del vero . Ter che quefla è certo rumore , che fi lena da picco- lo principioy& crefee tanto poi , che di sé riempie le Città 6> ipaefv on- de Ida Homero chiamata nuncia , & meffaggìera di Gioue . Fecero gli antichi la fama ancora Dea, &la dìpìnfero in forma di donna veilita di vn panno fondere tutta fuccinta,cbe mofìra di correre via velocemen- te ccn vna firideuole tromba alla bocca . Et per meglio moslrare lafua velocitarle aggiunfero l'ali , e la fecero tutta carica di occhi, come la de- fcrìue >Virgilio,ilquale la chiama boribile mofiroì& la finge tutta pen- nuta}e che quante ha penne,babbia tanti occhi amora vigilanti }e fempre desìi, De gli Antichi. 2pi ìmagwe dì Marte 'Dìo della %uerra5delfuo carro, e della Famafua mejfaggìera 0f anticipatrice^ che più di- ce di quello è in effetto & per SMarte yìen ìntefo quel- l'ardordel Sole^cheacende il fangue<& lì spiriti poi fa- cili alle ire \guert %e '& furori. Oo 202 ImaginideiDei defilé tante bocche con altrettanti lìngue , che non tacciono mai , & al- trettante crecchie \chefi. anno ad vdire fcmpre intente j e dice , ch'ella uà "potando la notte few pregne mai dorme , & il dì poi fi mette /opra le alte torriyonde fpauenta imifcri mortali , apportando loro per lopiùrieno- uclle . Tsìjcntedimeno , perche alle volte ne apporta di buone ancora tfu Fama dop detto che la fama non era vnafola,ma due; & chiamauafi buona quella , pia. che nuncianm il bene ,& ria quella >, che por tana il male; e quefla a diffe- noau ia" renati dell'altra haueà tali negrCìOnde Claudianofcriuendo cantra ^Ur- eo , dice , che la famafiefe le negre ali, le quali fanno alcuni alle volte di vipislrello . Va la Fama dinanzi al carro di Marte , perche al comin- ciare delle guerre più fé ne dice fpsjfo di quello, che fé nefeguita poi fé che fianogli animi dall' vna parte, & dall' altra acce fi di grauijfpma ira;con- ciofia che di rado fi uenga alle fere battaglie fen^a quefla , laquale , co- Seneca, meferiue Seneca, pare haucre maggior for^a in noi di molti altri effetti , Ira. che ci turbano : perche non fittamente fuia gli animi dal dritto fenderò Ouidio • della ragione , mafpeffomuta il corpo ancora . Et però dice Ouidìo,e Se- neca parimente , che la faccia degli adirati tutta fi gonfia , e quafi au- uampa,gli occhi fono infiammati, & così diuenta la per fona adirata ter- ribile , che non meno'jquafi fpauenteucle fi morirà della bombile faccia dìUedufa . Cueffo buue difegno bò fatto della per fona adirata , perche non trouo,che gli antichi habbiano fatta imagine alcuna dell'ira taccio- che da quello chi vuole ,po]fafare ritrattoci quefla , che è chiamata Fu- Furore. vore ancora , il quale none altro che hn , quanto può effere accefa, & in- fiammata . Lo dipingeuano gli antichi terribile nella faccia quafi fanguino- lente , che motivi di fremere Stando a federe f opra corale , el- mi , feudi , fpade ', & altre arme con. le mani legate alle f palle con falde catene : che lo de fcriue così Virgilio , & lo finge effere dentro dalle porte della guerra , le quali erano quelle del tempio di f ano; come già ho detto , che fiauano chìufe il cui tempio perche le pioggie, & la mala temperie dell'aria di quel paefe lo guaflauano prefto , ri face- ùano ogni anno in queflo modo . l\accoglieuano infieme cento cinquanta carra di f armenti , e ne faceùano come vn gran legnalo in quanto,cbe da tre latterà alto , & il quarto veniua abbafjandofi in modo , che per là fi poteua commodamentc andare difopra,oue metteuano certo coltello da loro vfato, t$ detto jl ànace, che forfè era, come vnafeimitarra, e fa Simulacro coltello proprio de'Tcrfiani . Queflo à loro era il veroftmulacro di CMar- di Marte . teìqUeflg adorauano,& a queflo faceùano più frequenti facrificij, che ad alcun' altro lD IO. Come faceùano quelli deW\ÌArabia Tetreia,fecon-* do che riftrifee Suida , à certa pietra negra , & quadra fen^a altra figura i alta quattro , & larga duo piedi , che Hàua su vna bafe r ,. d'oro , perche l haueuano per ilve.ro ftmulacro di Marte , che da loro Marre * era PmclPa^mente adorato . Defcriuendo Statio la cafa di Oltane , la finge effere in Tbracia,oue egli anco nacque,come ho detto,perche le gen- ti di quel paefe amano affai la guerra , ebefta tutta di ferro non lucido , e rifplendente , né anco rugginofo , e fofeo , ma quafi affocato > «3? chea ri- fguar darla Jolamente fpauenta , & attrisla . Quiuifono l'ìmpetuofo Furore,l'fra arrabiatafla lmpietà crudele, il pallido Timorejcocculte In- fidie,che vanno di nafco(lo,nè la] "ciano vedere altrui gli acuti coltelli, che tengono coperti , & la Difcordia armata ambe le mani di tagliente fer- ro . Ouefìa fu dagli antichi pofla fra que' Dei , cheadorauano j non perche poteffero giouare,ma aceìoche non noce fiero; percioche ouunque el- la fi troua , non è mai pace , né ripofo , & Gioue per queflo la cacciò di Cielo,nè fu chiamata alle no^Xf di Tetide , & di Teleo , oue erano quafi tutti gli altri Dei , di che ella f degnata gittò fra quelli il pomo , donde nacque la rouina di Troia pel giudicio , che ne fece T aride. Era la Degli Antichi- 2p? la *Difcor dia fatta informa di Furia infernale ^come la deferire Virgilio, DiTcordia quando dice: ' Virgilio. i^sfnnoda , efìringe a la Difcordiapa^a il crìn vipereo fanguinofa benda. Et il medefimo ne diffe Tetronio . ^Ariflide la finge vna donna > che ha il capo alto, le labbra liuide, e /morte, gli cechi biechi, guafii, & pregni di lagrime, che del continuo rigano le pallide gote ; non tiene a sé le mani mai , & è prefliffima a l moutrle , porta vn coltello cacciato nel petto,& ha le gambe torte ; 0 i piedi fonili ,& intorno vna tenebrofa > & o feurd nebbia, che aguifa di rete la circonda tutta . Taufania ferine, paufan;a che da vn lato dell'arca di Cipjelo erano intagliati ^Aiace, , & Rettore , quali combatteuano infieme alla prefen^a della T>ifcordia , ch'era quitti loro appre/3o,& era vna donna di faccia bruttiffìma.ls[è altrone dice , e meno come la faceffe Califonte Samìojl quale, com'ei foggiunge , ad ef- fempio di quella la dipinfe nel tempio di 'Diana Efefia,oue fece la guer- ra.che fu poco lungi dalle nani de'Cjreci. CMa chi da gli antichi non sa fare ritratto della Difcordia, lo faccia da quello, che n hanno detto i mo- derni^ tra quejìi ancora coment ifi dell' \A rio fio folo,ilquale beniffimo la ... n dipinge, quando ei fa,che l'^dngelo Michaele la vàatrouare,e dice così * i La conobbe al vefìir di color cento Fatto a lisle ineguali , & infinite, C'hor la cuoprono , hor nò , che i puffi , é'I vento Legicno aprendo , ch'erano fdn- fate, 1 crini hauea qual d'oro , e qp.al n'argento , E neri , e bigi , e hancr par e a no lite ; \_Altii in treccia, altri in na(ho eran raccolti, Molti a le fpalle, alcun al petto fcioltì. T{i fondita poi il palagio di Marte tutto di minacciatoli voci-.e vifìaua Palagio di nelme^o la Virtù mesta, & addolorata , & allo incontro fi moslraua Marce ■ lieto il Furore . Oitiui fedeua la Morte con il uifo infanguinato , & era sii gli altari ilfangue fparfo nelle crudeli battaglie , del quale era fatto facrificio al terribile T>io con il fuoco tolto dalle abbracciate Città . Et intorno ftauano rppefe le fpoglie riportate quafi da ogni parte del mon- do^ per le mura,t su le porte erano intagliate vecifoni, abbruciamenti , & altre rome , che portano foco le guerre . Quejtos tutto il difegno% thè 29 e fé ne andava via > vna uolta che jllef- r f andrò vi era intorno per cfpvgnarla . *A che miparey che fi confacci quel- Vittonase fo^he facevano gli *Atbemeft tenendola Vittoria fen^a aliycome fi leg- Hdiodo- &e aPPr(ff° di Tavfaniayaccioch'ella non fé ne volale viay& haueva qve- ro . flaycome dice Heliodoroy nella deslra vn melagranoy & vn'elmo nella fi- niftra. Eti Romani yacciocb' ella fleffe più volentieri con loro , le dierono per fvo feggio il Campidoglio (comeferiue Liuio)&le dedicarono il tem- pio di Giove Ottimo Mcfjimo , qvando Gicrone^dopò larottay che hebbero da' Carthagineft a Canne , ne mandò loro à donare vna tvtta d'oro con al" tri doni di molto pre? ^oyli quali effi rimandarono tuttiy& ritennero Jo- lo ilfimulacro della Vittoria per buono augurio . Quejla fu fatta per lo più dagli antichi con l'ali in forma di bella Vergine yche fé ne voli per l'aria , ($ con l'vna mano porga vna corona di Lauro y~ ouerodibian- toVliuo , e nell'altra tenga vn ramo di Talma > come nelle antiche medaglie Vittoria. Degli Antichi Imagine della Vittoria con le (uè infegne l'Aquila, la Palma , Se il Lauro, effendo l'Aquila regina degli vcelli, & talbora colfolo ramo della Talma . La fecero fouente i gnodìVit r^,mar^ col ramo del Lauro in mano , pei che bebbero anco quefio foto toria. per fegno di littoria ,& lo mettevano con quelle lettere , che nepor- tauano le nouelle , e faccndofi allegrerà di qualche Vittoria , an- dauano à porne alcune foglie nel grembo di Gioue Ottimo tJM affimo , & i più degni Capitani trionfando fé ne facevano corona . Quelli di Egitto nelle loro facre lettere moslrauano la Vittoria con l'aquila , Aquila fé- perche quejia vince di valore tutti gli altri vcoelli . Da e he venne for- gnodiVitfe , che fra tutte l'altre injegne ,che portavano i Romani alla guerra J°9ax nelle bandiere , l' & della mano aperta, & di cer- to velo, ò Zendado che era , cornea punto a dì noflri vediamo la cor- netta delgeneraleidiròfolamente-) r.heH (avallo ancora fu ne gli Jìendar- di Romani , & il 'Sue .Ma gli è vero , che quefii duo , e gli altri tre , che ho detti , slauano quafi fempre negli ììeccati , &l' 'tequila Giofeffb. fàa an^atia m battaglia , perche Jiimauano,come diceGiofeffo , che que-* fiafofie laverà infegna del principato , tebeportaffefecocontranimi- Giuftìno . ci buono augurio di Vittoria . Onde fi legge,& lo riferire (fiutino, che per vna o^ 'quila , che volò sa lo feudo à Gierone, quando anchora gio- umetto cominciò andare alla guerra , fu detto , ch'egli doueua e/fere I{e , e molto valorofo , come fu, benché fofìe di cafa bafìa^e vile . Ciro ancho- Aquila in- r a portò vn aquila d'oro con l'ali aperte , come ferine Xeno fonte , in ca- fegna de* podi vna lunga bafta , e gli altri Bj de' Terjì la portarono parimente rcr" ■ poi fempre . Taufania dice-, che nel tempio di Gioue appreffo de* Lacede- moni erano due ^Aquile , ebe portauano due Vittorie, ciafebeduna l* fM& De gli Antichi. 299 fua : le quali battona offerta quiui Li [andrò per memoria dì batter due , volte vinte gli ^theniefè . 7^5/ 9jar.de fpettacolo, che f/trappreftntato 4a Tolomeo Filadelfj ( ihbe racconta ^itheneoper cofa miracola/a) era- no alcune Vittorie con le alighe haueuano velli te finte à ditte* fi animali, ton molti ornamenti d'oro attorno^ e p:>rtauano in mane tribali d'oro fat- ti à foglie di fodera , forfè perche femiuano allhora à rBuccbo , andauz- no dinanzi di vn altare ornato parimente di rami di bedera fatti à*oro . Qaudiano , quando lauda Stiluone , deferiue la Vittoria vefììta di trofei Claudia- con la verde palma in mano , e con le ali agli bo.-neri , le quali moSìra- no • no gì' 'incerti fucctffi delle guerre , conciofia che finente la Vittoria pare efiere dall'iena parte,eft volta poifubito dall'altra, & al vincitore accre- fcefor^a ,& fallo viuere lungamente nella memoria de' pofieri,fi come la "Palma fi rinforza contra ogni pe fi , che le jia poiìo fopra , né fi cor- rompe ilfuo legno , come gli altri , & le fue foglie ftanno verdi lungo tempo . Et perche il fine delie guerre è dubiofo , fu chiamata la Vittoria vittoria *Dea commune , come che ella fia nel meiro>& fi accofii à chi meglio la sd Dea com- tirareàsè. EtCMarte per quefia parimente fu detto 1) io commune > mune. à perche fra nimiciè commune il vincere t& l'effer vinto, Hanno ancho fatta alcuni la Vittoria armata tallegra,& gioconda neli' afpetto,ma tut- ta piena dipolue t & di [udore , ($ che porge con le mani inf anguinaie le fpoglie,e gli prigioni a' vincitori . *Z)i coftei y&di e hi l'adoraua , pen- fandoche'lfauorfuoglibauejfedavalere , fi fa beffeTrudentioToeta^rudétio. CbriflianOi&dicecbefi ha da cercare la littoria dall'eterno te vero Dio, € dalla virtù propria . M non da quella , che le feiocebe genti E infero bella , giouane , & ardita , Con biondi crini bor* annodati , borfciolti, Cinta attrauerfi al petto il fottìi panno , Che la velie , e da lieue vento moffa Ondeggia ti , che'l bianco pie [ifcuopre . £f manco da LMarte , comefaceuano gli antichi Romani , ebefacri- ficandogli quel cauallo , che nel cor fi fofje fiato vincitore, voleuano mo- Cauallo ftrare di riconofeere da lui vittoria , benché dicano alcuni , che quello facrificato fi faceua per punire la velocità , della quale altra cofa non è > che me- glio aiuti chi fugge, Cf per dare ad intendere , che non bifigna fpera- te nel fuggire . Oltre di ciò furono dati à UWarte quando in fairificio , Animali € quando in compagnia filamento diuerfi animali , come il Cane, 0 di Marte. Tp 2 U Lupo, 3oo Imaglnidei Dei il LupOychèfi potino aggiungere allafua imagine: quello perche è feroce ^ come fa lue cTa^fania,& il pia forte de gli altri animali , che Hanno con l'huomo ;quefio onero perche , come egli ha tanto buono occhio , che vi vede di notte > così hanno da vedere afsai gli accorti Capitani , ac- etiche non cafehino nelle occulte injìdie de' ramici '.onero perche è dì natii' rafua rapace , & volontierì vecide , & fafangue, cofe tutte confacentifi al 'Dio delle guerre : a! quale fu dato fra gli vccellìil Gallo,per moslra- re la viglian\a,che ha da effere ne' faldati ,ouer amente perche, come rac- K contano le fauols , & che fcriue Luciano lAletuionc faldato affai ben ca- ro a tJW arte fu mutato da luì in quejio vcceilo, perche non fece la buona guardiane ei gli haueua comandato la notte , che slana in letto con Ve- nere ; onde fenica : > che eife ne auedefie entrò folcano nella camera 5 & gittata lorofopra la bcllifjtmar 'eie gli \prefe, così abbracciati infieme co- T . me erano* Vcome fcriue Tlinio,di tre,e di quattro, & alcuni dicono di fette di prima,che fi f acciaine ha da effere il fatto d'arme, & conofeere da qual parte ne habbia da morir più, & a quella y a guardando piàfempre, che aW altra , come che quindi glifi apparecchi preda maggiore . 'Da che yenne, che foleuano anticamente i ^e mandare , quando fi metteuano al- V ordine con gli efflr citi per fare fatto d'arme , a [piare oue guardauano più gli ìsiuoltoi , da ciòfacendo gmdicio poi da qual parte doueffe effe- \CA' m re y ^ 'plttwia - 'Dipinge fi con Marte il Tico ancora alle yolte , onde fu te. ' " cbialMat0 Tuo (JMartio,corne che proprio foffe di CMarte , ofta perche , come queflo yccello pcrcotendo col forte becco il duro rouere lo caua ? così conlejpefìe batterie i faldati tanto battanole mura delle Città 5 che fi fanno ftrada per for^a da poterui entrare dentro , onero perche questo vccello era offerurto molto ne gli auguri] , atti quali pare , che i fot- dati pongano mente affai ; an%i così vi attendeua ogni vn& anticamente) che non parcuanofapere fare ecfa alcuna òpublica , ò p\iuata,fc non ne pigliauano prima augurio in qualche modo -, come io di/fi già nelFla- uio , oue raccontai ancho il modo , che vfauano gli antichi nel piglia- re gli augmij . 'Degli alberi non ho trouatofin qui , che ne fafie confe- trato à CMarte , come fio proprio Ma dilla Gramigna ho ben letto, che à Bocaccio . lui la dierono gli ani uhi faje perche, come ■ ferine il rBoccaccio,quesla na- fte per lapin neiitochi fpatiofì , (S aperti, oue Joglwno quafijcmpreacca- parfi gli cfkì citi. E mn bebberoi Bimani corona più degna, né di mag- i £ giore Degli Antichi. ' 301 giove honore dì quella della Gramigna.che dauano a quelli Jolatnente, che Grami— in qualche eftremo pericolo hauefiero faluato tutto l'efercito , 0 fi ha- gna data a uefjero leuato l affedio d'attorno . T^è mi resla à dire altro di CMarte , Marte • fc non ch'io non voglio tacere la folennc ftfta , che a fuo honore era fatta, in Tapremo città dello Egitto , perche mi pare , che la cerimonia raccon- tata da Herodoto meriti di effere riferita . Era venuto il tempo della fé- Herodoto'. fiatici quale andauano qua fi tutte le genti del paefe alla città , ch'io dif- Fe^a di ' ftyalcuni pochi Sacerdoti flauan nel tempio intorno à gli altari à fare gli, Marte • facrificij , e l'altre coje appartenenti à queììi , e gli altri tutti fi met- teuano alle porte del mede fimo tempio con buone ma^e di legno in ma- no > contra li quali andauano da mille huomini de' ih aniet i, venuti di fuori alla fejìa con groffi baftoni parimente in mano . Quefli hauendo il Cenmo-- dì innanzi apparecchiato vn gran tabernacolo di legno tutto dorato con ìlljv1 IC0 dentro il fimulacro di l% (arte 5 e pofiolo sùyn carro da quattro ruo- te tirato da certi pochi di loro y voleuano entrare con effo nel tempio > &i Sacerdoti , che erano alle porte , lo vietauano loro , ondecomin- ciauano à batter fi quìui stranamente con bafloni , non volendo gli vnit che quel Dio entrajfe nel tempio , & sformandoli gli altri di farglielo en- trare, come faceuano pur alla fine . E benché fi dejjero di feoncie mar^ \ate su la tefìa,e molti di loro ne reslaffero malamente feriti ,non ne mo- nna però alcuno mai '. Et fu la tofa ordinata in quejìo modo , perche differenti antichi, chehabitando la madre di Marte in quel tempio, egli fitto già grande vi andò per giacer fi con lei , ma i Sacerdoti accorti fi di ciò, ne fapemìo però chi ei fofìejno lo lafciarono entrar e ,onde fu sfocato di andarfene; ma non dopo molto hauendo. raccolto fcco gente di certa cit- ta quindi poco lontana , ritornò > e date di buone bufie à Sacerdoti en- trò à difpetto loro à fare il fuo piacere della madre . Quejìo è il fatto rappr e fentato nella cerimonia , ch'io ho detto, la quale non è dubbio , che contiene in fé qualche mi fi a io ;m a poiché Herodoto non l'ha detto , né io lo inferifeo^ lafcio cercarlo à chi è curkfo di Japtrlo. Et in quefta vece dirò di ce)ta altra cerimonia fritta parimente da Herodoto,che in parte è fimile adagia detta , & era fatta in honore di CMmer uà > accio- che col nome di cojìei fi metta fine alla imagine , che dal nome fuo fu cominciata. Celebrauafi queiìa ogni anno in certa par te dell' 'affrica ft ,. intorno alla Valude Tritonide , oue al tempo deputato alla fesìa fi Mjnerua. congregauano quafi tutte le giouani pulzelle del paefe , & quiuì par- tite fi come in due ordinante di fidati combatte uano fieramente infie- me con pietre , e con bacioni , <& quella , che per commune giudi- (io fi fvfje mojirata più vulorofa , (S haueffe menato meglio le mani , era ?oi ImaginideiDei era tolta da tutte l'altre , e portata in difparte Tarmauano tutta con vn bello timo in capo, & poflala fopravn carro la menavano tutte all'in- torno dtlla palude , etuttel'accowpagnauano c»n folenne potqpa. Et qutUe%cbe resiauano morte in quefia %ujfa,perche fouenteve ne moriua- no moltfycrano cri dute non cfftn Hate veramente vergini, & che lMÌ" Versine! mYm ^ baueffe lajciate perite . Impero ci/ ella fu vergine fempre, con* * ciofia che la vi ra fapien\a moslrata talbora per fei non fente macchia alcuna di Uè coft mortali , e (ìafempre in sé tutta pura , & monda . Et fu ofjtruato anco ne*facnficij di (JWinerua di darle vittime pure , che erano talbora vna ugnella , talbora vn Toro bianco , e talbora vnagiouenca indomita con le corna dorate , fermojtrare , chela Verginità non e fag- geta al giogo della libidine , & è tutta pura , & can~ dida\a . De gli Antichi f magmi dì Isacco lignificante li vari] effetti del vi- no del quale lui fa l'inuentore^ della hedera^f della, pantera a lui /aerati, quali hieroglifici ancor -a fononi 'lui lignificano con li effetti del vino ^que fio con Hercoleam- kiThebani, e figliuoli di Gioue di gloria tutti li anti- chi fuper or no . 304 ImaginideiDei B AG C H O. E ?^C HE fi troui , che 'Baccbo /offe vn ardito Capi- tano y & di gran valore , & che [aggiogale diuerfe rtitioni ; nondimenonon tanto per quefio fu celebre il nome fuo appraffo degli antiche quanto perche fu cre- duto ritrouatore delvìno,&_ che innanzi à tutti gli al- tri ne haueffe mo/ìrato l'vfo a' mot t ali ,onde come T>io Bf.ccho ha l'adorarono poiane TSaccho* fvlamente,ma Uionifio anchora,& Libero Va più cogno ^re i0 chiamarono,1^ Leneo, & Lieo lo differo , efprimendo in lui con di' uerfi cognonii gli effctti,che fa in noi il vmo, come moflrerb, fecondo, che venda proposto in difègnandoìa fuairrt'agine , che fu da gli antichi rapprefentata ìnm9l$ifwnulacriì& in diuerfe flatue, quando ad vn mo- do , e quando ad vn' altro : per cicche la fecero talborà in forma di tenero fancii:llo,tdlhoradi feroce giouane , & falbora di debole vecchio , nuda alle volte,& alle volte vejiita,& quando.con carraie quando fen^a. On- Filoftrato de FiloHrato farine mila tamia, che ehfàdi. \Ariadna , the molti fono i Baccho di mod\ da far conofter Baccho per chilo dipinge , òfcolpifce . cPerche vna <"uerleeta ghirlanda dì hedera conlefUe coccole mofìra, che egli è rBaccboy4ne pic- cole cornett&parimeHte,chefpuntinoJallè'tempieyfanr.o il medefimo,& vna Vanterà ancbord,chì gli fi.mettaappreffo . Le quali ìco fé per lo più Vino mttfono tirate dalla natura delvino,del quale intendono fpejfoi Toeti fotta *?per Bac il pome di Baccho, perche,come di/si, ei ne fu creduto il ritrouatore, mo- firando a' mortali già da principio , come fi baueuano da raccoglier l'vue dalle viti, e fpremer e il dolce fucco tanto grato, <&• vtile anchora à chi temperatamente l'ufa,sì come à gì i difor dinati beuitori apporta grauifsi- mi dannici the moflrarono gli antichi nelle imagini di Ttaccbo . Impe- roche facendolo nudo uoleuano d'ire, che'lvino, & la ubriachezza fpef- fofcuopre quelio,che tenuto fu prima occulto con non poca diligen'^a-.on- de nacque ilproucrbio . Che la verità Md nel uino , come bò detto io an- chora altra volta già parlando del Tripode . Et il medcfimo fignificaud Baccho p- la Hatua di coftui fatta informa di vecchie con il capo caluo , & quafi che vec- tutto pelato-, oltre che mo/iraua anchora, chc'l troppo bere affetta la uec- chio. chiaia,& che in quefla età beano affai gli huomini . 'Tercioche non per . altro inueccbiamo,fe mn perche l 'tumido naturale manca in noi>& cer-. chiamo di riporcelo con ilvino;ma ci gabbiamo fpeffo, perche bene è hit- mìdo il uino infatti,ma è tanto caldo poi di uirtk^S in potere, che feeca, & afeiuga De gli Antichi, 305 Imagìne dì (^omo Dìo de conuìuìj fecondo VdoUrato fgnificante^cke li conuiti modelli allegrano li huomini , & /vegliando li Jj? ir iti li fanno diuen ir arditi > ($f che all'incontro l immoderato cibo fa thuomo fonnolente, inetto jOtt ufo d'ingegno, & debile di corpo . 3o6 ImaginideiDei & afciuga molto piùtche non accrefce bumidità.come dice Galeno de'gva tenitori , che più accendono lafete , & la fanno maggiore , mentre che più beendo cercano di eflinguerla , & leuarla via . Onde perche il vino rifcalda,diceft che fu fatta la imagìne di 'Bacco per lo pia di gioitine feti- Como . r^a barba,allegro,& giocondo . Cui fi raffimiglia molto Como,chefu ap- preso de gli antichi il Dio de i conuiuij,percioche la imaginefua era pa- rimente di giouane,cni cominci apparire la prima lanugine, come lo de- fcriue Filofìrato in vna tàuola,ch' ei fàfolo per lui , mettendolo alla por- ta di vna camera , otte era (iato celebrato vn lieto , e bel conuiuioper due fpofi , li quali già slauano in letto à goder fi gli amorofi frutti . Egli era delicato,e tutto molle,& rubicondo nel vifo , perche haueua beuuto trop- po , sì che imbriacatoft non poteua tenere gli occhi aperti , ma così in pie in pie dormiua , lafciandojì cadere la colorita faccia fu 7 petto }& la finislra mano,con U quale ei slatta appoggiato ad vna hafla , pareua ca- dere parimente , come pareua poi, che dalla deflra gli cadefjfe pur anco vnafacella ar denterei teneua con quefla •> & già era andata così giù , che gli baurebbe bruciatala gamba, fé piegata non l'bauejfe in diuerfa J-iori qua- pane < £}ap0i quitti intorno pieno ogmeofa di fiorii ejfo Dio parìrfien- sJi antichi te ne ^aucua vna ghirlanda in capo^per che i fiori fono fé gni di letìtia, & di fj>cnfterate%%a,per dire così ,& perciò gli vfauano gli antichi ne i con- uiutj, oue hanno da efferegli huomini lieii,&Jpenfìerati ; e nonfolamen- te nefaceuano ghirlande a loro sleffì ,maai vafi anchora,onde beeuano : per la quale cofa non meno conueniuano i fio) ià Baccho , che 4 Como, co- me moslreròpoi ; che bora ritorno à dire , ch'egli eragiouine, allegro, & giocondo,perche beendo gli huomini temperatamente fuegliano glifpiri- ti,epiu arditi diusntano,& più lieti; e fono etiandio creduti effer e di mi- gliore ingegno allhora . Da che venne , che fecero gli antichi così Bac- co , capo & guida delle Mufe, come ^Apollo . E non meno furono già coronati i Torti di hedera confecrata à Baccho , che di Lauro pianta dì Baccho ca %^dpollo . Onde finsero lefauole , che fojj'e allenato Bacco dalle Mufe in po delle jqjfa , luoco piaceuoliffimo dell' ^Arabia^dal quale fu poi detto Dionifìo. Da coftui,come riferifce ^Ateneo,imparh ^i nfitrione ]{e degli ^Athenieft innanzi à tutte gli altri di porre acqua nel vino , che fu di grandiffimo Acqua pò giouamento a'mortali,& perciò nel tempio delle Horegli dri'igò vn al- ila, nel vi- tare,pcnhe quefie , che fono leftagioni dell'anno , come nella loro imagi- me è fiato detto , fanno che la vita crejce , & produce il frutto . Et ap- preso ve nepofe vn' altro alle K(infe,com€ per ricordo,cbc fi doueffe vfa- re il vino temperato ,- conciofia che per quelle s'intendono finente le ac- que de i fontine de i fiumi , che fono buone à bere j & perche anebora le Mufe, Degli Antichi F>? Imagi ni dì Bacco fignificantì li effetti del rvino del quale fa tinuentore, (gjr fecondo Macrobìoli vari] effet ti del Sole e/fendo da lui per il Sole ìntefo cioè la varietà delle fi agionì de IT anno, & ammalia lui /aerati lignifi- canti lui effer fiate il primo habbtpoHo aW aratro li bo- uì}ffl ìlbeccho molto dannegiar le viti . 4j a .. 508 ImaginideiDci Mufeflc quali fono fp elfo le medefime con le T^Jnfe , furono (come dìffi ) Sileno . 'c nutrici di l'Dionifio , fi come Sileno ne fu il pedagogo , onde va con lui Jempre portato da vn' afino, sì per la età , perche gli era molto vecchio , sì perche era onco ubbriaco per lo più , come mostrò chi fi ce la v bbria* . chc^a , che gli daua bere appreffo degli Elei in certo fuo tempio , che u ' fu di bùfolo , fecondo che ferine Taufania , non commune con Tlaccho , come erano flèttigli altri, per moli are forfè , che pari era la virtù d'am- bi loro. Onde Sileno fi fa gran lonfiglicre di 'Sacco appreffo di T lauto , effendo comparjo infcenaacauaUoinvn'afmo a recitare il prologo delle 'Sacchiade , e dice,che fono fempre amendui di vnmedefimo volere : (3 fa/fi anco Dio della T(atura,de i princìpi] della quale Vergilio lo fa can- tare sforato da duo Satiretti , & da vna bella "Hinfa , lì quali , batten- dolo trouato dormire in certo antro bene vbbrìaco con vngran vafo da be- re a canto tlo legarono con lefue ghirlande proprie teffute di varij fiori , che gli erano cadute di capo , & la bella TS(infa gli tinfe la facciale ha- ueua le vene tutte gonfie dì vinoycon fanguìgne more , di che egli rife , e moflro di haueme piacere tpofeìa che fu fueglìato . Et pareva , che que- ste beslìe non voli fero dire quello , chefapeuano fé non sformatamente . * e# Onde fi legge , che Mida l\è della Frìgia volendo già intendere alcuna co- fa non troppo manifefìa a gli huomini5fece la caccia vnpe^o ad uno dì que/ii Sileni , & lo pr e fé all' vlt imo all'odore del vino , ch'egli larga- mente fparfe in certo fonte , qual Taufanìa fcrìue , che a'fuoi tempi an- Plutarco . CQYa era moflrato per queflo . E Tintane riferifee , che quel ì{è intefe da Silcnc}cbe meglio affai era all'huomo morir prefto, che viuer lungamen- Plinio . te . Haffi appreffo di Tlinio , che nell'I fola di Taro , donde veniua quel beliiffimo marmo bianco , f pelandone alcuni vn gran pcigo , vi trouarono dentro la ìmagme di Sileno . La qual facilmente f apra come foffe fatta , chi oltre a quello , che ne ho detto bora s vedrà quello , che di fognando la imagine di Tan , io dìffigià de' Satiti : per- che Taufaniajcriue , che quefti erano detti Sileni , pofeia che erano vec- chiiConcìofia che inuecchiauamì& moriuanoje bene erano slimati rDei. £>iodoro « Legge fi appreffo di T>iodoro , che in due modi furono fatte le flatus di Baccho j & era l'vna affai feuera con barba lunga,e l'altra bella Rifaccia aUfgra,delicata}& giouìne, intendendo per queHayche'lvinobeuutofuo- Bacchoin yi^i mifura fagli buomini terrìbili, C? iracondi , e per quefla, che gli due modi, fa lieti,e giocondi beuuto temperatamente , lafciando bora da parte , che non fa Hato vn rBaccho foloy ma due >ò forfè anco tré ; perche ciò fareb- be più tofio volere fcriuere hìsìoria dì lui, che dipingerlo . Macrobio, il- qualc^come ho già detto altre uoltefvuote che per tutti i Deifiano intefe le virtù Degli Antichi. ioq virtù del Sole , intendendo pai anco il mede fimo di Bacco , dice che fu Li ^ fuaimagine fatta alle rotte di fanciullo , & alle volte digiouine > bora g0jo di huotno con barba,chefta giunto già alla età perfetta, & bora di vec- chio , j&acfo *««c quefle diuerfe etàfiveggono nel Sole . Conciofia , che al tempo del Solslìtio del Vimerno, quando già cominciano i giorni a crc- feere fipojfa dire , ch'egli fia piccolo fanciullo,& a'iX equinottio della Tri- mauera ha già pigliato affai difot'^a,& è fatto giouine , & giunto ch'e- gli è alfolftitio della efiate, alt bora che non più ponno crefeere i giorni , è Iwomo di età intera t& baia barba-.ma perche da indi in poi comincia la fna luce a venirci mancandoci a fi con quella manchino lefuefor^e an cora ,è fatto pofeia come vecchio. £t effenùo alle flatue di Baccho aggiun- £orna & to le corna ancora 5 hanno voluta alcuni intendere per quefle i raggi del Baccho • Sole . UVIa Diodoro fcriue , che ciò era perche Baccho fu il primo , che moflrafìe ammortali, come haueuano da giugnere i Buoi infume > metter- gli allo aratroye con quelli coltiuare i campi . Onde CMartiano gli met- te nella deHra mano vnafalce,che mofiraua la coltiuatione de i campi , come ho già detto nella imagìne di Saturno, perche bifogna con qutfla purgare le viti,volendo che produtbino vi'.a largamentes ($ nella finiflra vn vafo da bere , e lo deferiue poi tutto giocondo, e piaceuole nello appet- to . fntendeno alcuni per le corna l'audacia , come chei bere affai faccia gli huomini arditi , audaci , & infoienti ancora molte volt e, che così dice FJlojìrato , Feslo , e Torfirione . quando lo dipinge , che vada a lei con bella vefie yporporea}lunga}e grande >& coronato di roJe.Tsiè bifogna- uà farlo in altra guifa insello atto amorofo , perch'egli andana per con- giunger fi amorfamente con .Ariadna , quando fu abbandonata da The- feo7onde quefiì tutti yche quafi fempre erano con Imporne f emine ardite^ feroci \diuerje vaghe 7S{infetSileni>SatiriySilrianiì& altri fimili (li qua- liyCome fcrìue Str abone ^er ano minijiri7& feguaci di Baccho, & chiama- uanfi il choro,e la compagnia di lArìadnajnt agliata già in marmo bian- co da Dedalo in Creta) lo [eguitautno gridando con voci liete \come fi leg- CatuIlo.J gè apprejfo di Catullo. jLndauano fcuotendo i verdi Thirfi ^Alcuni , alcuni le fquarciate membra Del vitello portauano , vna parte Con ritorti ferpenti fi cingeua > Et vna parte ne le caue cesie Tonando celebraua i bei misteri , f mi/ieri da gli empi indarno cerchi . Chipercoteua con le aperte palme J rifonanti timpani, è con verghe Di De gli Antichi. 81 Imagtnì dì Isacco >& della pompa ^fefle , <&* ter imo- nìe^bacbanali^et l'babito delle bache ò menadi f uè fegua- cìsfìg?2tfìcanti}che lifacrifìcij baccanali purgauan gì* anì~ mi dalle colpe ^come ilnjino li purga dapenjìeri » 3i* ImaginideiDei Di rame facea lieue , epiccol fuono* E chifaceua l'aria rimbombare Confìridemli comi y e facean moki *De le straniere tibie vdir'il canto, Quefìi erano quafi tutti mi fi eri dì Baccho,& cerimonie \cbe v fauci no nelle, [ite fesle , le quali da princio furono celebrate con pompa tale . Era portata innanzi vn anfora di vino con rami di vìte\, & lafegùitaua , .. chi fi traheua dietro vn capro: poi veniua cbiportaua vna cefla di noci , & in vltimo era il Thallo,che fu la imagine del membro virile. Così U racconta Tlutarco , oue parla della cupidigia delle ricchezze , la quale cominciò a fpre^are quelle pouere cofe etiandio ne' Bacchanali , & in- troduce duo vafi d'orOfpretiofeveJìi^e carri conmafcherate fontuo fé, come può vedere chi vuole , appreffo di ^Atheneo , che deferiue vna di quefle pompe Hacchavali ambitiofisftma,raprefentata già per Tolomeo Viladel fo, perche il riferirla bora me non feruirebbe altro , che di perdere tem- Cribro di p0 . y furono anco di portar e il cribro dato à tBacchot epoflo tra le fuefa- Baccho . cre. perefjeìCome dice Seruio , credeanogli antichi ,che giouaffero molto i faci 'amenti di Baccbo alla purgatione degli animì}& che perglifuoi fa- cri mifierij cosìfoffero quefii purgati , come fi purga il grano col cribro . Et il 'Boccaccio riferìfce,c he credettero alcuni, che foffe fatta queftapur- Vbbria--- ga^ione ne gli huomini con la vbbrìache^a,la quale è il Sacramento dì la- tfaa}j0ìpercbe pajfata>cbefia poi qutfia ò con il vomito, è in altro modoy di Bacche/8 & ra(fettatofiil ceruello,pare che l'animo fi habbia f cor dato ogni traua- glio,& jpoliatoft tutti i noiofi penfieri,rimanghi lieto ^e tranquillo, come dice Seneca ancora , ouefcriue della tranquillità dell animo . Et hanno Libero Pa detto alcuni, eh e Hacchùfù chiamato Libero Tadre,percbebeendo larga- are . mente l'huomo fi libera da' penfierì faflidioft , & parla più liberamente afìaì,che quando è fobrio.t_Mà fono flati altri,li quali hannovolutoych'ei foffe più tojìo chiamato così dalla Libertà , delia-quale fu credute Dio , perche, come fcriue Tlutarco, ei combattè già affai per quefla . 'Da che venne,cbe vfaronogli antichi, come dice Seruio fopra Virgilio,di mette- re nelle Città libereyper fegno certo dì libertà, ìlftmulacro di L^arfia $ che fu vno de' Satiri minifhi di Bacco . Et fi legge appreffo di Tlinio , P. Muna- c^e fu P°flù m pigione "Publio CMunatio , perche leuò dalla ftatua di tio. (JMarfia vna ghirlanda dì fiorì ,& fela pofe in capo. *Di LMarfia han- Mar/ìa. no anco detto le fauole , ch'ei fu feorticato da {^sfpollo , perche lo sfidò a fonare , battendo trouata la piua , che fu gittata via di Mi- ti era a : diche pian fero tanto le TS^infe , e gli altri Satiri « the fece-* ro Degli Antichi. 5s? ro conle lagrime loro quelfiume- , che dal nome dì luì fu detto Uftfar- fta . UMa la verità fu , che que fio era vn' eccellente mufico , comari fe- rifce'^Atheneo da ÓHetrodoro , ritrouatore della piua , il quale ,come ., ferine S 'uida,vfcito di ceruetlo fi gittò nel fiume ,& quitti affogò, che fu pofeia dal nome fuo detto CMarfia . Et Tau fonia fcriue , che nella roc- ca d'i^ftbenefu vnftmulacro di LMinerua, che batteua Marfia, perche bauèua tolto su la pina gittata via da lei . n^Ma ritornando alla veHe di Bacchojicono ch'ella era di donna,perche il troppo bere debilita le for ^e,& fa l,buomomolley& eneruato, come f emina. Ónde Taufania feri- Paufania. uè, che appreffo degli Elei neW arca di Cipfeloera intagliato Baccbo con la barba > con vtfle lunga giù infino a terra , e che slandoa giacere in certo antro circondato da viti, & da altri arbori fruttiferi , porgeùa vna ta^a con mano . Leggeft ancora , cbefudetfo Baccbo Baffareo da cer- Bafl*arc0 # ta forte di vesle lunga , cb'eg li vfaua , & chevfarono parimente i Sa- cerdoti poi nefuoi facrificìj detta^Baffara,da^cerjoluoco della Lidia,, oue ftfaceua > ouero dalle pelli delle Volpi chiamate baffare ihThracia) , che fi metteuano intorno le.Bacche fuè feguaci •■, le quali perciò furono pari- mente détte Bafare . Menade ettandio furono chiamate , che fignifica faTge, &furiofe, perche nelle fuè fe/ìe andauano con capei fparfì, & con Tbirfiin mano, facendo atti daforfennatcy per rapprefentdre ciò , che fecero quelle sleffe , quando andarono con rBaccbogià da principio , al- Ihora che mosìrandpjì tutto lafciuo , egli bebbe feco quafi vn' efferato di valorofe f emine , per ppra delle quali , nientrecbefcorreua tutto il mon- do,opprefìe alcuni I{è Q :3s(è folamente delle pelli delle P 'alpi , fi ve sli- ttano quelle femine,madetléyi>atjtere ancora per lo più , & delle Tigri , portando in mano il Thirfo,efpargendo le chiome al vento , le quali cin- geuano alle volte con ghirlande di Hedera, & alle volte di bianca Viop- Pioppa ar pa,percbefu quefìa creduta arbore infernale , & che natafofìe sk le ri- bore infer pe diCZcberonte , & perciò la dettero gli antichi alle minière di Bac- na'e* chopper che tennero lui parimente per Dio dell'Inferno . Onde , come ho detto già,finfero lefauole}ch'eifofìe nato di Trofcrpinajlcbe è vero,ogni voltaiche [otto il nome di coflui s' intenda il Sole, del quale diffi nella fua imagine , come talhora ei fi piglia per T)io infernale . E nel medefimo modo,cfrio ho difegnato le Baccbe->ftfafpeffo Baccbo anchoratcome lode- r , , . fcriue Claudiano , dicendo : no . "* Vien Baccbo allegro , coronato > e cinto D'Hedera trionfai, v cui le f palle Cuopre d'Hircana Tigre torrida pelle. 3H ImaginidciDei ìmaginidi Bacco trionfatore , &? inuentoredeltrion fo doppohauer fiperata f Jndia, (gjr del 'fio carro tira^ to da tigri ^ da pantere con diuer fi alberi à lui facra- tifè) molti animali ancora che Jìgnificano la natura & effetti del rvino & ebrietà . Degli Antichi. 3 *5 Igli di via poi madido col Tkirfo Ferma le piatile , e sì nel gir s'aita. Et queste, che qui dice Clangano del Thìrfo > hanno detto altri della Ferola da- Ferola,che Baccho con efiafi vàfojìenendo in piè,& l'hanno pofla in ma- ta a Bac~ no a, tutti quelli , che vanno con lui . 'Di che rende Eufebio la ragione £Ufe'bio tolta da 'Diodoro , dicendo che conciò fofie cofa che già da principio Diodoro. beendo affai fi imbriaccaffero gli huomini , & perciò come forfennati ,_ e paigj v snifferò fpeffo à rumore infieme, & con bajìoni groffi, e duri ,fi ferifferoflrmiamente, onde ne moriuano molti, Baccho perfuafe loro, che in vece de i duri legni port afiero le tieni ferole , perche fé bene con que- Jìeftdauano , poi non ne feguitaua male alcuno , perche la ferola è una pianta affai fimile alla canna ; & perche le foglie di effafono gra- tiffimeàgli ,Afini,fu dato, comeferiue Tlinio, anco C ^4 fino à quel Dio , di cui era la ferola . Oltre dì ciò fcriue Diodoro , che Baccho fi armaua Diodoro . nelle guerre , & vfaua alle uolte anchora di metter fi intorno le pelli del- le Tantere,perciocbe non fu eglifempre ubbriaco , ma combattè fpeffo , e tanto ualorofamente,chefuperò molti %è,come Licurgo , Tentheo , &• altri, efoggiogò tutta la fndia, donde ritornandofens uincitore fopra ad un'Elefante menò bel trionfo . 'ì^èfì legge , che dinanzi a lui alcun al- tro hauefie trionfato mai delle uinte guerre , & perciò à "Baccho , co- Trionfo ri me a primo trionfatore fu confecrata la Vica , uccello garrulo , e loqua- ri'ouato ds. ce t perche ne i trionfi gridaua ogniuvo , & adogniuno era lecito impro- pacc ? ' iterare a chi trionfano gli fuei uitij , (Sgridando gli fi pot t uà dire ogni a Baccho. male , come fcriue Suetonio di Ce f ire . Hanno ancora gli antichi dato a quejìo 'Dio la inuentione delle ghirlande, fecondo Tlinio , il qual di- ce , cb'ei fu il primo , che ferie faceffe di Htdera . Onde ^i le ff andrò tJMagno udendolo imitare quando ritornò uincitore dell' 'jndia , fece Ghirlade che'l fuo efferato tutto fi coronò di Hedera . Quefia pianta fu data a Baccho. Baccho per molte ragioni , come ne hanno fritto molti . Fe/io vuole, Hedera p- che ciòfofie , perche egli è ics? gioitane fempre ,come quella è fempre che datai uerde : mero perche , come elU Uga tutto ciò > à che fi appiglia , così il Baccho . nino lega le Immane menti . T lutar co dice , che l Hedera ha in se certa virtù,efor^a occulta , la quale muoite l'immane menti di luoco y fj quaft le empie di furore , sì che fen^a bere vino paiono pojcia gli huomi- ni ubbriachi. La Hedera dai Cji eci è chiamata Ci ffo ; Ciffare , ti- Cifll>. rando le loro parole al nottro ufo di dire , figmfica ejjhe dato alla libi- dine, & per quefio fcriue EuUachiu , che fu data la Hedera a Baccho per fegno dilibidinet alla quale fono gli huomini incitati affai dal nino , onde J\r z èper %ì6 ^ Imaginìdei Dei è per proverbio anikbo , che nulla può Venere fen%a 7!accbo . Quandi Ih '■■ [ ven^e Màwobiò la ragione del Thirfo dato a rBaccbo , qual'era vna hafla con dice , che moftraua la Hedera àouete gli hucmini coi lacci della patien^a legare tire , C^i furori ^onde fono tanto facili a fare male altrui , perche quefta pinta cin- Diodoro • gei€ lega ouunque nafce . Scritte Diodoro , che chiamavano quelli di Egitto la Hedera pianta di Ofiride } e gliele confecrarono come da lui ri- trottatale nelle fiacre cerimonie factuano pia conto della Hedera (perche à tutte tejlagioni ha le foglie verdi ) ebe della vitey la quale al tempo dello inuerno la perde . E fu queslo da gli antichi offeruato negli altri arbori anchora , che Hannover di fempr e y& perciò à Venere confe- crarono il xJMirto, & il Lau ro ad apollo . 7^è fu però 'Baccho coronato fempre di Hederafolamente^ ma con le foglie del fico ancora alle volte per memoria di vita 7^infa3la quale hebbe nome Sycay che appreffo de* Gre- ci vale il medefimo che fico appo noi , amata già da lui , cerne dicono le fattole , & mutata poi in quefio arbore , come fi legge anco di Ciffo fan- ciullo da lui pur' amato >cke dinentò pei Hedera, & di Staphile ì<[infa , che medefimamentefu cangiata in vite, quandoegli l'amaua , onde non è marauiglia,feg/i furono pofeia grate tutte quefle piante , & ' fevoleua fpeffo hauerne ghirlande in capoióltre che delle medeftme gliadornaua- no gli antichi il carro,lo feudo Je hasle,e gli altari : Ùglifaceuano anco poi ghirlande col !<{arcìffo alte volte con molti altri diuer fi fiori , come lo deferiuono i Toeti;& 'Diodoro ferine , che al tempo della pace nei gior- mi folenniTaccho portaua belle veHi smolli , delicate, e tutte dipinte à fiorì. Età ragione fu fua piantala vite , come quella che più fi confà conluidi aicunaaltr-A : perche fé *B acche mofira il vino fpremuto dalle vuCjchenafcono dalle viti , che altro fi può dare à coftui , che più glifi* Stati©., proprio della vite ? Ter la quale cofa Statìo finge il fio carro coperto 9 e eh condato ,tutte di v'iterando dice ; (jìà s'auuhina à le materne mura JSaccbo col carro tutto circondato „ E coperto di vite- le 'Pantere *J)a Cvn lato , e da t altro vati con lui, E leccano le briglie , egli altri ameft *3Di vino afperji le veloci Tigri , Bel cartolato àlBaccbo rende il Boi -caccio quesl a ragione , ehe il troppo vino J "a fpcjfo così aggirare il ccmello àgli buomini , come ft aggirano De gli Antichi 3*7 Imagìne della Nane de 'Bacco^del monte Timallo de Lidia^delle bacche per quello /cor enti & de carfari thì- reni captorì diTSacco da quello tramutati in delfini per loro misfatti.figmpcantì lì evitlj & peccati far perder ddrhuomo la ragione^ - 4 3'S Imagini de i Dei aggiranno le ruote de* carri , dì che oltre alla proua , che fé ne vede tutto Timeo (Ufo anco fede certa nouelletta affai piaceuolefcrìtta già da Timeo Tau- Taurono- YOn'mitanQ) & riferita da ^yitheneonelle fue cene, di alcuni giovimi di Nouelìa {-Agrigento fìtta della Siciliani quali ragunatici à banchettare inficine piVeuole in certa cafa vnafera,tanto beuero,& imbriacaronfi di sì fatta maniera, Vbbriac-- che cominciò Uro a parere dìeffere su vna Galea , la quale faffe slrana- chi ìolém. mtYiie agitata dalle turbate onde del mare-, e così fi voltò loro il cerueUo, che anco il dì feguente penfauano tutti di effere in gran fortuna di mare : e temendo non forfè la Cjalea andafie à fondo, gufarono fuori dalle fine- sire letti, tauole, banche}cafiet& ciò che fi trouarono della mafferitia di cafa , parendo loro , che'l nocchiero lo comandajfe per allegerirla . Onde i Sergenti della giù fiitia non j apendo, che ciò foffe entrarono colà dentro, e trouaì ono tutti que* giouani traitiffi chi quà,chi là per terra, che nien- te feìitiuano-,^ hauendoglì tanto fcoffì, che paruero desi ar fi pur' vnpocOy dimandarono loro,che voleuano fare; & efft rifilo fero, che'l trauaglio dei mare gli haueua sì forte slancatì,che non poteuono pià,giunta la fatica, che haueuano fatta di mettere fuori dì "ì^aue letamerebbe, che la cari- cauanotroppo;& ioydìffe vn dì broker la gran paura,che ho battutami fono tirato qua fiotto coperta . Quelli Sergenti 'voleuano pure fargli rau- uederc de1 la loro follia > mavifio, che perdeuano tempore ne andarono, hauendo detto loro,che fi guardafifero aWaucnire di bere pia di quello, che hauejferobi fogno. Et i gioueni fiupidi puf amo; Vi ringratiamo,dì fiero, & fé mai potiamo vfeire di tanta fortuna,feguitò vn di,loroy& arriva- re à fnluamcnto in porto, vi porremo, pof eia cioè faremo ritornati alla pa- trta.fr à gli altri Dei del mar elicono) tendo lafalute nofira da voi. Et du- rò la buona vbbriachei^a molti dì-.onde quelU cafa fu chiamata fempre Cafadetta là Galea .'^Era tirato il carro di 'Baccho di Tigri,& da l'antere, perche Galea • il vino fàgli huomihi feroci , e terribili , come è la natura di quefti ani- Pacere per man t jpifoslrato dice, che vanno le Tantere con Baccho , perche fono a- choC° aC nmatì calidifsimi,& che leggiermente faltanó,comefàcèuanó té Bacche, & come fono gli huomini fouente rifcaldati dal vino pia affai, che non è Natie di di lor natura . Et deferi uè la [uà Ifaue , che baueffe la prora in forma Baccho . fa Cantera , & che le fojfero appefi all'intorno di fuori molti rifonanti ciembali: nel me^o era piantato , vn lungo Tirfo in vece di arbore , alla cui cima erano attaccate le por por ee^ rifplendenti vele,oue era tefsuto con ofo Timolo monte della Lidia , & le Bacche , che quiuì andauano feorrendo . Era quesla rb{aue difopra tutta coperta di ucrde Hedera , & di Vite con bellifsime vueych,e pendeuano da uerdirami , & di fetto dal più bafso fondo fyìccìaua fuori un fonte dì foauifsimo uino , del quale beeua- Degli Antichi.- 319 beeuano largamente tutti quelli , che ermo quitti . Così dipinge Filo- riloflrato, ftrato la T^aue di rBaccho , nella tauola , cb'ei fa de' Córfali Tmbeni : quali penfando di bauer fatta vna buona preda di questo pio giovinetto anebora, & quafi fanciullo, furono da lui mutati in tanti 'Delfini, men- 4 tre che lo voleuano condurre in parte diuerfa ~d.a:wdìa 5 Olitegli d'iman- daua di andare, conte ne racconta Oddio la f amia interamente , dicendo che 'Baccbo auuedutofi dell'inganno di cohré,fecefubito fermar e la TS{a- ue,& veniua la Mederà in copia fi grande, ebe legò tutti i remi, &-fidi- ': • rie fé per l'arbore,pir l'antene,e per le vele, & à sé cinfe il c.apo di verdi rami di vite con l vue attacate,e tenendo il Thirfo in mano mqslrojjì ac- compagnato da Tigri ,da Tantere,& da Liopardi,diche que' perfidi (or- ;. • fali bebbero sì gran paura,chc fi gittaromin mare, ohe furono poi$)filr ■ finiycome bò detto. Vedefi à tempi noslri anebord quàfi la medefmaSty', uè fatta a belliffime figure di mofaico in Ityma nella CbiefadiSahis *X- ' gnefe,cbefu già tempio di 'Bacco. Hanno detto le fauole anco dicóftuit che quando egli era fanciullino , le 1? arche lo cinfero con ferociffimi fer- penti,cbe fenica offenderlo puntogli andauanoper lo petto, e per la fac- ci cu» . cD'onde venne polche le bacche celebrandole fue cerimonie ma- neggiauanogli fer penti fen^a fentirne alcuna offefa , comeferim Tlu- Plutarco tarco nella vita di ^élejìandro, quando parla di Olimpia fitta madre, al- la quale par uè di efiere fiata fatta grauida da vn ferpente: il che fu ere' ditto anco dalla madre di Scipione, ficcondo,cbe riferisce il mede fimo Tlu- tariOyperche fu vifia vna gran bifida entrarle fouente in camera^ 'Del- la cerimonia jch' io diffi di maneggiare i Serpenti, intefe Catullo , quando de i miniftri,e feguaci di Baccbo difife, che alcuni fi cingeuano con ferpen- ti-.sì come mofirò un'altra mifìcriofa cerimonia ancbora,dìcendo che por- tanano alcuni le membra dello fquar ciato giouenco . fmperoche fi legge, che KT cnt beo Ke^ di Tbebe fu jpre^atore di Baccbo , & delle fue ceri- Vi tello moni e , né voleua cbefojfcro celebrate in modo alcuno, di ibe egli così fi Hj "arcato 'vendicò , che alla madre di lui. & alle altre f emine > che celtbrauano lenQ ■ ctv\" • ■ . . moine qi fefle baccbanali, lo fece parere vn gìoucncù,ouero vn cinghiale , comedi- Baccho ce Ouidio}cbe venuto fo/Se a turbare le fiacre cerimonie : onde gli furono intorno fubito tutte , & lo fquar ciarono in peT^i , li quali portarono poi in mano , mentre , che furiofamentc andauar.o fiorendo liete della ven- detta : 0 per memoria di que ito foleuano le 'Bacche alle voi te nelle fefie del lor Dio Hracciare vn vitello , eportarfene ciafeheduna vno de' strac- ciati membri . La quale cofa fi potrebbe forfè dire , che fojfe fatta per rapprefientare quello, che raccontano le fauole , che fece Tifone con i com- pagni di Ofiri,pcrche quefti era in Egitto quel, che fu Baccbo appreffo de q^ • ì Gre- 31Q Imagini de i Dei ti bulla* * (jréck onde Tibullo a lui dà tutto quellotcbe già habbiamo detto dì TZ&6- chOj& lo de/crine così,dicendo\ Il primo, che l'aratro vnqua face/Se Ofiri fu \ e il primo che moflrafie Come la terra à coltiuar s'bauefie, E come quella poi fi feminaffe cMoJìrò pur' anebo, e quando i dolci frutti, 1{e£ orbar fionofeiuto Ibuom trou&fte. Impararono già da coflui tutti Gli altri di maritar la debil vite stipalo , accioche meglio pofeia frutti, Edi tagliar que' rami , onde impedite Son le forare à la pianta di produrre L'vue cotanto da mortai gradite. perche di quefte al tempo fuo mature Spremono iro^i piedi il dolce fucco$ Come infegnò di fare Ofiri pure . E dopò per alcuni ver fi jeguita così, In te mai non fi vede fegno Ofiri 1)ì mejiitia , e datejian lunge fempre Jpenfier trìfli , il pianto , & i foj^iri, Uiia bel eboro cantando in liete tempre Tuttauia t'accompagna ouunquevaì, Sì ch'amor , gioco , e rifo è teco fempre » Tttfeì ornato di bei fiori , & bai La fronte cìnta d'Hedera , e dorata Vefte , cbà terra va , dietro ti trabu hi porpora talbor anc/jo t'è data , E f accompagna con foauefuono La caua Tibia , e la Cefta ingombrata De' mifìerij , ch'occulti fempre fono . Tro~ &c gli Antichi. in Imagwìdì Tifane fr atei et Ofir'h($f dì Horo figliuolo d'Ofiri che e Tracco apo Greci >qualHorofup ero il detto Tifone >l?enche ilCocodrillo tramutato^contHipvopota- tnoy& ffiarauìere hieroglifict denotanti la uirtu comba- tente e> refi/lente al male & ch'alfine lo fupera e con- culca-, . 52 2 Imaginiderp£b . . . Trouafi, quefloOfirì fatto alle volte dagli Egittij '< in forma di '/pai- forma di uieYe-> ocello, che vi vede benifjìma , e vola velociffimamente , come fa fparuiere . anco il Sole , di cui egli era imagine . Onde pia fouente anco la fecero pur in Egitto , comejcriue Tlutarcojn forma di huomo, che ha il mem- bro naturale dritto & vn panno rojjo intorno . Di che renderò la ragio- ne poco di folto , quando metterò mano a Triapo , che fu parte , e mem- bro di Offri , Terc he di coftuifi Ugge , che Tifone fuo fratello , bauendo fatto vna congiura di molti contra di lui,Ì veci fe,e fattolo in molti pe1^- ! tjilo difìribiiì tutto fra' congiurati , dal membro virile infuori , che non volle alcuni di loro , & fa perciò gittato nel Tftto , che fé lo portò via . Ofiri veci Ifidefua moglie addolorata per la perdita del marito , di cui nonfape- fo ,efbra- ua che diuenute foffe , & l'haueua cercato già buona pe^a ,fubitoche nato . quello intefc,andò contra Tifone , & lo vinfe , e ricuperò da' congiurati le membra partita infra di loro , le quali rìpofe tutte infieme ordinatamen- te , e non vi trouando quello , che fu gittato nel T^ilo , né fu dolente fuor di modo,& ordinòyche nell'auenireja imagine fu a f offe riuerita , (3 ado- rata con molte cerimonie , come fu poi fempre fatto il nome di Triapo . E per memoria di tutto queflo ordinò anco , che ogni anno a certo tem- Cerimo - V° con folennc cerimonia piangendo , & lamentandoft fi andaffe cercan- nie di O- do Ofmy& indi à pocc rfì [fateffe poi fefla, con allegrerà grande, por tan- fi« • do in volta confolennìtà vn bel fanciullo. , che rapprefentaffe Ofiri già Lucano, trouato. Onde, per che quefìa cerimonia fi rinouaua ogni anno , Lucano diffe di coflui , ch'ei non eracercato mai tanto , che baHaffe . Et di Ho- ro auuenne quafi anco il medefimo , che I fide fua madre lo pianfe , vn pez.^0 penfando di haucrlo perduto, ma pure lo ritrouòpoi, &funne molto allegra . Ter cofiui,che fu parimente adorato in Egitto , alcuni , come tJMacrobio , hanno voluto intendere il Sole, & che da lui fiano fia- te dette Bore quelle pìccole parti del tempo , che mi furano il dì . Et alcuni altri hanno ìntefo il mondo. Era il fuo fimulacro di gìouane , che teneuc con Vvna mano le parti ver gogne fé di Tifone , perche fi legge, ch'ei lo vinfe ; né lo vecife già , ma ben refe vano ogni fuo potere , ancoraché mutato in Croeodilo figgiffe da lui . Onde fu vna legge in x^ìpollinopoli Città dello Egitto , la quale comandaua > che non foffe battuto rìf petto alcuno à Crocodili , ma gli caccìaffe ognuno , & ne am- f ma^ajje più che poteua,e tutti quelli ch'erano prefi,e morti,erano pofti 1 one* di dinanzi del tempio di Horo . 1)i Tifone fin fero le fattole, come recita *4po!lvdoro,cb'ei foffe generato della Terra à vendetta de'Cjigantiam- , Platone, magati già da i "Dei del Cielo . Egli era di due nature , humana,e be- flialc* Onde Tlator.e parimente nel Fedro lo chiama beftia di molte * nature, Degli Antichi. 32? nalure^ardente^ furio/o; & auan^aua di grandetta dì corpo, & difor- %a quanti foffero mai nati dalla terra . il di/opra era informa di Intorno ■ tutto. coperto diperin e ytanto grande^ ako,cbe andana [opra à tutti i pia alti montile toccava fouente col capo le jielle , & difendendo le braccia arriuaua con l'vna mano all'Occidente , e con l'altra ali Oriente ,& da quella , & da quejìa vfeiuano cento fa penti , che porgeuano le te/le in- nanzi . Le gambe erano fer penti , che ne haueuano de gì altri attorno , quali andauano auuolgendofi su pel terribile corpo tanto , che arriuauano all'alto capo,qnale copriuano borridi^ Squallidi crini tche pendeuano già per lo collo , & per le [palle ,e tale era anco la barba, che difeendeua dal gran mento [opra l'ampio petto : gli occhi erano terribili^ sfauillauano, come fofiero fiati difuoco,& la larga bocca uerfaua parimente ardentiffì me fiamme .. Di coflui hebbero tanta paura i Dà Celejìi , per eh' ei fiera voltato contra di loro gittando pietre infocate verfo il Cielo, che fuggiro- no in Egitto j né qui fi tennero ficuri prima , chefofiero mutati in diuerfi animalitcome di molti ho già detto nelle imaginifin qui fegnate . (Jlfa pure fu vinto alla fine da Gioue fecondo K^ApolXodoro ; onero , come altri hanno voluto,& ch'io diffipoco difopra , da Horo, ilqualefe bene hebbe nome diuerfo t fa però il m^defimo che Ofiri . Onde in Hermipoli Città dello Egitto faceuano l'Hippopotamo con vno Sparuieresche lo combatte- uà alandogli fopr a , e per quello intendeuano Tifone imaginedi tutto il male , che viene dalla terra , & per quefio la virtù che gli reflue , e rende vano ognifuofuriofo impeto , moftrataper Ofiri , ouero Horo , che fono perciò il Sole, fi come per altre ragioni furono'Bacco. , per le quali come di Orjju detto in Egi tto , che Tifone lo tagliò in pe\\i , co fi diffe- ro i Greci, che i Titani fecero il medefimo di "Baccho . Et quefio era ch'io Baccho dìfji , che rapprefentauano forfè le Bacche con le membra de Ilo fquarciato sbranato . vitello . ijlfa che Baccho fofse va ifo dà Titani , fatto in pc^J , e cot- to > & dì nuouo poi ritornato infieme, e tinto di geffo, perche più non fofie conofeiuto , come nfcrìfee Snida yfignifica , che le vuefono pejle , e tutte rotte da' Contadini , che ne f premono il' vino, il quale bolle pur- gandoli ne' gran va fi non folamente di Ugno , ma di pietra ancora > e talhora di gejjo 3 (5 pare qua/i cuocerlo , e lo cuocono ancho alcuni , come che cofi pofeia fi conjeruì meglio ; affano dopò ripofte injieme le bracciate membra , perche la vite al te mpo Juo riproduce le vuc inte- re. Oltre di ciò , perche "Baccho era anco creduto da alcuni de gli anti- chi efiere quella virtù occulta , che a tutte It piante dàfor\a dì produrre gli maturi frutti , fcriue Herodoto, che egli fu Intime famigliare alle tDeeEltufmef& che andaua/ptfSo con loro, QueHe erano, comediffi " Sf 2 già, Imagìni de i Pei ìmaginc d'Horo Dio delli Egirtij,che è Priàpo,et Bacco ancora, il quale viene intefo per la virtù feminale,etperil Sole, con ildife- gnodelDifco lignificante la rotundità del mondo, che viene dal Sol e illuminato, età cui il Sole influifce la virtù Tua. Imagine di Priapo Dio delli h ór ti* et del membro virile , et del- rA(ìno,et del Becco a lui facrati,eflendo intefo per la virtù femina le ò generatiua,è Dio punitole de ladri et del furto lignificato nel- la falce,et li animali fono fegno di potente generatiorie . Degli Antichi. 325 già* t Cerere , & Troferpìna , le quali era no credit te fa re, che lofpa rfofe- _ me germoglia/Se . Et leggefi apprefso di Vaufanìa parimente , che gli Kw£? x^itheniefi ballettano nel tempio di Cerere fra gli altri fimulacri quel di \^QCi Ttaccbo anchora , il quale porgeva con mano vn 'ardente face . Ondici porfido. Torfirio diceva, fecondo che riferifee Eufebio , che à rBaicbo erano fatte le corna , &. lo ve fiutano da fi mina , per moUrar , che nelle piante fi* no ambe le virtù di maf ch'io , & dì f emina \ e ben chef legga della Tal- ma , che bà tvno , e l'altra , &. che malamente produce , fé non fono ani*- he accosto inficine ; nondimeno fi vede , che generalmente ogni pianta producete foglie , e i frutti da se ,fcn?a che altra le congiunga , il che non e de gli animali , perche questi non ponno generare , fé non fi con- giungono infume il mafebio , & la f emina . 'Da che venne forfè , che le fauole finge ffero Triapo ejfere nato di Haccbo , per motlrare la ìnte* ra virtù feminale , che piglia tua for^a dal Sole , così negli animali , come nelle piante , e nelle altre cofe prodotte dalla terra . La quale coja fu anco intefa nella imagine di Qfiri , che io dìfegnaipoco difopra , mo- Jìrando il panno roffo , che haueua intorno > quel celefie calore , qual dà for^a alfeme fin nelle vi fere della terra. Et Suidafcrìue 3 che 'Vria- SuiJa . pò è il mede fimo cb e 'Bacco , il quale in Egitto era chiamato Horo , la Pilì?0' cui imagine era informa di (fiouane , che tiene vnofeettro con la deslra, come ib'eifia Signore di ciò , che ci nafte in queslo mondo , & con lafi- niftra il membro naturale dritto , e dìjìefo , perche la occulta virtù fe- minale viene da lui : ha le ali , per mofirare quanto eì fa veloce , egli fìà d canto ildìfeo , che era certa cofa larga , fin accia tu , e rotonda fatta di pietra , ò di metallo , con la quale fi efstrcitauano gli antichi gittan" dola in alto , e mofiraua quiui la rotondità deWvnìuérfo ; perche il Sole , che di lui s' mtende^per gli tre,ch'io di/fi, circonda il mondo . Et per mo- firare quanto fofsero Baccbo , & Triapo conformi infume , ò forfè ancho *vna medefima cofa , vfaronogli antichi nelle fefìe Baccbanali di por- ~ . tare alcolio la figura del merr.bro virile fatta del legno delfico , & chia- nja io (JUutino, cheftando -010 * affìfo moftraua parimente il gran membro , & andauano le nouelle Jpofe prima > che accompagnarji con lo Jpofo , à federgli in grembo con folenne cerimonia , volendo moflrare in quel modo di dare à colui il primo fiore Varrone. della virginità, comefcrijfe Fanone, &lhà riferito Lattando , e Santo s 3t a V1»' <-"^S°^W0 ne^a Clttà ài Di° • Fà anco Triapo detto da gli antichi Dio Dio de o\l ^e 2$ ^ort* » e fatto perciò in forma di huomo con barba, e chioma rab- bonì a buffata,tutto nudo,& che nella defìra habbia vna torta falce, come lo de- TibuIJo. fcriue Tibullo, fingendo dimandar gli, onde fa, che igiouanetti belli ami- no lui non punto bellone ornato,^ dice così tirando ifuoi verft in lingua noslrcL* 7)eb.fe tu poffi hauer almo Triapo Ombrofi tetti sì che neue , ò Sole . 2^on venga vnqua a toccarti il nudo cupo . 'Dimmi con che arte fai tu s che ti vote Ogni bel giouinctto fi gran bene , £ quanto può ti riuerifee , e cole, 7s(0» feì già bello , & hai di fquallor piene L'inculte chiome , e barba rabbuffata , Che t'ami ogn'vno dunque donde viene $ • Tu. De gli Antichi. 327 Tu così nudo Vai à l'aggiacciata Stagion del freddo inuerno com'al Sole 'De la rouente fiate inar pedata . Furono tutte queflemie parole \ . E mi rifpofe con la falce in mano Così di Baccbo la ruflica prole.*. Lo vefìirono alle volte anebora con vn panno,cb'ei teneua raccolto con mano >& por taua nel grembo frutti dì ogni forte. E gli fecero ghir- lande di tutto quellOycbe nafceua negli borritila guardia de' quali fi fla- va con vna lunga canna su la te sia per ìfpauentare gli vccelli , sì come minaccia col gran Mencbionetcbe teneua con manosa chifofie andato per in uolare alcuna di quelle cofe,cbe da lui erano guardate . Onde Horatio, Horatio. quando vuole defcriuerhycosì lo fa dire di fé medefimo. Vn tronco fui di fico , cb"a niente Totea feruir già quendo il fabro m'bebbe, Che dubbiofo lo feceftar fouente. Tercbe non sa che farne, & hor vorrebbe Vederne fatto qualche [canno *penfa Che far Triapo affai meglio farebbe, 'ì^fqueflofi rifolue , e fi diftenfa L'opra fua , che me fa , cheH 'Dio fon [tatù Toi à i ladri , e àgli auge i di tema immenfa , Terocbe , de la incurua falce armato La defìra , porgo à i ladri fpauentot E col membro , onde ognun di voi è nato. La canna poi , eh* in tefta hauer mi fento Tiantata,fa , ch'ogni importuno augello Fugge da gli orti ratto come vento , Totrajji 3z$ Imagini de i Del Votraffi fare anco talhora tifino con Trìapo , perche glielo fc trincarono gli *Anticbi>come nittima a lui propria, ò per laftmiglian\a9 ch'era fra loro del gran membro .fecondo che riferijce Lattantio.ouero per l'odio, che por tana colui àque fio. befìia, perche l'affino di Sileno con l'importuno fuo raggiare gli disturbò il piacere , ch'ei fi appartccbiaun di cogliere di Vefla già vna volta,che la trottò addormentata in certa fé Ha della gran CMadre. come racconta la fa noia riferita da Ouidio; onera penbeycome pongono quelli, ebe [cr'iuono delle /itile del Cielofìà le quali due nelfegno del Granchio furono dette ^finelli , vrì come nettano le hifìorie, d'onde vna fcrua della fua moglie detta Occifta , che quivi era fiata affifa,fe ne levò grauida di vn figliuolo, eh' ella partorì poi al Juo tempo,& fu allenato con diligenza grande, come ch'ei foffe hato lare. conceputo del feme del Lare 'Dio dome fticò , e perciò haueff e da efiere grande buomo,comefu,cbefu %ède' Bimani detto Seruio Tulio. Era il Lare onero i Lari,perche erano moltiyccrti Dei,ò più te/lo Demonij, ado- rati da gli antichi nelle proprie cafe,come cuftodi di quelle, in certo luoco àque- De gli Antichi. 529 à queflo deputato oltre al focolare , del quale dìffi già , che perciò era detto Larario , ou erano anco delle altre imagini , come fi legge Lgpriifio. apprejjb di Lampridio , che jLleffandro Imperatore di Eroina bebbe due Lararij . T^elTvno , che era il maggiore jeneua Apollonio , <& Virgi- lio . T^è erano Lari cufìodi delle priuate cafe /diamente , ma di tutta la Cittade anchoray& de i campi etiandio fuori alla Villa , comemojira Ti bullo , quando dice . ' Tibullo. Et voi Lari cu fiodi già de* ricchi. '\ ' Hor de' poueri campi , i voslri doni "^Accettate , e burnii vi porgo , e /acro . t Onde furono adorati fouente su ì crocicchi delle vie , oue appendeua- . no loro in certi dì alcune palle, & figurette di lana -, quelle erano per f®!1*^-' gliferui , quejleper gli altri ; & tante ne metteua cidfchedunò delle v- Larj. ne,& delle altre, quanti erano tutti di cafa,accioche venendo i Lari fi ap- pigliaffero a quefte,nè facejfero poi mah alle perfine ; perche credettero alcuni,ch' eglino foffero Demonij d'inferno, li quali venuti fopra terra al- Iborayf.he erano celebrati alcuni dì per loro , haurebbono fatto del male alle per fone yfe trouato non hauefferoda trafìullarfi intorno alle figuret- t e, eh' io diffi. 0 veramente fu fatto queflo da gli antichi , perche alcuni altri differo , che i Lari erano le anime no/Ire vfeite già de' corpi mortali; te quali veniuanoà quefiefofte,& bifognaua^che trouaficro qualche cor- po , oue r ipofare , che Ivno e l' altro Ji raccoglie da Ftfio. Ma per lo Lar1, più erano jiimati i La> i certi Demoni cufìodipriuati delle cafe , & erano ^ . perciò fatti in forma di giouanetti vesliti con pelle di cane , chehabbino Lai-{# a' piedi pur anco il cane; ridendo gli antichi m'oftrare per quaflo animi- le, ch'eglino erano fidili , e diligenti guardiani delle cafe , formidabili a gli slranieri,& piaceuoli a 'domefiici , come apunto fono i cani , fecondo che Tlutarco rìftrijcr;rs Ouidio parime?ite baueua già fritto il medefi- mo rendendo la ragione , perche il canefoffe co i Lari. Li quali erano an- co alle volte vefiiti con panni f iacinti, & rimiti f opra la fpallafiniftra , in modo che vengono fot to la deslra , per effe) e più fpediti alloro vfficio , qual'era , come dice il medefimo Tlutarco, di andare cercando tatto quel- lo, chefaceua ciafeheduno , & difpiare con diligenza tutte le opere Im- mane,accioche per loro f > fiero poi gaHigatì gli empij , & mahiagi huo- mini de' -misfatti loro . ^i quefli Lari furono fimilii Venati, aUieno nel guardare le città r& bararne buona custodia ; & alcuni vollero > enat1, T t che J3° ImaginideiDei J f magmi itili DeiLari cioè cuJlodi delle priuate cu- fé i$f delle particolari Citta ,?t ìnuefligal ori de fatti ha manisouero "n^einoceuoli^ ts3 ' ìmagtne delli ^^eipenati^ fij hieroglifico loroy dinotanti ancora loro Wei familia- ri^ & cuttodi della Citta $f ca fé de p rinati . Degli Antichi. 33* tbeappreffo de Romani foffero Gioue, Cji:'.none,e CMimrua; altri difie- rotcbe furono k^dpotlo,e "iettano Ji quali fecero le mura a Troia, . Che- Cicerone. vone fcrine,cbe i Venati erano certi T^umi nati nelle priuate cafe, '& aio rati nr Ile più fecreti parti di quelle. Onde cDemù fonte appreso di Teren- zio dice di Ducere andare a cu fa afalut&re i T enati , per ritornare da poi alla pialla alle facende;¥ qttititf fì vede, che qkeslietiandio non me- no de i Lari siauano dimesticamene nelle caféf&ia imagine loro, come ferine Timeo Hisloricojurono due verghe di ferro lunghe, & intorte, co- me quelle,che teneuano gl'lndiuim in mano,quandopigliauano augurio, con certo vafo di terra; e teneuano gli antichi elette cofe fra loro facri miflerij. Legge fi apprejjb di 'Dioniftoycbe in certo piccolo tempiopoco lun Dionifìo • gè dal foro Romano furono due figure di (jÌQuaniìcbefedeuarioì& bauea in manociafeun di loro vn Vilo,che era certa haììavfata gid da* Roma- ni in guerra jcon lettere, che diceuano , 'Dei rPemti,&,chein molti altri antichi tempiffi vedevano fimili irnagini digiouàà¥con%abito,& orna- mento militare ye veggonfene anco di così fatte in alcune medaglie anti- che . Óltre di q&efti fu il Cjenio parimente un TfymS.domeJiìcol, e prò- Genio prio di ciafcb£dum,quat vollero alcuni, che fofìe il0ioiella hofpitalità, del piacer e, Sbon tempùe della natu?a:& perciò è detto di accordar fi col Genio chi fi dà belternpo, & fajutto quello, che la paf ara gli mette in- nan^i,ma che gli fa torio,cbi fa il contrariò. Horàlmfcrinendo a Giù- „ . Ho Floro difeonéfopra la instabilità delle cofe del mondo, & i vartj vo- leri degli huomini:poi fa vn quèfito floride viene, che di due fratelli uno fi diletterà diflare fempre a piacere, l'altro di trauagHayfifrnpY.e , e ri* fponie anco così . r- Sajfelo il Genio 'Vip de lavatura , Che tempra , e regge la /iella natia rDi ciafebsiano , e l'accompagni fempre , ^ £ fi cangia jouente, onde fi mojlra Hor bianco > e bello , & ima brutto , e negro, 'alcuni altri, come Cenforino, hanno detto, che il Cjenio fu adora- to dagli antichi come 'Dio della generation!? , ò per eh' egli di questa ha- c^otitio. uefìe la cura , ò perche fojj'e generato infieme con noi , e con noifiejfe poi fempre , come nojìro cufìode , & voleuano perciò , che tanti fojjero ì Genij , quanti erano gli huomini , come chea ciafeheduno fujfe dato il fuo ; ò che pure fofìero due volte tanti , & ciafeuno n'bauejfe due , vn buono j C$vnrio; quello ejforta , & inanimi fee fempre al bene , que- Tt 2 Ho 33* ImaginideiD$ Magmi del Genio buono £?- cattino cuftodifg) offer natovi della generatane humana» delle loro attioni ^ ($f delle CittàfCS3 luoghi f rinati « De gli Antichi. 3 ti fio al mate, come diciamo apunto mi Chriflianì de gli angeli nottri cuflodi ,&deì 'Demoni] [illeciti tentatovi, fé non che quefli non nafcono con noiycome intendeua.no gli antichi, cbei Genij najceffcro con ciajcbcdu no : & il mede fimo differo anco de i Lari'.sì che furono quefìi fra loro po- co differenti , & perciò pofcro i Bimani sa i crocicchi delle ftrade , e per le uille il Genio di^Auguflo co' Larice gli adorarono infame. Benché adoraua anco ciafcuno ilfuo Genio da sé celebrando ilfuo dì issatale alle- Gemo gramente, e con molto piacere , ma quel delTrincipe erareuerito dao- d0PP ° * gnuno più di tutti gli altri . Onde chi haueffe giurato il falfo per lo Gè- Gen j0 jei nio delTrincipe farebbe flato fubìto punito, perche queflo apprefìo degli Principe. antichi era giuramento grauifjimo . Et perciò Caligula Trincipe molto crudele facendo morire molti per leggerissime caufe , come recita Sucto- nioyfolcua dire queflo di alcunché gli faceua morire,perche non haueua- no giurato mai per lo fuo Cjenìo , come che perciò lo fprc^aftero , e mo- fti 'afferò di giudicarlo non degno di effere adorato . Era dunque il Genio certo K[ume,che infino dal loro primo nafeimento accompagnauagli huo mihifempre:Età iluochi ancora erano dati alle uolte quefti Tfymi, co- me dice Iamblieo Filofofo , moflr andò, che a quel/i Dei,li quali fono par- iarnblfco. ticolari cuflodi,e guardiani di alcun luoco,fi ha dafarefacrificìodi quelle Genio de* ccfe,che nafcono quiui,ptrche le cof e gommate fono più care delle altre a lupchi .■ chi le gouerna, E Virgilio, quando fa che ad Enea,mentre che rìnoua le VllSl110, effequie al padre Ksdncbife,appare un gran fer pente . Il cui tergo uerdeggìa dì dorate CMaccbìe dipinto , e lo fquammofo dofio splendendo rafiembra il celefte àrcoy Che tra le nubi al Sole oppoflo mo(lra (on gran uaghen^a affai color diuerfi. Lafcia in dubbio fé quello fofse il Genio del luocofo che nitro fbfle. Da che uieneyche alcuni hanno fatto il Genio informa di ferpente&lcuni al- tri di fanciullo yaltri di giouaney& altri di uecchioycome C ebete nella fuo, tauola. Taufaniafcriue,che gli Elei adorarono certo Dio fatto il nome di Sofipoli , che uiene a dire Saìuatore della Città , come Genio loro proprio So"Po11* delpaefe. Quefli era nel tempio di Lucinaye gli facrificauano ogni anno tori certe cerimonie ;di che fu la ragione yche efiendo andati già gli >A rea. di addofsoa gli Elei per certa guerra,ch'erafra loro,una femina, che ha- ueuaun piccolo fanciullmo in braccio, che poppaua, diffe a' Capitani de $lì Elei; Signori, queflo è mio figliuolo, & quando io lo partorì , che non ha 3 34 Imagini de i Dei ha molto, mi fu comandato infogno, che uè lo douejji dare per compa- gno di guerra , & perciò eccouelo, clfìo uè lo dò . Cjli Elei non ifdegna-? tono punto la buona f emina, an^ dandofià credere y che ciò non fafiefen- %a falche gran mìUcrio, tolfcroil mammolino T & lo pofero tutto nu- do alla fronte del loro efìercito ; oue gli arcadi andati indi a poco ad afr fattargliylo uidero cangiar fi fubsto in gr art fer pente; di che refsarono tut* tifpaucntati in modo,che non ofarono più di andare innanzi , mauoltan-: do le [palteyfi diedero a fuggire , sì che fu facile a gli Eleicauarli de' loro confinici quali perciò uittorioft chiamarono quel bambino Sofipoli, rico- nofceniola conjeruatione della città da lui , il quale così fer pente , come tramarne cacciar fi fotterra in certa cauerna, oue gli Elei dri^arono poi un tempio a nome di Lucina , & ui fecero anco , come diremmonoi , una cappella à Soft pò li ordinando quiui bonari , e cerimonie proprie aWvna t & aWaltro^perchecredetteroyche quella hauejje fatto nafcere queHo, & l'hauefpi mandato per lafaluc^a toro: & fu la imagìne di co/iui , ben- ch'egli fi cangia 'fle inferpenteycome ho detto, di fanciullo , con vefie in- torno di varij colori,e carica di/ìclle,che porgeua con mano il corno della copia, perche tale appai uè già, tome dice "Taufania, ad uno , che lo riferì M daghe p°i'^edefi in alcune medaglie antiche di Adriano, & di altri Imperado d'Adriano Tl ancora il Genio fatto in guifa di huomo , che porge con la deflra mano vn vafo da bere, quale mosìra di verfare fopra vn altare tutto ornato di fiorirgli pende dalla banda fniiìra vna sfer^a.Et in altre medaglie pu re di Adriano è la imagine di vn" huomo di guerra con vefte attorno in- uolta giù fino a me^a gamba , che nella defira tiene come vna ta^a a mododicbifacrifica,& ha il Corno della, copia nella fmiflra,e fonoui let- tere intorno,che dicono: *Al Genio del Topolo Romàno, che doueua forfè moflrare quel T^ume tenuto tanto fecreto da' l\omani , che non voleuano a modo alcuno,chefe nefapeffe il nome,comc altra volta ho detto.Faceua Platano no °ltre & dògli antichi ghirlande al Genio de i rami del "Platano, le cui dato al Gè foglie fono poco diffimili da quelle della vite , & alle volte ancora di di- n 10* uerfi fiori, come fi legge appreffo di Tibullo,oue cosìferiue . Hor cìnto di bei fior le fante chiome . Venga il Genio à veder quel , eh3 à fuo honore. facciamo celebrando il lieto nome. EuclideSo Ma , perche ho dettogià,che due erano ì (jenij , come vuole Euclide cratico. Socratico > fecondo che riferifee Cenforino , bora uediamo V altro , cioè il rio, come foffe fatto, che il buono è quello che fin qui habbìamo difegna- to. De gli Antichi . 3? 5 io . *Dì quefto non he trottato , che gli antichi ballino fatto fiat uà > né irnagine alcuna; ma ben fi legge , eh* egli apparite già a molti , & io così lo ritrarò , come ejji lo videro fecondo l'ejfempio, che a hanno fintato le bi/ìorie. Scmono J'iutat co , appiano , Floro,& nìtriche ritiratoci Plutarco.. ■di notte'Brutto in camera tutto folo,ma ben col lume3a penfarctrà sè,co- Appiano.. me egli levar fato di fare > uide apparir fi dauantì 'una irnagine di buomo <3eni0'Cat: tutta negrayet fpauenteuole , la quale diffe a lui , che gliene dimandò, che tiuo . &ra ilfuo mal Genio 3 & fubito fp^me poi . Valerio OiUjfimo anchora Valerio fcriue^be apparue parimente ilinilo Genio a certo Cafjio parimente \qual Maffimo ■• fu della f anione di JMarco dintorno , pochi di prima , che (e fare gli fa- cefìe tagliare la tesla,& era queslo informa di buomo molto grande di co love fofeo con capelli lunghi , & con barba horrìda , inculta,e tutta rab- buffata . Et appreffo de'Temef/ già popolo d'Italia nell'ai brw^zo, fu un genio molto cattiuo , e trìflo , il quale era dì colore fofeo , & ofeuro tutto formidabile da uedercjieftito di una pelle di Lupo, &faceua tanto mal& a quelle genti ,cbcj:ome racconta Taufania, & lo riferifee ancho Suida, baurebbono abbandonato ilpaefe 9 fé l'Oracolo non mosjraua loro il modi) di placare l'ombra di un compagno di Vlifie., che fu quìuì ammaliato, ■perche ubbriaco fece molenda ad una giouane : che quefio era il trìflo ficio , fin che ne fu cacciato da Eutimo buomo di molto, ualore, ìlquale ca- ciato,. pitato quiui nel tempo apunto^che il mifer -abile facrificio fi doueua fare, & intej ine la cagione, fu moffo a pietà della miferia di quel popolo, ma ■ . più della bella giouane deflinata al crudele facrificio s per la quale fi fenii fubito accefo di ardentiffìmoamore,& fece perciò ce/fare tuttofi cbefdt- gnata quesla bejiìa crudele gli uenne contra con grandi, (fimo furore: ma così bene lafoflenne Eutimo > che dopò l'bauere combattuto buon pe$zp infieme,nè re fio uìncìtoreJS la cacciò tantoché lafpinjead andarfiafom tnergere in mare, & liberò quelpopolo da così grande calamità : H quale perciò gli diede la liberata giouane per moglie, ch'egli non mi le bautrnfi altro premio , & congrandiffimafefia, & allegrerà fece celebrare le Aictewtgc.. fon* 32^ ImaginidciDei FORTVN A. Quejìa è coleit che tanto è pofta in croce, Dante. Tur da color , che le deuriandar lode9 'Dandole biafmo a torto , e mala voce . Cosi dice 'Dante della Fortuna , da che ho voluto cominciare > douen- do già proporre la fua imagine , conciofia abe à coslei danno i mortali colpa di tutto quelto,cbe intrattiene fuori del loro pensamento, recando^ a malefpefìo quello }che più tofiogran bene dourebbono giudicare . E part che uogliono,che l'acqui fio, la perdita de gli honoris & delle ricchezze venghi dalia-Fortuna,^ ilriuolgimento di tutte le cofe mondane. Onde il Tetrarca . Tetrarca nella Cannone , Tacer non pofso , e temo , &c. fa , che ella così gli dice di sèfiefsa : lo. fon d'altro poter , che tu non credi, E so far lieti , e trifti in vn momento ; Ttà leggera che vento : E reggo , e voluo quanto al mondo vedi . Et quindi nafeono gli infiniti biajmi , ch'ella di sé ode poi tutto il dì ; percioche pare , che quefle cofe, le quali dimandiamo beni di Fortuna , pche biafi v^ino Per l°Plà a chi riè men degno , & che ne refti mifer amente pri- mata « nato chi più gli meriterebbe . Ilchefefia benejò male, lafcio conftderare a chi può vedere quanti noiofi penfìeri,quanti trauagli7 e quanti pericoli portino feco i beni di quefto mondo : imperoche pochi fono , che mettano mente a queflo,ma ricerchiamo quaft tutti fempre di frauerne ; e perche non potiamo fatiare il difor dinato noilro defiderio,ci lamentiamo poi del Fortu na la Fortuna , la quale fecondo la opinione di molti non è ; onde dimenale none. cosìnedijfe; Giuuena- le t> Oue prudenza fu , non ha potere ^Alcuno la Fortuna , & il [ito nume £ tutto -vano : ma noi fiocchi , e fichi Tur vogliam farla Dea, c'habiti in Cielo . Elat- De gli Antichi. fj? E tAtt&ntiopmmtnte dict , che la Fortuna, non è altro , che vn nome . Vano , che dimojlra il poco fa pere de gli Imam ini, accordandoli con Mar- co Tullio , il quale prima di lui haueua ferino , che fu introdotto il nome ifi,. Tullio. della Fortuna per coprire la ignoranza bit mona , la quale dà colpa a co- fiei di tutto ciò, ch'ella non fa renderne ragione. CMz non meno fi in- gannarono gli antichi in quefìa, che negli altri Dei , & perciò la -adora- rono come Dea difpenfatnce di tutti i beni mondani , e penfarom , che da lei venifse anchora il male . 'Ter la quul cofa due erano credute le Por- Fortune tunc^na buonaj altra ria ; da quella veniuano ibernale felicità, & ^U5" da quefìa le defauenture tutte , egli altri mali , Ónde viene, che hanno talhora alcuni fatta la Fortuna con due facciejvna era bianca , chemo- firaua la buona ,l' alrra era negra , che fignificaua la catliua. Età Tre- nefie.oue ella hebbe vn tempio molto celebrato per gli rifponfi,che quin- di fi riportauanoyfu adorata fecondo che riferifee ^ilejsandro Napolita- no, fotto la imagine di dueforelle . Et per la medefima ragione forfè an- choTindaro, come riferi fee Tlutarco , la fece volgere due temoni con T'indirò, mane . Islientedimenoper b pia fi tiene , che vna folamentefta la For- tuna y la quale verrò dipingendo fecondo i varij difegm lafciatici da gli Scrittori cominciando da quello,che mette Vaufania , otte ferine j che tra le memorie de gli antichi non fi troua Statua alcuna della Fortuna più, antica di quella, che fece "Bupalo architeto : e f cultore eccellente àgli Smirnei, gente della Grecia , informa di donna febe Jul capo haueua vn polo,& con l'vna delle mani teneua il corno della copia. Moflraua que- sta (latua qualfofse l'vjficio della Fortuna , che è dare , e torre le riche^r %e rapprefentate per lo corno di douitia , le quali cofe fi aggirano del con- tinuo , come fi aggira il Cielo intorno à i due poli . St hanno moflrato il medefimopoifempre tutti quell'ali quali hanno dipinto la Fortuna , e ne hanno fatte Jlatue in qualfi voglia modo , volendoci dare ad intendere , ch'ella h abbia ilgouerno delle cofe di qua giù , & che lapofia difpenfare come vuole . fi che fi legge apprefso di Lattantio anchora , il quale de- fcriue,chegli antichi finfero la Fortuna con il corno della copia , 0 le po- fero à canto vn temone da naue,come che a leiflcfìe il dare le ricche^e , (jfoffe infua mano ilgouerno delle Immane cofe,&de i beni temporali ; perche in quefti non fi troua fermerà alcuna, né paiono ragioneuolme n- r>oueTao^ te partiti}conciofta che i buoni per lo più ne patifeono difagi grandi , & <\e ]Jc cofe ireibuominineabondanocopiofamente. Et perciò fu detta la Fortu- humane . na effere inconHante , cieca , pai^a , & amica molto più a 'maluagi , che abbuoni , come fi legge in uerfi eteduti di Virgilo, li quali cosìfuona- v- ... min volgare. irgi io. Vu Opof- ImaginideiDei Imagìne della Fortuna datrice , & difpenfatrice , 8c patrona delle richezze 8c beni humani, e gouernatrice delle cofe di qua giumelle quali non è fermezza ò-ftabiiità alcuna più di quello fi pijò dire babbi vna nane fluttuante nelle inftabil'onde marine. Imagini della lieta £< tri ir a fortuna, ouero della fortuna paf- fiitaipreienteJ& v«ntura3giudicata da gl'antichi.bencTie si) folo vn nome imaginato,maggiore de tutti li loro Dei filfì,& paxro- nadelle cofe di quaggiù , &: quefto nume li antichi s'imaginoro- no per feufa dell'imprudenze I020 . X)e gli Antichi. 539 0 polente fortuna come fpe/30 Ti cangi , e quanta forila , ohimè , crudele T' vfurpi ? tu da te di [cacci i buoni , E chiami irei nèflai però fedele K^4 'qitcjìi fempre , tu fai , ( he concefja £ più a chi mena meno de' tuoi doni Trinando chi n'è degno , e sì difbonì Le cofe tue > che trista pouerta.de Opprime i giufti con graui difagi , £ godono i maluagi Ogni tuo ben , tu ne la verde etade *A gli buomini dai morte acerba, ealhora Che d'anni carchi annoia loria vita* (Ter che disenfi i tempi con volere ; T^on giudo) gli vuoi pur qui ritenere . isfgli empi va ciò , che per te partita Fa da' migliori , né per far dimora Con quelli , fi ti muti in poco d'hora , * Fragile , incerta , perfida , e fugace , Tir cui non fempre l'huom fi leua, ò giace. Ter le qual cofe i Tbcbani pojero Tluto, come io di/fi nella [ita inta- nine, in mano della Fortuna,quafi che quel 'Dio , il quale era creduto ba- ttere in fuo potere tutte le ricchezze, le defie, & fé le ripigliale fecondo che pareua à cofieija quale deferiue Martiano nelle noTge di Thilologia Martian». in queflo modo . Eraui dice egli}vna giouinetta più loquace affai di tut- te l*altre,che non pareua fapere flar ferma mait tutta leggiera, e [nella , cui [offiando di dietro il vento fempre faceua dauanti tremolare la gon- fiata vefle . £ra il [uo nome Sorte , [econdo alcun i, & alcuni la chiama- uano Fortuna,alcuni altri J^emefi,& portaua ncU'ampio,e largo grembo tutti gli ornamenti del mondo, li quali ella por gena ad alcuni con velocif- [mia mano, ad alcuni poi, qua[i fanciuUefcamcnteJcher'^affe ,[ueileua i capelli y & ad alcuni altri [Ir anamente percuoteua il capo con vna ver- ga . Et a quelli Jìtffi,aUi quali ella fi era mostrata prima tanto piaceiio- le,& amica,daua su la tetta dopò con la mano, quafi che di loro fi beffaf- fe. Et è creduta così fare apuntc la Fortuna di noi quando ella fi rito- glie ifuoi benij aliandoci [con[olati;ilche non auerrebbe , [e di quello, the è di Cfjsleinoinonfaceffimo maggiore conto affai, che dclnoftro : con- Vh 2 ciofia Ì40 Ir- agini de i Del ìmagine della ^Dea Nemefì ' dìmofiratrìce delle buone $pere3 &fèuerap finitrice defuperbi & waluaggi 3 &* corte fé y &/ larga donatrice > (ffl premiatrice delle buone operat tonile fendo tenuta la cono fcitr ice di tutte > figli- uola della giufìitiayche ci ammaeflra nelle attiom douer- finjfare mifura efenno . I De gli Antichi. 541 iìofìa che le riccheTgeftano della Fortuna , Z$ le virtù noflre , e noi met- -m tiamofempre quefle dietro à quelle, come dice Horatio, quando /degno- Horatio. /amente così grida . 0 Cittadini , Cittadini /chiocchi , ^cercate pur prima le rìccìmge,- Eie virtù la/ciate dietro a quelle . & lieta Fortuna , che è quando Fortuna ctla à noi porge de'fuoì beni-i & la mefla , & fcon/olat averne fiamo noi , buona , e quando di quelli rejiiamo priuati^amendue in/terne in queflo modo, ben-nl ' che la i/crìttione dica della buona Fortuna/olamete^comc /peffofi vede ne gli antichi marmi de'Greci . Staà/edere vna donna bonejlamente ve- Jiita in habìto di matrona mejìa in vifta , ty /con/olatayalla quale è da- uanti vna gioitine bella>& vaga nello a/petto, che le dà la dejlra mano , & di dietro è v n* fanciulla , che/là con vna mano appoggiata alla fede della mattona , la quale moslra lapajfata Fortuna, e perciò fià mefla : la giouaneychc le da la manoy & fi mojìralietaj la Fortuna prefente>& la fartciullaycbe di dktroslà appoggiata alla fedele quella,che vene, onero ha da venire. Ma prima ch'io vada più oltre parlando della Fortuna>vo- glio dire chifoffe T^emefi; perche fono queste due molto ftmili tra loro , e Nemcfi. tantoché le hanno credute alcuni vna mede/ima cofa,come da quello fi uè deyche pur dianzi ho riferito di Cftfartiano : nondimeno fu pure adorata tiafeheduna da sèt& bibhero quella^ & quefla imagini tra loro dìffertn- ti>come apparirà per lo mio dij'egno Fu dunquelS(emefi una Dea,la quale era creduta moftrare a ciajcheduno quello , che gli fle/ie bene a fare : & tAmmiano Marcellino così dicedilei.Queflaè la Dea,che punifeei mal Ammiano uagit& dà premo.a' buoni i conofeitrice di tutte le co fé , onde la fin/ero gli Marcei"— éinoicbi Theologi figliuola della Cjiufiitia , che da certa fecreta par- te della Etern'tà fé ne Heffe a~ riguardare le opere de' mortali, ijftia- Macrobio. crocio dice dicojìei , ch'ella fu adorata come vendicatrice della fu- perbia , & alhvfan^a /uà la tira al potere del Sole . Tercioche' Iso- le è di quella naturatche douunquè appare^ o/cura lo Splendore di ogni al- tro lume , & /a fpefio apparire , & rifpkndere quello , che prima jlaua occulto , & pareua ofeuro . Cosi fa Ts(emeft parimente , che opprime i troppo fuperbi)Cf folleua gli bum ili , & abenviuere gli aiuta. Et in /omma era creduta que/la Dea punire tutti quelli , li quali troppo fi in- fuperbiuano del bene , che haueuano , Or la chiamarono fpef/o i 'Fotti Rbannu— B^hannujìa da certo Imco nel paefe di A t bene > oue ellahebbe vnbel- vjLnj- m li/fimo .fimulacro di maYmo . Fu detta ancbura alle volte \^ddraflia da 1 344 Imagini de i Dei 4à -^frìra^o T^è, perch'cifn il primo , che mette fé tempio a loslei : U quale fu da gli antichi fiuta con leali,perche credcuano, ch'ella fofle cctt mirabile velocità pretta ad ognuno , & a canto le pofero vn temone da naue,& vna ruota fiotto i piedi. Fu fatta ì^emeft alle volte anihor a 9 che nell'ima mano tiene vn freno,& neWaltra vn legnoycon che fi mìfu- ra, volendo pi n io meflrar?, che debbono gli huomini porre freno alla lin- gua,& fu tutto con mi fura, come dicono due verfi (freddi eguali furono già fatti /opra quejìajiatua,& in volgare il fenfo loro è tale* Cm quefìó freno , e con quefìa mifura Io ^{emefi dimeflro , che frenare Debba ciaf un la lingua , né mai fare Cofa }fe prima ben non la mifura. Paufania • Scrine Tanf amache 1S[emefifu vna Dea nimica olirà modo agli huomini infolc nti, e troppo fuperbi, & feguita così poi . E furono puni- ti già dalle ira dì co/hi i Barbari li quali f predando gli ^Atheniefi , e venuti ne' pacfilorojcome che già gliljauc (fero fuperati affatto yvi fecero condurre vn bclliffimo marmo per farne dopo fiupirbo trofeo; ma tutte fu iltontrarioiperche reftarom vincitori gli ^itheniefi.eVhidia fece poi di quel marmo condotto da' 'Barbari \vn fimulacro alla Dea T^emefi, dei Atìfonìo . qUa(e fa ^ufonio vn 'epigramma , fingendo, che la Beffa Dea dica cfjere fiata fi.Ua per ftgno della vittoria de i Greci , &per mostrare , ch'ella non lafciò impunità-la vanafuperbia de i Ter fi . Haueua queflo fimula- ero vna corona in capo fcolpita à cerni, & a brevi imagini della vittoria, e tcncua vn ramo di fr affino nella fìnisìra mano , e nella defìra un uafo con alcuni ftbìopi fcclpiti dentro, dell è quali cofe dice Taufania,che non r sa renderne alcuna ragionerie che ptnfarnc pure,& io manco lo so. Sog- Nemefi se giunge poi il medefirr.o 1? anfani a. , che leftatue di T^cmeft'non haueuano da principiale ali , come le hcbbsro pofeia apprefso de gli Smirnei , che quefii furono i primi, che la faceffero alata, alla jimiglian^a di Cupido-, perche credcuano ch'ella hauefje che fare afsai ccngli innamorati , come chepunifie quelli ,li quali andauano , della jua belley^a troppo alteri, e C j, fuperbi > come Ouìdw moSìra nella fintola di TSJaniffo . Et Catullo pa- rimente,pofcia che ha pregato afsai Licinio belliffimo giouine , che uenga à lui , dice alla fine : Cjuarda che tu non ti facci poco conto de' miei pr io- ghi , e mi difpre7^j , acciochc talhora hon te negafìighi poi Islemefi 1)ea terribile . Tcrche dunque puniua quefia Dea i mortali delle lo- ro opere [uperbe , cy ingiufìe , la credettero alcuni efsere la medcfima g con ;. ~ - «• **>-., Degli Antichi. 345 Imagìne della Gìuflìtìa cufloditrice de huonì èr* fu- nitrice de rei,($f imagme della. Giù flit ìa conculcante o* caftigante t ingiuria, & hìeroglifico denotante dettagli* flitia,& quale deue e (fere apparerei operare . 444 ImaginideiDei . con la Giuflitia . Della quale è de ferina la imagine da Chriftppo ,fecon» AG Ilo ^° c^e riteTlfce ^ul° Gelilo, informa di bella vergine, terribile nello a- ff ette, non fuperba->nè burnite} ma tale, che con honeUà feueritàfi moflri degna dì ogni riuerenT^a j con occhi di acutijjima vifla \ onde alatone Giuflitia difje , che la Giuslitia vede tutto, e che da gli antichi facerdoti fu chia- vede il tut mata vendicatrice di tutte le cofe . Et ^Apuleio giura per rocchio del' Apuleio. Sole , & della Giusi itiainftéme , come che non vegga queflomenod* Giudici quello . Le quali cofe habbiamo noi da intendere , che deono effere ne i quali deo- miniflri della giuflitia \ perche bifogna , che quefli con acutifjìmo vede- rlo efiere . re penetrino infino alla nafcosla , & occulta verità , & fiano come le cajiè Vergini puri , sì che né pretiefi doni) nèfalfe lujinghe,nè altra cofa gli pofia corrompere : ma con fermiffima ftuerità giudichino fempre per la ragione <;& ji moflrinoa reiy& a* maluagi terribili, ejpauenteuo- li, & a' buoni , & innocenti piaceuoli , & benigni ., Hanno poi pò fio in mano alla Giuslitia vna bilancia alle volte , & alle volte quel fafeio di verghe legate con lefcure , cheportauano i Littori dauanti a Con/oli Pro- mani . E talhorafu la Giù Hitia dagli antichi fatta in quefla guifa an- cora. Stana una tergine nuda àfedtrefopra vnfaffo quadro,? teneua (.on luna mano una bilancia , & con Paltra unafpada nuda . Scriue Dioda- to,che in certa parte dell' Egittofiue erano le porte della Ver ita, fu la jìa tua anchcra della Giuflitiada quale non haueua capo-, & non ne rende al- cuna t agione, come farò anche io, uenendo à dire: che in Egitto pure face- nano la Giuflitia in quejio modo ancora . *Dipingeuano la finijìra mano diUefa, & aperta: perche quefla è naturalmente più fredda^ più pigra della delira; (3 perciò meno atta a fare ingiuria altrui. Onde tra l'altre cofe,che nell'arca di Cipjdlo erano fcolpite,fcriue Taufaniajbe uifu v- na bella donna,la quale un' altra fé ne tiraua dietro,ma brutta, tenendola fretta nel collo con la fini/ira mano j e con la deflra pendendola flrana- mcnte con un legno & che quella era la Giuflitia, & quefla la Jngiuria . Jmperochei giusli giudici deono tenere opprejfa fempre la ingiuria , sì che non fa fatto mai torto ad alcuno, come hanno da u edere bene , onde la uerità nonfta loro occulta mai,& cosi hanm da udire tutto qudlo,che eia feuno dice àfua difefa,& non condannare gli accufati per le parole fola- unente de gli accufatori , fé non uogliono efiere fimdià quel giudice , qual dipinfe giù C^fpelle , come recita Luciano , & dopò cb'ei fu li- berato da Tolomeo ]{e dello Egitto , che fu per farlo morire , hauen- do creduto troppo feioccamente ad t^fntifilo , ilqual per inuidial' ha- ueua accufato , come confapeuole di certa ribellione : ma fu feoperta la uerità poi da uno de i congiurati ; & il Rj conosciuto l'inganno li- berò Begli Antichi. . 145 he rb \^fpeile,glì donò cento talenti^ & volle, che %Antifilo,il quale l ha- ueua accu fato à torto ,foffe poi fempre fuofchiauo . ^A pelle dunque , volendo dìmoflrare il pericolo , a che era fiato , dipinfe vna belliffi- ma tamia-, che fu ch'amata poi la Calunnia di ^4 pelle , in quello modo : Dipintura Staua fedendo à yuifa di Giudice vno , che haueua le orecchie lunghe fi- di Apeile . tnili à quelle deli tui due donne, vna per lato t mofirauano di dire non so che pian piano al- l'orecchie, era l' vna dì que{le la Ignoranza, l'altra la Sofpitione , & par- gena la mano alla Calunnia , che veniuaà lui in forma di donna bel- Calunnia. la, (fornata, ma che nello afpetto moflraua di efjere tutta piena di ira , e difdegno , (3 hauea nella fmiflra mano vnafacella acce fa , <& con la defira tiraua dietro per gli captili vn giouine nudo } qual mifer abil- mente fi doleua aliando le giunte mani al Cielo . *Andaua innanzi a cosici il Liuore,cioè la Jnuidiax ch'eravn'huomo vecchio ,magro,e palli' do,come chi fìa flato lungamente infermoi& dietro le veniuano due don- ne, le quali par euano In fwgarla facendo fefia deliabelle'^afua^ ador- nandola tuttauia il più chepoteuano,& dimandauafi l'vna ,Fraude,& il nome dell'altra era Infidia. Dietro a quelle ftguitaua poi vna altra don- na chiamata "Penitenza , con certi pochi panni intorno tutti logori, e Penkétia. fquarciati,che largamente piangendo fi affligeua oltra modo t & ' parcua voler fene morire della vergogna , perche vedeua venire la Verità. Così deferiue Luciano la Qdunniagià dipinta da optile , onde ne raccoglie foi,che quella non è altroché vnafalfa accufatione creduta dal giudice di chi nonfia prefente à dire il fatto fuojlaquale per lo più è caufata da la lnuidìa , (3 perciò gliela meffe dauanti ^i pelle , & è quella vn morbo *nUlt"* • dell'animo humano il peggiore,cbepoffa efsere , perche non folamentefà male altrui', maàgl'inuidi sleffi nuoce grandemente . Onde Silio Italico sìlìo Itali mette tra le pesti, e tra i moslrì, che fono in inferno , la Inuidia , che con co . Mmbe le manififtringe la gola\C3 perciò ben difse Horatiotche Horatio. T^on feppero ì Tiranni dì Sicilia Trouar maggior tormento della lnuidìa , Conciofia che, come dicono alcuni verfi creduti di Virgilio , e tirati in Virgilio. quesla guifa al volgare, Vn veneno è la Inuidia , che d'inora Le midolle , & il fangue tutto fugge , Onde l inu ido n'ha debita penai X x Ter che 346 ImaginidciDei Terche mentre l'altrui forte l'accora ; Scfpìra , freme , e come Leon rugge , iJMoflrando , c'bà la mi/era alma pan ^D'odio crudel , cbe'l mena . ^yd veder l'altrui ben con occhio torto . l'ero dentro fi fa ghiaccio , e di fuor e Bàgnafi di fudore, Ch'altrui può far del fuo dolore accorto ; E con la lingua di veleno armata cMoìde y t biafimaftmpre ciò che guata , Zìn pallido color tinge la faccia , Qual dà del duolo interno certo fegno , Et il mifero corpo diuicn tale. Che par che fi dijìrugga , e fi disfaccia . 0ò che vede gli porge odio , e dijdcgno : *Però fugge la luce , e tutto a male Gli torna , e con vguale ^Di/piacer fchifa il cibo , annoia il bere, Vnqua non dorme . mai non ha ripofo , E- fempre il cor gli è rojo Da quella inuida rabbia , qual'hauere 2\(o# può mai fine ; & al cuigrauc male }{imedio alcun di medico non uak. Ouidio , 2?j Ouìdìo facendola in forma dì donnayperche come dicemmo poco fa nella dipintura di K^Jpellej (jreci la fecero huomo,così la diferiue . Tallido ha il uolto > il corpo magro , e a frutto, Gli occhi fon biechi , e ruginofo il dente , Il petto arde d'amaro fé le , e brutto Vekn colma la lingua , né maifente Tiacer alcun}fe non de l'altrui lutto : *Allhorridela Inuidia , ch'altrimente Si mojìra ogni hor addolorata , e mefla > E fempre à l'altrui mal uigile , e defla . Et de fcriuendo prima la fua cafa tri fi a , fredda , & caliginofajja- neua dettojtidla quiuife neflma mangiando (ergenti . Tlutarco fcriue affai De gli Antichi. 347 gffai lungamente delta Invidia, "J ri gran Baft He facendone una ovattane, dite, eh? gfinuidiofi fo\ m jhni'.i u gli atto co> i./'J alle mo'chéiperche, come quelli uoh 1 io pajfamfopra Ueticawpiy ti' [opra fioriti prrj:>, né fi cala- tio.fe non otte reggono qualche pu ?s polente corpo , e ai queHo ancora la- feiando le intere parti vanno ricercando le corrotte, jJ guafie; cofigliin- uidbfinon guardano maUqtbe difjimulano di vedere quello, che in altrui meriti di efferà lodato , & a quello [do pongono mente , che pofja effere ^om0t biasimato in qualche molo. Come fu creduto fare tJWomo [ragli Dei , iiqualefu parimente 'D:ò appscjjò de gli antichi], & nacque fecondo He- fwdo del Sonno,e della 'biette ; nèfaceua egli cofa alcuna mai ; ma guar- dava quello, che gli altri Dei faceuano,e riprendeva liberamente,^ àia fimaua ciò, che non era fatto à modo fuo.Onde Efopo fcrijfeye lo riferifee £fopo , t,4riftotde , che Ritorno biajimaua chi [ece il bue , dicendo che fu male auifatoà farli le coma [uHcapo, perche doveva fargliele sàie [palle, accioche con for^ a maggiore potejjè ferire. Et di U'huomo diceva, come racconta Luciano^ che errò grandemente chi lo fece à non fargli vna fine- firetta nel petto , accioche fi potefie agevolmente vedere ciò , che egli ba- uefìe in cuore. .A Venere non trovò che direnarne Filojìrato [crive,[e non che le pianelle [aceuano troppo rvmore,quando ella caminaua. La ima- gine di codivi è deferitta da certi Epigrammi Greci in [orma di vecchio magro , e [ecco , tutto pallido > con bocca aperta , e chinato ver- fo terra, la quale ei vàpercotendo con vn bafione , che ha in mano , forfè perche tutti i Dei degli antichi furono detti figliuoli della terra. Fra gli qvali 'JAiomo Dio della riprenfione, 0 del biafimo faceva l'vfficio , che fanno alcuni fra noi , & perciò fono parimente detti LMorni : li quali tnoffi folo da vagherà di dire male d'altrui à lorojtiacere, & fen^a ra- gione alcvnaybiaftmano ciò che veggono; il che viene per lo più , come ho già dettOydalla fnvidia}qval'é,come diceva Evripide,& lo riferifee Elia Euripide . no,cofa fuor di modo trisìa,malvagia,& uergognofa; & [legge, cheglì Eliatio. antichi la disegnavano, [acendol*anguilla:per che qveHa,come dice il me defimo Eliano,[e nejià da sé,nè va con gli altri pc[ci maLLa Fravdepoi, prauffe# quale [ece & fraudolenti è di moflrarfi nell'afri tto,& in parole benigni, viaceuoli,e rKodefìiyma di ejjere altrimente in fatti poi fi che tutte le lo- ro opere alia fine fi mostrano piene di mortifero velano . Ter la quale cofa poferogli antichi il Tino anchora alle volte volendo difegnare la Frali' la S° d61" ^e ' Ptrci°c^e ^eflo arbore , & per l'altera , e drìtturafua, &■ perche ' femprc è verde,è hello}e vago avedere,ma dannofo poi (ouente àchiòri- pofa all'ombra fua,ò fen^a altro riguardo vi paffa fatto, perche cadendo i frutti fuoi già maturi ,e perciò durifjimi,da gli alti rami fé gli danno per forte fui capo, così fer amente lo percuotono, che l'vccidono , o gli fanno fentir e almeno grauiffimo dolore , fé pur in altra parte del corpo lo ven- gono a ferire. Ma ritorniamo alla irnagine della Fortuna , dalla qua- le mi fuib J^emefì,& io poi paffando di vna in altra cofa non mi fono ri- cordato di ritornare a lei prima di hora,cbe più non mi refla che dire del- la dipintura di i^4peUe\il quale dipingendo anco la Fortunata pò fé a fe- dere, & dimandato perche ciò baueffe fatto , rifpofe , ch'einonPbaueua inai veduta fi are , &appre[io dei Latini fiare fignifica nonfolamente effer fermo,, ma in piedi anchora, e quindi ne fece egli motto , perche la fortuna è detta volubile,^ infìabile . il che volendo moflrare gli anti- • chi nella fua irnagine , la fecero, come fcriue Eufebio, fedire fopra vna gran palla , e le aggiunfero l'ali , che velociffimamente la portuno mò da Horatio. tluc^°»mà da quello; onde Horatìo così canta di lei tirando i verfìfuoi in nofìra lingua» l' infìabile Fortuna U vntrudelg 'oco attende , Efcher- De gli Antichi. 349 £ftbev%a fempreà danno Ut' mortali, Sw^a regola alcuna Muta le cofe > e rende tìcnor à quefto , à quel dà grani mali , E pofeia quelli , quali Eranpel fuo fauore, "Prima lieti , e contenti , Fa miferi , e [contenti , E mutando fi qua fi à tutte l'hot t, x^Al'vn dà , à l'altro toglie , C uiftan benigne , ò auerfe le fue voglie* Terò ringratio lei Quando per me fi ferma , Et 1 fuoi beni godo volontieri • tJMa non sì, che de' miei T^on mi ricordi e ferma Speme non v'habbino anebo i miei penfteri , Dunque s'ella i leggieri Vanni jpiegando vola , Ciò ch'ella vnqua mi diede T{ifìuto j e fé ne rìede L'animo mioficuro a quella [ola Virtù , che lo contenta , E ficcherà maggior batter non tenta. C ebete in quella tauolay nella quale dìpinfe tuttala Vita humana, cekete. fa la Fortuna vna donna cieca,& pa^a,che sia con i piedi [opra vn ro- tondo faffo.Et ^irtemiioro l'ha pofta alle volte à jedere fopra vna dijie- A rtemido fa colonna,^ la fa talhora bella, & ornata, e talhora foiga , e mal ve- ro* slita,& che tenga Umano a vn temone di naue . Et in quefìa guifa la vediamo Jpejfo su le medaglie antiche ', & negli antichi marmi, (faleno Galeno # parimente, quando esorta igiouam alloftudio delle lettere,così dice di co Jlei. Polendoti gli antichi porre dauantiàgli occhi conphture,&confta tue le maluagità della Fortuna,non baftò loro farla in forma di f emina, the questo ben doueua (fiere a fiat per moftraretcb' tlla fvjfc pa^z a,e mal uagia , £$ che non ifhfle in vn propofito mai : male aggiunfero vna rotonda palla fotto i piedi facendola Jcn^a occhi , & dandole poi vn temone in mano , come che alla cieca , & ferina prouidenT^a alcun* gouerni le cofe del mondo . 'Jjifegnano anco) a molto bine la For* sanò) ?$o Imaginidei Dei Pacuuio. tum * & e fpongono parimente il fuo difegno alcuni verfi dì Tactt- ' uio , che fi leggono ne i libri della Retorica di Cicerone , & in volgare coùfuonano, Ta^ZjX, cieca , e befliale è la Fortuna, Secondo che i Filofofi hanno detto , Qual fopra vnfaffo , che s'aggira , e volue L'hanno pofta , però douunque queslo Si piega , ella va prefla , e non sa dotte , ?{è vede;onde a ragion fu detta cieca • E perche troppo fpefjo ella fi muta , L'hanno chiamata pa^a , e befliale E fiata detta perche nonconofee Qmlfia degno , qual nò, qual buon,qualrio. Oltre dì ciò fu fatto alle volte il Caduceo con vn cappello in cima, che haucua due pìccole ali ,vna pei lato , & con due corni dì 'douìtia , qua- li abbracciavano effo Caduceo , & fignificaua quesla pittura fecondo al- cu ni , che la buona va qua fi fempre infitme con la eloquenza , 0" con la rana13 ™ ^Qtt1inaì & ìnfomwafu creduta ques~la efjere di tanta for^a, che non vi mancò chi dicejjb , che vale ffe poco la virtù fen^a lei : & che , fi bene quella cifeorge ad alte imp'reje,& à gloriofo nome , non maìperò , ò ma- lageuolmente vi arrìueremo , fé quefla non ci accompagna , metten- do pure, come credeuano gli antichi , che la Fortuna fia qualche Islume , il quale nelle cofe mondane poffa affai . Et che nei medefimì fiamo a noi fttflì la buona Fortuna , ò la ria , fecondo che ò bene , ò male ci fap- piamo gouernare, & appigliarci a ciò,che di buono ci fi rapprefenta,oue- cneca. rolafciarlo. Onde Seneca ferine a Lucilio fuo , che fi ingannano quel- li , li quali giudicano , che bene , ò male alcuno ci venga dalla Fortu- na; per che fé bene ella dà materia di quello , e di queflo , & alcuni prin- cipi] alle cofe , che panno dapoi riufeire a bene , ò male; nondimeno l'ani- mo nofi.ro può molto più di lei, e tira le cofe f uè come vuole, di modo che egli fteffo afe mede fimo è caufa òdi felice , òdi mi fera vita . Et per- ciò , quando al male ci appigliamo , di tutte le difauenture , che ci intra- uengonopoì,habbìamo da dolerci della dappoehe^a noslra , & del no- stro poco vedere , non della Fortuna : come mofìrarono pur' anche gli an- tichi nella imagine della Occafione , la quale fanno alcuni effère vna me- de fima con la Fortuna -, ma fé non fono vna mede fima cofa qucslc due, ben fono tra loro molto fimili , come dal ritratto di quefta fi potrà ve- dere, Degli Antichi. 35i Hìeroglifico denotante la buona Fortuna quaft fempre andarecon l'e- loquenza, &con la dottrina, &l'imagine dell'Occafìone 3&oppc riunita da Greci detta il Dio Cero,qual chi non prende quando fi appreiènra,in va do poi la cerca e (i pente. Imagine della Fortuna apogli Scithi fignificante Iafua velocità & in/la- bilità nelle cofe mondane.,& che bilogna fecondare Toccatone, perche ve- locemente fé ne vola &in vanopoififeguej & in vano fi pente delle Deca- goni perdute & traiafefate . • Imagine della Fortuna àcauallo che velocemente corredai Fato&dal Deftinn 'eguirata.dinotante la velocità di quella> & doue queiU fonc,queI- la non hauer polla o fermezza alcuna. §52 ImaginideiDeì etere , la quale fu fatta Dea dagli antichi > forfè accìochc dalla imagine fua r inerita , & fpe fio guardata ìmparaffe ognuno dì pigliare le còfe in tempo , perche quelle ccn quefi$fi mutano , 0" V anno via , lafciando poi chi non lefeppe torre pieno dì mtjìitia , & di pentimento . Fu adunque la imagine della Occafwne così fatta : Stana vna donna nuda con i piedi [opra vna ruota , ouero su vna rotonda palla , & baueua i lunghi capei tutti riuniti fopra la frónte, fi che ne reflaua tajnucafcoperta , e come pe- lata,& a'piedihaueua talijomefì dipinge-£Mercurìot& era con lei una altra donna tutta addoloratd,mefla nello afpetto}& piena di pentimen- to . V n fimulacro tale fu già fatto daThidia j & fé ne legge vno epi- Aufonio. tYammct jfe iXtffoHÌotncl quale eideftriue la Occafwne così come ho detto, e mette coi iteiiaTeniten^a per compagnia. Jmperoche chi lafciapaf- far la buona omafione,che fi appr eferita in qualfi voglia cofa,altro non ha poiché pentirfi f&lagnarfi di sé mtdefmo . Quefta > che chiamarono i Occafio- Latini Occajìone , & opportunità , & riuer irono come Dea, fu da' Greci ne. detta Tempo Opportuno, C? perciò da loro fatto "Dio , non 'Dea,®- era il fuo nome Cero, eh è quefta voce apprefjo de iXjrecifignifica opportunità di tempoycoìne fcriue'Taufania ancora ,cue mette, chea cosleifu confe- crato vn 'altere appreso degli Miei, 0 che certo Toeta antico in vn'hin- no fatto per tùit&cbiama il più giouine di tutti i figliuoli di Saturno, Cero Dio. Fu dunque il 'VióCer^de i Greci 9 il medefimo , e beerà la Occafwne de i Latini , del quale Toftdippo fece vn epigramma defcrìuendo la fua ima" Pofidippo gine. m(f€ i^tìfofììqiplfe forfè l'argomento delfuo,quando dipinfe la Oc- cafone, per che fono in tutto ftmili yfe non che Toftdippo mette di più vn rafoio in mano al fuo , & sAufonio alla fua dà la Teniten^a di più per compagna. Calliflrato parimente nobile (cultore fece il Dio Cero in forma di giouine nella fua più fiorita età , bello , & vago con i crini al vento fparfi , & in tutto il refo come lo deferiue apunto Toftdippo . 'Si- fogna dunque slare con gli occhi aperti , e con le mani pronte per dare di piglio alle cofe , quando la Oc cafone ce le mefira , perche ella toslo gira, e volta la nuca pelata poi a chi non Jcppe cacciare le mani ne i lunghi crini , che hàfopra la fronte , & via fé ne cantina con veloci/fimi piedi • Cfóoflrarono quafi il medefimo gli Scithi anchora nella imagine della Fortuna , impereche , come riferifee Quinto Curtio , quefii la fecero bene fen^a piedi , ma le pofero poi le ali intorno alle mani , perche ella dà , Fornirà & porge con quefie i beni, ma con tanta velocità, che apptna altri ha ée gli Sci- flefa la mano per pigliarli , che ella g ià è vaiata via . Oltre di ciò ben- ™** che talhcra giungala Fortuna con noi mano a mano , non però mai ci la- feia pigliar le penne^h' ella vi ha d'intorno-, perche vuole poterfene rìuo* lare De gli Antichi. ^ 35"? lare afuo piacere . Et riuolarfene fenica fare troppo indugio, perche non sa fermar fi , & poco durano le felicità , che vengono da lei. Onde fu , che alcuni già , come ferine ^Aleffandro T^apolitano , la fecero di ve- tro ; perche , come queftofubito ftfpe^a ad ogni lieus intoppo , così to- Fortuna dì fio vanno a terra i fluori della fortuna. CHa non perciò lanciarono r/i vecro* crederle gli antichi, an^i mostrarono di' fidar fi tanto in lei,che la v alte- ro fempre hauere con loro , maffimamente i Trinciai , egli fmpeì adori ; perche quefli nella loro più fecreta fianca teneuano fempre vn dorato fi- mulacro della fortuna, & come fiera l'adorauano,& voleuano anebora , Simulacro che f offe con loro ogni volta , chevfciuanoin publico. Onde Spartìa- É : a For" no ferine , che Seuero Imperadore giunto alloefìremo della vita, voi- ayx imDe_ le fare , che vi foffero due di quefie facrate flatue della fortuna , de- radon. cloche ciaf cuno dei figliuoli , cH 'erano due , nehaueffe vna,che /'<*c- Spartiano' compagnaJfa,e slejfe con luifempreima non vi potendo attender e, perche troppo l'aggrauaua il male , comandò morendo, cheavìcenda , foffe poflo il facratofimulacro della fortuna nella fecrcta fianca a' figliuoli, l'vn dì all'vno , & l'altro all'altro , quafi foffe queflofigno del partito Imperio tra loro egualmente . Et intonino Vie Imperadore , fecondo Ant0- p'° che dice ilmedefimo Spartiano,fentendoft vicino al morire, comandò che *mPerado la dorata Jlatua della fott una foffe portata nella fianca di diano \An- tonino , che fu certiffimo fegno dello Imperio trasferito in lui , come che V Imperadore > il quale moriua , few^a dire altro , lo difegnafje in queflo modo fuo fucceffore . xA leuni, & benifftmo hanno dipinta la fortuna fo- pra vn grande erboro con vn lungo bafione in mano,co'l quale va bat- tendo già i frutti di quello, che fono feettri di I{è,mitre, borfe, nani, ara- tri y & altre cofe , che dinotano le dignità, ££ tutte le arti Immane . *Dì fotto poi fi vede a (ìaregran moltitudine di perfine, & d'ogni forte gra- do , quali afpettano di coglier il fruito che loro vien fopra . Et fi vede che ad alcuno diflirpe regale toccando vrì aratro gli bifogna di Trinci- ; pe,che eragià, diuenire pouero agricoltore , cue ad vn contadino cadendo fopra vnofcettro,ò alcuna borfa diuenta egli Vrincipe , & ricco : sì che bifogna acconciar fi in buon loco , & che profperando la fortuna ven- ghi a toccare qualche buona ventura . ScriueTaufania , che la f òr tu- Pau fonia. na in Grecia apprefio degli Elei hebbe vn tempio , oue era vnfuofimu- cro di legno molto grande , e tutto dorato , fuor che le mani , & i pie di, quali erano di marmo . Et dice anco poi di alcune altre ftatue della fortuna fatte da' Greci in diuerfi luochi , ma non le riferifce,perche nien- te hanno di notabile più di qiicllo,chc già è slato dettoSDìrò bene di quel- la , che fu in Egira città dell' jlchaia , ben che ne diceffi puf anche già Ty ndk 354 Imaginidci Dei Imagine della Fortuna in € gir a lignificante nell'amo re nyolerui buona fortuna, &* ricchezze altrimenti fen za non fi ottiene lo bramato defìderto^ma io credo, che fi in queBa come in tutte leattiom bifogni hauer delle vir iucche quelle fanno la buona fortuna, perche non ci efor iuna alcuna, ma è nome imagmato. '6 7>e gli Antichi. gif nella ìmagìne dì all'yn ter' to bauea il corno della copia , & lo tcneua con mano , dall' 'altro il lDio Cupido . Et fignificaua quefio,come lo interpreta Vaufania,cbe poco uà* le a gl'innamorati f fiere belli, vaghi, e gentili , quando non habbk.no la Fortuna con loro , che pare voler dire, che bifogona in amerà non neno , che neh" altre cofe battere ventura , & buona forte : e pur troppa lo vuo- le dir Cima queflo vi fi ha da aggiunge* e ancora, che bifogm, che la For- ^orvinl Urna fcco porti il corno di docitia , perche fen^a farà di poco giouamefh giuueuole to ad amere , mercè dello auaro animo fi mini le , che né à beltà ri guar- ad Amore. da, né à virtuale a gentilezza, ma fola fi piega aprétiofi doni . Onde fi può dire ficur amente, che farà bene auenturofo, & felice fempre In amo- re qualunque babbia oro , argento , & pretiofe gemme, doni tutu di For- tuna ,& moHrati per il corno della copia . ^Perdonatemi donne , che il Alle Don- ato del vostro bonore mi sforma bora à ragionare con voi in queflo mo- ne. do > pia affai del danno , che per gli altari vofìri defìderij hofcntitogià Ammoni- piu vo'te . Ttyn vi vergognate voi , & à quelle dico /blamente , che lo tI0ne * fanno > di dare voi medefimcàpreigo non altrimenti , che come fi ven- dono le befiietancbor che non come quefle reflate in libero potere di chi uì compra,ma ritornate pure anchora sicché dare vi potete quando ad vno , e quando ad altro , fecondo che maggior previo vi viene offerto : ma ben rimane la honeUà vofìra,& il vofìro buon nome in preda fempre al- la infamia,albiifimo, (3 alla vergogna . Et fé mi dice/le forfè , che im- porta più , che noifiamo impudiche per pre^ro , che per amore folamen- te ? ad ogni modo così per queflo , come per quello perdiamo la ho- neflànofira , la quale voi huomini hauete rìHrettatràbreuiffimi ter- mini , in modo che fé tra quegli vorremo ttare > non farà per noi amo- re: & come volete dunque poiché per amore ci mettiamo a fare gli pia- ceri vofìri ? Vi rifponderei , che alcune opere fono, le quali benché in sé Coltra le forfè non fiano molto buone indotte però al fio fine pel mei^p della vir- re> neaua t fi t contentano chi le fa , & fono ancho per lo più lodate , & all'incontro che vitiofamente opera , né contenta sé sleffoflando occulto , né , quan- do fi manifcila , troua alcuno, che lo laudi . L'amore è virtù, & é vitio l'auantia . K^édunque quello , che fate per amore , oltre che a voifleffe non turba l'animo conjapeuole di hauere operato virtuofamente, è lodato anchora da, qualunque lo sa . (JMa quello , à che l'auaro defidcrio vi tL ra,vifìimula fempre,non vi dà ripofo mai, onde fempre fentite vn cotale rimordimentOjChe vi dice ; Lxf che pure ficcfti male . St quando da al- tri e rifaputo poi,di gentili,^ honorate diuentare vili , & infami, efo- uentefi cangia il nome di genti-donna bonefla in impudica meretrice, il Yy z che « 35^ Tmagini cteilìét tbj non fa mai dì chi per amore compiaccia à chi l* dìrtd;peYche fole que» Jie, che fanno ciò per mercede fono dimandate meretrici . T^èfono ì ter- mini posti alla konefià vofira così riflretto i come pendano forfè alcune dì voi che vi fi a vietato l'amore, anzi vi fi dà come voHro proprio , ef- jendo chi; da voi fole feu^a l'huomopoco valete ; & come vi accofiarete voi aU'buomo con piacere di amendui , fé non vi fi intrapone amore , -che vi leghi ìnfieme f ^Adunque non vi fi toglie amore;ma fnpete voi, che vi fi toglie t il fare ingiuria ad amore , come fanno molte,venendo a mercato di quello, che per bufolo dourebhono fare . Si che non per amo- re , ?ie perche , vinte dalla fragilità humana , non pofiano re fifìere al- le carnali paffioni.cofe che molto ben cnoprono ,& ifcujano gli noslri er- rori }fi danno nelle braccia a cui moflrano di amare >ma perche troppo fo- _ . - no aitìde , e rapaci , & par loro dandoft a molti 3per bauere da^ molti , dì potere meglio empire le loro auare , & ingorde voglie . Et perciò di lo- ro può facilmente godere ognuno , il quale habbìa che dare . Ter qae- jìo dunque iA more fla congiunto allaVortuna , che tiene il corno della copia , e moflra pur anchlNa[hro poca fermezza , perche non meno fono mutabili in amofe Te auare femine , che fiala Fortuna i alla imagine della quale ritorno, & Ufi io vói donne > ibe viuete ne'voflri vtrgognofi errori ; &*a quelle , che fono lontane , prometto dì dire vn dì tutti i beni del mondo di lorOj & in modo tale , che forfè anco fé ne faranno qualche conto. *A dunque, oltre olii difeghi fatti fin qui delia fortuna, trouo , che alcuni l'hanno dipinta in mare ^cbéfa vela tra le turbate onde y al- cuni l'hanno pojia su l'acuta cima à'vrì alto f affo , onero di vn monte , sì che agni poco di v ento, che f pili, la fa voltare . Et credo, che qutfìe fila- no fiate dipinture moderne , perche non ne trouo fatta mentìone da ^rc^<:,1!'0 gli antichi , come è fiata quefìa parimente } che riferifee il Gir aldi feri- uendo de i Gentili , oue così dice : Hanno alcuni d tempi nofiri con afjai bella inuentione fatto la fortuna a caualìo e che velociffmamentefc nq corre via,& il Fato,ouero T>efìino,come ci pare di dire, lafeguita tenen- do Carco con lafaetta di arciere per ferirla . (Jiloflra queBa dipintu- ra la velocità della fortuna 3 come ch'ella non ripofii mai , ma corra via fempr e f cacciata dal Fato , perche oue è il 'JJeflino , non vi ha luoco la Apuleio, fortuna . Queftafia Apuleio eff ere vnamedefima con 1 fide } quando finge y chea sé di A fino ritornato bucino così dice il Sacerdote della 'Dea-Mora tu fei fatto la cuftodia della fortuua , non di quella, che è cic- ca } m a di quella che vede , G> da luce ancora agli altri rDei con il fuo Fortuna j> fptendore . E potiamo dire , ch'egli perciò vole/se intendere della buona la Liftn . fortuna , fiotto il nome della quale inteje Macrobio la Luna moftratf per Ifide, 35 7 ___-_. .__ dBl | Imagìne delbuono euento Se felice fucceflo del fanore infia- lile, lieue,&: caduco Qcll:'aclulatione.&: dell'Inuidia,chc fpingo no5& accompagnano dettofauore,& l'imagine della ruota vo- lubile della fortuna fopra laquale il detto fauore ne polla i pie- di e cafea al fuo girare , effetto fi vede per ordinano nelle corti e nel mondo. Imagine della Dea Macaria, ò Dea Felicita figliuola d'Herco le con il caduceo , 6c il corno di douitia in mano , quello lignifi- cante la virtùjCjueflo le ricchezze necellarie, e l'vn'c l'altre alla felicità humana . Fauore. 5$S ImaginideiDei Ifìde>comeg'à è flato detto nella fua imagìne; perche quejla pub affai ne i corpi di qua giù , li quali fono foggeti à varij caft dì Fortuna , e vannoft mutando del continuo . Ottenendo dunque la Luna , & la Fortuna in- fieme y come che fiano vna medefima "Dea , dalla quale venga il nafei- tnento , & la marte delle cofey potremo dire , che Vaufania mente fi in- gannale, quando dijfe , che facilmente gli farebbe creder Tindaro, che la Fortuna fofje una delle Tarche,& che potejfepià affai delle fertile. "Ben che mi pare , che leTarchefi accordino molto più con il Fato, ò Deftino, che vogliamo dirlòyche con la l ;ortunaypei -che quefto è fijfo.e ccrto,sì come elle fono immutabili parimente \men\re.che filando la vita de imortali a Buono E- ciafchcdunoafìegnanó il.determinato tempo del morire. Ma queslo,che al uento. le magmi) niente .Lafcìamdo dunqueyet dichiàmp del buono Èucnto,cicè profpero fucccjf>y& ftlice finedelle imprefey perche il fimùlacrqdicosìui appreffo de' limavi fu nel Campidoglio conquidilo della buona Fortuna, come fcriue Tlinio,in ferma di Cjiouane alle grò, & ben vcjiito, che tene- uà nella delira vna te? ^<7,e nella fini/tra vna fpicay& vn papaucro . ft con la Fortuna va anco ti FauorejC.be fu adorato parimente da gli antichi, per cbt pai e,che da lei uchga ptr lo più , benché nafee egli dalla belletta ancora molte volte,cfouented-iHa^yirtù , & inforna da tutte quelle cofey chea fanno grati altrui 7& ci acquiflano fauore,il quale ci fàfpcfjo infu, pobire ; perche quanto più fuccedono a gli huomìni le cofe felicemente , tanto pia fi inalbano y& poggiando con l'ali del fauore humano montano fopragli altri,fin tantoché la ruota gin, onde cadendo trabocchtuolmciite fono fpre ry ^ati poi non meno, che fojfero riueriti prima . Vero guardifi o- gnuno di fidar fi troppo in quiftofralc^Jlieue Fauoreyperche toflo pafìa , come la fua imagine ci dimojlra , la quale era digiouine con le ali : ò fa perche per le cofe profpcre,& liete fi leua in alto tantoché non degni pia di guardare a bajfo,ondc perciò fu anco dipinto cieco, pache pare, che gli huomini non guardino più a pcrfonayò beri poco }pofcia che agrandi hono- ri fono in A^atitoucro perche poco fi ferma con noiyma toflo pafja via; <& perciò Stana co' piedi fopra vna ruota, concio fia ch'egli inulti là Fortuna; & sì come quejla gira, così ci gira parimente , e vàfempre cuunque ella Fauore ti- porta de' Juoi beni, mo tirando fi però tuttauia timido , parche vuole ogni bora falbe più sicché non gli conuiene spinto dall' K^ddulatione, che l' ac compagna Jempr e. (jli va dietro diandro la Inuidia,ma con pajfi tardi , e lenti Ja quale guarda fempre con occhTo torto l'altrui Felicitala ella s'è beatafi di lei punto non teme* Tcrchc quefìafu da gli antichi adorata pa rimentey& chiamata Macaria da' Greci,e fu, come fi raccoglie da Euri- piaey & che riferifee Taufania,figliuola di Uercoley & acqui/icj/i gli diui ni «lido . Macaria. De gii Antichi. 319 vi bonoriypeube battendo i'urucolo ti/posto a gli jttbenìefì, ebepottua- tio cfjlr vincitori di certa guerra mojSa loro da' Laccdcmonij per gii figli- uoli di R;rcoleì fc qualchuno di quelli occidtndofi da sé fi foffé offerto all'i lDci dell' Inft rao> ellalubito che questo intefe,fì taglio la gola, zr fece di sé la mi fcr abile off>.rta,acquiil anione la uittorià a gli .Athetìiefiji quali perciò l'adorarono poi jorne quellitche per leiaano siati vittoriofi^ fe- lici.La imagine di cojiei,cioè della Felicità^ he queslo è il nome Latino , & Macaria il Greco,eomc ho detto ,fu da gli antichi fatta, come fi vede in alcune medaglieri Giulia Mammca,vna donna f^pra un bello leggio, Medaglie che tiene nella deflra il Cadnccos& bà nella finiftra vn corno di douitia . [I 3lUp2 Si può dircycbe quello fignif chi la uirtà>quejio le rie cfa\r?e, come che, né le u'mìi da sè^nè le ricchezze per loro medefimepoffonofare qui rimonto felice, che fu opinione di sAriilotele. Imperocbe quale felicità può efiere di un uirtuofo.cheft trotti in tanta pouettà s chepatifea difagio non fola." mente di molte cofe , che gli farebhono commode , ma di quelle anebora, che gli fono neceff ariti Et allo incontro chi fi trotta priuo di ogni virtù, fé btm haueffe tutte le ricche^e del mondojionfi potrà mai chiamare fe- lice , anjj, farà utfeliciffimo , non bauendo punto di quello, che è proprio ddl'buomo. Totranfi dunque chiamare felici qui fra noi fecondo il parere di iArifloteleì& come ci moflra la imagine della Felicità pur mòdifegna tavolo quelli, c^e fono uirtuofij ricchi cioè che hanno tanti de' beni dilla Fortuna}che ponno prottedere a'fuoi difagi,& allefue commodiià.Ccbete nella fu a fattola fa la Felicità vii* donna, che fiede all'entrare di certa roc ci in bel feggio, bene ornata, ma non però con molta arte, & coronata di belliffimi,(S vaghi fioritila quale ben pare che uoglia andare ogniunoy ma non vi arriuanopetòfe non quelli , che caminano con la f corta della, virtù, taf ciandofi alle f palle tutte l'altre cofe -per -che fu jpinione di coditi, comedi moltialtri anchora innanzi a hi , che la uirtùfola potefìefae riwomofclice.fi che dobbiamo noi dire anchora parlando chrislianamen tet& intendendo non della F i'icità , che qui brama alla cieca ogniuncin quefto mondo,perche non è,fc bene pare, Felicità, ma di quella, che nelle cele sii fedi godono le anime beate,uera,immutabile,& eterna., Alla qua Uba da fperar e di giugner e fermamente cgniuno, the feorto da' 'lucidijfì- mi raggi della diuina bontà camini tutto il uiaggiodi quefto mondo in compagnia della Fede, calcando l andò , & /tenie terreno co' piedi della Carità . Cupido 3óo ImaginideiDci Amore. C V P I D * O. 1 tutti gli affetti de gli animi noslri non ui è il pia commune,iìpiù bello,nè che babbìa maggior for^a di qutllo,che non filo in noi fi uede efiere, ma nello eterno Iddio anc bora (benché in lui fia pura fo fianca fola' mente , non affetto , nèpajjione) ne gli .Angeli 5 & in tutti gli ordini de" tBeati,in ciascheduno degli elemen- ti, & nelle cofe tutte, che di quelli fono create . Si dimanda quejio r.om- munemente dimore, il qualleua ogni bruttura da gli animi humani, & cofiglifa diuenire belli , che hanno poi ardire di andar fi à porre dauanti alla bellezza eternatone ripieni tutti di gioia, & d'infinito piacere godo» no i desiderati f tutti de" Uro amori. Quejio dinentare humili glijuperbi, gli adirati riduce a pace ; rallegra , & riconfortagli afflìttile fiori filati, porge ardire a chi teme \($ apre le chiufe mani all'ingorda auaritia . Que fio ha for^afopra tutti ipiù potenti 'Recupera i grandi Imperadori , & infimmafi fa ubbidire a tutte le perfine '.Ter le quali cofe non è maraui glia fé fra i loro Dei lo pofero gli antichi, li quali non hauendouifta d#- ebora la luce della ueritd , quel , che fi doueua dare al Creatore del tutto, dauano alle creature^ come che non fapeffero onde le uirtù ueni fiero in noi,molte ne adorarono come Dei,& pofero loro diuerfe flatue , & in ua- rie imagini le dipinfero , fecondo operano neglimiimi Immani, come in altro luoco ho mofirato già,per non replicare il medcfimo hora,che di di- more folamente uoglio dire, fecondo che dagli antichi fu dipinto : Se ben par' efiere hoggimai così manifeflo da ognuno , che non habbia bifogno , che ne fia ferino per infignarlo-^perche uedendo un fanciullo con la benda A more nò & j$ occhi, con l'arco in mano, e con un turca fio pieno di tirali al fianco,o- e nato . gnunosà dire que/liè^^fmore, ma nonfiprà dire però ognuno'poia chi gliene dimandila ragione per la quale fa così fatto. Et io in que ile mie imagini ho uoluto moflrare non filo come lo facefiero gli antichi,ma ren- derne le ragioni anchora, fecondo, che da' più, degni firittori le ho potuto, ritrouareji quali ragionando di K^Amore in diuerfe maniere,& in diuer- fi modi l'hanno confiderato,perche hanno uìflo , che diuerfe fino le 'uirtà Cupido ce fue, Donde uiene,che hanno detto non efiere unfolo^dmore, ma molti,& Ielle. due principalmente furono polii da Tktone , sì come eipofe due Venere Ah d'amo parimente. L'una celefle,della quale nacque il celejle Cupìdo,e quel diui- no amore , chefolleua l'animo humano alla contemplatane di Dio , delle menti re De gli Antichi. 361 menti feparatc^che noi chiamiamo (angeli, & delle cofe del Cielo . Et bubitji queflonei Cieli ,come ferme FiloJirato,diczndo che t dimore cele- Jìejil quale è vno,fe neftà in Cielo, & quiui ha cura delle cofe celefli,& è tutto puroymondo,e fiacerìffimo, & perciò faffi di corpo giouine tutto lu- cido, e bello , & gli fi danno L'ali per mofirare il rivolgimento , qual fanno gli animi Immani wofji dallo atkotojò de [idei io al Cielo , &^t quelle cofe^che quiui fono; come fanno etiandio quelle pure menti, le qua-' lifopra i Cieli fono ordinate tutte fecondo i gradi loro , che fi inalbano quanto più ponno alla vifla di quella beata faccia , che è fonte eterno di tutta la òelleiga , la quale in diuerfi modi dalla più alta parte del Cie- lo manda i raggi fuoi ad irritare , e prouocare le cofe tutte , perche à lei fi riuolghino 3 & queflifonolefaette jCgli acuti flrali , che fouente fiocca dimore. Chi dunque nella imagine di Cupido confiderà l' dimore ài- Strali di uino , vede la purità di queslo nel lucido corpo di quello . Et per l'ali Amore. { l'officio delle quali è aliare in alto , e portare per l'aria que'corpi , li l A" quali per loro sìeffi non fi potrebbono leu are di terra ) vede iljolleuamen- to}cbefa timore de gli animi noftrialle diuine beitele . Si come per Strali di le faette può comprendere gli raggi della diuina luce , la quale in mille Amore . modi ci viene a ferire, per che ci riuoltiamo a lei , & inuaghiti della bel- le%%a fua,non pia filmiamo le cofe di qua già,che quanto elle ci fono fia- la da f altre al Cielo,come ben diffe dimore di sé sleffo ,quandc in vnafua fonane lo ehiama il Tetrarca in giudicio . _ Petrarca. •Amor j e quejìoè quel , che tutto auan^a , 1)a volar [opra il Cielgli hauea date ali Ter le cofe mortali , Che fon fia la al F attor chi ben l'esima , E per non entrare più adentro nelle cofe dell'amore diurno y perche tanto vi farebbe da dire , che troppo mifeosìerei dal propofito mio , que- llo filamenti vi aggiungo , ch'egli è come il Sole : il quale fparge ifuoi raggi per l'vniuerfo , & in sé riflette alni > aggi ancora, fi tocca per for- te corpi lucidile puri . Et come il Sole ri falda ouunque toccatosi .Amo- A more fi- re accende quelle anime ,alle quali fi accojla, onde con infiammato de fide- m^c a* ^o rio fi riuolgono alle cofe del Cielo . il che ha fatto, che fia data alla ima- Z ' gine di dimore l'acce fa face ancora : per dìmojlrAre l'ardente effetto , con chefeguitiamo le cofe amate , tra hendone piacere del continuo , par- lando però filo delle diuine .'bielle quali confida lamo della face di ^imo- re quel ? che luce folamente , ó" che r splende come diletteuole , & gio- — jk 2 \ conda S62 Imagini de I Dei conda da vederetnon quello che arde, & abbrucia , perche fa male, & è noiofo $ e queftopiù fi confà all'amore delle co fé terrene , il quale non porge diletto mai > né piacere alcuno intero > C5* che fa fen^a tormento ;. ma così aggiunge l'vnoaWaltro , come nella face fono infteme lofplendo- re , che diletta , & la fiamma , che tormenta ardendo . E fu questa poi opinione di Tlutarcò,il quale fcriue che i Tceti, gli Scultori, & i 'Dipin- tori finferoy che Cupido portajje in mano la face acce fa , perche del fuoco , quel che lucere diletteuohjfimo , ma quel che abbrucia poi,è fuor di modo mole fio . Il che tolfe egli con gli altri forfè da 'Platone , il quale fcriue ~-i~ nel Timeo , che dimore in noi è mifio di piacere , C? di dolore . T^acqke queflo\iAmore di Volcano, e dell'altra Venere s la quale chiama Tlatone volgaretmondana,e terrena volgare parimente, terreno }e pieno di lafci- Scncca . uia humana , fecondo che fin fero le fattole . Onde Seneca nella Tragedia di Ottauia defcriuendolotdice così , Verror de' ciechi , e miferì mortali Ter coprire il fuo (tolto , e van difio Unge ch'amor fin Dio , Sì par , che de l fuo inganno fi dilette , fn vifta affai piaceuole , ma rio Tanto che gode fol de gli altrui mali , C'habbia a gli homeri l'ali, ternani armate d'arco , e difaette E in breue face astrette Torti le fiamme , che per Ivniuerfo Va poi fpargendo sì , che del fuo ardore J{efta accefo ogni core , ? E che dal vfo human poco diuerfo *Di Volcano > e di Venere fia nato > E del Ciel tenga il più fublime (iato . *Amor è vitio de la mente infuna , Quando fi moue dal fuo proprio loco > Che di piaceuol foco L animo falda > e nafee ne* verdi anni *A l'età , ch'affai può , ma vede poco . Vocio il nodrifee , e la lafciuia humana , CMcntre che va lontana La ria Fortuna co* fuoigraui danni Spiegando i tutti vanni , Eia De gli Antichi. 363 E la buona , e felice flàprefente , "Porgendo ciò , che tien nel ricco feno, UWa fé quella vien meno , Onde il cieco defir al mal confente , fi fuoco , cb'ardea pria tutto s ammorba , E toslo perde ^imor ogni fua for^a, Tofe Ouidìo parimente due *A mori , quando e*àiffe , Guidio . CMadre d'ambigli ^Amor porgimi aita . Terciocbe noi amiamo in due modi , bene , quando alle cófe buone ap- plichiamo l'ammonale , quando fcguitiamo quello , che è rio . Et come que fio fi dimanda amore dishom fio, e brutto, così quello è detto bello , & boncslo . ^4 lami vogliono , che di quefli due nati di Venere vno folamente fia dimore , il quale accenda, & infiammi gli animi nofìri afeguitàre alcuna cofa , & l'altro fi dimandi Jinteroie, cJje noi potiamo . dire contra amore : perche faccia questo effetti tutti contrari a quello y sì che per lui fuggiamo le cofe , le difamiamo , & le babbiamo in odio . (JKafi inganna di gran lunga qualunque tal cofa crede }percioche i^sfn- terotefu adorato, non perche facsffc dìfamare , ma perche puniffe chi non ama effendo amato , come fi legge apprefio Snida , il quale racconta vna nouelhtta tale . Fa in ^Athene vno chiamato OMelito ,! il quale ar- Nouella dì dentiffimamenteamaua vnbellifjimo giouane nobile 5 & ricco molto , ìlMelito, e cui nome fu Timagora . Quefli non meno altero , che bello , moslraua °" Tima2° non far fi conto di Uttclito in altro , che in commandargli cofe di grauiffi-2" pto pericolo , le quali tutte faceua il miferello con animo ficuriffimo , cre- dendo di doueì -e in quefo modo acquifiarfi la grafia ddlo amato gioita- ne > ma tutto gli auenne il contrario $ per cloche Timagora quanto più fi fentiua e fiere amato }e feruito da lui , tanto lofpre^auapiùfempre; on- de l'infelice LMelito non potendo più fopport are le amoro fé pène, <Ò uin- to dalla difperatione fi gittò giù dalla più alta^ima della rocca, e tutto fi ruppe ',& re ilo morto-, di che par uè > che vemjfe poi pietà fi grande a Ti- magora , quando Vinte fé , non volendo forfè lagiuflitia d'amore , che re- ìtaffe la morte di OWelito inucndicata,cbe egli fé n'andò ratto a gittatfi di là, onde s'era gittato Melito prima , e crudelmente ne morì . Et quiui perciò fu potto vnfimulacro di vn belli/fimo giouinetto tutto nudo j il quale haueua in mano due galli , e molto belli , & gittauafi a baffo col capo all' ingiù* Quefio dunque potiamo dire, cbefo(Je cafiigojl quale ve- Z\ z nijfe 3^4 ImaginideiDei Imagine degli Dei *Àmore$) oAnterote fratelli fé) figliuoli diVenere, intefi tv no per F amare J* altro per il riamare youero l'amor recìproco > & tìmagine de IT amor Letheo che fa difàmare^ dimenticare la perfona amata. De gli Antichi. 361 nìjje da\/Ììiterote , come più apertamente dice Vaufania , raccontando mtafi il medefimo in quesìo modo . èra in A t bene vn altare confecrato ad Anterote per voto, come dicono, de' forestieri, & per cagione talz_> . Mtlete gioitane Atbeniefe niun conto facendoci di Timagora buomofo- rc/ìiero , che L'amaua grandemente , gli diffe vn dì tutto /degno/etto }cbe glifi leuaffe d'attorno, £7 anJafiefi a fiaccare ftcollo . Timagora non cu- rando pia di vinert^, , & volendo in tutte le cofe compiacere cui egli ambita tanto , fi lafciò cadere dall'alta cima di va a certa i upe , &* mo~ ri mifer amente : di che Melete pentito della fua fuperbiafentì tanto di- {piacerebbe furiofamente poco dapoi fece il mede fimo fine , che l'amante juo banca fatto, onde fu detto ebe .Anterote baueua fatta la vendetta di TimagoY(Uy& gli f ù perciò confecrato l'altare ch'io dijfì. Fot dunque ^fntervte vn nume,il quale punìua cbi non amaua effendo amato, <&• non cl/ei facejfe difamareie potiamo direbbe quefìo non (ìa,cbe l'amore reci- proco,come anco vien confermato da "Porfirio feriuendo di cojìui in quefìo modo . Haueua V enere partorito Cupido già dì alcuni dì , quando el- la fi auuide , ebe ci non crefecua punto > ma tutùutia slaua così pie- colino , come era nato , onde non fapcndo a ciò come prouedere , ne dimandò configlio all'Oracolo , il quale rifpofe , ebe Cupido fìando falò non crederebbe mai , ma bifognaua fargli vn fratello , accio- c'u lo amore fofie tra loro fcambifuole , ebe allbora Qtpìdo crcpereb- be quanto folk di Infogno . tenere prtfiando fede alle parole dell'Ora- colo ; da indi a poco partorì i^d.tterote , il quale non- fu osi torlo nato , ebe al par dì Cupido cominciò a crefeere , mettere l'ali , '& caminare gagliardamente ;& è diqucfìì due slata poi la forte tale, c^e di rado, ò non moie C vno fenica l'altro, & fé vede Cupido che .Anterote crefca.efi faccia grande, ei vuole mofìrarfi maggiore, & fé lo vede pìc- colo,diuenta egli parimente piccolo, benché quefìo faccia fpeffo afuo di- [petto . *^ dunque l'amore crefce,quando è pofìo inperfona,cbe medefi- mamente ami,& cbi è amato dee parimente amare , (3 quefìo mostra- rono gli antichi per Cupido,eper >.^fnterotz^ . Ter la quale cofani E- lei agente della Grecia,in certa parte d'Ale loro fcuole metteuanotvno, & l'altro , accioebe fi ricord afferò i gìouanì di non effere ingrati contra chi gli amaua, ma ricambiafjero lo amore, < osi amar do altri > < ome dt altri fi ftntìuano efit re amati . Stanano dunque due imagini , oucro fìatue de' fanciulli, di' quali l'vno era Cupido, che teneua in mano vn ramo di pal- ma , & l'altro \^Anttrotc, il quale fi sfor\aua di leuarglielo, e moftrs- ua di affaticar fi affai , né patena però , quafi che debba con ogni fuo sfor^ moftrare cbi rifpondc in amore di non amare punto meno dico- • . lui 166 Traagini de i Dei lui y che ama prima, & perciò Ji sforma Lsfnterote dì leUaré la palma dì M.Tullio. man0 & *<-s4more. 'Del quale parlando dfarco Tullio per adulare jl f- tico fino, come riferijce Lattantio,e quaftper motteggiai io \diffe, che furo-> no ì Greci di gran con figlio , & di parere molto audace a porre davanti a gli occhi de igìouanì , oue fidoueuano esercitare nelle cofe virtuofe , la i- Mercurìo maVm di Cupido,quafi cWdefìe egli , che con quellanon meno fi pctefìe & H.trco]cfue&tiare ne gì* animi giouendi le lafóuey& ì disbone Hi piaceri, li qna-> con Cupi Li diceuanogli antichi tutti venire da CupidOycbe accendergli alla vntà, d° • *A che volendo forfè rimediare i Romani, non metteuano .Amore feda- mente nelle loro^icademie , & oue fi efiercitauano igiouani , ma infame . con quello anco Cfrler curio, & Hercole, sì che laftatua di Cupido era nel me^o di queHe due , per mofìrare che foffe & ragionenole , & virtuofo , perche rnoslraua Htrcole la virtù)& UWercurio la ragione. Et ^Atheneo fcriue, che gli antichi Filofofi Rimarono dimore effer e vn Dio molto gra- ue,(3 alieno da ogni brutterà ,dicendo che ciòftpoteua conofeere da qne- JiOyihe pofero lafuafiatua con quelle di UlTtrcurio;e di Hercole;ibe fono fopra.quello alla eloquenza ,qu e si o alla forte^a,& dalla compagnia di coftoro nafce^dmkitia3e concordia. Hcbbero ben poi gli antichi L'amo- re anchoniyche faceua difamare,e mettere in oblio tutto il bene, che fi vo~ A more Le lena altrui^ fu chiamato dimore Letheoja ftatua del quali ,che chinanti theo. le ardenti faci nel fiume , & quiui leefìingueua , era nd tempio di Venere Eri dna , del quale fece mentione Onidio , edìfìe , che colà andauano a porgere gli dinoti preghi tutti igiouani , li fiali defide) ana- no di f cordai fi le loro innamorate , & le gionani parimente che fi ac- corgeuano di hauerc mal poflo i loro amori . ^i che hebbero i Cfieci vn più bel rimedio ; perche fen^a pregare alt) ni , lauandvfi Jolamente nel fiume Seleno , poco hmigi da Tatra città dell' A ebaia , fi f cor da- nano gli buomini , e le donne tutti quelli amori , dell'i quali non voleuano Pauiania, pj^ ricordar]}, che cesi teneuano, che f offe yquelli del paefe . Ma Taufa- p, ■ - • nia che quefìo raccorda , dice che è fauola , che fé foffe vero, le acque di quel fiume fanbbono [limate più di tutte le ricchc^c del mondo : & Tlinio fa mentione di certo fonte chiamato di Cupido appreffo de* Ci- T^cen'h del quale cbi beeuafcordanafifubito ogni amorofo affetto . iJMa M • .1. fé Cupido altro non è , che l'affettuofodefiderìo da noi poflo intorno alle gl'Amori . cole * P'vfilttwe non farà vno, né due , an\i molti , come pongono i Toeti, quali fauoleggiando cfpnmono fpeffo le f or ^e de gli animi noflri , le diuerftpaffioni,& ì varij loro affi tti}& perciò difftro che molti erano gli dimori , come ancho fa ine beffando m fmì problemi , perche non amiamo tutti vna cofa medefima , uè in vn mcdefimo modo , ma di- uerfa- ' Degli Antichi. 367 tterfamentc ama cìafcheduno , wfpefio ancora diuerfc co fé : il che non fi potrebbe fareje .Amore ftìfie vno folamente. Fin fero dunque gli antichi, morc' che foffer moltiyh quali faceuano tutti fanciulli™ bellijjimicon l'ali,& dauano loro in mano a chi facellette ardenti , à chi {irati acutiffìmi, & à chi faldìffimi lacciuoli, come bcnìfjimo moilra Tropertio fcriuenda à Cin* ^opertio, thia fua, che così dice in noslra lingua. <- Mentre che l'altra notte , Vita mia , Errando me ne vado dopò cena , Sen^apur'hauer'vno in compagnia. Za forte , né so già come , mi menar 'Dóue vno sluol mi vicn'ad incontrare Di fanciulli, chepaion nati a pena. Quanti foffer non so , the numerare ls[on gli potei per fa' tema , ch'ai core Issando 3 ch'ai fatto mio mi fé penfare: ?^è bifognaua non hauer timore Di loro , fé beneran piccollini ; 'Q Ch'affai fon grandi in dar' altrui dolore . Moflrauan tutti i nudi tor piccini Così vaghi , sì belli , e ben formati : Che mai non vidi più be' fanciullini . Et alcuni dì loro erano armati Di viue fiamme in facellette accolte, Onde ogni dì ne fon molti abbru celati. alcuni con le braccia fnelle , e feiotte, €prefte al faettar portangliftrali, Che me nel cor ferito hangià più volte . Et alcuni altri certi lacci, quali MoHraron a' hauer fot per me legare , Tenhvn di lor difj'e parole tali : Tignate $68 Imagini de i Dei Vigliate coslui , su , che fiate a fare? Lo conofeete pure , e quelli preslo Mi furo intorno ; né potei fcampare9 Si che per lor legato in tua man re/io . Filoftrato. Eiloslrato parimente nelle fue dipinture dice ,che gli K^4morìfono mot ti,e gli fa efiere figliuoli delie 7al cune gialle, & alcune di color cileslre.Et di loro quattro ipià belli fi fono feo flati da gli altrijdelli quali due giuocando fi gettano pomi a vicenda l'un con l' al- tro }e gli altri due fi faettano l'vno con l'altro>non mojlrandofi peròinvi- fo di effere punto adirati, anyiùajcheduno di loro porge il nudo petto, ac- cioche non vengano gli flrali in vano,ma ferifeono là, doue fono indri^- %atì . Le quali cofe moslrano il cominciamene dello dimore, & la con- fermatone del medefimo , perche gli due , che gìuocano co i pomi danno principio aW^s4more;ondefi vede, che queslo bacia ilpomo,& lo getta, e queslo sii con le mani alte per pigliarlo , accennando che lo baderà an- cb'€gli}quando thaurà pigliatolo" lo rimandar à parimente. E da quefio forfè tolje Suida quello , ch'ei fcriue , che gittare altrui vn pomofignifica Virgilio, inuitarlo ad amare. Onde Virgilio ancora in vnafuapafiorale,fd così di- re a T)ametcL* . La vaga Galatea mi gettavnpomo , E poi fen fugge , ma pria , che s'afeonda Fra verdi falci vuol pur, ch'io la veggia , Gli De gli Antichi. ?6<> Gli altri due polche fi factum confermano V Amore già cominciai® , quafi t he effi lo facciano penetrare ai cuore . Quelli dunque giuocano per cominciare ad amare , quefìi filettano , perchè l'. Amor e fi confermi , £/ per f iteri . Vn Lepri è poi , che fi à fiotto vn arbore mangiando de i po- micia caduti a terra , al quale gli Sì morì danno la caccia t & io f paven- tano 3 quefìo battendo le mani ìnfiieme , quello gridando , e quell altro fcuotendo la veHc , ch'era in terra . Alcuni vi volano fopra , & lo gri- dano, alcuni pian piano vanno dietro alla fina orma,& alcuni fi lanciano , quafi gli fi vogliano gittar e addoffo ; ma l'animale fi volta in altra par- ie i oue vno de gli dimori fìà in agguato , credendofi di pigliarlo con le mani per vn piede, & vn' altro, che l'haueuagià quafi pigliatole lo ve- de vfeire di mano; di che ridono poi tutti sì fattamente, e he per le rifa non fi panno tenere in pie , ma fi la/ciano cadere à terra , chi di trauerfo , chi boccone,e chi rij 'guardando con la faccia al Cielo . Ts^e vuole però alcu- no di loro adoperare gli pungenti frali , ma tutti vorrebbono pigliare quello animale viuo 5 per farne pvi gratiffimo facrificio a Venere , come che'l Lepre molto bene a lei fi confaccia,percbe dicono, ch'egli è frequen- tiamo al coito, onde mentre che lattagli figliuoli già fatti , ne fa degli altri tuttauia , e tuttauiafi impregna , sì che partorifee il Lepre à tutti i Lepre con tempi,come fcriue Vlinio,nèfii conofee il mafehio dalla f emina, ma fi ere- farfi a Ve- tte , che in tutti fa la medefima virtù così del mafehio , come della fé- nere. mina. Oltre di ciò, dice il mede fimo Tlìnio, che credettero alcuni , che la carne del Lepre facefie più bello aftai,C$ più gratiofo,che non era pri- ma,chi ne mangiaua perfette dì , efoggiunge,ctìegli crede bene , chefia cofavana , ma che fi può penfare, che vi fa pure qualche ragione , poi che tanto vniuerfalmente fi crede così . 'Da quefìo tolfe argomento Martiale di motteggiare vnafua amica nomata-Cjdlia fcriuendole que* fio Epigramma . Quando mi mandi Cjettia mia talhora '^4 donar Lepre , mi mandi anco à dire , Ch'infette dì vedrommì ( e d'bora in bora) Tiu bel quella mangiando diuenire . Se vero è , vita mia , cotefto ,fsra Ver' anco, e fi potrìa fenica mentire Giurare , che non babbi mai mangiata Carne di Lepre tu , da che fé ì nata . £ perche Alefìandro Seuero ujaua di mangiare fouente il Lepre , fu À a a lini sjo ImaginideiDei chi con alcuni ver fi lo motteggiò , come fcriue Lamp rìdio , dicendo , che bencb'ti [offe Sìrodira^a^non era marauiglìatche foffe bello%& gra- tiofojpercbe la carne delLepre,cb'ei mangiava Vùlontìerìjo faceua tale» Di piìi vi è flato ancho chi ha detto , cbejia nella Lepre certo non so che , con il quale pojfano fare de gl'incantcfmi amoro fi , la quale cofa non dice già Filoftrato,cbe la riferif cecche non fiamma bene don na chi la fa,& gin dica non degni di effere amati quelli , li quali vogliono far fi amare sfor- matamente in questa guifa£$ qui finijce lafua tamia. 7{ella quale mi par e, che fi ano molto bene dipintigli dimori : & io per que/io foìamente l'ho ritratta}acciochefi veggia?che gli dimori fono molti 3 & tutti fan- ciullini nudi,con i crini crejpi , e biondi^ & con t'ali di diuerjì colori , & quando hanno le accefe faci in mano , & quando nòt & hanm l'arco alle Siilo Itali- volte,& la faretra con le faette/J alle volte ne fono fen^a. Onde Silio I- co ' talico deferiuendo come gli tA morì accompagnajfero Venere , quando lei andò con Tallade , & con Giunone in giudicio dinanzi à Taride , ad vno fdamente dà l'arco,& lefaette,efà che gli altri leflanno d'intorno ador~ no adornandola^ i verfifuoì tirati al volgare fono tali. tAllhora il bel Cupido : ch'a/pettato tìaueua il tempo già de la gran lite , %eggea con destra mano ì bianchì Cigni, Ch'ai carro de la madre erano giunti , Cui egli mojìra l'arco , che gli pende 'Dagli bomeri, e la pìccola faretra Sol per lei piena di pungenti firali, accennandole , che per ciò non tema De la vittoria , ma ne vadi certa-»» Egli altri jì. 'mori ve^ofetti , e lieti Le fono intorno s e chi raccoglie , e siringe J biondi crini da la bianca fronte fn vaghi nodi , chi la fottìi vefle Bietta , e chi la cinge oue ha bifogno . Apuleio. Apuleio, quando fa comparir Venere in feena accompagnata dagli *Amor indice, che queflì fono fanciulli bianchi/fimi) li quali feendono di Cielo youer amente efeono del mare con le ali allejpalle>con lejaette al fan cote con le facelle in mano.Et,per moftrare la moltitudine di quefìi, dice in altro luoco, che vn popolo d'amori accompagnava Venere , pacioebe fono De gli Antichi. 371 fono quafi infiniti i defiderij humani,e quanto fi defidera,tantofi ama , di rado considerando fé benefia,ò male, ma foto mettendo mente à contenta- re ogni noflro defiderh , benché ftadij 'ordinato, e contra la ragione, lai quale <^s?mor non pre^a,mentre che a lafciui piaceri tutto fi volge; & perciò noi lega sì , che refiiamo in fuo potere : & queflo mojìrano i lacci , che gli fi danno . Cftta non più di molti, ma ragioniamo bora di vno A- gjìAmorf. more folamente sfacendone ritratto fecondo che ce ne hanno gli ^Antichi lafciato effempio . Vlatone, facendo nel fuo Conuiuio^cbe ^Agathone lau- di dimore , e mojlri , come egli è fattotcosì dice . i^dfmore è bdliffimo , perche è il pia giouane di tutti i cDei-,& cbefia vero,lo moflra ch'eifug- . morep]-u gè la vecchiezza femprc , benché queslafia affai veloce , &fpej]o ven- g!OU,ne de ghipiù toslo , che non farebbe di bifogno , & di fua natura Ibi in odio, gli altri e jlafìene tra giouani, fecondo ilpreuerbio, qual dice, che le co fé tra loro fi- Dei • mili volontieri (lamio infieme . Egli è poi tenero,e molle, & prouafi ciò nel modo, che Homero proua ^ite battere i piedi teneri , e molli . *Atcè voce Greca , & noi la potiamo dire calamità ; ma Homero la finge ejfere Amore te- rna cDea figliuola di Gioue, la quale turba le menti de i mortali, e mette nero,emoI loro male in cuore,& dice, ch'ella camma sk per le tesle de gli huomini , *&■ né calca mai la terra co i piedi, & perciò gli bà molli,e teneri; cofi dunque tc* dimore è tenero parimente , & molle, perche non camina mai neper ter- ra, neper faffi, neper luoco alcuno, chefia duro, & afpero; fi caccia tra le più molli,& delicate cofe del mondo,eftaffi quiui.Quesle fono gli animi bumani-.nè in tutti però babita egli,ma in quelli folamente, che fono pia- ceuoli>egentili)& fugge i ro?gi,e durile tanto è da lui lontana ogni du- re^a,cbe quafi è liquido,come l'acqua, perche fé ciò non fofie,ei non po- trebbe andare,come va, ricercando tutto l'animose entrami di nafeofio , & vfeirne quando vuole. Oltre di ciò K^imore è di corpo beniffimo fatto , & in ogni fua parte così bene compofìo}che la bellezza fua anemia tut- te l'altre, per la quale tra la bruttezza, & lui è difeordia grande, & bà in tutta la per fona vn colore così bello, e coti vago, che meglio non fi può veder e, di che fa fede il vederlo Jpe [io habitarc;i3 quafi fempre tra fio- Amore tra ri,an%i oue non fono fiori }non babita egli mai,& per ciò di lui rimango- "or1, nopriuati tutti gli anìmi,& icorpijiquali fono fen^a fiori digiouinc^- %a,e dì belletta, ch'amore non vuolefiare alti oue, che in fuochi belli, fior idi, odorati, e lieti. (JKolte altre cofe ancora fi pone bbon dire della bel- le^a d\Amore,mapìù non ne dice per bora Tlatone, dal quale potia- mo raccorrebbe dimore è gioukc , tenero, molle, e delicato , di corpo ben fatto,& di buoniffimo colore. Via minutamente lo dipinfe Apuleio nella nouella di Tficbe,quand» raccontaci?' 'ella centra il comandamento da lui %Aaa 2 hauti- 172 ImaginideìDèI hauutofià con la lucerna in mano a rimirarlo,et lo vede takahe ha la do- rata chioma tutta molle per l'ambrosia fparf&uifcpiajl collo bianchiffi- mo,le guancìe colorite sì, che paiono di porpora,& i bei crini in varie gui [e ritorti/) crefpi, pendono parte per gli bcmeri bianchi/fimi , e^ parte fi spargono [opra la bella faccia-, e fono così lucidi, e tanto rifplendono , che non lafciano apparire il lume della lucefna,che sia loro fopra-.a gli home- ri ha due alitar fé di fi 'efebi (firn a rugiada Je lieui piume delle quali,ben che stiano ferme , quafi da foauìffimo vento tocche, fi muouono lie- u emente ,& è poi tutto il corpo così pulito, & lucido , che non ha Venere fognaua forfe,cb' 'ei dormiua aìVhora}ò perche tenne con queliìji quali L_. Petrarca, lo fanno cieco,come il Tetrarca, quando ferme di hauerlo vijio ne gli oc- chi della fu a donna, e dice, Cisco non già , ma faretrato il veggio, "N^ido , fé non quanto vergogna il vela , Car^on con l'ali nonpinto,ma viuo . Mofco é E tJMofco poeta Greco lo fa parimente con gli occhi lucidi , & in* fiammati,quando finge, che Venere lo vada cercandola quale ìnteramen- - te lo dipinge, accioebe chi lo troua lo riccnofcaJopigli,e lo rìmenì; cui el- la promette di dare vn ba fio poi , & maggior premio anchorcL-» . Fh quefta cofa fatta latina dal Tolitiano , e tirata in volgare poi da molti , ma meglio degli altri mi pare , che habbia fatto C^L Luigi Alaman- ni,voltandolain ce» ti ver fi pari, che vanno a due a due : & perciò oltre , ch'io non haurei faputo,nè ancho ho voluto prouare di fare meglio di luiy Arnoref. g & per fare peggìo,mi fono fenato della fua tradottione. Gufilo dnnque Luigi Ala ^ ^morefuggitiuo dì Mofco, che ojsì pofe egli nome a' firn verfi , fatti majini . " volgari dallo ^Alamanni , Vennereil figlio i^émor cercando giù d t ■ E chiamando dicea per ogniriucLj » tA chi m'hifegna ^imor da me fuggito Dono vn bacio in mercede , e èchi fila ardito » Di rimenarlo à me , prometto , e giuro Ch'affai più gli darò d'vn bacio puro « Ha lai fegni il fanciullo , e tali arnefi , Ch'ai De gli Antì-chi. 373 £h al feto primo apparir faran pale fu Klpn ha bianco il color, ma fembrafocg, (jli occhi ardenti , mouenti , e pien di gioco , Dolce voce , e parlar , crudele il core , TS{è quel dentro vorria , che moslra fore. Mentitor , disleale , e s\i s'adira , Furor , fiamma , veleno » e rabbia ffiira . Traditor , gar^oncel , fallace , e fcher^a Sempre in danno d'altrui con laccio , ò sfer^jLa» (rinàta egli ha la fronte , e fero il volto , Ticcol braccio , e fottìi , majnello , e fciolto . Ond'ei Unge auuentar può va dardo acuto Fin nel baffo .Acheronte in braccio à T luto . Ha velato il penfier , il corpo nudo , allato come augello , ardito 5 e crudo . Fior' in quello , hofin quello drillo, il volo , E nel mex^o de i cuori alloggia fola. Vn picconano ha in man , foufeflo è jempre Vn pungente quadrel d'amare tempre . 'Berìc breue lo/irai , ma il del offende . Vna faretra d'oro a gli homer pende , £ fon l'empie faette , ond'io talhora Jmpigiata ne fui dolente ancora. ,A(bro à tutti , e cruiel , ma com'io veggio Il disk al' a' fuoifafempre peggio . 'Srcue facella ha in man , ch'io vìdiffieffo Far nell'acque auuampar TS^e'ttuno slejfo. Se tu il puoi ripigliare a for^a il mena, . E non hautr pietà felvedi in pena Lagrimando reflar , pori mente fifa Ch'ei non ti fugga in quel ,fe moue rifay C/T/d tu lo siringi aluor . Se vuol baciarle , Fuggì , perche le labra in ogfii parte San ditofeu ripiene , s'ei dicejfc Trcndi quesle arme mie, vatten con effe) 7<^on l'ardir di toccar , rifiuta il dono , Fiamma , pefìe , tormento, e morte fono. Tocca queflo difegno buona parte delia forila , e de gli effetti d'a- more, 374 TmaginideiDei „ moret & perciò lo fa di color roftoy & quafì ac cefo per tutto il corpo , onde etrarca. ^^ m tQ^e i'ejjemp-l0 H^trarca^uando lopofejopra vno affocato car- ro facendolo ti tonfar edotte dice : Fidi vn vittorioso e [omino duce Turcom'vn di color ,cbe'a Campidoglio Trionfai carro àgran gloria conduce . Quattro deflrìer via più che neue bianchi; Sopr'vn carro di foco vn gar^on crudo Con arco in mano, e con faette a* fianchi; Contra le qua'non vai elmo , ne feudo : Sopra gli homcri hauea fol due grandmali Di color mille , e tutto l'altro ignudo ; dintorno innumerabili mortali , Tarte prefi in battagliatane vecift , Tarte feriti da pungenti fir ali . Che debb'io dir? in vnpajfo men'varco : Tutti fon qui prigion gli Dei di Varrò: E di lacciuoli innumerabil carco Vien catenato Cioue inan^i al carro . Quefi'è colui jcbe'l mondo chiama dimore ; tAmaro , come vedi , & vedrai meglio , Quando fia tuo , com'è noftro Signore . mianfueto fanciullo , e fiero veglio ; 0 Et nacque d'otio , & di lafciuia humana , putrito dipenfur dolci efoaui , Fattoftgnore Dio da gente vana . Qual'è morto da lui ; qual conpiugraui Leggi menafua vita afpra & acerba Sotto mille catene e mille chiaui . Che mo Ara l'ardente defider io degl'innamorati ? il quale accompa- gnato Degli Antichi. $75 piato ioli a fperan'zafir accende, e s'infiamma più femore > come due . *d lejf andrò in vnfuoqne feto , eh' ei fa perche fea , che l'è ftr evie par- Sr ti de/ coj/>3 de gl'innamorati fono fredde ta.bora,e talhora calde} & vuo- le , che di tutto queslo fia 'cagione la tema, & lafperan\a . Ter che ef- fendo il cuore lafede,& il fonte della vita , il quale manda per tutto il corpo gii [piriti ,, che gli danno for^a , & viuacità ; ogni volta eh1 'e- gli da qualche dolore è oppreffo > nonfolamcnte non può 'mandare più vi- gore alle parti lontani , ma riuoca ctiandio a sé il già mandato , per ejfre più forte afoHenere il dolor e,cbe l'opprime . Ulta 1 hi [ente mag- giore dolor? di edui, che teme di non potere confeguire quello , che tan- to brama , & perciò di non dimere ejfere mai lieto $ Onde non è marmi- glia , fé le parti efìreme del corpo fuo fono fredde talhora . ^Diventano calde poi,quando eifpera di hauere ciòcche defederà, impcroche i Icore per l'ai legre^a,cbe finte all' bora fi apre quafe, e fi dilata , & alle parti lon- tane manda fegni dell'allegrerà fua,che fono viuacijfimi J '"piritici qua- li rifcaldano tutto il corpo,& lo fanno colorito, come pur dianzi dicemmo di dimore . 'Benché vogliono alcuni,che la roflez^a ne gli amanti ven- Roflòrene gapiù tofio dalla vergogna ,quafecbe l'animo confzptuole a sé di [co- S'1 Amati. star fi dalla honeftà , quando adi piaceri del corpo attende & quelli defe- derà folamente , voglia nafeonderfe 5 e perciò come che cuopra con vn co» lorito velo quella parte>oue eipiàfi mostra , f par gè la faccia di rojfore , ma beniffimo pare a mecche [copri ilpotere,& la natura di dimore, quel Toeta , ò altri che fef offe , il quale in vn fornito va di frinendo che cofa eglifefìa , in fine concludendo , che egli é impofjibile di cauarne la vera interpretatione . llfonetto per ejfer artcficiofofè vago mifpinge a por- lo qui fitto, (5 dice così . *4mor è vn non so che , vìen non sh d'onde ; LMandollo non so chi , non so in che modo , T^acque non so dir come , ò con qual frodo , Ter sé sleffo è confufi , e altri confonde . Quìuì fi pafee , e fi nodrifee a Itronde > Vtue non so di the, non pretta lodo , S i gloria nel dolor , n m ha in (e modo, T^è so come hor fifeopre , ha fi nufeonde . Ferifce non so come in me^ro licore, Nj ferita , nèfegno , 0 fan gue appare , L'I ferito da lui vml n io hiore . CqIcqt non con la lingua fa parlar e , E tace 37^ Imagìni de f Del E tace dentro, &ponfilentiofuore ; Hor chi sa queilopaigo interpretare . Le parti poi di Cupido con tutti i fuoi arnefi fono così interpretate da Servio, là doue Virgilio fa , che Venere lo prega a trasformar^ in lAfca- e r • nioyquandobà da cfjere condotto a TJidone. ^Dìpingefi dimore fanciul- li Amore. ^° > perche non è altro , che vn pa^pp dcjidcrio , mentre che alla libidine folamente è intento;perche il ragionare de g li innamorati così è moz ?o , Virgilio. & imperfettoycome quello de' fanciulli , la quale cofa moflra Virgilio in Didone ^quando dice > Incomincia talbor'a ragionare , E nel mezj) del dir , Uffa , sxarrefla .' Ha poi l'ali per mo tir are la leggierc^a degli amanti prefìi a mu* tarfi di volere , come nella medefima Didone fi può vedere , la quale ap- pie fo di Virgilio pur' anche penfa di dare morte a colui, che prima ama- Teremio . ua cotanto. E Terentio beni/fimo mofìrb la poca fermerà de gl'innamo- rati,quando difse;Quefti mali tutti fono in dimore jngiurie,fcfpettiy ini- Petrarca. ifticitie,tregua,guerra,e pace anco poi . Onde il Tetrarca, pofeia che ha raccontati varijte diuerfi affetti amor ofitcosì conclude , fnfomma so , come è incollante , e vagat Timida , ardita vita degli amanti , Che poco dolce molto amaro appaga . Torta *Amore le faette}ouero perche quefle parimente fono veloci , né fempre vanno a ferire , ouefono indurate , come habbiamo detto de gl'innamorati , che fono prejìiffimi a mutarfi di volere , né fempre ponnoarriuare, a quello^cbe più bramauanoyouer amente ,per che come el- le fono acute , e pungono , cosile punture della confeienza dopò l'hauere peccato , ci trafiggono fan imo , che dopò il fatto conofee di batter operato male. 0 put e s'intende per le faetted' '.Amore la preflezjzji , con ch'e- gli feende nel cuore de' mortali . Ter cloche ad vnu fguardo folamente , fen\a quafi auerdefene , refia l'huomo talhota tanto accefo dalla bellez- Xa altrui , che gli pare efiere già tutto di fuoco . La quale cofa,credo io , (he vokffe moftrare colui , che fece Cupido con il fulmine in mano , che non fi sa chi efojje , comeferiue Tlinio , che loportaua Alcibiade nello fcudot& un tale n'era parimente in T^oma nella Curia dì QttauiaM qua- le De &M Antichi. Ì17 Imaginì d '*Amore fgnificanti lì vari/ effetti & po- ten%a d'amore guaine cuori' nobili f£Ì gè nt di facilmen- te ha luogo & li duri& ofiìmtifpezjw & rompe , di- nota ancora quanto facilmente ci la/c lamo ade/care da gl'affetti lafcim & libidinofì muffirne ingìouentu. rBbù 37S Imagitìi dei bei le diceutinc alcuni ,cbe fu fatto per <^Alcibìade,pofcia ch'egli così lopor* tana nello feudo, volendo in quel modo moftrare la bellezza di lui , che fu beUiffimo,qitafi che come Gioue,di cui è proprio ti fulmine, è il maggiore di tutti gli altri Dei , così di belle'^za andaffe Jopl'a a tutti gli altri di Forza ci gYan lunga.CMafipuò dire èiihcrà* ."forfè meglia&be à colui fiaparu- Amore, tocche vna face non moftrì intieramente la for^a dello amorofo ardore^ the perciò pò fé in mano a Cupido il fulmine, conciofia che quefto nonfolo arde le coj ee ,che facilmente abb?uciano,ma quelle anchorafubiro incende, alle quali altro fuoco non così tcfto sì attaccherebbe, rompe, efpre-^a ciò che troua,cht fé gli opponga,^ -fa pure quanto voglia faldo , e duro, & penetra con mirabile prejie^a in ogniluoco. Le quali cofe molto bene fi confanno alla forila di come dice Tropertioin vna Elegia, nella quale ei dipinge Ì4- Bemuieni more>fatia &<* volgare da Girolamo Beniuieni in ter^a rima,et è quejìa. T^onfuf attuo parer mar auiglio fé Le man di quel , ch'in giouenil figura , Qualunque e'foffe , ^Amor piangendo pofe ? Quelli de ciechi amanti la natura. Conobbe , e come fuor d'ogni ragione Ter don lor primi ben per leggìer cura. CN(è baiali à gli homerfuoì fen^a cagione " '; Che da queslo , e quel cor lo fan volare, "Perde quelle alme , in cuifuo nido pone, Uitcntreper queflo tempejìofo mare Corron , dall'onde alterne ributtate Son così , che giamaifipon fermare* Varco fuo incuruo >e le faette h amate , Che da gli homerifuoi fofiefe pendono , Ond'egli bàfempre lefue mani armate . Certo nuli' altro a* noflri occhi pretendono , Se non che pria , ch'alcun di lor s'accorga , Dal nouofcojfe in mez^o al cor Jm fendono . Trouo De gli Antichi. 579 Tr w Cupido alle volte antimo, fatto in altra guifa , che con l'arco , cornee appnffo di Taufania , il quale fcrìuendo di Corinto dice , che qui- uifopra il tempio di Efculapio in certa cappelletta tonda di bianco mar- mo era Cupido > fatto da Taufia dipintore 7cbe haueua gettato l'i» co , & lefaette , C3 teneua vna lira in mano . Et il medefimo ragionando del- l\Acbaia dice , che in Egira Città di quel paefe era certo piccolo tempio ,. oue ei vide Cupido Jiared lato alla Fortuna , volendo mostrare , che que- Cupido Sìa anchora nelle cofe d'amore può affai : bendi egli da sé tanto poffa » con la Tot che vince tutte le più opinate voglie, fpe\?a ogni indurato cuore , e gli tuna . animi più fuperbi , e più feroci fa diuentare humili , & manfueti in mo- doycbe volontieri poi porgono le mani a gli amoro fi lacci . E que/io for- fè volle moflrare \^Àrchefilao laudato perciò daVarrone affai , come fcriueTlinio}bencbe dicono alcuni , che lo laudò non per queflot ma per labellaarte, eperlograngiudiciotch'eimoftrònella fcultura, quando djvnfolope^o di marmo fece vna Leonia , con la quale fcher^auano i pargoletti Jlmori/3 di loro alcuni la teneuano legata , alcuni le porge- uano vn corno , & voleuano , ch'ella vi beeffe dentro , e la sfor^auano a farlo ,& alcuni altri mofirauano di volerla cacciare . Tra tutti gli ani* mali il Lione è ferociffimo , ma dicono poi , che la Leonia è di più feroce animo ancora , e più crudele affai , & perciò quefla fece ^Archefilao per efprimere meglio la for^a de gli affetti amorofì. Li quali furono molto bene ambo moftratida'Toeti , quando finfero CAiarte slarfenefolla^ %ando in braccio à Venere , la imagine della quale infieme con quella delle (jratie t e delle bore , che andauano con cofleifempre , aggiunge- rò à quefla di Cupido , accioebe non fa il figlio ferina la madre , & bah- Ina. la madre così tra quefie mie ìmagmi che l'accompagni , come hebbe c:pprefjo de gli antichi . ^Adunque perche tanto può dimore , fu detto vincere tutto , come che nu'doaltro à lui fia pare difor^a , ? finfero perciò Icfaude, eh' ci vincefkgià puf anche il Dio Van , che l'haueua prouoca- to prima . Il che tirato alle cofe naturali ,fìghifìcatcbe la natura vniuer- -, . , fale fautrice di tutto mostrata per lo 'Dio Tan , quando cominciò da vincitcr« principio ad operare > cominciò parimente à dilettai fi di quelle cofe , che di Pan . faceua , efeguitandopoi quaft invaghita di quelle , ha cercato fempre , e tuttauia cerca di adornarle pia , ch'ella può . Ter la dilettutione dunque , che prende la T^atura delle cofe da sé fatte,venne come à prouocare v_x/- more-.il quale potè tanto più di lei7cbefe la fece foggnta in modoyctìdla fa folamente quanto piace à lui. 'Dachenafce la concordia de gli Ele- menti tra loro diuerfi alla generatane delle cofe . E le anime , come vo- gliono i Tlatonicijfcendono parimente per jL more dì Cielo qua giù né'cor- Bbb z pi tsc5 t Indagini desi £5 d pi mortali, hantnfo già pei lui contratto cena affittone, & àefiàerhàì e - ^>,\,uuno pei incielo , quando jpogliatefi intuito l'amo* re terreno , [uvolgcno ad amare le cofe cele jti folamente . Et perche tlìjfcro fii confideratori delle coft del Cielo, che vi erano due porte , per le quali puf] aliano le anime human e [tendendo di cielo in terra,e ritornando di terra al cielo , 0? era detta quejìa de gli TJei , quella deglìhuomini : volena. Qifeo,che dimore ttneffe le chiaui di quejìe porte , sì r.he non vi fi potè (fé pagare fenica lui & peni ò chi lo dipingere ancho con le chiaui in wanoypotnbbi vendere la ragione, perche casi l'uauefse fatto. CManon è flato dimore di tanto potere peròfempre , che altri non habhia potuto più di luì ancora alcuna volta ,come jlufonìo mojtra in certa fuafittione, la quale io Vèglio porre folo per dai e con gli feberni, coi tormenti, e con la croce di *A more fi ne allafua imagine, vendicatomi à queflo modo , poi che altro non gli pof so far e, di mille ingiurie, eh' egli mi ha già fattele mi fa tutto dì . Ter che non è poca la vendetta,che fi piglia di chi fa male*, raccontare le penefue , & ifuoi difpregi , &pare che confoli affai ricor- dar finche quelli parimente ftano flati in gramjjìmi pericoli, lì quali furo- no già, e tuttauiafono cagione altrui dìpenofa vita . Fa dunque {e ì mefli campi, doue i verdi Unirti Fanno la felua ombrofa > ch'ira fé chiude Gl'innamorati , & in felici f pini , Zran l'alme , ch'in sèfur empie , e crude Ver troppo amar altrui ,ft ch'anni tempo % 'De lafpoglia mortai rejìaro ignude . Bla De gli Antichi. 3S1 M la memoria del pacato tempo I{inouando moììraua ciascheduna (ome c\ perche morì così per tempo Uà la gran felua poca lucere bruna , (ome talhorsch'ofcuro uel nafconde lA noi la bianca faccia della Luna* Taciti Lachi , che le torbide onde T^on mojìran mai>c fiumi lentie cheti , Cheftretti van tra le fiorite fponde . Vaer caliginoso par che vieti Ogni allegrezza à i fiori , che jon quìui, Sì ch'vnqua non fi ponno mostrar lieti ; l quali furon,mentre ch'eran viui, Ciouani tutti di fomma bellezza , Che ne refiar mijer amente priui . 7{jrcijJo,c'hà di si tanta vagherà. Ter che ft crede vn 'altro , e'I bel Hiacinto > (hi morte dà chi pia l'ama, & appresa . Croco da l'aurea chioma^iace vinto Da fdegno sì , che dando fi nel petto Lajcia il terren del /angue fuo dipinto, Jldone^chegià tante volte sìretto Da la madre d'amor fu nel bel feno Cogliendone piaceuole diletto, Et bora fatto fior orna il terreno 1)i por por eo color con altri affai , Ond'è di varijfior quel luoco pieno» E rimembrando igià pacati guai , Le lacrime jfofpirj mefti amori, 1 dolorofi accentile i trisli lai , Fjnouano con quelli anco i dolori , C hanno fentiti alVvltima partita, Quando lafciar morendo i primi ardori . Tra quejli,e le verdi herbe}ond'è gradita La denfa felua,van le donne antiche , Ch'amar mìferamente in quefla vita. T. fanno prona allhor quanto nìmiche tA sèflejje furgià , mentre che furo +4 le voglie d'amor già troppo amiche* Mojira 2$ z Imagini de i Dei Mofira piangendo Seme le , a che duro Tarino fofìe quando fulminata ^Produffe al mondo il parto non maturo • E vorrebbe poter non effer Hata (ompiacciuta di quel , che cbiefe à (jioue K^ilbor che da giunone fu ingannatala* Onde fi f cuote , e con la mano moue Speffo la vejìe , e faffi vento , e finge Che la fulminea fiamma fi rinoue . Ira , dif degno , egraue duolo aftringe Cenidapoi che f emina Rivede *Dinuouo, e in vijo l'animo dipinge, Trocri vicina à morie in terra fiede , Le piaghe acciuga , & al fuo feritore Sema pur* anco l'amorofa fede , Col lume in mano vinta dal dolore , Salta nel mar la giouane di Se/io , Oue affogato vede il fuo amatore. *ìido , Cbegid no' lafcia acciò , cb'clia ne pera . E com'hà detto già il publico grido , Quiui rnoftra la Lunario' ella fttffo D Enditnion fcefe a l'a-mato nido . Tìà di m Me a!tr-: poi vernano appreso % UUofìrando ciafebeduaa qud> c'baueua Già per L^ftnor contra di si commcjfo • E mentre che ciafeuna fi ddeua De'fuoi antichi danni dolcemente , Cbt'l lamentar fi in parte il duol rileua . Ecco che vien'ìnauedutamente battendo l'ali per là fei.ua ombro fa tAmor tra quefia addolorata gente . La qual , benché fra quaji comeafeofa L'ardente face , e la faretra d'oro Varco , e li/irai per l'aria nebulofa. Lo riconojce nondimeno , e foro Subito quelle donne tutte infieme Ter tenere il commun nemico loro . Quinaria humida yegraue così preme L'alighe l miferello , che fi sfor-^a Tur di fuggir ,edei nimici teme, In vano s'affatica , e fi rinforza L'impeto f eminile in modo tale , Che vinto fé ne refta in altrui for^cLj . Ern ne la gran felua vn CMirto , quale Era il tormento di chi fojfe flato Ingiuilamente altrui cagion di male . One già da Troferpina legato x^ddonefu punito dell' hauere Ter Venere l'amor di lei Jpre^ato. oi Qucflo vengon tutte lefeuerey E mefìe donne , e con lor tranno dimore , Qual fanno a l'alto tronco fosienere* Olì 3 $4 Imaglni'deiDei Gli barino legati e mani , e piedi e fuor e D'ogni vfo di pietà cercan di fare # J^el mi/ero contento il lor furore . Vaccufan tutte , né pero trovare Sanno giù Sìa cagion di dargli pena , Ma giurìa fan , cbefia quanto lor pare* Ond'eifi ferite andar per ogni vena Vn timor freddi , che l'agghiaccia , e tur fa Il me/lo duol la faccia già ferena , Voi che fi vede in mano à l'empia turba , La qual'incolpa lui de i propri errori , Et ogni legge , & ordine conturba . {.yflui ciafeuna improuera i dolori *De la pajlata morte , e poi gli dice , (om'ìogìà , così voglio , c'hor tu mori. Epenfano di far lieto , e felice Tutte lo flato lor, fé fan vendetta Di lui , come lor par ,fe ben non lice . Vero moftrano quel , ond' intercetta Fa lor la vita , e nel medefmo modo Che fi tormenti *Amor ciajcuna affretta, 'Torta quefìo vn coltello , e grida i'iodo , Chefia queslo ad *Amor tormento , e morte, Quella moslra d'vn laccio il Jaldo nodo . Quella altra par , ch'affai fi ricon forte Mqfìrando i caui fiumi, perche fpera Veder' in altrui l'vltima fua forte . £bi Verte rupi , chi l'irata , e fera Onda del mar , chi moslra il mar quieto , Secondo che più brama , cb'*A morpera . alcuna dice , bora farò pur lieto il mio cor con la morte di queflo empii) , Se la vendetta a mefleffa non vieto . Quefle fiamme faranno il crudo feempio, E fcuotendo l'ardenti fiamme vuole , Ch'amor del fuo morir fia nuouo efìempi*. iJMìrrba feoprendo la matura prole Squarcia il bel ventre,e piglia poi con mano le lacrime > onde mefiaanchor fi duole* ZqueU ■ De gfi Antichi. 385 £ quelle arditamente di lontano Verfo lui J piega , che di sèpauenta, Vendendoci a partito troppo firano . ^Alcuna di fchernirlo fi contenta , Mojìr andò perdonargli^ che quell'ira C'bebbe già contra lui tutta fta [penta • Ma lo fcberno è ben taly che ne fofpira iunior non men , che s'afpettaffe morte , Ver che graue tormento [eco tira , Cbà da far vno Hil pungente ,e forte Spicciar fuor de le membra delicate Il f angue >cbe le rofe hebberoin forte, Ouer amente cbefiano infiammate Con lumi acceft quelle belle parte, Onde fon le perfone generate . La bella Citberea , ch'era in difparte , Quando intende del figlio , lieta vuole ^inch'ejja bauer ne'fuoi tormenti parte */f luì fubito vien , né come fuole Tiaceuol parlayma turbata in vifid Gli accrefce duolo , e tema con parole > Chiamandolo cagion d'ogni fua trifta Fama , e li grida , ahi federato fai 'Ben turche per tefol biafmo s'acquifta. Toiglì improuera quanto fece mai , Gli adulterij di Martet chefeoperfe jL l Ciel Febo con fuoi lucidi rai . Jl membruto Triapo , che le aperfe Il ventre con figura dishonefìat 1>i che non poco f corno già fojferfe. VRermafrodito , il cui nome anco refla *A chi d-buomo,edi donna babbia l'infegna, ^ ver amente fta poi quel , né quefia. L'empio £riceydel qual'ellafi degna Ter la fua crudeltade , e e' babbia fatto , Cb'afiar con buom mortai più uolte vegna. ?$è del dir fi contenta , ma con atto Di chi gafìigar voglia il proprio errore Jn colui , eh' ad errar già l' babbia tratto. C^ e l[acco- 386 Imagini dei Del. Raccoglie infume vno , & vn' altro fiore E le vermiglie rofe , con le quali Toi batte il meJìose /confo lato dimore , E tanto gli ne dà,cbe de'fuoi mali Quelle donne diuenneropietofe, Che pria gli minacciar pene mortali . Terò la pregar tanto , cbedepofe Za bella madre l'ira ,e il grane fdegno, Che mal contra il figlimi già la difpofe . JE cìafcbeduna dice efiere indegno *A mor di tante pene , e che per hi Islongiunfe alcuna mai al trifto fegno • Didarft morte,ma che furo i fui Fati cagion del miferabil fine , Che deflinar così^differ^di nuì. Tlacata dunque Vener le mefchine 'Donne ringratia delpietofo offtio; Toi /doglie il figlio con le man diuine* Quel già fìcuro dal crudele efitio , Che gli /u appareccbiatOyviafen'vola • Così fo/s* egli andato inprecipitio , Tfè pia di lui s'vdifie mai parola. VENERE De gli Antichi. 387 VENERE. \\1Me della lafciuia,come Dea della elvella mandajje nel cuore de i mortali i libidinoft de- libidine . fiderij , e gli appetiti laficiui , e che à quefiì con l'aiuto fuo fi defìe il desiderato compimento . Onde la fecero madre di dimore , perche non pare, che fi congiunga quafimai huomo , e donna ìnfiieme , feque- fio non v'intrauiene : & à coflei dettero parimente gli antichi , ul- tra Himeneo , e Giunone , la cura delle noT^^e, percioche quefleft fan- no j accioche ne feguiti il carnale congiungimento, onde ne habbia da fie- guitare poi la getter at ione de i figliuoli . Fu la beitela anchora data in guardia à Venere,sì cfrella poteffe darla,e torre comepareua a lei, tJMa Vertere fé- fecondo le cofe della natura poi, le quali fiotto il nome di quefta Dea ci fio- con<*o 1 na no in diuerfi modi figniftcate,ella mofira quella virtù occulta,per la qua- le gli animali tutti fono tirati al defiderio di generar e. Onde quelli, li qua li vogliono, che l'anima bumana di Cielo ficenda ne i cor pi nostri , epafi- ; fando di sfera in sfera tragga da ciafeheduna di quelle affetti particolari, dicono, che da Venere ella piglia l'appetito concupificibile .che la moue al la libidine, & à i lafciui defidcrij , e fanno ancora alcuni , tirando pure le fauole alle cofe naturali, che Venere, Giunone, la Luna, Trofierpina, T)ia- na,& alcune altre filano vna 1)ea fòla, ma filano tanti i nomi, e così di- uerfi , perche tante fono le diuerfie virtù , che da quella vengono , come fi vedrà anchora per diuerfi difegni, della fiua imagine , cominciando da, quello,che rifetifice il fuo primo naficimento -, per cloche raccontano te fa- uole y eh* ella nacque della f puma del m*re , hauendoui Saturno gittato^1[cjmcn dentro i teslìcoli,ch'eì tagliò à Celo fuo padre. La qual cofia hanno efipo- to di Vene fila moltiyepiù chiaramente forfè di tutti Leone Hebreo ne i fuoi dialo- re* ghi di ^.mor e. Volendo dunque gli antichi moflrare,che Venere fofje na- ta del mare, la dipingeuano , che ella quindi vfciua fuori slando in vna gran conca marina,giouane,e bella, quanto era poffibile di farla , e tutta nuda y e la faceuano anchora ch'ella fé rìandaua à fiuv diletto nuotando pel mare. Onde Ouidio rifguar dando à questo la fa così dire à Nettuno. .. . Ccc 1 Et 3%* Imagini de i Dei Et ho che far* anch'io pur qualche co fa - Tra quelle onde Jc vero è ch'io fia fiata — - Ts^el maggia denfafpuma , dalla quale Ho bauutoil nome , eboggi ancor acerbo . Aphrodite 'Perche uiphrodite la chiamarono i Greci dalla fpuma , la quale effi Virgilio . nominano con voce da quefio poco dirimile . Virgilio parimente fa , che T^ettuno così rìfponde a lei , quando ella lo prega che voglia ac- quetare homai la tempesla del mare , onde ilfuo figliuolo Ènea eragià tanto trauagliato , Giuftiffimo è che tu ne'regnì mìei Ti fidi , ond'è l'origine tua prima . Onde fra gli altri ftmulacri , che furono nel tempio di Gioue appref- fodegliEleiinGreciaìcomefcriuerPaufania, ve ne fu vno di Venere, che forgendo del mare era raccolta da Cupido . <^Alcuna volta poi fu Conca ma per Venere fatta vna beli [ffima donna con vna conca marina in mano , à Venere3 e con vm SfiirUmda di rofe in capo 3 perche le rofe fono proprie di que- lla Dea* come dirò poi rendendone la ragione , eia conca marina mo- firafempre >che fia Venere nata del mare , ò in mano ch'ella l'bab bla t o pure che vifta dentro co i pie . 'Benché vogliono alcuni , che perche la conca marina nel coito tutta s'apre , erutta fi mofira y fa da- ta a Venere , per dimofirare quello , che nei Venerei congiungimen- ti fi fa » e nei piaceri amor ofi, x/L Ili quali ,bfia perche quella parte dei Cielo , cuièfoggetta,cofivoleffe , o pure e bela natura de gli ba- stanti per altro fofie tale , pareua che l'I fola di Cipro fojje dedita ol- ii'a modo , e perciò diceuano quelli diVapho Città di quefia Ifola , che •pfeendo Venere del mare%apparue prima appreffo di Imo , ondel'ado- rauano con grandifjima riueren^a , ($ era appo co/loro vn tempio dedica- to a lei,nel quale lafua slatua non era come l'altre fatta configura bu- tnanajna certa cofa rotondale larga nel fondo , che verfo la cima fi veni- Cornelio ua flr^nS>en<^° a Poco a Poco » 1>ella quale , come riferifee Cornelio Ta- Taccito. c't0 » non pare , che fi fappia alcuna ragione . Ture io mi ricordo di bauere letto , e he quesla figura rapprefenta l'ombilico del corpo buma- not & è data a Venere, perche fi crede, che la libidine alle donne fi ia , G< . e cominci in quefia parte. LMa quando anco quefio foffe vere, che dire- * *ionio . mo f0i delfìmnlacro di Gioue Ammonio , */ quale in certa parte di E- gìtto De gli Antichi. 577 Tempio di Venere in Phafb Città di Cipro con hieroglifico lei & fua natura dimoftrante, carro di Venere tirato da Cigni & da colombe a lei facrati,con la fua imagine (opra detto carro nuda con le tre grafie leco, come li Salfoni la dipin^euanOjCon tre pò mi d'oro in vna mano,& vna palla nell'altra,dimoftra l'oro far- ci via alla laiciuiajdinota il tutto il naturai dcfiderio carnale per generare. . 39° Imagini de i Dei gitto era medefimamente fatto in quesla guifa , come nella fuaimagine fi può vedere . lo voglio credere , che qualche miiler io conteneffe in fé quejla figura , quale non vollero dire forfè i primi , che la fecero , ò per dare da penfarui fopra quelli , che veniuano dopò loro , ò perche que- fiafufempre la opinione de* più antichi , che ben fatto fojfe nafconde- re le cofe della religione , ò mofìrarle in modo , che non poteffero ef~ fcr conofciute , fé non da chi vi metteua grande fiudio intorno , & à quelle folamente attendeua , parendo loro , che in quello mododo- ueffsro efiere più rifguardate affai da tutti , & battute in maggiore ri* f petto , come ho detto altroue . Egli fu poi dato parimente a Vene- re come a gli altri Deivn carro , fopra del quale oltre alla conca ma- r'ma ella andaua e per Varia , e per lo mare , & ouunque pareua à lei. 'Benché Claudiano , quando la finge andare alle no^e di Hcno- vio , e di che fu il colombo tanto caro a Venere , Penderà . perche Terifìera jqfnfagìa molto amata da lei fu mutata in queflo vc- Elia. cello. Oltre di ciò Eliano moslra , che le colombe foffero confecr atea Venere da queflo , che in Frice monte della- Sicilia erano celebrati al- cuni dì di fefìa j li quali chiamauano tutti i Siciliani giorni di paf sag- gio , perche diceuano , che in quejìi Venere pafiaua nella Libia , e perciò in tutto quel paef e non fi vedeua allbora pure vna colomba, co- me che tutte foffero andate ad accompagnare la 'Dea loro . *Da indipoi anouedifene vedeua riuolare vna dal mare della Libia belliffima 5 e Anacreon non faita come l'altre , marofia , come dice xAnacr eonte , che èVe- te. nere ,oue ei la chiama porporea , e dietro à quesla ne veniuano poi le torme delle altre colombe . Onde celebrauano quelli del monte Erice al- Ihora ) per e fere quefle già ritornate , li giorni del ritorno , facendo quelli che erano ricchi , belli , e copiofi conuiuij , come riferifee *A- Cigni dati theneo . Tirauano etiandio i Cigni il carro di Venere , che Hora- à Venere. tìò, Ouidio,eStatio cosilo mettono , ofia penhe quello è vccello in- nocentiffimo > e chea ninno fa male, ofia pure per la foauìtà delfuo canto , perche alle lafciue ? & a gli amerofi piaceri pare , che' l canta gioui De gli Antichi. sor gìeui affai . Fu quefla Dea fatta nuda per mostrare , come vogliono al- ■ tuni^qucUo.a che fempre ella è apparecchiata , che fono i lafciui abbrac- « e" C1 c P" ciamenti, e perche qucfli godiamo meglio nudi , che vefiiti , ouero perche chi va dietro fempre a' lafciui piaceri , rimane fpeffo fpogliato , e priuo di ogni bene yperciocbe perde le ricchezze , che fono dal e lafciue donne diuorate ^debilita il corpose macchia l'anima di tale bruttura , che niente le refla più di bello . Ouer aniente fi faceua Venere nuda per da- re a conofeere , che i furti amorofi non ponno (lare occulti , e fé pure vi flanno qualche poco , fifeuoprono anco poi , e fpeffo auuiene , che fi mojhinoallbora,chemenovifipenfaycfe ne dubita meno. Onde od que'sìo , ò à che altro bauefìe mente Graffitele quel nobile [cultore, fece a quelli di Guido vna Venere tutta nuda di marmo bianchìffimo , tan- to bella y che molti nauigauano in Cipro tratti dal defìderio folo di ve- dere queflafìatua , della quale fi legge 5 che fi innamorò vno sì fat- tamente , che non hauendo rifguardo a perìcolo alcuno , né ad al* cun male > che gliene poteffe ìntrauenire , fi nafeofe vna notte nel tem- pio yOue ella ftaua, <££ abbraciandola , stringendola , e baciandola , e facendole tutti que veT^i , che alle più delicate giouani fi fanno 9 Stari,a «il quando fon ben care , diede compimento al fuo defìderio amorofo , don- Y*cok>iit de rimafe poi fempre certa macchia in vn fianco della bella ftatua . Va nuotando Venere pel mare , dicono , per dare ad intendere quan- to fia amara la vita de gli buomini lafciui , agitata del continuo dal- le tempefiofe onde de'penfieri incerti , e da fpefsi naufragi , che fan- no idifegni loro . Leggefi nelle hiflorie dei Saffoni , che queflacDea Hiftoriedi appo loroflaua dritta fopra vn carro tirato da due Cigni , e da altrettan- Sai foni, te Colombe y nuda , col capo cinto di mortine , & haueua nel petto vna facella ardente , nella mano de lira teneua certa palla rotonda in for- ma del mondo , e nella fini Jìr a portaua tre pomi d'oro , e di dietro le sla- ttano le Grafie tutte tre con le braccia infieme muiticebiate : come ap- par nel fopra notato difegno . Quello che quefìa imagine , 0 ftatua ligni- fichi y non farebbe troppo difficile da dire : ma poi che il Giraldo , che la Giraldo, 7Ìferifce ouefcriue de i T>ei de* Gentili , non ne ha detto altro , io la- ccio > che fé la interpreti ognuno a modo fuo . Dirò bene che fi leg- ge del CMirto ycbefoffe dato a Venere , perche era creduto bauere in fé M'"° da" for^a di far nafeer e amore fra le pei Jone >é di conferuarlo , E Tlutar- t0 cn £0 dice y che è pianta figmficatrke di pace , donde era , che appreffo de 'Romani, quelli > lì quali menauano certo piccolo trionfo, per hauer «vinto ì nemici con pochiffim a faticha , efen^a vccifioney erano coronati dì mirto 9 .pianta propria di Venere, perche ella ha in odio grande-* mente S9* ImaginideiDei . mente la violenta , le guerre , e le difcordie ; & altri hanno detto , che quello fu più tofto , perche il mirto felicemente nafce , e crefce nelle ma- remme , & intorno aititi del mare, oue habbiamo già detto , che nacque tenere . k^Alla quale furono date le rofe parimente 9 perche quefte hanno foaue odore , che rapprefenta lafoauità de i piaceri amo- roji : ouero perche come le rofe fono colorite , emalageuolmènte ftpof- Rofe date fono cogliere fen^afevtire le punture delle acute /pine , così pare > che à Venere . la libidine feco porti il farci arroffire ogni volta , che della brute^a di quella ci ricordiamo , onde la confcien'^a de i già commeffi errori ci punge , ed trafigge in modo , che ne fentiamo grauiffimo dolore . Ol- tre di ciò la bellezza della rofayonde porge diletto a' riguardanti , du- ra breuiffimà tempo , e tojlo langue , come fanno etiandio gli amo- refi piaceri , e pei ciò metteuano in capo a Venere le ghirlande di que- fte . Le quali non furono però fempre colorite, an^i da principio era- Rofe colo no tutte Jjianche, ma furono tinte poi del fangue di quesìa 'Dea vna vol- tlK ' ta , che ella correndo per dare aiuto all' ornato ^Sidone, volendolo vc- cidcre CMarte , che nera diuentato gelofo , pofe i piedi fopra le acute fpine delle bianche rofe ,e ne fu punta grauernente , onde il fangue , che ne vfcì , fu cagione , che da indi in poi nafcejfero le rofe colorite . E benché quello ,ch 'io fono bora per dire , poco faccia à dipingere V enere , nientedimeno , perche mi pare effere cofa gratiofa, e diletteuole , la Atheneo dirò come la racconta K^dtheneo , dicendo che gli antichi di qué'tempi furono grandemente dati a lafciui piaceri, onde dedicarono vn tempio Nonella à Venere , chiamandola CaUipiga, che vuole proprio dire , che ha piaceucle yeue natiche , per queHa cagione . Due figliuole di vn Contadino, gio- uinettp , belle & gratiofe , vennero a contefa infieme , qual di loro ha- ueffe più belle natiche, ne potendo fi accordare infra di loro , perche Veri ere non voleua l'vna cedere , all'altra ,fe rìandarò su la via publica , e tro- Càllipigx uato quiuivn giouine a cafo non conofeiuto da alcuna di loro , glifi mo tirarono , acciò ch'egli ne facefìe giudicio , promettendo ciafchedu- na di ilare a quello , ch'ei giudicale , II giouine guardata molto bene quella parte , fopra della quale era nata la contefa > e fattane tra se dili- gente confideratione , giudicò , che la maggiore haueffe più belle nati- the : 0 innamorato perciò fé la menò a cafa , oue egli haueua vn fratel- lo , cui raccontò il fatto eome erapaffato . *A cojlui venne voglia dì ve- dere ciò t chefofie,& andatofenelà , doue gli haueua mojirato il fra- tello , trouò l'altre delle dueforelle , che fé neftaua tutta mesla , perche fu giudicata hauer men belle natiche , le quali ei fi fece mostrare, e tanto li paruero belle, che fé ne innamorò fu luto, e confortando la gio- uane De gli Antichi. 3Q? uane fa pYegò a slare di buona, voglia , che baueJSe così beile natiche , che non fojfepojfi bile , che altra le haueffe pia belle , che nebas.effe giudicato fuo fratello , & la perfuafe poi ad andarcene con lui : il che ella fece volentieri' ; £f cesi i due fratelli tolfero per moglie le due fo- nile dalle belle natiche , le quali in breue tempo diuenmvo molto ric- che \nèft legge però come , ma facilmente Je lo può da sé imaginare ogn'vno , fj fecero vn tempio poi à Venere chiamando la Callipiga , che noi diremo dalle belle natiche , perche tutta labro ventura ven- ne da quesiti parte. La quale fé in quelle giuliani fu bella , dama- ta , penfiogn 'vno> che habbia qualche poco di giudicìo , quale doue- ua ejfere in Venere , che in tutto il corpo fu bellifjima , come la dfferì- ue molto bene ^Apuleio , qua mio la fi rapprefentare in feena dicendo , Apulegio. ch'ella era de belliffimo afpettote di colore foaue, & giocondo^ quaft tilt- ta nuda mofiraua interamente la fua perfetta bellezza , percioche non haueua intorno altro , che vn fottiliffimo velo , il quale non copri- uà , ma folamente adombraua quelle b Ale par ti tanto foaui , le qua- li ft andò con effonafeofie qui fi fempre , auueniua alle volte che il foa- ue vento leggiermente fojjiandolo al^aua vn poco gonfiandolo , perche fi vedeffe il belfiore della giouine^a , e talhora lo riflnngeua , & ac- cojlaua alle belle membra in modo , che quaft più non appariua. fi bel corpo tutto era bianco , sì che facilmente fipoteua dire , che fojfefcefo di Cielo , & il fonile velo era ceruleo , che tale è il colore del mare , on- de vfcì prima quesla Dea . Dinanzi gli andauano i vei^ofi >Amori con ardente facellette in mano, come era la vfan\a de li antichi , che cinque fanciulli con le faci acce fé in mano andauano dinanzi alla nuouafpofi, la prima, volt a , che alla cafaandaua dello fpofo , & dall'vn lato ha- ueua le Gratie dall'altro lebelliffime Hore, le quali con belle ghirlande di fiori in mille vaghi modi pareuono adornare la Dea de i piaceri. Ouc- Sìo è il ritratto3 che fa ^Apuleio di Venere , alla quale fanno alcuni altri , chevadino dietro le Gratie , oue egli gilde mette dall' vn desiati , & che dall'vna mano poi babbia Cupido ,& Anterote dall'altro . Hora- tio cantando di U i la fi allegra, & ridente, e dice che'l (ji/ioco che jìgni- Horatio. fica f e ber %o con motti allegri ; & placatoli , & fu da gli antichi pu- re anco fatto in forma bumana ) leva volando all'intorno infieme con (upido . Et Homero la chiama quaft fempre amatrice del lifo , perche nomerò. il rifo è fegno di allegrerà , che accompagna la lafciuia . Onde fra le antiche raccolte da Tittro Appiano fi troua , che fa a q;:: fio prò- Pietro Ap pofitovn fanciullo nudo con l'ali , e coronato di CMhto , che //e-Pian0, de in tara , efuona vna Harpa , che tiene fra le gambe , & ftà ferii" Ddd to *i>4 Imagini de i Dei # jfmagini di Venererai Cufido>del giuoco $J del Ca- pro, quali Jìgnificano la generazione 3 ($f l'imagine della tefiitudine hieroglifico che dinota il pericolo delle donne maritate >e farturienti C^ qua l deue ejjere il loro offi- cio nella cura familiare ftj a leuar figliuoli^ il Ji 7 lentie cjfer necejfario alle donne /òpra ogni njirtu . Degli Antichi. 395 to su U tefla t V E I^P S , dinanzi del quale ne sia vn' altro fimìle à lui dritto in pie re lo guarda tenendo con ambe le mani dijlefe in alto vna di due treccie > in capo alle quali è vn bel vifo di donna ornato di vn panno , che difcende già fin al rne^jo delle treccie : [opra que- fio capo è ferino : lQCVS,e [opra il fanciullo ^CVl* 1 DO. E come che da Venere venghino non meno gli boneih penfieri,chelc lafci- ue voglie, le votarono già i Etmani pel configlio dei libri Sibillini vn tempio y accioch'ella riuoltajfe gli animi delle donne loro ( le quali ft erano date in preda alla libidine troppo licentiofamente) a più bone/le^ rerticof— voglie , & la chiamarono Verticordia poi , perche voltò i cuori di quel- * " lelafciue } 'emine , come fcriue Ouidio,a pmhoncfia vita . Et fuque- fio il Tempio forfè , che fece CM arce Ilo ì pofeia ch'egli hebbe vin- ta la Sicilia , fuori di I{oma quafi vn miglio , accioche così sleffeogni lafcìuia lungi dalle Donne %o mane , come quello era lontano dalle mu- ra diploma, i^sfl quale leggeft > che andauano le giouinette già gran- di ad offerire certe figurette fatte ò diftucco , ò di /Ir acci , con le quali fo- glionofcber^are nella loro fanciulle1^ a . Et era quejìa Venere de Ro- mani ftmile à quella , che dà Greci fu chiamata ^sJposlrafia , che noìiwliamo dir jl uerfatrice , perche era contraria a' dishonesli defide- rij ,&\tmoueua dalle menti humane le libi dinofe voglie , che così la nomò Harmonia moglie di Cadmo a' Thcbani , come ferine Taufznia . {^ppre/fo di co/loro fuancho vna Venere cele/le , dalla quale ■*>£»*- Veti ereCc uà quel puro, e [incero dimore , che in tutto è alieno dal congiungimen-^' to de i corpi ; £? vn altra ve ne fu detta popolare , & commune , che faceua Vlimore , d'onde viene la generat ione humana : & fu fatta già da Scopa eccellente f cultore in quefta guifa . Ella /latta a federe [opra vn capro > e con fon pie calcaua vna teftugine , come ri '/ "erifee jl le/fan- dro Napolitano ,& barn uà già ferino Tlutarco negli ammae/iramen- tiy ch'ei dà àmariti,e re/ene ancho la ragione, dicendo , che Thidiafece giàà gli Elei vna Venere, che flaua con vn pie fopra vna tefiugginey per moslrare alle Donne , che toccaua loro di haucre la cura de la cafa ; & di ragionare manco , che fofìe poffibìle , perche in vna Donna il ta- cere è giudicato belliffima cofa . Et e/Jò Tlutarco in vn altro luoco , vo- p]utarco lendo e/porre quello , ehefignifichi quetla imagine , della quale fa mentione parimente Tau/ania , dice , che le giouani , mentre che fono vergini , hanno da /lare fatto l'alt ni cuftodia ', ma poi , chefanoma- ritate ,bifogna che habbiano la cura del gouerno della cafa , che fé ne filano ebete , quafi che i mariti habbiano da parlare per loro . Impero- che fcriue Tlinio , che la te/luggine non ha lingua. Et leggendo appre/fo Ddd a del 39^ ImaginideiDéi del medefìmo,& di Elìano ancora la natura di queHo animale, trotto^ che gli antichi [cultori dette)- o vna bella , e fanta* ammonitane : alle donne t Naturadel mettendo la testuggine [otto il pie di Venere-, percioebe quesla sa il peri- la teilugg* colora che vacuando fi congiunge con il mafebio, conciofìa, che le bifogni re • riuerfarfi con la pancia in sà,& il mzfcbio, compiuto che ha il fatto fuo , fé ne va via , & lafcia quella , che da sé non può ridri^arfi , in preda a gli altri animali , ma fopra tutti a l'aquila . Ter la quale cofaefia con fomma continenza fi afiiene dal co ito , e fuggendo il mafebio prepone la Salute al libidine fo piacere , al quale è sformata pure di confentire poi toc- ca da certa be)ba,che tutta l'accende di libidine , sì che più non temepo- feia di cofa alcuna . iA dunque le donne parimente hanno da confiderare à che pericolo fi metteno3quando perdono la honefìà, & perciò deono fug- girci piaceri lafciui, & i libidinofi appetiti , fé non quando le sforma a . quesli il debito del matrimonio per la fucceffione della nuoua prole . Ol- M^curio. trca^e Gratie, & àgli dimori ferine Tlutarco , che foleuano gli antichi mettere con la iìatua di Venere quella di Ut [traino ancora , volendo in queftaguifa dare ad intenderebbe gli amorofi congiungimenti hanno bi- fogno di trattenimenti dolci , efoaui,& di parole piaceuoli,percbe queflc fannofpejjònafcere , & conferuano timore fra le perfine . Il perche "metteuano anche tra le Gratie , che andauano con Venere , quella Pitho. che da'^r e ci fu chiamata Titbo , e Suadelo da Latini , & era la Dea del persuadere . Quefia nel tempio di Gioue apprejfo de gli Elei in Grecia prefentaua vna corona a Venere , che forgeua del mare , & Mcearefì . era racc0^a da Cupido , come diffi di fopra . Et i CMcgarefi parimen- te pofero il fimulacro della Suadela nel tempio di Venere : & il pri- monche facefse adorare l'una,& l'altra apprejfo de gli lAtbcnìefifu The- feo , come recita Taufania , pofeia ch'egli hebbe raccolte in vna Cit- ta quelle genti ,che slauano prima fparfe per gli campi. Et in altri luochi ancora della Cjrecia furono tempij della Dea Suadela; onde fi vede ,ch el- la parimente fu adoratala gli antichi , e pojìafouente in compagnia dì Ouidio , Venere,perc he come dice Ouidio. Venere fu la prima , che face/te Di rozgi ch'eran , gli buomini gentili t Et la pùnta eloquenza fu de gl'innamorati , quali cercarono di per- fuadere alle amate giouani , che fojfero facili a defiderij loro , & per piacere anch'tjfi a quelle trouarono mille belle coje , che prima non era- Arcadi, no conofeiute , Onde gli *A rudi adorando Venere la chiamauano rjlfa- cbina- De gli Antichi. $97 thinatrìcey& fnhentricey& à ragione, dice Tanfania, conciofia che per gli piaceri , che vengono da Venere gli buomini hanno trottato diuerft modi da poter tir are alle voglie loro le belle giouani , menando poi con quelle vita gioiofa.percbe pare che Venere babbi cura folo delle cofe lie- te , e piaceuoli, & perciò e fecerfi vedere dagli buomini loro,cbe le conobbero incontinenic,& andarono [abito adabbrac ciarfi tutti injicme;e perche non vi tra tempo allbora da trottare ciafebe- dunola fua , così come erano dymati amorfamente fi jolla\?armovn pe^o infteme ciaf cuna con quella,cbe a cafo abbate dare fra piedi->quafi foffe il più carole più grato guiderdone ,cbe potejjero dare a quelle valoro- se guerriere delie fatiche loro. Onde per memoria di queJìofattoy & del- la bella imprefa fatta dalle donne pofero vn tempio à tenere con vna fuaflatua armata,della quale fa Jiufanio vn bello epigramma, &fìn- Aufonio. gemelle Vallade , vedendo Venere armata, come ella parimente andaua fempreyvoglia di nuouo venire a contefa con leietiandio folto ilgiudicio di Tariyma Venere lafcbernifce come temer aria, hauendo ardire di prouo caria horaycbela vede armata, fé da lei fu vinta già mentre ycbe era nu- da.Lo Epibramma fatto volgare è tale. Fedendo à S parta Tali ade la bella Venere armata à guija diguerrierat H9ry diffe , è tempo da terminar quella Lite, Imagini de i Dei _ - - .. .. .. - - Imagini di Venere armataci Venere nj\ttrìce>& dì ZJ enere in Ceppi dinotante la fermerà che deue effere ne Ut maritati (3f amanti, dinota ancora quefta imagine ìlrvalore delle Donne lacedemonie contro meceneì , che andau ano à focheggiar la lor Città y da lor* ei, neper vendetta, che di quelli voleffero pigliare, ma per la riueren%a,cbe portauano loro,per i'aiuto,& fauore,che da quelli afpetta nano in tutte le cofe , & alle volte anchoraper moslrare nelle fia tue dì quelli, à chi non lofapeua , le diuerfe loro virtù . Onde , come in alcune altre imagini anchorafi può vedere,nonfolo à Venererà àgli altri Dei anchora poferogli antichi i ceppi ài piedi , e non per difpregio , né per vendetta,ma per altre cagioni, le quali so di hauere dette altroue,& per- ciò non replico . LMa dico, che fé bene Venere par uè effere J^ume prin- cipale delle meretrici, come eh' ellahaueffe gìàtrouctta, emeffà invfo l'arte loro , onde elle celebranano folennemente la fua fefìa, pregandola , che dejfe loro gratta, beitela, & leggiadrìa,si che da tutti foffero amate con loro utile, & guadagno-,nondimeno fu pure anche adorata con non mi nore affetto dalle honeftegiouani,le quali penfauano , ch'ella potefie dar loro tale uenufìà ,& così buona forma , che foffe loro ageuole poi il ma- ritar fi , perche , come altre volte ho detto , diedero gli antichi ancho à Venere la cura del matrimonio . Et appreffo de' Greci, fu certa fpelonca, • oue Taufania fcriue, che erano dati i facri honori a Venere, & che per mol te caufe andauam colà le perfine , ma parata però , che foffe propri^ delle fc e gli Antichi . 40 r ielle vedove dì andanti , come faceuano, à pregare la 'Dea >che deffe loro confettata le feconde noige . Et le maritate parimente Ut preg nano* & nonfolamente quiui : ma ambo ne gli altri fuoi tempii che le tmefie vnitefempre co' mariti di commune amore , & le fac ffe, liete di niioùa prole , & di bella fucceffione . Si che fu Cenere nume commune à tutte le qualità di "Donne, le quali , come che fojfero forfè più degli altri obli- gate à quella rDeaìrkonofceuano da lei quaft tutto ciòcche fucr.edeua toro felicemente, e gli huomini anchora la ringr atiauano di ogni ben fatto 9 che da quella foffe venuto . Onde perche le donne tutte fi tagliarono i ca- pelli per farne le funi da tirare le machine t che vfauano allborj alla guerra , quando i Rimani afjediati da'Fraucefi nel Campidoglio era no al- l'estremo bifogno di tutte le cofe , quejli liberati daltafjedio dedicarono , come rifenfee Lattantio,vn tempio à Vener edotte la fecero Calua, & così la chiamarono per memoria diciò,cbe le donne haucuano fatto a beneficio publico , conciofia che altrimenti fi faccia Venere fempre con beUijfimi ciaud' eapelli,come la deferiue Qauiiano dicendo 1 n(K Vènere allhora in bel dorato feggio Stando à compor le vaghe , e bionde chiome Hauea le (jratie intorno , de le quali Sparge l'vna di Ispettore foaue 1 dorati capegli , e quelli l'altra 'Diftende , efeioglie con l'eburneo dente , La ter^a con bel ordine gli annoda Con bianca manose in vaghe treccie accoglie. 2^t folamente con le chiome la fecero gli antichità con la barba an- chora^che vna così fatta flatua era adorata in Cipro per Cenere, come ri- Venere co ferifee ^lefiandro J^apolitano ■, la quale di faccia t e di afpetto parcua barba . huomo,mapoi haueua intorno veHidi donna . Et Suida feri uè , che fu fatta la flatua di Venere con vn pettine in mano , e con la barba al vifo , perche gii venne alle donne Bimane certo male , che cadeuano loro tutti i peli;come fpeffo anchora intrauiene d tempi noslri,onde pia non era lo- ro bijògno di adoprar pettine : il perche le donne da così brutto male tra- uagliatefi votarono à Venere, e con infiniti voti la pregarono, che volef- fe prouedere alla loro mi feria : &effa, che benigna fu fempt e, accettan- dogli diuoti preghi t fece sìiche alle donne pia non caddero i capelli , & i già caduti rinacquero . E quefle per fegnodi gratitudine le pofero poi vnafiatuatcbe teneua in mano vn pettine . Et alla medefima ferero Eee la 402 ImaginideiDel Imagini diV enere mafibio ì fé mina lignificante que fia efferfopra l3 rvniuer fai generatane delle co fé effendo tolta per tarla, & nell'i Dei non efer differenza difef- fo camene mortali > & imagine di Venere addolorata per la morte d'oAdone morto dal cingiate ? intcfaper la Uà- gionehiemaleftf fredda. Degli Antichi, 40 5 la barba» acciocbe quesla Dea houefje l'infegna di mafcbìo , & di femi- na,come quella > che alla vniuerfal generatione de gli animati era fo- fra , & perciò dal me^rp in su la feceuano informa di mafcbìo , <& dal reslo ingiù era di f emina . 2Vj di Venere folammte dìffero quello Dei tutti gli antichi , ma di tutti gli altri Dei anebora 5 dando à ciafcbeduno no - calchi y e me di mafcbìo , & di femina, come ebe fa quelli itoti fiala dijferen- mine' %a difejjo , ebe è tra mortali . Et Ugge]* ebe appreffb de i Careni , gen- te dell'Arabia , fu offeruato qucflo , r.bejìamno [otto alle donne > & V Cinz a no erano obligati di fruire alle loro mogl'we tutti quelli , lì qua'i credeua- cabile. no la luna efiere f emina , & con nome di f emina la cbìamauano , & al- l'incontro chi la credeua mafcbìo , & così la nominauano , non era in- granato dalle donne mai , & la moglie lo vbbìdiua , &glifiaua fog- g'tta y come pare 5 che voglia il douere. Quelli di Egitto benché com- rnunemente chiama/fero la Luna con nome difemina , nondimeno ne' mi- si jrij loro la diceuano poi non "Dea , ma Dio . Et perciò fu per lei ado- rato il vitello tanto celebrato da quelli . Et i 7arthi adorauano il Dio Luno dì0 Luno ,e rPhilocoro , ilquale tiene , che Venere fa vna medefimaconla Luna, come ambo credettero alcuni dello Egitto , li quali perciò faceua- no le corna allafuajìatua ( perche fifa la Luna con le corna , come nella fifa imaginefipuò vedere ) dice ;cbefoleu ano anticamente farle facrifi- ciò gli buomini in habitof eminile , & le donne ve/lite da buomo . 2\(è da quefta dìfeorda molto quello-) che ferine Seneca nelle fu? meHionì na- turali , oue inette , che gli Egitij di ciafebeduno de i quattro elementi da loropcfli nefuceuano due , l'vn mafcbìo , & l'altra femina . Imperoc- ché diceuano , che dell'aere il vento è il mafcbìo , fj la femina quello , the non pare mouerfi,& è quajì fempre caliginofo; cbe'l mare è il mafcbìo dell'acqua^ l'acqua dolce tutta la femina-.ebe del fuoco quello,che ab- brucia è mafcbìo , & femina quello , che tuce, & non fa male alcuno : & —•)•■• chedella terra è mafcbìo il più duro,come ifaffi ,gli fogli , & femina quella, che è pi à molle, &fi può coltiuare. Faceuafi ohre di ciò va fimu- lacro di Venere fimile a quello che nel monte Libano fi vodeua , il quale baueuavn manto à? ìntorno,che cominciando dal capo lo copriua tutto,?*? pareuajìare tutto mejìo,fconfolato , & con mano pureauuolta nel manto fojìeneua la cadente faccia,& come dice Macrobio,credeua ogn'vno , che lo vedeua,che le lagrime gli cadeffero dagli occhi . Et quitti fi mojlraua Venere così addolorata per la morte di bidone vcc'xfo da vn cinghiale. Ter la qual cofa furono guardati alcuni di come facri chiamati le fesie F^c Ado %Adonie , & allhora le donne vniucrfalmente per le Città metteua- no alcune imagini fintili a' corpi morti su certi letticiuoli fatti a pofla,& Eee z quel- 404 Imàgini de i Dei quelle , comefoffero perfine pur dianzi morte , piangendo portauano alle fepolture;quefio, dice cT>lutarco,faceuano in K^Atbene per la rimembrai %a delle lagrime [par fi da Venere alla morte di *A donefuo innamorato. Et apprefio de gli L^frgiui le donne 3come firiue Taufania , andauano à piangere .Adone in certa cappella poco l ontana dal tempio di Gioite Ser- Venereper mt0YetLa quale cof a girandola alle cofi della Klatura, è così i nterpretata la terra, ^a MacrobioiChe di tutta la terra quefla metà di fopra,laqua le noi bah- biamo , fu intefa da gli antichi fitto it nome dì Venere s & chiamarono Trofirpina l'altra metà di fitto. Oltre di ciò de i dodici fegni del Zodia- . cocche la circonda) fei fono detti fuperiori,& inferiori altri fii,quefii del- <5CI^ ™ lo inuernoy quelli della efiate. Quando dunque il Sole > il qual èfignificato per^idone,và nel tempo della efiate per gli fii fegni di fipra,V enere ha fico l'innamorato fuo,e Uà tutta lieta-.mapoi è creduta piangere,& fi mo slra mesla, quando lo vede fiendere al tempo dello inferno ne i fegni di if d V\'fitt0^uafl th'eifi ne muoia allhora,& fi lo tenga Troferpina per sé. Et Cinghiale . diffido lefauole,che vn Ringhiale l'vccifi , perche pare , che quejìo ani' mule rappr efinti molto bene l'inuerno, conciofta ch'egli è coperto tutto di peli dmi,& afprijfià volontieri ne i luoghi fango fi, & pafiefi , di gbian- de,le quali fino frutti dello inuerno:& è l'imène quafi ferita mollale al Sole,percioche fà,cbe pochijfimo tempo luce à noiy& ci dà poco del fio ca- lore . Le quali due cofi fa la morte ,c he priua di lucet e di calore, adun- que la imagine di Venere^che piange fitto ilmanto,ci rapprefinta la ter ra a l tempo dell' inuerno , quando è per lo più coperta di nuuoli , & pare tutta ajflitta,perche non vede il Sole . %^yìllhora i fonti, che fono gli oc- chi della terra, fpargono larghijfime acque ,& i campi priuati di ogni a- dornamentofi moftram tutti mesli . Et parlando naturalmente pufan- Spofmone c(ìe gufebio di Vemre dice , che da lei viene la virtù del generare , & i enere. cf}>ena g^fo al[eme dàfor^a : & la fanno in forma di donna , per mo- slrartyche la gencrationc procede da levala fingono bella , perche è quella Jìellayche di tutte lì altre, che fino in Cielo pare ejjere la più bella,chiama M. Tullio, ta Hefpero tafir adorne dice Marco Tullio , & la mattina Lucifero j Cw- pido lefià a lato per figno , che da iti nafie ogni lafciuo defiderio > & ogni cupidità Ubidìnofa , ha le. poppe , & i membri genitali coperti , perche dentro da quesliftà rincbìufi ilfime, & in quelle il nutrimento di chi del conceputo fimegiàfta nato ; & la dicono nata del mare , perche l 'ac- qua fuaè atduta tfiere calda/J humida,& che fpeffofi muoue , & agi* tata forte fi di molta fpumaje quali cofi fono tutte nel feme, per eh' egli è bianco parimente,& JpumoJOié" di natura fua humido, e caldo. io tanto terribile > <& feroce così piaceuolmente fé ne fìefìe con lei , ma perche quejio mi faterebbe troppo dal mio proponimento di ragionare delle imagini de i "Dei , non della na- tura loroypiù non dirò di lei, pofeia che non mi ricordo di hauer letto , che in altro modo l'babbiano fatta gli antichi , Et potrebbe bette ambo effe- YCyche Vhaucfkro fatta , ma non lo so io , né fcriuendo fi può mettere così interamente tuttoché non vi rimanga qualche co fa fem pi e , & è btne il àouere , accioche ogn vno habbia che dire . 'Bafìa che leggendo queflo poco ,ch 'io fcriuojion mancherà affai buono ejfempio di dipingere , òfcol- pire gli Tfei de gli antichi a chi lo vorrà fare ; (3 'fapràancbora perche faccia così.Vafferò dunque a dire della compagnia di Venere, che fono le Gratie , & le Bore , come ho prorneffo , mettendo prima però quello , che Marte dice,mentre che tiene quefta 'Dea in braccio , hauendofi dì lei pi- gliato amorofofola'^o , quando gli comanda Gioite, che vada a muouet guerra per lo regno di Thebe tra Etheocle , & Tolinice, come ferine Sta- tio:da che,fen^a altro dirne jfì potrà comprendere molto bene , quale , & quanta fia la for^a di Venere \ onde non hauer à da marauigliarfi più al- cuno,quando vedrà talhora gli piufaldi animi , & le più ferme mentì ef- fere vinte da lei , in modo che àgli amorofi piaceri fi fìano pofeìa date in preda . Quefie dunque fono le parole di (JKarte tratte al volgare , con le quali pongo fine alla imagìne di Venere . 0 mio dolce ripofo almo piacere, Vera pace de l'animo turbato , Tu mi ti puoi oppor fen^a temere Vnqua di me ,fe ben fono adirato ; Tu fola puoi frenare , e ritenere Quefli deHritr dal lor corfo sfrenato T^e le fere battaglie , e feti pare . Tu fola quefta man puoi difarmare. LE 4°6 ImaginidciDci LE GRATI E. Ofcia che habbiamo dìfegnata Venere maire di dimo- re già da noi ritratto par imente,hora è ben bone/io, the diciamo delle Gratie , & delle Hore infteme , le quali con quella vanno fempre in compagnia , Terciocht co- me Venere , & Minore fono cagionerete venga [ac- cendo tuttauia nuoua prole ', & che perciò fi confer- iti la bumana generatane , così le Gratie tengono i mortali infieme rac- colti\per che i benefit i^ , chea vicenda fi fanno gli huomini l'znocon l' al- tro Jono tagioncychc Cvno all'altro è caro,& grato, onderanno congiun- ti infieme dd bel nodo della amicitia ifen^a la quale non è dubbio alcu- no , che gli huomini farebbono inferiori di gran lunga à gli altri ani- mali , & le città din tnebbonofpelonche , an^j pure non farebbono. Ter la quale cofa potrtbbtfi quafì dire > che meglio fcfs k flato a' morta- li non effcre,cbe effendo^nuercfcnyi le Gratie . CAia la prouiden\a di- G ra tie di uina, che dello vniuerfo ha cura , volle che quefìepure f afferò ; Le qua li cui figltuoyÉC0W^0 alCUui nacquero di Venere: & di Taccho,& habitaronotrà mor- tali y il che /ìnfero lefauole , perche non pare quafi che altra cofafìapià grata àgli huomini di quelle, che da qucfli Tìei vengono le quali non re- plico , perche nelle loro imaginiji ponno vedere . odierni altri le fanno yf ejfere nate in altro modo\ma queHo bora non tocca a noi di dire, ma fola- mente che fatue babbìano hauuto dagli antichi , ò come fiano fiate di- pinte . £t benché fiano i nomi loro diuerfi , fono pero credute ejfere vna medefima cofa le Gratie, & lt Hore > ma che pur anche habbiano diuerfi offici] tra loro . Et diceua Cbrifippo, che le Gratie erano vn poco più gio- Chrifippo uinctte delle Hore , cr più belle anchora , & che perciò le dauano gli Hor Dee antK^ Pcr compagne a Venere . Scriue Homero,che le Hore fono Deetle S ratio . ' quali danno alle porte del Cielo , & quiui fanno la guardia, e che à que- fìefià di mandare f opra gli mortali la denfa nebbia , & di leuarnela an- chora . Statio deferiuendo il tramontare del Sole ,fa , che elle vengono prefle à leuare le briglie à i velociffimi destrieri , così dicendo in no- ftra lingua. Tofcia ebefeefo Thebo à l'Occidente *A gli ardenti deilrier rallenta il corfo Tiafcondenioft fotto l'Oceano , Le Degli Antichi. 4*7 Le belle , e vaghe figlie di Ts^ereo ììabitatrìci del profondo mare Cj li fono intorno , e con veloci paffi Ia lui fubito vengon l'Hore prefile i^ffciorre i fenda le fpumofe bocche 'De i feroci cauaì , cb'à le verdi herbe tJMandano poi , accioche le fatiche Infiorino del cor\o già paffato . Et alcune di lor fpoglian la chioma , Qud dà la luce , al mondo , de bei raggi , Cfje l'adornano informa di corona . ì$è altro fono le Moresche leflagioni de i tempi; da che viene , che le fanno ({fere quattro ,fi come quattro Jorio le parti dell'anno , così distinte dal Sole , & nominate parimente da lui 5 perche apperfio de gli Egitti] il Solcare à molti altri nomi, che hebbe quiui % fu detto etiandio Horo . Vndefcriuedi loro Eufebio in queflo modo. Le Morelle quali dicono ef Eufebio, fere i quattro tempi dell'anno , & aprire , e ferrar le porte del Cielo yfo- Hore qua* no date talbora al Sole , e tale altra a Cerere , & perciò portano due cefie , te l vna difiori,per la quale fi moflra la TrimaueraJ 'altra piena dì fpiche, che ftgnifica la E jlà. Et Gnidio parimente dice ne i Fajli , che qucjìe Ouidio/ Ji anno in compagnia di Giano al la guardia delle porte del Cielo:& quan- do poi racconta di Fior a, in potere della quale fono ì fior iti prati , dice che le Flore venite di fotttliffmit veli vengono in queHi talbora a raccoglie- re diuer fi fiori dafatfene belle ghirlande , E Taufaniafcriue, che gli an~ Paulonia , tichi le metteuano fui capo a Cjioue interne con le T arche , volendo mo- jìrare in queUa guifa forfè yche'l Fato altro non è,che'l volere di Tfioydal quale vengono anebora le mutationì de i tempi, tJMa più bò detto ho- mai della natura delle Fiore » che quanto fa hi fogno per fapere come fi babbiano da dipingere . Venendo à que fio dunque, io ne farò un ritratta folojfecondo che ne dipinge FdoHrato una bella fauola^dicendo^che le Flo- re fecfe in terra uanno rivolgendo l'anno (il qual'è in forma di certa co- fa rotonda)con le manicai qual riuolgimento viene , che la terra produce poi dì anno in anno tutte quello ,cbe nafee, & fono bionde , ueflitéHi ve- li fottilijjimi, e caminano fopra le aride [piche tanto leggiermente , che non ne rompono ; o torcono pure vna : fono di a) 'petto f&aue , egio- tondoicantano dolcijjimamente ; nel riuolgen quello o)bct ò pallaJciYCOm lo che fiatare che porgano mirabile diletto a'rifguardanti , e varino co- me fallando quaftfempre, leuandojfejfu in alto la belle braccia , hanm i biondi Imagini de i Dei Imagìn? delle Hore dette anco daakumGratie,&dt Apolline ^ìntefe quelle per le quattro fiagioni dell'anno, delTallegre^a^gmocoy (^piacere, dinota ancora, la mi- ferìcordìa di T)to ryerfo li colpeuoli. D« gli Antichi. 409 È biondi crini fparfi alle fpalle , leguancie colorite , conte chi dal cor fa già fi fente rifcaldatOye gli occhi lucenti,^ al pionerft prefìi . \Pache quelle dunque fanno , che U terra ci rende il f eminato grano , egli altri frut- ti con vjura grande \come ch'ella mostrandoli grata di qucllo,che diamo a ^ lci,càrimuneri in quejìomodo,fu detto, che le Gratie erano quattro , per- G rane che tante fono le ftagioni dell' anno chiamate Hà tempo > & àmeriteuoli >fènz^a£f>eran%adì premio ^con animo fincero^ ftj cheilbenefiaato deue con occafione render d beneficio & fé non infatti almencon le parole» De gli Antichi. ,411 ne fta pofcii flato mutato l'ornamento loro , siche tutti le homo fatte ignude,& i pittoviye 'gli [cultori . Oltre diciò mette, che Eteocledi Beo* ^inz0(-\-, fia [offe il primo ><,be ordinale , chefofjero adorate le Cratie , & foffero tre ,nn non superò quali nomi ei mettefft loro . Onde le nominiamo ho- raccendo , che da Hcfiodo furono nominate , il quale ne chiamò vna Eu- froftna, che vuole dire allegrerà , & giocondità, l'altra *^dglaia , che iQ°Q^t maesldfignìfica,& venula ? la ter^a Thalia, che viene à dir? piaceuo- EufVofìna* le^ja. Et Homero ne chiamò vna Taf thea , quella la quale Giunone Agiata , premette di dare per moglie al Sonno ,s' ci va a (fioue , & l'addormenta, T^'a > & ne chiama anchora vna Gratia per nome proprio, la quale, dice che fu a"c"e4, Puglie di Voltano,^ che flette con lui fempre. Qudia uà con bei veli in capo ad incontrare Thetide, quando ella va a pregare Volcano, chele voglia dare armi per o4 rchille fuo figliuolo . In Grecia appreffo de gli Elei haueuano le Gratie vn tempio ,nel quale le slatue loro erano di legno con le velìi dorate , & haueuano la facciale mani , & i piedi di bianco Onorio . L'vna di loro hauea vna rofa in mano , l'altra certa cofa fatta come vn dado-.la ter^a vn ramo di mirto. Et di quefle cofe rendono que- sta ragione . La rofa, & il mirto fono di tenere, 0? perciò furono date a quelle , che per lo più fono con lei , & quella cofa quadra ftgnifica i giuo- chi , che tra loro fanno lefemplki verginelle con piacer fuo , & di chi le* vede-.il che non auuiene delle donne di maggiore et alalie quali contengo- no le cofe piùfeuere,non giuochi . Tutto queflo dice Taujania. Ma delle tre infegne delle Gratie altri rendono altra ragione,& dicono, che la rofa fign'ifica la piaceuole^a di quelle ;il dado,che hanno ad andare, & ritor- nare à vicenda,come vanno i dadi, quando fi giuoca con effi',& il mirto , che bifogna,che fiano fempre verdi,nèfifecchino mai,come queila pian- ta è verde fempre. Et come riferi fee ^fleffandro iS^apolitano, & lo feri f . r „ . fé innanzi a lui ^Ariftottlc nelle Moralijolcuanogli antichi fare il tem- Napojiu_ pio delle Gratie nel me^o delle pia^e, accioche fofie dauanti a gli occhi no . ad ogniuno il fare volentieri feruitio alti ui , & ricambiare gli riceuuti Ariftoteic beneficij , perche qkefìo è proprio officio delle Gratie . La quale cofa non fi dee però farefen^a buona confideratione , perche cosi è male dare à chi non merita,ò non ne ha hi fogno, come èfegno di animo da poco , & auaro non porgere cui fa di bifogno,& mcrita,cheglifia dato: come ci infegna- rono gli antichi parimente nella imagine delle Gratie, facendo , chefffe ■*-l-lorofcorta & duce Mercurio, il quale mofìra la ragione , &ilfano difeor- fo,accioche feguitando le vefligie di quello f appiano gli bitumini , come , & quando,cui hanno da dare,& fare beneficio, imitando, quanto per Uro fipuò)la bontà diuina , la quale al farci bene è fempre prefìa . cDa che Fff 2 viene, 4ri Imagini de i Dei M . . viene, dice Macrobio >, che pofero ad apollo gli antichi le (jratie nella de- l0' slra mano,& l'arco con lefaette nella finiftra,per dare ad intendere , che molto più pronta è la diurna mano a farci bene > che male , e mentre che pubiche nonjìa sformata dal noHro maluagio operar e, perche allhora el- la adopra quel, che tiene nella finiflra mano,per gafiigarci)è larga dona- trice ammortali delle gratie fue. Et qucfio hanno da fare gli huomini pa- rimente, imparandolo , fé altrimente non lo fanno , dalla imagine delle Graticola quale dichiara Seneca molto bene , oue eifcriue del fare bene- fìcio alimi }dicendo , che queftefono tre, perche una fa il beneficio, l'altra lo riceue}& la terza ne rende il cambio. Ouero che ma fa, l'altra rende, la terza fa, & rende, che vengono ad effere tre maniere di fare beneficio . Stanno con le mani,& braccia infteme giunte,perche l'ordine del far be- ne altrui è cbepafji di mano in mano , e ritorni pur'anche ad vtile di chi lofeceprima,& in queflo modo il grato nodo dell'amicitìa tiene gli Imo- mini infteme giunti . Sono allegre , & gioconde nello afpetto , percioche tale fi ha da moftrare chi fa beneficio altrui^ tali fono per lo più quelli, che lo riceuono . Sono giouani,pcrche ncn dee inuecchiarfi mai la memo- ria de'riceuuti benefici^ . Sono Vergini , perche facendo bene altrui bi fo- gna farlo con animo puro£3 ' ftneero , efen^a nodo alcuno dicbligo: come moftrano anchora le vesli fante , &fciolte , lequalifono lucide, e trafpa- r enti ,per che tale ha da e fiere di dentro l'animo di chi fa beneficio, quale fi moftra fuori nelle opere : & perche chi riceue il beneficio ncn lo de na- sconder e,ma farlo vedere da ogniuno: Imperoche quesla è vna gratitudi- neyquando non fi può ricambiare con l'opre il riceuuto beneficio>confeffar- lo almeno, con le parole, &fare sì , che a tutti fia pale fé liberalità del be- nefattore» Et qui fia finita la imagine delle Gratie con vna f cultura di quefle,cbeìn Scorna fi vede in cafa Colonna con ver fi latini , li quali vogliono cosi dire . là fon le Gratie ignude , che già furo fatte di bianco marmo , terfo , & bello $ Man tutte tre fra lor faccia fimile , Onde le puoi conofeere forale , Tutte tre fon d'età pari , & beitela Tur' anco pari in tutte tre fi vede . Sta con la faccia alle forale volta Thalia>& le fue braccia , aggiugne > e annoda Con le loro , che fono a la fini/ira > Et a la defira riguardando a noi . Quetta Degli Antichi. 41$ Quefla Eufrosina , quella ^Agiata , ha nome , Con grati nodi de le belle braccia *A la ter^a forella infieme auìnte . (jioue è lor padre > e del celere feme Tur concepite da la madre Eunomia^ Ch'ai mondo pofeia con felice parto Le produffè mini/ire liete e grate *A l'alma Citberea , sì che per loro Ella fouente con il bel Cupido Gli amoroft piaceri accrefee in modo , Ch'ogni animo gentil ne refla vinto. IL FINE. Fff 414 CATALOGO DE CENTO Più famofì Dei de gì3 Antidive loro natura, &c proprietà , C A V*AT 0 D *AL Q *A R T A \ l ($f altri